Charlie Kirk. L’eredità spirituale

di Giorgio Nadali

 Diversamente dall’affermazione del direttore dell’FBI, Kash Patel: «Adesso riposa, fratello, noi vegliamo e ci vediamo nel Valhalla», ritroveremo Charlie Kirk dove è giunto immediatamente dopo la tragica morte avvenuta il 10 settembre scorso alle 20.22, ora italiana. Il luogo non è il Valhalla, quello della mitologia nordica, l’oltretomba riservato agli eletti del dio guerriero Odino, condotti dalle valchirie. Il luogo è il Paradiso, quello riservato per chi è nato di nuovo in Cristo, si è lasciato salvare da Lui e ha vissuto una vita di vera fede, con una vera testimonianza cristiana. Capiamo che Patel, essendo induista, non poteva citare né il Paradiso, ma nemmeno il Nirvana della sua fede, perché quest’ultimo è letteralmente l’estinzione dell’atman, cioè dell’anima e di conseguenza nessuno ritrova più nessuno nel Nirvana.  Quando Kirk parla dei cristiani che hanno speranza, non sta parlando di illusioni o di atteggiamento mentale positivo. Parla di aspettative fiduciose basate sulle promesse di Gesù Cristo stesso. Ma è qui che entra in gioco l’intuizione di Kirk e diventa particolarmente potente. Dice, “C’è qualcosa di ancora meglio che ci aspetta” Meglio di cosa? Meglio dei nostri ricordi più felici. Meglio dei nostri amori terreni più profondi. Ma a proposito di battaglie, Kirk aveva qualcosa di ancora più sorprendente da dire su ciò che sta realmente accadendo intorno a noi proprio adesso. Ecco dove Charlie Kirk dice qualcosa che dovrebbe svegliare ogni persona che pensa di capire cosa veramente sta succedendo nel nostro mondo. Charlie diceva: “C’è una battaglia spirituale che sta avvenendo in tutti intorno a noi.” Ora, la maggior parte delle persone sente parlare di conflitti politici, guerre culturali, movimenti sociali, e pensano che questi sono solo disaccordi umani su politica e valori. Ma Kirk diceva qualcosa di molto più profondo e molto più inquietante. Che dietro tutti i conflitti, c’è una guerra invisibile che si sta verificando. L’apostolo Paolo descrisse questa esatta realtà in Efesini 6:12-13. “poiché il nostro combattimento non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti. Perciò prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio e, dopo aver compiuto tutto il vostro dovere, restare in piedi”. Ecco perché Kirk sottolineava l’importanza della preghiera, della lettura della Parola di Dio, di costruire un forte senso cristiano di comunità. Sono preparativi per la battaglia per una guerra più reale di qualsiasi altra conflitto fisico che tu abbia mai visto. Noi siamo impegnati in una battaglia spirituale contro il male. Le forze demoniache sono reali. Ma quando noi conosciamo la Verità, otteniamo il potere di resistere contro di loro. I demoni attaccano diversi parti di ciò che siamo. Ecco perché dobbiamo sapere esattamente dove colpisce il nemico: La mente. La nostra mente è il principale campo di battaglia. Il nemico pianta spiriti distruttivi come il dubbio, l’incredulità, la confusione, dimenticanza e compromesso. Dio ci ha dato la sua Parola come nostra arma principale contro ogni attacco del nemico. Tu devi sapere in cosa credi. E quanti in Italia conoscono e studiano la Parola di Dio? Quanti credono in dottrine che li rendono tiepidi? “Io conosco le tue opere: tu non sei né freddo né fervente. Oh, fossi tu pur freddo o fervente! Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né fervente, io ti vomiterò dalla mia bocca” (Apocalisse 3:15-16). Mentre il vero coraggio della fede di Charlie Kirk credeva nelle parole di Cristo: “Ecco, io sto alla porta e busso: se uno ode la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me. Chi vince lo farò sedere con me sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi sono posto a sedere con il Padre mio sul suo trono” (Apocalisse 3:20-21).

Charlie Kirk pubblicava regolarmente per oltre 5 milioni di follower sui social media, la frase “Gesù è la risposta”. Non argomentazione teologica complessa, non apologetica sofisticata, non una lunga spiegazione. Solo Gesù è la risposta. Ma ecco perché questa semplice affermazione è stata in realtà rivoluzionaria nel nostro attuale momento culturale. Pensa a cosa sta accadendo nella nostra società in questo momento. Famiglie che cadono a pezzi e un un’intera generazione che si sente senza speranza sul futuro. Tutti guardano per risposte a qualsiasi cosa che potrebbe riempire il vuoto. E in quel caos, Charlie Kirk pronunciò parole che colpirono tutti. Gesù è la risposta.

