Fede e denaro. Esiste un rapporto tra ricchezza o povertà personale e la fede religiosa?

di Giorgio Nadali33059443_10215948646460141_1988158292806860800_oE’ una sorta di snobismo spirituale quello delle persone che pensano di poter essere felici senza denaro. Lo diceva Albert Camus…La Svizzera ha il quarto PIL (Prodotto Interno Lordo) per persona più alto del mondo, dopo Lussermburgo, Qatar e Norvegia. Italia al 27^ posto e Stati Uniti al 10^. 85.000 dollari annuali.
Gli svizzeri hanno in media 700.000 franchi in banca.Una certa idea falsata di Cristianesimo ha abituato a disprezzare il denaro. Di parere contrario è la Teologia della Prosperità, di matrice protestante. La Teologia della prosperità insegna che i cristiani hanno diritto al benessere perché la realtà fisica e quella spirituale sono viste come una realtà inscindibili. La teologia della prosperità insegna che Dio ci vuole vincenti. Sempre.

Non è male chiedere a Dio benessere e prosperità, anche economica. Una dottrina in contrasto con chiese cristiane che insegnano (solo a parole) un concetto falsato di povertà. La povertà è in realtà il distacco del cuore dalle cose materiali, non la miseria e la mediocrità. Se un uomo o una donna hanno successo – guadagnano molto bene e con questo denaro danno lavoro ad altri e fanno del bene – Dio è molto felice di questo. Aspetta solo che chi ha fede  e Gli chieda la stessa cosa per ricolmarlo del suo favore e aprirgli porte che sono impossibili agli uomini. Il denaro è solo un mezzo che amplifica ciò che la persona è già. Con molto denaro si può dare lavoro agli altri, si possono realizzare progetti utili a milioni di persone, si possono istituire fondazioni filantropiche, centri di ricerca e univeristà, salvare giornali in crisi, istituire facoltà universitarie, oppure…

Secondo uno studio della Banca mondiale la Svizzera è il Paese più ricco. In base a un nuovo studio di un istituto di ricerca sociale americano – Pew Research Center –  c’è un rapporto tra benessere economico personale e fede religiosa.

Ricchezza e religione sarebbero inversamente proporzionali: i paesi più religiosi quelli con un più alto tasso di povertà e viceversa, mentre quelli più ricchi i più tendenti all’ateismo. Unica eccezione gli Stati Uniti d’America, dove nonostante la ricchezza elevata in termini di PIL, il 54% della popolazione afferma la grande importanza della religione nella propria vita. Nel testo sociologico “Sacro e popolare. Religione e politica nel mondo globalizzato”, gli autori Pippa Norris e Ronald Inglehart sottolineano come la partecipazione alle pratiche religiose registri tassi più alti tra persone più incerte a livello economico e che si trovano ad affrontare più problemi di salute e povertà. Nell’ipotesi generale, il declino del valore della religione, della fede e delle attività religiose dipende dal mutamento di lungo periodo della sicurezza esistenziale: con il processo e il progresso dello sviluppo umano, l’importanza della religione nella vita degli individui diminuisce gradualmente.

Ho sentito il parere di tre importanti sociologi italiani:

Roberto Cipriani. Professore ordinario di Sociologia nell’Università Roma Tre.

Silvio Scanagatta. Docente di Sociologia del mutamento culturale all’Università di Padova

Paola Di Nicola. Presidente della Associazione Italiana di Sociologia. Docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Verona.

 

Siete d’accordo con la ricerca?

Cipriani:

Non è facile essere d’accordo con la ricerca perché le informazioni sulla metodologia sono insufficienti a valutare l’affidabilità. A livello comparativo fra nazioni ci sono moti problemi di omogeneità fra i dati raccolti.

 Scanagatta:

Non mi stupisce affatto. Gli Stati Uniti hanno una cultura decisamente diversa dall’Europa. Gli Stati Uniti sono gli unici che differiscono in questa variabile che va dal massimo di senso religioso rapportato con la povertà sino al minimo di senso religioso rapportato con la ricchezza. Gli Stati Uniti essendo più ricchi dell’Europa dimostrano che uno stato più coeso il senso religioso va perfettamente d’accordo con la ricchezza conseguita.

Di Nicola:

Indubbiamente al di là di tutte le questioni teologiche la religione ha avuto sempre una funzione consolatoria nei confronti dei soggetti e spesso questa funzione consolatoria ha trovato maggiore accoglimento tra le persone che sperimentano condizioni di vita altamente problematiche. Rimane il fatto che a livello personale le religioni sono fonte di conforto. È un dato di conforto. Soprattutto le religioni rivelate (Ebraismo, Cristianesimo e Islam).

 

Esiste a vostro parere un rapporto con la condizione economica personale e la propria fede religiosa?

Scanagatta:

Certamente c’è un rapporto. Il problema è che il tentativo di alcuni di dire che più si è ricchi e meno si è religiosi è contrastante no solo con un’infinità di realtà individuali, ma anche con realtà collettive dove società unite come quella americana dimostrano che si può far convivere benissimo il senso religioso con una grande ricchezza.

Cipriani:

Non necessariamente. Ci sono persone ricche poco religiose e poveri assai religiosi ma anche il contrario. Non si può generalizzare.

Di Nicola:

Bisogna distinguere tra la fede e la religiosità, che spesso si caratterizza anche con aspetti di tipo magico e di superstizione. Se per fede si intende un credere a livello personale nell’esistenza di un’Entità di tipo trascendente io credo che questo sentimento che possa essere presente a tutti gli uomini in tutte le classi sociali. Se invece pensiamo alla religiosità, che comprende anche tutti gli aspetti del rito,  indubbiamente nelle aree del Paese in cui esiste ancora uno sviluppo non ancora pienamente maturo, spesso questi atteggiamenti continuano a persistere.

 

Secondo voi la ricchezza economica allontana dalla fede religiosa (cristiana)?

Cipriani: Molto dipende dalla socializzazione e dall’educazione ricevute, che possono impedire di pensare che la ricchezza allontani dalla fede.

Scanagatta: No, no. L’aumento economico non allontana affatto dal senso religioso. Anzi, lo fa crescere perché spesso il livello culturale rende più sensibili e attenti al senso religioso, non necessariamente più distanti.

Di Nicola: Non è facile da dire. Con l’Europa del Settecento la religione ha perso un po’ la funzione di essere la guida per la vita e la risposta a tutti i problemi. Soprattutto con l’industrializzazione e l’aumento della ricchezza disponibile sia a livello individuale sia a livello collettivo ci si rende conto che si può avere una situazione di sicurezza autonomamente, per meriti personali, senza dover necessariamente ringraziare Qualcuno…

Cosa pensate della teologia della prosperità, di origine protestante, cioè che Dio desidera il nostro benessere economico personale e agisce anche per farcelo avere?

Cipriani:

La teologia della prosperità è un espediente per recuperare adesioni rispetto alla teologia della liberazione, promettendo esiti economici positivi in caso di adesione ad una certa linea teologica e cultuale.

Scanagatta:

Secondo un’idea protestante una persona deve la sua ricchezza non solo alla grazia che Dio gli dà ma anche al senso di comunità con cui esplica questa grazia ed è quello che può spiegare una convivenza tra ricchezza e senso religioso. In Europa invece prevale l’idea per essere ricchi bisogna distruggere il sistema di valori religiosi, in America succede esattamente il contrario. Non solo. Il cattolicesimo dice che la ricchezza è una colpa, ma anche il Paesi del Nord Europa dicono che la separazione tra senso religioso e ricchezza va operata a livelli massimi, tanto è vero che sono i Paesi del Nord che non hanno voluto riconoscere le radici giudaico cristiane della società europea.

Di Nicola:

Con il protestantesimo l’uomo è diventato la misura di tutte le cose, anche la misura della sua etica, della sua moralità e della sua religiosità. Nelle prime forme del Calvinismo per un uomo l’aver successo nella vita era un segno di essere un eletto e quindi nella grazia di Dio. Poi con il Novecento questa dimensione si è molto affievolita e l’obiettivo non stato più stato di arricchirsi per avere una misura del proprio stato di grazia, ma l’obiettivo era semplicemente quello di raggiungere livelli più alti di ricchezza indipendentemente dal fatto che questo fosse un indicatore di essere nelle grazie di Dio.

 

Secondo voi c’è un rapporto tra la condizione economico sociale e la fede religiosa in Italia?

Cipriani:

La condizione economica non è una variabile indipendente che presieda in Italia all’orientamento religioso.

Scanagatta:

Certamente c’è un rapporto. Il problema è che il tentativo di alcuni di dire che più si è ricchi e meno si è religiosi è contrastante no solo con un’infinità di realtà individuali, ma anche con realtà collettive dove società unite come quella americana dimostrano che si può far convivere benissimo il senso religioso con una grande ricchezza.

