Fashion Week a Milano

di Giorgio Nadali

IMG_5535

 

foto di Giorgio Nadali, Micam settembre 2018

La moda non è qualcosa che esiste solo negli abiti. La moda è nel cielo, nella strada, la moda ha a che fare con le idee, il nostro modo di vivere, che cosa sta accadendo. Così la pensava Coco Chanel.

Ecco perché sta per andare in scena la Fashion Week Donna collezioni primavera/estate 2019, a Milano dal 18 al 24 settembre, con 60 sfilate per un totale di 59 collezioni 80 presentazioni per 79 marchi e 13 designer Fashion Hub Market e dodici International Woolmark Prize Global Finalist 2018/2019. Due presentazioni su appuntamento per due marchi. Ben 44 eventi.

 

Il Presidente di Camera Nazionale della Moda Italiana, Carlo Capasa ha dichiarato che “Ci aspetta una fashion week intensa e ricca di appuntamenti, non solo sfilate ma anche eventi e tantissime presentazioni di giovani brand. E’ bello vedere come questi talenti emergenti stiano crescendo e performando bene. Sarà una settimana che coinvolgerà tutta la città, con installazioni ed happening dedicati al pubblico che avranno come fil rouge il tema della sostenibilità. Ci immergeremo in una Milano sostenibile, in una settimana che culminerà con la seconda edizione dei Green Carpet Fashion Awards Italia, 2018. La vivacità del settore è testimoniata anche dai dati economici che vedono per l’anno 2018 una crescita del 2,8% e una previsione di fatturato che sfiora i 90 miliardi di Euro.”

 

A Milano durante la Fashion Week 2018 vanno in scena Artisti e Designer italiani e internazionali che portano in passerella la personale interpretazione del rapporto tra design, moda e arte. Nell’ambito della quale fashion brand, designer, imprese, artisti e attivisti di diverse nazionalità metteranno in scena

collezioni e progetti improntati sul concetto di Social Impact per raccontare attraverso l’arte e capi di moda come l’industria del fashion possa essere motore di rigenerazione e ridisegno della società contemporanea con spazi espositivi dedicati per chi sceglie di Sponsorizzarsi durante l’evento , dove Business oltre che la visibilità sono messi al primo posto e la presenza di influencer, fashion blogger, giornalisti e fotografi si amalgamano per esaltare al meglio stilisti, artisti e brand presenti. Per questo motivo la B&20 Events di Paolo Distaso ha creato l’evento “Fashion in the City” nella splendida Location del FiftyFive 55 a Milano, in 20 metri di passerella tra Arte e Spettacolo.

 

L’edizione sarà ricca di novità: per la prima volta in calendario le sfilate di Agnona, Fila, A.F Vandervost – che per l’occasione presenterà una reinterpretazione delle collezioni degli ultimi 20 anni e il libro di celebrazione dell’anniversario, ACT N.1, Ultràchic e Chika Kisada. Questi ultimi tre sfileranno grazie al supporto di Camera Nazionale della Moda Italiana, come anche Francesca Liberatore. Fa il suo ingresso in calendario anche Tiziano Guardini, vincitore del premio “Franca Sozzani GCC Award for Best Emerging Designer” al Green Carpet Fashion Awards Italia 2017, che durante la Fashion Week sfilerà con una collezione inedita, Presen- ted by Mercedes-Benz. Tornano inoltre nel calendario sfilate Byblos, Iceberg e Philipp Plein.

 

Dopo il grande successo della prima edizione, domenica 23 settembre presso il Teatro alla Scala avrà luogo la seconda edizione dei Green Carpet Fashion Awards Italia, 2018. L’evento, realizzato da Camera Nazionale della Moda Italiana in collaborazione con Eco-Age e con il supporto del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), ICE Agenzia e del Comune di Milano, celebrerà i valori della moda sostenibile e l’impegno del sistema moda.

 

Grazie al protocollo d’intesa tra il Comune di Milano e CNMI, la Sala Cariatidi di Palazzo Reale sarà ancora una volta una delle location protagoniste di Milano Moda Donna insieme allo Spazio Cavallerizze, parte integrante del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci.

 

Anche per questa edizione lo Spazio Cavallerizze sarà Fashion Hub di Milano Moda Donna e riunirà in un unico spazio vip lounge e Fashion Hub Market.

 

Fashion Hub Market è il progetto CNMI a sostegno dei giovani talenti che quest’anno giunge alla settima edizione e presenterà le collezioni di 13 designer internazionali. Per la prima volta, saranno presenti anche i 12 finalisti dell’International Woolmark Prize 2018/19, progetto creato da The Woolmark Company nel 1953 per celebrare i talenti emergenti della moda di tutto il mondo mostrando la bellezza e la versatilità della lana Merino. I finalisti del premio avranno il compito di raccontare attraverso un approccio più contemporaneo l’utilizzo della lana Merino e di valorizzare attraverso le loro creazioni le innumerevoli qualità di questa fibra naturale, rinnovabile e biodegradabile.

 

L’Assessore alle Politiche del Lavoro, Attività produttive, Moda e Design Cristina Tajani ha dichiarato che “Grazie al rinnovato impegno congiunto dell’Amministrazione e di tutti gli operatori del sistema moda, questa Fashion Week coinvolgerà l’intera la città anche attraverso le installazioni della seconda edizione del progetto Milano XL. Un percorso creativo pensato per celebrare il grande patrimonio di tradizione artigiana, ricerca e innovazione del Made in Italy. Vogliamo che la Fashion Week milanese, con i suoi eventi sempre più aperti al pubblico, sia un appuntamento diffuso e condiviso con i cittadini e tutti gli amanti della moda per scoprire la qualità e la creatività del Made in Italy. Dal filato più pregiato all’accessorio più ricercato sino al fascino e all’estro delle sfilate e delle collezioni questa settimana punta l’attenzione sulla sostenibilità dei processi produttivi e sulla tutela della qualità del lavoro nella moda”.

 

I dati business della moda italiana

 

Secondo la Camera della Moda Italiana, nel 2018 si è confermato il clima positivo e la ripresa per l’industria della moda italiana. In particolare durante il secondo trimestre, la crescita è stata brillante, portando la crescita complessiva del fatturato nel primo semestre a +2,9% per la componente moda e a +3,5% per i settori collegati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

 

Con i buoni risultati del 2018, Il livello del fatturato è tornato ai livelli di inizio 2008 recuperando completamente la caduta causata dalla crisi finanziaria, anche se si trova ancora al di sotto dei massimi del 2017 e ancora molto lontano

dal livello del 2000.

 

Nei primi 5 mesi dell’anno le esportazioni hanno continuato, almeno per l’industria della moda, la fase di crescita iniziata nel 2017, mentre si è registrata

una battuta d’arresto per i settori collegati. Per questi ultimi la frenata ha interessato la gran parte dei mercati, con cali più marcati verso USA (-2%) Francia (-3,5%) e Spagna (-4,2%). Resta invece positivo l’andamento verso i principali mercati della moda, dove, si deve osservare, si rafforza la posizione della Svizzera come piattaforma logistica per le imprese italiane.

 

Per l’industria della moda la dinamica dell’export è stata migliore verso i paesi ExtraUE (+4,5%) che verso l’UE (+2,2%), complice anche l’indebolimento dell’Euro nella prima parte dell’anno.

 

Le attese per l’andamento degli ordini sono rimaste positive nel terzo trimestre. Le previsioni per il risultato finale dell’anno restano quindi positive: la crescita del fatturato per l’anno 2018 è prevista al +3,0%, rispetto al 2017, con un aumento delle esportazioni al +4,3% e un saldo con l’estero che cresce rispetto al 2017 di circa €1mld, sfiorando gli €18,7mld. Per l’insieme di moda più settori collegati si prevede che la crescita sia leggermente inferiore, al +2,8%.

 

La Fashion Week potrà essere seguita live su milanomodadonna.it con streaming delle sfilate, video e fotogallery delle collezioni, attraverso l’App di CNMI e sui profili social Instagram (@cameramoda), Facebook, Twitter con aggiornamenti in tempo reale sugli eventi.

Video delle sfilate e contenuti speciali saranno trasmessi anche sul maxischermo in Corso Vittorio Emanuele, angolo piazza San Babila.

 

CNMI presenta Be Ready, Fashion Film dedicato a Milano Moda Donna diretto da The Blink Fish. Protagonista una modella che si prepara per l’imminente settimana della moda, il risultato è una allegra e divertente interpretazione dell’energia che caratterizza la fashion week e i suoi preparativi. Solo la concentrazione e il benessere fisico e mentale consentiranno alla modella di essere pronta. Concetti che CNMI pienamente condivide con Technogym, Official Wellness Partner di CNMI, che si ringrazia per il supporto nella realizzazione del film.

Be Ready celebra la nuova generazione di designer italiani con capi e accessori di: Arthur Arbesser, Gabriele Colangelo, GCDS, Giannico, Lucio Vanotti, Marco De Vincenzo, Paula Cademartori, Sara Battaglia, Stella Jean e Vivetta. Lo styling è stato curato da Georgia Tal.

 

La “Fashion Week Insider’s Guide” racconta le novità della settimana della moda, i luoghi inediti e gli appuntamenti imperdibili a Milano, la copertina è stata realizzata dall’artista Gio Pastori. La guida sarà anche scaricabile su milanomodadonna.it.

 

Continuano le collaborazioni con le associazioni di moda internazionali. Da questa stagione di Milano Moda Donna Camera Nazionale della Moda Italiana annuncia una partnership con HFDA (Hungarian Fashion & Design Agency): durante la fashion week una selezione di designer ungheresi parteciperà a un Programma di mentoring di CNMI.

 

Inoltre Camera Nazionale della Moda Italiana annuncia le nuove partnership con Technogym e The Woolmark Company.

 


Donna e Islàm

La poligamia è prevista dal Corano, ma solo per particolari circostanze: “Se temete di non essere equi con gli orfani (yatim), sposate allora di fra le donne che vi piacciono, due o tre o quattro, e se temete di non essere giusti con loro, una sola.” (Sura 4,3)

Le donne sono considerate inferiori, anche nel matrimonio e devono sottostare al principio della qiwamah, cioè della custodia, nel senso di “controllo totale da parte di un guardiano”, che è il marito. La qiwamah, tuttora in uso, ha quattro scopi: protezione, sorveglianza, custodia e mantenimento.

