Le Chiese alle quali Gesù Cristo non basta

Di Giorgio Nadali

Per i cristiani, l’intelligenza spirituale aiuta a distinguere le sane dottrine da quelle modificate con aggiunta di tradizioni umane. Per quanto riguarda il cristianesimo l’unico termine di paragone è ovviamente solo la Parola di Dio.

Oggi il Cristianesimo è la religione più diffusa al mondo. Conta 2,4 miliardi di fedeli. Il trentadue percento della popolazione mondiale. Quasi la metà (1,27 miliardi) di questi fedeli è costituita dai cattolici. 625 milioni sono gli appartenenti alle chiese della riforma protestante, che ha avuto origine il 31 ottobre 1517 con Martin Lutero. 755.328 in Italia (1,3%)[1]. I fedeli del cristianesimo ortodosso sono 293 milioni. Ortodossia nata con lo scisma d’Oriente (il “Grande Scisma”) del 1054 di cui il patriarca di Costantinopoli Michele I Cerulario fu autore. I cristiani evangelici sono 413 milioni. 2.400 sono le traduzioni del Nuovo Testamento.

Fondamentale per un cristiano è seguire l’autentico vangelo (o meglio, l’evangelo) di Gesù Cristo, senza aggiunte o modifiche e senza tradizioni umane che lo deformano e che nulla hanno a che fare con la verità della Parola di Dio.

La grande differenza è questa: il “vangelo” cattolico (e ortodosso) enfatizzano ciò che l’uomo deve fare per essere salvato, invece di ciò che Cristo ha già fatto per salvare l’uomo. Non vi è nulla che l’uomo possa fare per salvarsi se non accogliere con gratitudine la grazia della salvezza donata da Gesù Cristo. Le “aggiunte” della tradizione cattolica nullificano tale grazia e la sviliscono.

«Guardate che nessuno vi faccia sua preda con la filosofia e con vano inganno, secondo la tradizione degli uomini, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo»

(Colossesi 2:8)

«Ma io temo che, come il serpente sedusse Eva con la sua astuzia, cosí talora le vostre menti non siano corrotte e sviate dalla semplicità che si deve avere riguardo a Cristo»

(2 Corinzi 11:3)

 «Mi meraviglio che da colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, passiate così presto ad un altro evangelo, il quale non è un altro evangelo; ma vi sono alcuni che vi turbano e vogliono pervertire l’evangelo di Cristo. Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi predicasse un evangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia maledetto. Come abbiamo già detto, ora lo dico di nuovo: Se qualcuno vi predica un evangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia maledetto»

(Galati 1:6-9)

«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci. Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e, ottenutolo, lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi».

(Matteo 23:13)

 «Verrà il tempo, infatti, in cui non sopporteranno la sana dottrina ma, per prurito di udire, si accumuleranno maestri secondo le loro proprie voglie e distoglieranno le orecchie dalla verità per rivolgersi alle favole»

(2 Timoteo 4:3-4)

 «Allora se qualcuno vi dirà: Ecco, il Cristo è qui, o: È là, non ci credete. Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi portenti e miracoli, così da indurre in errore, se possibile, anche gli eletti»

(Matteo 24:23-24)

Le chiese cristiane che appongono queste “aggiunte” sono quella cattolica, le chiese ortodosse e quella anglicana. Eh, sì. Tristemente ben oltre la metà dei cristiani. Secondo la chiesa cattolica la sacra tradizione e la Sacra Scrittura costituiscono un solo sacro deposito della Parola di Dio, mettendo di fatto sullo stesso piano la Parola di Dio e quella umana, cioè la tradizione. Non sono opinioni, ma è la Parola di Dio che fa testo. Solo quella.

Qui nasce la più grande e importante divisione con la verità del Vangelo. Lutero affermò le cosiddette cinque “sola”: Sola Scriptura, Sola Fide, Sola Gratia, Solus Christus, e Soli Deo Gloria. Quindi nulla di ciò che non è presente nella Sacra Scrittura può essere valido per un cristiano.

L’altra grande differenza è che il cristiano si salva per grazia di Dio, accogliendola con la sua fede. Non per le opere buone che compie. Queste ultime sono solo un segno, una testimonianza, una conseguenza dell’essere salvato da Cristo. Non compio le opere buone per salvarmi, ma perché sono (già) salvato. Non sono le proprie opere umane che salvano, ma la croce di Cristo. Cadono così le indulgenze, il purgatorio, le penitenze, le reliquie, i sacramenti fonte di grazia. Nulla si può aggiungere alla salvezza di Cristo. Il cristiano non si salva per merito suo, ma per grazia.

La dottrina del merito genera spesso quello che gli psicologi chiamano “religiosità ipomaniaca”, cioè il fanatismo religioso, la bigotteria, in parole povere. La stessa della setta dei farisei al tempo di Cristo. Si sentivano migliori degli altri e presentavano a Dio il conto delle proprie azioni pie compiute per guadagnarsi la salvezza e il favore di Dio (Luca 18:10-14). Chi è salvato per grazia dalla croce di Cristo ha un unico mediatore, come ribadisce l’apostolo Paolo: “Vi è infatti un solo Dio, ed anche un solo mediatore tra Dio e gli uomini: Cristo Gesù uomo” (1 Timoteo 2:5) e non può più in alcun modo perdere la salvezza acquisita, perché è un dono di Dio. “Se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati” (1 Giovanni 2:1-2).

Questo fa cadere anche la necessità di ricorrere a preti e penitenze.

“Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene”, scrive l’apostolo Paolo ai cristiani di Efeso (1 Efesini 2:8-9).

“E se è per grazia, non è più per opere, altrimenti la grazia non sarebbe più grazia; ma se è per opere, non è più grazia, altrimenti l’opera non sarebbe più opera” (Romani 11: 6)

Tutte le religioni, ad eccezione del cristianesimo evangelico, negano con arroganza che la salvezza sia solo per grazia, cioè secondo il favore immeritato di Dio.

Molto semplice, ma una verità disattesa. Basta leggere (e conoscere) la Parola di Dio. Ma quanti cristiani leggono quotidianamente e conoscono la Parola di Dio? Sino alla Riforma protestante la Bibbia era messa all’indice e il popolo non poteva leggerla. La gente non poteva notare le contraddizioni tra le tradizioni umane e la Parola di Dio. Furono Martin Lutero a tradurla in tedesco e William Tyndale in inglese nel 1526. Seguirono le altre lingue. E oggi che è disponibile in italiano la gente comune la conosce poco e si affida a preti che secondo la Parola di Dio sono superflui, come dice chiaramente la Lettera agli Ebrei 10:11-14. “E, mentre ogni sacerdote è in piedi ogni giorno ministrando e offrendo spesse volte i medesimi sacrifici, che non possono mai togliere i peccati, egli invece, dopo aver offerto per sempre un unico sacrificio per i peccati, si è posto a sedere alla destra di Dio, aspettando ormai soltanto che i suoi nemici siano posti come sgabello dei suoi piedi. Con un’unica offerta, infatti, egli ha reso perfetti per sempre coloro che sono santificati” e dice chiaramente di Gesù Cristo: “Costui, perché dimora in eterno, ha un sacerdozio che non passa ad alcun altro, per cui egli può anche salvare appieno coloro che per mezzo suo si accostano a Dio, vivendo egli sempre per intercedere per loro”. (Ebrei 7:24-25) e l’apostolo Paolo scrive: “Vi è infatti un solo Dio, ed anche un solo mediatore tra Dio e gli uomini: Cristo Gesù uomo” (1 Timoteo 2:5)

Ma quanti leggono questi passi della Parola di Dio?

Al settanta per cento dei cristiani la grazia, dono di Dio non basta. Vogliono meritarsi una salvezza che è impossibile da ottenere con le forze umane e vogliono anche percepirla con i cinque sensi, perché troppo astratta secondo loro. Ecco dunque i segni visibili che trasmettono la grazia invisibile. I sacramenti. Anche l’unico sacrificio della croce va ripetuto con la messa in maniera incruenta, mentre il sacrificio della croce è unico e irripetibile e la Santa Cena è un memoriale (Luca 22:19), non un sacrificio. “Ed è appunto per quella volontà che noi siamo stati santificati, per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, fatta una volta per sempre”, scrive l’autore della lettera agli Ebrei (10:8). Già, una volta per sempre!

Il linguaggio spirituale e allegorico di Cristo fa credere a cattolici e ortodossi che l’eucaristia sia la presenza reale del suo corpo e sangue nel pane e nel vino (che erano due dei diversi elementi della cena pasquale ebraica, la séder, celebrata da Cristo nella sua ultima cena). Per lo stesso motivo i primi cristiani furono accusati di cannibalismo perché Gesù dice in modo allegorico, come era suo solito fare: “Io sono il pane, quello vivo, venuto dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà per sempre. Il pane che io gli darò è il mio corpo, dato perché il mondo abbia la vita. Gli avversari di Gesù si misero a discutere tra di loro. Dicevano: Come può darci il suo corpo da mangiare? Gesù replicò: Io vi dichiaro una cosa: se non mangiate il corpo del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia il mio corpo e beve il mio sangue ha la vita eterna, e io lo risusciterò l’ultimo giorno; perché il mio corpo è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane unito a me e io a lui” (Giovanni 6:51-56). È chiara l’allegoria di Gesù Pane come quella di Gesù Acqua vera nell’episodio del pozzo di Giacobbe con la samaritana «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna» (Giovanni 4:13-14).

Per quanto riguarda la trasformazione del pane e del vino in corpo e sangue di Cristo, cioè la cosiddetta transustanziazione, “attenendosi alla Bibbia, non è possibile accettare l’idea della transustanziazione né tanto meno quella della consustanziazione. Invocare le parole “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue” per sostenere l’idea della transustanziazione significa prima di tutto ignorare che, nella lingua aramaica, con la quale sicuramente Gesù si espresse in quella occasione, non si adopera la copula (il verbo essere che lega il nome del predicato al soggetto) e che in ebraico e in greco l’uso di legare l’attributo al soggetto indica – come in Luca 12:1 e Galati 4:24 – che si tratta spesso di termini allegorici.

Significa anche dimenticare che Gesù ha detto “Io sono la porta… Io sono la via… lo sono la vite…” (Giovanni 10:9; 14:6; 15:1); che l’apostolo Paolo ha detto di Cristo che è la roccia (1 Corinzi 10:4); che Dio, nell’Antico Testamento, è chiamato rocca, scudo, sole, ecc. Nessuno ha mai pensato che queste affermazioni fossero altro se non un paragone”[2].