Di Nicola:

Bisogna distinguere tra la fede e la religiosità, che spesso si caratterizza anche con aspetti di tipo magico e di superstizione. Se per fede si intende un credere a livello personale nell’esistenza di un’Entità di tipo trascendente io credo che questo sentimento che possa essere presente a tutti gli uomini in tutte le classi sociali. Se invece pensiamo alla religiosità, che comprende anche tutti gli aspetti del rito,  indubbiamente nelle aree del Paese in cui esiste ancora uno sviluppo non ancora pienamente maturo, spesso questi atteggiamenti continuano a persistere. La tradizione dà delle sicurezze e chi sperimenta maggiore insicurezza quotidiana spesso trova nella tradizione religiosa dei punti di riferimento.


Bulli, pupe e idioti. Intervista di Giorgio Nadali allo psicologo Matteo Lancini

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Bulli, pupe e idioti. Intervista al dottor Matteo Lancini

Sei un bullo? Ti facciamo provare il carcere per un giorno. Succede negli USA, alla Tidewater Regional Jail di Suffolk, Virginia. Col consenso dei genitori alcuni ragazzi e ragazze vengono accolti in carcere come se fossero condannati e lasciati “socializzare” con alcuni altri detenuti selezionati che si prenderanno teneramente cura di loro per una giornata e per una notte… sotto l’occhio vigile degli agenti penitenziari. Dopo il trattamento le arie da bullo sono sparite totalmente lasciando posto a piagnucolamenti decisamente non più da duro. Un fenomeno che oggi riguarda ampiamente anche le femmine. Ecco un trattamento radicale che probabilmente farebbe ripensare al modo di comportarsi dei nostri bulli nostrani, ma probabilmente anche ai genitori che danno il cattivo esempio. Pochi giorni fa infatti Anna Lamberti, la preside dell’Istituto comprensivo Guido Galli di Milano è stato aggredita a pugni da un genitore che si è introdotto a scuola e le ha gridato “te ne devi andare”. Insomma bulli e genitori alleati per una società più violenta. Da non dimenticare che un milione e mezzo di lavoratori in Italia sono vittime di mobbing – le sottili angherie sul posto di lavoro dovute a invidia e frustrazione da parte chi è decisamente meno abile nella professione delle vittime. Bulli adulti mai cresciuti. Ma si sa, l’unione fa la forza dei poveracci. La maggioranza di questi sono anche genitori. Tali padri, tali figli insomma. In Italia le telefonate arrivate al numero verde 800 69 96 96 antibullismo nelle prime sei settimane sono state 4.437. Per il 42,1% il motivo della chiamata riguardava le prepotenze. Hanno chiamato per il 37,5% famiglie, 31,4% insegnanti e 23,2% studenti vittime di bullismo. In Internet il 38% delle ragazze e il 26% dei ragazzi è stata vittima di cyberbullismo, che in alcuni casi ha condotto al suicidio le giovani vittime. Nel Canton Ticino i ragazzi che dichiarano di avere subito vessazioni a scuola almeno due o tre volte al mese si aggirano attorno al 10% del totale.Ho chiesto al Dottor Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta del Centro Minotauro di Milano che si occupa di consulenza e psicoterapia per adolescenti e famiglie di aiutarci a capire il fenomeno. Matteo Lancini ha pubblicato il libro “Adolescenti navigati. Come sostenere la crescita dei nativi digitali“.

Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta del Centro Minotauro di Milano

 

 

Dottor Lancini, perché il fenomeno del bullismo?Il bullismo è un fenomeno che va inquadrato per le sue caratteristiche specifiche. E’ un fenomeno dove dei ragazzi che non riescono ad avere un successo scolastico costruiscono un’identità attraverso la prevaricazione su soggetti percepiti come più deboli. Questo fenomeno è in crescita? Perché?E’ difficile avere dati certi. E’ importante non confonderlo con la delinquenza minorile lontano da scuola o episodi isolati a scuola. Nel bullismo si ripetono delle azioni nel tempo con i protagonisti sempre nello stesso ruolo. Dei prevaricatori che infieriscono sempre sulla stessa persona.Come giudica il fatto di violenza da parte di un genitore sulla preside all’Istituto comprensivo Guido Galli di Milano?

Ogni episodio in cui il luogo della sacralità della formazione viene trasformato in un Far West è da condannare. Questo episodio come altri testimonia che siamo davanti ad un’emergenza educativa che da tanti anni io ho sottolineato. Bisogna cercare di ricostruire un’alleanza tra scuola e famiglia. La scuola si sente sola attaccata spesso da parte di chi dice che non riesce a stare al passo con i tempi. La famiglia si sente sola nella società complessa nella crisi dell’autorità paterna e dei riferimenti. Queste due agenzie invece di allearsi spesso litigano cercando la colpa. E’ ora che la scuola si apra a un vero confronto per cercare delle linee guida tra scuola e famiglia.

Perché i genitori difendono la stupidità dei figli?

Non c’è un genitore che cerca di difendere la stupidità del figlio, semmai di difendere la fragilità dei figli o il fatto che il figlio non è compreso.

In cosa sbagliano i genitori?

I genitori oggi sono in enorme difficoltà perché la riorganizzazione di un modello educativo ha spinto a ridefinire la famiglia più affettiva. Quindi non so dire se sbagliano. Certo è che le problematiche di oggi piuttosto che mettere in scena aspetti più conflittuali, parlano di ragazzi più fragili. Si parla di una fragilità narcisistica. E’ una società molto complessa in cui anche i modelli di  identificazione dei genitori sono molto meno definitivi pur essendo fondamentali rispetto al passato. Certamente se vogliamo dire qual è l’area dove si cerca di individuare delle esagerazioni dei genitori è quella dell’iper investimento narcisistico dei figli.

Quindi c’è un aumento del narcisismo?

Certamente, le problematiche degli adolescenti oggi sono più di stampo narcisistico. Ma questa è una società narcisistica. Una società dell’apparire a tutti i costi. Una società dove gli adulti invece di guardare un museo d’arte fanno dei selfie.  Quindi certamente stiamo crescendo in una società dove l’immagine, a volte la bellezza, la popolarità sono diventate fin troppo importanti rispetto alle competenze e la capacità di sacrificarsi in nome dell’altro e anche di sostenere chi è in difficoltà. Questo però non è un problema solo della famiglia. E’ un problema della società e anche di quello che viene proposto nella sub cultura massmediatica.

Il motivo?

I bambini sono più figli unici, L’investimento affettivo sul figlio è superiore a quello del passato. Questo ha creato delle novità che sono quelle della famiglia affettiva. Novità positiva, ma ci siamo accorti che quando si arriva in adolescenza invece di incontrare conflitti di stampo edipico, dovute all’espressione della sessualità c’è più un problema di crollo degli ideali, di aspettative di riuscita molto elevati. Se costruiamo una società dove l’immagine è prima di tutto e per primi gli adulti sono a fare immagini e selfie a una rappresentazione all’asilo dei figli di tre anni invece di guardare i figli e i nipoti che fanno la rappresentazione teatrale della festa di Natale li riprendono con telecamere, basta poi che chi incontro ad un convegno qualcuno mi dica che quei tredicenni vivono nella società dell’immagine. Gliela abbiamo creata noi.

Il rispetto dell’autorità è in crisi?

Certo che è in crisi. Ridefinire quali sono i valori in questa società complessa e chi insegna non ha più il valore simbolico che aveva. Il modello autoritario non c’è più. Una volta si cresceva sottomessi. Insieme al rispetto c’era un’ambivalenza emotiva molto forte. Certi modelli educativi autoritari hanno portato a ribellarsi. Gli adolescenti di oggi sono meno rispettosi degli adulti, ma sono più attenti all’offerta educativa che gli offrono. Secondo me chi vede nella questione della mancanza di rispetto un limite sbaglia. Il rispetto te lo costruisci in una relazione educativa appassionata. Insegnanti appassionati hanno studenti che li seguono. Molto meglio di quelli che si sottomettevano per obbligo.

Il bullo di oggi sarà l’adulto violento di domani?

Il bullismo va studiato in relazione alla fascia d’età. L’adulto deve intervenire in modo rigoroso, però tenendo conto che è una dinamica  che ha che fare con quell’età e con la scuola. No credo se l’adulto riesce a intervenire a fare un’offerta riabilitativa e quindi di un rigore adulto molto serio, ma che non intende essere troppo violento. Non vuol dire essere troppo comprensivo. Un adulto davvero autorevole. Adulti che stanno calmi e che non si denunciano gli uni gli altri.