1) La moglie non può ricevere estranei, uomini, regali, senza il permesso del marito, né può disporre o prestare le proprietà di lui senza il suo permesso. Non esiste quindi la comunione dei beni.
2) Il marito ha il diritto di limitare i movimenti della moglie e di impedirle di lasciare la casa. Questo diritto prevale anche sul diritto dei parenti di lei di farle visita o di essere visitati da lei. E’ raccomandato al marito di non abusare di questo suo diritto.
3) La moglie non ha il diritto di contestare il marito e questi può punirla per la sua disobbedienza.
4) La moglie non può contestare il diritto del marito al concubinato, ma può chiedergli il khul (il divorzio).
5) Col matrimonio la moglie accetta implicitamente queste regole della qiwamah. Nonostante ciò la sposa può stipulare delle clausole che le garantiscono il diritto di divorziare, o di rimanere unita a lui solo se è l’unica moglie.
6) La moglie deve sottostare al diritto del marito di rivendicare in ogni caso una paternità.

La maggioranza dei dannati all’inferno sono donne 


Muhammad (Maometto) disse: “Mi è stato mostrato il fuoco dell’Inferno e che la maggioranza dei suoi abitanti sono donne”. Il Profeta disse: “Stavo alla porta del Paradiso e vidi che la maggioranza delle persone che vi entravano erano i poveri, mentre i ricchi si fermavano all’ingresso (per rendere conto) Ma i dannati furono portati al Fuoco. Poi fui all’ingresso dell’Inferno e vidi che la maggioranza (Aammah) di coloro che vi entravano erano donne”.  In compenso le belle donne che sono rimaste illibate (ammesso che esistano veramente) possono sperare di diventare delle Urì (dall’arabo al-hur – dagli occhi neri), le fanciulle che allietano gli uonimi nel paradiso islamico. Com’è noto, secondo la religione islamica ogni caduto della Jihad ha diritto a un harem ultraterreno di ben settantadue leggiadre vergini, oltre ad una comoda sistemazione ultraterrena in un giardino verdeggiante, rigato da limpidi ruscelli.

Circoncisione femminile (infibulazione)

Nonostante la condanna Islamica della circoncisione femminile, questa è praticata in alcune regioni dell’Africa in tre forme: circoncisione della Sunnah, (la tradizione), che prevede la rimozione della punta del clitoride e del suo prepuzio. Per clitoridectomia, rimozione totale del clitoride, del prepuzio e delle labia minora. Per infibulazione, detta anche circoncisione faraonica. Quest’ultima prevede la rimozione non solo del clitoride (clitoridectomia), ma anche delle labia majora e minora, della vulva. Le parti raschiate di quest’ultima, sono poi unite e rivoltate all’interno della vagina e fermate con spine oppure cucite con minugia o filo. Una piccola apertura consente il passaggio del flusso mestruale. In alcune culture la donna viene “riaperta” dal marito la prima notte di nozze mediante uno stiletto a doppia lama e ricucita nel caso di una sua lunga assenza. (Evidentemente lo stiletto ce l’ha solo lui).

Il tutto senza anestesia e in condizioni igieniche pessime, utilizzando forbici, vetri, lame, usate per più ragazze senza sterilizzazione. Molte sono le dannose conseguenze di questo rito. La “minore” è una metrorragia. Tra le peggiori, calcoli renali, sterilità, infezioni pelviche.

Una donna infibulata deve essere “scucita” per la prima notte di nozze e “ricucita” in seguito, per garantire fedeltà al marito. Stesso procedimento per il parto.

Una ragazza non circoncisa è considerata sporca dai villaggi locali e quindi non maritabile. La giovane che ancora ha un clitoride è considerata un grave pericolo, se l’organo entra in contatto col membro del marito. Un’attrazione fatale.

L’età può variare, a partire dai tre anni. Il tipo di rituale varia da luogo a luogo.

Nushuz. Se la donna si ribella, battetela.

Sura al-Nisa (IV) vers. 34

“Gli uomini sono preposti alle donne, perché Allah ha elevato alcuni di loro [esseri umani] su altri, e per il fatto che essi spendono [per esse] dei propri beni. Le [donne] probe sono dunque devote, salvaguardano in assenza [dei propri mariti, i loro diritti e la propria castità], per ciò che Allah ha preservato [per esse]. E quelle di cui temete la ribellione, ebbene, [prima] consigliatele, [e se ciò non dovesse rivelarsi efficace] abbandonatele nei [loro] letti, [e se anche questo non dovesse essere sufficiente] battetele. Se poi vi obbediscono, non cercate, contro di esse, [alcuna] via [per opprimerle]. In verità, Allah è sublime, grande”.

Picchiare la moglie è un evento presente in tutte le culture, ma solo nell’Islam è santificato da una autorizzazione di Dio. Amnesty International riporta che “secondo l’Istituto di Scienze Mediche del Pakistan, oltre il 90% delle donne sposate riferiscono di essere state prese a calci, schiaffeggiate, picchiate, o sottoposte ad abusi sessuali quando i mariti non erano soddisfatti della loro cucina o della pulizia della casa, o quando si dimostravano ‘incapaci’ di rimanere incinte o avevano partorito una femmina invece di un maschio”. In Tunisia picchiare la moglie viene sanzionato con 5 anni di carcere.

L’Islam insegna che gli uomini sono superiori alle donne (Sura 2:228).

L’Islam insegna inoltre che le donne hanno la metà dei diritti degli uomini:

  • nelle testimonianze pubbliche (Sura 2:282)
  • nell’eredità (Sura 4:11)

L’Islam considera la moglie come un possesso: “Fu reso adorno agli occhi degli uomini l’amor dei piaceri, come le donne, i figli, e le misure ben piene d’oro e d’argento, e i cavalli…” (Sura 3:14).

L’Islam istruisce le donne perché si velino sempre quando sono fuori delle loro case: “E dì alle credenti che…si coprano i seni d’un velo e non mostrino le loro parti più belle.” (Sura 24:31).

Maometto insegna che le donne sono mancanti in intelligenza e religione: “Io non ho mai visto qualcuno più deficiente in intelligenza e religione delle donne.” (Al Bukhari vol. 2:541).

Maometto insegna anche che le donne sono di cattivo auspicio: “Vi è cattivo auspicio nelle donne, nella casa e nel cavallo.” (Al Bukhari vol. 7:30).

Maometto insegna infine che le donne sono dannose per gli uomini: “Dopo di me non lascio alcuna afflizione che sia più nociva agli uomini delle donne.” (Al Bukhari vol. 7:33).

L’Islam permette la poligamia: un uomo può sposare fino a quattro donne allo stesso tempo: “Sposate allora di fra le donne che vi piacciono, due, tre o quattro…” (Sura 4:3).

Un uomo può divorziare da sua moglie per mezzo di una dichiarazione pubblica, mentre la moglie non possiede tale diritto: “Il ripudio v’è concesso due volte.” (Sura 2:229).

Quando un marito ha pronunciato per tre volte la formula del divorzio contro sua moglie, lei non ha la possibilità giuridica di risposare suo marito fino a quando non abbia sposato e sia stata ripudiata da un altro uomo (incluso l’aver avuto rapporti sessuali con questi): “Dunque se uno ripudia per la terza volta la moglie essa non potrà più lecitamente tornare da lui se non sposa prima un altro marito; il quale se a sua volta la divorzia, non sarà peccato se i due coniugi si ricongiungano…” (Sura 2:230).

L’Islam insegna che una moglie è passibile di punizione da parte di suo marito, picchiare una moglie o astenersi dall’avere rapporti sessuali con lei è permesso: “Quanto a quelle di cui temete atti di disobbedienza, ammonitele, poi lasciatele sole nei loro letti, poi battetele…” (Sura 4:34).

L’Islam considera la moglie come un oggetto sessuale: “Le vostre donne sono come un campo per voi, venite dunque al vostro campo a vostro piacere.” (Sura 2:223).

I suoi bambini dovranno essere educati secondo la religione del loro padre musulmano: l’Islam. Se lui divorziasse da lei, egli otterrebbe la custodia dei bambini, e lei non sarebbe più in grado di rivedere i suoi figli.

La Sharia (Legge Islamica) stabilisce che nei matrimoni misti “i bambini seguiranno la migliore tra le due religioni dei genitori”, la quale, nel tuo caso, sarebbe considerata l’Islam. Il Corano afferma che l’Islam è l’unica vera religione: “La religione presso Dio è l’Islam.” (Sura 3:19). Dei non-musulmani non possono essere tutori di musulmani: “O voi che credete! Non preferite prender per patroni gli infedeli piuttosto che i credenti.” (Sura 4:144).

Se la moglie sopravvive al marito musulmano e le sue proprietà si trovassero in un paese islamico, la legge islamica verrebbe applicata. La moglie che non si è convertita all’Islam non eredita nulla, mentre la moglie che si è convertita all’Islam eredità molto poco. Secondo il Corano una moglie non eredita tutto il patrimonio di suo marito. Se il marito morisse non lasciando eredi, lei percepirebbe un quarto del suo patrimonio, e i suoi genitori, i fratelli, gli zii etc. percepirebbero il resto. Se il marito deceduto lasciasse eredi allora la moglie percepirebbe un ottavo e i figli il resto, un figlio maschio eredita il doppio di una femmina: “Ed esse (mogli) avranno a loro volta un quarto di tutto quel che voi morendo lascerete, se non avete figli; ché se li avrete, ad esse spetterà un ottavo, dopo che siano stati pagati eventuali lasciti o debiti.” (Sura 4:12).

Giorgio Nadali


Guarigione interiore. Ricerca: Il perdono è donna

Uno studio condotto presso l’Università dei Paesi Baschi (UPV / EHU) è il primo sulle differenze emotive tra i sessi e le generazioni in termini di perdono. Secondo lo studio, i genitori perdonano più che bambini, mentre le donne sono più disposte a perdonare rispetto agli uomini. “Questo studio ha grande applicazione per i valori di insegnamento, perché ci mostra quali motivi le persone hanno per perdonare e la concezione popolare del perdono”, dice Maite Garaigordobil, co-autore dello studio e professore presso la Facoltà di Psicologia.

Lo studio, che è stato pubblicato sulla Revista Latinoamericana de Psicología, è il primo ad essere stato effettuato in Spagna.

Mostra che i genitori trovano più facile perdonare rispetto ai loro figli, e che le donne riescono meglio a perdonare rispetto agli uomini.

Un fattore determinante nella capacità di perdonare è l’empatia, e le donne hanno una maggiore capacità empatica rispetto ai maschi”, dice Carmen Maganto, co-autrice dello studio e professoressa di ruolo presso la Facoltà di Psicologia della UPV.

I risultati, che sono stati misurati utilizzando una scala per valutare la capacità di perdonare (CAPER), e una scala del perdono e dei fattori che lo facilitano (Esper), mostrano che ci sono differenze tra i motivi che incoraggiano il perdono a seconda dell’età e del sesso delle persone.

Cosa spinge il perdono?

I bambini ritengono che “si perdona con il tempo”, mentre i genitori indicano motivi, come “rimorso e perdonare l’altra persona” e “giustizia legale”. Gli autori di questo studio dicono che i genitori che hanno perdonato di più nel corso della loro vita hanno una maggiore capacità di perdonare “in tutti i settori”. Genitori e figli utilizzano definizioni simili di perdono.