Per cui se hai una fede tiepida, riscaldala e testimonia con coraggio. Lo stesso che ha portato Charlie a dare la vita. Con umiltà. Aveva raggiunto a 31 anni più di quanto la maggior parte delle persone raggiunga in una vita e la sua valutazione di se stesso era “Non sono niente senza Gesù”. Pensa all’umiltà, in una cultura che celebra l’auto promozione. Kirk stava dicendo che senza Cristo, non aveva alcun valore. Tutti i suoi successi, tutta la sua influenza, tutto il suo successo, senza Gesù, era tutto senza senso. Kirk non diceva solo di essere un peccatore in termini generali. Diceva: “Io sono incredibilmente al di sotto della gloria di Dio.” Questa non è falsa umiltà o banalità religiosa (anche perché il Cristianesimo non è una religione di rituali, ma un rapporto personale con Gesù Cristo, per cui la salvezza viene per grazia da Lui, non dalle nostre opere). Charlie ha dato la sua vita al Signore in quinta elementare. Prima la fede e poi il battesimo per immersione per rinascere in Cristo. Charlie era “Born Again”. Gesù dice a Nicodemo: “Se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (Giovanni 3:5). Charlie è rinato nello Spirito ed è ora nel regno di Dio. Per cui non cercatelo nel Valhalla. Charlie ha già ascoltato le parole di Gesù: “Va bene, servo buono e fedele; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore” (Matteo 25:23) perché “Non chiunque mi dice: ‘Signore, Signore’ entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Matteo 7:21). Non sono le opere che salvano, ma senza le opere la fede è morta. E di opere Charlie ne ha fatte molte, spinto dalla fede incrollabile in Gesù. «Adesso riposa, fratello, noi vegliamo e ci vediamo nel Paradiso». Ciao Charlie, amico mio! Charlie, see you in the Kingdom of God!

 

 


Fede & salute

Le credenze religiose possono essere molto potenti e possono avere effetti fisici. Uno studio guidato da Katja Wiech dell’Università di Oxford ha coinvolto ventiquattro individui divisi in due gruppi. Dodici erano studenti cattolici praticanti. Gli altri dodici erano studenti atei. Sono state mostrate loro alcune immagini. Una era un’immagine della Vergine Maria del pittore Giovanni Battista Salvi detto «Il Sassoferrato» (XVII secolo). L’altra era «La dama con l’ermellino», di Leonardo da Vinci. Immagini molto simili. Dopo aver guardato le foto per trenta secondi, i volontari sono stati sottoposti a piccole scosse elettriche per dodici secondi. Ogni volta, è stato chiesto di classificare come il livello di dolore su una scala da zero a cento. I soggetti sono stati poi sottoposti a risonanza magnetica cerebrale.
Quando la squadra della Wiech controllò le scansioni cerebrali dei due gruppi, ha trovato marcate differenze tra di loro. Dopo aver visto il quadro della Vergine Maria, una zona del cervello chiamata corteccia prefrontale risultava illuminata solo nei volontari religiosi. I membri del gruppo religioso riferivano di provare meno dolore quando guardano l’immagine della Vergine Maria, di quando guardavano il quadro di Leonardo.

Per i cattolici dodici per cento in meno di dolore. Sul gruppo di non religiosi le immagini non hanno avuto alcun effetto.
Katja Weich ha concluso che: «I cattolici erano coinvolti in un meccanismo cerebrale che è ben noto dalla ricerca come effetto placebo, analgesia e disimpegno emotivo che aiuta le persone a reinterpretare il dolore e renderlo meno minaccioso. Queste persone si sentivano sicure guardando la Vergine Maria, si sentivano protetti, quindi l’intero contesto del test è cambiato per loro. È altamente probabile che anche le persone non religiose potrebbero raggiungere una simile capacità di controllare il dolore, forse attraverso la meditazione o altre strategie mentali».