E’ aumentato il bullismo femminile?

Il bullismo femminile è sempre esistito. Quello che è cambiato è che nelle pari opportunità che abbiamo creato è il bullismo femminile è diventato più diretto, più agito.

In America i genitori possono chiedere di far sperimentare la vita in carcere per un giorno agli adolescenti a rischio. Lo ritiene fattibile da noi?

Il sistema della giurisdizione italiana è uno dei più avanzati. Se non lo prevede siamo in una realtà lontana da quella dell’America.  Penso sia più utile quell’esperienza in cui si aggiungono punizioni di tipo volontariato, assistendo ragazzi con difficoltà che un’esperienza di un giorno in carcere. Cercando di far capire che la prevaricazione fa male all’altro.

 


Vendere di più diventando una celebrità nel proprio settore? Oggi si può. E si deve

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“Il marketing non si basa più sulle cose che fai, ma sulle storie che racconti”. Seth Godin ha ragione. La storia più importante deve essere la tua. Quella che raccontano gli altri su di te. Infatti  il vero successo si raggiunge quando si passa dal piano “autoreferenziale” al piano “referenziale”, ossia quando sono gli altri a parlare di te.

Il grandissimo venditore Jeff Bezos – fondatore di Amazon – definisce il  “Personal brand è ciò che dicono di te quando non sei nella stanza”. Il Personal Branding è l’attività con la quale si applicano al singolo individuo strategie di marketing e di branding, normalmente riservate alla comunicazione aziendale. È tra le tematiche di maggiore interesse degli ultimi anni.

“Fare personal branding significa creare una forte associazione mentale tra una competenza rilevante per un pubblico e la propria persona, tale da essere considerati la scelta numero uno in un preciso campo.” In sostanza non esiste metodo migliore per vendere a valanga.

Paradossalmente oggi il personal brand vale più del brand aziendale. Vuoi alcuni esempi? Steve Jobs, Richard Brandson, Coco Chanel, Giovanni Rana, Franco Rosso, Brunello Cucinelli. Persone che ci hanno messo la faccia per garantire il valore dei propri prodotti, persone che sono diventate delle vere e proprie celebrities e per questo hanno creato un legame più forte con i clienti al punto da trasformarli in veri e propri fan. Oggi le persone non cercano solo un prodotto o un servizio che permetta loro di soddisfare un bisogno specifico. Non vogliono semplicemente uno smartphone qualsiasi, un paio di jeans qualsiasi… Vogliono l’Iphone, un paio di Diesel… Così come non si cerca più semplicemente un avvocato, un commercialista, un architetto qualsiasi. Si cerca quello più esperto o specializzato in una determinata materia, quello con la migliore reputazione. Le persone cercano qualcuno di cui si possono fidare e a cui si possono “affezionare”.

Per imprenditori e professionisti il Personal Branding ha già un’importante evoluzione. Si parla infatti di Business Celebrity Building, per identificare l’applicazione massima del personal branding nel mondo del business, con l’obiettivo di trasformare l’individuo in una vera e propria business celebrity.

Il termine è stato coniato da Gianluca Lo Stimolo, fondatore e CEO di Stand Out, l’unica agenzia europea specializzata in servizi integrati di personal branding e considerato uno dei massimi esperti della materia.

La differenza tra i due temi è apparentemente sottile, ma non è così, se presi in esame da vicino. Infatti, mentre il Personal Branding lavora principalmente sull’immagine della persona e sulla costruzione di un’identità coerente, il Business Celebrity Building opera non soltanto sull’individuazione di un talento ma individua anche un posizionamento distintivo per l’accrescimento sia delle competenze professionali sia della visibilità, attraverso strategie e operations che abbracciano l’intera sfera del business personale, come se si trattasse di una sorta di “IO S.p.A.”.

I motivi di questa evoluzione sono stanzialmente tre:

Distinguersi dai concorrenti

affrontare con nuove armi la sempre crescente competizione sui mercati, causata da processi inarrestabili di globalizzazione e digitalizzazione;

Rafforzare i propri messaggi

Superare la refrattarietà e la diffidenza a ogni messaggio che le “fake news” hanno determinato in ogni interlocutore. “Metterci la faccia” è infatti il modo più efficace per garantire e dare autorevolezza ai propri contenuti;

Tradurre la visibilità in Business

Costruire e rendere operativi modelli di business che consentano di generare maggiori afflussi di denaro derivanti dalla crescente visibilità.

L’attività di Business Celebrity Building consente dunque di

–        Uscire dalla guerra dei prezzi;

–        Accedere ad opportunità di partnership e di business, ai più negate;

–        Trovare e selezionare i migliori fornitori e i clienti più profittevoli.

La formula del Business Celebrity Building

Gianluca Lo Stimolo spiega come fare Business Celebrity Building attraverso l’illustrazione della formula da lui  ideata:

BCB=P(E)xR(T)/S

Business Celebrity Building = Promessa al mercato (Etichetta personale) x Reputazione (Target) / Strumenti di comunicazione e promozione.

La promessa al mercato si traduce in un’etichetta che ne esemplifica la comunicazione, ma questa da sola non basta, così come non basta solo la reputazione. Bisogna avere una promessa al mercato chiara e una reputazione forte. Quest’ultima è la capacità riconosciuta di mantenere la promessa dichiarata (quanto il tuo target ti reputa in grado di mantenere la tua promessa al mercato). Si tratta quindi di una convinzione che deve essere istillata nel proprio target perché si tramuti in reputazione. Come si fa? Con gli strumenti tipici della comunicazione online e offline che però vanno applicati tutti con costanza e attenzione (ad esempio: un messaggio univoco e coerente, ciò che in inglese viene definito consinstency; il racconto di case history, testimonianze dei clienti, l’uso dell’influencer marketing, la creazione di contenuto di valore per il proprio target – blog, report, podcast, video, libri – la realizzazione di eventi e le media relations).

I passi essenziali per il Personal Branding

  1. Iperspecializzati per uscire dalla percezione del generalista:
  2. Scegli un argomento specifico su cui puoi “dir la tua”;
  3. Metti il tuo focus su un preciso pubblico (segmento di mercato)
  4. Trova un’etichetta che renda comprensibile con facilità la tua distinzione e la tua promessa al mercato
  5. Sii ossessivo e univoco nel tuo messaggio (Consistency)

 

  1. Usa lo storytelling personale per dare forza e congruenza a quanto dichiarato sul mercato
  2. Produci contenuti sull’argomento specifico che hai scelto, da distribuire attraverso i canali e gli strumenti utili a raggiungere il tuo pubblico (blog, e-book, libro, video, rubrica), inclusi eventi (workshop, seminari, congressi)
  3. Raccogli e usa testimonianze di utenti soddisfatti e illustra case history realizzate: sono di grande ispirazione all’acquisto
  4. Individua e utilizza a tuo vantaggio personalità influenti sul tuo target, senza dimenticare l’uso dei media tradizionali che forse hanno un po’ perso il valore di mezzi (media in latino) per raggiungere un pubblico, ma sono più che mai mezzi di accreditamento e fonti di credibilità nella tua professionalità per il pubblico che già raggiungi attraverso i canali social.

Il percorso è questo: prima sei un professionista generico e pochi ti conoscono. Un peccato, meriti di più! Allora diventi uno specialista e la tua notorietà migliora. Le cose iniziano decisamente a cambiare quando diventi un’autorità nel tuo settore. Il passo successivo è la celebrità. Sei noto per la tua professionalità incontestabile e la vetta finale non può che essere il diventare un punto di riferimento per il tuo ramo.

 

 


10 cose da fare per conciliare business e amore

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di Giorgio Nadali

 

“Il meglio del vivere sta in un lavoro che piace e in un amore felice” (Umberto Saba). È possibile conciliare con successo le due cose?

 

1) Vi sono delle esigenze affettive basilari diverse per ciascun sesso che vanno capite e ricordate. Non tenerne conto apre a infinte incomprensioni, anche se sono in buona fede. Nelle coppie eterosessuali ricordati che l’altro sesso pensa in un modo diverso. Non migliore o peggiore, ma diverso. Lei non ragiona istintivamente come un uomo. Lui non ragiona istintivamente come una donna. Se è capace di fare così o è un coach oppure è uno sceneggiatore che scrive dialoghi del sesso opposto, ma non è il tuo caso. Quindi, scolpisci bene queste cose nella tua mente:

Per sentirsi amata una donna deve sentirsi: a) capita b) rispettata c) ascoltata d) speciale.

Per sentirsi amato un uomo deve sentirsi: a) stimato b) accettato c) importante d) necessario.

