“Buoni & Vincenti”. Il successo etico diventa un libro

Giorgio Nadali ha appena pubblicato il suo dodicesimo libro. Buoni & Vincenti. Etica e spiritualità del successo e del denaro. Un viaggio alla scoperta del successo e del denaro tra spiritualità, etica e coaching.
Avere successo è un fatto di mentalità. La mentalità del ricco e quella del povero non sono legate all’entità del conto in banca. Sono atteggiamenti che si possono acquisire per avere successo e per dare una svolta alla propria vita.
La prima parte del libro affronta il tema del successo e del denaro da un punto di vista spirituale. Esistono dunque una spiritualità del denaro e del successo o sono questioni prettamente materiali? I grandi guru del coaching, ma anche imprenditori di successo sembrano propendere per la prima ipotesi.

L’affermazione di Donald Trump di qualche anno fa “Non preoccupatevi di come fare dei soldi. Chiedetevi piuttosto che cosa potete produrre, o quale utile servizio potete offrire ai cittadini e alla vostra comunità” sembra confermarlo.  La qualità della nostra vita non è determinata dal successo, materiale, ma da quello spirituale”. Non l’ha detto Confucio, ma il nuovo presidente degli USA, solo due settimane dopo l’insediamento.
Cos’è la teologia della prosperità? Cosa c’è di vero nelle frasi di Cristo contro la ricchezza? Esiste una sana spiritualità del denaro? Chi ha voluto demonizzare il successo personale e la ricchezza economica? Qual è la mentalità di “vincenti” e “perdenti”? Lavorare quindici ore al giorno oppure puntare alla “libertà finanziaria”?

Si è sorpresi nello scoprire che Buddha era molto attento sul fatto che la stabilità economica sia essenziale per il benessere e la felicità dell’uomo o che secondo alcuni proverbi ebraici: “Il denaro non rende felici, ma si piange di meno” e “essere senza denaro è sempre un errore”. Per gli ebrei “i bambini e il denaro fanno un mondo bello”.  Secondo i musulmani nel giorno del giudizio, una persona sarà giudicata sulla gratitudine ad Allah per la ricchezza ottenuta. Sembra proprio che Camus avesse ragione quando scriveva che è una sorta di snobismo spirituale quello delle persone che pensano di poter essere felici senza denaro.

In che modo ciò che crediamo influenza e attira successo e denaro? La seconda parte del libro affronta il tema del successo e del denaro dal punto di vista del coach. L’autore è life e business coach certificato. Sono sintetizzati tutti gli atteggiamenti utili a trasformare un grande sogno in realtà, sia nel business come nella vita privata.

In conclusione l’autore si chiede:  Manca solo una sana “spiritualità” del denaro e del successo, che in sostanza è una sacrosanta voglia di farcela. Ed è molto meglio che abbia successo e denaro una persona onesta sostenuta da nobili e alti valori, non credi? Insomma non vogliamo avere successo per arricchirci, ma crescere per avere successo. Se questo ti porterà anche ad arricchirti, ne saprai fare buon uso, vero?
La risposta al lettore di “Buoni & Vincenti”.
Giorgio Nadali
“Buoni & Vincenti. Etica e spiritualità del successo e del denaro”
Edizioni Segno (Udine)
ISBN: 978-88-9318-170-9
164 pagine
Formato brossura: cm. 21,00 x 14,8 x 1,00
€ 15,00

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La fisica della preghiera

DALLA SPIRITUALITÀ ALLA SCIENZA

Le recenti scoperte della fisica quantica confermano quanto professato da secoli dalle dottrine spirituali: esiste un Principio Primo da cui tutto ha origine, si chiami Dio o Campo Quantico. Ma cos’è la preghiera? È riconciliazione. È abbandonare momentaneamente la condizione di inferno o purgatorio in cui viviamo e affacciarci al Paradiso. È elevare la propria anima per entrare in sintonia con il divino

prayQuando preghiamo, cosa facciamo realmente? Per rispondere, dobbiamo innanzitutto fare un po’ di chiarezza su cosa sia la preghiera e su chi – o cosa – pregare. Recitare meccanicamente il Padre Nostro o l’Ave Maria, anche cento volte, anche mettendoci in ginocchio e con le mani giunte, mentre però pensiamo a cosa faremo appena finito, non è preghiera.
Riusciamo invece a stare concentrati? Bene. «Dio, dammi» non è preghiera. «Dio, fammi» non è preghiera. «Se mi darai… prometto che…» tanto meno è preghiera. Chiedere non è sbagliato, anzi, questa funzione è connaturata nella preghiera. Gesù stesso ha detto: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto» (Luca, 11:9). È il modo che non va. Non stiamo chiamando la pizzeria sotto casa per un’ordinazione. Anche se ruecitiamo la parte degli umili o dei cani bastonati, così non va. Preghiera è riconciliazione. È abbandonare momentaneamente la condizione di inferno o purgatorio in cui viviamo e affacciarci al Paradiso. È elevare la propria anima a Dio ed entrarci in sintonia.

