Le Chiese alle quali Gesù Cristo non basta

Di Giorgio Nadali

Per i cristiani, l’intelligenza spirituale aiuta a distinguere le sane dottrine da quelle modificate con aggiunta di tradizioni umane. Per quanto riguarda il cristianesimo l’unico termine di paragone è ovviamente solo la Parola di Dio.

Oggi il Cristianesimo è la religione più diffusa al mondo. Conta 2,4 miliardi di fedeli. Il trentadue percento della popolazione mondiale. Quasi la metà (1,27 miliardi) di questi fedeli è costituita dai cattolici. 625 milioni sono gli appartenenti alle chiese della riforma protestante, che ha avuto origine il 31 ottobre 1517 con Martin Lutero. 755.328 in Italia (1,3%)[1]. I fedeli del cristianesimo ortodosso sono 293 milioni. Ortodossia nata con lo scisma d’Oriente (il “Grande Scisma”) del 1054 di cui il patriarca di Costantinopoli Michele I Cerulario fu autore. I cristiani evangelici sono 413 milioni. 2.400 sono le traduzioni del Nuovo Testamento.

Fondamentale per un cristiano è seguire l’autentico vangelo (o meglio, l’evangelo) di Gesù Cristo, senza aggiunte o modifiche e senza tradizioni umane che lo deformano e che nulla hanno a che fare con la verità della Parola di Dio.

La grande differenza è questa: il “vangelo” cattolico (e ortodosso) enfatizzano ciò che l’uomo deve fare per essere salvato, invece di ciò che Cristo ha già fatto per salvare l’uomo. Non vi è nulla che l’uomo possa fare per salvarsi se non accogliere con gratitudine la grazia della salvezza donata da Gesù Cristo. Le “aggiunte” della tradizione cattolica nullificano tale grazia e la sviliscono.

«Guardate che nessuno vi faccia sua preda con la filosofia e con vano inganno, secondo la tradizione degli uomini, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo»

(Colossesi 2:8)

«Ma io temo che, come il serpente sedusse Eva con la sua astuzia, cosí talora le vostre menti non siano corrotte e sviate dalla semplicità che si deve avere riguardo a Cristo»

(2 Corinzi 11:3)

 «Mi meraviglio che da colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, passiate così presto ad un altro evangelo, il quale non è un altro evangelo; ma vi sono alcuni che vi turbano e vogliono pervertire l’evangelo di Cristo. Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi predicasse un evangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia maledetto. Come abbiamo già detto, ora lo dico di nuovo: Se qualcuno vi predica un evangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia maledetto»

(Galati 1:6-9)

«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci. Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e, ottenutolo, lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi».

(Matteo 23:13)

 «Verrà il tempo, infatti, in cui non sopporteranno la sana dottrina ma, per prurito di udire, si accumuleranno maestri secondo le loro proprie voglie e distoglieranno le orecchie dalla verità per rivolgersi alle favole»

(2 Timoteo 4:3-4)

 «Allora se qualcuno vi dirà: Ecco, il Cristo è qui, o: È là, non ci credete. Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi portenti e miracoli, così da indurre in errore, se possibile, anche gli eletti»

(Matteo 24:23-24)

Le chiese cristiane che appongono queste “aggiunte” sono quella cattolica, le chiese ortodosse e quella anglicana. Eh, sì. Tristemente ben oltre la metà dei cristiani. Secondo la chiesa cattolica la sacra tradizione e la Sacra Scrittura costituiscono un solo sacro deposito della Parola di Dio, mettendo di fatto sullo stesso piano la Parola di Dio e quella umana, cioè la tradizione. Non sono opinioni, ma è la Parola di Dio che fa testo. Solo quella.

Qui nasce la più grande e importante divisione con la verità del Vangelo. Lutero affermò le cosiddette cinque “sola”: Sola Scriptura, Sola Fide, Sola Gratia, Solus Christus, e Soli Deo Gloria. Quindi nulla di ciò che non è presente nella Sacra Scrittura può essere valido per un cristiano.

L’altra grande differenza è che il cristiano si salva per grazia di Dio, accogliendola con la sua fede. Non per le opere buone che compie. Queste ultime sono solo un segno, una testimonianza, una conseguenza dell’essere salvato da Cristo. Non compio le opere buone per salvarmi, ma perché sono (già) salvato. Non sono le proprie opere umane che salvano, ma la croce di Cristo. Cadono così le indulgenze, il purgatorio, le penitenze, le reliquie, i sacramenti fonte di grazia. Nulla si può aggiungere alla salvezza di Cristo. Il cristiano non si salva per merito suo, ma per grazia.

La dottrina del merito genera spesso quello che gli psicologi chiamano “religiosità ipomaniaca”, cioè il fanatismo religioso, la bigotteria, in parole povere. La stessa della setta dei farisei al tempo di Cristo. Si sentivano migliori degli altri e presentavano a Dio il conto delle proprie azioni pie compiute per guadagnarsi la salvezza e il favore di Dio (Luca 18:10-14). Chi è salvato per grazia dalla croce di Cristo ha un unico mediatore, come ribadisce l’apostolo Paolo: “Vi è infatti un solo Dio, ed anche un solo mediatore tra Dio e gli uomini: Cristo Gesù uomo” (1 Timoteo 2:5) e non può più in alcun modo perdere la salvezza acquisita, perché è un dono di Dio. “Se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati” (1 Giovanni 2:1-2).

Questo fa cadere anche la necessità di ricorrere a preti e penitenze.

“Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene”, scrive l’apostolo Paolo ai cristiani di Efeso (1 Efesini 2:8-9).

“E se è per grazia, non è più per opere, altrimenti la grazia non sarebbe più grazia; ma se è per opere, non è più grazia, altrimenti l’opera non sarebbe più opera” (Romani 11: 6)

Tutte le religioni, ad eccezione del cristianesimo evangelico, negano con arroganza che la salvezza sia solo per grazia, cioè secondo il favore immeritato di Dio.

Molto semplice, ma una verità disattesa. Basta leggere (e conoscere) la Parola di Dio. Ma quanti cristiani leggono quotidianamente e conoscono la Parola di Dio? Sino alla Riforma protestante la Bibbia era messa all’indice e il popolo non poteva leggerla. La gente non poteva notare le contraddizioni tra le tradizioni umane e la Parola di Dio. Furono Martin Lutero a tradurla in tedesco e William Tyndale in inglese nel 1526. Seguirono le altre lingue. E oggi che è disponibile in italiano la gente comune la conosce poco e si affida a preti che secondo la Parola di Dio sono superflui, come dice chiaramente la Lettera agli Ebrei 10:11-14. “E, mentre ogni sacerdote è in piedi ogni giorno ministrando e offrendo spesse volte i medesimi sacrifici, che non possono mai togliere i peccati, egli invece, dopo aver offerto per sempre un unico sacrificio per i peccati, si è posto a sedere alla destra di Dio, aspettando ormai soltanto che i suoi nemici siano posti come sgabello dei suoi piedi. Con un’unica offerta, infatti, egli ha reso perfetti per sempre coloro che sono santificati” e dice chiaramente di Gesù Cristo: “Costui, perché dimora in eterno, ha un sacerdozio che non passa ad alcun altro, per cui egli può anche salvare appieno coloro che per mezzo suo si accostano a Dio, vivendo egli sempre per intercedere per loro”. (Ebrei 7:24-25) e l’apostolo Paolo scrive: “Vi è infatti un solo Dio, ed anche un solo mediatore tra Dio e gli uomini: Cristo Gesù uomo” (1 Timoteo 2:5)

Ma quanti leggono questi passi della Parola di Dio?

Al settanta per cento dei cristiani la grazia, dono di Dio non basta. Vogliono meritarsi una salvezza che è impossibile da ottenere con le forze umane e vogliono anche percepirla con i cinque sensi, perché troppo astratta secondo loro. Ecco dunque i segni visibili che trasmettono la grazia invisibile. I sacramenti. Anche l’unico sacrificio della croce va ripetuto con la messa in maniera incruenta, mentre il sacrificio della croce è unico e irripetibile e la Santa Cena è un memoriale (Luca 22:19), non un sacrificio. “Ed è appunto per quella volontà che noi siamo stati santificati, per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, fatta una volta per sempre”, scrive l’autore della lettera agli Ebrei (10:8). Già, una volta per sempre!

Il linguaggio spirituale e allegorico di Cristo fa credere a cattolici e ortodossi che l’eucaristia sia la presenza reale del suo corpo e sangue nel pane e nel vino (che erano due dei diversi elementi della cena pasquale ebraica, la séder, celebrata da Cristo nella sua ultima cena). Per lo stesso motivo i primi cristiani furono accusati di cannibalismo perché Gesù dice in modo allegorico, come era suo solito fare: “Io sono il pane, quello vivo, venuto dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà per sempre. Il pane che io gli darò è il mio corpo, dato perché il mondo abbia la vita. Gli avversari di Gesù si misero a discutere tra di loro. Dicevano: Come può darci il suo corpo da mangiare? Gesù replicò: Io vi dichiaro una cosa: se non mangiate il corpo del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia il mio corpo e beve il mio sangue ha la vita eterna, e io lo risusciterò l’ultimo giorno; perché il mio corpo è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane unito a me e io a lui” (Giovanni 6:51-56). È chiara l’allegoria di Gesù Pane come quella di Gesù Acqua vera nell’episodio del pozzo di Giacobbe con la samaritana «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna» (Giovanni 4:13-14).

Per quanto riguarda la trasformazione del pane e del vino in corpo e sangue di Cristo, cioè la cosiddetta transustanziazione, “attenendosi alla Bibbia, non è possibile accettare l’idea della transustanziazione né tanto meno quella della consustanziazione. Invocare le parole “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue” per sostenere l’idea della transustanziazione significa prima di tutto ignorare che, nella lingua aramaica, con la quale sicuramente Gesù si espresse in quella occasione, non si adopera la copula (il verbo essere che lega il nome del predicato al soggetto) e che in ebraico e in greco l’uso di legare l’attributo al soggetto indica – come in Luca 12:1 e Galati 4:24 – che si tratta spesso di termini allegorici.

Significa anche dimenticare che Gesù ha detto “Io sono la porta… Io sono la via… lo sono la vite…” (Giovanni 10:9; 14:6; 15:1); che l’apostolo Paolo ha detto di Cristo che è la roccia (1 Corinzi 10:4); che Dio, nell’Antico Testamento, è chiamato rocca, scudo, sole, ecc. Nessuno ha mai pensato che queste affermazioni fossero altro se non un paragone”[2].

Procediamo in ordine alfabetico confrontando la dottrina delle chiese cristiane e lasciamo umilmente a Dio il giudizio sulle anime che in buona fede e per ignoranza delle Scritture hanno seguito una dottrina, anche se errata. La sua stessa Parola giudica queste dottrine. L’intenzione e il cuore solo Dio può giudicarli. L’apostolo Paolo parla di maledizioni (Galati 1:9). Io evito, ma il confronto sia di monito per tutti. Prima di parlare di “lago di fuoco” (Apocalisse 20:14-15) come fa il pastore Mike Gendron[3], mi sembra utile ricordare che “Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. E noi abbiamo conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; e chi dimora nell’amore dimora in Dio e Dio in lui” (1 Giovanni 4:15-16)

 

«Or lo Spirito dice espressamente che negli ultimi tempi alcuni apostateranno dalla fede, dando ascolto a spiriti seduttori e a dottrine di demoni, per l’ipocrisia di uomini bugiardi, marchiati nella propria coscienza, i quali vieteranno di maritarsi e imporranno di astenersi da cibi che Dio ha creato, affinché siano presi con rendimento di grazie da coloro che credono e che hanno conosciuto la verità. Infatti tutto ciò che Dio ha creato è buono e nulla è da rigettare, quando è usato con rendimento di grazie, perché è santificato dalla parola di Dio e dalla preghiera».

(1 Timoteo 4:1-5)

 

Apparizioni

È uno strumento diabolico per allontanare dal Centro del Cristianesimo, cioè Gesù Cristo. Inoltre, il messaggio del vangelo è già completo e non richiede alcuna aggiunta. In diverse presunte apparizioni sono presentati messaggi contrari alla Parola di Dio. Un cristiano non ha bisogno di altro che il vangelo della salvezza.

Secondo Mike Gendron pregare Maria è contrario all’ammonizione di pregare solo Dio e all’esempio scritturale di farlo. È anche illogico sostituire la preghiera a un Dio tutto amore, onnisciente e onnipotente (Salmi 139; Ebrei 4:14-16) per pregare qualche santo o Maria, visto che non esiste alcuna prova scritturale che essi possano nemmeno ascoltare le preghiere. Pregare i santi e Maria su scala mondiale significa attribuire loro gli attributi dell’onnipresenza e dell’onniscienza che possiede soltanto Dio.