Per lui. “Ascoltata” non vuol dire che hai vagamente udito delle parole, mentre stavi solo pensando a come difendere il tuo orgoglio ferito. Si ascolta con il cuore, non con le orecchie. “Capita”. Non vuol dire che condividi tutto ciò che dice. “Rispettata”. Non vuol dire comprare la sua attenzione. È il rispetto che alza la quotazione. Vuol dire attenzione (“respìcere, in latino significa guardare”) al suo sentire senza invalidare il suo stato d’animo. Si rispetta ascoltando.

Per lei. Importante è lui qualsiasi cosa faccia. Fare sentire sinceramente importante qualcuno senza adularlo è un’arte essenziale per la comunicazione. Necessario. L’uomo è atavicamente “faber”. È miracoloso ciò che un uomo può fare quando si sente necessario. È lo stimolo migliore per farlo agire e migliorare, ma forse lo fai già con i tuoi dipendenti. La maniera migliore per stimolare qualcuno al miglioramento non è umiliarlo e criticarlo, ma fargli sentire che la squadra (in questo caso sei tu) ha bisogno di lui. Accettato. Non vuol dire che apprezzi ogni cosa che lui fa o dice. Ma se vuoi cambiare qualcuno, o meglio se vuoi che qualcuno (in questo caso, lui) cambi, prima apprezza ciò che fa di buono e dopo, ma solo dopo, suggerisci un’idea per migliorare. Non dimenticare che le frasi con il “ma” o  il “però” dette dopo un complimento lo rendono inutile. Prima suggerisci la tua, e dopo con il “però” dimostra il tuo apprezzamento: “Potremmo fare così, però sei veramente bravo in questo”.

Anche se sei una donna manager super emancipata, fagli sentire che hai bisogno di lui. Lascia la grinta da business woman in sala riunioni.

2) Per ottenere di più nella relazione, una donna deve prima apprezzare ciò che un uomo fa già – fossero anche cose molto piccole. Solo con l’accettazione e la stima un uomo è stimolato a dare e fare di più.

3) Evita di dare consigli non richiesti ad un uomo. C’è il pericolo di farlo sentire incompetente. Le donne si consigliano spontaneamente. Gli uomini no. Per correggerlo devi usare tatto. “Lo apprezzo, ma forse avremmo potuto fare così…”. Evita di dire: “Vedi? Hai sbagliato tutto”.

4) Quando una donna parla non prendere tutto alla lettera, anche se non sei un coach. Non vuol dire non ascoltarla, ma non prendere letteralmente alcune espressioni e soprattutto non farti colpire da queste nel tuo ego maschile.  “Non mi ascolti mai”, “Fai sempre così”. Certo, sono indicatori assoluti. Se vuoi innescare una lite, dì  pure “No, non è vero perché…”. Si chiama “mappa contro mappa”. Allo stesso tempo non ascolti e invalidi i sentimenti di chi si sta esprimendo, perché stai puntando tutto sulla tua difesa. Disastroso. Se sei un coach dì “Non ti ascolto mai, ho capito bene? Proprio mai? Ci sono volte in cui ti sei sentita ascoltata?”. Tuttavia non sei un coach, ma un amante, un marito o un fidanzato. Meglio se ascolti senza replicare. Calma. Non ti sta accusando. Sta solo riordinando le idee. La donna è analitica. L’uomo sintetico. Lei parla per capire. Lui parla per trasmettere la sintesi del suo pensiero.

5) Lui non è un uomo dell’età della pietra, ma certi istinti atavici rimangono nell’umanità. Quando lui è nella sua “caverna”, non disturbarlo. Non ti ha esclusa dalla sua vita. Ha bisogno di un momento solo per lui. È il momento peggiore per dire “parliamo”. In quel momento è l’ultima cosa che vuole fare. Rimanda, ok? Tornerà a comunicare con te tra poco.  La tua comprensione e la tua pazienza saranno ricompensate.

6) Apprezza i suoi sforzi. Lui è molto impegnato. Se ami un uomo di successo devi accettare che il tempo sia limitato, soprattutto se non ha frequentato un corso di time management. Siamo noi il padroni del nostro tempo. Ma tu hai capito che anche i suoi piccoli sforzi per ritagliare un tempo per voi vanno apprezzati moltissimo. Ricordati che un uomo che porta al cinema una donna si sente come se fosse lui il regista, lo sceneggiatore e il produttore del film. Dammi retta, apprezza ciò che fa e diglielo apertamente.

7) No al “Tu sei…”.  Evitiamo il più possibile la parolina di tre lettere che impatta a 100 all’ora contro il muro della propria identità e del proprio orgoglio, perché generalmente è detta in negativo. “Sei…”. Lasciamo il “sei” il più possibile alla matematica. Le critiche devono sempre essere costruttive e dette in modo che l’altro le recepisca. Altrimenti non sono critiche, ma solo sfoghi che gettano benzina sul fuoco. Se invece la dici al positivo, pensaci bene. Lui o lei è veramente la tua vita? Se sì, vai tranquillo.

8) Non c’è problema. A noi uomini i problemi piacciono. O meglio, ci piace trovare soluzioni ai problemi. Evita di dire a lei che non c’è problema. Resisti coraggiosamente all’ atavico istinto di fornire soluzioni seduta stante. Il problema può anche esserci e magari hai anche la soluzione. Aspetta. Prima dimostrati comprensivo e empatico. Solo dopo potrai indossare l’armatura per andare a sconfiggere il drago-problema per la tua donzella. Così non c’è problema.

9) Attendi. In caso di momenti di tensione è totalmente inutile una comunicazione logica. Attendi. Se una persona non è in grado di recepire un discorso o è in “sequestro emotivo”, attendi. Passerà. Dimostra empatia, comprensione silenziosa, evita di fornire soluzioni. Chi è in “K meno” non può ascoltarti in quel momento.

 10) Colpisci con la tua personalità. Da ultimo lascerei il trading al settore economico. Sono tanti gli uomini, anche intelligenti e di successo, che credono di impressionare una donna con la tecnica del pavone. Ci sono cose che non possono essere comprate. Non ricoprirla di regali. Non puoi comprarla, a meno che non voglia un rapporto mercenario. Il principe del film “Il principe e la ballerina” (1957) svela solo alla fine alla ballerina la sua posizione sociale, quando è sicuro dei sentimenti di lei. Oggi si fa troppo spesso il contrario. Si fa credere ciò che non si è per fare colpo. Colpisci con l’empatia, con la simpatia, con l’arguzia, con l’intelligenza, con la sensibilità, prima di correre da Bulgari. Potrebbe anche non essere necessario. Vinci per ciò che sei. Buon San Valentino!


10 cose da credere per motivarti al successo

 

di Giorgio Nadali

motivazione

Cosa succede nella mente di persone di grande successo? Se vuoi rimanere concentrato e persistente di fronte alle sfide, prova ad adottare alcune di queste mentalità positive e utili. Il successo arriva in molte forme diverse, e tutti noi abbiamo le nostre idee su cosa voglia dire ottenere dei risultati. Gli studi dimostrano, tuttavia, che tutti i vincenti hanno una visione simile della vita. Se hai difficoltà ad essere motivato, prova questi modi di pensare.

“Non impari a camminare seguendo le regole. Impari facendo e cadendo”. (Richard Branson)

 

1) Il successo conta più del potere. Le persone possono assumere posizioni manageriali se il loro obiettivo principale è l’autorità, ma le persone che ritagliano il proprio posto nel mondo tendono ad essere quelle che si sentono meglio con se stesse quando raggiungono qualcosa di importante. Il potere può essere necessario per raggiungere i tuoi obiettivi e realizzare qualcosa, ma è solo un mezzo, non un fine in sé. L’obiettivo è di sentire che hai fatto qualcosa che è significativo secondo i tuoi valori.

 

2) È una mia responsabilità. Le persone di successo tendono ad avere un ottimo autocontrollo e credono che i loro sforzi siano ciò che farà la differenza. L’obiettivo è quello di fare ciò che deve essere fatto e non aspettare che gli altri ti incoraggino o ti diano una direzione. Assumersi la responsabilità significa anche sapere quando chiedere aiuto.

 

3) È un’opportunità, non una minaccia. Quando arriva una sfida, i top performer sono più entusiasti della possibilità che offre di preoccuparsi di ciò che potrebbe accadere se dovesse andare storto. Sanno che niente che valga la pena di avere è facile, quindi la difficoltà è solo un segno che il progetto è utile.

 

4) Questo mi piacerà. La perseveranza porta le sue soddisfazioni. Rimanere concentrati a lungo termine può essere affrontato come un gioco, con ogni giorno in cui ti attieni ai tuoi obiettivi sentendoti come una vittoria. Se riesci a sentirti scherzoso riguardo ai tuoi sforzi, rischia di essere meno stressato: il senso di minaccia diminuisce e il divertimento aumenta.

