Le Chiese alle quali Gesù Cristo non basta

Di Giorgio Nadali

Per i cristiani, l’intelligenza spirituale aiuta a distinguere le sane dottrine da quelle modificate con aggiunta di tradizioni umane. Per quanto riguarda il cristianesimo l’unico termine di paragone è ovviamente solo la Parola di Dio.

Oggi il Cristianesimo è la religione più diffusa al mondo. Conta 2,4 miliardi di fedeli. Il trentadue percento della popolazione mondiale. Quasi la metà (1,27 miliardi) di questi fedeli è costituita dai cattolici. 625 milioni sono gli appartenenti alle chiese della riforma protestante, che ha avuto origine il 31 ottobre 1517 con Martin Lutero. 755.328 in Italia (1,3%)[1]. I fedeli del cristianesimo ortodosso sono 293 milioni. Ortodossia nata con lo scisma d’Oriente (il “Grande Scisma”) del 1054 di cui il patriarca di Costantinopoli Michele I Cerulario fu autore. I cristiani evangelici sono 413 milioni. 2.400 sono le traduzioni del Nuovo Testamento.

Fondamentale per un cristiano è seguire l’autentico vangelo (o meglio, l’evangelo) di Gesù Cristo, senza aggiunte o modifiche e senza tradizioni umane che lo deformano e che nulla hanno a che fare con la verità della Parola di Dio.

La grande differenza è questa: il “vangelo” cattolico (e ortodosso) enfatizzano ciò che l’uomo deve fare per essere salvato, invece di ciò che Cristo ha già fatto per salvare l’uomo. Non vi è nulla che l’uomo possa fare per salvarsi se non accogliere con gratitudine la grazia della salvezza donata da Gesù Cristo. Le “aggiunte” della tradizione cattolica nullificano tale grazia e la sviliscono.

«Guardate che nessuno vi faccia sua preda con la filosofia e con vano inganno, secondo la tradizione degli uomini, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo»

(Colossesi 2:8)

«Ma io temo che, come il serpente sedusse Eva con la sua astuzia, cosí talora le vostre menti non siano corrotte e sviate dalla semplicità che si deve avere riguardo a Cristo»

(2 Corinzi 11:3)

 «Mi meraviglio che da colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, passiate così presto ad un altro evangelo, il quale non è un altro evangelo; ma vi sono alcuni che vi turbano e vogliono pervertire l’evangelo di Cristo. Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi predicasse un evangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia maledetto. Come abbiamo già detto, ora lo dico di nuovo: Se qualcuno vi predica un evangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia maledetto»

(Galati 1:6-9)

«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci. Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e, ottenutolo, lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi».

(Matteo 23:13)

 «Verrà il tempo, infatti, in cui non sopporteranno la sana dottrina ma, per prurito di udire, si accumuleranno maestri secondo le loro proprie voglie e distoglieranno le orecchie dalla verità per rivolgersi alle favole»

(2 Timoteo 4:3-4)

 «Allora se qualcuno vi dirà: Ecco, il Cristo è qui, o: È là, non ci credete. Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi portenti e miracoli, così da indurre in errore, se possibile, anche gli eletti»

(Matteo 24:23-24)

Le chiese cristiane che appongono queste “aggiunte” sono quella cattolica, le chiese ortodosse e quella anglicana. Eh, sì. Tristemente ben oltre la metà dei cristiani. Secondo la chiesa cattolica la sacra tradizione e la Sacra Scrittura costituiscono un solo sacro deposito della Parola di Dio, mettendo di fatto sullo stesso piano la Parola di Dio e quella umana, cioè la tradizione. Non sono opinioni, ma è la Parola di Dio che fa testo. Solo quella.

Qui nasce la più grande e importante divisione con la verità del Vangelo. Lutero affermò le cosiddette cinque “sola”: Sola Scriptura, Sola Fide, Sola Gratia, Solus Christus, e Soli Deo Gloria. Quindi nulla di ciò che non è presente nella Sacra Scrittura può essere valido per un cristiano.

L’altra grande differenza è che il cristiano si salva per grazia di Dio, accogliendola con la sua fede. Non per le opere buone che compie. Queste ultime sono solo un segno, una testimonianza, una conseguenza dell’essere salvato da Cristo. Non compio le opere buone per salvarmi, ma perché sono (già) salvato. Non sono le proprie opere umane che salvano, ma la croce di Cristo. Cadono così le indulgenze, il purgatorio, le penitenze, le reliquie, i sacramenti fonte di grazia. Nulla si può aggiungere alla salvezza di Cristo. Il cristiano non si salva per merito suo, ma per grazia.

La dottrina del merito genera spesso quello che gli psicologi chiamano “religiosità ipomaniaca”, cioè il fanatismo religioso, la bigotteria, in parole povere. La stessa della setta dei farisei al tempo di Cristo. Si sentivano migliori degli altri e presentavano a Dio il conto delle proprie azioni pie compiute per guadagnarsi la salvezza e il favore di Dio (Luca 18:10-14). Chi è salvato per grazia dalla croce di Cristo ha un unico mediatore, come ribadisce l’apostolo Paolo: “Vi è infatti un solo Dio, ed anche un solo mediatore tra Dio e gli uomini: Cristo Gesù uomo” (1 Timoteo 2:5) e non può più in alcun modo perdere la salvezza acquisita, perché è un dono di Dio. “Se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati” (1 Giovanni 2:1-2).

Questo fa cadere anche la necessità di ricorrere a preti e penitenze.

“Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene”, scrive l’apostolo Paolo ai cristiani di Efeso (1 Efesini 2:8-9).

“E se è per grazia, non è più per opere, altrimenti la grazia non sarebbe più grazia; ma se è per opere, non è più grazia, altrimenti l’opera non sarebbe più opera” (Romani 11: 6)

Tutte le religioni, ad eccezione del cristianesimo evangelico, negano con arroganza che la salvezza sia solo per grazia, cioè secondo il favore immeritato di Dio.

Molto semplice, ma una verità disattesa. Basta leggere (e conoscere) la Parola di Dio. Ma quanti cristiani leggono quotidianamente e conoscono la Parola di Dio? Sino alla Riforma protestante la Bibbia era messa all’indice e il popolo non poteva leggerla. La gente non poteva notare le contraddizioni tra le tradizioni umane e la Parola di Dio. Furono Martin Lutero a tradurla in tedesco e William Tyndale in inglese nel 1526. Seguirono le altre lingue. E oggi che è disponibile in italiano la gente comune la conosce poco e si affida a preti che secondo la Parola di Dio sono superflui, come dice chiaramente la Lettera agli Ebrei 10:11-14. “E, mentre ogni sacerdote è in piedi ogni giorno ministrando e offrendo spesse volte i medesimi sacrifici, che non possono mai togliere i peccati, egli invece, dopo aver offerto per sempre un unico sacrificio per i peccati, si è posto a sedere alla destra di Dio, aspettando ormai soltanto che i suoi nemici siano posti come sgabello dei suoi piedi. Con un’unica offerta, infatti, egli ha reso perfetti per sempre coloro che sono santificati” e dice chiaramente di Gesù Cristo: “Costui, perché dimora in eterno, ha un sacerdozio che non passa ad alcun altro, per cui egli può anche salvare appieno coloro che per mezzo suo si accostano a Dio, vivendo egli sempre per intercedere per loro”. (Ebrei 7:24-25) e l’apostolo Paolo scrive: “Vi è infatti un solo Dio, ed anche un solo mediatore tra Dio e gli uomini: Cristo Gesù uomo” (1 Timoteo 2:5)

Ma quanti leggono questi passi della Parola di Dio?

Al settanta per cento dei cristiani la grazia, dono di Dio non basta. Vogliono meritarsi una salvezza che è impossibile da ottenere con le forze umane e vogliono anche percepirla con i cinque sensi, perché troppo astratta secondo loro. Ecco dunque i segni visibili che trasmettono la grazia invisibile. I sacramenti. Anche l’unico sacrificio della croce va ripetuto con la messa in maniera incruenta, mentre il sacrificio della croce è unico e irripetibile e la Santa Cena è un memoriale (Luca 22:19), non un sacrificio. “Ed è appunto per quella volontà che noi siamo stati santificati, per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, fatta una volta per sempre”, scrive l’autore della lettera agli Ebrei (10:8). Già, una volta per sempre!

Il linguaggio spirituale e allegorico di Cristo fa credere a cattolici e ortodossi che l’eucaristia sia la presenza reale del suo corpo e sangue nel pane e nel vino (che erano due dei diversi elementi della cena pasquale ebraica, la séder, celebrata da Cristo nella sua ultima cena). Per lo stesso motivo i primi cristiani furono accusati di cannibalismo perché Gesù dice in modo allegorico, come era suo solito fare: “Io sono il pane, quello vivo, venuto dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà per sempre. Il pane che io gli darò è il mio corpo, dato perché il mondo abbia la vita. Gli avversari di Gesù si misero a discutere tra di loro. Dicevano: Come può darci il suo corpo da mangiare? Gesù replicò: Io vi dichiaro una cosa: se non mangiate il corpo del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia il mio corpo e beve il mio sangue ha la vita eterna, e io lo risusciterò l’ultimo giorno; perché il mio corpo è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane unito a me e io a lui” (Giovanni 6:51-56). È chiara l’allegoria di Gesù Pane come quella di Gesù Acqua vera nell’episodio del pozzo di Giacobbe con la samaritana «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna» (Giovanni 4:13-14).

Per quanto riguarda la trasformazione del pane e del vino in corpo e sangue di Cristo, cioè la cosiddetta transustanziazione, “attenendosi alla Bibbia, non è possibile accettare l’idea della transustanziazione né tanto meno quella della consustanziazione. Invocare le parole “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue” per sostenere l’idea della transustanziazione significa prima di tutto ignorare che, nella lingua aramaica, con la quale sicuramente Gesù si espresse in quella occasione, non si adopera la copula (il verbo essere che lega il nome del predicato al soggetto) e che in ebraico e in greco l’uso di legare l’attributo al soggetto indica – come in Luca 12:1 e Galati 4:24 – che si tratta spesso di termini allegorici.

Significa anche dimenticare che Gesù ha detto “Io sono la porta… Io sono la via… lo sono la vite…” (Giovanni 10:9; 14:6; 15:1); che l’apostolo Paolo ha detto di Cristo che è la roccia (1 Corinzi 10:4); che Dio, nell’Antico Testamento, è chiamato rocca, scudo, sole, ecc. Nessuno ha mai pensato che queste affermazioni fossero altro se non un paragone”[2].

Procediamo in ordine alfabetico confrontando la dottrina delle chiese cristiane e lasciamo umilmente a Dio il giudizio sulle anime che in buona fede e per ignoranza delle Scritture hanno seguito una dottrina, anche se errata. La sua stessa Parola giudica queste dottrine. L’intenzione e il cuore solo Dio può giudicarli. L’apostolo Paolo parla di maledizioni (Galati 1:9). Io evito, ma il confronto sia di monito per tutti. Prima di parlare di “lago di fuoco” (Apocalisse 20:14-15) come fa il pastore Mike Gendron[3], mi sembra utile ricordare che “Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. E noi abbiamo conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; e chi dimora nell’amore dimora in Dio e Dio in lui” (1 Giovanni 4:15-16)

 

«Or lo Spirito dice espressamente che negli ultimi tempi alcuni apostateranno dalla fede, dando ascolto a spiriti seduttori e a dottrine di demoni, per l’ipocrisia di uomini bugiardi, marchiati nella propria coscienza, i quali vieteranno di maritarsi e imporranno di astenersi da cibi che Dio ha creato, affinché siano presi con rendimento di grazie da coloro che credono e che hanno conosciuto la verità. Infatti tutto ciò che Dio ha creato è buono e nulla è da rigettare, quando è usato con rendimento di grazie, perché è santificato dalla parola di Dio e dalla preghiera».

(1 Timoteo 4:1-5)

 

Apparizioni

È uno strumento diabolico per allontanare dal Centro del Cristianesimo, cioè Gesù Cristo. Inoltre, il messaggio del vangelo è già completo e non richiede alcuna aggiunta. In diverse presunte apparizioni sono presentati messaggi contrari alla Parola di Dio. Un cristiano non ha bisogno di altro che il vangelo della salvezza.

Secondo Mike Gendron pregare Maria è contrario all’ammonizione di pregare solo Dio e all’esempio scritturale di farlo. È anche illogico sostituire la preghiera a un Dio tutto amore, onnisciente e onnipotente (Salmi 139; Ebrei 4:14-16) per pregare qualche santo o Maria, visto che non esiste alcuna prova scritturale che essi possano nemmeno ascoltare le preghiere. Pregare i santi e Maria su scala mondiale significa attribuire loro gli attributi dell’onnipresenza e dell’onniscienza che possiede soltanto Dio.