 

 

Confessione

La confessione dei peccati a un prete non è presente nella Parola di Dio. Dobbiamo confessare i nostri peccati davanti a Dio (1 Giovanni 1:9). Come credenti del Nuovo Testamento, non abbiamo bisogno di un mediatore tra noi e Dio. (Timoteo 1:2:5). Per quanto riguarda la confessione, ai credenti viene chiesto di confessare i propri peccati a Dio in 1 Giovanni 1:9. Egli è fedele e giusto da perdonare i nostri peccati quando Glieli confessiamo. Nessun sacerdote è menzionato in Giacomo 5:16. Inoltre, Giacomo 5:16 non limita il perdono alla confessione dei peccati “gli uni agli altri”.

Eucaristia

Quando un cattolico riceve l’ostia consacrata sente dire al sacerdote cattolico “il corpo di Cristo” e risponde “Amen”.

Il prete ortodosso invece dice a sé: “O Signore e Maestro Gesù Cristo nostro Dio, che solo hai il potere di assolvere gli uomini dai loro peccati, poiché sei buono e ami tutti gli uomini, perdona tutte le mie trasgressioni commesse con conoscenza o con ignoranza, e rendimi degno, senza condanna, di ricevere la Comunione di Dio. I tuoi misteri divini, gloriosi, puri e vivificanti”.

Al fedele dice: “Il servo di Dio (Nome) partecipa del Prezioso e del Tutto; Santo Corpo e Sangue del Signore nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo per la remissione dei peccati e la vita eterna”.

Il fedele crede che nonostante i sensi percepiscano un’ostia, la sostanza, sia il corpo di Cristo. È la dottrina della transustanziazione. Lo stesso vale per i fedeli ortodossi. Per la chiesa anglicana «La transustanziazione nella cena del Signore non può essere provata dalle Sacre Scritture, ma è contraria alle parole inequivocabili della Bibbia, fraintende la natura del sacramento ed ha fornito un pretesto per originare numerose superstizioni. Il corpo di Cristo è donato, ricevuto e assunto nella Cena unicamente in maniera mistica e spirituale e il mezzo attraverso il quale il corpo di Cristo è donato, ricevuto e assunto nella Cena è la fede» (Articolo XXVIII della Chiesa Anglicana).

Tra i padri della riforma Lutero non si opponeva alla transustanziazione come invece Calvino.

Nella Chiesa riformata, il concetto del sacramento dell’Eucaristia varia a seconda dell’autore e della chiesa. Per Lutero esiste quella che viene chiamata unione sacramentale. Nei sacramenti infatti viene data la vera presenza, il vero corpo e sangue di Cristo, ma allo stesso tempo il pane e il vino conservano la loro natura. Ma per Calvino quella presenza è meramente spirituale, un memoriale “sufficiente” del perfetto sacrificio offerto una volta per tutte da Cristo sulla croce. Pertanto, il cosiddetto carattere sacrificale della Messa è negato soprattutto da Calvino e dai suoi seguaci. Ciò portò a molte controversie sulla natura dei sacramenti tra le varie chiese riformate.

Secondo Mike Gendron[4] per quanto incredibile possa sembrare, il cattolicesimo insegna che Gesù Cristo risorto e glorificato ritorna ogni giorno sugli altari cattolici per essere adorato come offerta per il peccato sotto forma di ostia. Si dice che i suoi sacerdoti abbiano il potere di raggiungere i cieli e di far scendere Cristo dal Suo trono per essere offerto nuovamente come “Vittima” per i peccati dell’uomo… L’Eucaristia è inconfutabilmente e innegabilmente un falso Cristo, perché la Scrittura dichiara che Gesù rimarrà in cielo finché non apparirà “una seconda volta, senza portare peccato” (Ebrei 9:28). L’adorazione idolatra di un’ostia come vero Cristo non è diversa dall’adorazione idolatra di un vitello d’oro come vero Dio che liberò gli Israeliti dall’Egitto (Esodo 32:4).

 

 

Immagini sacre

I primi due comandamenti di Dio vietano chiaramente due cose: 1) creare e adorare un’immagine del vero Dio e 2) adorare chiunque altro tranne Dio (Esodo 20:1-5). In altre parole, la nostra adorazione deve essere diretta solo al vero Dio e non attraverso alcun oggetto. Pertanto, adorare, venerare, baciare, adorare, innalzare, pregare, parlare o fare un uso religioso delle immagini di Dio e dei santi create dall’uomo è un peccato del tipo più grave. Dio non avrebbe potuto renderlo più chiaro quando comandò: “Non farti un idolo, né alcuna somiglianza di ciò che è lassù nel cielo, o quaggiù sulla terra, o nelle acque sotto la terra. Non li adorerai né li servirai; poiché io, il Signore tuo Dio, sono un Dio geloso” (Esodo 20:4-5). Tuttavia, la Chiesa Cattolica Romana ha messo da parte questo comandamento di Dio, insegnando invece le tradizioni degli uomini (Marco 7:8). Questa è una sfida molto deliberata e intenzionale alla santa legge di Dio.

Indulgenze

Secondo il cattolicesimo (CCC 1441) «l’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, remissione che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi. L’indulgenza è parziale o plenaria secondo che libera in parte o in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati. Ogni fedele può acquisire le indulgenze […] per se stesso o applicarle ai defunti».

La dottrina delle indulgenze ha generato lo scisma di Martin Lutero nel 1514. I predicatori cattolici arrivavano nei paesini della Sassonia e spaventavano le persone con tabelloni raffiguranti fiamme e fuoco che suggerivano il destino di dannazione di parenti o amici ai quali non veniva applicata l’indulgenza a pagamento. In particolare il frate predicatore Johan Tetzel era solito dire alle folle: “quando cade il soldin nella cassetta/l’anima vola al cielo benedetta”. Lutero respinge questa affermazione con la ventiseiesima delle novantacinque tesi della riforma. Tristemente ancora oggi si dice “lucrare” una indulgenza, anche se il lucro (denaro) non è più richiesto. “La confessione può essere fatta entro otto giorni prima e otto giorni dopo il giorno in cui si lucra l’indulgenza”.

L’indulgenza nasce nel XI secolo, quando i papi e i vescovi non si limitarono più a modificare le penitenze già prescritte, ma inflissero alcune punizioni fisiche senza capire chi fa qualcosa. Ma i primi passi sono il pentimento e la confessione. Da questo momento in poi le indulgenze furono concesse come incentivo e pagamento per un atto religioso (anche piccolo), come andare in una nuova chiesa, fare l’elemosina ai poveri o in una chiesa. Le più importanti in quest’epoca e nei secoli successivi, le indulgenze delle Crociate, che furono concesse a chi andava a combattere i Mori in Spagna, i Saraceni in Sicilia, i Turchi in Palestina. I Papi offrono assoluzione e completezza.

Grande incremento delle indulgenze dal XII secolo. Considerando che i penitenti erano soliti donare denaro volentieri a causa dei loro eccessi, non è da escludere che alcuni di loro talvolta ricevessero poca considerazione. Va però notato che i loro scritti, prima del Concilio Lateranense, parlavano ben poco degli obblighi economici; Anche la storia di allora non fa menzione di quelle persecuzioni. Nel 1300 Bonifacio VIII accolse i pentiti e si confessarono e si recò nella chiesa dell’apostolo Pietro e dell’apostolo Paolo. Il Papa dice anche che questo investimento generale può essere realizzato in ogni momento del secolo. La maggioranza dei credenti cristiani ha accettato questa grande rivelazione.

Nel 1575: al termine del Giubileo Romano, Gregorio XIII concesse per la prima volta un’amnistia di sei mesi alla Chiesa universale a beneficio di coloro che non potevano recarsi a Roma. Nel 1925 Pio XI estese questi benefici ad un anno intero e li concesse anche a coloro che beneficiarono del Giubileo di Roma.

Nel terzo periodo, dal XIV al XVI secolo, divennero popolari i beni di lusso. Attraverso donazioni, chiamate dotazioni, per aiutare le opere apostoliche.

Tuttavia la gente crede che l’indulgenza non liberi solo dalle punizioni corporali, ma anche dal peccato, per cui è necessario trarne beneficio per farsi perdonare i peccati. Questa convinzione errata ha contribuito a molte cattive pratiche e ha ridotto la flessibilità nella gestione delle finanze. Queste atrocità diedero a Martin Lutero motivo di riformare il Cristianesimo. Con il Concilio di Trento (1545 – 1563) si corressero i delitti poiché si offriva il dono delle indulgenze ai fedeli, ai pii, ai santi, all’unità, «per far capire che tutti questi tesori del cielo non vengono distribuiti con vittoria, ma sacrificio”.[5]

Tuttavia…

La salvezza apportata da Cristo con la sua croce ha estinto tutti i peccati passati, presenti e futuri del cristiano. “Con un’unica offerta, infatti, egli ha reso perfetti per sempre coloro che sono santificati”. (Ebrei 10:14). Per sempre, appunto.

“L’attacco dell’avversario al Figlio di Dio è abile, perché Gesù è l’Autore e il Perfezionatore della fede cristiana. Solo Cristo è capace e sufficiente per salvare completamente i peccatori dal peccato (Ebrei 7:25). La Sua unica offerta per il peccato rende i credenti perfetti per sempre (Ebrei 10:14). Il Suo sangue è sufficiente per purificare ogni credente da ogni peccato (1 Giovanni 1:7). La sua morte fu sufficiente per cancellare il debito eterno del peccato di ogni credente (Colossesi 2:14). Paolo descrisse la sufficienza di Gesù quando scrisse: “In lui siete stati resi completi” (Colossesi 2:10). Ogni benedizione spirituale che chiunque possa desiderare o di cui ha bisogno si trova in Cristo Gesù. Per questi motivi Satana attenta come una vendetta alla sufficienza di Cristo. Il principe di questo mondo ha convinto molti che hanno bisogno di Cristo più la psicologia, o di Cristo più i riti e i sacramenti, o di Cristo più il purgatorio e le indulgenze, o di Cristo più l’osservanza della legge e le buone opere. I suoi agenti negano che l’opera di redenzione di Cristo sia finita. Credono scioccamente di avere il potere di richiamare il Signore Gesù dal cielo per offrirLo ancora e ancora sui loro altari. Questi attacchi diffamatori alla sufficienza di Cristo non solo derubano il vero Gesù della Sua gloria, ma indirizzano anche i perduti verso un altro Gesù che non è in grado di salvarli senza l’aiuto degli altri (2 Corinzi 11:4). Satana offre altri mediatori, ma Dio ce ne ha dato solo Uno (1 Timoteo 2:5). Satana offre altri salvatori, ma Dio ha dato un solo Nome (Atti 4:12). I ministri del diavolo che negano la sufficienza del Figlio di Dio devono predicare un altro Vangelo per istruire le persone su cosa devono fare per essere salvate. Un altro Gesù produce sempre un altro Vangelo. Il cattolicesimo sottolinea ciò che l’uomo deve fare per essere salvato, invece di ciò che Cristo ha fatto.

La non conoscenza della Parola di Dio ha anche effetti politici, sociali, culturali e economici. Pensa ai 35 milioni di persone che andranno a Roma per il XXV giubileo cattolico ordinario del 2025 (e straordinario nel 2033), sperando di “lucrare” un’indulgenza per sé o “in forma di suffragio alle anime del purgatorio”, il quale biblicamente non esiste. Miliardi spesi e un grande business. Lo stesso business della vendita delle indulgenze che ha permesso di costruire nel 1506 la basilica vaticana. L’unica vera indulgenza è la croce di Cristo e accogliere con fede (non per i nostri meriti) la grazia della salvezza che Lui ci ha garantito. L’unica vera Porta santa è Gesù: «Io sono la porta; se uno entra per mezzo di me sarà salvato» (Giovanni 10:9)

“Perciò egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro”. (Ebrei 7:25)

Gli ebrei giubilavano ogni cinquanta anni (Levitico 25:11). Noi cristiani possiamo giubilare ogni giorno per la salvezza che Cristo ha già guadagnato per noi.

 

Infallibilità papale

Il dogma dell’”infallibilità” dichiara che la Chiesa cattolica non può sbagliare nel suo insegnamento oggettivo e definitivo riguardo alla fede e alla morale. Secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica: «Per preservare la Chiesa nella purezza della fede trasmessa dagli apostoli, Cristo, che è la Verità, ha voluto conferirle una parte della sua stessa infallibilità». Questo non è solo un insegnamento distorto, è scandaloso! L’”infallibilità” è solo uno dei numerosi attributi divini che il papato ha sottratto a Dio Onnipotente. Il papa ha anche l’audacia di indossare titoli dati solo al Dio uno e trino: Santo Padre, Capo della Chiesa e Vicario di Cristo. Con un inganno così astuto e spavaldo, non c’è da meravigliarsi che i papi siano stati in grado di “trascinare i discepoli dietro di sé”. Il cristianesimo nella sua forma più pura non è una religione ma una relazione sigillata dallo Spirito con il Dio di tutta la creazione. Il cattolicesimo è il cristianesimo nella sua forma più degradata. Si è corrotto quando ha negato l’opera compiuta e sufficiente di Gesù e ha pervertito il Suo Vangelo. Questo distorto Vangelo delle opere conduce le persone verso un’eternità senza Cristo. Per evitare l’inganno, il cristianesimo insegna alle persone a studiare la Bibbia e a credere a ciò che Dio dice. La religione, d’altro canto, richiede che le persone credano a ciò che l’uomo dice che Dio dice. Quando le persone senza discernimento si sottomettono agli uomini, che sono naturalmente inclini all’errore, vengono facilmente ingannate. Il cattolicesimo cerca di superare questo problema dichiarando che i suoi papi sono infallibili in materia di fede. Il cristianesimo per figli di Dio è seguire il Signore Gesù, l’Unico immune dall’errore.