Non portare rancore, riconciliazione e comprensione, empatia sono i termini più utilizzati da entrambi i gruppi per definire il perdono”. Tuttavia, ci sono maggiori differenze tra uomini e donne”. Entrambi vedono il “non portare rancore”, come la migliore definizione del perdono, ma gli uomini danno maggiore importanza a questa caratteristica.

Lo studio, che è stato realizzato con la collaborazione di 140 partecipanti (genitori e bambini di età compresa tra i 45 ei 60, e 17 e 25, rispettivamente), mette in evidenza due condizioni fondamentali per una persona per essere perdonata.

Una di queste è per loro “mostrare rimorso” e il secondo è per la persona che è stata offesa “di non sopportare un rancore”. Gli esperti dicono che l’ambiente familiare gioca un ruolo chiave nel trasmettere valori etici.

Questo risultato è particolarmente interessante in situazioni in cui le famiglie sono in crisi e senza istruzione di base in termini di valori. Questa educazione è in gran parte trasferita alla scuola”, spiegano i ricercatori. La ricerca “apre molte nuove domande” per i due investigatori, che credono che sia “necessario studiare il ruolo che il perdono svolge nel trattamento psicologico, in particolare tra le vittime di abusi sessuali, maltrattamenti fisici e psicologici e infedeltà coniugale, così come in altre.

Giorgio Nadali


Dio Madre

Padre John Michael O’Neal, 71, è un sacerdote cattolico della diocesi di Boston che ha subito un attacco di cuore ed è “morto” per 48 minuti. Durante questo periodo ha affermato di essere andato in Cielo, prima di essere riportato dai medici sulla terra nella sua stanza nel Massachusetts. Tuttavia, Terrence Donilon, un portavoce per l’arcivescovo di Boston, ha respinto i rapporti come una bufala. “’Non abbiamo un sacerdote di questo nome”. Si era detto che il prete era stato inghiottito da un sentimento di amore incondizionato come ha incontrato Dio, che ha descritto come un essere di luce simile ad una madre.

Diomadre

“La sua presenza era sia travolgente che confortante e aveva una voce morbida e rassicurante e la sua presenza era rassicurante come l’abbraccio di una madre. Il fatto che Dio è una Santa Madre invece di un Santo Padre non mi disturba. Lei è tutto quello che ho sempre sperato”. Tuttavia la Bibbia ebraica non solo identifica Dio attraverso il singolare maschile “Lui”, ma usa anche sostantivi maschili come padre e Signore per escludere i suoi corrispondenti femminili. Il Dio biblico ha un anche un corpo: volto, bocca, schiena, fianchi, mano e così via. Dio è raffigurato come maschio senza un fallo. Egli appare come maschio desessualizzato, ciò nonostante un maschio. Da quando è merso il femminismo ebraico negli anni ’70 del secolo scorso negli Stati Uniti, le donne hanno direttamente sollevato la questione del sesso di Dio.

Uomini e donne sono ugualmente creati a immagine del divino e Dio è letteralmente né maschio né femmina, tuttavia le immagini liturgiche della divinità sono principalmente, se non esclusivamente maschili. Ci sono poche prove del fatto che l’immagine femminile della divinità fosse ampiamente conosciuta fuori dai circoli mistici maschili cabalistici. Tuttavia per i mistici, la sofferenza ebraica assunse un significato cosmico, poiché la rottura del mondo era paragonata alla rottura di Dio con il suo elemento femminile, la Shekhinah. La Shekhinah confortò e offrì speranza non solo agli ebrei in esilio dalla terra di Israele, ma anche, nel XV secolo, ai marrani, gli ebrei espulsi dalla Spagna. Vi sono delle forti somiglianze tra la figura medievale di Maria, la madre di Gesù – che intercede tra i credenti e un sempre più remoto Dio padre – e la Shekhinah. la Shekhinah – presenza divina – consola il popolo ebraico come una madre consola i suoi figli, portandoli più vicini a un Dio inconoscibile e irraggiungibile.

Chava Weissler ha scoperto almeno una tekhine (preghiera di petizione) del XVIII secolo scritta nella lingua yiddish da Sarah Rebecca Rachel Leah Horowitz, che comprende un poema liturgico che si riferisce alla imana shekinta, “la nostra Madre Shekhinah” (Weissler 1998, 92). Nonostante non siano esplicite, vi sono altre due antiche descrizioni di Dio come madre. Un nome usato di frequente nella Bibbia è El Shaddai, di solito tradotto come l’Onnipotente. Tuttavia in ebraico Shad significa seno. El Shaddai può essere interpretato come Dio (El) col seno, un’immagine non lontana dalle descrizioni del vicino oriente di Asherah, la divinità madre della fertilità dotata di un grosso seno. Spesso raffigurato come attributo centrale di Dio, la Rachamim (compassione) non è esplicitamente identificata nella Bibbia come immagine femminile della divinità.

Come molte femministe hanno notato, la Rachamim proviene probabilmente dalla radice ebraica Rechem, che significa ventre e può essere vista come immagine di Dio madre. Nonostante la connessione tra Rachamim e Rechem non sia universalmente accettata, alcune femministe ebree hanno continuato ad associare questa immagine compassionevole della divinità a Dio come madre. Alcune femministe contemporanee hanno provato ad ampliare le metafore che gli ebrei usano nel parlare di Dio, immaginando la divinità come dea. I detrattori hanno contestato questa immagine come idolatra, ma Marcia Falk, Judith Plaskov e altre hanno insistito sostenendo – con le parole della Plaskov – che «quando il monoteismo è identificato con una singola immagine o figura di Dio, ciò che passa per monoteismo è in realtà monolatria».

Diversa è la questione del “Madonnesimo“, una forma di “religiosità ipomaniaca” presente in determinati fedeli del Cattolicesimo, i quali non si limitano ad onorare Maria di Nazareth come madre di Cristo, ma superano i confini della cosiddetta iperdulìa – cioè la venerazione della Madonna – e sconfinano nell’idolatrìa, riservando di fatto a Maria di Nazareth un posto più importante di quello di suo figlio, fondatore stesso del Cristianesimo. E’ dovuto alla convinzione che Dio non ami abbastanza l’uomo, il quale ha dunque bisogno di “raccomandazioni” celesti per farsi ascoltare dal Creatore… Ne riparleremo.

Giorgio Nadali


Velo integrale islamico vietato negli uffici pubblici

Niente velo integrale islamico negli uffici poubblici della Lombardia. Dal gennaio 2016 sarà vietato l’ingresso nelle strutture regionali e negli ospedali per chi indossa niqab e burqa. Lo aveva già annunciato il governatore della Lombardia, Roberto Maroni. La giunta lombarda ha modificato il regolamento di accesso agli edifici pubblici per motivi di sicurezza, in base alla legge nazionale. Il provvedimento è ssotenuto dalla Lega Nord, dopo gli attentati di Parigi.

La Sura 24,31 del Corano richiede che la donna si veli i capelli. Le nazioni più rigide a questo riguardo sono Arabia Saudita e Iran. La più libera è la Tunisia (velo non necessario). Si va dall’hijab (velo semplice tipo foulard) al niqab (velo nero integrale con fessura che lasciano intravedere solo gli occhi e con sportellino per mangiare. Va indossato solo in pubblico. Arabia Saudita, Yemen, Bahrain, Kuwait, Qatar, Onam, Emirati Arabi Uniti, Pakistan. Dalla pubertà (14 anni in su). Lo chador è invece il velo totale ma fa intravedere l’ovale del volto. Il burqa è il velo totale con una retina per vedere. Non si vedono nemmeno gli occhi. Si usa solo in Afghanistan. La polizia religiosa islamica è chiamata muttawia o muttaween. È il «Comitato per l’imposizione della virtù e l’interdizione del vizio». Opera in Iran contro le donne non velate bene e altre indecenze.
I tipi di veli, dal più coprente a quello più semplice, sono: Burqa. (Afghanistan e Pakistan). Mantello integrale, interamente coprente di colore blu o marrone. La donna può vedere solo grazie ad una piccola rete all’altezza degli occhi. Impossibile identificare i tratti somatici della persona. Ha
un prezzo molto basso. In uso negli harem del re Habibullah, poi diffusosi a tutte le donne dal 1950. Niqab (soprattutto Arabia Saudita). Interamente coprente di colore nero, composto da una tunica nera e un velo aggiuntivo che lascia scoperta solo una fessura per gli occhi. Per mangiare in pubblico la donna deve alzare leggermente il velo sul volto da sotto, sena scoprire altro. Va indossato con lunghi guanti neri sino al gomito. Khimar (Paesi Islamici teocratici). Velo integrale che lascia scoperto l’ovale del volto. Chador (Iran). Mantella di colore nero coprente sino ai piedi. Dal 1979 (rivoluzione islamica) le donne devono indossarlo quando escono da casa. L’ovale del volto è visibile. Shayla (India e Pakistan). Sciarpa rettangolare che avvolge la testa. Usata insieme alla tunica. Volto visibile. Al Amira. Velo composto di due pezzi usato insieme con un foulard che copre il collo e alla tunica. Volto visibile. Hijab. (Algeria, Tunisia, Marocco). Velo coprente testa e spalle con chiusura sul collo. Volto visibile Usato insieme alla tunica. Jibab. (Egitto, Marocco, Giordania, donne immigrate in Paesi occidentali). Abito simile a un impermeabile scuro che copre interamente il corpo. Usato insieme al khibab i cui lembi sono inseriti nel colletto dell’abito.

Giorgio Nadali


Quel tram chiamato desiderio

di Giorgio Nadali

Intervista di Giorgio Nadali pubblicata per PLAYBOY Italia, Novembre 2015

Dove va il desiderio maschile e quali sono le difficoltà che incontra? Quali sono i segreti dell’attrazione e della seduzione? Ne parliamo con il sessuologo e psichiatra Marco Rossi, della fortunata trasmissione “Loveline” di MTV.