Procediamo in ordine alfabetico confrontando la dottrina delle chiese cristiane e lasciamo umilmente a Dio il giudizio sulle anime che in buona fede e per ignoranza delle Scritture hanno seguito una dottrina, anche se errata. La sua stessa Parola giudica queste dottrine. L’intenzione e il cuore solo Dio può giudicarli. L’apostolo Paolo parla di maledizioni (Galati 1:9). Io evito, ma il confronto sia di monito per tutti. Prima di parlare di “lago di fuoco” (Apocalisse 20:14-15) come fa il pastore Mike Gendron[3], mi sembra utile ricordare che “Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. E noi abbiamo conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; e chi dimora nell’amore dimora in Dio e Dio in lui” (1 Giovanni 4:15-16)

 

«Or lo Spirito dice espressamente che negli ultimi tempi alcuni apostateranno dalla fede, dando ascolto a spiriti seduttori e a dottrine di demoni, per l’ipocrisia di uomini bugiardi, marchiati nella propria coscienza, i quali vieteranno di maritarsi e imporranno di astenersi da cibi che Dio ha creato, affinché siano presi con rendimento di grazie da coloro che credono e che hanno conosciuto la verità. Infatti tutto ciò che Dio ha creato è buono e nulla è da rigettare, quando è usato con rendimento di grazie, perché è santificato dalla parola di Dio e dalla preghiera».

(1 Timoteo 4:1-5)

 

Apparizioni

È uno strumento diabolico per allontanare dal Centro del Cristianesimo, cioè Gesù Cristo. Inoltre, il messaggio del vangelo è già completo e non richiede alcuna aggiunta. In diverse presunte apparizioni sono presentati messaggi contrari alla Parola di Dio. Un cristiano non ha bisogno di altro che il vangelo della salvezza.

Secondo Mike Gendron pregare Maria è contrario all’ammonizione di pregare solo Dio e all’esempio scritturale di farlo. È anche illogico sostituire la preghiera a un Dio tutto amore, onnisciente e onnipotente (Salmi 139; Ebrei 4:14-16) per pregare qualche santo o Maria, visto che non esiste alcuna prova scritturale che essi possano nemmeno ascoltare le preghiere. Pregare i santi e Maria su scala mondiale significa attribuire loro gli attributi dell’onnipresenza e dell’onniscienza che possiede soltanto Dio.

 

 

Confessione

La confessione dei peccati a un prete non è presente nella Parola di Dio. Dobbiamo confessare i nostri peccati davanti a Dio (1 Giovanni 1:9). Come credenti del Nuovo Testamento, non abbiamo bisogno di un mediatore tra noi e Dio. (Timoteo 1:2:5). Per quanto riguarda la confessione, ai credenti viene chiesto di confessare i propri peccati a Dio in 1 Giovanni 1:9. Egli è fedele e giusto da perdonare i nostri peccati quando Glieli confessiamo. Nessun sacerdote è menzionato in Giacomo 5:16. Inoltre, Giacomo 5:16 non limita il perdono alla confessione dei peccati “gli uni agli altri”.

Eucaristia

Quando un cattolico riceve l’ostia consacrata sente dire al sacerdote cattolico “il corpo di Cristo” e risponde “Amen”.

Il prete ortodosso invece dice a sé: “O Signore e Maestro Gesù Cristo nostro Dio, che solo hai il potere di assolvere gli uomini dai loro peccati, poiché sei buono e ami tutti gli uomini, perdona tutte le mie trasgressioni commesse con conoscenza o con ignoranza, e rendimi degno, senza condanna, di ricevere la Comunione di Dio. I tuoi misteri divini, gloriosi, puri e vivificanti”.

Al fedele dice: “Il servo di Dio (Nome) partecipa del Prezioso e del Tutto; Santo Corpo e Sangue del Signore nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo per la remissione dei peccati e la vita eterna”.

Il fedele crede che nonostante i sensi percepiscano un’ostia, la sostanza, sia il corpo di Cristo. È la dottrina della transustanziazione. Lo stesso vale per i fedeli ortodossi. Per la chiesa anglicana «La transustanziazione nella cena del Signore non può essere provata dalle Sacre Scritture, ma è contraria alle parole inequivocabili della Bibbia, fraintende la natura del sacramento ed ha fornito un pretesto per originare numerose superstizioni. Il corpo di Cristo è donato, ricevuto e assunto nella Cena unicamente in maniera mistica e spirituale e il mezzo attraverso il quale il corpo di Cristo è donato, ricevuto e assunto nella Cena è la fede» (Articolo XXVIII della Chiesa Anglicana).

Tra i padri della riforma Lutero non si opponeva alla transustanziazione come invece Calvino.

Nella Chiesa riformata, il concetto del sacramento dell’Eucaristia varia a seconda dell’autore e della chiesa. Per Lutero esiste quella che viene chiamata unione sacramentale. Nei sacramenti infatti viene data la vera presenza, il vero corpo e sangue di Cristo, ma allo stesso tempo il pane e il vino conservano la loro natura. Ma per Calvino quella presenza è meramente spirituale, un memoriale “sufficiente” del perfetto sacrificio offerto una volta per tutte da Cristo sulla croce. Pertanto, il cosiddetto carattere sacrificale della Messa è negato soprattutto da Calvino e dai suoi seguaci. Ciò portò a molte controversie sulla natura dei sacramenti tra le varie chiese riformate.

Secondo Mike Gendron[4] per quanto incredibile possa sembrare, il cattolicesimo insegna che Gesù Cristo risorto e glorificato ritorna ogni giorno sugli altari cattolici per essere adorato come offerta per il peccato sotto forma di ostia. Si dice che i suoi sacerdoti abbiano il potere di raggiungere i cieli e di far scendere Cristo dal Suo trono per essere offerto nuovamente come “Vittima” per i peccati dell’uomo… L’Eucaristia è inconfutabilmente e innegabilmente un falso Cristo, perché la Scrittura dichiara che Gesù rimarrà in cielo finché non apparirà “una seconda volta, senza portare peccato” (Ebrei 9:28). L’adorazione idolatra di un’ostia come vero Cristo non è diversa dall’adorazione idolatra di un vitello d’oro come vero Dio che liberò gli Israeliti dall’Egitto (Esodo 32:4).

 

 

Immagini sacre

I primi due comandamenti di Dio vietano chiaramente due cose: 1) creare e adorare un’immagine del vero Dio e 2) adorare chiunque altro tranne Dio (Esodo 20:1-5). In altre parole, la nostra adorazione deve essere diretta solo al vero Dio e non attraverso alcun oggetto. Pertanto, adorare, venerare, baciare, adorare, innalzare, pregare, parlare o fare un uso religioso delle immagini di Dio e dei santi create dall’uomo è un peccato del tipo più grave. Dio non avrebbe potuto renderlo più chiaro quando comandò: “Non farti un idolo, né alcuna somiglianza di ciò che è lassù nel cielo, o quaggiù sulla terra, o nelle acque sotto la terra. Non li adorerai né li servirai; poiché io, il Signore tuo Dio, sono un Dio geloso” (Esodo 20:4-5). Tuttavia, la Chiesa Cattolica Romana ha messo da parte questo comandamento di Dio, insegnando invece le tradizioni degli uomini (Marco 7:8). Questa è una sfida molto deliberata e intenzionale alla santa legge di Dio.

Indulgenze

Secondo il cattolicesimo (CCC 1441) «l’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, remissione che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi. L’indulgenza è parziale o plenaria secondo che libera in parte o in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati. Ogni fedele può acquisire le indulgenze […] per se stesso o applicarle ai defunti».

La dottrina delle indulgenze ha generato lo scisma di Martin Lutero nel 1514. I predicatori cattolici arrivavano nei paesini della Sassonia e spaventavano le persone con tabelloni raffiguranti fiamme e fuoco che suggerivano il destino di dannazione di parenti o amici ai quali non veniva applicata l’indulgenza a pagamento. In particolare il frate predicatore Johan Tetzel era solito dire alle folle: “quando cade il soldin nella cassetta/l’anima vola al cielo benedetta”. Lutero respinge questa affermazione con la ventiseiesima delle novantacinque tesi della riforma. Tristemente ancora oggi si dice “lucrare” una indulgenza, anche se il lucro (denaro) non è più richiesto. “La confessione può essere fatta entro otto giorni prima e otto giorni dopo il giorno in cui si lucra l’indulgenza”.

L’indulgenza nasce nel XI secolo, quando i papi e i vescovi non si limitarono più a modificare le penitenze già prescritte, ma inflissero alcune punizioni fisiche senza capire chi fa qualcosa. Ma i primi passi sono il pentimento e la confessione. Da questo momento in poi le indulgenze furono concesse come incentivo e pagamento per un atto religioso (anche piccolo), come andare in una nuova chiesa, fare l’elemosina ai poveri o in una chiesa. Le più importanti in quest’epoca e nei secoli successivi, le indulgenze delle Crociate, che furono concesse a chi andava a combattere i Mori in Spagna, i Saraceni in Sicilia, i Turchi in Palestina. I Papi offrono assoluzione e completezza.

Grande incremento delle indulgenze dal XII secolo. Considerando che i penitenti erano soliti donare denaro volentieri a causa dei loro eccessi, non è da escludere che alcuni di loro talvolta ricevessero poca considerazione. Va però notato che i loro scritti, prima del Concilio Lateranense, parlavano ben poco degli obblighi economici; Anche la storia di allora non fa menzione di quelle persecuzioni. Nel 1300 Bonifacio VIII accolse i pentiti e si confessarono e si recò nella chiesa dell’apostolo Pietro e dell’apostolo Paolo. Il Papa dice anche che questo investimento generale può essere realizzato in ogni momento del secolo. La maggioranza dei credenti cristiani ha accettato questa grande rivelazione.

Nel 1575: al termine del Giubileo Romano, Gregorio XIII concesse per la prima volta un’amnistia di sei mesi alla Chiesa universale a beneficio di coloro che non potevano recarsi a Roma. Nel 1925 Pio XI estese questi benefici ad un anno intero e li concesse anche a coloro che beneficiarono del Giubileo di Roma.

Nel terzo periodo, dal XIV al XVI secolo, divennero popolari i beni di lusso. Attraverso donazioni, chiamate dotazioni, per aiutare le opere apostoliche.