 

 

Confessione

La confessione dei peccati a un prete non è presente nella Parola di Dio. Dobbiamo confessare i nostri peccati davanti a Dio (1 Giovanni 1:9). Come credenti del Nuovo Testamento, non abbiamo bisogno di un mediatore tra noi e Dio. (Timoteo 1:2:5). Per quanto riguarda la confessione, ai credenti viene chiesto di confessare i propri peccati a Dio in 1 Giovanni 1:9. Egli è fedele e giusto da perdonare i nostri peccati quando Glieli confessiamo. Nessun sacerdote è menzionato in Giacomo 5:16. Inoltre, Giacomo 5:16 non limita il perdono alla confessione dei peccati “gli uni agli altri”.

Eucaristia

Quando un cattolico riceve l’ostia consacrata sente dire al sacerdote cattolico “il corpo di Cristo” e risponde “Amen”.

Il prete ortodosso invece dice a sé: “O Signore e Maestro Gesù Cristo nostro Dio, che solo hai il potere di assolvere gli uomini dai loro peccati, poiché sei buono e ami tutti gli uomini, perdona tutte le mie trasgressioni commesse con conoscenza o con ignoranza, e rendimi degno, senza condanna, di ricevere la Comunione di Dio. I tuoi misteri divini, gloriosi, puri e vivificanti”.

Al fedele dice: “Il servo di Dio (Nome) partecipa del Prezioso e del Tutto; Santo Corpo e Sangue del Signore nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo per la remissione dei peccati e la vita eterna”.

Il fedele crede che nonostante i sensi percepiscano un’ostia, la sostanza, sia il corpo di Cristo. È la dottrina della transustanziazione. Lo stesso vale per i fedeli ortodossi. Per la chiesa anglicana «La transustanziazione nella cena del Signore non può essere provata dalle Sacre Scritture, ma è contraria alle parole inequivocabili della Bibbia, fraintende la natura del sacramento ed ha fornito un pretesto per originare numerose superstizioni. Il corpo di Cristo è donato, ricevuto e assunto nella Cena unicamente in maniera mistica e spirituale e il mezzo attraverso il quale il corpo di Cristo è donato, ricevuto e assunto nella Cena è la fede» (Articolo XXVIII della Chiesa Anglicana).

Tra i padri della riforma Lutero non si opponeva alla transustanziazione come invece Calvino.

Nella Chiesa riformata, il concetto del sacramento dell’Eucaristia varia a seconda dell’autore e della chiesa. Per Lutero esiste quella che viene chiamata unione sacramentale. Nei sacramenti infatti viene data la vera presenza, il vero corpo e sangue di Cristo, ma allo stesso tempo il pane e il vino conservano la loro natura. Ma per Calvino quella presenza è meramente spirituale, un memoriale “sufficiente” del perfetto sacrificio offerto una volta per tutte da Cristo sulla croce. Pertanto, il cosiddetto carattere sacrificale della Messa è negato soprattutto da Calvino e dai suoi seguaci. Ciò portò a molte controversie sulla natura dei sacramenti tra le varie chiese riformate.

Secondo Mike Gendron[4] per quanto incredibile possa sembrare, il cattolicesimo insegna che Gesù Cristo risorto e glorificato ritorna ogni giorno sugli altari cattolici per essere adorato come offerta per il peccato sotto forma di ostia. Si dice che i suoi sacerdoti abbiano il potere di raggiungere i cieli e di far scendere Cristo dal Suo trono per essere offerto nuovamente come “Vittima” per i peccati dell’uomo… L’Eucaristia è inconfutabilmente e innegabilmente un falso Cristo, perché la Scrittura dichiara che Gesù rimarrà in cielo finché non apparirà “una seconda volta, senza portare peccato” (Ebrei 9:28). L’adorazione idolatra di un’ostia come vero Cristo non è diversa dall’adorazione idolatra di un vitello d’oro come vero Dio che liberò gli Israeliti dall’Egitto (Esodo 32:4).

 

 

Immagini sacre

I primi due comandamenti di Dio vietano chiaramente due cose: 1) creare e adorare un’immagine del vero Dio e 2) adorare chiunque altro tranne Dio (Esodo 20:1-5). In altre parole, la nostra adorazione deve essere diretta solo al vero Dio e non attraverso alcun oggetto. Pertanto, adorare, venerare, baciare, adorare, innalzare, pregare, parlare o fare un uso religioso delle immagini di Dio e dei santi create dall’uomo è un peccato del tipo più grave. Dio non avrebbe potuto renderlo più chiaro quando comandò: “Non farti un idolo, né alcuna somiglianza di ciò che è lassù nel cielo, o quaggiù sulla terra, o nelle acque sotto la terra. Non li adorerai né li servirai; poiché io, il Signore tuo Dio, sono un Dio geloso” (Esodo 20:4-5). Tuttavia, la Chiesa Cattolica Romana ha messo da parte questo comandamento di Dio, insegnando invece le tradizioni degli uomini (Marco 7:8). Questa è una sfida molto deliberata e intenzionale alla santa legge di Dio.

Indulgenze

Secondo il cattolicesimo (CCC 1441) «l’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, remissione che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi. L’indulgenza è parziale o plenaria secondo che libera in parte o in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati. Ogni fedele può acquisire le indulgenze […] per se stesso o applicarle ai defunti».

La dottrina delle indulgenze ha generato lo scisma di Martin Lutero nel 1514. I predicatori cattolici arrivavano nei paesini della Sassonia e spaventavano le persone con tabelloni raffiguranti fiamme e fuoco che suggerivano il destino di dannazione di parenti o amici ai quali non veniva applicata l’indulgenza a pagamento. In particolare il frate predicatore Johan Tetzel era solito dire alle folle: “quando cade il soldin nella cassetta/l’anima vola al cielo benedetta”. Lutero respinge questa affermazione con la ventiseiesima delle novantacinque tesi della riforma. Tristemente ancora oggi si dice “lucrare” una indulgenza, anche se il lucro (denaro) non è più richiesto. “La confessione può essere fatta entro otto giorni prima e otto giorni dopo il giorno in cui si lucra l’indulgenza”.

L’indulgenza nasce nel XI secolo, quando i papi e i vescovi non si limitarono più a modificare le penitenze già prescritte, ma inflissero alcune punizioni fisiche senza capire chi fa qualcosa. Ma i primi passi sono il pentimento e la confessione. Da questo momento in poi le indulgenze furono concesse come incentivo e pagamento per un atto religioso (anche piccolo), come andare in una nuova chiesa, fare l’elemosina ai poveri o in una chiesa. Le più importanti in quest’epoca e nei secoli successivi, le indulgenze delle Crociate, che furono concesse a chi andava a combattere i Mori in Spagna, i Saraceni in Sicilia, i Turchi in Palestina. I Papi offrono assoluzione e completezza.

Grande incremento delle indulgenze dal XII secolo. Considerando che i penitenti erano soliti donare denaro volentieri a causa dei loro eccessi, non è da escludere che alcuni di loro talvolta ricevessero poca considerazione. Va però notato che i loro scritti, prima del Concilio Lateranense, parlavano ben poco degli obblighi economici; Anche la storia di allora non fa menzione di quelle persecuzioni. Nel 1300 Bonifacio VIII accolse i pentiti e si confessarono e si recò nella chiesa dell’apostolo Pietro e dell’apostolo Paolo. Il Papa dice anche che questo investimento generale può essere realizzato in ogni momento del secolo. La maggioranza dei credenti cristiani ha accettato questa grande rivelazione.

Nel 1575: al termine del Giubileo Romano, Gregorio XIII concesse per la prima volta un’amnistia di sei mesi alla Chiesa universale a beneficio di coloro che non potevano recarsi a Roma. Nel 1925 Pio XI estese questi benefici ad un anno intero e li concesse anche a coloro che beneficiarono del Giubileo di Roma.

Nel terzo periodo, dal XIV al XVI secolo, divennero popolari i beni di lusso. Attraverso donazioni, chiamate dotazioni, per aiutare le opere apostoliche.

Tuttavia la gente crede che l’indulgenza non liberi solo dalle punizioni corporali, ma anche dal peccato, per cui è necessario trarne beneficio per farsi perdonare i peccati. Questa convinzione errata ha contribuito a molte cattive pratiche e ha ridotto la flessibilità nella gestione delle finanze. Queste atrocità diedero a Martin Lutero motivo di riformare il Cristianesimo. Con il Concilio di Trento (1545 – 1563) si corressero i delitti poiché si offriva il dono delle indulgenze ai fedeli, ai pii, ai santi, all’unità, «per far capire che tutti questi tesori del cielo non vengono distribuiti con vittoria, ma sacrificio”.[5]

Tuttavia…

La salvezza apportata da Cristo con la sua croce ha estinto tutti i peccati passati, presenti e futuri del cristiano. “Con un’unica offerta, infatti, egli ha reso perfetti per sempre coloro che sono santificati”. (Ebrei 10:14). Per sempre, appunto.

“L’attacco dell’avversario al Figlio di Dio è abile, perché Gesù è l’Autore e il Perfezionatore della fede cristiana. Solo Cristo è capace e sufficiente per salvare completamente i peccatori dal peccato (Ebrei 7:25). La Sua unica offerta per il peccato rende i credenti perfetti per sempre (Ebrei 10:14). Il Suo sangue è sufficiente per purificare ogni credente da ogni peccato (1 Giovanni 1:7). La sua morte fu sufficiente per cancellare il debito eterno del peccato di ogni credente (Colossesi 2:14). Paolo descrisse la sufficienza di Gesù quando scrisse: “In lui siete stati resi completi” (Colossesi 2:10). Ogni benedizione spirituale che chiunque possa desiderare o di cui ha bisogno si trova in Cristo Gesù. Per questi motivi Satana attenta come una vendetta alla sufficienza di Cristo. Il principe di questo mondo ha convinto molti che hanno bisogno di Cristo più la psicologia, o di Cristo più i riti e i sacramenti, o di Cristo più il purgatorio e le indulgenze, o di Cristo più l’osservanza della legge e le buone opere. I suoi agenti negano che l’opera di redenzione di Cristo sia finita. Credono scioccamente di avere il potere di richiamare il Signore Gesù dal cielo per offrirLo ancora e ancora sui loro altari. Questi attacchi diffamatori alla sufficienza di Cristo non solo derubano il vero Gesù della Sua gloria, ma indirizzano anche i perduti verso un altro Gesù che non è in grado di salvarli senza l’aiuto degli altri (2 Corinzi 11:4). Satana offre altri mediatori, ma Dio ce ne ha dato solo Uno (1 Timoteo 2:5). Satana offre altri salvatori, ma Dio ha dato un solo Nome (Atti 4:12). I ministri del diavolo che negano la sufficienza del Figlio di Dio devono predicare un altro Vangelo per istruire le persone su cosa devono fare per essere salvate. Un altro Gesù produce sempre un altro Vangelo. Il cattolicesimo sottolinea ciò che l’uomo deve fare per essere salvato, invece di ciò che Cristo ha fatto.

La non conoscenza della Parola di Dio ha anche effetti politici, sociali, culturali e economici. Pensa ai 35 milioni di persone che andranno a Roma per il XXV giubileo cattolico ordinario del 2025 (e straordinario nel 2033), sperando di “lucrare” un’indulgenza per sé o “in forma di suffragio alle anime del purgatorio”, il quale biblicamente non esiste. Miliardi spesi e un grande business. Lo stesso business della vendita delle indulgenze che ha permesso di costruire nel 1506 la basilica vaticana. L’unica vera indulgenza è la croce di Cristo e accogliere con fede (non per i nostri meriti) la grazia della salvezza che Lui ci ha garantito. L’unica vera Porta santa è Gesù: «Io sono la porta; se uno entra per mezzo di me sarà salvato» (Giovanni 10:9)

“Perciò egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro”. (Ebrei 7:25)

Gli ebrei giubilavano ogni cinquanta anni (Levitico 25:11). Noi cristiani possiamo giubilare ogni giorno per la salvezza che Cristo ha già guadagnato per noi.

 

Infallibilità papale

Il dogma dell’”infallibilità” dichiara che la Chiesa cattolica non può sbagliare nel suo insegnamento oggettivo e definitivo riguardo alla fede e alla morale. Secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica: «Per preservare la Chiesa nella purezza della fede trasmessa dagli apostoli, Cristo, che è la Verità, ha voluto conferirle una parte della sua stessa infallibilità». Questo non è solo un insegnamento distorto, è scandaloso! L’”infallibilità” è solo uno dei numerosi attributi divini che il papato ha sottratto a Dio Onnipotente. Il papa ha anche l’audacia di indossare titoli dati solo al Dio uno e trino: Santo Padre, Capo della Chiesa e Vicario di Cristo. Con un inganno così astuto e spavaldo, non c’è da meravigliarsi che i papi siano stati in grado di “trascinare i discepoli dietro di sé”. Il cristianesimo nella sua forma più pura non è una religione ma una relazione sigillata dallo Spirito con il Dio di tutta la creazione. Il cattolicesimo è il cristianesimo nella sua forma più degradata. Si è corrotto quando ha negato l’opera compiuta e sufficiente di Gesù e ha pervertito il Suo Vangelo. Questo distorto Vangelo delle opere conduce le persone verso un’eternità senza Cristo. Per evitare l’inganno, il cristianesimo insegna alle persone a studiare la Bibbia e a credere a ciò che Dio dice. La religione, d’altro canto, richiede che le persone credano a ciò che l’uomo dice che Dio dice. Quando le persone senza discernimento si sottomettono agli uomini, che sono naturalmente inclini all’errore, vengono facilmente ingannate. Il cattolicesimo cerca di superare questo problema dichiarando che i suoi papi sono infallibili in materia di fede. Il cristianesimo per figli di Dio è seguire il Signore Gesù, l’Unico immune dall’errore.