È nella natura del desiderio di non poter essere soddisfatto, e la maggior parte degli uomini vive solo per soddisfarlo, scriveva Aristotele. Ma una vita serena passa per il soddisfacimento di un sano desiderio sessuale. “Provo un intenso desiderio di tornare nell’utero… di chiunque”. Se per Woody Allen è così, a noi basta invece fare centro in maniera un po’ più mirata, ma senza disperdere inutili energie. Ma come? Quali sono i segreti dell’attrazione? Non ci basta desiderare. Vogliamo essere desiderati! Gli esperti dicono che gli uomini hanno una libido maggiore delle donne, mentre il desiderio di signorine e signore è più “fluido”.
Secondo il sociologo americano Edward Laumann, “Il desiderio femminile è molto sensibile all’ambiente e al contesto della relazione”. Le fantasie sessuali femminili, a differenza di quelle maschili, esaltano il tatto, i sentimenti del partner, la risposte fisiche ed emotive a ciò che sta accadendo, l’umore e l’ambiente dell’incontro. È ciò che emerge da una ricerca delle psicologo dell’evoluzione Donald Symons, ma molti lettori se ne erano già accorti.
La concorrenza è spietata. Le donne fanno paragoni! Sono più inclini a fantasticare su un uomo col quale sono state in intimità e a concentrarsi sui dettagli personali del partner, compreso il fatto che lui è stato in grado di eccitarle emotivamente e sessualmente. Le fantasie femminili si sviluppano più lentamente, con più tempo dedicato ad immaginare carezze e a toccamenti non genitali, piuttosto che ad atti sessuali veri e propri. Quelle maschili – secondo diversi studi – sono più impersonali e visivamente sessuali con un’attenzione su immagini sessuali e atti espliciti. Noi maschi immaginano una varietà di partner sessuali… comprese tutte quelle “prede” desiderate, ma che ci sono sfuggite. Ecco dunque come fare perché questo non accada più. Che non ci sfuggano più – intendiamoci, non sulla varietà 😉

Dottor Rossi, quali sono i segreti della seduzione e gli errori più comuni che si fanno?
Il segreto maggiore della seduzione è l’autostima. Le donne sono particolarmente attirate da una sensazione di forza e di decisione che l’uomo è in grado di dare loro, contrariamente a come succede agli uomini, da un fattore estetico. Gli uomini sono attratti dall’aspetto estetico, mentre le donne da questa idea di forza e di decisione che l’uomo dà loro. Questa c’è solo se c’è una forte componente di autostima. L’errore che più facilmente viene commesso è quello dell’insistenza. Cioè insistere con una donna dà l’idea di avere bisogno di lei e questo non va bene per il gioco seduttivo, perché una donna deve comunque avere la sensazione che è lei in grado di attirare l’attenzione e non che l’uomo ha bisogno di lei perché ha un qualche tipo di esigenza. Invece deve avere la sensazione di no avere alcun tipo di esigenza, ma cerca proprio lei.
Quindi non bisogna corteggiare troppo?
Non bisogna essere troppo insistenti. Ad esempio spesso succede con i messaggi del tipo “buon giorno”, “buon pranzo”, “buon appetito”, “buona notte”… No! Assolutamente no! Essere troppo addosso dà l’idea di debolezza, di poca decisione e di poca autostima.
Cosa serve per fare sentire desiderata una donna?
Bisogna farla sentire importante per sé, ma non con insistenza. Facendo qualcosa di particolare, interessante, diverso, sconvolgente. Farla sentire importante, ma non perché senza di lei non possiamo vivere.

Parliamo delle tendenze del desiderio oggi. Esiste insoddisfazione? Dove si vanno a cercare stimoli e perché?
Quello che io noto rispetto all’insoddisfazione oggi è che siamo molto bersagliati da messaggi riguardanti la sessualità e c’è molta facilità di avere incontri sessuali e questo satura un po’ le capacità di eccitazione delle persone. Ci si illude che per potere sollecitare di più bisogna fare cose “strane”, le cosiddette trasgressioni. Bisogna invece tornare al sesso non finalizzato al puro piacere, cioè al piacere orgasmico, ma al sesso come divertimento. Quindi più piacere e meno orgasmo. Non dobbiamo credere che solo le trasgressioni ci fanno provare piacere. Quelle servono per arrivare ad un orgasmo più veloce. Bisogna invece avere un’idea di un sesso improntato ad un piacere più prolungato.
Perché spopolano i siti per incontri di persone sposate?
Perché dobbiamo tenere presente che viviamo in una società dove l’80 per cento delle persone o ha tradito o tradisce. Il tradimento è ormai all’ordine del giorno e questo trova in Internet un mezzo molto semplice per arrivare velocemente al risultato. Questi siti servono proprio per accelerare i tempi. Quindi un luogo virtuale con le stesse regole dei luoghi reali, dove le persone già cercano la stesse cose…

Come mai questo trend di tradimenti all’80%?
Perché ci si abitua molto facilmente a quello che si ha e quindi si vuole sempre qualcosa di più e ovviamente l’occasione fa l’uomo ladro e…

Secondo Lei una sana e attiva vita sessuale è essenziale per una salute psichica e psicologica?
Assolutamente sì! Chi non vive una vita sessuale appagante è una persona che va facilmente incontro a situazioni di ansia, spesso è più soggetto a forme depressive e comunque subisce molto più facilmente le conseguenze dello stress…

Quindi il detto “Tu non… fai abbastanza all’amore” (lo metto in maniera elegante) è vero!
Sì, è assolutamente vero! A patto però che sia appagante. Non è importante il numero di rapporti sessuali né con chi. L’importante è di sentirsi appagati.

Quindi esiste una frustrazione sessuale?
Questo è sempre stato così. Chi è solo, chi non riesce a trovare, chi ha poca capacità seduttiva vive in una condizione di frustrazione. Ecco però che imparare ad utilizzare in maniera i nuovi mezzi può essere di aiuto alle persone che sono meno dotate di arte seduttiva.
Quali mezzi?
Internet e i siti di incontri. Per chi è molto timido la virtualità rende più capaci di creare un contatto.

Cosa favorisce e fa calare il desiderio maschile e quello femminile?
Il desiderio maschile è favorito da tutto ciò che stimola le fantasie erotiche, che generano desiderio. Viene sfavorito invece dall’abitudine, dalle routine. Quello femminile è favorito da fantasie non erotiche, ma di situazioni. È sfavorito quando una donna si sente usata e non la regina dell’uomo che desidera.

Come favorire l’attrazione femminile e quanto in questa incide l’aspetto fisico di un uomo?
L’aspetto estetico di un uomo incide tra il 30 e il 40 per cento. Non intendo l’uomo esageratamente curato, depilato, abbellito, palestrato… L’uomo deve dare l’idea di forza. Essere virile e rozzo. Rozzo non vuol dire che puzza! Un uomo curato, ma non un uomo effeminato.

Perché George Clooney piace sempre a 50 anni?
Perché ha un fascino. In parte dall’aspetto estetico, ma dall’immaginario di forza e potere del suo mondo, che suscita. Però per chi non ha grandi caratteristiche estetiche, le donne vanno oltre l’aspetto estetico, se riesce a dare l’idea di forza e decisione.

Quindi è giusto vantarsi un po’e mettersi in mostra con una donna!
Sì, fanno bene. È chiaro che non bisogna esagerare. Non conquisti una donna solo se hai una Ferrari.

Allora anche chi ha la pancia ed è pelato può attirare…
Assolutamente sì, ma l’importante è che sia uomo. Tra un addominale scolpito in un uomo un po’ esagerato nella cura del corpo la donna preferisce quello che ha la tartaruga al contrario. La donna preferisce quello che la fa star bene e le fa vivere un bella situazione.

Quali sono secondo Lei gli errori più comuni che oggi si compiono nel corteggiamento?
L’esagerazione e il pensare solamente all’aspetto estetico. Meglio un uomo che sa parlare di arte.

Cosa vogliono le donne in una relazione?
Vogliono star bene. Una persona che le faccia sentire protette.

Ma vogliono tutte il Principe Azzurro?
Sì perché in fondo le donne fin da bambine lo sognano. Ci possono essere oggi donne che la loro relazione l’hanno vissuta e magari è andata male e che pensano un po’ con mentalità maschile al proprio piacere e che stanno bene anche da single.

Essere virile. Cosa significa?
Il macho lavora sul muscolo. Il virile lavora sulla forza. Il macho è apparenza. Anche il magrolino può essere virile nei modi.

Allora tutto è personalità!
Bravo, è l’idea che deve dare ad una donna di una forte personalità.

A cosa è dovuto il fenomeno del femminicidio?

Ad una pessima cultura dove la donna è molto spesso considerata un oggetto di potere di proprietà dell’uomo. Se non stai con me non stai con nessuno. Sono persone disturbate che non hanno freni inibitori perché pensano che quello che sentono sia una cosa normale.

C’è stato un aumento?
No, è più facile che se ne parli

Quando è il momento di rivolgersi ad un sessuologo e quando ad un andrologo?
Quando c’è una situazione di disagio e di sofferenza. Non bisogna pensare che passi da sola. Sarà il dottore a giudicare. Il sessuologo che è anche psicologo può aiutare prevalentemente sul piano psicologico. Ci sono i sessuologi che sono medici (non psicologi). L’andrologo si occupa prevalentemente dei problemi fisici.

Cosa nota maggiormente di problemi sessuali oggi?
Negli uomini il deficit di erezione e di eiaculazione precoce, oggi in aumento. Nelle donne la difficoltà di raggiungere l’orgasmo. Nelle coppie giovani di 30 / 35 anni, la diminuzione del desiderio perché si dedicano troppo al lavoro e poco alla coppia. Il desiderio può e deve essere alimentato ad ogni età e va alimentato, mentre viene a mancare e si cerca altrove…

Intervista di Giorgio Nadali pubblicata su PLAYBOY Italia, Novembre 2015

Il sito del Dott. Marco Rossi è www.marcorossi.it


La fortuna di essere donna in un Paese cristiano

di Giorgio Nadali

www.giorgionadali.com

EBRAISMO

1)    E’ un “eser”, cioè un aiuto per l’uomo (Genesi 2,18) Per amore suo l’uomo si separerà dai genitori (Genesi 2,24)

2)    Le donne hanno più fede degli uomini (Talmud)

3)    Le donne hanno più potere discernimento degli uomini (Talmud)

4)    Le donne hanno un cuore più tenero degli uomini (Talmud)

5)    Israele è stato redento dall’Egitto dalla virtù di donne israelite

6)    Su 10 misure del parlare nel mondo, le donne ne hanno prese 9 (Talmud)

7)    Un uomo senza moglie vive senza gioia, benedizione e bene (Talmud)

8)    Un uomo deve amare sua moglie come se stesso e rispettarla più di se stesso (Talmud)

9)    Un uomo deve essere attento a non dire cose che urtino la sensibilità più propensa alle lacrime, delle donne (Talmud)

10)  Secondo la halakà (la legge ebraica) le donne sono esenti dalla maggioranza dei mitzvoth (comandamenti) positivi (cioè dei doveri) e dallo studio della Torah (la Parola di Dio)

11)  Le donne devono avere figli

12)  Nell’Ebraismo ortodosso una donna non può essere presidente di una congregazione e non può essere rabbino (nell’Ebraismo riformato, specie negli Stai Uniti, sì)

13)  La donna durante il ciclo mestruale è ridda, cioè impura per 7 giorni. E’ impura anche dopo il parto. Nelle sinagoghe c’è una piscina rituale chiamata mikvah per la purificazione delle donne dopo questi eventi

14)  Nel ramo dell’Ebraismo ortodosso la donna non può indossare tallit (velo della preghiera) e teffilin (il filatterio). Non può inoltre leggere in pubblico la torah (Parola di Dio). Non può essere cantore

15)  La Bibbia contiene 3 libri che hanno il nome di donna: Ruth, Giuditta e Ester

16)  Delle 50 imposizioni di nomi biblici, circa la metà avviene ad opera di donne. In base al matriarcato, Isacco viene fatto sposare a Rebecca, la cui approvazione è necessaria.