Tuttavia la gente crede che l’indulgenza non liberi solo dalle punizioni corporali, ma anche dal peccato, per cui è necessario trarne beneficio per farsi perdonare i peccati. Questa convinzione errata ha contribuito a molte cattive pratiche e ha ridotto la flessibilità nella gestione delle finanze. Queste atrocità diedero a Martin Lutero motivo di riformare il Cristianesimo. Con il Concilio di Trento (1545 – 1563) si corressero i delitti poiché si offriva il dono delle indulgenze ai fedeli, ai pii, ai santi, all’unità, «per far capire che tutti questi tesori del cielo non vengono distribuiti con vittoria, ma sacrificio”.[5]

Tuttavia…

La salvezza apportata da Cristo con la sua croce ha estinto tutti i peccati passati, presenti e futuri del cristiano. “Con un’unica offerta, infatti, egli ha reso perfetti per sempre coloro che sono santificati”. (Ebrei 10:14). Per sempre, appunto.

“L’attacco dell’avversario al Figlio di Dio è abile, perché Gesù è l’Autore e il Perfezionatore della fede cristiana. Solo Cristo è capace e sufficiente per salvare completamente i peccatori dal peccato (Ebrei 7:25). La Sua unica offerta per il peccato rende i credenti perfetti per sempre (Ebrei 10:14). Il Suo sangue è sufficiente per purificare ogni credente da ogni peccato (1 Giovanni 1:7). La sua morte fu sufficiente per cancellare il debito eterno del peccato di ogni credente (Colossesi 2:14). Paolo descrisse la sufficienza di Gesù quando scrisse: “In lui siete stati resi completi” (Colossesi 2:10). Ogni benedizione spirituale che chiunque possa desiderare o di cui ha bisogno si trova in Cristo Gesù. Per questi motivi Satana attenta come una vendetta alla sufficienza di Cristo. Il principe di questo mondo ha convinto molti che hanno bisogno di Cristo più la psicologia, o di Cristo più i riti e i sacramenti, o di Cristo più il purgatorio e le indulgenze, o di Cristo più l’osservanza della legge e le buone opere. I suoi agenti negano che l’opera di redenzione di Cristo sia finita. Credono scioccamente di avere il potere di richiamare il Signore Gesù dal cielo per offrirLo ancora e ancora sui loro altari. Questi attacchi diffamatori alla sufficienza di Cristo non solo derubano il vero Gesù della Sua gloria, ma indirizzano anche i perduti verso un altro Gesù che non è in grado di salvarli senza l’aiuto degli altri (2 Corinzi 11:4). Satana offre altri mediatori, ma Dio ce ne ha dato solo Uno (1 Timoteo 2:5). Satana offre altri salvatori, ma Dio ha dato un solo Nome (Atti 4:12). I ministri del diavolo che negano la sufficienza del Figlio di Dio devono predicare un altro Vangelo per istruire le persone su cosa devono fare per essere salvate. Un altro Gesù produce sempre un altro Vangelo. Il cattolicesimo sottolinea ciò che l’uomo deve fare per essere salvato, invece di ciò che Cristo ha fatto.

La non conoscenza della Parola di Dio ha anche effetti politici, sociali, culturali e economici. Pensa ai 35 milioni di persone che andranno a Roma per il XXV giubileo cattolico ordinario del 2025 (e straordinario nel 2033), sperando di “lucrare” un’indulgenza per sé o “in forma di suffragio alle anime del purgatorio”, il quale biblicamente non esiste. Miliardi spesi e un grande business. Lo stesso business della vendita delle indulgenze che ha permesso di costruire nel 1506 la basilica vaticana. L’unica vera indulgenza è la croce di Cristo e accogliere con fede (non per i nostri meriti) la grazia della salvezza che Lui ci ha garantito. L’unica vera Porta santa è Gesù: «Io sono la porta; se uno entra per mezzo di me sarà salvato» (Giovanni 10:9)

“Perciò egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro”. (Ebrei 7:25)

Gli ebrei giubilavano ogni cinquanta anni (Levitico 25:11). Noi cristiani possiamo giubilare ogni giorno per la salvezza che Cristo ha già guadagnato per noi.

 

Infallibilità papale

Il dogma dell’”infallibilità” dichiara che la Chiesa cattolica non può sbagliare nel suo insegnamento oggettivo e definitivo riguardo alla fede e alla morale. Secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica: «Per preservare la Chiesa nella purezza della fede trasmessa dagli apostoli, Cristo, che è la Verità, ha voluto conferirle una parte della sua stessa infallibilità». Questo non è solo un insegnamento distorto, è scandaloso! L’”infallibilità” è solo uno dei numerosi attributi divini che il papato ha sottratto a Dio Onnipotente. Il papa ha anche l’audacia di indossare titoli dati solo al Dio uno e trino: Santo Padre, Capo della Chiesa e Vicario di Cristo. Con un inganno così astuto e spavaldo, non c’è da meravigliarsi che i papi siano stati in grado di “trascinare i discepoli dietro di sé”. Il cristianesimo nella sua forma più pura non è una religione ma una relazione sigillata dallo Spirito con il Dio di tutta la creazione. Il cattolicesimo è il cristianesimo nella sua forma più degradata. Si è corrotto quando ha negato l’opera compiuta e sufficiente di Gesù e ha pervertito il Suo Vangelo. Questo distorto Vangelo delle opere conduce le persone verso un’eternità senza Cristo. Per evitare l’inganno, il cristianesimo insegna alle persone a studiare la Bibbia e a credere a ciò che Dio dice. La religione, d’altro canto, richiede che le persone credano a ciò che l’uomo dice che Dio dice. Quando le persone senza discernimento si sottomettono agli uomini, che sono naturalmente inclini all’errore, vengono facilmente ingannate. Il cattolicesimo cerca di superare questo problema dichiarando che i suoi papi sono infallibili in materia di fede. Il cristianesimo per figli di Dio è seguire il Signore Gesù, l’Unico immune dall’errore.

Intercessioni

Le intercessioni sono inutili in quanto Cristo è l’unico mediatore tra Dio e gli uomini, come dice chiaramente la Scrittura. “Vi è infatti un solo Dio, ed anche un solo mediatore tra Dio e gli uomini: Cristo Gesù uomo” (1 Timoteo 2:5). Attribuire questo potere ad altri è blasfemia: Ad esempio la chiesa cattolica annulla questo passo della Scrittura affermando che Maria, Madre di Cristo, la Mediatrice, media anche la salvezza. «Assunta in cielo non ha deposto questo ufficio salvifico, ma con la sua multiforme intercessione continua a portarci il dono della salvezza eterna».

«Cristo è colui che è morto, e inoltre è anche risuscitato; egli è alla destra di Dio, ed anche intercede per noi»

(Romani 8:34)

Maria Madre di Cristo

Se possiamo ottenere la nostra salvezza, allora perché Cristo è dovuto morire per noi? Cristo è l’unico Mediatore senza peccato tra Dio e l’uomo, o condivide quel ruolo con Maria come insegna il cattolicesimo romano? Gesù completò l’opera di redenzione duemila anni fa e la Sua unica offerta è necessaria e sufficiente per salvare i peccatori completamente e per sempre. Alcuni dei titoli e degli onori attribuiti a Maria dal Vaticano, come “Nostra Signora”, “Vergine Eterna” e “Madonna”, erano gli stessi titoli attribuiti alla dea Iside. Che l’idolatria sia pagana o religiosa, il principio è lo stesso. L’adorazione e l’onore dovuti solo a Dio vengono allontanati da Lui e dati a ciò che non è Dio. Vedono e si inchinano davanti alle statue credendo che i santi, che sono rappresentati, intercederanno per loro (CCC 2683). Vedono e sentono i grani del rosario, credendo che le loro ripetute preghiere a Maria rimetteranno la punizione per il peccato (CCC 1471). Questi sono solo alcuni esempi di come “vedere segni e prodigi” sia una parte innegabile della fede cattolica. Invece di adorare per fede in cose non viste, i cattolici adorano ciò che possono vedere (Ebrei 11:1). Difendono la loro pratica dicendo che non adorano Maria e i santi quando si inchinano e li pregano, li stanno semplicemente venerando. Ma secondo il dizionario, la venerazione è una forma di culto. Infatti si chiama iperdulia. Nella teologia cattolica, il culto di ‘alta venerazione’ dovuto alla Madre di Cristo.

Ciò che più inquieta è l’esaltazione della vergine Maria da parte dei cattolici, che è del tutto infondata nella Scrittura. Al di fuori dei Vangeli, il nome di Maria viene menzionato solo una volta e cioè quando prega con gli altri figli e gli altri credenti nel cenacolo (Atti 1:13-14). Anche le informazioni su Maria nei Vangeli sono molto scarse. Dopo i racconti legati alla nascita di Gesù, ci sono solo altri tre riferimenti a Maria. Il primo è alle nozze di Cana (Giovanni 2:1-5). Successivamente è quando lei e i fratelli di Gesù desiderano parlare con Gesù. Gesù rispose che sua madre e i suoi fratelli sono coloro che fanno la volontà di Dio (Matteo 12:46-50). Un altro riferimento è dato quando una donna tra la folla chiama la madre di Gesù “beata”, ma Gesù non la afferma. Invece ha detto beati coloro che ascoltano la Parola e la osservano (Luca 11:27-28).

I romani pontefici hanno creato una Maria che condivide gli attributi divini del Signore Gesù Cristo. Dicono che sia stata concepita senza peccato, abbia vissuto una vita senza peccato, sia stata assunta corporalmente alla gloria, sia la mediatrice di ogni grazia, sia la nostra avvocata e ora regni come la “Regina del cielo” accanto al Re dei re. Papa Francesco ha dichiarato: “La ‘Vergine’ Immacolata diventa l’icona sublime della Divina Misericordia che ha vinto il peccato. A Lei affido la Chiesa e l’umanità intera, in particolare la città di Roma”.

Immacolata?

Maria disse: “L’anima mia magnifica il Signore e lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore” (Luca 1:46-47).  Salvata, dunque!