Intercessioni

Le intercessioni sono inutili in quanto Cristo è l’unico mediatore tra Dio e gli uomini, come dice chiaramente la Scrittura. “Vi è infatti un solo Dio, ed anche un solo mediatore tra Dio e gli uomini: Cristo Gesù uomo” (1 Timoteo 2:5). Attribuire questo potere ad altri è blasfemia: Ad esempio la chiesa cattolica annulla questo passo della Scrittura affermando che Maria, Madre di Cristo, la Mediatrice, media anche la salvezza. «Assunta in cielo non ha deposto questo ufficio salvifico, ma con la sua multiforme intercessione continua a portarci il dono della salvezza eterna».

«Cristo è colui che è morto, e inoltre è anche risuscitato; egli è alla destra di Dio, ed anche intercede per noi»

(Romani 8:34)

Maria Madre di Cristo

Se possiamo ottenere la nostra salvezza, allora perché Cristo è dovuto morire per noi? Cristo è l’unico Mediatore senza peccato tra Dio e l’uomo, o condivide quel ruolo con Maria come insegna il cattolicesimo romano? Gesù completò l’opera di redenzione duemila anni fa e la Sua unica offerta è necessaria e sufficiente per salvare i peccatori completamente e per sempre. Alcuni dei titoli e degli onori attribuiti a Maria dal Vaticano, come “Nostra Signora”, “Vergine Eterna” e “Madonna”, erano gli stessi titoli attribuiti alla dea Iside. Che l’idolatria sia pagana o religiosa, il principio è lo stesso. L’adorazione e l’onore dovuti solo a Dio vengono allontanati da Lui e dati a ciò che non è Dio. Vedono e si inchinano davanti alle statue credendo che i santi, che sono rappresentati, intercederanno per loro (CCC 2683). Vedono e sentono i grani del rosario, credendo che le loro ripetute preghiere a Maria rimetteranno la punizione per il peccato (CCC 1471). Questi sono solo alcuni esempi di come “vedere segni e prodigi” sia una parte innegabile della fede cattolica. Invece di adorare per fede in cose non viste, i cattolici adorano ciò che possono vedere (Ebrei 11:1). Difendono la loro pratica dicendo che non adorano Maria e i santi quando si inchinano e li pregano, li stanno semplicemente venerando. Ma secondo il dizionario, la venerazione è una forma di culto. Infatti si chiama iperdulia. Nella teologia cattolica, il culto di ‘alta venerazione’ dovuto alla Madre di Cristo.

Ciò che più inquieta è l’esaltazione della vergine Maria da parte dei cattolici, che è del tutto infondata nella Scrittura. Al di fuori dei Vangeli, il nome di Maria viene menzionato solo una volta e cioè quando prega con gli altri figli e gli altri credenti nel cenacolo (Atti 1:13-14). Anche le informazioni su Maria nei Vangeli sono molto scarse. Dopo i racconti legati alla nascita di Gesù, ci sono solo altri tre riferimenti a Maria. Il primo è alle nozze di Cana (Giovanni 2:1-5). Successivamente è quando lei e i fratelli di Gesù desiderano parlare con Gesù. Gesù rispose che sua madre e i suoi fratelli sono coloro che fanno la volontà di Dio (Matteo 12:46-50). Un altro riferimento è dato quando una donna tra la folla chiama la madre di Gesù “beata”, ma Gesù non la afferma. Invece ha detto beati coloro che ascoltano la Parola e la osservano (Luca 11:27-28).

I romani pontefici hanno creato una Maria che condivide gli attributi divini del Signore Gesù Cristo. Dicono che sia stata concepita senza peccato, abbia vissuto una vita senza peccato, sia stata assunta corporalmente alla gloria, sia la mediatrice di ogni grazia, sia la nostra avvocata e ora regni come la “Regina del cielo” accanto al Re dei re. Papa Francesco ha dichiarato: “La ‘Vergine’ Immacolata diventa l’icona sublime della Divina Misericordia che ha vinto il peccato. A Lei affido la Chiesa e l’umanità intera, in particolare la città di Roma”.

Immacolata?

Maria disse: “L’anima mia magnifica il Signore e lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore” (Luca 1:46-47).  Salvata, dunque!

Migliaia di cattolici pregano Maria, chiedendo allo stesso tempo il suo aiuto. L’unico modo in cui Maria potrebbe ascoltare e rispondere a quelle preghiere sarebbe se fosse onnipresente, onnisciente e onnipotente. Eppure è umana come tutti noi. Come cristiani, stimiamo Maria benedetta tra le donne, ma attribuirle poteri e attributi divini è blasfemo e idolatra. Satana userà qualsiasi cosa per persuadere le persone a distogliere lo sguardo da Gesù. Proprio come ingannò Eva con la sua astuzia, i cattolici che idolatrano Maria saranno sviati da una sincera e pura devozione a Cristo (2 Corinzi 11:3). Tutte le persone nella Chiesa cattolica devono essere avvertite di come Dio odia l’idolatria. Dobbiamo chiamarli a volgersi a Dio abbandonando gli idoli per servire il Dio vivo e vero (1 Tessalonicesi 1:9).

Messa

Al centro dei rituali e dei sacramenti regolari del cattolicesimo è la Messa alla quale i cattolici devono partecipare ogni domenica e nei giorni festivi di precetto, sotto pena di peccato mortale. Come descritto nel Catechismo della Chiesa Cattolica, la Messa è “fonte e culmine della vita cristiana”. Si insegna che il sacerdote ordinato chiama il Signore Gesù dal cielo e consacra il pane e il vino nel Suo corpo, sangue, anima e divinità. Il sacrificio del Calvario è rappresentato più e più volte sull’altare. Ma non c’è alcun supporto biblico per la Messa. Gesù non è mai stato una “vittima” come sostiene Roma; Andò alla croce volontariamente in umile obbedienza a Suo Padre (Filippesi 2:8). Quando Gesù disse che dobbiamo mangiare la Sua carne e bere il Suo sangue, le Sue parole erano spirituali e non dovevano essere prese alla lettera (Giovanni 6:63). Usava un linguaggio figurato, come faceva spesso (Giovanni 16:25). I suoi discepoli avevano familiarità con la frase figurata “mangiare e bere” per descrivere l’appropriazione delle benedizioni divine nel proprio essere più profondo (Geremia 15:16; Isaia 55:1-3).

Papa

Il papa non è venuto nel nome del Padre, ma porta con arroganza il titolo riservato all’unico “Santo Padre” (Gv 17:11), cioè Dio. Tragicamente, la maggior parte dei cattolici non conosce la Parola di Dio e la loro ignoranza li rende facili prede del peggior tipo di inganno. Ha usurpato i titoli di “Santo Padre” da Dio Padre, “Capo della Chiesa” dal Signore Gesù Cristo e “Vicario di Cristo” dallo Spirito Santo, che Gesù ha promesso di inviare al suo posto.

Peccato

Secondo la tradizione cattolica “Il peccato mortale è una possibilità radicale della libertà umana, come lo stesso amore. Ha come conseguenza la perdita della carità e la privazione della grazia santificante, cioè dello stato di grazia. Se non è riscattato dal pentimento e dal perdono di Dio, provoca l’esclusione dal regno di Cristo e la morte eterna dell’inferno; infatti la nostra libertà ha il potere di fare scelte definitive, irreversibili… Si commette un peccato veniale quando, trattandosi di materia leggera, non si osserva la misura prescritta dalla legge morale, oppure quando si disobbedisce alla legge morale in materia grave, ma senza piena consapevolezza o senza totale consenso” (CCC 1861-1862)

La Chiesa ortodossa orientale presenta una visione del peccato distinta da quella che si trova nel cattolicesimo e nel protestantesimo, secondo cui il peccato è visto principalmente come una malattia spirituale terminale, piuttosto che uno stato di colpa, una malattia che si autoalimenta che distorce l’intero essere umano e le sue energie, corrompe l’immagine di Dio insita in coloro che portano la natura umana, sminuisce la somiglianza divina in loro, disorienta la loro comprensione del mondo così com’è veramente e distrae una persona dal realizzare il suo potenziale naturale di divinizzare in comunione con Dio.

L’apostolo Paolo scrive: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà l’afflizione, o la distretta, o la persecuzione, o la fame, o la nudità, o il pericolo, o la spada? Come sta scritto: «Per amor tuo siamo tutto il giorno messi a morte; siamo stati reputati come pecore da macello». Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati. Infatti io sono persuaso che né morte né vita né angeli né principati né potenze né cose presenti né cose future, né altezze né profondità, né alcun’altra creatura potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore” (Romani 8:35-39) e l’apostolo Giovanni: “se pure qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. Egli è l’espiazione per i nostri peccati; e non solo per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo”.

Gesù e la Sua Parola insegnano… Sei salvato per fede e non per opere (Efesini 2:8-9). Tutti coloro che si affidano all’osservanza della legge (comandamenti) sono sotto maledizione (Galati 3:10). La salvezza avviene nel momento in cui credi al Vangelo (Efesini 1:13). Gesù purifica il peccato (Ebrei 1:3). Puoi sapere con certezza che sei salvato (1 Giovanni 5:13). Il sacrificio di Gesù è finito (Giovanni 19:30).

“Se riconosciamo i nostri peccati, egli che è fedele e giusto ci perdonerà i peccati e ci purificherà da ogni colpa”. (1 Giovanni 9)

Egli è riferito a Cristo, che è morto per i nostri peccati passati, presenti e futuri. “E in nessun altro vi è la salvezza, poiché non c’è alcun altro nome sotto il cielo che sia dato agli uomini, per mezzo del quale dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12)

“Chi ha creduto ed è stato battezzato, sarà salvato; ma chi non ha creduto, sarà condannato” (Marco 16:16). Non serve altro che la fede e il battesimo (in un’età da comprenderne il valore).

Il peccato nella tua vita da cristiano non ti terrà fuori dal Paradiso, ma ferisce la tua amicizia con Dio. Per rimettere le cose a posto, la Bibbia dice: “Se confessiamo i nostri peccati, egli [Dio] è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità” (1 Giovanni 1:9). Confessare significa raccontare te stesso a Dio quando pecchi. Ha promesso di perdonarti. Chiedigli di aiutarti a scegliere ciò che è giusto la prossima volta che sarai tentato. Quando pecchiamo, Gesù parla a Dio in nostra difesa perché Egli ha già pagato per quel peccato (1 Giovanni 2:1). Gesù è il tuo difensore e aiuto e non ti lascerà mai (Ebrei 13:5).

Gesù infatti completò l’opera di redenzione duemila anni fa e la Sua unica offerta è necessaria e sufficiente per salvare i peccatori completamente e per sempre.

Il cattolicesimo insegna invece che sei salvato per la fede più le opere. L’obbedienza ai comandamenti è condizione per la salvezza. La salvezza è un processo dal battesimo attraverso il purgatorio (che non esiste nella Bibbia). Il Purgatorio purifica il peccato. Sei condannato se affermi di essere salvato. Il sacrificio di Gesù continua nella Messa quotidiana. Come puoi vedere questi due insegnamenti si oppongono direttamente l’uno all’altro. Devi fare la scelta su cosa è vero e quale è inganno. La tua scelta determinerà il tuo destino eterno.

Penitenza

Pietro disse loro: “Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo”

(Atti 2:38)

Da nessuna parte nel Nuovo Testamento vediamo il potere divino di legare e sciogliere dato a un sacerdozio sacrificale. Da nessuna parte vediamo la necessità di confessare i peccati a un uomo per essere perdonato. Le chiavi che furono date a Pietro in Matteo 16:19 rappresentano l’autorità (non il potere) di fare dichiarazioni riguardo al peccato. Questa autorità è data a chiunque abbia ricevuto lo Spirito, come vediamo in Giovanni 20:22-23. Gesù disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. Se perdonerai i peccati di qualcuno, i suoi peccati gli saranno stati perdonati; se ritenete i peccati di qualcuno, saranno ritenuti”. Ogni credente può usare l’autorità della Parola di Dio per dire a coloro che credono al Vangelo: “I tuoi peccati ti sono perdonati”.

 

Preghiera per i defunti

Ho sempre detto che casomai sono i defunti che dovrebbero pregare per noi. Ad ogni modo. Mi sembra evidente. Chi è in Paradiso è già salvo. Chi è all’inferno non ha più speranze e possibilità di salvarsi.