Intercessioni

Le intercessioni sono inutili in quanto Cristo è l’unico mediatore tra Dio e gli uomini, come dice chiaramente la Scrittura. “Vi è infatti un solo Dio, ed anche un solo mediatore tra Dio e gli uomini: Cristo Gesù uomo” (1 Timoteo 2:5). Attribuire questo potere ad altri è blasfemia: Ad esempio la chiesa cattolica annulla questo passo della Scrittura affermando che Maria, Madre di Cristo, la Mediatrice, media anche la salvezza. «Assunta in cielo non ha deposto questo ufficio salvifico, ma con la sua multiforme intercessione continua a portarci il dono della salvezza eterna».

«Cristo è colui che è morto, e inoltre è anche risuscitato; egli è alla destra di Dio, ed anche intercede per noi»

(Romani 8:34)

Maria Madre di Cristo

Se possiamo ottenere la nostra salvezza, allora perché Cristo è dovuto morire per noi? Cristo è l’unico Mediatore senza peccato tra Dio e l’uomo, o condivide quel ruolo con Maria come insegna il cattolicesimo romano? Gesù completò l’opera di redenzione duemila anni fa e la Sua unica offerta è necessaria e sufficiente per salvare i peccatori completamente e per sempre. Alcuni dei titoli e degli onori attribuiti a Maria dal Vaticano, come “Nostra Signora”, “Vergine Eterna” e “Madonna”, erano gli stessi titoli attribuiti alla dea Iside. Che l’idolatria sia pagana o religiosa, il principio è lo stesso. L’adorazione e l’onore dovuti solo a Dio vengono allontanati da Lui e dati a ciò che non è Dio. Vedono e si inchinano davanti alle statue credendo che i santi, che sono rappresentati, intercederanno per loro (CCC 2683). Vedono e sentono i grani del rosario, credendo che le loro ripetute preghiere a Maria rimetteranno la punizione per il peccato (CCC 1471). Questi sono solo alcuni esempi di come “vedere segni e prodigi” sia una parte innegabile della fede cattolica. Invece di adorare per fede in cose non viste, i cattolici adorano ciò che possono vedere (Ebrei 11:1). Difendono la loro pratica dicendo che non adorano Maria e i santi quando si inchinano e li pregano, li stanno semplicemente venerando. Ma secondo il dizionario, la venerazione è una forma di culto. Infatti si chiama iperdulia. Nella teologia cattolica, il culto di ‘alta venerazione’ dovuto alla Madre di Cristo.

Ciò che più inquieta è l’esaltazione della vergine Maria da parte dei cattolici, che è del tutto infondata nella Scrittura. Al di fuori dei Vangeli, il nome di Maria viene menzionato solo una volta e cioè quando prega con gli altri figli e gli altri credenti nel cenacolo (Atti 1:13-14). Anche le informazioni su Maria nei Vangeli sono molto scarse. Dopo i racconti legati alla nascita di Gesù, ci sono solo altri tre riferimenti a Maria. Il primo è alle nozze di Cana (Giovanni 2:1-5). Successivamente è quando lei e i fratelli di Gesù desiderano parlare con Gesù. Gesù rispose che sua madre e i suoi fratelli sono coloro che fanno la volontà di Dio (Matteo 12:46-50). Un altro riferimento è dato quando una donna tra la folla chiama la madre di Gesù “beata”, ma Gesù non la afferma. Invece ha detto beati coloro che ascoltano la Parola e la osservano (Luca 11:27-28).

I romani pontefici hanno creato una Maria che condivide gli attributi divini del Signore Gesù Cristo. Dicono che sia stata concepita senza peccato, abbia vissuto una vita senza peccato, sia stata assunta corporalmente alla gloria, sia la mediatrice di ogni grazia, sia la nostra avvocata e ora regni come la “Regina del cielo” accanto al Re dei re. Papa Francesco ha dichiarato: “La ‘Vergine’ Immacolata diventa l’icona sublime della Divina Misericordia che ha vinto il peccato. A Lei affido la Chiesa e l’umanità intera, in particolare la città di Roma”.

Immacolata?

Maria disse: “L’anima mia magnifica il Signore e lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore” (Luca 1:46-47).  Salvata, dunque!

Migliaia di cattolici pregano Maria, chiedendo allo stesso tempo il suo aiuto. L’unico modo in cui Maria potrebbe ascoltare e rispondere a quelle preghiere sarebbe se fosse onnipresente, onnisciente e onnipotente. Eppure è umana come tutti noi. Come cristiani, stimiamo Maria benedetta tra le donne, ma attribuirle poteri e attributi divini è blasfemo e idolatra. Satana userà qualsiasi cosa per persuadere le persone a distogliere lo sguardo da Gesù. Proprio come ingannò Eva con la sua astuzia, i cattolici che idolatrano Maria saranno sviati da una sincera e pura devozione a Cristo (2 Corinzi 11:3). Tutte le persone nella Chiesa cattolica devono essere avvertite di come Dio odia l’idolatria. Dobbiamo chiamarli a volgersi a Dio abbandonando gli idoli per servire il Dio vivo e vero (1 Tessalonicesi 1:9).

Messa

Al centro dei rituali e dei sacramenti regolari del cattolicesimo è la Messa alla quale i cattolici devono partecipare ogni domenica e nei giorni festivi di precetto, sotto pena di peccato mortale. Come descritto nel Catechismo della Chiesa Cattolica, la Messa è “fonte e culmine della vita cristiana”. Si insegna che il sacerdote ordinato chiama il Signore Gesù dal cielo e consacra il pane e il vino nel Suo corpo, sangue, anima e divinità. Il sacrificio del Calvario è rappresentato più e più volte sull’altare. Ma non c’è alcun supporto biblico per la Messa. Gesù non è mai stato una “vittima” come sostiene Roma; Andò alla croce volontariamente in umile obbedienza a Suo Padre (Filippesi 2:8). Quando Gesù disse che dobbiamo mangiare la Sua carne e bere il Suo sangue, le Sue parole erano spirituali e non dovevano essere prese alla lettera (Giovanni 6:63). Usava un linguaggio figurato, come faceva spesso (Giovanni 16:25). I suoi discepoli avevano familiarità con la frase figurata “mangiare e bere” per descrivere l’appropriazione delle benedizioni divine nel proprio essere più profondo (Geremia 15:16; Isaia 55:1-3).

Papa

Il papa non è venuto nel nome del Padre, ma porta con arroganza il titolo riservato all’unico “Santo Padre” (Gv 17:11), cioè Dio. Tragicamente, la maggior parte dei cattolici non conosce la Parola di Dio e la loro ignoranza li rende facili prede del peggior tipo di inganno. Ha usurpato i titoli di “Santo Padre” da Dio Padre, “Capo della Chiesa” dal Signore Gesù Cristo e “Vicario di Cristo” dallo Spirito Santo, che Gesù ha promesso di inviare al suo posto.

Peccato

Secondo la tradizione cattolica “Il peccato mortale è una possibilità radicale della libertà umana, come lo stesso amore. Ha come conseguenza la perdita della carità e la privazione della grazia santificante, cioè dello stato di grazia. Se non è riscattato dal pentimento e dal perdono di Dio, provoca l’esclusione dal regno di Cristo e la morte eterna dell’inferno; infatti la nostra libertà ha il potere di fare scelte definitive, irreversibili… Si commette un peccato veniale quando, trattandosi di materia leggera, non si osserva la misura prescritta dalla legge morale, oppure quando si disobbedisce alla legge morale in materia grave, ma senza piena consapevolezza o senza totale consenso” (CCC 1861-1862)

La Chiesa ortodossa orientale presenta una visione del peccato distinta da quella che si trova nel cattolicesimo e nel protestantesimo, secondo cui il peccato è visto principalmente come una malattia spirituale terminale, piuttosto che uno stato di colpa, una malattia che si autoalimenta che distorce l’intero essere umano e le sue energie, corrompe l’immagine di Dio insita in coloro che portano la natura umana, sminuisce la somiglianza divina in loro, disorienta la loro comprensione del mondo così com’è veramente e distrae una persona dal realizzare il suo potenziale naturale di divinizzare in comunione con Dio.

L’apostolo Paolo scrive: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà l’afflizione, o la distretta, o la persecuzione, o la fame, o la nudità, o il pericolo, o la spada? Come sta scritto: «Per amor tuo siamo tutto il giorno messi a morte; siamo stati reputati come pecore da macello». Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati. Infatti io sono persuaso che né morte né vita né angeli né principati né potenze né cose presenti né cose future, né altezze né profondità, né alcun’altra creatura potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore” (Romani 8:35-39) e l’apostolo Giovanni: “se pure qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. Egli è l’espiazione per i nostri peccati; e non solo per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo”.

Gesù e la Sua Parola insegnano… Sei salvato per fede e non per opere (Efesini 2:8-9). Tutti coloro che si affidano all’osservanza della legge (comandamenti) sono sotto maledizione (Galati 3:10). La salvezza avviene nel momento in cui credi al Vangelo (Efesini 1:13). Gesù purifica il peccato (Ebrei 1:3). Puoi sapere con certezza che sei salvato (1 Giovanni 5:13). Il sacrificio di Gesù è finito (Giovanni 19:30).

“Se riconosciamo i nostri peccati, egli che è fedele e giusto ci perdonerà i peccati e ci purificherà da ogni colpa”. (1 Giovanni 9)

Egli è riferito a Cristo, che è morto per i nostri peccati passati, presenti e futuri. “E in nessun altro vi è la salvezza, poiché non c’è alcun altro nome sotto il cielo che sia dato agli uomini, per mezzo del quale dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12)

“Chi ha creduto ed è stato battezzato, sarà salvato; ma chi non ha creduto, sarà condannato” (Marco 16:16). Non serve altro che la fede e il battesimo (in un’età da comprenderne il valore).

Il peccato nella tua vita da cristiano non ti terrà fuori dal Paradiso, ma ferisce la tua amicizia con Dio. Per rimettere le cose a posto, la Bibbia dice: “Se confessiamo i nostri peccati, egli [Dio] è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità” (1 Giovanni 1:9). Confessare significa raccontare te stesso a Dio quando pecchi. Ha promesso di perdonarti. Chiedigli di aiutarti a scegliere ciò che è giusto la prossima volta che sarai tentato. Quando pecchiamo, Gesù parla a Dio in nostra difesa perché Egli ha già pagato per quel peccato (1 Giovanni 2:1). Gesù è il tuo difensore e aiuto e non ti lascerà mai (Ebrei 13:5).

Gesù infatti completò l’opera di redenzione duemila anni fa e la Sua unica offerta è necessaria e sufficiente per salvare i peccatori completamente e per sempre.

Il cattolicesimo insegna invece che sei salvato per la fede più le opere. L’obbedienza ai comandamenti è condizione per la salvezza. La salvezza è un processo dal battesimo attraverso il purgatorio (che non esiste nella Bibbia). Il Purgatorio purifica il peccato. Sei condannato se affermi di essere salvato. Il sacrificio di Gesù continua nella Messa quotidiana. Come puoi vedere questi due insegnamenti si oppongono direttamente l’uno all’altro. Devi fare la scelta su cosa è vero e quale è inganno. La tua scelta determinerà il tuo destino eterno.

Penitenza

Pietro disse loro: “Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo”

(Atti 2:38)

Da nessuna parte nel Nuovo Testamento vediamo il potere divino di legare e sciogliere dato a un sacerdozio sacrificale. Da nessuna parte vediamo la necessità di confessare i peccati a un uomo per essere perdonato. Le chiavi che furono date a Pietro in Matteo 16:19 rappresentano l’autorità (non il potere) di fare dichiarazioni riguardo al peccato. Questa autorità è data a chiunque abbia ricevuto lo Spirito, come vediamo in Giovanni 20:22-23. Gesù disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. Se perdonerai i peccati di qualcuno, i suoi peccati gli saranno stati perdonati; se ritenete i peccati di qualcuno, saranno ritenuti”. Ogni credente può usare l’autorità della Parola di Dio per dire a coloro che credono al Vangelo: “I tuoi peccati ti sono perdonati”.