 

5) Il talento non vale la pena preoccuparsi

L’abilità con cui sei nato può stabilire la base per un potenziale successo ma, senza pratica, il talento naturale non si svilupperà, proprio come un muscolo che non viene usato. Sebbene ci sia davvero poco da fare sugli attributi con cui siamo nati, c’è un granché che possiamo scegliere di fare con questi attributi Anche le persone di talento devono lavorare per continuare a sviluppare le loro abilità, quindi è più produttivo concentrarsi su ciò che si intende fare e imparare piuttosto che preoccuparsi se sei naturalmente “bravo” a farlo.

 

6) Il duro lavoro è impressionante. Le persone che eccellono in quello che fanno vedono il lavoro duro come ammirevole e le persone dedicate come interessanti. Si sentono bene con se stessi per vivere i loro valori e sono disposti a lavorare duramente nel tempo.

 

7) Il fallimento non significa molto. Se qualcosa non funziona le prime volte, le persone di successo tendono a spazzolarle come un processo di apprendimento e andare avanti. Ci vogliono molte più battute d’arresto prima che inizino a considerare qualcosa di impossibile.

 

8) Non bruciare ponti. Potresti non piacere a qualcuno, ma potresti ancora dover lavorare con loro in futuro. Anche se non lo fai, avere avversari non fa bene alla tua reputazione. È molto più facile e meno stressante rimanere almeno ragionevolmente civile ed essere conosciuto come qualcuno con cui è facile collaborare. Non sai mai chi potrebbe arrivare a conoscere il tuo comportamento, quindi è sempre utile essere professionale.

 

9) Non rimanere bloccati. Fare sempre le stesse cose non ci migliora. Ciò che funziona è la “pratica deliberata” – cioè, praticando costantemente a un livello leggermente più alto della nostra zona di comfort.

 

10) Qual è il mio prossimo passo? Ci sviluppiamo continuamente man mano che procediamo, quindi è probabile che i tuoi obiettivi cambino man mano che progredisci. I migliori raggiungono un feedback regolare nei loro programmi e identificano cosa fare in base alle nuove informazioni. Valuta e aggiorna i tuoi obiettivi man mano che continui ad apprendere.

 

PIÙ PRODUTTIVA. La società di consulenza globale Hay Group ha riscontrato che le aziende con dipendenti motivati erano il 43% più produttive rispetto ai luoghi di lavoro con personale immotivato.

LAVORATI IMPEGNATI Un sondaggio Gallup del 2014 ha rilevato che, mentre meno di un terzo dei dipendenti americani erano motivati e assorbiti dal loro lavoro, i livelli di impegno erano al massimo dal 2000 – quando solo il 26% era impegnato. Fai in modo che i tuoi affari si identifichino e cerchino tali persone – la loro motivazione si nutre della tua.

17,5% Non impegnato: attivamente infelice e scontento

31,5% Impegnato. Motivatoi e appassionato del lavoro

51% Non impegnato: Fa il suo lavoro senza entusiasmo o sforzi extra


Quadri e miliardari

 

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Nei musei, in case private, da acquistare all’asta

di Giorgio Nadali

 

Secondo Einstein “Uno dei motivi più forti che conducono gli uomini all’arte e alla scienza è la fuga dalla vita quotidiana con la sua dolorosa crudezza e la tetra mancanza di speranza, dalla schiavitù del propri desideri sempre mutevoli.” Per molti miliardari nel mondo l’arte è anche un bene rifugio e talvolta un investimento astuto. La maggior parte dei miliardari possiede arte. Dei 2170 miliardari del mondo, la media di possesso di arte vale 31 miliardi di dollari, secondo la ricerca di Wealth-X, ovvero lo 0,5 per cento del loro patrimonio netto.

 

Gli 8 più grandi collezionisti

 

Samuel Irving Newhouse Jr. possiede 700 milioni di dollari d’arte

Patrimonio netto: $ 7,1 miliardi

% di patrimonio netto investito in arte: 9,9%

L’ottantasettenne “Si” Newhouse è il presidente e CEO di Advance Publications, di proprietà di Condé Nast.

Era il proprietario originale del “No. 5, 1948” di Jackson Pollock, che fu poi venduto a David Geffen.

 

Leon Black possiede 750 milioni di dollari d’arte

Valore netto: $ 3,4 miliardi

% di patrimonio netto investito in arte: 22,1%

Black è il fondatore di Apollo Global Management.

Nel 2012, è stato rivelato come l’acquirente di The Scream di Edvard Munch, per il quale ha pagato $ 120 milioni.

La sua collezione comprende Antichi Maestri, Impressionismo, pittura moderna, scultura cinese e arte contemporanea, e siede nelle tavole del Metropolitan Museum of Art e del Museum of Modern Art.

 

Doris F. Fisher possiede $ 800 milioni di valore d’arte

Valore netto: $ 2,3 miliardi

% di patrimonio netto investito in arte: 34,8%

Fisher ha fondato The Gap con suo marito nel 1969.

Possiede più di 1.000 opere, tra cui molte di Andy Warhol, Roy Lichtenstein e altre.

 

Norman L. Braman possiede $ 900 milioni di valore d’arte

Valore netto: $ 1,6 miliardi

% di patrimonio netto investito in arte: 56,3%

Braman ha guadagnato la sua ricchezza attraverso una serie di concessionari auto.

Ha più di 240 opere d’arte nella sua collezione, che ha in programma di vendere quando muore, con il ricavato diretto a una fondazione gestita dai suoi figli.

 

Nasser David Khalili possiede $ 930 milioni di valore d’arte

Valore netto: $ 1 miliardo

% di patrimonio netto investito in arte: 93%

L’anno scorso Khalili, un magnate di proprietà britannico-iraniana, è stato nominato Ambasciatore di buona volontà.

È il più grande collezionista d’arte privato del mondo, secondo Wealth-X, e gran parte della sua collezione di 25.000 pezzi è esposta in musei come il British Museum e il Victoria and Albert Museum. Si è specializzato in arte e ceramica islamica, giapponese e svedese.

 

François Pinault possiede un valore di $ 1 miliardo d’arte

Valore netto: $ 9,9 miliardi

% di patrimonio netto investito in arte: 10,1%

Pinault gestisce il conglomerato di lusso PPR, che possiede Gucci e altri marchi.

È anche il proprietario di Christie’s e un appassionato collezionista: le sue opere sono esposte in due musei a Venezia e, secondo quanto riferito, possiede circa 2.000 pezzi, molti acquisiti direttamente da artisti come Damien Hirst e Jeff Koons.

 

Boris Ivanishvili possiede un valore di $ 1 miliardo d’arte

Valore netto: $ 6,4 miliardi

% di patrimonio netto investito in arte: 15,6%

Ivanishvili, la persona più ricca in Georgia e primo ministro del paese, ha guadagnato la sua ricchezza da metalli e banche.

Nel 2006, ha acquistato “Dora Maar with Cat” di Pablo Picasso per $ 95 milioni, al momento il prezzo più costoso mai pagato per l’arte all’asta, secondo BBC News.

 

Eli Broad possiede un valore di $ 1 miliardo di opere d’arte

Valore netto: $ 6 miliardi

% di patrimonio netto investito in arte: 16,7%

Broad è il fondatore di SunAmerica Inc. e KB Home. È un grande filantropo e le sue fondazioni hanno un patrimonio di oltre $ 2 miliardi.

Il Broad, un museo di Los Angeles che lui e sua moglie stanno costruendo per ospitare la loro vasta collezione, aprirà nel 2014.

Possiedono opere di circa 200 artisti, tra cui Jeff Koons, Jasper Johns, Andy Warhol, Jean Michel Basquiat, Roy Lichtenstein, Cindy Sherman e Joseph Beuys.

 

Thomas Kaplan. Patrimonio personale: 1 miliardo di dollari

L’amministratore e maggiore investitore di The Electrum Group LLC possiede una collezione privata di 11 quadri di Rembrandt (la più grande collezione privata al mondo del pittore olandese)

 

Il quadro più costoso mai venduto da un privato

 

Salvator Mundi di Leonardo da Vinci,  dipinto a olio su tavola (66×46 cm)  databile al 1499 è l’opera d’arte più costosa di sempre: è stato venduto all’asta da Christie’s nel novembre 2017 per 450,3 milioni di dollari (commissioni incluse), l’equivalente di 380 milioni di euro. Il quadro, raffigurante Gesù Cristo, è stato dipinto in Francia per Luigi XII nel 1499, ultima opera di Leonardo ancora di proprietà di un privato. Nel 2014 fu venduto a Christie’s da Dmitri Ryobovlev, miliardario russo proprietario del Monaco. Nel 2013 l’aveva pagato 127 milioni di dollari dal commerciante d’arte francese Yves Bouvier. Il quadro è ora di proprietà del Dipartimento di Cultura e Turismo di Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti). Il quadro sarà esposto dal Museo Louvre Abu Dhabi.