Migliaia di cattolici pregano Maria, chiedendo allo stesso tempo il suo aiuto. L’unico modo in cui Maria potrebbe ascoltare e rispondere a quelle preghiere sarebbe se fosse onnipresente, onnisciente e onnipotente. Eppure è umana come tutti noi. Come cristiani, stimiamo Maria benedetta tra le donne, ma attribuirle poteri e attributi divini è blasfemo e idolatra. Satana userà qualsiasi cosa per persuadere le persone a distogliere lo sguardo da Gesù. Proprio come ingannò Eva con la sua astuzia, i cattolici che idolatrano Maria saranno sviati da una sincera e pura devozione a Cristo (2 Corinzi 11:3). Tutte le persone nella Chiesa cattolica devono essere avvertite di come Dio odia l’idolatria. Dobbiamo chiamarli a volgersi a Dio abbandonando gli idoli per servire il Dio vivo e vero (1 Tessalonicesi 1:9).

Messa

Al centro dei rituali e dei sacramenti regolari del cattolicesimo è la Messa alla quale i cattolici devono partecipare ogni domenica e nei giorni festivi di precetto, sotto pena di peccato mortale. Come descritto nel Catechismo della Chiesa Cattolica, la Messa è “fonte e culmine della vita cristiana”. Si insegna che il sacerdote ordinato chiama il Signore Gesù dal cielo e consacra il pane e il vino nel Suo corpo, sangue, anima e divinità. Il sacrificio del Calvario è rappresentato più e più volte sull’altare. Ma non c’è alcun supporto biblico per la Messa. Gesù non è mai stato una “vittima” come sostiene Roma; Andò alla croce volontariamente in umile obbedienza a Suo Padre (Filippesi 2:8). Quando Gesù disse che dobbiamo mangiare la Sua carne e bere il Suo sangue, le Sue parole erano spirituali e non dovevano essere prese alla lettera (Giovanni 6:63). Usava un linguaggio figurato, come faceva spesso (Giovanni 16:25). I suoi discepoli avevano familiarità con la frase figurata “mangiare e bere” per descrivere l’appropriazione delle benedizioni divine nel proprio essere più profondo (Geremia 15:16; Isaia 55:1-3).

Papa

Il papa non è venuto nel nome del Padre, ma porta con arroganza il titolo riservato all’unico “Santo Padre” (Gv 17:11), cioè Dio. Tragicamente, la maggior parte dei cattolici non conosce la Parola di Dio e la loro ignoranza li rende facili prede del peggior tipo di inganno. Ha usurpato i titoli di “Santo Padre” da Dio Padre, “Capo della Chiesa” dal Signore Gesù Cristo e “Vicario di Cristo” dallo Spirito Santo, che Gesù ha promesso di inviare al suo posto.

Peccato

Secondo la tradizione cattolica “Il peccato mortale è una possibilità radicale della libertà umana, come lo stesso amore. Ha come conseguenza la perdita della carità e la privazione della grazia santificante, cioè dello stato di grazia. Se non è riscattato dal pentimento e dal perdono di Dio, provoca l’esclusione dal regno di Cristo e la morte eterna dell’inferno; infatti la nostra libertà ha il potere di fare scelte definitive, irreversibili… Si commette un peccato veniale quando, trattandosi di materia leggera, non si osserva la misura prescritta dalla legge morale, oppure quando si disobbedisce alla legge morale in materia grave, ma senza piena consapevolezza o senza totale consenso” (CCC 1861-1862)

La Chiesa ortodossa orientale presenta una visione del peccato distinta da quella che si trova nel cattolicesimo e nel protestantesimo, secondo cui il peccato è visto principalmente come una malattia spirituale terminale, piuttosto che uno stato di colpa, una malattia che si autoalimenta che distorce l’intero essere umano e le sue energie, corrompe l’immagine di Dio insita in coloro che portano la natura umana, sminuisce la somiglianza divina in loro, disorienta la loro comprensione del mondo così com’è veramente e distrae una persona dal realizzare il suo potenziale naturale di divinizzare in comunione con Dio.

L’apostolo Paolo scrive: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà l’afflizione, o la distretta, o la persecuzione, o la fame, o la nudità, o il pericolo, o la spada? Come sta scritto: «Per amor tuo siamo tutto il giorno messi a morte; siamo stati reputati come pecore da macello». Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati. Infatti io sono persuaso che né morte né vita né angeli né principati né potenze né cose presenti né cose future, né altezze né profondità, né alcun’altra creatura potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore” (Romani 8:35-39) e l’apostolo Giovanni: “se pure qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. Egli è l’espiazione per i nostri peccati; e non solo per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo”.

Gesù e la Sua Parola insegnano… Sei salvato per fede e non per opere (Efesini 2:8-9). Tutti coloro che si affidano all’osservanza della legge (comandamenti) sono sotto maledizione (Galati 3:10). La salvezza avviene nel momento in cui credi al Vangelo (Efesini 1:13). Gesù purifica il peccato (Ebrei 1:3). Puoi sapere con certezza che sei salvato (1 Giovanni 5:13). Il sacrificio di Gesù è finito (Giovanni 19:30).

“Se riconosciamo i nostri peccati, egli che è fedele e giusto ci perdonerà i peccati e ci purificherà da ogni colpa”. (1 Giovanni 9)

Egli è riferito a Cristo, che è morto per i nostri peccati passati, presenti e futuri. “E in nessun altro vi è la salvezza, poiché non c’è alcun altro nome sotto il cielo che sia dato agli uomini, per mezzo del quale dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12)

“Chi ha creduto ed è stato battezzato, sarà salvato; ma chi non ha creduto, sarà condannato” (Marco 16:16). Non serve altro che la fede e il battesimo (in un’età da comprenderne il valore).

Il peccato nella tua vita da cristiano non ti terrà fuori dal Paradiso, ma ferisce la tua amicizia con Dio. Per rimettere le cose a posto, la Bibbia dice: “Se confessiamo i nostri peccati, egli [Dio] è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità” (1 Giovanni 1:9). Confessare significa raccontare te stesso a Dio quando pecchi. Ha promesso di perdonarti. Chiedigli di aiutarti a scegliere ciò che è giusto la prossima volta che sarai tentato. Quando pecchiamo, Gesù parla a Dio in nostra difesa perché Egli ha già pagato per quel peccato (1 Giovanni 2:1). Gesù è il tuo difensore e aiuto e non ti lascerà mai (Ebrei 13:5).

Gesù infatti completò l’opera di redenzione duemila anni fa e la Sua unica offerta è necessaria e sufficiente per salvare i peccatori completamente e per sempre.

Il cattolicesimo insegna invece che sei salvato per la fede più le opere. L’obbedienza ai comandamenti è condizione per la salvezza. La salvezza è un processo dal battesimo attraverso il purgatorio (che non esiste nella Bibbia). Il Purgatorio purifica il peccato. Sei condannato se affermi di essere salvato. Il sacrificio di Gesù continua nella Messa quotidiana. Come puoi vedere questi due insegnamenti si oppongono direttamente l’uno all’altro. Devi fare la scelta su cosa è vero e quale è inganno. La tua scelta determinerà il tuo destino eterno.

Penitenza

Pietro disse loro: “Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo”

(Atti 2:38)

Da nessuna parte nel Nuovo Testamento vediamo il potere divino di legare e sciogliere dato a un sacerdozio sacrificale. Da nessuna parte vediamo la necessità di confessare i peccati a un uomo per essere perdonato. Le chiavi che furono date a Pietro in Matteo 16:19 rappresentano l’autorità (non il potere) di fare dichiarazioni riguardo al peccato. Questa autorità è data a chiunque abbia ricevuto lo Spirito, come vediamo in Giovanni 20:22-23. Gesù disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. Se perdonerai i peccati di qualcuno, i suoi peccati gli saranno stati perdonati; se ritenete i peccati di qualcuno, saranno ritenuti”. Ogni credente può usare l’autorità della Parola di Dio per dire a coloro che credono al Vangelo: “I tuoi peccati ti sono perdonati”.

 

Preghiera per i defunti

Ho sempre detto che casomai sono i defunti che dovrebbero pregare per noi. Ad ogni modo. Mi sembra evidente. Chi è in Paradiso è già salvo. Chi è all’inferno non ha più speranze e possibilità di salvarsi.

“Fra noi e voi è posto un grande baratro, in modo tale che coloro che vorrebbero da qui passare a voi non possono; così pure nessuno può passare di là a noi” (Luca 16:26)

I cattolici pregano per i defunti perché credono nell’esistenza del purgatorio. Non è presente nella Parola di Dio. La credenza nasce nel 593. Nessuna preghiera purifica i defunti e tanto meno l’acquisto delle indulgenze per loro (al tempo col denaro e oggi con pratiche più economiche). Solo la croce di Cristo salva e purifica. Nessun altro e niente altro. È triste doverlo ricordare ai cristiani.

Nel libro biblico “Secondo Maccabei”, riconosciuto dai cattolici, ma non dal canone delle chiese evangeliche, in 2 Maccabei 12:43 Giuda Maccabeo “fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato”. Giuda Maccabeo non conosceva Cristo e il suo sacrificio che ha lavato tutti i peccati passati, presenti e futuri di chi crede in Lui. Il condottiero asmoneo Giuda Maccabeo morì a trent’anni nei suoi peccati centosessanta anni prima di Cristo. Cosa c’entra con i tuoi defunti? Boh!

Preti

“Vi è infatti un solo Dio, ed anche un solo mediatore tra Dio e gli uomini: Cristo Gesù uomo” (1 Timoteo 2:5). Forse per cattolici, ortodossi e anglicani l’apostolo Paolo non è stato abbastanza chiaro…

L’autore della lettera agli ebrei scrive: “Mentre ogni sacerdote sta in piedi ogni giorno a svolgere il suo servizio e offrire ripetutamente gli stessi sacrifici, che non possono mai togliere i peccati, egli, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è seduto alla destra di Dio, e aspetta soltanto che i suoi nemici siano posti come sgabello dei suoi piedi. Infatti con un’unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati” (Ebrei 10:11-14). A chi si riferisce? Indovinato? A Gesù Cristo.

 

Purgatorio

La fede nell’esistenza del Purgatorio è esclusiva del cattolicesimo. A Lione (Francia) il 7 maggio 1274 si apre il 14° Concilio ecumenico. Viene fissato il dogma del Purgatorio, che sarà confermato dai Concili di Basilea, Firenze, Ferrara e Roma (1431-1449) e dal Concilio di Trento (1545-1563) come “luogo e condizione in cui le anime dei morti, giustificati, ma ancora in condizione di peccato, si trovano per completare la purificazione prima di ascendere in paradiso.”