 

Preghiera per i defunti

Ho sempre detto che casomai sono i defunti che dovrebbero pregare per noi. Ad ogni modo. Mi sembra evidente. Chi è in Paradiso è già salvo. Chi è all’inferno non ha più speranze e possibilità di salvarsi.

“Fra noi e voi è posto un grande baratro, in modo tale che coloro che vorrebbero da qui passare a voi non possono; così pure nessuno può passare di là a noi” (Luca 16:26)

I cattolici pregano per i defunti perché credono nell’esistenza del purgatorio. Non è presente nella Parola di Dio. La credenza nasce nel 593. Nessuna preghiera purifica i defunti e tanto meno l’acquisto delle indulgenze per loro (al tempo col denaro e oggi con pratiche più economiche). Solo la croce di Cristo salva e purifica. Nessun altro e niente altro. È triste doverlo ricordare ai cristiani.

Nel libro biblico “Secondo Maccabei”, riconosciuto dai cattolici, ma non dal canone delle chiese evangeliche, in 2 Maccabei 12:43 Giuda Maccabeo “fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato”. Giuda Maccabeo non conosceva Cristo e il suo sacrificio che ha lavato tutti i peccati passati, presenti e futuri di chi crede in Lui. Il condottiero asmoneo Giuda Maccabeo morì a trent’anni nei suoi peccati centosessanta anni prima di Cristo. Cosa c’entra con i tuoi defunti? Boh!

Preti

“Vi è infatti un solo Dio, ed anche un solo mediatore tra Dio e gli uomini: Cristo Gesù uomo” (1 Timoteo 2:5). Forse per cattolici, ortodossi e anglicani l’apostolo Paolo non è stato abbastanza chiaro…

L’autore della lettera agli ebrei scrive: “Mentre ogni sacerdote sta in piedi ogni giorno a svolgere il suo servizio e offrire ripetutamente gli stessi sacrifici, che non possono mai togliere i peccati, egli, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è seduto alla destra di Dio, e aspetta soltanto che i suoi nemici siano posti come sgabello dei suoi piedi. Infatti con un’unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati” (Ebrei 10:11-14). A chi si riferisce? Indovinato? A Gesù Cristo.

 

Purgatorio

La fede nell’esistenza del Purgatorio è esclusiva del cattolicesimo. A Lione (Francia) il 7 maggio 1274 si apre il 14° Concilio ecumenico. Viene fissato il dogma del Purgatorio, che sarà confermato dai Concili di Basilea, Firenze, Ferrara e Roma (1431-1449) e dal Concilio di Trento (1545-1563) come “luogo e condizione in cui le anime dei morti, giustificati, ma ancora in condizione di peccato, si trovano per completare la purificazione prima di ascendere in paradiso.”

Vale quanto già detto per la preghiera per i defunti. Si tratta di tradizione cattolica, non di Parola di Dio. Ciò che questa dice è che puoi sapere con certezza che sei salvato (1 Giovanni 5:13) e che il sacrificio di Gesù è completo (Giovanni 19:30). “Dio infatti non ha mandato il proprio Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma affinché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato, ma chi non crede è già condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio” (3 Giovanni 17-18). Non vi sono alternative. Paradiso o Inferno. Con buona pace del purgatorio di Dante Alighieri nella Divina Commedia. La Parola di Dio fa testo. Tradizioni e commedie no.

Va detto che la credenza nel purgatorio è stata utile al cattolicesimo per raccogliere i soldi della vendita delle indulgenze (vedi) ed è rimasta.

 

Reliquie

Ogni giorno un prete incaricato spedisce per raccomandata delle reliquie (frammenti di ossa o cenere di santi e martiri) dalla biblioteca delle reliquie, situata nel Palazzo Apostolico Vaticano in vari luoghi del mondo.

Il Codice di Diritto Canonico (Canone 1237), prevede che ogni altare contenga al suo interno almeno una reliquia. I destinatari sono i responsabili delle nuove chiese o cappelle che stanno per essere consacrate[6].

Le reliquie non salvano. Solo Cristo salva. Per cui la venerazione di reliquie riguarda più il paganesimo e si apre anche a diversi aspetti grotteschi e truffaldini che sfidano non solo l’intelligenza spirituale, ma soprattutto quella classica, come le seguenti reliquie: Prepuzio di Gesù (Abbazia di Coulombs, Francia). Panno che coprì le parti intime di Gesù sulla Croce (Aachen, Germania). Piatto che avrebbe accolto la testa dell’apostolo Giovanni Battista è a Genova, nel tesoro della cattedrale di Lorenzo. L’anello nuziale di Giuseppe donato a Maria è a Perugia, in Duomo, custodito in un forziere a quattordici chiavi. Frammenti del sacro velo di Maria di Nazareth e della veste di Giuseppe, si trovano a Maria di Licodia (CT), conservati in un artistico reliquiario in argento, opera del secolo XVII. Tale reliquiario veniva portato in processione fino agli anni Settanta del Novecento, l’ultimo sabato del mese di Agosto, in occasione della festa patronale. Di tovaglie di lino usate da Cristo per la lavanda dei piedi degli Apostoli se ne conoscono addirittura due: una nella chiesa romana di Giovanni Battista ed un’altra in Germania, ad Acqs. Quest’ultima tovaglia riporterebbe addirittura l’impronta del piede di Giuda. Una Piuma dell’Arcangelo Gabriele è custodita a Caltanissetta, tuttavia gli angeli non hanno piume, essendo puri spiriti. Senza contare gli innumerevoli corpi di santi mummificati ed esposti alla venerazione. La cappella delle ossa nella Chiesa di Francesco a Evora, in Portogallo ha una collezione di cinquemila teschi e scheletri in esposizione, con l’aggiunta di due corpi mummificati e con pelle essicata appesi al soffitto. Insomma, un deciso attacco alla credulità popolare che allontanano dal Centro del Cristianesimo, cioè Gesù Cristo.

Rosario

Il rosario è usato anche nell’Islam, nel Buddhismo e nell’Induismo. Queste religioni non hanno però il monito di Cristo: “Nel pregare, non usate inutili ripetizioni come fanno i pagani, perché essi pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole”. (Matteo 6:7)

Sacramenti

I sacramenti sono – secondo il cattolicesimo – segni visibili che trasmettono la grazia invisibile. Sono presenti anche nell’anglicanesimo e nell’ortodossia – detti “misteri”. D’accordo, i simboli sono importanti per noi umani, non solo nella religione. Ma i sacramenti indicano il sotteso desiderio di vedere per credere. Gesù dice: “Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno, e segno non le sarà dato se non quello di Giona” (Matteo 16:4). In sostanza, la Sua risurrezione.

 

Salvezza

Le buone opere non causano né contribuiscono alla salvezza, ma piuttosto ne sono la prova (Romani 2:10). Solo Cristo salva. La persona umana non si salva da sola. Il cristiano non compie le opere buone per salvarsi, ma perché è salvato.

«Perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato».

(Romani 10:9)

È sbagliato credere che l’unica motivazione dell’uomo a fare bene sia la luce di una ricompensa promessa. Tutte le false religioni funzionano con la stessa forza trainante: l’uomo deve sforzarsi di guadagnarsi il favore di Dio. Il cristianesimo biblico si distingue nettamente in quanto dichiara che la nostra capacità e motivazione sono alla luce di ciò che è già stato fatto da Dio e ricevuto dai veri credenti (1 Giovanni 4:19). Il credente giustificato viene liberato dalla schiavitù del peccato (Romani 6:17), gli viene dato un cuore nuovo (Ezechiele 36:26) ed è una nuova creazione in Cristo (2 Corinzi 5:17), imputata con la giustizia di Dio (Romani 6:18). Fanno buone opere spinti dalla gioia, dall’amore e dalla gratitudine per ciò che è stato fatto per loro.

«Cristo, avendo sacrificato se stesso una volta, è per l’eternità un sacrificio certo e valido per i peccati di tutti i fedeli».

(Ulrico Zwingli, 1484-1531)

 

Santi

L’Italia è un Paese di santi, poeti e navigatori. Una frase di Benito Mussolini. 9.400 è il numero di santi canonizzati ad oggi dalla chiesa cattolica. In realtà solo Dio è santo. I cattolici lo dicono nella preghiera del Gloria “Perché tu solo il santo”. Bella coerenza.

Ah, ma nel libro del Levitico, Dio chiede: “Siate santi, perché io, il Signore Dio vostro, sono Santo” (Lv 19: 2). Nelle prime comunità cristiane i “santi” erano tutti i cristiani.

Nel Cristianesimo esiste una distinzione tra le varie confessioni cristiane.

LATRìA. Adorazione riservata alle Persone della Santissima Trinità = Dio (Tutti i Cristiani. Circa 5.000 Chiese cristiane, 2,4 miliardi di fedeli).

IPERDULìA. Venerazione della madre di Cristo (solo Cattolici e Ortodossi).

DULìA. Venerazione dei “santi” (solo Cattolici e Ortodossi).

Questo porta spesso i religiosi ipomaniaci (bigotti, per gli amici) a trasformare le ultime due in adorazione, riservata a Dio, distogliendo l’attenzione dall’Unico che è morto e risorto per la nostra salvezza, cioè Gesù Cristo.

Solo Dio è Santo. La sua Santità significa Eternità + Onnipotenza + Onnipresenza + Onniscienza + Amore assoluto.

Tradizione

Cattolicesimo e ortodossia non basano la loro fede solo sulla Parola di Dio, ma anche su tradizioni umane. Per loro la Parola di Dio non è sufficiente.

 

Vescovi

Cattolici, Anglicani e ortodossi hanno i vescovi. Secondo il catechismo della chiesa cattolica (77) “Affinché il Vangelo si conservasse sempre integro e vivo nella Chiesa, gli Apostoli lasciarono come successori i Vescovi”. È un’affermazione falsa, oltre che inesatta. I vescovi non sono i successori degli apostoli. Gli apostoli avevano solo due successori: Mattia, scelto dagli apostoli, e Paolo, scelto da Cristo (Atti 9:1-19). I vescovi cattolici non soddisfano i requisiti per l’apostolato indicati in Atti 1:21-26: “Bisogna dunque che tra gli uomini che sono stati in nostra compagnia per tutto il tempo in cui il Signore Gesù è andato e venuto tra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui egli fu portato in cielo da mezzo a noi, uno di questi diventi testimone con noi della sua risurrezione». Or ne furono presentati due: Giuseppe, detto Barsaba, che era soprannominato Giusto, e Mattia. E, pregando, dissero: «Tu, Signore, che conosci i cuori di tutti, mostra quale di questi due hai scelto, per ricevere la sorte di questo ministero e apostolato, dal quale Giuda si è sviato per andare al suo luogo». Così tirarono a sorte, e la sorte cadde su Mattia; ed egli fu aggiunto agli undici apostoli”

I cattolici romani elevano i vescovi “infallibili” ad essere uguali in autorità alle Scritture e che “i vescovi hanno, per istituzione divina, preso il posto degli apostoli come pastori della Chiesa, in modo tale che chiunque li ascolta, ascolta Cristo e chi li disprezza, disprezza Cristo» (CCC 862). In pratica, i vescovi si siedono effettivamente al di sopra della Scrittura dichiarando che nessun altro può dare un’interpretazione autentica della Parola di Dio (CCC, 85). Tuttavia, secondo la Parola di Dio, non sono qualificati per essere successori dei dodici apostoli originali. Non hanno soddisfatto nessuno dei requisiti necessari elencati in Atti 1:21-22.