 

Gli 11 dipinti più costosi di proprietà di singoli collezionisti

 

Trittico 1976, di Francis Bacon. Valore attuale 85,5 milioni di dollari. Anno 1976. Proprietario: Roman Abramovich. Tre tele a olio e pastelli su tela. 198×147,5 cm.

La strage degli innocenti, di Pepter Paul Rubens. Valore attuale: 90,9 milioni di dollari. Anno 1611. Proprietario: Kenneth Thompson. olio su tela. Due opere a olio su tela 182×140 cm.

Ritratto di Adele Bloch Bauer II, di Gustav Klimt. Valore attuale: 93 milioni di dollari. Anno 1912. Proprietario Maria Altmann. Olio su tela 190×120 cm.

 

No.5, di Jackson Pollock, Valore attuale: 148,1 milioni di dollari. Anno 1948. Proprietario: David M;artinez. Olio su fiberboard 2,4 x 1,2 m.

 

Donna III, di Willem de Kooning. Valore attuale: 145,4 milioni di dollari . Anno: 1953. Proprietario: Steve Cohen. Olio su tela 172,7×123,2 cm.

 

Ritratto, di Adele Bloch Bauer I, di Gustav Klimt. Valore attuale 142,8 milioni di dollari. Anno: 1907. Proprietario: Ronald Lauder & Neue Galerie, venduto da Maria Altmann nel 2006. Olio su tela 138×138 cm.

 

Ritratto del Dottor Gachet, di Vincent Van Gogh. Valore attuale: 134,6 milioni di dollari. Anno: 1890. Proprietario attuale: Ryoei Saito. Olio su tela 68×57 cm.

 

Ballo al Moulin de la Galette di Pierre-Auguste Renoir. Valore attuale: 127,4 milioni di dollari. Anno: 1876. Proprietario: Ryoei Saito. Olio su tela 131×175 cm.

 

Iris, di Vincent Van Gogh. Valore attuale: 101,2 milioni di dollari. Anno: 1889. Proprietario: Alan Bond. Olio su tela 71×93 cm.

 

Il matrimonio di Pierrette, di Pablo Picasso. Valore attuale: 84,8 milioni di dollari. Anno: 1905. Proprietario attuale: Tomonori Tsurumaki. Olio  su tela 115×195 cm.

 

Falsa partenza, di Jasper Johns. Valore attuale 84,6 milioni di dollari. Anno: 1959. Attuale proprietario:  Kenneth C. Griffin. Olio su tela 137×170 cm.

Per fare un’offerta d’asta e aggiudicarsi opere d’arte come queste basta registrarsi sul sito di Sotheby’s o di Christie’s.

No, la “Ronda di notte” di Rembrandt (1642) nella foto non è in vendita. Appartiene al Rijksmuseum di Amsterdam (Paesi Bassi). Il quadro misura 3,63 m x 4,37 m. Difficilmente il direttore del museo, Taco Dibbits te lo venderebbe anche se sei disposto a pagarlo per il suo valore: ben oltre 1 miliardo di euro. Ad ogni modo il suo reale valore è inestimabile e non ha mercato.  Se lo facesse perderebbe il suo stipendio di 181.000 euro annuali.

 

 


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Direttore responsabile: Giorgio Nadali

 

 

 

 


Quel tram chiamato desiderio

di Giorgio Nadali


Intervista di Giorgio Nadali pubblicata per PLAYBOY Italia, Novembre 2015

Dove va il desiderio maschile e quali sono le difficoltà che incontra? Quali sono i segreti dell’attrazione e della seduzione? Ne parliamo con il sessuologo e psichiatra Marco Rossi, della fortunata trasmissione “Loveline” di MTV.

È nella natura del desiderio di non poter essere soddisfatto, e la maggior parte degli uomini vive solo per soddisfarlo, scriveva Aristotele. Ma una vita serena passa per il soddisfacimento di un sano desiderio sessuale. “Provo un intenso desiderio di tornare nell’utero… di chiunque”. Se per Woody Allen è così, a noi basta invece fare centro in maniera un po’ più mirata, ma senza disperdere inutili energie. Ma come? Quali sono i segreti dell’attrazione? Non ci basta desiderare. Vogliamo essere desiderati! Gli esperti dicono che gli uomini hanno una libido maggiore delle donne, mentre il desiderio di signorine e signore è più “fluido”.
Secondo il sociologo americano Edward Laumann, “Il desiderio femminile è molto sensibile all’ambiente e al contesto della relazione”. Le fantasie sessuali femminili, a differenza di quelle maschili, esaltano il tatto, i sentimenti del partner, la risposte fisiche ed emotive a ciò che sta accadendo, l’umore e l’ambiente dell’incontro. È ciò che emerge da una ricerca delle psicologo dell’evoluzione Donald Symons, ma molti lettori se ne erano già accorti.
La concorrenza è spietata. Le donne fanno paragoni! Sono più inclini a fantasticare su un uomo col quale sono state in intimità e a concentrarsi sui dettagli personali del partner, compreso il fatto che lui è stato in grado di eccitarle emotivamente e sessualmente. Le fantasie femminili si sviluppano più lentamente, con più tempo dedicato ad immaginare carezze e a toccamenti non genitali, piuttosto che ad atti sessuali veri e propri. Quelle maschili – secondo diversi studi – sono più impersonali e visivamente sessuali con un’attenzione su immagini sessuali e atti espliciti. Noi maschi immaginano una varietà di partner sessuali… comprese tutte quelle “prede” desiderate, ma che ci sono sfuggite. Ecco dunque come fare perché questo non accada più. Che non ci sfuggano più – intendiamoci, non sulla varietà 😉

Dottor Rossi, quali sono i segreti della seduzione e gli errori più comuni che si fanno?
Il segreto maggiore della seduzione è l’autostima. Le donne sono particolarmente attirate da una sensazione di forza e di decisione che l’uomo è in grado di dare loro, contrariamente a come succede agli uomini, da un fattore estetico. Gli uomini sono attratti dall’aspetto estetico, mentre le donne da questa idea di forza e di decisione che l’uomo dà loro. Questa c’è solo se c’è una forte componente di autostima. L’errore che più facilmente viene commesso è quello dell’insistenza. Cioè insistere con una donna dà l’idea di avere bisogno di lei e questo non va bene per il gioco seduttivo, perché una donna deve comunque avere la sensazione che è lei in grado di attirare l’attenzione e non che l’uomo ha bisogno di lei perché ha un qualche tipo di esigenza. Invece deve avere la sensazione di no avere alcun tipo di esigenza, ma cerca proprio lei.
Quindi non bisogna corteggiare troppo?
Non bisogna essere troppo insistenti. Ad esempio spesso succede con i messaggi del tipo “buon giorno”, “buon pranzo”, “buon appetito”, “buona notte”… No! Assolutamente no! Essere troppo addosso dà l’idea di debolezza, di poca decisione e di poca autostima.
Cosa serve per fare sentire desiderata una donna?
Bisogna farla sentire importante per sé, ma non con insistenza. Facendo qualcosa di particolare, interessante, diverso, sconvolgente. Farla sentire importante, ma non perché senza di lei non possiamo vivere.

Parliamo delle tendenze del desiderio oggi. Esiste insoddisfazione? Dove si vanno a cercare stimoli e perché?
Quello che io noto rispetto all’insoddisfazione oggi è che siamo molto bersagliati da messaggi riguardanti la sessualità e c’è molta facilità di avere incontri sessuali e questo satura un po’ le capacità di eccitazione delle persone. Ci si illude che per potere sollecitare di più bisogna fare cose “strane”, le cosiddette trasgressioni. Bisogna invece tornare al sesso non finalizzato al puro piacere, cioè al piacere orgasmico, ma al sesso come divertimento. Quindi più piacere e meno orgasmo. Non dobbiamo credere che solo le trasgressioni ci fanno provare piacere. Quelle servono per arrivare ad un orgasmo più veloce. Bisogna invece avere un’idea di un sesso improntato ad un piacere più prolungato.
Perché spopolano i siti per incontri di persone sposate?
Perché dobbiamo tenere presente che viviamo in una società dove l’80 per cento delle persone o ha tradito o tradisce. Il tradimento è ormai all’ordine del giorno e questo trova in Internet un mezzo molto semplice per arrivare velocemente al risultato. Questi siti servono proprio per accelerare i tempi. Quindi un luogo virtuale con le stesse regole dei luoghi reali, dove le persone già cercano la stesse cose…

Come mai questo trend di tradimenti all’80%?
Perché ci si abitua molto facilmente a quello che si ha e quindi si vuole sempre qualcosa di più e ovviamente l’occasione fa l’uomo ladro e…

Secondo Lei una sana e attiva vita sessuale è essenziale per una salute psichica e psicologica?
Assolutamente sì! Chi non vive una vita sessuale appagante è una persona che va facilmente incontro a situazioni di ansia, spesso è più soggetto a forme depressive e comunque subisce molto più facilmente le conseguenze dello stress…

Quindi il detto “Tu non… fai abbastanza all’amore” (lo metto in maniera elegante) è vero!
Sì, è assolutamente vero! A patto però che sia appagante. Non è importante il numero di rapporti sessuali né con chi. L’importante è di sentirsi appagati.