17)  Nonostante il predominio dell’uomo, entrambe i genitori vanno onorati (Esodo 20,12)

18)  Il marito deve garantire alla moglie 3 diritti: cibo, vestiti, attività sessuale

19)  La procreazione è un dovere maschile, non femminile

20)  Il Talmud afferma che la donna è spiritualmente superiore all’uomo. Lei ha varie funzioni tra cui guidare e ispirare il marito e dargli soddisfazione sessuale

21)  Nel diritto religioso la donna non ha parità. Il divorzio dipende molto dall’uomo, ma sono ebrei solo i figli di madre ebrea. La discendenza ebraica è trasmessa dalla. Si nasce ebrei se la madre è ebrea

22)  Il maschio rimane l’elemento a cui si conferisce più importanza e a cui si presta maggiore attenzione. Una figlia viene accolta con minor gioia e la madre che l’ha partorita dovrà compiere una purificazione più lunga che se avesse dato alla luce un maschio. L’educazione delle bambine – soprattutto quella religiosa – è sommaria perché riservata agli uomini (Ebraismo Ortodosso)

23)  La donna sposata è l’elemento fondamentale della cellula familiare

24)  Nelle famiglie osservanti è la donna-moglie ad accende la candela dello Shabbath (Sabato), al tramonto del venerdì

25)  Preghiera ebraica maschile:  Benedetto tu Signore Nostro Dio Re del mondo che non mi hai fatto non ebreo. Benedetto tu Signore Nostro Dio Re del mondo che non mi hai fatto schiavo. Benedetto tu Signore Nostro Dio Re del mondo che non mi hai fatto donna. Le donne recitano solo le prime due parti e al posto della terza dicono: “Benedetto tu (o Signore Nostro Dio Re del mondo) che mi ha fatto secondo la sua volontà”. Questa è la formula del rito sefardita e ashkenazita (Ebraismo Ortodosso)

CRISTIANESIMO

1)    Gesù rompe con la tradizione del suo popolo (ebraico). Conversa con le donne (i rabbi non lo facevano). Parla anche con donne peccatrici, eretiche e pagane. Considera le stesse necessità di uomini e donne allo stesso modo.

2)    Loda la grande fede della donna: “Donna, davvero grande è la tua fede” (Matteo 15,28) dice ad una donna cananea (quindi estranea al popolo ebraico).

3)    Gesù vede il ruolo della donna anzitutto nella sua maternità, ma privilegia i vincoli maestro-discepolo, non quelli madre-figlio/a (Luca 11,27-28).

4)    Difende la donna, che nell’Ebraismo del suo tempo poteva essere ripudiata dal marito anche per una sciocchezza con un semplice foglietto chiamato libello del ripudio. Lei a quel punto era rovinata e rifiutata da tutti. Gesù afferma quindi che “chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio” (Matteo 19, 8). Gesù abolisce il divorzio, di cui la donna era vittima.

5)    Gesù chiama la donna “figlia di Abramo”. Un titolo che in tutto l’Antico Testamento era riservato agli uomini. (Luca 13,16).

6)    La figura più venerata – come donna – in tutte le Religioni è Maria, la Madonna. E’ venerata come “Regina degli Angeli”. La Chiesa Cattolica vede in Maria la massima espressione del genio femminile. Maria è anche il massimo dell’umiltà e della disponibilità umana a Dio.

7)    Gesù non chiama apostoli donna (almeno tra i 12), ma ha un seguito femminile di discepole: Susanna, Giovanna, Maria di Magdala (La maddalena), Maria di Giacomo.

8)    La metà dei 9900 santi canonizzati è donna

9)    4 “dottori della Chiesa” storici su 34 sono donne. Di queste Santa Caterina da Siena è Patrona d’Italia.

10)  La più giovane santa italiana è Santa Maria Goretti (morta a 14 anni)

11)  La dignità della donna si collega intimamente con l’amore che ella riceve a motivo stesso della sua femminilità e altresì con l’amore che a sua volta dona. La forza morale della donna, la sua forza spirituale si unisce con la consapevolezza che Dio le affida in modo speciale l’uomo. Naturalmente Dio affida ogni uomo a tutti e ciascuno. Tuttavia questo affidamento riguarda in modo speciale la donna. In tutto l’insegnamento di Gesù come anche nel suo comportamento, nulla si incontra che rifletta la discriminazione propria del suo tempo, della donna. Al contrario, le sue parole e le sue opere esprimono sempre il rispetto e l’onore dovuto alla donna. (Papa Giovanni Paolo II nella lettera apostolica Mulieris Dignitatem, sulla dignità della donna)

12)  Dio stesso si serve di una donna – della disponibilità e dell’umiltà di una ragazzina: Maria di Nazareth – per dare inizio al suo immenso piano di salvezza e per incarnarsi come uomo in Gesù Cristo.

ISLAM

1)    Come credente è pari all’uomo

2)    Secondo gli hadith (detti di Maometto): “Temi Allah nel rispetto delle donne”

3)    Un uomo ha più sapienza di un a donna. L’uomo è superiore alla donna, come afferma la sura 2,228  del Corano

4)    “I migliori di voi sono coloro che si comportano meglio con le loro mogli”

5)    Un musulmano non deve odiare sua moglie e se è dispiaciuto con un suo difetto (di lei), sia dilettato con una sua qualità

6)    “Più un musulmano è gentile con sua moglie, più è perfetta la sua fede”

7)    Il Corano stabilisce che l’uomo è colui che protegge e mantiene le donne

8)    La preghiera deve essere separata tra uomini e donne. Le donne stanno dietro un angolo coperto da una tenda verde all’interno della moschea

9)    Una donna non può essere imam (guida della preghiera in moschea)

10)  Il ruolo principale della donna è quello di moglie e madre

11)  Se la donna lavora, non può restare sola con un uomo sul posto di lavoro

12)  Sì alla poliginìa (un uomo può avere più mogli). No alla poliandrìa (donna con più mariti). Massimo 4 mogli solo se il musulmano può permettersi di mantenerle tutte senza fare preferenze. Non molto comune. Il Corano dice: “Sposate allora di fra le donne che vi piacciono, due, tre, quattro” (Sura 4,3)

13)  Una vedova eredita ¼ delle proprietà del marito, ma se ha figli si riduce a 1/8

14)  Il Corano considera l’amore tra marito e moglie, un segno di Dio

15)  L’infibulazione (mutilazione genitale femminile) NON è legata al Corano, ma è un fatto tradizionale e culturale in Africa.

16)  Un uomo può picchiare la moglie se teme la sua ribellione (Sura 4,34 del Corano). La ribellione è la nushuz. Il Corano dice: “Quanto a quelle di cui temete atti di disobbedienza, ammoni tele, poi lasciatele sole nei loro letti, poi battetele” (Sura 4,34)

17)  La Sura 24,31 del Corano richiede che la donna si veli i capelli. La nazione più rigida è l’Iran. La più libera è la Tunisia (velo non necessario). Si va dall’hijab (velo semplice tipo foulard) al Niqab (velo nero integrale con fessura che lasciano intravedere solo gli occhi e con sportellino per mangiare. Va indossato solo in pubblico. Arabia Saudita, Yemen, Bahrain, Kuwait, Qatar, Onam, Emirati Arabi Uniti, Pakistan. Dalla pubertà (14 anni in su). Il Chador è invece il velo totale ma fa intravedere l’ovale del volto. Il Burqa è il velo totale con un retina per vedere. Non si vedono nemmeno gli occhi. Si usa solo in Afghanistan. La polizia religiosa islamica è chiamata muttawia o muttaween. E’ il comitato per l’imposizione della virtù e l’interdizione del vizio. Opera in Iran contro le donne non velate bene.

18)  Il paradiso islamico prevede 40 vergini (dette huri) pronte ad allietare i defunti uomini

19)  Le donne hanno la metà dei diritti degli uomini nelle testimonianze pubbliche (sura 2,282) e nelle eredità (sura 4,11)

20)   L’Islam considera la moglie come possesso (sura 3,14 del Corano)

21)  Maometto insegna che le donne sono mancanti di intelligenza e religione: “Io non ho mai visto qualcuno più deficiente di intelligenza e religione delle donne” (Al Bukhari 2,541)

22)  Maometto insegna che le donne sono di cattivo auspicio: “Dopo di me non lascio alcuna afflizione che sia più nociva agli uomini delle donne” (Al Bukhari vol. 7,33). Maometto ebbe 11 mogli.

23)   Un uomo può divorziare da sua moglie per mezzo di una dichiarazione pubblica, mentre la moglie non possiede tale diritto “Il ripudio vi è concesso due volte” (Sura 2,229)

24)  I bambini vanno educati secondo la religione del padre musulmano. Se lui divorzia da lei, egli otterrebbe la custodia dei bambini, e lei non rivedrebbe più i figli.

25)  La donna è proprietà del marito e deve sottostare a 6 regole della qiwamah, cioè custodia. 1) Non può ricevere estranei, regali, proprietà, senza il permesso del marito 2) Il marito può limitare i movimenti della moglie 3) La moglie non può contestare il marito 4) La moglie non può contestare al marito il diritto al concubinato (avere amanti) 5) Con il matrimonio accetta le regole della qiwamah 6) la moglie deve sottostare al diritto del marito di rivendicare in ogni caso la paternità

26)  Secondo Maometto la maggioranza dei dannati all’inferno sono donne

27)  Con la regola detta “djabr” il padre può far sposare la figlia con chi vuole lui (ma questo non è nel Corano)

28)  La donna come credente è pari all’uomo

29)  I musulmani venerano Maria e credono nella sua eccellenza e verginità, testimoniata nella Sura XIX del Corano, senza però considerarla Madre di Dio. Nel Corano la figura di Maria (Maryam) è preminente su tutte le figure altre femminili e viene ricordata più volte, oltre alla presenza nel capitolo 19 a lei intitolato; è anche l’unica donna citata nel Corano con un nome proprio. I musulmani la chiamano Sayyida, che significa Signora, Padrona” e corrisponde al termine cristiano “Madonna” (Mea Domina – Mia Signora)

30) “Gli uomini sono preposti alle donne, perché Allah ha elevato alcuni di loro [esseri umani] su altri, e per il fatto che essi spendono [per esse] dei propri beni. Le [donne] probe sono dunque devote, salvaguardano in assenza [dei propri mariti, i loro diritti e la propria castità], per ciò che Allah ha preservato [per esse]. E quelle di cui temete la ribellione, ebbene, [prima] consigliatele, [e se ciò non dovesse rivelarsi efficace] abbandonatele nei [loro] letti, [e se anche questo non dovesse essere sufficiente] battetele. Se poi vi obbediscono, non cercate, contro di esse, [alcuna] via [per opprimerle]. In verità, Allah è sublime, grande”.