[1] https://www.gordonconwell.edu/wp-content/uploads/sites/13/2024/01/Status-of-Global-Christianity-2024.pdf

[2] https://chiesaavventista.it/services/questo-e-il-mio-corpo/#:~:text=Secondo%20la%20dottrina%20cattolica%20della,forma%20esteriore%20rimanga%20la%20stessa

[3] Mike Gendron – Contending for the Gospel: For the glory of Christ and the sanctity of His Church, PTG Publications, Southlake (Texas), 2019 – https://www.proclaimingthegospel.org/

[4] Mike Gendron – Preparing for Eternity: Should we trust God’s Word or religious traditions?, PTG Southlake (Texas), 2013 – https://www.proclaimingthegospel.org/

[5] Giorgio Nadali, Indulgenze, Edizioni Segno, Udine, 2010

[6] Giorgio Nadali, I monaci sugli alberi. E centinaia di altre cose curiose su Dio, la Chiesa, Il Vaticano, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo, 2010


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Direttore responsabile: Giorgio Nadali

 

 

 

 


La Chiesa cambia Rota. In arrivo lo scisma

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di Giorgio Nadali

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La Rota Romana, l’organismo della Santa Sede che ha il potere di annullare il sacramento del matrimonio rende le maglie più larghe nei procedimenti.
Contrariamente a quanto aveva disposto il suo santo predecessore Giovanni Paolo II, che il 21 gennaio 2000 alla stessa Rota Romana aveva detto:
«Desidero soffermarmi a riflettere con voi sull’ipotesi di valenza giuridica della corrente mentalità divorzista ai fini di una eventuale dichiarazione di nullità di matrimonio, e sulla dottrina dell’indissolubilità assoluta del matrimonio rato e consumato, nonché sul limite della potestà del Sommo Pontefice nei confronti di tale matrimonio… Il Romano Pontefice, infatti, ha la “sacra potestas” di insegnare la verità del Vangelo, amministrare i sacramenti e governare pastoralmente la Chiesa in nome e con l’autorità di Cristo, ma tale potestà non include in sé alcun potere sulla Legge divina naturale o positiva. Né la Scrittura né la Tradizione conoscono una facoltà del Romano Pontefice per lo scioglimento del matrimonio rato e consumato; anzi, la prassi costante della Chiesa dimostra la consapevolezza sicura della Tradizione che una tale potestà non esiste. Le forti espressioni dei Romani Pontefici sono soltanto l’eco fedele e l’interpretazione autentica della convinzione permanente della Chiesa».
Papa Francesco ha ribaltato le regole per la nullità matrimoniale con la lettera apostolica in forma di motu proprio intitolato Mitis Iudex Dominus Iesus (Il mite giudice Signore Gesù) del 15 agosto scorso, mettendo l’interesse dei coniugi davanti alla sacralità del vincolo sacramentale.
A tale proposito il cardinale Gerhard Müller prefetto della Congregazione per la Fede, in un suo discorso a Ratisbona ha paventato il rischio di una scissione nella Chiesa.
Principalmente la causa potrà essere seguita direttamente dal vescovo del luogo: “Affinché sia finalmente tradotto in pratica l’insegnamento del Concilio Vaticano II in un ambito di grande importanza, si è stabilito di rendere evidente che il Vescovo stesso nella sua Chiesa, di cui è costituito pastore e capo, è per ciò stesso giudice tra i fedeli a lui affidata.. Allo stesso Vescovo diocesano compete giudicare la cause di nullità del matrimonio con il processo più breve ogniqualvolta la domanda sia proposta da entrambi i coniugi o da uno di essi, col consenso dell’altro o ricorrano circostanze di fatti e di persone, sostenute da testimonianze o documenti, che non richiedano una inchiesta o una istruzione più accurata, e rendano manifesta la nullità…Tra le circostanze che possono consentire la trattazione della causa di nullità del matrimonio per mezzo del processo più breve secondo i canoni 1683-1687, si annoverano per esempio: quella mancanza di fede che può generare la simulazione del consenso o l’errore che determina la volontà, la brevità della convivenza coniugale, l’aborto procurato per impedire la procreazione, l’ostinata permanenza in una relazione extraconiugale al tempo delle nozze o in un tempo immediatamente successivo, l’occultamento doloso della sterilità o di una grave malattia contagiosa o di figli nati da una precedente relazione o di una carcerazione, la causa del matrimonio del tutto estranea alla vita coniugale o consistente nella gravidanza imprevista della donna, la violenza fisica inferta per estorcere il consenso, la mancanza di uso di ragione comprovata da documenti medici, ecc”.
Lo scorso 23 gennaio si è rivolto ai membri della Rota Romana affermando che “il giudice, nel ponderare la validità del consenso espresso, deve tener conto del contesto di valori e di fede – o della loro carenza o assenza – in cui l’intenzione matrimoniale si è formata. Infatti, la non conoscenza dei contenuti della fede potrebbe portare a quello che il Codice chiama errore determinante la volontà. Questa eventualità non va più ritenuta eccezionale come in passato, data appunto la frequente prevalenza del pensiero mondano sul magistero della Chiesa. Tale errore non minaccia solo la stabilità del matrimonio, la sua esclusività e fecondità, ma anche l’ordinazione del matrimonio al bene dell’altro, l’amore coniugale come «principio vitale» del consenso, la reciproca donazione per costituire il consorzio di tutta la vita… Vorrei dunque esortarvi ad un accresciuto e appassionato impegno nel vostro ministero, posto a tutela dell’unità della giurisprudenza nella Chiesa. Quanto lavoro pastorale per il bene di tante coppie, e di tanti figli, spesso vittime di queste vicende! Anche qui, c’è bisogno di una conversione pastorale delle strutture ecclesiastiche per offrire giustizia a quanti si rivolgono alla Chiesa per fare luce sulla propria situazione coniugale”.
19 è il numero dei Tribunali ecclesiastici regionali presenti in Italia, competenti per le cause di nullità matrimoniale. I fondi dell’8xmille consentono un netto abbattimento del costo della causa a carico dei fedeli e il patrocinio interamente gratuito per i nono abbienti. Oggi il costo che un fedele deve sostenere per una causa di nullità riguarda due voci: il contributo richiesto dal Tribunale Ecclesiastico per le spese processuali e l’onorario per il patrono, cioè l’esperto che lo assiste nell’introdurre la causa e nel corso del processo canonico. Il Tribunale Ecclesiastico richiede per le spese processuali un contributo di euro 525 alla parte che richiede l’annullamento. Qualora la parte convenuta nomini un patrono di fiducia o usufruisca dell’assistenza di un patrono stabile, le si chiede un contributo di euro 262,50; non è tenuta invece ad alcuna contribuzione ove partecipi all’istruttoria senza patrocinio, anche in caso di acquisizione, su sua richiesta, di prove ammesse dal giudice. L’onorario per gli avvocati, salva la possibilità per ragioni economiche del gratuito patrocinio, è compreso tra un minimo di euro 1.575 e un massimo di euro 2.992 qualora l’appello termini con un decreto di conferma; per il rinvio ad esame ordinario, l’onorario del patrocinio è compreso tra un minimo di euro 604 e un massimo di euro 1.207. A tale somma si devono aggiungere gli oneri fiscali previsti dalla legge.

Giorgio Nadali


Il convegno ecclesiastico anti vampiri

di Giorgio Nadali

www.giorgionadali.com

vampiro

Dal 13 al 18 aprile scorso si è tenuto il corso sul “ministero dell’esorcismo e la preghiera di liberazione” organizzato dall’Istituto Sacerdos di Roma presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum della Capitale, al costo 250 euro. Tra le diverse lezioni si contano: Esorcismo e nuova evangelizzazione (S. E. Mons. Luigi Negri), Angeli e demoni nella Sacra Scrittura e nel Magistero della Chiesa (Prof. P. Pedro Barrajón), Il demonio e l’esorcismo nelle culture e religioni orientali (Prof. Andrea De Antoni), Il demonio e l’esorcismo nell’Islam (Prof. Annamaria Fantauzzi), Rituali magico-occultistici e influsso demoniaco (Dott. Beatrice Ugolini), Aspetti criminologici del satanismo (Dott. Enrico De Simone), Aspetti magici e divinatori di alcune terapie alternative (Prof. Don Giuseppe Mihelcic). Insomma, un convegno importante. Durante il corso è stato messo in luce come “la proliferazione di bei vampiri nelle serie televisive e nei film di Hollywood tra cui True Blood e Twilight stia incoraggiando i giovani a dilettarsi con le forze occulte” – come ha rilevato una delle principali autorità sulla possessione demoniaca durante il corso di esorcismo “Ci sono quelli che cercano di trasformare le persone in vampiri e farle bere il sangue di altre persone, o incoraggiarli ad avere rapporti sessuali particolari per ottenere poteri speciali”, ha detto il professor Giuseppe Ferrari in occasione della riunione di Roma, e ha messo in luce che il numero di possessioni diaboliche è in aumento a livello globale. “Questi gruppi sono attratti dalle cosiddette belle giovani vampire che abbiamo visto così tanto negli ultimi anni”. Il professor Ferrari è segretario di un baluardo contro l’occulto: il Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-Religiosa (GRIS) di Bologna. Ha detto che gli esorcismi devono essere effettuati solo dai sacerdoti adeguatamente formati. Anche se il Vaticano considera la possessione demoniaca come rara, con molti casi sospetti di persone con malattie mentali, Papa Francesco ha esortato le diocesi a garantire – come richiede la legge cattolica – ci sia almeno un esperto esorcista per ogni diocesi. L’esorcista svizzero Cesare Truqui ha detto che al corso hanno partecipato esorcisti, sacerdoti e laici, e ha aggiunto che è fondamentale per aumentare la consapevolezza e affinare le capacità dei preti nel combattere il male. “Il ministero di compiere l’esorcismo è poco conosciuto tra i sacerdoti. È come la formazione per essere un giornalista senza sapere come fare un’intervista” – ha detto Padre Truqui – notando che le diocesi d’Italia e non solo stavano sperimentando un aumento delle segnalazioni di sintomi di possessione. Nel 2012 è emerso che la diocesi di Milano, la più grande del mondo per numero di parrocchie, aveva approntato una linea telefonica per la segnalazione di casi “diabolici” far fronte alla domanda. Monsignor Angelo Mascheroni, l’esorcista capo di Milano, ha detto che la sua diocesi ha raddoppiato il numero di esorcisti da sei a 12 per far fronte con all’aumento del 100 per cento nel numero di richieste di aiuto nel corso degli ultimi 15 anni. “Questo deve dirci qualcosa”, ha detto padre Truqui. Egli sostiene di aver visto persone possedute parlare in lingue ed esibire la forza soprannaturale, tra cui una “piccola donna, che non poteva essere bloccata da tre uomini forti”. Padre Truqui è allievo di Padre Gabriele Amorth, esorcista capo del Vaticano per 25 anni, il quale sostiene di aver affrontato 70.000 casi di possessione demoniaca. Padre Amorth ha detto che gli scandali di abusi sessuali nella Chiesa cattolica romana erano la prova che “il diavolo è all’opera all’interno del Vaticano”.. Praticare lo yoga – ha messo in guardia – è “satanico” e “porta al male proprio come leggere Harry Potter”. I diritti dei gay e la fecondazione in vitro di fertilità sono stati indicati come i segni del male esistenziale nella società da monsignor Luigi Negri, l’Arcivescovo di Ferrara-Comacchio. “C’è il matrimonio tra omosessuali, l’adozione da parte di omosessuali, la fecondazione in vitro e una miriade di altre cose. C’è l’aspetto clamoroso della negazione dell’uomo come definito dalla Bibbia”, ha dichiarato. Tuttavia quando i docenti di religione si permettono di mostrare a scuola in video cosa sia la tragedia dell’aborto, vengono licenziati dalla curia di Milano. Contraddizioni dei nostri tempi o ancora una volta azione del demonio nella Chiesa? Linee guida esorcismo: non provateci a casa. Il professor Giuseppe Ferrari ha dato lettura di una lista di controllo per migliorare l’efficacia di esorcismi che dovrebbero essere effettuata solo da sacerdoti adeguatamente formati, autorizzati a farlo dalla diocesi in cui lavorano. I sacerdoti non possono eseguire esorcismi in diverse diocesi senza un permesso speciale. I laici non devono mai compiere esorcismi, dire le preghiere speciali di liberazione, né benedire o toccare un indemoniato. Gli esorcisti dovrebbero rinviare a medici qualificati o psichiatri, anche se i sacerdoti possono aiutare con la preghiera. I sacerdoti non dovrebbero eseguire l’Eucaristia durante un tentativo di esorcizzare qualcuno perché in grado di rendere il processo “troppo stile Hollywood”. I sacerdoti devono accogliere e prestare attenzione a chi riferisce di una possessione demoniaca. Gli esorcisti dovrebbero considerare la possibilità che i sintomi possano essere dovuti a condizioni mediche conosciute e chiedere un’adeguata consulenza professionale, se si sospetta che questo sia il caso.

Giorgio Nadali

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Coerenza o ideologia? La Chiesa cattolica si sta ammalando di relativismo?