Quindi esiste una frustrazione sessuale?
Questo è sempre stato così. Chi è solo, chi non riesce a trovare, chi ha poca capacità seduttiva vive in una condizione di frustrazione. Ecco però che imparare ad utilizzare in maniera i nuovi mezzi può essere di aiuto alle persone che sono meno dotate di arte seduttiva.
Quali mezzi?
Internet e i siti di incontri. Per chi è molto timido la virtualità rende più capaci di creare un contatto.

Cosa favorisce e fa calare il desiderio maschile e quello femminile?
Il desiderio maschile è favorito da tutto ciò che stimola le fantasie erotiche, che generano desiderio. Viene sfavorito invece dall’abitudine, dalle routine. Quello femminile è favorito da fantasie non erotiche, ma di situazioni. È sfavorito quando una donna si sente usata e non la regina dell’uomo che desidera.

Come favorire l’attrazione femminile e quanto in questa incide l’aspetto fisico di un uomo?
L’aspetto estetico di un uomo incide tra il 30 e il 40 per cento. Non intendo l’uomo esageratamente curato, depilato, abbellito, palestrato… L’uomo deve dare l’idea di forza. Essere virile e rozzo. Rozzo non vuol dire che puzza! Un uomo curato, ma non un uomo effeminato.

Perché George Clooney piace sempre a 50 anni?
Perché ha un fascino. In parte dall’aspetto estetico, ma dall’immaginario di forza e potere del suo mondo, che suscita. Però per chi non ha grandi caratteristiche estetiche, le donne vanno oltre l’aspetto estetico, se riesce a dare l’idea di forza e decisione.

Quindi è giusto vantarsi un po’e mettersi in mostra con una donna!
Sì, fanno bene. È chiaro che non bisogna esagerare. Non conquisti una donna solo se hai una Ferrari.

Allora anche chi ha la pancia ed è pelato può attirare…
Assolutamente sì, ma l’importante è che sia uomo. Tra un addominale scolpito in un uomo un po’ esagerato nella cura del corpo la donna preferisce quello che ha la tartaruga al contrario. La donna preferisce quello che la fa star bene e le fa vivere un bella situazione.

Quali sono secondo Lei gli errori più comuni che oggi si compiono nel corteggiamento?
L’esagerazione e il pensare solamente all’aspetto estetico. Meglio un uomo che sa parlare di arte.

Cosa vogliono le donne in una relazione?
Vogliono star bene. Una persona che le faccia sentire protette.

Ma vogliono tutte il Principe Azzurro?
Sì perché in fondo le donne fin da bambine lo sognano. Ci possono essere oggi donne che la loro relazione l’hanno vissuta e magari è andata male e che pensano un po’ con mentalità maschile al proprio piacere e che stanno bene anche da single.

Essere virile. Cosa significa?
Il macho lavora sul muscolo. Il virile lavora sulla forza. Il macho è apparenza. Anche il magrolino può essere virile nei modi.

Allora tutto è personalità!
Bravo, è l’idea che deve dare ad una donna di una forte personalità.

A cosa è dovuto il fenomeno del femminicidio?

Ad una pessima cultura dove la donna è molto spesso considerata un oggetto di potere di proprietà dell’uomo. Se non stai con me non stai con nessuno. Sono persone disturbate che non hanno freni inibitori perché pensano che quello che sentono sia una cosa normale.

C’è stato un aumento?
No, è più facile che se ne parli

Quando è il momento di rivolgersi ad un sessuologo e quando ad un andrologo?
Quando c’è una situazione di disagio e di sofferenza. Non bisogna pensare che passi da sola. Sarà il dottore a giudicare. Il sessuologo che è anche psicologo può aiutare prevalentemente sul piano psicologico. Ci sono i sessuologi che sono medici (non psicologi). L’andrologo si occupa prevalentemente dei problemi fisici.

Cosa nota maggiormente di problemi sessuali oggi?
Negli uomini il deficit di erezione e di eiaculazione precoce, oggi in aumento. Nelle donne la difficoltà di raggiungere l’orgasmo. Nelle coppie giovani di 30 / 35 anni, la diminuzione del desiderio perché si dedicano troppo al lavoro e poco alla coppia. Il desiderio può e deve essere alimentato ad ogni età e va alimentato, mentre viene a mancare e si cerca altrove…

Servizio di Giorgio Nadali

www.giorgionadali.it

Intervista di Giorgio Nadali pubblicata su PLAYBOY Italia, Novembre 2015

Il sito del Dott. Marco Rossi è www.marcorossi.it

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La Chiesa cambia Rota. In arrivo lo scisma

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di Giorgio Nadali

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La Rota Romana, l’organismo della Santa Sede che ha il potere di annullare il sacramento del matrimonio rende le maglie più larghe nei procedimenti.
Contrariamente a quanto aveva disposto il suo santo predecessore Giovanni Paolo II, che il 21 gennaio 2000 alla stessa Rota Romana aveva detto:
«Desidero soffermarmi a riflettere con voi sull’ipotesi di valenza giuridica della corrente mentalità divorzista ai fini di una eventuale dichiarazione di nullità di matrimonio, e sulla dottrina dell’indissolubilità assoluta del matrimonio rato e consumato, nonché sul limite della potestà del Sommo Pontefice nei confronti di tale matrimonio… Il Romano Pontefice, infatti, ha la “sacra potestas” di insegnare la verità del Vangelo, amministrare i sacramenti e governare pastoralmente la Chiesa in nome e con l’autorità di Cristo, ma tale potestà non include in sé alcun potere sulla Legge divina naturale o positiva. Né la Scrittura né la Tradizione conoscono una facoltà del Romano Pontefice per lo scioglimento del matrimonio rato e consumato; anzi, la prassi costante della Chiesa dimostra la consapevolezza sicura della Tradizione che una tale potestà non esiste. Le forti espressioni dei Romani Pontefici sono soltanto l’eco fedele e l’interpretazione autentica della convinzione permanente della Chiesa».
Papa Francesco ha ribaltato le regole per la nullità matrimoniale con la lettera apostolica in forma di motu proprio intitolato Mitis Iudex Dominus Iesus (Il mite giudice Signore Gesù) del 15 agosto scorso, mettendo l’interesse dei coniugi davanti alla sacralità del vincolo sacramentale.
A tale proposito il cardinale Gerhard Müller prefetto della Congregazione per la Fede, in un suo discorso a Ratisbona ha paventato il rischio di una scissione nella Chiesa.
Principalmente la causa potrà essere seguita direttamente dal vescovo del luogo: “Affinché sia finalmente tradotto in pratica l’insegnamento del Concilio Vaticano II in un ambito di grande importanza, si è stabilito di rendere evidente che il Vescovo stesso nella sua Chiesa, di cui è costituito pastore e capo, è per ciò stesso giudice tra i fedeli a lui affidata.. Allo stesso Vescovo diocesano compete giudicare la cause di nullità del matrimonio con il processo più breve ogniqualvolta la domanda sia proposta da entrambi i coniugi o da uno di essi, col consenso dell’altro o ricorrano circostanze di fatti e di persone, sostenute da testimonianze o documenti, che non richiedano una inchiesta o una istruzione più accurata, e rendano manifesta la nullità…Tra le circostanze che possono consentire la trattazione della causa di nullità del matrimonio per mezzo del processo più breve secondo i canoni 1683-1687, si annoverano per esempio: quella mancanza di fede che può generare la simulazione del consenso o l’errore che determina la volontà, la brevità della convivenza coniugale, l’aborto procurato per impedire la procreazione, l’ostinata permanenza in una relazione extraconiugale al tempo delle nozze o in un tempo immediatamente successivo, l’occultamento doloso della sterilità o di una grave malattia contagiosa o di figli nati da una precedente relazione o di una carcerazione, la causa del matrimonio del tutto estranea alla vita coniugale o consistente nella gravidanza imprevista della donna, la violenza fisica inferta per estorcere il consenso, la mancanza di uso di ragione comprovata da documenti medici, ecc”.
Lo scorso 23 gennaio si è rivolto ai membri della Rota Romana affermando che “il giudice, nel ponderare la validità del consenso espresso, deve tener conto del contesto di valori e di fede – o della loro carenza o assenza – in cui l’intenzione matrimoniale si è formata. Infatti, la non conoscenza dei contenuti della fede potrebbe portare a quello che il Codice chiama errore determinante la volontà. Questa eventualità non va più ritenuta eccezionale come in passato, data appunto la frequente prevalenza del pensiero mondano sul magistero della Chiesa. Tale errore non minaccia solo la stabilità del matrimonio, la sua esclusività e fecondità, ma anche l’ordinazione del matrimonio al bene dell’altro, l’amore coniugale come «principio vitale» del consenso, la reciproca donazione per costituire il consorzio di tutta la vita… Vorrei dunque esortarvi ad un accresciuto e appassionato impegno nel vostro ministero, posto a tutela dell’unità della giurisprudenza nella Chiesa. Quanto lavoro pastorale per il bene di tante coppie, e di tanti figli, spesso vittime di queste vicende! Anche qui, c’è bisogno di una conversione pastorale delle strutture ecclesiastiche per offrire giustizia a quanti si rivolgono alla Chiesa per fare luce sulla propria situazione coniugale”.
19 è il numero dei Tribunali ecclesiastici regionali presenti in Italia, competenti per le cause di nullità matrimoniale. I fondi dell’8xmille consentono un netto abbattimento del costo della causa a carico dei fedeli e il patrocinio interamente gratuito per i nono abbienti. Oggi il costo che un fedele deve sostenere per una causa di nullità riguarda due voci: il contributo richiesto dal Tribunale Ecclesiastico per le spese processuali e l’onorario per il patrono, cioè l’esperto che lo assiste nell’introdurre la causa e nel corso del processo canonico. Il Tribunale Ecclesiastico richiede per le spese processuali un contributo di euro 525 alla parte che richiede l’annullamento. Qualora la parte convenuta nomini un patrono di fiducia o usufruisca dell’assistenza di un patrono stabile, le si chiede un contributo di euro 262,50; non è tenuta invece ad alcuna contribuzione ove partecipi all’istruttoria senza patrocinio, anche in caso di acquisizione, su sua richiesta, di prove ammesse dal giudice. L’onorario per gli avvocati, salva la possibilità per ragioni economiche del gratuito patrocinio, è compreso tra un minimo di euro 1.575 e un massimo di euro 2.992 qualora l’appello termini con un decreto di conferma; per il rinvio ad esame ordinario, l’onorario del patrocinio è compreso tra un minimo di euro 604 e un massimo di euro 1.207. A tale somma si devono aggiungere gli oneri fiscali previsti dalla legge.