“Fra noi e voi è posto un grande baratro, in modo tale che coloro che vorrebbero da qui passare a voi non possono; così pure nessuno può passare di là a noi” (Luca 16:26)

I cattolici pregano per i defunti perché credono nell’esistenza del purgatorio. Non è presente nella Parola di Dio. La credenza nasce nel 593. Nessuna preghiera purifica i defunti e tanto meno l’acquisto delle indulgenze per loro (al tempo col denaro e oggi con pratiche più economiche). Solo la croce di Cristo salva e purifica. Nessun altro e niente altro. È triste doverlo ricordare ai cristiani.

Nel libro biblico “Secondo Maccabei”, riconosciuto dai cattolici, ma non dal canone delle chiese evangeliche, in 2 Maccabei 12:43 Giuda Maccabeo “fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato”. Giuda Maccabeo non conosceva Cristo e il suo sacrificio che ha lavato tutti i peccati passati, presenti e futuri di chi crede in Lui. Il condottiero asmoneo Giuda Maccabeo morì a trent’anni nei suoi peccati centosessanta anni prima di Cristo. Cosa c’entra con i tuoi defunti? Boh!

Preti

“Vi è infatti un solo Dio, ed anche un solo mediatore tra Dio e gli uomini: Cristo Gesù uomo” (1 Timoteo 2:5). Forse per cattolici, ortodossi e anglicani l’apostolo Paolo non è stato abbastanza chiaro…

L’autore della lettera agli ebrei scrive: “Mentre ogni sacerdote sta in piedi ogni giorno a svolgere il suo servizio e offrire ripetutamente gli stessi sacrifici, che non possono mai togliere i peccati, egli, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è seduto alla destra di Dio, e aspetta soltanto che i suoi nemici siano posti come sgabello dei suoi piedi. Infatti con un’unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati” (Ebrei 10:11-14). A chi si riferisce? Indovinato? A Gesù Cristo.

 

Purgatorio

La fede nell’esistenza del Purgatorio è esclusiva del cattolicesimo. A Lione (Francia) il 7 maggio 1274 si apre il 14° Concilio ecumenico. Viene fissato il dogma del Purgatorio, che sarà confermato dai Concili di Basilea, Firenze, Ferrara e Roma (1431-1449) e dal Concilio di Trento (1545-1563) come “luogo e condizione in cui le anime dei morti, giustificati, ma ancora in condizione di peccato, si trovano per completare la purificazione prima di ascendere in paradiso.”

Vale quanto già detto per la preghiera per i defunti. Si tratta di tradizione cattolica, non di Parola di Dio. Ciò che questa dice è che puoi sapere con certezza che sei salvato (1 Giovanni 5:13) e che il sacrificio di Gesù è completo (Giovanni 19:30). “Dio infatti non ha mandato il proprio Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma affinché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato, ma chi non crede è già condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio” (3 Giovanni 17-18). Non vi sono alternative. Paradiso o Inferno. Con buona pace del purgatorio di Dante Alighieri nella Divina Commedia. La Parola di Dio fa testo. Tradizioni e commedie no.

Va detto che la credenza nel purgatorio è stata utile al cattolicesimo per raccogliere i soldi della vendita delle indulgenze (vedi) ed è rimasta.

 

Reliquie

Ogni giorno un prete incaricato spedisce per raccomandata delle reliquie (frammenti di ossa o cenere di santi e martiri) dalla biblioteca delle reliquie, situata nel Palazzo Apostolico Vaticano in vari luoghi del mondo.

Il Codice di Diritto Canonico (Canone 1237), prevede che ogni altare contenga al suo interno almeno una reliquia. I destinatari sono i responsabili delle nuove chiese o cappelle che stanno per essere consacrate[6].

Le reliquie non salvano. Solo Cristo salva. Per cui la venerazione di reliquie riguarda più il paganesimo e si apre anche a diversi aspetti grotteschi e truffaldini che sfidano non solo l’intelligenza spirituale, ma soprattutto quella classica, come le seguenti reliquie: Prepuzio di Gesù (Abbazia di Coulombs, Francia). Panno che coprì le parti intime di Gesù sulla Croce (Aachen, Germania). Piatto che avrebbe accolto la testa dell’apostolo Giovanni Battista è a Genova, nel tesoro della cattedrale di Lorenzo. L’anello nuziale di Giuseppe donato a Maria è a Perugia, in Duomo, custodito in un forziere a quattordici chiavi. Frammenti del sacro velo di Maria di Nazareth e della veste di Giuseppe, si trovano a Maria di Licodia (CT), conservati in un artistico reliquiario in argento, opera del secolo XVII. Tale reliquiario veniva portato in processione fino agli anni Settanta del Novecento, l’ultimo sabato del mese di Agosto, in occasione della festa patronale. Di tovaglie di lino usate da Cristo per la lavanda dei piedi degli Apostoli se ne conoscono addirittura due: una nella chiesa romana di Giovanni Battista ed un’altra in Germania, ad Acqs. Quest’ultima tovaglia riporterebbe addirittura l’impronta del piede di Giuda. Una Piuma dell’Arcangelo Gabriele è custodita a Caltanissetta, tuttavia gli angeli non hanno piume, essendo puri spiriti. Senza contare gli innumerevoli corpi di santi mummificati ed esposti alla venerazione. La cappella delle ossa nella Chiesa di Francesco a Evora, in Portogallo ha una collezione di cinquemila teschi e scheletri in esposizione, con l’aggiunta di due corpi mummificati e con pelle essicata appesi al soffitto. Insomma, un deciso attacco alla credulità popolare che allontanano dal Centro del Cristianesimo, cioè Gesù Cristo.

Rosario

Il rosario è usato anche nell’Islam, nel Buddhismo e nell’Induismo. Queste religioni non hanno però il monito di Cristo: “Nel pregare, non usate inutili ripetizioni come fanno i pagani, perché essi pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole”. (Matteo 6:7)

Sacramenti

I sacramenti sono – secondo il cattolicesimo – segni visibili che trasmettono la grazia invisibile. Sono presenti anche nell’anglicanesimo e nell’ortodossia – detti “misteri”. D’accordo, i simboli sono importanti per noi umani, non solo nella religione. Ma i sacramenti indicano il sotteso desiderio di vedere per credere. Gesù dice: “Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno, e segno non le sarà dato se non quello di Giona” (Matteo 16:4). In sostanza, la Sua risurrezione.

 

Salvezza

Le buone opere non causano né contribuiscono alla salvezza, ma piuttosto ne sono la prova (Romani 2:10). Solo Cristo salva. La persona umana non si salva da sola. Il cristiano non compie le opere buone per salvarsi, ma perché è salvato.

«Perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato».

(Romani 10:9)

È sbagliato credere che l’unica motivazione dell’uomo a fare bene sia la luce di una ricompensa promessa. Tutte le false religioni funzionano con la stessa forza trainante: l’uomo deve sforzarsi di guadagnarsi il favore di Dio. Il cristianesimo biblico si distingue nettamente in quanto dichiara che la nostra capacità e motivazione sono alla luce di ciò che è già stato fatto da Dio e ricevuto dai veri credenti (1 Giovanni 4:19). Il credente giustificato viene liberato dalla schiavitù del peccato (Romani 6:17), gli viene dato un cuore nuovo (Ezechiele 36:26) ed è una nuova creazione in Cristo (2 Corinzi 5:17), imputata con la giustizia di Dio (Romani 6:18). Fanno buone opere spinti dalla gioia, dall’amore e dalla gratitudine per ciò che è stato fatto per loro.

«Cristo, avendo sacrificato se stesso una volta, è per l’eternità un sacrificio certo e valido per i peccati di tutti i fedeli».

(Ulrico Zwingli, 1484-1531)

 

Santi

L’Italia è un Paese di santi, poeti e navigatori. Una frase di Benito Mussolini. 9.400 è il numero di santi canonizzati ad oggi dalla chiesa cattolica. In realtà solo Dio è santo. I cattolici lo dicono nella preghiera del Gloria “Perché tu solo il santo”. Bella coerenza.

Ah, ma nel libro del Levitico, Dio chiede: “Siate santi, perché io, il Signore Dio vostro, sono Santo” (Lv 19: 2). Nelle prime comunità cristiane i “santi” erano tutti i cristiani.

Nel Cristianesimo esiste una distinzione tra le varie confessioni cristiane.

LATRìA. Adorazione riservata alle Persone della Santissima Trinità = Dio (Tutti i Cristiani. Circa 5.000 Chiese cristiane, 2,4 miliardi di fedeli).

IPERDULìA. Venerazione della madre di Cristo (solo Cattolici e Ortodossi).

DULìA. Venerazione dei “santi” (solo Cattolici e Ortodossi).

Questo porta spesso i religiosi ipomaniaci (bigotti, per gli amici) a trasformare le ultime due in adorazione, riservata a Dio, distogliendo l’attenzione dall’Unico che è morto e risorto per la nostra salvezza, cioè Gesù Cristo.

Solo Dio è Santo. La sua Santità significa Eternità + Onnipotenza + Onnipresenza + Onniscienza + Amore assoluto.

Tradizione

Cattolicesimo e ortodossia non basano la loro fede solo sulla Parola di Dio, ma anche su tradizioni umane. Per loro la Parola di Dio non è sufficiente.

 

Vescovi

Cattolici, Anglicani e ortodossi hanno i vescovi. Secondo il catechismo della chiesa cattolica (77) “Affinché il Vangelo si conservasse sempre integro e vivo nella Chiesa, gli Apostoli lasciarono come successori i Vescovi”. È un’affermazione falsa, oltre che inesatta. I vescovi non sono i successori degli apostoli. Gli apostoli avevano solo due successori: Mattia, scelto dagli apostoli, e Paolo, scelto da Cristo (Atti 9:1-19). I vescovi cattolici non soddisfano i requisiti per l’apostolato indicati in Atti 1:21-26: “Bisogna dunque che tra gli uomini che sono stati in nostra compagnia per tutto il tempo in cui il Signore Gesù è andato e venuto tra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui egli fu portato in cielo da mezzo a noi, uno di questi diventi testimone con noi della sua risurrezione». Or ne furono presentati due: Giuseppe, detto Barsaba, che era soprannominato Giusto, e Mattia. E, pregando, dissero: «Tu, Signore, che conosci i cuori di tutti, mostra quale di questi due hai scelto, per ricevere la sorte di questo ministero e apostolato, dal quale Giuda si è sviato per andare al suo luogo». Così tirarono a sorte, e la sorte cadde su Mattia; ed egli fu aggiunto agli undici apostoli”

I cattolici romani elevano i vescovi “infallibili” ad essere uguali in autorità alle Scritture e che “i vescovi hanno, per istituzione divina, preso il posto degli apostoli come pastori della Chiesa, in modo tale che chiunque li ascolta, ascolta Cristo e chi li disprezza, disprezza Cristo» (CCC 862). In pratica, i vescovi si siedono effettivamente al di sopra della Scrittura dichiarando che nessun altro può dare un’interpretazione autentica della Parola di Dio (CCC, 85). Tuttavia, secondo la Parola di Dio, non sono qualificati per essere successori dei dodici apostoli originali. Non hanno soddisfatto nessuno dei requisiti necessari elencati in Atti 1:21-22.