Vale quanto già detto per la preghiera per i defunti. Si tratta di tradizione cattolica, non di Parola di Dio. Ciò che questa dice è che puoi sapere con certezza che sei salvato (1 Giovanni 5:13) e che il sacrificio di Gesù è completo (Giovanni 19:30). “Dio infatti non ha mandato il proprio Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma affinché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato, ma chi non crede è già condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio” (3 Giovanni 17-18). Non vi sono alternative. Paradiso o Inferno. Con buona pace del purgatorio di Dante Alighieri nella Divina Commedia. La Parola di Dio fa testo. Tradizioni e commedie no.

Va detto che la credenza nel purgatorio è stata utile al cattolicesimo per raccogliere i soldi della vendita delle indulgenze (vedi) ed è rimasta.

 

Reliquie

Ogni giorno un prete incaricato spedisce per raccomandata delle reliquie (frammenti di ossa o cenere di santi e martiri) dalla biblioteca delle reliquie, situata nel Palazzo Apostolico Vaticano in vari luoghi del mondo.

Il Codice di Diritto Canonico (Canone 1237), prevede che ogni altare contenga al suo interno almeno una reliquia. I destinatari sono i responsabili delle nuove chiese o cappelle che stanno per essere consacrate[6].

Le reliquie non salvano. Solo Cristo salva. Per cui la venerazione di reliquie riguarda più il paganesimo e si apre anche a diversi aspetti grotteschi e truffaldini che sfidano non solo l’intelligenza spirituale, ma soprattutto quella classica, come le seguenti reliquie: Prepuzio di Gesù (Abbazia di Coulombs, Francia). Panno che coprì le parti intime di Gesù sulla Croce (Aachen, Germania). Piatto che avrebbe accolto la testa dell’apostolo Giovanni Battista è a Genova, nel tesoro della cattedrale di Lorenzo. L’anello nuziale di Giuseppe donato a Maria è a Perugia, in Duomo, custodito in un forziere a quattordici chiavi. Frammenti del sacro velo di Maria di Nazareth e della veste di Giuseppe, si trovano a Maria di Licodia (CT), conservati in un artistico reliquiario in argento, opera del secolo XVII. Tale reliquiario veniva portato in processione fino agli anni Settanta del Novecento, l’ultimo sabato del mese di Agosto, in occasione della festa patronale. Di tovaglie di lino usate da Cristo per la lavanda dei piedi degli Apostoli se ne conoscono addirittura due: una nella chiesa romana di Giovanni Battista ed un’altra in Germania, ad Acqs. Quest’ultima tovaglia riporterebbe addirittura l’impronta del piede di Giuda. Una Piuma dell’Arcangelo Gabriele è custodita a Caltanissetta, tuttavia gli angeli non hanno piume, essendo puri spiriti. Senza contare gli innumerevoli corpi di santi mummificati ed esposti alla venerazione. La cappella delle ossa nella Chiesa di Francesco a Evora, in Portogallo ha una collezione di cinquemila teschi e scheletri in esposizione, con l’aggiunta di due corpi mummificati e con pelle essicata appesi al soffitto. Insomma, un deciso attacco alla credulità popolare che allontanano dal Centro del Cristianesimo, cioè Gesù Cristo.

Rosario

Il rosario è usato anche nell’Islam, nel Buddhismo e nell’Induismo. Queste religioni non hanno però il monito di Cristo: “Nel pregare, non usate inutili ripetizioni come fanno i pagani, perché essi pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole”. (Matteo 6:7)

Sacramenti

I sacramenti sono – secondo il cattolicesimo – segni visibili che trasmettono la grazia invisibile. Sono presenti anche nell’anglicanesimo e nell’ortodossia – detti “misteri”. D’accordo, i simboli sono importanti per noi umani, non solo nella religione. Ma i sacramenti indicano il sotteso desiderio di vedere per credere. Gesù dice: “Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno, e segno non le sarà dato se non quello di Giona” (Matteo 16:4). In sostanza, la Sua risurrezione.

 

Salvezza

Le buone opere non causano né contribuiscono alla salvezza, ma piuttosto ne sono la prova (Romani 2:10). Solo Cristo salva. La persona umana non si salva da sola. Il cristiano non compie le opere buone per salvarsi, ma perché è salvato.

«Perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato».

(Romani 10:9)

È sbagliato credere che l’unica motivazione dell’uomo a fare bene sia la luce di una ricompensa promessa. Tutte le false religioni funzionano con la stessa forza trainante: l’uomo deve sforzarsi di guadagnarsi il favore di Dio. Il cristianesimo biblico si distingue nettamente in quanto dichiara che la nostra capacità e motivazione sono alla luce di ciò che è già stato fatto da Dio e ricevuto dai veri credenti (1 Giovanni 4:19). Il credente giustificato viene liberato dalla schiavitù del peccato (Romani 6:17), gli viene dato un cuore nuovo (Ezechiele 36:26) ed è una nuova creazione in Cristo (2 Corinzi 5:17), imputata con la giustizia di Dio (Romani 6:18). Fanno buone opere spinti dalla gioia, dall’amore e dalla gratitudine per ciò che è stato fatto per loro.

«Cristo, avendo sacrificato se stesso una volta, è per l’eternità un sacrificio certo e valido per i peccati di tutti i fedeli».

(Ulrico Zwingli, 1484-1531)

 

Santi

L’Italia è un Paese di santi, poeti e navigatori. Una frase di Benito Mussolini. 9.400 è il numero di santi canonizzati ad oggi dalla chiesa cattolica. In realtà solo Dio è santo. I cattolici lo dicono nella preghiera del Gloria “Perché tu solo il santo”. Bella coerenza.

Ah, ma nel libro del Levitico, Dio chiede: “Siate santi, perché io, il Signore Dio vostro, sono Santo” (Lv 19: 2). Nelle prime comunità cristiane i “santi” erano tutti i cristiani.

Nel Cristianesimo esiste una distinzione tra le varie confessioni cristiane.

LATRìA. Adorazione riservata alle Persone della Santissima Trinità = Dio (Tutti i Cristiani. Circa 5.000 Chiese cristiane, 2,4 miliardi di fedeli).

IPERDULìA. Venerazione della madre di Cristo (solo Cattolici e Ortodossi).

DULìA. Venerazione dei “santi” (solo Cattolici e Ortodossi).

Questo porta spesso i religiosi ipomaniaci (bigotti, per gli amici) a trasformare le ultime due in adorazione, riservata a Dio, distogliendo l’attenzione dall’Unico che è morto e risorto per la nostra salvezza, cioè Gesù Cristo.

Solo Dio è Santo. La sua Santità significa Eternità + Onnipotenza + Onnipresenza + Onniscienza + Amore assoluto.

Tradizione

Cattolicesimo e ortodossia non basano la loro fede solo sulla Parola di Dio, ma anche su tradizioni umane. Per loro la Parola di Dio non è sufficiente.

 

Vescovi

Cattolici, Anglicani e ortodossi hanno i vescovi. Secondo il catechismo della chiesa cattolica (77) “Affinché il Vangelo si conservasse sempre integro e vivo nella Chiesa, gli Apostoli lasciarono come successori i Vescovi”. È un’affermazione falsa, oltre che inesatta. I vescovi non sono i successori degli apostoli. Gli apostoli avevano solo due successori: Mattia, scelto dagli apostoli, e Paolo, scelto da Cristo (Atti 9:1-19). I vescovi cattolici non soddisfano i requisiti per l’apostolato indicati in Atti 1:21-26: “Bisogna dunque che tra gli uomini che sono stati in nostra compagnia per tutto il tempo in cui il Signore Gesù è andato e venuto tra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui egli fu portato in cielo da mezzo a noi, uno di questi diventi testimone con noi della sua risurrezione». Or ne furono presentati due: Giuseppe, detto Barsaba, che era soprannominato Giusto, e Mattia. E, pregando, dissero: «Tu, Signore, che conosci i cuori di tutti, mostra quale di questi due hai scelto, per ricevere la sorte di questo ministero e apostolato, dal quale Giuda si è sviato per andare al suo luogo». Così tirarono a sorte, e la sorte cadde su Mattia; ed egli fu aggiunto agli undici apostoli”

I cattolici romani elevano i vescovi “infallibili” ad essere uguali in autorità alle Scritture e che “i vescovi hanno, per istituzione divina, preso il posto degli apostoli come pastori della Chiesa, in modo tale che chiunque li ascolta, ascolta Cristo e chi li disprezza, disprezza Cristo» (CCC 862). In pratica, i vescovi si siedono effettivamente al di sopra della Scrittura dichiarando che nessun altro può dare un’interpretazione autentica della Parola di Dio (CCC, 85). Tuttavia, secondo la Parola di Dio, non sono qualificati per essere successori dei dodici apostoli originali. Non hanno soddisfatto nessuno dei requisiti necessari elencati in Atti 1:21-22.

[1] https://www.gordonconwell.edu/wp-content/uploads/sites/13/2024/01/Status-of-Global-Christianity-2024.pdf

[2] https://chiesaavventista.it/services/questo-e-il-mio-corpo/#:~:text=Secondo%20la%20dottrina%20cattolica%20della,forma%20esteriore%20rimanga%20la%20stessa

[3] Mike Gendron – Contending for the Gospel: For the glory of Christ and the sanctity of His Church, PTG Publications, Southlake (Texas), 2019 – https://www.proclaimingthegospel.org/

[4] Mike Gendron – Preparing for Eternity: Should we trust God’s Word or religious traditions?, PTG Southlake (Texas), 2013 – https://www.proclaimingthegospel.org/

[5] Giorgio Nadali, Indulgenze, Edizioni Segno, Udine, 2010

[6] Giorgio Nadali, I monaci sugli alberi. E centinaia di altre cose curiose su Dio, la Chiesa, Il Vaticano, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo, 2010


Paradiso e ritorno per la dottoressa Mary

 

Per la dottoressa Mary Neal – chirurgo ortopedico americana – un viaggio in Cile per praticare lo sport del kayak si è trasformato in un viaggio di andata e ritorno nel Paradiso. Il kayak è una canoa monoposto che viene spinta con una pagaia a doppia pala. Nel 1999 con il marito Bill progettò un’avventura che condusse Mary in un viaggio verso l’aldilà. “A me e mio marito piace molto il kayak – spiega – Ci piace viaggiare. Parliamo spagnolo. Abbiamo viaggiato a livello internazionale varie volte. Così, per il compleanno di mio marito ho detto, ‘Ok, questo è l’anno giusto.’ Siamo andati in Cile per una vacanza di kayak. ”

Dopo una settimana di kayak, Bill saltò la giornata finale per via di un mal di schiena. Mary e il resto del suo gruppo proseguì per un tratto insidioso del fiume. “Questa è una sezione del fiume che è molto nota per le sue cascate. Si tratta di salti da 3 a 4 metri, 6 metri al massimo, che forse per un canoista esperto non rappresentano un problema. Andai sopra il salto principale e potei vedere l’enorme turbolenza e volume dell’acqua. Appena il mio kayak colpì la parte inferiore della cascata, l’estremità anteriore della mia barca andò fuori controllo. Io e la mia barca fummo immediatamente e completamente sommersi. Il volume e la forza dell’acqua erano tale che fui spinta contro la parte anteriore della barca e non riuscivo a muovere le braccia abbastanza per raggiungere il mio salvagente e spingermi fuori”.