31) Picchiare la moglie è un evento presente in tutte le culture, ma solo nell’Islam è santificato da una autorizzazione di Dio. Amnesty International riporta che “secondo l’Istituto di Scienze Mediche del Pakistan, oltre il 90% delle donne sposate riferiscono di essere state prese a calci, schiaffeggiate, picchiate, o sottoposte ad abusi sessuali quando i mariti non erano soddisfatti della loro cucina o della pulizia della casa, o quando si dimostravano ‘incapaci’ di rimanere incinte o avevano partorito una femmina invece di un maschio”. In Tunisia picchiare la moglie viene sanzionato con 5 anni di carcere.

32) La Sharia (Legge Islamica) stabilisce che nei matrimoni misti “i bambini seguiranno la migliore tra le due religioni dei genitori”, la quale, nel tuo caso, sarebbe considerata l’Islam. Il Corano afferma che l’Islam è l’unica vera religione: “La religione presso Dio è l’Islam.” (Sura 3:19). Dei non-musulmani non possono essere tutori di musulmani: “O voi che credete! Non preferite prender per patroni gli infedeli piuttosto che i credenti.” (Sura 4:144). Se la moglie sopravvive al marito musulmano e le sue proprietà si trovassero in un paese islamico, la legge islamica verrebbe applicata. La moglie che non si è convertita all’Islam non eredita nulla, mentre la moglie che si è convertita all’Islam eredità molto poco. Secondo il Corano una moglie non eredita tutto il patrimonio di suo marito. Se il marito morisse non lasciando eredi, lei percepirebbe un quarto del suo patrimonio, e i suoi genitori, i fratelli, gli zii etc. percepirebbero il resto. Se il marito deceduto lasciasse eredi allora la moglie percepirebbe un ottavo e i figli il resto, un figlio maschio eredita il doppio di una femmina: “Ed esse (mogli) avranno a loro volta un quarto di tutto quel che voi morendo lascerete, se non avete figli; ché se li avrete, ad esse spetterà un ottavo, dopo che siano stati pagati eventuali lasciti o debiti.” (Sura 4:12).

INDUISMO

 1)    La  dottrina religione sostiene che non si è veramente adulti senza un figlio maschio

2)    La donna indù è tenuta a 3 obbedienze: a) al padre b) al marito c) ai propri figli

3)    Nella sterminata campagna indiana – in centinaia di villaggi – è molto diffuso l’infanticidio femminile eseguito allattando la neonata con un seno cosparso di veleno

4)    Secondo i Rig Veda (scritture sacre indù): “Un figlio deve sempre servire sua madre anche se lei è una fuori casta”

5)    Il professore è equivalente a dieci insegnanti, il padre è equivalente a cento professori, la madre è molto più di un migliaio di padri, nell’onore” (Rig Veda)

6)    “Tutti i peccati sono espiabili, ma chi ha maledetto la madre non sarà mai liberato” (dal ciclo di reincarnazioni detto samsàra)

7)    “Un padre fuori casta può essere perdonato, ma non la madre. Lei non è mai una fuori casta per il figlio”

8)    Esistono migliaia di divinità femminili

9)    Secondo il Mahatma Gandhi “Le donne costituiscono la metà migliore dell’umanità”

10)   Nei testi sacri la donna è pari all’uomo

11)  Nel 1829 venne abolita la pratica della “sati”. Una vedova si immolava da viva sulla pira funeraria del marito a simbolo del suo essere priva del suo valore in sé, senza il marito. Questa pratica è ancora in uso in forma clandestina nell’India rurale. E’ segno di amore immortale e purifica la coppia dai peccati accumulati

12)   Le vedove e le divorziate possono risposarsi, ma vanno incontro a disapprovazione sociale e pesanti obblighi economici. Il divorzio (manusamhita) è lecito se il marito è diventato un asceta, un fuori casta, è disperso, è un impotente, è un traditore.

13)  Le vedove devono vestire un sari bianco (lutto) e rinunciare a ornamenti, compreso il punto rosso (bindi) sulla fronte, segno di buon auspicio. Le vedove devono dedicarsi solo a obblighi religiosi.

14)  La dote rappresenta ancora il lato più tragico della condizione femminile indiana. Il matrimonio ha conservato il carattere di affare economico. Esiste una specie di “borsa” dei potenziali mariti: più elevato è il loro grado sociale, più elevata è la dote richiesta. Spesso, dopo il matrimonio, la famiglia del marito esige altri beni, ma quella dello sposo è ormai dissanguata. La sposa allora viene bruciata solitamente dal marito della suocera, anche se poi gli assassini dichiarano che la donna è morta ustionata accidentalmente mentre era in cucina. Tra il 1975 e il 1978 sono state uccise in questo modo 5425 donne in tutta l’india.

15)   Sita, la moglie del dio Rama è l’ideale femminile, anche se un po’ in declino. Sempre obbediente e pronta a soddisfare i desideri del suo signore

16)  Nell’induismo nepalese la Kumari è una dea bambina in carne e ossa. E’ nata nel 2006 a Kathmandu (Nepal). Abita in una casa-tempio a lei dedicato a Kathmandu, servita e riverita come dea. Protegge la monarchia nepalese e la nazione. Ha venti milioni di seguaci indù e buddhisti. E’ l’incarnazione della dea Taleju. Ma solo sino alle prime mestruazioni, segno di umanità. Taleju da quel momento si cerca un’altra bambina in cui incarnarsi (avatara). La Kumari – così viene chiamata – deve avere le “32 perfezioni”. Non deve avere difetti fisici, dev’essere bella, non vede avere mai avuto perdite di sangue, ferite o cicatrici. La Kumari non può piangere, mostrarsi disinteressata o irrequieta, e non deve muoversi durante i riti. Questi gesti sono causa di grandi e gravi sciagure per il Nepal. Non è facile diventare la dea bambina. Tra le 32 caratteristiche che deve avere ci sono anche: organo sessuale non sporgente, una bella ombra, ciglia come quelle di una mucca, guance come quelle di un leone, lingua piccola, cosce di daino e corpo come un albero di banano. I Kumarimi, col loro capo – il Chitaidar – si occupano di ogni necessità e desiderio della Kumari e devono istruirla sui suoi obblighi cerimoniali. Dal 2008 la Kumari è Matina Shakya, 6 anni. Non può ricevere cure da un medico e non deve mai perdere sangue se non vuole essere detronizzata perché  significa che la Dea Taleju ha abbandonato il corpo mortale. La Kumari viene scelta tra le caste più alte delle famiglie buddhiste Newar residenti a Kathmandu da almeno tre generazioni.

BUDDHISMO

 1)    Secondo il canone Pali delle scritture sacre buddhiste, un essere si reincarna donna se ha fatto qualcosa di grave nella vita precedente. Esiste il detto: “Ho ottenuto un corpo di donna perché ho commesso il male in una passata esistenza”

2)    Il Buddha storico (il principe indiano Siddartha Gautama) diceva: “Io non conosco, o monaci, altra forma che sia così attraente, così eccitante, così inebriante, così avvincente, così seducente così contraria alla vita serena, come proprio la forma della donna. A causa della sua forma, gli esseri sono avvinti, attratti e arsi nel fuoco della brama e della passione e gemono a lungo sotto l’incendio della forma femminile. Io non conosco, o monaci, altra voce, altro odore, altro sapore, altro contatto che sia così attraente, così eccitante, così inebriante, così avvincente, così seducente, così contrario alla vita serena, come proprio la voce, l’odore, il sapore, il contatto della donna. A causa della voce, dell’odore, del sapore, del contatto della donna gli esseri sono vinti, attratti e arsi nel fuoco della brama e della passione, e gemono al lungo sotto l’incanto del contatto femminile. Che la donna si muova o stia, che sieda o giaccia, che rida o parli, che canti o pianga, che sia vestita o nuda; persino come cadavere la donna avvince il cuore dell’uomo”

3)    Buddha non condanna la donna in sé, ma la donna come fonte di piacere. Condanna il sesso maschile e femminile e quindi anche il potere di seduzione della donna, non perché lo consideri impuro, contaminante o osceno, ma perché lo ritiene la radice principale di quell’attaccamento alla vita che, attraverso le generazioni, perpetua la condizione di essere nel mondo e vincola di conseguenza l’individuo al suo dolore, alla sua cieca ignoranza, al ciclo di reincarnazioni. Nel buddhismo, tutto è dolore e il dolore si combatte e eliminando i desideri

4)    Secondo le scritture sacre buddhiste la donna può giungere all’illuminazione, ma non può esserci un Buddha donna (secondo la Bahudhātuka-sutta). Però nell’iconografia tantrica del ramo Vajrayana vi sono Buddha femminili come la Vajrayogini.

5)    La donna può essere monaca buddhista. La prima fu Mahapajapati Gotami, zia e matrigna di Siddartha Gautama.

6)    Nel Buddhismo tibetano è prevista la poliandrìa adèlfica, in cui una donna si sposa con un uomo e tutti i componenti maschili della famiglia del marito

 CONFUCIANESIMO

1)    Confucio diceva: “Non è conveniente avere a che fare con le donne e con le persone di bassa condizione. Se si dimostra loro troppa amicizia, diventano turbolente; se le si tiene a distanza, sono piene di risentimento”

2)    La dottrina confuciana, innalzata a ideologia di stato, unica ufficiale e obbligatoria, ha imposto alle donne solo doveri. Ha tollerato l’uccisione delle neonate e tramandato nei secoli il detto: “Se una donna no ha nessuna qualità, questa è la sua virtù”

3)    Confucio diceva: “Picchia tua moglie una volta al giorno. Tu non sai perché, ma lei sì”.

4)     Il catechismo della moglie perfetta è il libro “I precetti delle donne”, scritto nel I Secolo dalla Dama Pan. Nel manuale è detto che il primo dovere della donna dev’essere quello di restare assolutamente sottomessa al marito e di applicare tutto il suo ingegno per piacergli mettendo in pratica quotidianamente questi 3 doveri: A) Essere umile, compiacente, rispettosa e piena di riverenza. Porsi dietro agli altri Non parlare dei propri meriti e non discutere e difendere le proprie mancanze. Sopportare i rimproveri e le mancanze di riguardo. Agire in ogni circostanza con circospezione. Questo comportamento dimostra la sottomissione della donna. B) Alzarsi presto, coricarsi tardi. Non sottrarsi alla fatica dal’alba al tramonto. Non discutere dei propri affari privati. Metter lo stesso impegno nei compiti difficili e facili. Essere pulita e ordinata. Questo si chiama essere donna diligente. C) Comportarsi opportunamente, rispettando le forme, nel servire il marito. Essere serena e padrona di se stessa, evitando gli scherzi e il riso. Dedicarsi con ogni cura da offrire agli antenati. Questo si chiama essere degna di continuare la discendenza del marito.