[1] https://www.gordonconwell.edu/wp-content/uploads/sites/13/2024/01/Status-of-Global-Christianity-2024.pdf

[2] https://chiesaavventista.it/services/questo-e-il-mio-corpo/#:~:text=Secondo%20la%20dottrina%20cattolica%20della,forma%20esteriore%20rimanga%20la%20stessa

[3] Mike Gendron – Contending for the Gospel: For the glory of Christ and the sanctity of His Church, PTG Publications, Southlake (Texas), 2019 – https://www.proclaimingthegospel.org/

[4] Mike Gendron – Preparing for Eternity: Should we trust God’s Word or religious traditions?, PTG Southlake (Texas), 2013 – https://www.proclaimingthegospel.org/

[5] Giorgio Nadali, Indulgenze, Edizioni Segno, Udine, 2010

[6] Giorgio Nadali, I monaci sugli alberi. E centinaia di altre cose curiose su Dio, la Chiesa, Il Vaticano, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo, 2010


Bulli, pupe e idioti. Intervista di Giorgio Nadali allo psicologo Matteo Lancini

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Bulli, pupe e idioti. Intervista al dottor Matteo Lancini

Sei un bullo? Ti facciamo provare il carcere per un giorno. Succede negli USA, alla Tidewater Regional Jail di Suffolk, Virginia. Col consenso dei genitori alcuni ragazzi e ragazze vengono accolti in carcere come se fossero condannati e lasciati “socializzare” con alcuni altri detenuti selezionati che si prenderanno teneramente cura di loro per una giornata e per una notte… sotto l’occhio vigile degli agenti penitenziari. Dopo il trattamento le arie da bullo sono sparite totalmente lasciando posto a piagnucolamenti decisamente non più da duro. Un fenomeno che oggi riguarda ampiamente anche le femmine. Ecco un trattamento radicale che probabilmente farebbe ripensare al modo di comportarsi dei nostri bulli nostrani, ma probabilmente anche ai genitori che danno il cattivo esempio. Pochi giorni fa infatti Anna Lamberti, la preside dell’Istituto comprensivo Guido Galli di Milano è stato aggredita a pugni da un genitore che si è introdotto a scuola e le ha gridato “te ne devi andare”. Insomma bulli e genitori alleati per una società più violenta. Da non dimenticare che un milione e mezzo di lavoratori in Italia sono vittime di mobbing – le sottili angherie sul posto di lavoro dovute a invidia e frustrazione da parte chi è decisamente meno abile nella professione delle vittime. Bulli adulti mai cresciuti. Ma si sa, l’unione fa la forza dei poveracci. La maggioranza di questi sono anche genitori. Tali padri, tali figli insomma. In Italia le telefonate arrivate al numero verde 800 69 96 96 antibullismo nelle prime sei settimane sono state 4.437. Per il 42,1% il motivo della chiamata riguardava le prepotenze. Hanno chiamato per il 37,5% famiglie, 31,4% insegnanti e 23,2% studenti vittime di bullismo. In Internet il 38% delle ragazze e il 26% dei ragazzi è stata vittima di cyberbullismo, che in alcuni casi ha condotto al suicidio le giovani vittime. Nel Canton Ticino i ragazzi che dichiarano di avere subito vessazioni a scuola almeno due o tre volte al mese si aggirano attorno al 10% del totale.Ho chiesto al Dottor Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta del Centro Minotauro di Milano che si occupa di consulenza e psicoterapia per adolescenti e famiglie di aiutarci a capire il fenomeno. Matteo Lancini ha pubblicato il libro “Adolescenti navigati. Come sostenere la crescita dei nativi digitali“.

Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta del Centro Minotauro di Milano

 

 

Dottor Lancini, perché il fenomeno del bullismo?Il bullismo è un fenomeno che va inquadrato per le sue caratteristiche specifiche. E’ un fenomeno dove dei ragazzi che non riescono ad avere un successo scolastico costruiscono un’identità attraverso la prevaricazione su soggetti percepiti come più deboli. Questo fenomeno è in crescita? Perché?E’ difficile avere dati certi. E’ importante non confonderlo con la delinquenza minorile lontano da scuola o episodi isolati a scuola. Nel bullismo si ripetono delle azioni nel tempo con i protagonisti sempre nello stesso ruolo. Dei prevaricatori che infieriscono sempre sulla stessa persona.Come giudica il fatto di violenza da parte di un genitore sulla preside all’Istituto comprensivo Guido Galli di Milano?

Ogni episodio in cui il luogo della sacralità della formazione viene trasformato in un Far West è da condannare. Questo episodio come altri testimonia che siamo davanti ad un’emergenza educativa che da tanti anni io ho sottolineato. Bisogna cercare di ricostruire un’alleanza tra scuola e famiglia. La scuola si sente sola attaccata spesso da parte di chi dice che non riesce a stare al passo con i tempi. La famiglia si sente sola nella società complessa nella crisi dell’autorità paterna e dei riferimenti. Queste due agenzie invece di allearsi spesso litigano cercando la colpa. E’ ora che la scuola si apra a un vero confronto per cercare delle linee guida tra scuola e famiglia.

Perché i genitori difendono la stupidità dei figli?

Non c’è un genitore che cerca di difendere la stupidità del figlio, semmai di difendere la fragilità dei figli o il fatto che il figlio non è compreso.

In cosa sbagliano i genitori?

I genitori oggi sono in enorme difficoltà perché la riorganizzazione di un modello educativo ha spinto a ridefinire la famiglia più affettiva. Quindi non so dire se sbagliano. Certo è che le problematiche di oggi piuttosto che mettere in scena aspetti più conflittuali, parlano di ragazzi più fragili. Si parla di una fragilità narcisistica. E’ una società molto complessa in cui anche i modelli di  identificazione dei genitori sono molto meno definitivi pur essendo fondamentali rispetto al passato. Certamente se vogliamo dire qual è l’area dove si cerca di individuare delle esagerazioni dei genitori è quella dell’iper investimento narcisistico dei figli.

Quindi c’è un aumento del narcisismo?

Certamente, le problematiche degli adolescenti oggi sono più di stampo narcisistico. Ma questa è una società narcisistica. Una società dell’apparire a tutti i costi. Una società dove gli adulti invece di guardare un museo d’arte fanno dei selfie.  Quindi certamente stiamo crescendo in una società dove l’immagine, a volte la bellezza, la popolarità sono diventate fin troppo importanti rispetto alle competenze e la capacità di sacrificarsi in nome dell’altro e anche di sostenere chi è in difficoltà. Questo però non è un problema solo della famiglia. E’ un problema della società e anche di quello che viene proposto nella sub cultura massmediatica.

Il motivo?

I bambini sono più figli unici, L’investimento affettivo sul figlio è superiore a quello del passato. Questo ha creato delle novità che sono quelle della famiglia affettiva. Novità positiva, ma ci siamo accorti che quando si arriva in adolescenza invece di incontrare conflitti di stampo edipico, dovute all’espressione della sessualità c’è più un problema di crollo degli ideali, di aspettative di riuscita molto elevati. Se costruiamo una società dove l’immagine è prima di tutto e per primi gli adulti sono a fare immagini e selfie a una rappresentazione all’asilo dei figli di tre anni invece di guardare i figli e i nipoti che fanno la rappresentazione teatrale della festa di Natale li riprendono con telecamere, basta poi che chi incontro ad un convegno qualcuno mi dica che quei tredicenni vivono nella società dell’immagine. Gliela abbiamo creata noi.

Il rispetto dell’autorità è in crisi?

Certo che è in crisi. Ridefinire quali sono i valori in questa società complessa e chi insegna non ha più il valore simbolico che aveva. Il modello autoritario non c’è più. Una volta si cresceva sottomessi. Insieme al rispetto c’era un’ambivalenza emotiva molto forte. Certi modelli educativi autoritari hanno portato a ribellarsi. Gli adolescenti di oggi sono meno rispettosi degli adulti, ma sono più attenti all’offerta educativa che gli offrono. Secondo me chi vede nella questione della mancanza di rispetto un limite sbaglia. Il rispetto te lo costruisci in una relazione educativa appassionata. Insegnanti appassionati hanno studenti che li seguono. Molto meglio di quelli che si sottomettevano per obbligo.

Il bullo di oggi sarà l’adulto violento di domani?

Il bullismo va studiato in relazione alla fascia d’età. L’adulto deve intervenire in modo rigoroso, però tenendo conto che è una dinamica  che ha che fare con quell’età e con la scuola. No credo se l’adulto riesce a intervenire a fare un’offerta riabilitativa e quindi di un rigore adulto molto serio, ma che non intende essere troppo violento. Non vuol dire essere troppo comprensivo. Un adulto davvero autorevole. Adulti che stanno calmi e che non si denunciano gli uni gli altri.

E’ aumentato il bullismo femminile?

Il bullismo femminile è sempre esistito. Quello che è cambiato è che nelle pari opportunità che abbiamo creato è il bullismo femminile è diventato più diretto, più agito.

In America i genitori possono chiedere di far sperimentare la vita in carcere per un giorno agli adolescenti a rischio. Lo ritiene fattibile da noi?

Il sistema della giurisdizione italiana è uno dei più avanzati. Se non lo prevede siamo in una realtà lontana da quella dell’America.  Penso sia più utile quell’esperienza in cui si aggiungono punizioni di tipo volontariato, assistendo ragazzi con difficoltà che un’esperienza di un giorno in carcere. Cercando di far capire che la prevaricazione fa male all’altro.

 


10 cose da fare per conciliare business e amore

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di Giorgio Nadali

 

“Il meglio del vivere sta in un lavoro che piace e in un amore felice” (Umberto Saba). È possibile conciliare con successo le due cose?

 

1) Vi sono delle esigenze affettive basilari diverse per ciascun sesso che vanno capite e ricordate. Non tenerne conto apre a infinte incomprensioni, anche se sono in buona fede. Nelle coppie eterosessuali ricordati che l’altro sesso pensa in un modo diverso. Non migliore o peggiore, ma diverso. Lei non ragiona istintivamente come un uomo. Lui non ragiona istintivamente come una donna. Se è capace di fare così o è un coach oppure è uno sceneggiatore che scrive dialoghi del sesso opposto, ma non è il tuo caso. Quindi, scolpisci bene queste cose nella tua mente:

Per sentirsi amata una donna deve sentirsi: a) capita b) rispettata c) ascoltata d) speciale.

Per sentirsi amato un uomo deve sentirsi: a) stimato b) accettato c) importante d) necessario.

Per lui. “Ascoltata” non vuol dire che hai vagamente udito delle parole, mentre stavi solo pensando a come difendere il tuo orgoglio ferito. Si ascolta con il cuore, non con le orecchie. “Capita”. Non vuol dire che condividi tutto ciò che dice. “Rispettata”. Non vuol dire comprare la sua attenzione. È il rispetto che alza la quotazione. Vuol dire attenzione (“respìcere, in latino significa guardare”) al suo sentire senza invalidare il suo stato d’animo. Si rispetta ascoltando.

Per lei. Importante è lui qualsiasi cosa faccia. Fare sentire sinceramente importante qualcuno senza adularlo è un’arte essenziale per la comunicazione. Necessario. L’uomo è atavicamente “faber”. È miracoloso ciò che un uomo può fare quando si sente necessario. È lo stimolo migliore per farlo agire e migliorare, ma forse lo fai già con i tuoi dipendenti. La maniera migliore per stimolare qualcuno al miglioramento non è umiliarlo e criticarlo, ma fargli sentire che la squadra (in questo caso sei tu) ha bisogno di lui. Accettato. Non vuol dire che apprezzi ogni cosa che lui fa o dice. Ma se vuoi cambiare qualcuno, o meglio se vuoi che qualcuno (in questo caso, lui) cambi, prima apprezza ciò che fa di buono e dopo, ma solo dopo, suggerisci un’idea per migliorare. Non dimenticare che le frasi con il “ma” o  il “però” dette dopo un complimento lo rendono inutile. Prima suggerisci la tua, e dopo con il “però” dimostra il tuo apprezzamento: “Potremmo fare così, però sei veramente bravo in questo”.

Anche se sei una donna manager super emancipata, fagli sentire che hai bisogno di lui. Lascia la grinta da business woman in sala riunioni.

2) Per ottenere di più nella relazione, una donna deve prima apprezzare ciò che un uomo fa già – fossero anche cose molto piccole. Solo con l’accettazione e la stima un uomo è stimolato a dare e fare di più.

3) Evita di dare consigli non richiesti ad un uomo. C’è il pericolo di farlo sentire incompetente. Le donne si consigliano spontaneamente. Gli uomini no. Per correggerlo devi usare tatto. “Lo apprezzo, ma forse avremmo potuto fare così…”. Evita di dire: “Vedi? Hai sbagliato tutto”.

4) Quando una donna parla non prendere tutto alla lettera, anche se non sei un coach. Non vuol dire non ascoltarla, ma non prendere letteralmente alcune espressioni e soprattutto non farti colpire da queste nel tuo ego maschile.  “Non mi ascolti mai”, “Fai sempre così”. Certo, sono indicatori assoluti. Se vuoi innescare una lite, dì  pure “No, non è vero perché…”. Si chiama “mappa contro mappa”. Allo stesso tempo non ascolti e invalidi i sentimenti di chi si sta esprimendo, perché stai puntando tutto sulla tua difesa. Disastroso. Se sei un coach dì “Non ti ascolto mai, ho capito bene? Proprio mai? Ci sono volte in cui ti sei sentita ascoltata?”. Tuttavia non sei un coach, ma un amante, un marito o un fidanzato. Meglio se ascolti senza replicare. Calma. Non ti sta accusando. Sta solo riordinando le idee. La donna è analitica. L’uomo sintetico. Lei parla per capire. Lui parla per trasmettere la sintesi del suo pensiero.

5) Lui non è un uomo dell’età della pietra, ma certi istinti atavici rimangono nell’umanità. Quando lui è nella sua “caverna”, non disturbarlo. Non ti ha esclusa dalla sua vita. Ha bisogno di un momento solo per lui. È il momento peggiore per dire “parliamo”. In quel momento è l’ultima cosa che vuole fare. Rimanda, ok? Tornerà a comunicare con te tra poco.  La tua comprensione e la tua pazienza saranno ricompensate.

6) Apprezza i suoi sforzi. Lui è molto impegnato. Se ami un uomo di successo devi accettare che il tempo sia limitato, soprattutto se non ha frequentato un corso di time management. Siamo noi il padroni del nostro tempo. Ma tu hai capito che anche i suoi piccoli sforzi per ritagliare un tempo per voi vanno apprezzati moltissimo. Ricordati che un uomo che porta al cinema una donna si sente come se fosse lui il regista, lo sceneggiatore e il produttore del film. Dammi retta, apprezza ciò che fa e diglielo apertamente.