Friends Reading Bible

di Giorgio Nadali

«Quando un cristiano diventa discepolo dell’ideologia, ha perso la fede e non è più discepolo di Gesù». Sono le parole di Papa Francesco dell’ottobre 2013. Un momento. Cos’è l’ideologia? Quale distanza passa tra un fanatico religioso, un bigotto, «una malattia grave questa dei cristiani ideologici» come la chiama Francesco. Insomma, «cristiani che perdono la fede e preferiscono le ideologie». Il loro «atteggiamento è diventar rigidi, moralisti, eticisti, ma senza bontà». La questione è delicata. Oggi non ci sono più soltanto le persecuzioni fisiche dei cristiani, purtroppo in costante aumento per via del fondamentalismo islamico. Va di moda oggi essere tacciati di fanatismo retrogado anche all’interno della stessa Chiesa (Cattolica) se si ha il coraggio di sostenere sino in fondo i propri valori inderogabili. Posizioni che sono proprie della tradizione del Magistero della Chiesa. È fanatico colui che si esprime contro i matrimoni gay, oppure è semplicemente un cattolico coerente? È moralista colui che crede nella famiglia tradizionale tra uomo e donna e pensa che i bambini debbano avere un padre e una madre naturali? È bigotto colui che difende la vita dal concepimento alla morte naturale? Abbiamo addirittura i gay omofobi, che si permettono di dire che i bambini non devono essere frutto di un laboratorio. Abbiamo anche spietati medici fanatici malati di sla, che danno il loro eroico esempio permettendosi di dire che l’eutanasia è un orrore. Esiste una specie di fascismo del relativismo. Se osi (liberamente) esprimerti contro di esso sei peggio dell’ISIS. Come ti permetti? Abbiamo dunque una insegnante di religione nel New Jersey licenziata da un liceo cattolico per aver difeso la famiglia tradizionale. È chiaro che ora la famiglia può essere qualsiasi cosa e se dici il contrario sei un terrorista. Abbiamo anche chi mostra a scuola il «delitto abominevole dell’aborto» e il suo vescovo lo rimuove. «Gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati… In nessun caso possono essere approvati». Chi l’ha detto? Osama Bin Laden? Il califfo Abu Bakr al-Baghdadi? Adolf Hitler? No, il catechismo della Chiesa Cattolica al punto 2357. Forse la voce andrebbe riscritta così: «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?». I casi sono due: o è bigotto e intransigente il catechismo, oppure… Viva il relativismo! Ad ogni modo, non è mai lecito giudicare il cuore di una persona, ma è doveroso discernere la verità di un atto. Giusto per chiarire. In questo periodo particolare della Storia della Chiesa vi è un nemico insidioso che si maschera da tolleranza e amore cristiano. Si chiama relativismo. Ma prima dobbiamo capire qual è la differenza tra la morale e il moralismo e poi tra la tolleranza e la coerenza. La morale è un mezzo. Serve ad amare. È basata sui valori. Conosce delle norme e dei divieti, ma questi servono ad esprimere la verità profonda di un gesto e di un pensiero. Senza morale vi è solo falsità, anarchia, caos, come una nave senza bussola. Senza un riferimento a ciò che è giusto o sbagliato – senza se e senza ma – cioè parlando chiaramente con dei “Sì” e con dei “No”, come chiede il Vangelo (Matteo 5,37). Il moralismo è invece basato sulla legge. La morale diventa un fine. La legge è più importante della persona. È la morale rabbinica dei farisei. Religiosità ipomaniaca, direbbero gli psicologi. È quella del fanatico religioso, che si sente migliore degli altri e che presenta il conto a Dio, come nella parabola del fariseo e del pubblicano (Luca 18,10-14). Certo, qui la fede diventa ideologia, perché non è più basata sulla forza che viene da Dio, ma sulla propria forza in nome di Dio. Mentre “quando sono debole, è allora che sono forte” – direbbe San Paolo (2 Corinzi 12,10). Occorre però equilibrio. Derogare ai propri valori in nome di una presunta tolleranza non è fede, è relativismo. Il relativismo confonde la verità con i capricci e l’opinione con la verità. Non esistono più il bene e il male, ma ogni opinione si equivale. Non è difficile capire che la confusione tra bene e male proviene dal nemico numero uno della verità. Il padre della menzogna, come lo chiama Gesù nel vangelo: Satana. (Giovanni 8,44) L’arte è sottile, insidiosa. La tecnica è raffinata. Togliere i paletti fissi della morale, verniciare tutto con una moderna e benevola tolleranza. Non importa cosa pensi, basta che tu ne sia convinto ed ecco, sei nella verità! Ora dobbiamo chiederci, è possibile per un cristiano – nota bene, un cristiano, non un fanatico cristiano – eliminare i valori e i “paletti fissi” della sua morale? Si è moderni dicendo “chi sono io per giudicare?” quando si deve dare una risposta di coscienza? È giudicare spietatamente il prossimo dire “questo per noi è sbagliato”? Soprattutto in tempi dove il fanatismo religioso arriva ad uccidere in nome di Dio è facile essere vittima del relativismo, perché la verità si maschera facilmente da antipatica coerenza e da rigidità bigotta, mentre il relativismo è molto più simpatico e non ha problemi a travestirsi da “vogliamoci tutti bene”, “vivi e lascia vivere”. Il primo travestito è Satana (Cosa? Apriti cielo!…). Calma, l’ha detto quel terrorista di San Paolo: «Satana si maschera da angelo di luce» (2 Corinzi 11,14). Era un omofobo! “Né effeminati, né sodomiti, erediteranno il regno di Dio” (1 Corinzi 6,10) Come si permette di dire che mio figlio è sintetico e che «gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento»? (Romani 1,27) Roba vecchia! Hanno fatto bene a decapitarlo! A proposito, sembra proprio che oggi la coerenza sia associata al fanatismo religioso dei tagliatori di teste. Ma quante teste cadranno ancora per mano di chi difende il diritto del relativismo a chiuderti quella brutta boccaccia da cristiano ideologico che hai? Tante. Caro Timoteo, «verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole» (2 Timoteo 4,3-4). Ti vedo scettico; ti piacciono le favole? Te ne racconto una: “C’era una volta la Chiesa…”
Giorgio Nadali


L’Alzheimer spirituale di Don Abbondio

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4di Giorgio Nadali

La Chiesa è malata di Alzheimer spirituale. Ipse dixit. Sono parole di papa Bergoglio. La malattia della faccia funerea riguarda le persone «burbere e arcigne, le quali ritengono che per essere seri occorra dipingere il volto di malinconia, di severità e trattare gli altri – soprattutto quelli ritenuti inferiori – con rigidità, durezza e arroganza». Secondo papa Francesco «la severità teatrale e il pessimismo sterile sono spesso sintomi di paura e di insicurezza di sé. L’apostolo deve sforzarsi di essere una persona cortese, serena, entusiasta e allegra che trasmette gioia…». Accade anche che per difendere il valore della vita umana dal concepimento, gli insegnanti di religione vengano attaccati dal “fuoco amico” della propria Curia che dovrebbe piuttosto difenderne lo sforzo quotidiano in prima linea in un ambiente potenzialmente ostile e ad alta percentuale laicista. Il docente di religione è infatti – soprattutto nei grandi centri urbani, in primo luogo nel Nord Italia – come un simbolo dell’ingerenza della Chiesa Cattolica nella laicità dello Stato. Lo è almeno per quel settantacinque percento di docenti di estrazione ideologica e politica laicista che operano nella scuola italiana. La Curia malata di Alzheimer spirituale preferisce sacrificare un docente piuttosto che esporsi nella sua difesa, entrando in rotta di collisione con il mondo. È la scelta del Don Abbondio di manzoniana memoria. L’insegnante di religione parla – o almeno, parlava – di bioetica, di difesa della vita umana. Parlava, perché dallo scorso novembre i venticinquemila insegnanti di religione si guarderanno bene dall’esporsi nel trattare una tematica così delicata e che facilmente fa vibrare le corde dell’orgoglio laicista, insieme alla questione del gender. Una questione che fa perdere il posto di lavoro per volontà della Curia. “La verità non va taciuta ne detta a metà ne ammorbidita”, tuonava con voce stentorea San Giovanni Paolo II. “Ogni bambino non nato, ma condannato ingiustamente ad essere abortito, ha il volto di Gesù Cristo, ha il volto del Signore”, ricorda papa Francesco. Accade dunque che in ottobre l’insegnante di religione, verso il termine della lezione di bioetica chieda ai suoi nove alunni sedicenni, di cui quattro ragazze, se vogliano rendersi conto perché la chiesa ritenga l’interruzione volontaria di gravidanza un abominevole delitto. La legge 194 prevede che quando la donna è minorenne (art. 12), per interrompere la gravidanza nei primi 90 giorni sia necessario il consenso di entrambi i genitori o di chi esercita la tutela. Tuttavia, quando per vari motivi ciò non sia possibile, il giudice tutelare può dare il consenso all’interruzione della gravidanza. Inoltre in Italia l’età del consenso per disporre validamente della propria libertà sessuale è fissata a 14 anni. Ottenuto dunque il consenso entusiasta dei suoi alunni, il docente mostra con un piccolo lettore dvd posto su un banco, il vecchio video “L’urlo silenzioso” (1984) del medico americano Bernard Nathanson – ex abortista convinto – che mostra la realtà di un aborto eseguito con il metodo Karman in ecografia, quello più usato (64%) tuttora in Italia, secondo i dati del Ministero della Salute. L’articolo 33 della Costituzione Italiana ricorda che «l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento». Da questo principio deriva la libertà didattica di chi insegna. Le finalità e gli obiettivi dell’azione educativa dei docenti sono sì stabiliti normativamente: nelle leggi statali e regionali, nei programmi, nelle circolari e regolamenti applicativi, scendendo sempre più in dettaglio fino ai documenti programmatici del singolo Istituto scolastico. Ma questa quantità di disposizioni e indicazioni, proprio per l’art. 33, non può imporre ai docenti l’adozione di un preciso metodo d’insegnamento. Il “come”, cioè con quale metodologia specifica realizzare gli obiettivi dell’insegnamento stabiliti dalle norme, è lasciato alla libertà dei docenti: vale a dire alla loro ricerca didattica, alla loro scelta consapevole e quindi alla loro responsabilità personale, comprendenti anche l’utilizzo di foto e riprese filmiche rientranti nell’ambito sopra specificato dalla Direttiva n.104 del 30 novembre 2007 del Ministro della Pubblica Istruzione. Un video non particolarmente impressionante per adolescenti abituati a vedere ben di peggio. I genitori con l’adesione all’ora di religione automaticamente autorizzano il docente ad adottare i mezzi per che ritiene più opportuni per la sua didattica. Il video era usato da molti docenti di religione e ora non verrà mai più usato da nessuno per paura. Tuttavia i genitori di quei nove alunni – su un totale di novanta alunni soddisfatti del suo insegnamento – senza neppure consultare il docente “incriminato” scrivono subito alla Curia e al Preside e ottengono un immediato procedimento di revoca dell’idoneità all’insegnamento della religione cattolica al docente, dopo ventisei anni di servizio (e dieci libri pubblicati). La motivazione sarà poi quella di carenza di abilità didattica e pedagogica. Una vittoria totale del fronte laicista col plauso della Curia, disposta piuttosto a far dubitare delle sue qualità intellettuali, dato che si “accorge” della carenza dopo ventisei anni, per giunta legandola solo a singoli episodi di intolleranza laicista, senza aver verificato tecnicamente la capacità di insegnamento. Qualcuno ha voluto dare un segnale, tanto è vero che è stata apposta avvisata la stampa e in primis il laicissimo quotidiano “Repubblica”. Il risultato è prevedibile. Un docente sacrificato e venticinquemila “ammoniti” a non permettersi di trattare ancora del tema del “sacro laico” aborto. Come è possibile? È ancora lo stesso Pontefice a rispondere indirettamente – parlando delle Curie. Negli stessi giorni un cui si consumava la vicenda scriveva della loro «schizofrenia esistenziale» definita come «la malattia di coloro che vivono una doppia vita, frutto dell’ipocrisia tipica del mediocre e del progressivo vuoto spirituale che lauree o titoli accademici non possono colmare. Una malattia che colpisce spesso coloro che, abbandonando il sevizio pastorale, si limitano alle faccende burocratiche, perdendo così il contatto con la realtà, con le persone concrete». Una giustizia a doppio senso. La stessa Curia era stata coinvolta due settimane prima nello “scandalo” di aver inviato una lettera riservata a tutti i seimila docenti di religione della diocesi, chiedendo si segnalare iniziative pro gender nelle scuole. Anche qui la cosa finì sui giornali e l’iniziativa fu subito ritirata con le scuse pubbliche dello stesso Arcivescovo, quello della più grande diocesi del mondo. Quando invece fu uno dei suoi docenti ad essere attaccato, la reazione è stata ben diversa. Forte con i deboli e debole con i forti. Ancora Alzheimer spirituale? Sì, secondo Bergoglio. «Una Curia che non fa autocritica… che non cerca di migliorarsi è un corpo infermo». In sostanza il male è quello di una Chiesa che si piega al mondo per paura o convenienza e perde così la sua funzione profetica, avendo terrore dell’ultima beatitudine: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia” (Mt 5,11). Il primo papa disse: “se anche doveste soffrire per la giustizia, beati voi! Non vi sgomentate per paura di loro, né vi turbate” (1 Pt 3,14). Quello attuale lamenta l’«impietrimento» mentale e spirituale. Riguarda quelli che «perdono la serenità interiore, la vivacità e l’audacia e si nascondono sotto le carte diventando “macchine di pratiche” e non uomini di Dio». La Curia vuole vivere tranquilla. Non importa il motivo delle lamentele. La notizia della Curia Don Abbondio ha fatto il giro del mondo, ma d’altra parte “il coraggio uno non se lo può dare”.