 Giorgio Nadali

www.giorgionadali.com

 


La disgustosa falsità delle matrioske viventi

di Giorgio Nadali

www.giorgionadali.it

Le_Matrioske_Viventi_Giorgio_Nadali

Quanto può mentire una donna? Perché? Cosa scatta nella mente malata di una manipolatrice di uomini? Qual è il sottile piacere sadico che prova una donna nel giocare con i sentimenti di un uomo? Quali sono le sottili tecniche della menzogna in rosa? E’ in arrivo tra pochi giorni un nuovo libro: “Le matrioske viventi. Il business dell’inganno sentimentale tra Est e Ovest”, Edizioni Lampi di Stampa, Milano, 2011, 85 pagine, 9 Euro.  Due anni di inchiesta giornalistica e indagini sul posto nei Paesi dell’Est europeo. E nel capitolo quarto Desislava ci aiuta a capire i trucchi della menzogna femminile. Una filosofia di vita impostata sulla menzogna patologica, di cui il Vangelo dice che Satana è il padre. La cosa più odiosa è che queste “matrioske viventi” usano gli uomini come giocattoli per ottenere piacere, divertimento, beni materiali. Un giocattolo rotto o di cui ci si stanca si butta via senza dare spiegazioni. Loro fanno quello che vogliono quando vogliono. E’ il loro stile. Triste che qualcuno ancora ci caschi. Sono pronte a tutto! Stanno arrivando in libreria!  La parola a Desislava per un estratto del quarto capitolo…

“Un gruppo di donne che giocano, non per ricevere benefici materiali, ma per il gusto del gioco. Giocare per vincere. Giocano perché hanno esigenze interiori. Non sono interessate ad  altro, ma è importante per loro quello che vogliono vincere, perché se vincono significa che qualcuno ha perso. Si sentono forti, controllando la situazione e i desideri di qualcuno che dipende da loro[1]. Se non riescono a prevalere su un uomo si rivolgono al successivo e così via. Quando perdono interesse è il momento di passare alla prossima vittoria. A queste donne non importa quale mezzo usare, ma solo il principio: il fine giustifica i mezzi. Un  altro gruppo di donne che sono profondamente complessate e insicure di se stesse, che credono di non meritare nulla di buono, di non meritare amore, attenzione per “via normale” e l’unico modo per ottenere questo è mentire, manipolare e inventare strategie. Esse credono che la loro felicità dipenda proprio da queste bugie. Un ultimo gruppo di donne che vogliono semplicemente cambiare la loro condizione di vita, cercandone una più vantaggiosa economicamente. Queste donne non usano l’inganno come mezzo di manipolazione, ma semplicemente cercano un uomo per aiutarle a realizzare i loro piani”…


[1] E’ il caso di Desislava

QUARTA DI COPERTINA:

Matrioske. Una serie di diverse bambole senz’anima, una dentro l’altra. Ognuna ha una personalità da esibire per adattarsi a diverse situazioni. Tutte con un unico obiettivo. Ottenere cinicamente il massimo con il minimo sforzo da diversi uomini. Sul web – si sa – c’è chi cerca sesso e c’è chi cerca amore. L’uomo occidentale che frequenta i siti di incontri o i social network  è europeo o americano, dai 30 ai 60 anni. E’ scontento della donna occidentale. Spesso è separato o divorziato. Cerca una donna molto femminile, secondo l’immaginario maschile. Una donna di cui i bigodini e il pigiama di flanella non prendano il posto della passione dopo qualche anno di matrimonio. Loro sono tante, belle, giovani. Ricche di buone e romantiche intenzioni. Formare una famiglia. Avere una relazione seria… Almeno questo è quello che dichiarano. La realtà è molto diversa. Su questa è nato un business. Molti ci guadagnano. Quelli che ci perdono sono gli uomini occidentali. Sempre. Tutte le tecniche e le modalità della sottile menzogna in rosa.

Giorgio Nadali – Nato a Milano nel 1962. Giornalista, scrittore, docente, autore televisivo. Ha già pubblicato altri 6 libri. www.giorgionadali.it

INDICE:

Introduzione………………………………………………. 8

Dalla Russia con amore?…………………………….. 14

Il business dei siti online di incontri Est / Ovest 24

La mentalità della matrioska vivente……………. 28

La testimonianza di Desislava. Una matrioska

psicologa spiega perché le donne mentono….. 58

La terribile matrioska…………………………………. 67

Il pollo occidentale e la vera donna…………….. 75

Bibliografia…………………………………………………. 80

Dal 5 Ottobre 2011:

Le matrioske viventi.

Il business dell’inganno sentimentale tra Est e Ovest

Lampi di Stampa, Milano, 2011, ISBN: 978-88-488-1300-6

Brossura – Pagine: 85 – Prezzo: Euro 9,00

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-8a428767-4fc8-4e95-809d-37fcbbd2d032.html?77877277


Le matrioske viventi. Il nuovo libro di Giorgio Nadali

di Giorgio Nadali

www.giorgionadali.it

Matrioske. Una serie di diverse bambole senz’anima, una dentro l’altra. Ognuna ha una personalità da esibire per adattarsi a diverse situazioni. Tutte con un unico obiettivo. Ottenere cinicamente il massimo con il minimo sforzo da diversi uomini. Sul web – si sa – c’è chi cerca sesso e c’è chi cerca amore. L’uomo occidentale che frequenta i siti di incontri o i social network  è europeo o americano, dai 30 ai 60 anni. E’ scontento della donna occidentale. Spesso è separato o divorziato. Cerca una donna molto femminile, secondo l’immaginario maschile. Una donna di cui i bigodini e il pigiama di flanella non prendano il posto della passione dopo qualche anno di matrimonio. Loro sono tante, belle, giovani. Ricche di buone e romantiche intenzioni. Formare una famiglia. Avere una relazione seria… Almeno questo è quello che dichiarano. La realtà è molto diversa. Su questa è nato un business. Molti ci guadagnano. Quelli che ci perdono sono gli uomini occidentali. Sempre. Tutte le tecniche e le modalità della sottile menzogna in rosa.

 dall’Introduzione…

 Matrioska ‹matriòska› s. f. [adattamento fonetico e grafico del russo matrëška ‹matri̯òška›, probabile diminutivo familiare di Matrëna ‹matri̯òna›, nome proprio femminile che risale al latino matrona «matrona»]. – Caratteristica bambola di legno (un tempo chiamata baba, propriamente «contadina»), molto comune come giocattolo e soprammobile nei territori russi e di lì diffusa anche nei paesi limitrofi, raffigurante una florida contadina russa in abito vivacemente colorato con ampia gonna e fazzolettone in testa; è in realtà costituita di una serie di bambole, di forma all’incirca ovoidale e di figura simile ma di dimensioni diverse, che, contenute ciascuna nella cavità di quella immediatamente più grande, si possono via via estrarre in quanto tutte (tranne eventualmente la più piccola) composte di due metà innestate l’una sull’altra[1]

 Una serie di diverse bambole senz’anima, una dentro l’altra. Ognuna ha una personalità da esibire per adattarsi a diverse situazioni. Tutte con un unico obiettivo. Ottenere cinicamente il massimo con il minimo sforzo da diversi uomini.

     Sul web – si sa – c’è chi cerca sesso e c’è chi cerca amore. E loro sono tante, belle, giovani. Ricche di buone e romantiche intenzioni. Formare una famiglia. Avere una relazione seria… Almeno questo è quello che dichiarano, ovviamente. La realtà è molto diversa. Su questa realtà è nato un business. Molti ci guadagnano. Quelli che ci perdono sono gli uomini occidentali. Sempre.  

 Da una lunga ricerca sui decine di blog sembra però che la donna dei Paesi dell’ex Unione Sovietica sia particolare. E come vedremo, molto particolare! Il grande Giuseppe Verdi fa cantare al Rigoletto: «La donna è mobile Qual piuma al vento, Muta d’accento – e di pensiero. Sempre un amabile, Leggiadro viso, In pianto o in riso, – è menzognero. È sempre misero Chi a lei s’affida, Chi le confida – mal cauto il core!» Mai si sarebbe immaginato che centinaia di migliaia di utenti di Internet sarebbero d’accordo con lui, almeno ad osservare quello che dicono delle matrioske viventi[2]  su decine di blog.

 Senza nulla in comune – cultura, educazione, livello sociale, valori – spesso un’età molto distante, è ovvio che un matrimonio con una di queste donne è un fatto di interesse – non di amore. Il fenomeno antico – nato in realtà nel XVIII secolo negli Stati Uniti d’America – delle “mogli per corrispondenza”  (mail order brides) riguarda in pratica nei moderni siti web delle “mogli in vendita” al miglior offerente. Se per una donna occidentale è naturale valutare innanzi tutto l’intelligenza, il carattere, la personalità di un potenziale marito, per queste donne è assolutamente prioritario valutare la possibilità economica. Va da sé che non si innamorano per la personalità, ma per il conto in banca. Sradicandosi da un Paese ex sovietico con un livello di vita molto basso, è evidente che il potenziale marito debba farsi carico di tutto e di mantenere sua moglie, che si sposa non per amore, ma per interesse – se non proprio per fame. Di conseguenza è possibile trovare matrimoni con differenze di età decisamente improbabili in Occidente, anche di quindici o venti anni.  

 Ah, ma… la matrioska vivente è speciale! Vediamo i vantaggi e gli svantaggi. A seconda dei punti di vista, si intende. Per chi cerca avventure (facilissimo) o per chi cerca il vero amore disinteressato (difficile e improbabile). Parliamo di donne dai 18 ai 40 anni  prevalentemente in ambiente urbano. Ecco una sintesi delle osservazioni su di loro prese da molti blog in Internet. Pare che gli uomini siano concordi nel dire che…


[1] Enciclopedia Treccani

[2] Per “matrioska vivente” intendo qui in particolare una donna dai diciotto ai quaranta anni,  di alcuni Paesi dell’ex Unione Sovietica, come  Russia, Ucraina, Bielorussia, e ancora Moldavia, Bulgaria, ecc. che cerca online – su siti web di incontri sentimentali o social network –  diverse prede maschili per ottenere benefici materiali o per il semplice gusto della conquista, giocando con i sentimenti. Non mi riferisco dunque assolutamente a qualsiasi  donna dei Paesi dell’Est.