7) No al “Tu sei…”.  Evitiamo il più possibile la parolina di tre lettere che impatta a 100 all’ora contro il muro della propria identità e del proprio orgoglio, perché generalmente è detta in negativo. “Sei…”. Lasciamo il “sei” il più possibile alla matematica. Le critiche devono sempre essere costruttive e dette in modo che l’altro le recepisca. Altrimenti non sono critiche, ma solo sfoghi che gettano benzina sul fuoco. Se invece la dici al positivo, pensaci bene. Lui o lei è veramente la tua vita? Se sì, vai tranquillo.

8) Non c’è problema. A noi uomini i problemi piacciono. O meglio, ci piace trovare soluzioni ai problemi. Evita di dire a lei che non c’è problema. Resisti coraggiosamente all’ atavico istinto di fornire soluzioni seduta stante. Il problema può anche esserci e magari hai anche la soluzione. Aspetta. Prima dimostrati comprensivo e empatico. Solo dopo potrai indossare l’armatura per andare a sconfiggere il drago-problema per la tua donzella. Così non c’è problema.

9) Attendi. In caso di momenti di tensione è totalmente inutile una comunicazione logica. Attendi. Se una persona non è in grado di recepire un discorso o è in “sequestro emotivo”, attendi. Passerà. Dimostra empatia, comprensione silenziosa, evita di fornire soluzioni. Chi è in “K meno” non può ascoltarti in quel momento.

 10) Colpisci con la tua personalità. Da ultimo lascerei il trading al settore economico. Sono tanti gli uomini, anche intelligenti e di successo, che credono di impressionare una donna con la tecnica del pavone. Ci sono cose che non possono essere comprate. Non ricoprirla di regali. Non puoi comprarla, a meno che non voglia un rapporto mercenario. Il principe del film “Il principe e la ballerina” (1957) svela solo alla fine alla ballerina la sua posizione sociale, quando è sicuro dei sentimenti di lei. Oggi si fa troppo spesso il contrario. Si fa credere ciò che non si è per fare colpo. Colpisci con l’empatia, con la simpatia, con l’arguzia, con l’intelligenza, con la sensibilità, prima di correre da Bulgari. Potrebbe anche non essere necessario. Vinci per ciò che sei. Buon San Valentino!


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Direttore responsabile: Giorgio Nadali

 

 

 

 


Quel tram chiamato desiderio

di Giorgio Nadali

Intervista di Giorgio Nadali pubblicata per PLAYBOY Italia, Novembre 2015

Dove va il desiderio maschile e quali sono le difficoltà che incontra? Quali sono i segreti dell’attrazione e della seduzione? Ne parliamo con il sessuologo e psichiatra Marco Rossi, della fortunata trasmissione “Loveline” di MTV.

È nella natura del desiderio di non poter essere soddisfatto, e la maggior parte degli uomini vive solo per soddisfarlo, scriveva Aristotele. Ma una vita serena passa per il soddisfacimento di un sano desiderio sessuale. “Provo un intenso desiderio di tornare nell’utero… di chiunque”. Se per Woody Allen è così, a noi basta invece fare centro in maniera un po’ più mirata, ma senza disperdere inutili energie. Ma come? Quali sono i segreti dell’attrazione? Non ci basta desiderare. Vogliamo essere desiderati! Gli esperti dicono che gli uomini hanno una libido maggiore delle donne, mentre il desiderio di signorine e signore è più “fluido”.
Secondo il sociologo americano Edward Laumann, “Il desiderio femminile è molto sensibile all’ambiente e al contesto della relazione”. Le fantasie sessuali femminili, a differenza di quelle maschili, esaltano il tatto, i sentimenti del partner, la risposte fisiche ed emotive a ciò che sta accadendo, l’umore e l’ambiente dell’incontro. È ciò che emerge da una ricerca delle psicologo dell’evoluzione Donald Symons, ma molti lettori se ne erano già accorti.
La concorrenza è spietata. Le donne fanno paragoni! Sono più inclini a fantasticare su un uomo col quale sono state in intimità e a concentrarsi sui dettagli personali del partner, compreso il fatto che lui è stato in grado di eccitarle emotivamente e sessualmente. Le fantasie femminili si sviluppano più lentamente, con più tempo dedicato ad immaginare carezze e a toccamenti non genitali, piuttosto che ad atti sessuali veri e propri. Quelle maschili – secondo diversi studi – sono più impersonali e visivamente sessuali con un’attenzione su immagini sessuali e atti espliciti. Noi maschi immaginano una varietà di partner sessuali… comprese tutte quelle “prede” desiderate, ma che ci sono sfuggite. Ecco dunque come fare perché questo non accada più. Che non ci sfuggano più – intendiamoci, non sulla varietà 😉

Dottor Rossi, quali sono i segreti della seduzione e gli errori più comuni che si fanno?
Il segreto maggiore della seduzione è l’autostima. Le donne sono particolarmente attirate da una sensazione di forza e di decisione che l’uomo è in grado di dare loro, contrariamente a come succede agli uomini, da un fattore estetico. Gli uomini sono attratti dall’aspetto estetico, mentre le donne da questa idea di forza e di decisione che l’uomo dà loro. Questa c’è solo se c’è una forte componente di autostima. L’errore che più facilmente viene commesso è quello dell’insistenza. Cioè insistere con una donna dà l’idea di avere bisogno di lei e questo non va bene per il gioco seduttivo, perché una donna deve comunque avere la sensazione che è lei in grado di attirare l’attenzione e non che l’uomo ha bisogno di lei perché ha un qualche tipo di esigenza. Invece deve avere la sensazione di no avere alcun tipo di esigenza, ma cerca proprio lei.
Quindi non bisogna corteggiare troppo?
Non bisogna essere troppo insistenti. Ad esempio spesso succede con i messaggi del tipo “buon giorno”, “buon pranzo”, “buon appetito”, “buona notte”… No! Assolutamente no! Essere troppo addosso dà l’idea di debolezza, di poca decisione e di poca autostima.
Cosa serve per fare sentire desiderata una donna?
Bisogna farla sentire importante per sé, ma non con insistenza. Facendo qualcosa di particolare, interessante, diverso, sconvolgente. Farla sentire importante, ma non perché senza di lei non possiamo vivere.

Parliamo delle tendenze del desiderio oggi. Esiste insoddisfazione? Dove si vanno a cercare stimoli e perché?
Quello che io noto rispetto all’insoddisfazione oggi è che siamo molto bersagliati da messaggi riguardanti la sessualità e c’è molta facilità di avere incontri sessuali e questo satura un po’ le capacità di eccitazione delle persone. Ci si illude che per potere sollecitare di più bisogna fare cose “strane”, le cosiddette trasgressioni. Bisogna invece tornare al sesso non finalizzato al puro piacere, cioè al piacere orgasmico, ma al sesso come divertimento. Quindi più piacere e meno orgasmo. Non dobbiamo credere che solo le trasgressioni ci fanno provare piacere. Quelle servono per arrivare ad un orgasmo più veloce. Bisogna invece avere un’idea di un sesso improntato ad un piacere più prolungato.
Perché spopolano i siti per incontri di persone sposate?
Perché dobbiamo tenere presente che viviamo in una società dove l’80 per cento delle persone o ha tradito o tradisce. Il tradimento è ormai all’ordine del giorno e questo trova in Internet un mezzo molto semplice per arrivare velocemente al risultato. Questi siti servono proprio per accelerare i tempi. Quindi un luogo virtuale con le stesse regole dei luoghi reali, dove le persone già cercano la stesse cose…

Come mai questo trend di tradimenti all’80%?
Perché ci si abitua molto facilmente a quello che si ha e quindi si vuole sempre qualcosa di più e ovviamente l’occasione fa l’uomo ladro e…

Secondo Lei una sana e attiva vita sessuale è essenziale per una salute psichica e psicologica?
Assolutamente sì! Chi non vive una vita sessuale appagante è una persona che va facilmente incontro a situazioni di ansia, spesso è più soggetto a forme depressive e comunque subisce molto più facilmente le conseguenze dello stress…

Quindi il detto “Tu non… fai abbastanza all’amore” (lo metto in maniera elegante) è vero!
Sì, è assolutamente vero! A patto però che sia appagante. Non è importante il numero di rapporti sessuali né con chi. L’importante è di sentirsi appagati.

Quindi esiste una frustrazione sessuale?
Questo è sempre stato così. Chi è solo, chi non riesce a trovare, chi ha poca capacità seduttiva vive in una condizione di frustrazione. Ecco però che imparare ad utilizzare in maniera i nuovi mezzi può essere di aiuto alle persone che sono meno dotate di arte seduttiva.
Quali mezzi?
Internet e i siti di incontri. Per chi è molto timido la virtualità rende più capaci di creare un contatto.

Cosa favorisce e fa calare il desiderio maschile e quello femminile?
Il desiderio maschile è favorito da tutto ciò che stimola le fantasie erotiche, che generano desiderio. Viene sfavorito invece dall’abitudine, dalle routine. Quello femminile è favorito da fantasie non erotiche, ma di situazioni. È sfavorito quando una donna si sente usata e non la regina dell’uomo che desidera.

Come favorire l’attrazione femminile e quanto in questa incide l’aspetto fisico di un uomo?
L’aspetto estetico di un uomo incide tra il 30 e il 40 per cento. Non intendo l’uomo esageratamente curato, depilato, abbellito, palestrato… L’uomo deve dare l’idea di forza. Essere virile e rozzo. Rozzo non vuol dire che puzza! Un uomo curato, ma non un uomo effeminato.

Perché George Clooney piace sempre a 50 anni?
Perché ha un fascino. In parte dall’aspetto estetico, ma dall’immaginario di forza e potere del suo mondo, che suscita. Però per chi non ha grandi caratteristiche estetiche, le donne vanno oltre l’aspetto estetico, se riesce a dare l’idea di forza e decisione.

Quindi è giusto vantarsi un po’e mettersi in mostra con una donna!
Sì, fanno bene. È chiaro che non bisogna esagerare. Non conquisti una donna solo se hai una Ferrari.

Allora anche chi ha la pancia ed è pelato può attirare…
Assolutamente sì, ma l’importante è che sia uomo. Tra un addominale scolpito in un uomo un po’ esagerato nella cura del corpo la donna preferisce quello che ha la tartaruga al contrario. La donna preferisce quello che la fa star bene e le fa vivere un bella situazione.

Quali sono secondo Lei gli errori più comuni che oggi si compiono nel corteggiamento?
L’esagerazione e il pensare solamente all’aspetto estetico. Meglio un uomo che sa parlare di arte.

Cosa vogliono le donne in una relazione?
Vogliono star bene. Una persona che le faccia sentire protette.

Ma vogliono tutte il Principe Azzurro?
Sì perché in fondo le donne fin da bambine lo sognano. Ci possono essere oggi donne che la loro relazione l’hanno vissuta e magari è andata male e che pensano un po’ con mentalità maschile al proprio piacere e che stanno bene anche da single.

Essere virile. Cosa significa?
Il macho lavora sul muscolo. Il virile lavora sulla forza. Il macho è apparenza. Anche il magrolino può essere virile nei modi.

Allora tutto è personalità!
Bravo, è l’idea che deve dare ad una donna di una forte personalità.

A cosa è dovuto il fenomeno del femminicidio?

Ad una pessima cultura dove la donna è molto spesso considerata un oggetto di potere di proprietà dell’uomo. Se non stai con me non stai con nessuno. Sono persone disturbate che non hanno freni inibitori perché pensano che quello che sentono sia una cosa normale.

C’è stato un aumento?
No, è più facile che se ne parli

Quando è il momento di rivolgersi ad un sessuologo e quando ad un andrologo?
Quando c’è una situazione di disagio e di sofferenza. Non bisogna pensare che passi da sola. Sarà il dottore a giudicare. Il sessuologo che è anche psicologo può aiutare prevalentemente sul piano psicologico. Ci sono i sessuologi che sono medici (non psicologi). L’andrologo si occupa prevalentemente dei problemi fisici.