Giorgio Nadali

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TotoPapa. Il papabile al Soglio di Pietro

di Giorgio Nadali

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Vuoi conoscere i retreoscena delle dimissioni di Benedetto XVI? Guarda la mia diretta  su VERO TV, Canale 55 nazionale, di venerdì 15 febbraio 2013 alle 14,25…

http://www.youtube.com/watch?v=FZyFQf5LBMs

e il mio articolo sul settimanale Stop N. 8 del 28 febbraio 2013

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Le regole volute da Papa Giovanni Paolo II specificano che il conclave debba iniziare non meno di 15 giorni e non più di 20 giorni dopo la morte del Papa… o pochi giorni dipo le sue dimissioni! Ma questo Giovanni Paolo II non l’avrebbe mai previsto… Volete candidarvi a Papa per una Chiesa pulita opponendovi alle forti lotte di potere interne alla Curia Romana? Forse vi stancherete anche voi, shhh shhh, comunque…

tv487stop3     Il papa guida un miliardo di fedeli.  Nessun altro uomo al mondo ha un potere e un’influenza così  grande. Almeno sul piano spirituale, ma certamente anche sul piano politico e sociale. Adriano I nel 772 d.C. fu eletto a 80 anni di età. Il più anziano.  Benedetto  IX nel 1032 d.C. fu il più giovane pontefice, eletto a soli dodici  anni di età. Secondo altre fonti dai diciotto ai venti.  A quel tempo era facile diventare papa. Bastava essere nobile. Bebedetto IX era figlio del Conte di Tuscolo,  Alberico III,  era nipote di Benedetto VII, anch’egli della nobile famiglia dei Tuscolo, e di papa Giovanni XIX, della stessa casata.  La madre era una delle sorelle di Giovanni XV e  Giovanni XII era zio di suo padre.  Giovanni XI e Giovanni XIII erano rispettivamente zio e cugino del suo prozio Giovanni XII.  Papa Sergio III,  padre di Papa  Giovanni XI, anche lui un Tuscolo, era suo pro-prozio. Insomma, un Tuscolo nepotismo.  Lo Spirito Santo poteva fare ben poco per ispirare la scelta del successore dell’apostolo Pietro.  265 è il numero dei pontefici ad oggi, di cui 81 fatti santi  e

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Oggi in teoria oggi un fedele per essere eletto come successore di San Pietro ad validitatem deve:
- essere un battezzato (ex aqua et Spiritu Sancto)
- di sesso maschile e non sposato (se viene scelto tra coloro che hanno l'ordine episcopale è sicuramente battezzato di sesso maschile non sposato. Come pure se non ha l'ordine episcopale, dovendo immediatamente essere ordinato Vescovo deve per la validità dell'ordinazione essere un battezzato di sesso maschile non sposato).

Quindi o un Vescovo cattolico (quindi anche i Cardinali sono inclusi se già possiedono l'Episcopato), o un Presbitero cattolico, o un Diacono cattolico oppure anche un laico cattolico purché battezzato e di sesso maschile.

Se l'eletto è scelto tra coloro che non hanno l'Episcopato, e che quindi, una volta eletto dovrà essere ordinato Vescovo bisogna aggiungere le indicazioni che vengono date per la nomina di un nuovo Vescovo ma che avrebbero solo un valore orientativo:

–           Saldezza di fede, buoni costumi, pietà, zelo delle anime, saggezza, prudenza, virtù umane e ogni altra qualità che dimostri l'attitudine del Soggetto all'adempimento del suo ufficio.
- Buona reputazione
- L'età di almeno 35 anni
- Almeno 5 anni di presbiterato
- Laurea o almeno licenza in sacra Scrittura, Teologia o Diritto Canonico, conseguite in un Istituto di Studi Superiori approvato dalla Sede Apostolica.
(quest'ultime disposizioni non sono vincolanti per l'elezione canonica).

Semplice no?  In realtà i cosiddetti papabili – così vengono chiamati dai vaticanisti i cardinali che hanno buone possibilità di essere eletti  papa – sono pochi.  In tempi recenti sono stati eletti anche cardinali non considerati papabili, come Giuseppe Sarto (Pio IX), Achille Ratti (Pio XI), Angelo Roncalli (Giovanni XXIII), Albino Luciani (Giovanni Paolo I) e Karol Wojtyla (Giovanni Paolo II). Nnei sacri palazzi circola già una lista di papabili con ottime possibilità. Tutte ben motivate.

1 . Odilo Pedro Scherer (60), Brasile, Arcivescovo di San Paolo

2. Ennio Antonelli (73), Italia,  Presidente del Concilio per la Famiglia (Curia Romana)

3. Marc Ouellet (65), Canada, Arcivescovo di Québec

4. Wilfrid Fox Napier (68), Sud Africa, Arcivescovo di Durban

5. Angelo Scola (71), Italia, Arcivescovo di Milano

6. Philippe Xavier Barbarin (59), Francia, Arcivescovo di Lione

7. Óscar Rodríguez Maradiaga (67), Honduras, Arcivescovo di Tegucigalpa

8. Christoph Schönborn (64), Austria, Arcivescovo di Vienna

9. Agostino Vallini (69), Italia, Vicario Generale di Roma

10. José da Cruz Policarpo (73), Portogallo, Patriarca di Lisbona

11. Gianfranco Ravasi (70), Italia,  Presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura

Ma gli interessati sanno che “chi entra in conclave papa, ne esce cardinale”.

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Precisa il Codice di diritto canonico:

« I Vescovi, che per divina istituzione sono successori degli Apostoli, mediante lo Spirito Santo che è stato loro donato, sono costituiti Pastori della Chiesa, perché siano anch’essi maestri di dottrina, sacerdoti del sacro culto e ministri del governo »  (Can. 375)

Secondo questo testo, e secondo le linee comuni della teologia, il ministero o servizio del vescovo si sviluppa lungo tre direttrici, partendo dalle tre caratteristiche di Cristo (regalità, profezia, sacerdozio):

Dimensione regale (governare, cioè servire): il vescovo è il responsabile dell’attività pastorale della comunità diocesana, il primo dei servitori del popolo di Dio e quindi del regno di Dio.

Dimensione profetica (insegnare): il vescovo è il maestro nella fede del popolo di Dio a lui affidato, ha la funzione di insegnare con autorità la dottrina rivelata da Dio.

Dimensione sacerdotale (santificare): presiedendo la celebrazione dei sacramenti, è strumento di Dio per la santificazione del suo popolo.

Oltre alle insegne episcopali ricevute durante la consacrazione (anello, mitria e pastorale) e ai paramenti propri del presbitero, durante i vari riti liturgici il vescovo indossa la croce pettorale, solitamente in metallo e affrancata ad una catena o cordiglio di colore verde/oro e lo zucchetto di colore paonazzo. Nei pontificali il vescovo presidente indossa sotto la casula o pianeta anche la dalmatica. Se il vescovo è insignito del titolo di arcivescovo metropolita (cioè è a capo di una metropolita, una circoscrizione ecclesiastica comprendente più diocesi)indossa, sopra la casula, il pallio, che esprime il legame con il pontefice romano.

In occasione di visite pastorali o se assiste (ovvero non prende parte diretta alla celebrazione) a riti religiosi, il vescovo indossa l’abito corale, mentre ordinariamente indossa l’abito piano.

Anche tra i vescovi stessi esiste una gerarchia: il grado più alto è quello di patriarca, a cui segue, nelle chiese cattoliche orientali, quello di arcivescovo maggiore; quindi gli arcivescovi metropoliti, che sono i vescovi a capo delle arcidiocesi metropolitane, sedi principali di una provincia ecclesiastica composta, oltre alla sede metropolitana, da una o più diocesi suffraganee. L’arcivescovo metropolita, oltre agli abiti episcopali comuni a tutti i vescovi, indossa il pallio che gli è proprio. Il pallio e il pastorale possono essere portati solo nel proprio ambito di giurisdizione. C’è inoltre da precisare che alcune sedi suffraganee sono comunque “arcidiocesi”, non metropolitane. Il vescovo di tale sede suffraganea è dunque arcivescovo, senza essere metropolita e senza indossare il pallio.

Vuoi saperne di più?

Giorgio Nadali, “La Croce e l’Anello. Misteri e segreti delle carriere ecclesiastiche”, Edizioni Segno, Udine, 2010,  ISBN 978-88-6138-239-8

 http://www.webster.it/libri-croce_anello_nadali_giorgio_segno-9788861382398.htm

http://www.amazon.it/La-croce-lanello-Giorgio-Nadali/dp/8861382398/ref=sr_1_2?ie=UTF8&qid=1360797211&sr=8-2

http://www.libreriadelsanto.it/libri/9788861382398/la-croce-e-lanello.html

http://catalog.ptsem.edu/cgi-bin/Pwebrecon.cgi?DB=local&BOOL1=all+of+these&FLD1=Keyword+Anywhere+(GKEY)&CNT=25+records+per+page&SAB1=ocn646006667

Giorgio Nadali


Talebani cattolici, Farisei, Pubblicani e Donne

Di Giorgio Nadali

Razza di vipere. Sepolcri imbiancati. Così li chiamava Cristo. Insomma, stiamo parlando dei Farisei. Quelli della nota setta contemporanei di Gesù Cristo si facevano chiamare “farishà”, “i puri”. A volte ritornano. Quelli moderni qualche collega giornalista li ha già rinominati “talebani cattolici”. I talebani – quelli veri – sono gli studenti coranici integralisti islamici di base in Afghanistan. Quand’erano al potere vietavano musica, istruzione per le donne e facevano oscurare le finestre perché nessuno le vedesse al loro interno. Quelli cattolici sono dei beceri fanatici che, credendo di fare un gran servizio alla già disastrata immagine di Chiesa, anche loro se la prendono con le donne. E’ noto il fatto di cronaca del parroco di Lerici (SP). Un bel volantino affisso sul portone di una chiesa. Nessuna tesi di luterana memoria per invitarla ad essere più evangelica. No, solo una tesi per allontanare ancora di più coloro che di essa non vogliono più saperne. Eccola. Le donne sono colpevoli della violenza che nel 2012 ne ha mandate al cimitero un centinaio e all’ospedale diverse centinaia. Il fariseo più famoso della storia – San Paolo – ha sì detto “nelle assemblee la donna taccia” (1 Cor 14,34), ma ha anche detto «Non c’è più né
Giudeo né Greco, né schiavo né libero, né uomo né donna, perché voi tutti siete
un essere solo in Cristo Gesù» (Gal 3, 27-29).

Non tutti hanno la presenza di spirito per comprendere che il fanatismo si annida ovunque, anche tra gli atei. Un conto è essere ateo, un altro è essere laicista o anticlericale, ad esempio. Questi individui non sono fanatici perché sono cattolici. Sono fanatici perché soffrono di una religiosità ipomaniaca. E per disgrazia della Chiesa, sono pure cattolici. Non rappresentano nessuno se non il loro disturbo. La religiosità ipomaniaca è quella di chi si sente detentore della verità e rivendica una linea diretta con Dio, al quale deve sempre dimostrare quanto sia un vero credente migliore degli altri… Suona familiare? No? E’ la parabola del fariseo e del pubblicano, che Gesù racconta nel Vangelo di Luca 18,9-14. Chi andò a casa giustificato? Il superbo fariseo che osservava tutte le prescrizioni della Legge di Mosè e presentava il conto a Dio, oppure l’umile pubblicano che si batte il petto? Indovinate. Cosa c’entra? C’entra, c’entra. Moralismo, non morale. Morale rabbinica, non morale paolina. La morale rabbinica non tiene conto della vittima e è interessata più alla legge che alla persona. La morale paolina (del fariseo convertito San Paolo) è attenta ai valori e alla persona, prima ancora delle norme morali. Ergersi a difensori della morale, mancando gravemente di attenzione a chi è vittima della violenza è tipico del fanatismo religioso. La donna si cerca la violenza perché è provocante. A tanto era arrivato quasi Siddartha Gautama – il Buddha – quando scrive “Io non conosco, o monaci, altra forma che sia così attraente, così eccitante, così inebriante, così avvincente, così seducente così contraria alla vita serena, come proprio la forma della donna. A causa della sua forma, gli esseri sono avvinti, attratti e arsi nel fuoco della brama e della passione e gemono a lungo sotto l’incendio della forma femminile. Io non conosco, o monaci, altra voce, altro odore, altro sapore, altro contatto che sia così attraente, così eccitante, così inebriante, così avvincente, così seducente, così contrario alla vita serena, come proprio la voce, l’odore, il sapore, il contatto della donna. A causa della voce, dell’odore, del sapore, del contatto della donna gli esseri sono vinti, attratti e arsi nel fuoco della brama e della passione, e gemono al lungo sotto l’incanto del contatto femminile. Che la donna si muova o stia, che sieda o giaccia, che rida o parli, che canti o pianga, che sia vestita o nuda; persino come cadavere la donna avvince il cuore dell’uomo”.

Donne, a noi piacciono i vostri abiti succinti! Siamo uomini normali. Ci rifaremo gli occhi e non vi stupreremo. State in guardia però da altri “uomini”. Quelli con seri disturbi… Dal fanatismo alla violenza il passo è breve.