Mary era bloccata. L’unica cosa che poteva fare era pregare. “Ho molto sinceramente chiesto a che Dio che fosse fatta la sua volontà, e dicevo sul serio. Non ho detto ‘Oh, per favore vieni a salvarmi.’ Davvero, sul serio. Ho chiesto che fosse fatta la volontà di Dio e nel momento in cui l’ho chiesto ho sentito il suo conforto e rassicurazione che tutto andava bene; che mio marito sarebbe stato bene, i miei quattro figli piccoli sarebbero cresciuti bene indipendentemente dal fatto che avessi vissuto o no. E credo che Cristo mi tratteneva mentre ero ancora sulla barca e quello che mi rassicurava”.

Dopo alcuni minuti di ricerca, i capigruppo capirono che Mary era intrappolata sotto le cascate. Corsero verso le rocce e cercavano di disincagliare la barca, ma la forza e il volume dell’acqua era troppo forte. “Semplicemente non potevano arrivare a me. A un certo punto si è trattato davvero un recupero del corpo, non tanto di un salvataggio”.

“Il mio corpo si stava veniva lentamente risucchiato. Sentivo le mie ginocchia piegate su se stesse. Sono un chirurgo ortopedico. Analiticamente pensavo, ‘Be’, sento che la mia tibia probabilmente si sia rotta. ‘Ma io non urlavo. Non ho avuto dolore. Non ho avuto paura. Non ho avuto il senso di fame d’aria. So che sono stato sott’acqua troppo a lungo di essere viva, ma mi sentivo più viva che mai. Questo è più reale di qualsiasi cosa io abbia mai visto. Poi sentii il mio corpo liberarsi dalla barca e il mio spirito liberarsi dal mio corpo e alzarsi sopra il fiume “.

Mary guardò giù sul fiume, come aveva lasciato il suo corpo. Poi fu accolta da un gruppo di esseri celesti. “Erano assolutamente felici di vedermi e salutarmi. Sapevo che mi avevano conosciuto e amato me finché io esistevo e sapevo che io li avevo conosciuto e amato. Sapevo che erano stati mandati da Dio. ”

“Mi hanno condotta attraverso questo percorso di eccezionale bellezza che era brillante e che mi stava portando verso questa grande struttura a cupola che non solo esplodeva per la bellezza e il colore, ma anche per l’amore assoluto di Dio. Era oltre tutto ciò che potrei mai descrivere o mai veramente spiegare e non vedevo l’ora di arrivarvi. Ero assolutamente sopraffatta con questa sensazione di essere a casa, di essere dove appartenevo. Ma altrettanto rapidamente, c’era questo senso di delusione che scese su tutti. Gli spiriti che mi avevano accompagnata mi dissero che non era il mio tempo e che avevo ancora da fare sulla terra e che dovevo tornare al mio corpo. ”

Dopo quello che a lei sembrarono ore trascorse con gli spiriti celesti, la dottoressa Neal tornò al fiume e guardò i suoi amici mentre recuperato il suo corpo. “Vedevo il mio corpo mentre veniva tirato a riva e potei vedere i ragazzi che iniziavano la rianimazione cardiopolmonare. Mi sentivo come se il mio corpo stesse guardando dritto verso di me e mi pregava di tornare e prendere un respiro. Mi sdraiai e mi sentii riunita al mio corpo”.

La dottoressa Neal fu incosciente per più di quindici minuti, forse 25 minuti – certamente più di quanto la scienza medica sia in grado di spiegare la sua sopravvivenza. Poi volò di nuovo negli Stati Uniti dove lentamente recuperò le sue ferite. Nel suo libro – “In Paradiso e ritorno” – racconta di come la realtà dell’amore di Dio l’abbia cambiata per l’eternità.

“Tutte le promesse di Dio sono vere. Dio ama ognuno di noi e davvero è lì e sta lavorando in ciascuna delle nostre vite. Che l’amore è tutto. Se veramente potessimo accettarlo, cambierebbe tutto. Cambia il modo di vedere in ogni momento di ogni giorno. Il fatto che ci sia davvero la vita dopo la morte cambia profondamente il modo di approccio in ogni momento”.

 Giorgio Nadali


Aldilà & Curiosità. Tutto ciò che avreste sempre voluto sapere sull’oltretomba

ZOMBIE  (Vodou)

I film dell’orrore li hanno resi celebri. Sono i morti viventi. Per il culto animista del Vodou di Haiti esistono veramente. Per capire in quale contesto si inserisce il vero zombi, dobbiamo ricordare che Vodou vuol dire “spirito”.  Il Vodou anima la società di Haiti. Sebbene quando si pensa al Vodou ci viene istintivamente in mente qualcosa che ha a che fare con la magia nera e la stregoneria, il Vodou è qualcosa di più complesso e profondo.  E’ la religione popolare di Haiti, che si è formata attraverso la commistione di antiche credenze di origine africana (Benin). Per Mons. Guy Poulard, vescovo di Haiti, una buona parte della popolazione partecipa ai riti Vodou di notte e a quelli cattolici di giorno. La forza del Vodou può essere usata per il male, ma anche per il bene. Ad Haiti vi è un rapporto molto particolare con i propri defunti. I bambini giocano sulle tombe di famiglia situate nel giardino di casa, buone anche per stendervi la biancheria lavata. La zombificazione di una persona è una forma di stregoneria del Voodoo di Haiti. Consiste in una morte apparente per togliere la libertà ad una persona, non più meritata a causa di qualche gesto grave compiuto, come l’omicidio o lo stupro. Chi ha subito un torto può rivolgersi ad uno stregone Voodoo, chiamato bokor. Lo zombie diverrà come uno schiavo. Potrà essere venduto e comprato.  Se la persona che ha acquistato lo zombie muore, allora potrà riscattarsi (mediante una pozione antidoto), ma non potrà tornare al suo villaggio di origine, poiché è stato condannato. Come avviene la condanna per zombificazione? Tecnicamente attraverso una neurotossina che induce una forma catalettica che prelude ad un avvelenamento successivo più grave e talvolta alla morte. Mediante dei rospi di tipo amazzonico (Bufo alvarius, Bufo marinus) oppure il veleno del pesce palla, si estrae la bufotenina (5-MEO-DIMETILTRIPTAMMINA), o tetradotoxina (TTX), da cinquanta a cento volte più potente della digitale. Il condannato sembra clinicamente morto e viene seppellito ancora cosciente. Di notte il corpo dello zombie viene risvegliato dal bokor in un cimitero, con un’altra sostanza che cancellerà la personalità del condannato e lo renderà un automa, suo schiavo. Sarà senza memoria e volontà, con occhi vitrei e voce nasale. Potrà essere venduto. L’antidoto usato è la datura, una pianta che contiene nei semi e nei fiori degli alcaloidi come la scopolamina e l’atropina. Alcaloidi che producono effetti di controllo mentale. La parola zombie deriva da quella creola Nzambi, una divinità dell’Africa occidentale. La pratica di zombificazione non è molto frequente ed esiste ancora oggi, ma il governo haitiano non ha alcun controllo su queste pratiche clandestine e illegali. La zombificazione spaventa molto la gente di Haiti, anche perché ricorda l’antica schiavitù. Il cinema si è ispirato a questa pratica reale per i film sugli zombie.

CIMITERI (Cristianesimo)

I luoghi di sepoltura si chiamavano anticamente “Necropoli”, cioè “Città dei morti”. Con la nascita del Cristianesimo il termine è mutato in “cimiteri”. Questa parola proviene dal greco koimetérion, “luogo di riposo”: il verbo κοιμᾶν (“koimân”) significa “fare addormentare”. Questo è dovuto alla fede cristiana nella risurrezione di coloro che vi sono sepolti, che si risveglieranno per la risurrezione, secondo la promessa di Gesù nel Vangelo di Giovanni 6,40.

INDULGENZE (Cristianesimo cattolico)

La dottrina dell’indulgenza è nata in ambito cattolico si riferisce alla credenza nella possibilità di cancellare una parte ben precisa delle conseguenze di un peccato (detta pena temporale), dal peccatore che abbia confessato sinceramente il suo errore e sia stato perdonato tramite il sacramento della confessione. A seguito della riforma protestante, che contestò questa dottrina sostenendo che essa non abbia un fondamento nella Bibbia, rimase un uso prettamente cattolico. La vendita delle indulgenze spaccò la Chiesa con la Riforma protestante di Martin Lutero, nel 1517, il quale rifiutava il valore delle indulgenze e soprattutto il fatto di offrirle a seguito di un’offerta di denaro. Con la vendita delle indulgenze è stata edificata la Basilica di San Pietro in Vaticano. Ancora oggi si dice “lucrare un’indulgenza”, da “lucro”, cioè denaro. Ovviamente le condizioni non riguardano più il denaro per acquistare la bolla di indulgenza. Lucra validamente un’indulgenza chi riceve il Sacramento della Riconciliazione (Confessione), l’Eucaristia, recita il Credo, prega secondo le intenzioni del Papa. Chi muore martire o dovesse morire subito dopo aver lucrato validamente un’indulgenza plenaria va direttamente in Paradiso senza passare dal Purgatorio. Quest’ultimo è presente solo nella dottrina cattolica. Il martire “lava” la sua anima dalle pene del Purgatorio col proprio sangue versato a causa diretta ed evidente della sua fede in Cristo. L’ultima martire canonizzata in Italia (nel 1950 da Papa Pio XII) è stata la dodicenne Maria Goretti.