Giorgio Nadali – Nato a Milano nel 1962. Giornalista, scrittore, docente, autore televisivo. Ha già pubblicato altri 6 libri. www.giorgionadali.it

Indice

Introduzione …………………………………………….  8

Dalla Russia con amore? ………………………….  14

Il business dei siti online di incontri Est / Ovest     24

La mentalità della matrioska vivente…………. 28

La testimonianza di Desislava. Una matrioska psicologa spiega perché le donne mentono   58

La terribile matrioska………………………………. 67 

Il “pollo” occidentale e la vera donna………75

Bibliografia ……………………………………………….  80

 


Donna e Islam. Tutto quello che le sciocchine non sanno

Di Giorgio Nadali   www.giorgionadali.it

Le provocazioni di dittatori e buffoni in visita di Stato passano.  L’economia si inchina e lecca tutto per vile denaro. Le verità nascoste a sprovvedute e insulse fanciulle indottrinate per lucro rimangono. Eccone alcune.

La poligamia è prevista dal Corano, ma solo per particolari circostanze: “Se temete di non essere equi con gli orfani (yatim), sposate allora di fra le donne che vi piacciono, due o tre o quattro, e se temete di non essere giusti con loro, una sola.” (Sura 4,3)

Le donne sono considerate inferiori, anche nel matrimonio e devono sottostare al principio della qiwamah, cioè della custodia, nel senso di “controllo totale da parte di un guardiano”, che è il marito. La qiwamah, tuttora in uso, ha quattro scopi: protezione, sorveglianza, custodia e mantenimento.

1) La moglie non può ricevere estranei, uomini, regali, senza il permesso del marito, né può disporre o prestare le proprietà di lui senza il suo permesso. Non esiste quindi la comunione dei beni.
2) Il marito ha il diritto di limitare i movimenti della moglie e di impedirle di lasciare la casa. Questo diritto prevale anche sul diritto dei parenti di lei di farle visita o di essere visitati da lei. E’ raccomandato al marito di non abusare di questo suo diritto.
3) La moglie non ha il diritto di contestare il marito e questi può punirla per la sua disobbedienza.
4) La moglie non può contestare il diritto del marito al concubinato, ma può chiedergli il khul (il divorzio).
5) Col matrimonio la moglie accetta implicitamente queste regole della qiwamah. Nonostante ciò la sposa può stipulare delle clausole che le garantiscono il diritto di divorziare, o di rimanere unita a lui solo se è l’unica moglie.
6) La moglie deve sottostare al diritto del marito di rivendicare in ogni caso una paternità.

La maggioranza dei dannati all’inferno sono donne 


Muhammad (Maometto) disse: “Mi è stato mostrato il fuoco dell’Inferno e che la maggioranza dei suoi abitanti sono donne”. Il Profeta disse: “Stavo alla porta del Paradiso e vidi che la maggioranza delle persone che vi entravano erano i poveri, mentre i ricchi si fermavano all’ingresso (per rendere conto) Ma i dannati furono portati al Fuoco. Poi fui all’ingresso dell’Inferno e vidi che la maggioranza (Aammah) di coloro che vi entravano erano donne”.  In compenso le belle donne che sono rimaste illibate (ammesso che esistano veramente) possono sperare di diventare delle Urì (dall’arabo al-hur – dagli occhi neri), le fanciulle che allietano gli uonimi nel paradiso islamico. Com’è noto, secondo la religione islamica ogni caduto della Jihad ha diritto a un harem ultraterreno di ben settantadue leggiadre vergini, oltre ad una comoda sistemazione ultraterrena in un giardino verdeggiante, rigato da limpidi ruscelli.

Circoncisione femminile (infibulazione)

Nonostante la condanna Islamica della circoncisione femminile, questa è praticata in alcune regioni dell’Africa in tre forme: circoncisione della Sunnah, (la tradizione), che prevede la rimozione della punta del clitoride e del suo prepuzio. Per clitoridectomia, rimozione totale del clitoride, del prepuzio e delle labia minora. Per infibulazione, detta anche circoncisione faraonica. Quest’ultima prevede la rimozione non solo del clitoride (clitoridectomia), ma anche delle labia majora e minora, della vulva. Le parti raschiate di quest’ultima, sono poi unite e rivoltate all’interno della vagina e fermate con spine oppure cucite con minugia o filo. Una piccola apertura consente il passaggio del flusso mestruale. In alcune culture la donna viene “riaperta” dal marito la prima notte di nozze mediante uno stiletto a doppia lama e ricucita nel caso di una sua lunga assenza. (Evidentemente lo stiletto ce l’ha solo lui).

Il tutto senza anestesia e in condizioni igieniche pessime, utilizzando forbici, vetri, lame, usate per più ragazze senza sterilizzazione. Molte sono le dannose conseguenze di questo rito. La “minore” è una metrorragia. Tra le peggiori, calcoli renali, sterilità, infezioni pelviche.

Una donna infibulata deve essere “scucita” per la prima notte di nozze e “ricucita” in seguito, per garantire fedeltà al marito. Stesso procedimento per il parto.

Una ragazza non circoncisa è considerata sporca dai villaggi locali e quindi non maritabile. La giovane che ancora ha un clitoride è considerata un grave pericolo, se l’organo entra in contatto col membro del marito. Un’attrazione fatale.

L’età può variare, a partire dai tre anni. Il tipo di rituale varia da luogo a luogo.

Nushuz. Se la donna si ribella, battetela.

Sura al-Nisa (IV) vers. 34

“Gli uomini sono preposti alle donne, perché Allah ha elevato alcuni di loro [esseri umani] su altri, e per il fatto che essi spendono [per esse] dei propri beni. Le [donne] probe sono dunque devote, salvaguardano in assenza [dei propri mariti, i loro diritti e la propria castità], per ciò che Allah ha preservato [per esse]. E quelle di cui temete la ribellione, ebbene, [prima] consigliatele, [e se ciò non dovesse rivelarsi efficace] abbandonatele nei [loro] letti, [e se anche questo non dovesse essere sufficiente] battetele. Se poi vi obbediscono, non cercate, contro di esse, [alcuna] via [per opprimerle]. In verità, Allah è sublime, grande”.

Picchiare la moglie è un evento presente in tutte le culture, ma solo nell’Islam è santificato da una autorizzazione di Dio. Amnesty International riporta che “secondo l’Istituto di Scienze Mediche del Pakistan, oltre il 90% delle donne sposate riferiscono di essere state prese a calci, schiaffeggiate, picchiate, o sottoposte ad abusi sessuali quando i mariti non erano soddisfatti della loro cucina o della pulizia della casa, o quando si dimostravano ‘incapaci’ di rimanere incinte o avevano partorito una femmina invece di un maschio”. In Tunisia picchiare la moglie viene sanzionato con 5 anni di carcere.

L’Islam insegna che gli uomini sono superiori alle donne (Sura 2:228).

L’Islam insegna inoltre che le donne hanno la metà dei diritti degli uomini:

  • nelle testimonianze pubbliche (Sura 2:282)
  • nell’eredità (Sura 4:11)

L’Islam considera la moglie come un possesso: “Fu reso adorno agli occhi degli uomini l’amor dei piaceri, come le donne, i figli, e le misure ben piene d’oro e d’argento, e i cavalli…” (Sura 3:14).

L’Islam istruisce le donne perché si velino sempre quando sono fuori delle loro case: “E dì alle credenti che…si coprano i seni d’un velo e non mostrino le loro parti più belle.” (Sura 24:31).

Maometto insegna che le donne sono mancanti in intelligenza e religione: “Io non ho mai visto qualcuno più deficiente in intelligenza e religione delle donne.” (Al Bukhari vol. 2:541).

Maometto insegna anche che le donne sono di cattivo auspicio: “Vi è cattivo auspicio nelle donne, nella casa e nel cavallo.” (Al Bukhari vol. 7:30).

Maometto insegna infine che le donne sono dannose per gli uomini: “Dopo di me non lascio alcuna afflizione che sia più nociva agli uomini delle donne.” (Al Bukhari vol. 7:33).

L’Islam permette la poligamia: un uomo può sposare fino a quattro donne allo stesso tempo: “Sposate allora di fra le donne che vi piacciono, due, tre o quattro…” (Sura 4:3).

Un uomo può divorziare da sua moglie per mezzo di una dichiarazione pubblica, mentre la moglie non possiede tale diritto: “Il ripudio v’è concesso due volte.” (Sura 2:229).

Quando un marito ha pronunciato per tre volte la formula del divorzio contro sua moglie, lei non ha la possibilità giuridica di risposare suo marito fino a quando non abbia sposato e sia stata ripudiata da un altro uomo (incluso l’aver avuto rapporti sessuali con questi): “Dunque se uno ripudia per la terza volta la moglie essa non potrà più lecitamente tornare da lui se non sposa prima un altro marito; il quale se a sua volta la divorzia, non sarà peccato se i due coniugi si ricongiungano…” (Sura 2:230).

L’Islam insegna che una moglie è passibile di punizione da parte di suo marito, picchiare una moglie o astenersi dall’avere rapporti sessuali con lei è permesso: “Quanto a quelle di cui temete atti di disobbedienza, ammonitele, poi lasciatele sole nei loro letti, poi battetele…” (Sura 4:34).

L’Islam considera la moglie come un oggetto sessuale: “Le vostre donne sono come un campo per voi, venite dunque al vostro campo a vostro piacere.” (Sura 2:223).

I suoi bambini dovranno essere educati secondo la religione del loro padre musulmano: l’Islam. Se lui divorziasse da lei, egli otterrebbe la custodia dei bambini, e lei non sarebbe più in grado di rivedere i suoi figli.

La Sharia (Legge Islamica) stabilisce che nei matrimoni misti “i bambini seguiranno la migliore tra le due religioni dei genitori”, la quale, nel tuo caso, sarebbe considerata l’Islam. Il Corano afferma che l’Islam è l’unica vera religione: “La religione presso Dio è l’Islam.” (Sura 3:19). Dei non-musulmani non possono essere tutori di musulmani: “O voi che credete! Non preferite prender per patroni gli infedeli piuttosto che i credenti.” (Sura 4:144).

Se la moglie sopravvive al marito musulmano e le sue proprietà si trovassero in un paese islamico, la legge islamica verrebbe applicata. La moglie che non si è convertita all’Islam non eredita nulla, mentre la moglie che si è convertita all’Islam eredità molto poco. Secondo il Corano una moglie non eredita tutto il patrimonio di suo marito. Se il marito morisse non lasciando eredi, lei percepirebbe un quarto del suo patrimonio, e i suoi genitori, i fratelli, gli zii etc. percepirebbero il resto. Se il marito deceduto lasciasse eredi allora la moglie percepirebbe un ottavo e i figli il resto, un figlio maschio eredita il doppio di una femmina: “Ed esse (mogli) avranno a loro volta un quarto di tutto quel che voi morendo lascerete, se non avete figli; ché se li avrete, ad esse spetterà un ottavo, dopo che siano stati pagati eventuali lasciti o debiti.” (Sura 4:12).

Giorgio Nadali

 www.giorgionadali.it