Cosa nota maggiormente di problemi sessuali oggi?
Negli uomini il deficit di erezione e di eiaculazione precoce, oggi in aumento. Nelle donne la difficoltà di raggiungere l’orgasmo. Nelle coppie giovani di 30 / 35 anni, la diminuzione del desiderio perché si dedicano troppo al lavoro e poco alla coppia. Il desiderio può e deve essere alimentato ad ogni età e va alimentato, mentre viene a mancare e si cerca altrove…

Intervista di Giorgio Nadali pubblicata su PLAYBOY Italia, Novembre 2015

Il sito del Dott. Marco Rossi è www.marcorossi.it


La Chiesa cambia Rota. In arrivo lo scisma

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di Giorgio Nadali

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La Rota Romana, l’organismo della Santa Sede che ha il potere di annullare il sacramento del matrimonio rende le maglie più larghe nei procedimenti.
Contrariamente a quanto aveva disposto il suo santo predecessore Giovanni Paolo II, che il 21 gennaio 2000 alla stessa Rota Romana aveva detto:
«Desidero soffermarmi a riflettere con voi sull’ipotesi di valenza giuridica della corrente mentalità divorzista ai fini di una eventuale dichiarazione di nullità di matrimonio, e sulla dottrina dell’indissolubilità assoluta del matrimonio rato e consumato, nonché sul limite della potestà del Sommo Pontefice nei confronti di tale matrimonio… Il Romano Pontefice, infatti, ha la “sacra potestas” di insegnare la verità del Vangelo, amministrare i sacramenti e governare pastoralmente la Chiesa in nome e con l’autorità di Cristo, ma tale potestà non include in sé alcun potere sulla Legge divina naturale o positiva. Né la Scrittura né la Tradizione conoscono una facoltà del Romano Pontefice per lo scioglimento del matrimonio rato e consumato; anzi, la prassi costante della Chiesa dimostra la consapevolezza sicura della Tradizione che una tale potestà non esiste. Le forti espressioni dei Romani Pontefici sono soltanto l’eco fedele e l’interpretazione autentica della convinzione permanente della Chiesa».
Papa Francesco ha ribaltato le regole per la nullità matrimoniale con la lettera apostolica in forma di motu proprio intitolato Mitis Iudex Dominus Iesus (Il mite giudice Signore Gesù) del 15 agosto scorso, mettendo l’interesse dei coniugi davanti alla sacralità del vincolo sacramentale.
A tale proposito il cardinale Gerhard Müller prefetto della Congregazione per la Fede, in un suo discorso a Ratisbona ha paventato il rischio di una scissione nella Chiesa.
Principalmente la causa potrà essere seguita direttamente dal vescovo del luogo: “Affinché sia finalmente tradotto in pratica l’insegnamento del Concilio Vaticano II in un ambito di grande importanza, si è stabilito di rendere evidente che il Vescovo stesso nella sua Chiesa, di cui è costituito pastore e capo, è per ciò stesso giudice tra i fedeli a lui affidata.. Allo stesso Vescovo diocesano compete giudicare la cause di nullità del matrimonio con il processo più breve ogniqualvolta la domanda sia proposta da entrambi i coniugi o da uno di essi, col consenso dell’altro o ricorrano circostanze di fatti e di persone, sostenute da testimonianze o documenti, che non richiedano una inchiesta o una istruzione più accurata, e rendano manifesta la nullità…Tra le circostanze che possono consentire la trattazione della causa di nullità del matrimonio per mezzo del processo più breve secondo i canoni 1683-1687, si annoverano per esempio: quella mancanza di fede che può generare la simulazione del consenso o l’errore che determina la volontà, la brevità della convivenza coniugale, l’aborto procurato per impedire la procreazione, l’ostinata permanenza in una relazione extraconiugale al tempo delle nozze o in un tempo immediatamente successivo, l’occultamento doloso della sterilità o di una grave malattia contagiosa o di figli nati da una precedente relazione o di una carcerazione, la causa del matrimonio del tutto estranea alla vita coniugale o consistente nella gravidanza imprevista della donna, la violenza fisica inferta per estorcere il consenso, la mancanza di uso di ragione comprovata da documenti medici, ecc”.
Lo scorso 23 gennaio si è rivolto ai membri della Rota Romana affermando che “il giudice, nel ponderare la validità del consenso espresso, deve tener conto del contesto di valori e di fede – o della loro carenza o assenza – in cui l’intenzione matrimoniale si è formata. Infatti, la non conoscenza dei contenuti della fede potrebbe portare a quello che il Codice chiama errore determinante la volontà. Questa eventualità non va più ritenuta eccezionale come in passato, data appunto la frequente prevalenza del pensiero mondano sul magistero della Chiesa. Tale errore non minaccia solo la stabilità del matrimonio, la sua esclusività e fecondità, ma anche l’ordinazione del matrimonio al bene dell’altro, l’amore coniugale come «principio vitale» del consenso, la reciproca donazione per costituire il consorzio di tutta la vita… Vorrei dunque esortarvi ad un accresciuto e appassionato impegno nel vostro ministero, posto a tutela dell’unità della giurisprudenza nella Chiesa. Quanto lavoro pastorale per il bene di tante coppie, e di tanti figli, spesso vittime di queste vicende! Anche qui, c’è bisogno di una conversione pastorale delle strutture ecclesiastiche per offrire giustizia a quanti si rivolgono alla Chiesa per fare luce sulla propria situazione coniugale”.
19 è il numero dei Tribunali ecclesiastici regionali presenti in Italia, competenti per le cause di nullità matrimoniale. I fondi dell’8xmille consentono un netto abbattimento del costo della causa a carico dei fedeli e il patrocinio interamente gratuito per i nono abbienti. Oggi il costo che un fedele deve sostenere per una causa di nullità riguarda due voci: il contributo richiesto dal Tribunale Ecclesiastico per le spese processuali e l’onorario per il patrono, cioè l’esperto che lo assiste nell’introdurre la causa e nel corso del processo canonico. Il Tribunale Ecclesiastico richiede per le spese processuali un contributo di euro 525 alla parte che richiede l’annullamento. Qualora la parte convenuta nomini un patrono di fiducia o usufruisca dell’assistenza di un patrono stabile, le si chiede un contributo di euro 262,50; non è tenuta invece ad alcuna contribuzione ove partecipi all’istruttoria senza patrocinio, anche in caso di acquisizione, su sua richiesta, di prove ammesse dal giudice. L’onorario per gli avvocati, salva la possibilità per ragioni economiche del gratuito patrocinio, è compreso tra un minimo di euro 1.575 e un massimo di euro 2.992 qualora l’appello termini con un decreto di conferma; per il rinvio ad esame ordinario, l’onorario del patrocinio è compreso tra un minimo di euro 604 e un massimo di euro 1.207. A tale somma si devono aggiungere gli oneri fiscali previsti dalla legge.

Giorgio Nadali


La vita umana prima di tutto

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Dio è autore della vita. La vita umana è quindi sacra – e quindi intoccabile e di importanza assoluta su tutto il creato – in quanto la persona umana è stata dal Creatore voluta a sua “immagine”: “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò” (Genesi 1,27). L’espressione “immagine” – tradotta dall’originale della lingua ebraica – non significa apparenza fisica (Dio è spirito e non ha quindi un corpo), ma identità. Cioè: l’uomo è figlio di Dio. La parola “vita” è presente 871 volte nella Bibbia. Da questa fede radicata nella Parola stessa di Dio deriva la visione etica cristiana, anche se con qualche piccola differenza tra le diverse confessioni (Chiese) cristiane. La bioetica è la parte della morale che si occupa della difesa del valore della vita umana (da biòs = vita + ethòs = comportamento). È quindi lo studio sistematico della condotta umana nell’ambito della scienza della vita e della cura della salute, quando tale condotta è esaminata alla luce dei valori e dei princìpi morali. In estrema sintesi:
• La scienza è buona solo se difende, protegge, sviluppa, aiuta la vita umana, dal concepimento alla morte naturale.
• L’uomo è persona dal concepimento alla morte naturale. La vita umana è un valore assoluto. Non dipende da opinioni, non dipende dal fatto che sia stata voluta o no. Qualsiasi vita umana vale sempre e comunque. Contro questo principio ci sono solo ingiustizie e barbarie.
• L’uomo è sempre soggetto e mai oggetto. La vita umana non può mai essere usata. Non esistono vite meno importanti di altre.
• L’uomo deve sempre preservare la sua vita e quella degli altri.
• Gandhi diceva: “L’uomo si distrugge con la scienza senza umanità. Il vero progresso scientifico deve difendere la vita e migliorarla. Non esiste vero progresso contro la dignità della persona umana.
• L’uomo è persona anche quando non può comunicare o non può mostrare la sua intelligenza (perché è in coma o è malato di mente o è ancora un embrione o perché è semplicemente un deficiente). Va comunque sempre rispettato. L’intelligenza è una condizione necessaria ma non sufficiente per essere persona (gli animali sono intelligenti, ma non sono persone). La vita è un diritto. Allora esiste sempre il dovere corrispondente di rispettarla e difenderla.
• ABORTO. E’ di 3 tipi. Spontaneo , Terapeutico, Volontario (detto I.V.G., Interruzione Volontaria di Gravidanza). Solo l’ultimo è un male morale. L’I.V.G. ha oggi 4 metodi per uccidere e il più diffuso (66%) è il Karman/Isterosuzione. Qualsiasi vita umana va protetta e difesa sin dl concepimento. L’embrione è persona umana in sviluppo. Non può essere usato o ucciso a fini scientifici. Il bimbo concepito ha gli stessi diritti della mamma. Voluto o non voluto. Per le alternative è possibile l’adozione prenatale entro 15 giorni dalla nascita. Il bimbo sarà amato sicuramente da una famiglia pronto ad accoglierlo, anche in caso di grave handicap. Per la prevenzione non bisogna pensare solo alla contraccezione, ma ad una sessualità responsabile che eventualmente può anche accogliere la vita perché già unita stabilmente (matrimonio).
• TRAPIANTO DI ORGANI. Lecito come grande atto di amore. La donazione non mette in discussione la fede nella risurrezione del corpo promessa a tutti da Gesù. La donazione combatte il mercato clandestino di organi.
• GENETICA. Lecita solo se rispetta la dignità della persona umana. La persona non può mai essere ridotta ad oggetto per esperimenti. Buona se aiuta a combattere le malattie. Non è lecito uccidere embrioni e d è anche scientificamente inutile.
• AIDS. Solo un amore fedele e responsabile, costituisce una prevenzione totalmente sicura. Il malato va aiutato. Il sieropositivo non va discriminato. La prevenzione parte dal cuore, non dal corpo. Una sessualità al servizio di un vero amore stabile e fedele. Il 99% dei contagi avviene oggi tra eterosessuali con un comportamento sessuale irresponsabile e “capriccioso”.
• EUTANASIA. 3 tipi: attiva (veleno), passiva (tolgo cure vitali essenziali), Stop accanimento terapeutico (lecita, interrompo cure inutili e non essenziali). La medicina dev’essere vista sempre come aiuto alla vita. La persona vale sempre anche se malata o in stato “vegetativo”. Il malato vuole morire perché disperato, perché non si sente amato. La sua richiesta di morire non è credibile per via della disperazione. Non possiamo assecondare e aiutare un aspirante suicida. Esiste il diritto di morire con dignità (non uccisi o suicidi), non esiste il diritto di suicidarsi. La vita, ogni vita, ha sempre valore ed è legata a molte altre vite. L’eutanasia si presta a gravi abusi. Lo Stato deve aiutare tutti, non liberare letti di ospedale per chi non può permettersi cure o è considerato inutile o perché vuole morire. E’ un criterio di umanità e giustizia. Non si può uccidere per amore. Non si può uccidere la speranza, né uccidere la ricerca (lotta contro il male e non arresa).
• FECONDAZIONE ASSISTITA. Leciti solo i metodi chiamati “GIFT” e “LTOT” perché sono un aiuto ad un concepimento naturale nel corpo materno. Respinta la “FIVET” (in provetta) . Il bimbo ha il diritto di essere concepito dalla e nella sua mamma. La “FIVET” si presta a gravi abusi e crea crisi parentali e di identità al nascituro (di chi è figlio?). Con la “FIVET” il figlio assomiglierà comunque ad un donatore sconosciuto di uno dei due gameti, Allora meglio adottare. Il figlio non è un diritto, è un dono. Va difeso il bambino prima di tutto.

wwuntitledwwuntitledGiorgio Nadali


Religiosi, ma poveri? Esiste un rapporto tra ricchezza o povertà personale e la fede religiosa?

di Giorgio Nadali

abDi certo Adriano Celentano non sarebbe d’accordo e anche noi siamo un po’ perplessi, ma secondo un nuovo studio di un istituto di ricerca sociale americano – Pew Research Center – c’è un rapporto tra benessere economico personale e fede religiosa. Ricchezza e religione sarebbero inversamente proporzionali: i paesi più religiosi quelli con un più alto tasso di povertà e viceversa, mentre quelli più ricchi i più tendenti all’ateismo. Unica eccezione gli Stati Uniti d’America, dove nonostante la ricchezza elevata in termini di PIL, il 54% della popolazione afferma la grande importanza della religione nella propria vita. Nel testo sociologico “Sacro e popolare. Religione e politica nel mondo globalizzato”, gli autori Pippa Norris e Ronald Inglehart sottolineano come la partecipazione alle pratiche religiose registri tassi più alti tra persone più incerte a livello economico e che si trovano ad affrontare più problemi di salute e povertà. Nell’ipotesi generale, il declino del valore della religione, della fede e delle attività religiose dipende dal mutamento di lungo periodo della sicurezza esistenziale: con il processo e il progresso dello sviluppo umano, l’importanza della religione nella vita degli individui diminuisce gradualmente.
Abbiamo sentito il parere di tre importanti sociologi italiani.