CREMAZIONE (Induismo)

Il funerale può incominciare anche da vivi, col rito dello adya-shrada. Chi non ha figli che possano occuparsi del rito funerario al momento della propria morte o chi ritiene che il proprio funerale non verrà fatto per qualche ragione, può chiedere il rito funerario anticipato (…senza cremazione, ovviamente), chiamato appunto adya-shrada. Normalmente però il rito funerario avviene da morti. E’ il sedicesimo sacramento dell’Induismo, chiamato antyeshti, cioè “cremazione”. Le norme per il rito sono contenute nel testo Aswalayana Grhya Sutra. Gli uomini sono avvolti in un sudario bianco o color zafferano e le donne in uno rosso. Il volto è cosparso da polvere rossa (sindur) simbolo del sacro. Se il defunto è un uomo, il rito verrà officiato da uomini (parenti e amici), se è il defunto è donna, verrà officiato da donne. Per la cremazione vengono utilizzati alcuni ingredienti: muschio, zafferano, legno di sandalo, canfora, legna da ardere, burro chiarificato (detto ghi). La cremazione avviene sempre sulla riva di un fiume. Al termine del processo di combustione, che può durare dalle due alle tre ore e mezza, le ceneri saranno affidate alle acque fluviali. Il corpo è deposto su una kunda (una struttura rettangolare di pietra con un buco nel centro) sulla quale vengono deposte tre cataste di legna e della paglia. Il volto del defunto deve sempre essere rivolto a Nord. Se è uomo, dev’essere prima sbarbato. Il fuoco viene appiccato sempre a partire da Nord. Dev’essere accesa una lampada alimentata dal burro ghi e da questa fiamma va accesa della canfora, la quale a sua volta accenderà la pira. Alla salma vengono rivolte le parole: “Caro defunto!

Dopo la morte, possa il potere della tua vista essere assorbito nel sole, la tua anima nell’atmosfera, possa tu andare nella regione luminosa della terra, secondo i tuoi meriti spirituali, o và alle acque, se quello è il tuo luogo, o alle piante, assumendo corpi diversi”.  Nel 1829 venne abolita la pratica della “sati”. Una vedova si immolava da viva sulla pira funeraria del marito a simbolo del suo essere priva del suo valore in sé, senza il marito. Questa pratica è ancora in uso in forma clandestina nell’India rurale. E’ segno di amore immortale e purifica la coppia dai peccati accumulati

PURGATORIO (Cristianesimo cattolico)

La fede nell’esistenza del Purgatorio è esclusiva del cattolicesimo. A Lione (Francia) il 7 maggio 1274 si apre il 14° Concilio ecumenico. Viene fissato il dogma del Purgatorio, che sarà confermato dai Concili di Basilea, Firenze, Ferrara e Roma (1431-1449) e dal Concilio di Trento (1545-1563) come “luogo e condizione in cui le anime dei morti, giustificati, ma ancora in condizione di peccato, si trovano per completare la purificazione prima di ascendere in paradiso.”

TOMBE EBRAICHE            (Ebraismo)

Gli ebrei non mettono fiori sulle tombe, ma sassolini perché ricordano le sepolture  affrettate nel deserto al tempo dell’Esodo dall’Egitto (1200 a.C.). Inoltre nella simbologia ebraica, la roccia simboleggia Dio. Il popolo di Israele nell’antichità trascorreva molto tempo nelle zone aride del deserto. Abramo, Isacco, Giacobbe e Lot erano pastori nomadi. Per ritrovare i luoghi dove erano sepolti i loro defunti erigevano delle piccole montagnole di pietre.

ISLAM E DEFUNTI DONNA (Islam)

Muhammad (Maometto) disse: “Mi è stato mostrato il fuoco dell’Inferno e che la maggioranza dei suoi abitanti sono donne”.

TOMBA E CULLA (Cristianesimo)

San Girolamo disse: “La tomba vuota è la culla del Cristianesimo” intendendo con questo che il Cristianesimo nasce con la tomba vuota per la risurrezione di Cristo. Ma disse anche che una donna cessa di essere tale e può essere chiamata uomo quando vuol servire più Cristo che il mondo (Comm. ad Ephesios III,5).

MING BI (Taoismo)

I jīnzhǐ (o míng bì, “denaro dell’ombra”) sono oggetti di carta di bambù o carta di riso, noti anche come “carta degli spiriti”. Modellini di auto, case, ma soprattutto soldi finti con la scritta in cinese e in inglese “Hell banknotes”, cioè “Banconote dell’Inferno”, lo “Hell Passport”, il “Passaporto per l’Inferno” e addirittura un biglietto aereo finto con la scritta “Hell Airlines”, Linee Aeree dell’Inferno. I fedeli li comprano nel “negozio di carta per il mondo degli spiriti”, che si trova spesso vicino ad un tempio taoista e li bruciano – dopo averle ben piegate – in un apposito piccolo forno dentro il tempio. In questo modo i propri defunti avranno molte cose nell’aldilà e saranno liberi dall’inferno. L’immagine sulle banconote è dell’imperatore di giada, Yù Huáng, guardiano dell’aldilà. L’esatta parola cinese sulle banconote è diyu, che significa “prigione ultaterrena”. I jīnzhǐ vengono in genere bruciati insieme ai yunbao, piccoli lingotti d’oro finti. Attenzione. E’ molto offensivo darne una a una persona vivente. Esistono anche le Paradise Banknotes, banconote (finte) per il paradiso, bruciate in onore degli déi taoisti. Dal 2006 in Cina è però proibito dal ministero per gli affari civili bruciare i modellini di carta di auto e case perché è ritenuta una pratica feudale.

CHIESA E INFERNO  (Cristianesimo cattolico)

La Chiesa non cita alcun nome di persona che sia con certezza all’Inferno. Non si può sapere se un pentimento possa essere giunto anche negli ultimi istanti di vita come è narrato nel Vangelo per uno dei condannati alla crocifissione accanto a Gesù. Solo Dante Alighieri nella Divina Commedia fa dei nomi di persone che lui riteneva fossero dannate. La Chiesa fa nomi certi di persone solo per il Paradiso. Questo vale per tutte le Chiese cristiane – ortodossi, cattolici, anglicani, protestanti.

Papi all’Inferno

Secondo Dante Alighieri vi sono 6 papi all’Inferno. Nella “La Divina Commedia” sono: Niccolò III (Giovanni Gaetano Orsini, 1277-1280) nella terza bolgia dell’ottavo girone dell’Inferno, per i simoniaci (venditori di cose spirituali) insieme a Bonifacio VIII (Benedetto Caetani, 1294-1303) e papa Clemente V (Betrand de Gouth, 1305-1314). Bonifacio VIII è citato anche nella bolgia VIII per i consiglieri fraudolenti insieme a papa Silvestro I (314-335). Nel sesto cerchio vi è papa Anastasio II (496-498) con gli eretici. Infine papa Celestino V (Pietro Angeleri, 1294) nell’antinferno con gli ignavi. Di questi papi Celestino V è santo.

MARTIRI (Cristianesimo, Islam)

E’ una delle massime aspirazioni per ogni uomo musulmano. Non solo fondamentalista. Si chiama talab alsahada, l’aspirazione a diventare un sahada (un martire). E questo, a differenza del martirio cristiano (che significa perdere la propria vita a causa della fedeltà a Cristo), vuol dire quasi sempre far morire anche altre persone in nome dell’Islam. Il conflitto israelo-palestinese ne ha conosciuti molti negli ultimi anni. Campi specializzati addestrano giovani celibi, pronti a morire in mezzo ai discendenti di Davide, imbottiti di esplosivo, per la causa dell’Islam. Un martire è già puro. Morendo per l’Islam uccidendo altre persone, ha il Paradiso garantito. E non un Paradiso qualsiasi. Uno molto sensuale: “Invece i timorati di Dio staranno in luogo sicuro – fra giardini e fontane – rivestiti di seta e di broccato, faccia a faccia. Così sarà. E daremo loro in ispose fanciulle dai grandi occhi neri, – e là chiederanno ogni sorta di frutti e ne godranno sicuri”. (Sura del fumo “ad-Dukhan” XLIV,51-54)

Nel Cristianesimo invece il martire è un testimone (dal greco martyrion) della fede, a costo della propria vita. Il detto “vita, morte e miracoli” deriva proprio dal processo per dichiarare santo (canonizzare) un fedele. Vengono infatti esaminate la vita, il momento della morte e almeno un miracolo avvenuto per sua intercessione sua. Solo per i martiri il miracolo non viene più richiesto, per volontà di papa Paolo VI. L’ultima martire canonizzata in Italia (nel 1950 da Papa Pio XII) è stata la dodicenne Maria Goretti.

DEFUNTI DA BERE            (Religione tribale Yanomami)

Gli indigeni Yanomami del Sud America non seppelliscono i defunti. Li cremano e mescolano le ceneri con una bevanda alla banana. Il parente più prossimo poi beve la miscela. In questo modo lo spirito del defunto è soddisfatto e non torna a tormentarli.

PARADISO ISLAMICO (Islam)

Le Huri, ḥūr o ḥūrīyah secondo la tradizione islamica sono delle fanciulle che attendono nel paradiso coloro che nel giorno del giudizio arriveranno lì. Secondo la tradizione le Huri sarebbero giovani ragazze perennemente vergini il cui compito sarebbe quello di ricompensare l’uomo arrivato nel paradiso. Sempre secondo la tradizione, le giovani avrebbero la capacità di concepire e generare. Per il sesso femminile esistono ugualmente gli ghulām. Nel Corano la parola hûr  indica le giovani fanciulle vergine promesse ai credenti. La radice di questa parola è collegata all’idea di “bianchezza” in particolare ai grandi occhi della gazzella e al contrasto tra il bianco dell’occhio e il nero della pupilla, hawrâ’ è una donna dai grandi occhi neri e dalla pelle molto chiara. Quasi tutti i versetti che parlano di hûrî sono del periodo meccano, quando è particolarmente sentito da Muhammad il tema del Giudizio Universale. I versetti coranici ci dicono che non sono mai state toccate né dagli uomini né dai jinn, la sostanza da cui sono state create per alcuni è lo zafferano, per altri sono di zafferano, muschio, canfora e ambra. I loro muscoli sono delicati e i loro tendini paiono fatti di fili di seta. Sui loro seni sono iscritti due nomi: da una parte quello Dio, sull’altro quello del proprio marito. Vivono in castelli con 70 letti, hanno 33 anni come i loro mariti, la loro verginità viene rinnovata eternamente, il loro corpo è sempre puro, non hanno mestruazioni, bisogni umani. Le donne che in vita sono state virtuose in Paradiso si ricongiungeranno al proprio marito e lì continueranno la loro vita insieme. Se una donna in vita ha avuto più mariti ne sceglierà uno, mentre gli uomini poligami avranno diritto a tutte le mogli legittime. I commentatori però non dicono nulla sulla sorte di quelle donne che andranno in Paradiso, ma che in vita non sono state sposate. Su questa base coranica la tradizione ha aggiunto dettagli dando alle hûrî un carattere molto sensuale. Non tutti gli esegeti hanno accettato questa idea prettamente materialista, al-Baydâwî dice che non si possono fare raffronti tra il godimento del cibo, delle hûrî, la condizione umana terrena è altra rispet-to a quella del Paradiso, certo è che la mentalità popolare musulmana è permeata da questi concetti. E’ solo in un hadîth che si parla delle 70 vergini che attendono tutti gli eletti, non solo i martiri.