Giorgio Nadali


La Chiesa arretrata di 2 secoli. Morale rabbinica contro morale paolina

di Giorgio Nadali

La più autorevole voce di riforma della Chiesa cattolica si è spenta. Il Cardinale Carlo Maria Martini avrebbe voluto un altro concilio. E soprattutto una Chiesa moderna, in dialogo e al passo con i tempi. Una Chiesa in cui la Parola (di Dio) incontra le parole (degli uomini). 

“Occorre, conseguentemente, creare atteggiamenti e strumenti di tolleranza, di dialogo, di collaborazione, di comprensione e di perdono reciproco, per favorire l’intesa sull’immagine unitaria dell’uomo. Occorre una nuova mediazione culturale aperta a questi orizzonti”. (Carlo Maria Martini – Lettera pastorale “Attirerò tutti a me” (19), 1982-1983

“Vorrei farmi tuo compagno di strada: ascoltare le domande vere del tuo cuore, confessarti le mie. Questo è importante: non è possibile trovare e dare risposte, se non si sono riconosciute le domande. Una “regola di vita” vorrebbe anzitutto essere un tentativo di dare risposte a domande vere (o forse, più modestamente, l’indicazione di un tracciato, lungo il quale cercare e incontrare risposte vere)”. (Carlo Maria Martini – Lettera pastorale “Parlo al tuo cuore” (1), 1996-1997)

Un “antagonista fedele” di Benedetto XVI esce di scena. Ora sarà più facile che tutto rimanga come prima. Martini: I divorziati risposati? Vanno accolti in chiesa. Gli omosessuali? Non vanno giudicati. La pillola? La Chiesa oggi può cambiare atteggiamento. La lotta all’aids? Se un coniuge è malato, è lecito il preservativo. L’eutanasia? È giusto morire con dignità. Per questo ha rifiutato l’accanimento terapeutico.

Le correnti tra i cardinali sono opinioni sul modo in cui i fondamenti della fede debbano essere espressi. Queste correnti possono cambiare col passare del tempo, producendo nuove configurazioni. Nessun cardinale dichiarerà mai di appartiene ad una corrente piuttosto che ad un’altra. Alcuni cardinali negano proprio l’esistenza di orientamenti politici tra le loro fila.

Corrente  della “Riforma della Chiesa” “Sinistra” Corrente  della “Luce del Mondo”“Centrosinistra” Corrente  dei “Guardiani della Fede”  “Destra”
C’è bisogno di una morale paolina (basata sui valori), non di una morale rabbinica (basata sulla legge). Questo il pensiero  di uno dei maggiori rappresentanti di questa corrente. Il Cardinale Carlo Maria Martini. I prìncipi della Chiesa “riformatori” ritengono che il dialogo sui temi scottanti sia essenziale. Nessuno di loro è d’accordo con l’ordinazione delle donne o con l’accettazione dell’omosessualità, ma lo stile di approccio ai temi è diversa. Recentemente il Cardinale Martini si era espresso a favore per un’apertura maggiore della Chiesa ai divorziati. Questa corrente è favorevole ad una maggiore collegialità dei vescovi e meno centralizzazione sulla Santa Sede. Vogliono che la Curia Romana funzioni come serva delle chiese locali, non come padrona. Si esprimono a favore di una maggiore libertà delle chiese locali nell’adattare gli insegnamenti le pratiche alle loro particolari circostanze. Il Concilio Vaticano II è stato per loro una stagione di riforme prematuramente interrotte dal pontificato di Giovanni Paolo II. Il rappresentante principale di questa corrente riformatrice è stato il Card. Franz Konig, scomparso nel 2004 e appunto Martini, appena scomparso. Altri sono Lehmann, Kasper,  Danneels, Tettamanzi, Lehmann, Marchisano, Hummes, Mahony, Cassidy. Le loro strategie riformatrici della Chiesa sono diverse, ma hanno in comune il desiderio per una Chiesa più aperta, che condanni di meno e che sperimenti maggiormente il dialogo. Progressi senza compromessi verranno da un papa di questa corrente. Se glielo permetteranno. I membri di questa corrente ritengono che il Popolo di Dio non debba perdere tempo in dibattiti teologici. Desiderano gettare ponti con le culture differenti da quella cattolica. Desiderano preservare la tradizione cattolica, ma sotto forma di influsso politico sui governi affinché questi adottino scelte in linea con la morale cattolica. Ad esempio – in Italia -col referendum contro la legge 40 in bioetica. L’ordine sociale deve riflettere gli insegnamenti cattolici. Interesse sulla questione sociale e su come il sistema sociale promuova la giustizia. Ad esempio attraverso   la cancellazione del debito ai Paesi del Terzo Mondo. Fanno parte di questa corrente i cardinali McCarrick,  Maradiaga, Arns, Ruini, Daarmatmadja, Napier.  Sono molto preoccupati dell’impatto del relativismo e del secolarismo sulla Chiesa. Il relativismo è la negazione di verità assolute, specialmente in campo morale. Il secolarismo è invece la marginalizzazione o esclusione dei valori della fede religiosa nella vita quotidiana. Il relativismo pone diversi problemi perché mette in discussione l’autorità della Chiesa sulle questioni morali, che diventano un fatto soggettivo. Col relativismo non c’è più bisogno di un’autorità centrale della Chiesa che indichi una retta via. Ma manca anche la percezione di un bene e di un male assoluti per l’uomo. Il relativismo dovrebbe quindi anche negare i diritti umani universali proprio in quanto universali, cioè non relativi. Inoltre se tutte le religioni, tutte le verità  si equivalgono non c’è più bisogno di conversione al Cattolicesimo. La secolarizzazione invece tende a separare a Chiesa dallo Stato e riduce o elimina l’influsso della Chiesa sulla politica di una nazione. È l’esempio di quelle nazioni che hanno approvato l’aborto,  l’eutanasia, la contraccezione,  ecc.Questi cardinali si preoccupano della perdita di identità cristiana dei fedeli, dell’obbedienza all’autorità della Chiesa e dell’assimilazione della cultura cristiana a culture estranee ai suoi valori. Due sono i rimedi: Ribadire i principi dottrinali e morali anche a costo di entrare in contrapposizione dura con il mondo non cattolico. La fedeltà e l’identità cattolica sono più importanti del dialogo. Il cardinale Biffi, ad esempio, ha suggerito di adottare leggi per ridurre l’immigrazione islamica al fine di preservare la cultura cattolica. Il leader del “”partito conservatore” all’interno il Collegio cardinalizio è stato sino alla sua elezione a Papa, Joseph Ratzinger. Benedetto XVI fu prefetto della Congregazione della Fede fino al 1981 e nel 2001 scrisse la Dominus Iesuribadendo i principi del cattolicesimoela relazione tra il Cattolicesimo e le altre Religioni, rassicurando della superiorità del Cattolicesimo. Un forte accento è messo anche sulla liturgia, perché questa dà identità ed è uguale in tutto il mondo e ha il potere di rinforzare e di alimentare la fede. Ad esempio, nel maggio 2001 il cardinale Medina ha promulgato nuove regole per i testi liturgici, il più possibile fedeli all’originale latino.Un altro accento è posto sulla forte distinzione tra clero e laicato. Vi è un’enfasi su una Chiesa aggressiva, che erge barriere contro gli “attacchi” delle culture estranee ad essa. Clericalismo quindi come barriera alle invasioni e agli attacchi contro la cultura (e all’autorità) cattolica. I membri di questa corrente di “destra” sono – tra gli altri – i cardinali Biffi, Medina, Schotte, Schoumn, Law, George, Degenhard, Dias, Cornell, Ambrozic, Tomko, Jaworski, Schonborn.[1] 

[1] Cf. John L. Allen, Jr., Conclave, New York, Doubleday, 2002, pp.132-157

Nell’ultima intervista il Cardinale Carlo Maria Martini si espresse così: 

Come vede lei la situazione della Chiesa?
«La Chiesa è stanca, nell’Europa del benessere e in America. La nostra cultura è invecchiata, le nostre Chiese sono grandi, le nostre case religiose sono vuote e l’apparato burocratico della Chiesa lievita, i nostri riti e i nostri abiti sono pomposi. Queste cose però esprimono quello che noi siamo oggi? (…) Il benessere pesa. Noi ci troviamo lì come il giovane ricco che triste se ne andò via quando Gesù lo chiamò per farlo diventare suo discepolo. Lo so che non possiamo lasciare tutto con facilità. Quanto meno però potremmo cercare uomini che siano liberi e più vicini al prossimo.
Come lo sono stati il vescovo Romero e i martiri gesuiti di El Salvador. Dove sono da noi gli eroi a cui ispirarci? Per nessuna ragione dobbiamo limitarli con i vincoli dell’istituzione».
Chi può aiutare la Chiesa oggi?
«Padre Karl Rahner usava volentieri l’immagine della brace che si nasconde sotto la cenere. Io vedo nella Chiesa di oggi così tanta cenere sopra la brace che spesso mi assale un senso di impotenza.
Come si può liberare la brace dalla cenere in modo da far rinvigorire la fiamma dell’amore? Per prima cosa dobbiamo ricercare questa brace. Dove sono le singole persone piene di generosità come il buon samaritano? Che hanno fede come il centurione romano? Che sono entusiaste come Giovanni Battista? Che osano il nuovo come Paolo? Che sono fedeli come Maria di Magdala? Io consiglio al Papa e ai vescovi di cercare dodici persone fuori dalle righe per i posti direzionali.
Uomini che siano vicini ai più poveri e che siano circondati da giovani e che sperimentino cose nuove. Abbiamo bisogno del confronto con uomini che ardono in modo che lo spirito possa diffondersi ovunque».
Che strumenti consiglia contro la stanchezza della Chiesa?
«Ne consiglio tre molto forti. Il primo è la conversione: la Chiesa deve riconoscere i propri errori e deve percorrere un cammino radicale di cambiamento, cominciando dal Papa e dai vescovi. Gli scandali della pedofilia ci spingono a intraprendere un cammino di conversione. Le domande sulla sessualità e su tutti i temi che coinvolgono il corpo ne sono un esempio. Questi sono importanti per ognuno e a volte forse sono anche troppo importanti. Dobbiamo chiederci se la gente ascolta ancora
i consigli della Chiesa in materia sessuale. La Chiesa è ancora in questo campo un’autorità di riferimento o solo una caricatura nei media?
Il secondo la Parola di Dio. Il Concilio Vaticano II ha restituito la Bibbia ai cattolici. (…) Solo chi percepisce nel suo cuore questa Parola può far parte di coloro che aiuteranno il rinnovamento della Chiesa e sapranno rispondere alle domande personali con una giusta scelta. La Parola di Dio è semplice e cerca come compagno un cuore che ascolti (…). Né il clero né il Diritto ecclesiale possono sostituirsi all’interiorità dell’uomo. Tutte le regole esterne, le leggi, i dogmi ci sono dati per chiarire la voce interna e per il discernimento degli spiriti.
Per chi sono i sacramenti? Questi sono il terzo strumento di guarigione. I sacramenti non sono uno strumento per la disciplina, ma un aiuto per gli uomini nei momenti del cammino e nelle debolezze della vita. Portiamo i sacramenti agli uomini che necessitano una nuova forza? Io penso a tutti i
divorziati e alle coppie risposate, alle famiglie allargate. Questi hanno bisogno di una protezione speciale. La Chiesa sostiene l’indissolubilità del matrimonio. È una grazia quando un matrimonio e una famiglia riescono (…). L’atteggiamento che teniamo verso le famiglie allargate determinerà l’avvicinamento alla Chiesa della generazione dei figli. Una donna è stata abbandonata dal marito e trova un nuovo compagno che si occupa di lei e dei suoi tre figli. Il secondo amore riesce. Se questa famiglia viene
discriminata, viene tagliata fuori non solo la madre ma anche i suoi figli. Se i genitori si sentono esterni alla Chiesa o non ne sentono il sostegno, la Chiesa perderà la generazione futura. Prima della Comunione noi preghiamo: “Signore non sono degno…” Noi sappiamo di non essere degni (…).
L’amore è grazia. L’amore è un dono. La domanda se i divorziati possano fare la Comunione dovrebbe essere capovolta. Come può la Chiesa arrivare in aiuto con la forza dei sacramenti a chi ha situazioni familiari complesse?»
Lei cosa fa personalmente?
«La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni. Come mai non si scuote? Abbiamo paura? Paura invece di coraggio? Comunque la fede è il fondamento della Chiesa. La fede, la fiducia, il coraggio. Io sono vecchio e malato e dipendo dall’aiuto degli altri. Le persone buone intorno a me mi fanno sentire l’amore. Questo amore è più forte del sentimento di sfiducia che ogni tanto percepisco nei confronti della Chiesa in Europa. Solo l’amore vince la stanchezza. Dio è Amore. Io ho ancora una domanda per te: che cosa puoi fare tu per la Chiesa?».

Giorgio Nadali