Roberto Cipriani. Professore ordinario di Sociologia nell’Università Roma Tre.
Silvio Scanagatta. Docente di Sociologia del mutamento culturale all’Università di Padova
Paola Di Nicola. Presidente della Associazione Italiana di Sociologia. Docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Verona.

Siete d’accordo con la ricerca?
Cipriani:
Non è facile essere d’accordo con la ricerca perché le informazioni sulla metodologia sono insufficienti a valutare l’affidabilità. A livello comparativo fra nazioni ci sono moti problemi di omogeneità fra i dati raccolti.
Scanagatta:
Non mi stupisce affatto. Gli Stati Uniti hanno una cultura decisamente diversa dall’Europa. Gli Stati Uniti sono gli unici che differiscono in questa variabile che va dal massimo di senso religioso rapportato con la povertà sino al minimo di senso religioso rapportato con la ricchezza. Gli Stati Uniti essendo più ricchi dell’Europa dimostrano che uno stato più coeso il senso religioso va perfettamente d’accordo con la ricchezza conseguita.
Di Nicola:
Indubbiamente al di là di tutte le questioni teologiche la religione ha avuto sempre una funzione consolatoria nei confronti dei soggetti e spesso questa funzione consolatoria ha trovato maggiore accoglimento tra le persone che sperimentano condizioni di vita altamente problematiche. Rimane il fatto che a livello personale le religioni sono fonte di conforto. È un dato di conforto. Soprattutto le religioni rivelate (Ebraismo, Cristianesimo e Islam).

Esiste a vostro parere un rapporto con la condizione economica personale e la propria fede religiosa?
Scanagatta:
Certamente c’è un rapporto. Il problema è che il tentativo di alcuni di dire che più si è ricchi e meno si è religiosi è contrastante no solo con un’infinità di realtà individuali, ma anche con realtà collettive dove società unite come quella americana dimostrano che si può far convivere benissimo il senso religioso con una grande ricchezza.
Cipriani:
Non necessariamente. Ci sono persone ricche poco religiose e poveri assai religiosi ma anche il contrario. Non si può generalizzare.
Di Nicola:
Bisogna distinguere tra la fede e la religiosità, che spesso si caratterizza anche con aspetti di tipo magico e di superstizione. Se per fede si intende un credere a livello personale nell’esistenza di un’Entità di tipo trascendente io credo che questo sentimento che possa essere presente a tutti gli uomini in tutte le classi sociali. Se invece pensiamo alla religiosità, che comprende anche tutti gli aspetti del rito, indubbiamente nelle aree del Paese in cui esiste ancora uno sviluppo non ancora pienamente maturo, spesso questi atteggiamenti continuano a persistere.

Secondo voi la ricchezza economica allontana dalla fede religiosa (cristiana)?
Cipriani: Molto dipende dalla socializzazione e dall’educazione ricevute, che possono impedire di pensare che la ricchezza allontani dalla fede.
Scanagatta: No, no. L’aumento economico non allontana affatto dal senso religioso. Anzi, lo fa crescere perché spesso il livello culturale rende più sensibili e attenti al senso religioso, non necessariamente più distanti.
Di Nicola: Non è facile da dire. Con l’Europa del Settecento la religione ha perso un po’ la funzione di essere la guida per la vita e la risposta a tutti i problemi. Soprattutto con l’industrializzazione e l’aumento della ricchezza disponibile sia a livello individuale sia a livello collettivo ci si rende conto che si può avere una situazione di sicurezza autonomamente, per meriti personali, senza dover necessariamente ringraziare Qualcuno…
Cosa pensate della teologia della prosperità, di origine protestante, cioè che Dio desidera il nostro benessere economico personale e agisce anche per farcelo avere?
Cipriani:
La teologia della prosperità è un espediente per recuperare adesioni rispetto alla teologia della liberazione, promettendo esiti economici positivi in caso di adesione ad una certa linea teologica e cultuale.
Scanagatta:
Secondo un’idea protestante una persona deve la sua ricchezza non solo alla grazia che Dio gli dà ma anche al senso di comunità con cui esplica questa grazia ed è quello che può spiegare una convivenza tra ricchezza e senso religioso. In Europa invece prevale l’idea per essere ricchi bisogna distruggere il sistema di valori religiosi, in America succede esattamente il contrario. Non solo. Il cattolicesimo dice che la ricchezza è una colpa, ma anche il Paesi del Nord Europa dicono che la separazione tra senso religioso e ricchezza va operata a livelli massimi, tanto è vero che sono i Paesi del Nord che non hanno voluto riconoscere le radici giudaico cristiane della società europea.
Di Nicola:
Con il protestantesimo l’uomo è diventato la misura di tutte le cose, anche la misura della sua etica, della sua moralità e della sua religiosità. Nelle prime forme del Calvinismo per un uomo l’aver successo nella vita era un segno di essere un eletto e quindi nella grazia di Dio. Poi con il Novecento questa dimensione si è molto affievolita e l’obiettivo non stato più stato di arricchirsi per avere una misura del proprio stato di grazia, ma l’obiettivo era semplicemente quello di raggiungere livelli più alti di ricchezza indipendentemente dal fatto che questo fosse un indicatore di essere nelle grazie di Dio.

Secondo voi c’è un rapporto tra la condizione economico sociale e la fede religiosa in Italia?
Cipriani:
La condizione economica non è una variabile indipendente che presieda in Italia all’orientamento religioso.
Scanagatta:
Certamente c’è un rapporto. Il problema è che il tentativo di alcuni di dire che più si è ricchi e meno si è religiosi è contrastante no solo con un’infinità di realtà individuali, ma anche con realtà collettive dove società unite come quella americana dimostrano che si può far convivere benissimo il senso religioso con una grande ricchezza.

Di Nicola:
Bisogna distinguere tra la fede e la religiosità, che spesso si caratterizza anche con aspetti di tipo magico e di superstizione. Se per fede si intende un credere a livello personale nell’esistenza di un’Entità di tipo trascendente io credo che questo sentimento che possa essere presente a tutti gli uomini in tutte le classi sociali. Se invece pensiamo alla religiosità, che comprende anche tutti gli aspetti del rito, indubbiamente nelle aree del Paese in cui esiste ancora uno sviluppo non ancora pienamente maturo, spesso questi atteggiamenti continuano a persistere. La tradizione dà delle sicurezze e chi sperimenta maggiore insicurezza quotidiana spesso trova nella tradizione religiosa dei punti di riferimento.

di Giorgio Nadali

Pubblicato su “STOP”, Anno VI, N. 20, 22 Maggio 2015 , “Essere ricchi non vuol dire voltare le spalle a Dio e alla Religione”


Coerenza o ideologia? La Chiesa cattolica si sta ammalando di relativismo?

Friends Reading Bible

di Giorgio Nadali

«Quando un cristiano diventa discepolo dell’ideologia, ha perso la fede e non è più discepolo di Gesù». Sono le parole di Papa Francesco dell’ottobre 2013. Un momento. Cos’è l’ideologia? Quale distanza passa tra un fanatico religioso, un bigotto, «una malattia grave questa dei cristiani ideologici» come la chiama Francesco. Insomma, «cristiani che perdono la fede e preferiscono le ideologie». Il loro «atteggiamento è diventar rigidi, moralisti, eticisti, ma senza bontà». La questione è delicata. Oggi non ci sono più soltanto le persecuzioni fisiche dei cristiani, purtroppo in costante aumento per via del fondamentalismo islamico. Va di moda oggi essere tacciati di fanatismo retrogado anche all’interno della stessa Chiesa (Cattolica) se si ha il coraggio di sostenere sino in fondo i propri valori inderogabili. Posizioni che sono proprie della tradizione del Magistero della Chiesa. È fanatico colui che si esprime contro i matrimoni gay, oppure è semplicemente un cattolico coerente? È moralista colui che crede nella famiglia tradizionale tra uomo e donna e pensa che i bambini debbano avere un padre e una madre naturali? È bigotto colui che difende la vita dal concepimento alla morte naturale? Abbiamo addirittura i gay omofobi, che si permettono di dire che i bambini non devono essere frutto di un laboratorio. Abbiamo anche spietati medici fanatici malati di sla, che danno il loro eroico esempio permettendosi di dire che l’eutanasia è un orrore. Esiste una specie di fascismo del relativismo. Se osi (liberamente) esprimerti contro di esso sei peggio dell’ISIS. Come ti permetti? Abbiamo dunque una insegnante di religione nel New Jersey licenziata da un liceo cattolico per aver difeso la famiglia tradizionale. È chiaro che ora la famiglia può essere qualsiasi cosa e se dici il contrario sei un terrorista. Abbiamo anche chi mostra a scuola il «delitto abominevole dell’aborto» e il suo vescovo lo rimuove. «Gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati… In nessun caso possono essere approvati». Chi l’ha detto? Osama Bin Laden? Il califfo Abu Bakr al-Baghdadi? Adolf Hitler? No, il catechismo della Chiesa Cattolica al punto 2357. Forse la voce andrebbe riscritta così: «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?». I casi sono due: o è bigotto e intransigente il catechismo, oppure… Viva il relativismo! Ad ogni modo, non è mai lecito giudicare il cuore di una persona, ma è doveroso discernere la verità di un atto. Giusto per chiarire. In questo periodo particolare della Storia della Chiesa vi è un nemico insidioso che si maschera da tolleranza e amore cristiano. Si chiama relativismo. Ma prima dobbiamo capire qual è la differenza tra la morale e il moralismo e poi tra la tolleranza e la coerenza. La morale è un mezzo. Serve ad amare. È basata sui valori. Conosce delle norme e dei divieti, ma questi servono ad esprimere la verità profonda di un gesto e di un pensiero. Senza morale vi è solo falsità, anarchia, caos, come una nave senza bussola. Senza un riferimento a ciò che è giusto o sbagliato – senza se e senza ma – cioè parlando chiaramente con dei “Sì” e con dei “No”, come chiede il Vangelo (Matteo 5,37). Il moralismo è invece basato sulla legge. La morale diventa un fine. La legge è più importante della persona. È la morale rabbinica dei farisei. Religiosità ipomaniaca, direbbero gli psicologi. È quella del fanatico religioso, che si sente migliore degli altri e che presenta il conto a Dio, come nella parabola del fariseo e del pubblicano (Luca 18,10-14). Certo, qui la fede diventa ideologia, perché non è più basata sulla forza che viene da Dio, ma sulla propria forza in nome di Dio. Mentre “quando sono debole, è allora che sono forte” – direbbe San Paolo (2 Corinzi 12,10). Occorre però equilibrio. Derogare ai propri valori in nome di una presunta tolleranza non è fede, è relativismo. Il relativismo confonde la verità con i capricci e l’opinione con la verità. Non esistono più il bene e il male, ma ogni opinione si equivale. Non è difficile capire che la confusione tra bene e male proviene dal nemico numero uno della verità. Il padre della menzogna, come lo chiama Gesù nel vangelo: Satana. (Giovanni 8,44) L’arte è sottile, insidiosa. La tecnica è raffinata. Togliere i paletti fissi della morale, verniciare tutto con una moderna e benevola tolleranza. Non importa cosa pensi, basta che tu ne sia convinto ed ecco, sei nella verità! Ora dobbiamo chiederci, è possibile per un cristiano – nota bene, un cristiano, non un fanatico cristiano – eliminare i valori e i “paletti fissi” della sua morale? Si è moderni dicendo “chi sono io per giudicare?” quando si deve dare una risposta di coscienza? È giudicare spietatamente il prossimo dire “questo per noi è sbagliato”? Soprattutto in tempi dove il fanatismo religioso arriva ad uccidere in nome di Dio è facile essere vittima del relativismo, perché la verità si maschera facilmente da antipatica coerenza e da rigidità bigotta, mentre il relativismo è molto più simpatico e non ha problemi a travestirsi da “vogliamoci tutti bene”, “vivi e lascia vivere”. Il primo travestito è Satana (Cosa? Apriti cielo!…). Calma, l’ha detto quel terrorista di San Paolo: «Satana si maschera da angelo di luce» (2 Corinzi 11,14). Era un omofobo! “Né effeminati, né sodomiti, erediteranno il regno di Dio” (1 Corinzi 6,10) Come si permette di dire che mio figlio è sintetico e che «gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento»? (Romani 1,27) Roba vecchia! Hanno fatto bene a decapitarlo! A proposito, sembra proprio che oggi la coerenza sia associata al fanatismo religioso dei tagliatori di teste. Ma quante teste cadranno ancora per mano di chi difende il diritto del relativismo a chiuderti quella brutta boccaccia da cristiano ideologico che hai? Tante. Caro Timoteo, «verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole» (2 Timoteo 4,3-4). Ti vedo scettico; ti piacciono le favole? Te ne racconto una: “C’era una volta la Chiesa…”
Giorgio Nadali