DONNA E REINCARNAZIONE   (Buddhismo)

Secondo il canone Pali delle scritture sacre buddhiste, un essere si reincarna donna se ha fatto qualcosa di grave nella vita precedente. Esiste il detto: “Ho ottenuto un corpo di donna perché ho commesso il male in una passata esistenza”

RISURREZIONE (Cristianesimo)

Risurrezione del nostro corpo. Come sarà? La dottrina della risurrezione è presente anche nell’Ebraismo e nell’Islam.

Il Signore Gesù Cristo ce lo ha promesso:  «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno». (Gv 6,54). Appartiene al dogma della risurrezione che essa avvenga coi corpi che abbiamo ora (“cum suis propiis resurgent corporibus quae nunc gestant” – IV Concilio del Laterano – e “in hac carne, qua nunc vivimus” – Fidei Damasi). Il corpo sarà non solo specificamente lo stesso (il corpo che ho ora). Con questa affermazione, si evita ogni modo di pensare che suggerisca una metempsicosi o una tramigrazione delle anime da un corpo all’altro… Vi sono tre ipotesi teologiche sul come riavremo il nostro corpo il giorno della risurrezione. Gesù Cristo promette che questo avverrà alla fine dei tempi. In Giovanni 6:54 dice: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. Le ipotesi sulla nostra risurrezione sono:

Identità materiale – perché il corpo sia numericamente lo stesso, si richiederebbe che fosse composto nella stessa materia. Intesa in tutto il suo di rigore, la teoria difficilmente accettabile. D’altra parte, il principio secondo il quale un’identità materiale necessaria perché il corpo possa essere considerato lo stesso, è scientificamente assai discutibile. Dato il metabolismo costante del corpo umano, il mio corpo attuale ha rinnovato totalmente la sua materia da com’era sette anni or sono; e tuttavia, penso con ragione che sia rimasto realmente lo stesso corpo.

Identità formale – una teoria che si colloca all’estremo opposto sarebbe quella proposta, già nel Medio Evo da Durando di San Porciano (+ 1334). Durando suppone che, quale sia la materia di cui è composto un corpo, è il mio corpo per il fatto medesimo che esso s’unisce la mia anima… Bisogna riconoscere che, esposta in questo modo e senza altri particolari, questa teoria lascia l’impressione di una certa somiglianza con la teoria della trasmigrazione delle anime… Joseph Ratzinger [attuale papa Benedetto XVI, n.d.A.] pensa che non sia necessaria la stessa materia perché il corpo possa essere considerato lo stesso, e ha fatto notare che tutta la tradizione ecclesiastica (dottrinale e liturgica) impone come limite che il corpo risuscitato deve includere le reliquie dell’antico corpo terreno, se si esistono ancora come tali quando avviene la risurrezione. Tali “reliquie” saranno nuovamente animate dall’anima santa al corpo della quale appartennero. D’altra parte, insistendo sul fatto che la nostra risurrezione gloriosa non può essere spiegata senza un parallelismo con la risurrezione di Gesù, pare necessario affermare, come secondo limite, una certa continuità di somiglianza morfologica col corpo mortale.

Identità sostanziale – Alois Winklhofer ha proposto, recentemente una nuova ipotesi… di fronte a un cadavere che comincia a corrompersi, Dio sottrae e conserva separatamente questa sostanza non fenomenologica del corpo. Il cadavere, a dispetto della sua continuità fenomenologica col mio corpo, non sarebbe più, in questo caso, il mio corpo. Al contrario, partendo dalla sostanza non fenomenologica del mio corpo, Dio ricostruirebbe il mio corpo risuscitato; e appunto la permanenza di questa sostanza (l’identità sostanziale) farebbe sì che sia il mio corpo e non un altro.

Inferno. Facile o difficile?

«Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli». (Matteo 25,41). Sono le parole di Cristo riguardo la minaccia della dannazione eterna. Tra le più dure pronunciate  da Gesù nei Vangeli. Cosa hanno fatto le persone nella narrazione evangelica? Hanno fallito o rifiutato tutte le occasioni di amare disinteressatamente il prossimo. Qualcuno parla però della teoria dell’”Inferno vuoto”. Cos’è? E’ la tesi di un grande teologo e cardinale svizzero scomparso nel 1988. Hans Urs von Balthasar. La tesi di von Balthasar afferma che sperare la salvezza eterna di tutti gli uomini non è contrario alla fede. Essa si avvale dell’autorità di alcuni Padri della Chiesa, tra i quali Origene e Gregorio Nisseno, ed è condivisa da diversi teologi contemporanei, tra i quali Jean Daniélou, Henry de Lubac, Joseph Ratzinger – l’attuale Papa –  Walter Kasper, Romano Guardini. Da scrittori cattolici come  Paul Claudel, Gabriel Marcel e Lèon Bloy. La Chiesa afferma che chi muore in peccato mortale non si salva, ma non dice se questo sia mai avvenuto. Difatti non ha mai fatto nomi di dannati, come invece si è permesso di fare Dante Alighieri – secondo il suo parere – nella Divina Commedia. E tra questi ben 6 papi! Niccolò III (Giovanni Gaetano Orsini, 1277-1280), posto nella terza bolgia dell’ottavo girone, con i simoniaci (venditori di cose spirituali) insieme a Bonifacio VIII (Benedetto Caetani, 1294-1303), papa Clemente V (Betrand de Gouth, 1305-1314), Bonifacio VIII è citato anche nella bolgia VIII per i consiglieri fraudolenti insieme a papa Silvestro I (314-335). Nel sesto cerchio vi è papa Anastasio II (496-498) con gli eretici. Infine il papa dimissionario Celestino V (Pietro Angeleri, 1294)  nell’antinferno con gli ignavi. La Chiesa lo ha invece dichiarato santo. Ma torniamo al peccato mortale. Scrive San Tommaso d’Aquino: «Quando la volontà si orienta verso una cosa di per sé contraria alla carità, dalla quale siamo ordinati al fine ultimo, il peccato, per il suo stesso oggetto, ha di che essere mortale… tanto se è contro l’amore di Dio, come la bestemmia, lo spergiuro, ecc., quanto se è contro l’amore del prossimo, come l’omicidio, l’adulterio, ecc… Invece, quando la volontà del peccatore si volge a una cosa che ha in sé un disordine, ma tuttavia non va contro l’amore di Dio e del prossimo — è il caso di parole oziose, di riso inopportuno, ecc. —, tali peccati sono veniali».

Per il peccato mortale occorrono 3 (difficili) condizioni: Piena avvertenza (mi rendo pienamente conto di ciò che faccio), Materia grave (contro uno dei Comandamenti), Deliberato consenso (il mio atto è assolutamente libero da qualsiasi condizionamento). Condizioni difficili da soddisfare umanamente tutte insieme. Quanti sanno quello che fanno? Difatti dalla croce Gesù pregò: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34) lasciando intendere che in molti manca la piena avvertenza. Si parla di dannati in una parabola (il ricco stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui) in Luca 16,23, ma non di dannati reali. Mentre il primo beato reale è un malfattore che si converte (Luca 23,43). Siamo noi in realtà che vorremmo un “vendetta” divina, ma Dio è amore. «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?» (Luca 9,54). Difatti – come dice il Vangelo –  Gesù si voltò e li rimproverò. Von Balthasar ricorda di non confondere speranza e conoscenza. Sperare nella apokatastasis – la salvezza di tutti – non vuole dire sapere se l’inferno sia vuoto o no. La possibilità dell’Inferno è però una conseguenza della libertà umana. O l’uomo è libero – e quindi può anche dannarsi – o non è libero. Scrive il cardinale Biffi: «La concreta possibilità della dannazione è necessaria, se si vuol continuare ad ammettere la libertà creata nella sua vera essenza. La libertà dell’uomo non può ridursi alla possibilità di scegliere tra un luogo e l’altro di villeggiatura o tra una cravatta a righe e una cravatta a pois; e neppure di scegliere la moglie o il partito politico: la nostra libertà, nel suo significato più profondo, è la spaventosa e stupenda prerogativa di poter costruire il nostro destino eterno. Per non essere puramente nominale, questa prerogativa deve necessariamente includere la reale e concreta possibilità di decidere per la perdizione. Come si vede, il mistero della dannazione è essenzialmente connesso col mistero della libertà, che è forse l’unico vero mistero dell’universo creato». Nell’Islam Allah descrive in modo raccapricciante gli orrori dell’inferno – acqua bollente, scudisci di ferro (vv. 19-22). Secondo un hadith, Maometto dice che ogni mille persone, 999 saranno mandate all’inferno. In quel Giorno, Adamo chiederà ad Allah: “O Allah! Quanti sono i dannati al Fuoco?” Allah risponderà: “Da ogni migliaio, togline nove-cento-novanta-nove”. Maometto spiegò che quell’unica persona salvata sarebbe stata un Musulmano, dicendo ai suoi compagni: “Gioite per le buone notizie; una persona sarà delle vostre e mille di Gog e Magog”. Noi crediamo in un Dio più misericordioso: Essi, ancora più sbigottiti, dicevano tra loro: «E chi mai si può salvare?». Ma Gesù, guardandoli, disse: «Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio». (Marco 10,26-27) Dio non può che amare. Senza dimenticare che Dio è anche perfetta giustizia e purezza assoluta. Per cui fatti un esame di coscienza… L’unica tua salvezza rimane Gesù Cristo. Convertiti e credi al Vangelo. Ricordatelo!

Giorgio Nadali