Gli individui che praticano la religione e la spiritualità godono di una migliore salute fisica e mentale rispetto a quelli che non lo fanno. Per comprendere meglio questo rapporto e come la spiritualità e la religione possano essere utilizzate per far fronte a problemi di salute significativi, i ricercatori dell’Università del Missouri hanno esaminato quali aspetti della religione sono più vantaggiosi e per quali popolazioni.
«I nostri risultati rafforzano l’idea che la religione e la spiritualità possano aiutare a tamponare le conseguenze negative di condizioni di salute difficili», ha riferito Stephanie Reid-Arndt, professoressa associata di psicologia della salute nella scuola di professioni sanitarie. «Sappiamo che ci sono molti modi di far fronte a situazioni di vita stressanti, come una malattia cronica e il coinvolgimento in attività spirituali e religiose può essere una strategia efficace per far fronte a queste situazioni». La recente pubblicazione del Centro di Ricerca per la Religione e le Professioni dell’Università del Missouri, creato dalla Reid-Arndt, ha scoperto che il sostegno religioso è associato con i migliori risultati di salute mentale per le donne e con una migliore salute fisica e mentale per gli uomini.
L’assistenza religiosa e spirituale comprende la cura da parte di congregazioni, interventi spirituali, come la direzione spirituale, la confessione e l’assistenza di pastori e cappellani ospedalieri. Brick Johnstone, docente di psicologia della salute sostiene che “entrambe i sessi beneficiano del sostegno sociale – la capacità di cercare aiuto e di contare sugli altri – fornita dagli altri fedeli e dal coinvolgimento in organizzazioni religiose. L’incoraggiamento a cercare sostegno religioso spirituale può aiutare gli individui a far fronte allo stress e ai sintomi fisici legati alla malattia. Il personale medico deve incoraggiare i pazienti a trarre beneficio da queste risorse [religiose] che forniscono sostegno emotivo e finanziario, nonché occasioni di migliorare la socializzazione”.
Lo studio ha esaminato il ruolo dei sessi nell’avvalersi del sostegno spirituale e religioso in condizioni di malattia cronica e di disabilità, comprese le lesioni alla spina dorsale, danni cerebrali e cancro. Utilizzando scale di misura di religiosità e spiritualità, di salute mentale e di salute generale, i ricercatori non hanno scoperto differenze tra uomini e donne in termini di livelli di esperienze spirituali e pratiche religiose.
Queste rilevazioni contrastano con altri studi che hanno ipotizzato una maggiore spiritualità delle donne e di un coinvolgimento femminile più accentuato nelle pratiche religiose rispetto agli uomini. Johnstone ha osservato che “mentre le donne generalmente sono più religiose o spirituali degli uomini, abbiamo scoperto che entrambe i sessi possono aumentare il loro affidamento alla religione, quando devono affrontare la malattia o la disabilità”. La ricerca ha evidenziato che per le donne, la salute mentale è associata con esperienze spirituali quotidiane, con l’esperienza del perdono e con questioni religiose e spirituali.
Questo significa che il credere in un potere superiore legato al perdono al sostegno e all’amore è connesso con una situazione mentale positiva nell’affrontare una malattia cronica, da parte delle donne. Per gli uomini, il sostegno religioso – la percezione di un aiuto e di un supporto da parte di congregazioni religiose è associato con una migliore salute». Johnstone è il direttore del programma di ricerca di spiritualità e salute dell’Università del Missouri. Ha condotto diversi studi con l’intento di esaminare la relazione che esiste tra la religione, la spiritualità e la salute, in particolare per gli individui con condizioni croniche disabilitanti, appartenenti a diverse tradizioni religiose.

Chiediamo cosa ne pensa la psicanalista Giovanna Capolongo, che esercita la professione a Milano.

Dottoressa, cosa ne pensa delle affermazioni della ricercatrice Stephanie Reid-Arndt?
Le affermazioni della ricercatrice Stephanie Reid-Arndt trovano conferma nella mia esperienza clinica in qualità di psiconcologa.
La religiosità vissuta e praticata non solo offre conforto e sostegno nei momenti difficili, ma diventa un’alleata del paziente insieme al piano terapeutico la cui efficacia dipende dalla compliance, insieme all’aiuto offerto dai psiconcologi.
Non solo la religiosità vissuta e praticata, ma anche la religiosità che inizia semplicemente come curiosità o come domanda da parte di quelle persone che sono “alla ricerca” di una risposta alle proprie domande cosiddette “esistenziali”, ma che non sono pervenuti ancora ad una risposta, non sono ancora approdati ad una fede e ad una fede certa in Qualcuno: la domanda e l’attesa di queste persone di poter trovare un senso all’esistenza, che vuol dire poi trovare il senso della propria malattia, li rende attivi, partecipativi di tutta la propria vicenda umana e collaborativi nel lavoro della cura del proprio male.

Nella sua professione ha riscontrato una differenza tra coloro che credono e coloro che non credono?

Si.

I non credenti nel momento della malattia mettono in campo risorse esclusivamente frutto della propria storia personale. E queste il più delle volte sono limitate. Alcuni presentano una grande capacità organizzativa, della gestione della propria malattia, ma c’è spesso l’altra faccia della medaglia che si presenta come solitudine, mancanza di rapporti significativi capaci di prendersi cura.
I “credenti” mettono in campo risorse non solo personali ma risorse che sono il frutto di una condivisione comunitaria: l’ascolto, la fiducia, l‘abbandono, la speranza, la domanda di aiuto e tutto ciò li rende più attrezzati a compiere quella battaglia contro il proprio male.

Secondo Lei come e perché la fede religiosa influisce sui processi psichici?

Influisce perché l’apertura della psiche al Mistero come ciò la cui conoscenza è inesauribile, dilata le possibilità della psiche di trovare soluzioni e risposte.

Esiste un rapporto tra spiritualità e armonia interiore secondo Lei?

Lo spirito come componente del soggetto, se adeguatamente vissuto, cioè se allo spirito viene data la possibilità di avere una “vita”, esso genera armonia, cioè benessere ed equilibrio.

 

Giorgio Nadali