Giorgio Nadali

www.giorgionadali.it


La vita umana prima di tutto

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Dio è autore della vita. La vita umana è quindi sacra – e quindi intoccabile e di importanza assoluta su tutto il creato – in quanto la persona umana è stata dal Creatore voluta a sua “immagine”: “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò” (Genesi 1,27). L’espressione “immagine” – tradotta dall’originale della lingua ebraica – non significa apparenza fisica (Dio è spirito e non ha quindi un corpo), ma identità. Cioè: l’uomo è figlio di Dio. La parola “vita” è presente 871 volte nella Bibbia. Da questa fede radicata nella Parola stessa di Dio deriva la visione etica cristiana, anche se con qualche piccola differenza tra le diverse confessioni (Chiese) cristiane. La bioetica è la parte della morale che si occupa della difesa del valore della vita umana (da biòs = vita + ethòs = comportamento). È quindi lo studio sistematico della condotta umana nell’ambito della scienza della vita e della cura della salute, quando tale condotta è esaminata alla luce dei valori e dei princìpi morali. In estrema sintesi:
• La scienza è buona solo se difende, protegge, sviluppa, aiuta la vita umana, dal concepimento alla morte naturale.
• L’uomo è persona dal concepimento alla morte naturale. La vita umana è un valore assoluto. Non dipende da opinioni, non dipende dal fatto che sia stata voluta o no. Qualsiasi vita umana vale sempre e comunque. Contro questo principio ci sono solo ingiustizie e barbarie.
• L’uomo è sempre soggetto e mai oggetto. La vita umana non può mai essere usata. Non esistono vite meno importanti di altre.
• L’uomo deve sempre preservare la sua vita e quella degli altri.
• Gandhi diceva: “L’uomo si distrugge con la scienza senza umanità. Il vero progresso scientifico deve difendere la vita e migliorarla. Non esiste vero progresso contro la dignità della persona umana.
• L’uomo è persona anche quando non può comunicare o non può mostrare la sua intelligenza (perché è in coma o è malato di mente o è ancora un embrione o perché è semplicemente un deficiente). Va comunque sempre rispettato. L’intelligenza è una condizione necessaria ma non sufficiente per essere persona (gli animali sono intelligenti, ma non sono persone). La vita è un diritto. Allora esiste sempre il dovere corrispondente di rispettarla e difenderla.
• ABORTO. E’ di 3 tipi. Spontaneo , Terapeutico, Volontario (detto I.V.G., Interruzione Volontaria di Gravidanza). Solo l’ultimo è un male morale. L’I.V.G. ha oggi 4 metodi per uccidere e il più diffuso (66%) è il Karman/Isterosuzione. Qualsiasi vita umana va protetta e difesa sin dl concepimento. L’embrione è persona umana in sviluppo. Non può essere usato o ucciso a fini scientifici. Il bimbo concepito ha gli stessi diritti della mamma. Voluto o non voluto. Per le alternative è possibile l’adozione prenatale entro 15 giorni dalla nascita. Il bimbo sarà amato sicuramente da una famiglia pronto ad accoglierlo, anche in caso di grave handicap. Per la prevenzione non bisogna pensare solo alla contraccezione, ma ad una sessualità responsabile che eventualmente può anche accogliere la vita perché già unita stabilmente (matrimonio).
• TRAPIANTO DI ORGANI. Lecito come grande atto di amore. La donazione non mette in discussione la fede nella risurrezione del corpo promessa a tutti da Gesù. La donazione combatte il mercato clandestino di organi.
• GENETICA. Lecita solo se rispetta la dignità della persona umana. La persona non può mai essere ridotta ad oggetto per esperimenti. Buona se aiuta a combattere le malattie. Non è lecito uccidere embrioni e d è anche scientificamente inutile.
• AIDS. Solo un amore fedele e responsabile, costituisce una prevenzione totalmente sicura. Il malato va aiutato. Il sieropositivo non va discriminato. La prevenzione parte dal cuore, non dal corpo. Una sessualità al servizio di un vero amore stabile e fedele. Il 99% dei contagi avviene oggi tra eterosessuali con un comportamento sessuale irresponsabile e “capriccioso”.
• EUTANASIA. 3 tipi: attiva (veleno), passiva (tolgo cure vitali essenziali), Stop accanimento terapeutico (lecita, interrompo cure inutili e non essenziali). La medicina dev’essere vista sempre come aiuto alla vita. La persona vale sempre anche se malata o in stato “vegetativo”. Il malato vuole morire perché disperato, perché non si sente amato. La sua richiesta di morire non è credibile per via della disperazione. Non possiamo assecondare e aiutare un aspirante suicida. Esiste il diritto di morire con dignità (non uccisi o suicidi), non esiste il diritto di suicidarsi. La vita, ogni vita, ha sempre valore ed è legata a molte altre vite. L’eutanasia si presta a gravi abusi. Lo Stato deve aiutare tutti, non liberare letti di ospedale per chi non può permettersi cure o è considerato inutile o perché vuole morire. E’ un criterio di umanità e giustizia. Non si può uccidere per amore. Non si può uccidere la speranza, né uccidere la ricerca (lotta contro il male e non arresa).
• FECONDAZIONE ASSISTITA. Leciti solo i metodi chiamati “GIFT” e “LTOT” perché sono un aiuto ad un concepimento naturale nel corpo materno. Respinta la “FIVET” (in provetta) . Il bimbo ha il diritto di essere concepito dalla e nella sua mamma. La “FIVET” si presta a gravi abusi e crea crisi parentali e di identità al nascituro (di chi è figlio?). Con la “FIVET” il figlio assomiglierà comunque ad un donatore sconosciuto di uno dei due gameti, Allora meglio adottare. Il figlio non è un diritto, è un dono. Va difeso il bambino prima di tutto.

wwuntitledwwuntitledGiorgio Nadali