Ma chi preghiamo quando ci rivolgiamo all’Altissimo?
GodGià, Dio. Se saper pregare non è cosa semplice, ancor meno lo è farsi un’idea di chi, o cosa, Dio sia. Abbandonata l’idea, forse un po’ ingenua, di un’entità creatrice separata e distinta dal proprio creato, possiamo intanto affermare con certezza che Dio è in ogni luogo: “Io non riempio forse il cielo e la terra?”, dice il Signore (Geremia, 23:23,24). Inoltre, possiamo anche affermare che Dio è l’Unità, il Tutto, il non manifesto da cui ha origine ogni manifestazione. Padre, Figlio e Spirito Santo, la prima forma di manifestazione che origina da Dio (e che ritroviamo nel triangolo dei tre Superni formato da Kether, Chocmah e Binah nella Cabala ebraica), sono tutte emanazioni di Dio e: “Il Padre è tutto ciò che è il Figlio, il Figlio tutto ciò che è il Padre, lo Spirito Santo tutto ciò che è il Padre e il Figlio, cioè un unico Dio quanto alla natura” (Concilio di Toledo XI, anno 675, Symbolum: DS 530). “Ognuna delle tre Persone è quella realtà, cioè la sostanza, l’essenza o la natura divina” (Concilio Lateranense IV, anno 1215, Cap. 2, De errore abbatis Ioachim: DS 804).

E’ possibile un punto di incontro tra scienza e spiritualità?
Da sempre, le questioni legate allo spirito sono state ad esclusivo appannaggio delle religioni. A questo livello, non fa differenza parlare di Cristianesimo, di Islamismo, di Induismo, Buddhismo o Taoismo. Sono tutte religioni che riconoscono l’esistenza di un Principio Creatore e che quindi dicono fondamentalmente la stessa cosa, anche se con lingue diverse, perché diverse le culture all’interno delle quali sono nate.
Di recente però anche la scienza ha cominciato ad interessarsi alle questioni dello spirito. Non parliamo chiaramente degli scienziati figli di Cartesio, di quelli che basano la conoscenza del mondo su una struttura fatta di elementi misurabili, di quelli che hanno una concezione dualistica del mondo e che tendono per questo più a separare che a unire. Parliamo invece di coloro che cercano un punto di incontro tra scienza e spiritualità, il fil rouge che lega tutto quanto, con ben chiara in mente l’idea che la scienza, con tutti i suoi limiti, non è altro che un piccolo strumento che può solo aiutare a comprendere qualcosa di più grande.
In questo quadro, la fisica quantistica è la scienza che, per chi ha la capacità di vedere, offre una risposta concreta al funzionamento di tutti quei fenomeni che non trovano fondamento nella concezione deterministica del mondo alla quale, bene o male, ciascuno di noi è stato addestrato fin dalla nascita.

La Coscienza Cosmica è energia in potenza
«Tutta la materia non esiste che in virtù di una forza che fa vibrare le particelle e mantiene questo minuscolo sistema solare dell’atomo. Possiamo supporre al di sotto di questa forza l’esistenza di uno Spirito Intelligente e cosciente». Con queste parole, il fisico Max Planck (1944) anticipava il concetto di ciò che oggi è conosciuto come Campo Quantistico, il campo di energia che occupa lo spazio che ingenuamente riteniamo vuoto e che lo attraversa con le sue fluttuazioni. IProsperityl Campo Quantistico è un mezzo continuo, un’entità che esiste in ogni punto dello spazio e che regola la creazione e l’annichilazione delle particelle. In altre parole, tutto ciò che conosciamo, tutto quanto esiste, emerge dal Campo Quantistico. Per fare un parallelo con le dottrine spirituali che ci parlano di un Dio creatore, il Campo è l’Akasha (l’etere, in lingua sanscrita), il corpo e la mente di Dio; è l’Ain Soph Aur della Cabala ebraica; è ciò che tutto contiene e dal quale tutto origina; è ciò che anticipa l’esistenza di qualsiasi cosa; è la Coscienza cosmica; è il non manifesto. Niente esiste prima di emergere dal Campo. E allo stesso tempo, nel Campo sono contenute tutte le possibilità di manifestazione di ciò che chiamiamo realtà. Ogni singola particella emerge dal campo quantistico, per poi aggregarsi nella realtà che costruiamo istante dopo istante. Ma prima di emergere, prima di prendere forma, prima di occupare uno spazio in un determinato momento, la particella è solo un’onda di possibilità. Possibilità per la Coscienza Cosmica di manifestarsi, di prendere forma. La Coscienza Cosmica è energia in potenza, senza spazio e senza tempo. E poiché sia lo spazio che il tempo originano dalla Coscienza, la Coscienza è collegata a ogni sua manifestazione, indipendente dallo spazio e dal tempo. Ora, che il Campo Quantistico sia Dio è un’affermazione che non possiamo permetterci di fare, e alla fine è un’etichetta che lascia il tempo che trova. Ma qualche sospetto ci deve venire, perché tutta la serie di analogie che legano Dio al Campo sono una bella prova a sostegno.

Come, quando e perché la preghiera funziona
Dal punto di vista della fisica quantistica, pregare vuol dire comunicare col Campo e influenzarlo. Pregare vuol dire allora influenzare il Campo Quantistico per creare la realtà che desideriamo. Affinché ciò si verifichi, però, dobbiamo innanzitutto fare i conti con l’Ego, poi usare la giusta forma di comunicazione e infine mettere in conto che la nostra richiesta possa non trovare risposta. Ma andiamo per gradi.
the.power.of.prayerL’Ego è il più grosso ostacolo alla preghiera. Nel Vangelo si legge: “E [Gesù] gli domandò: «Come ti chiami?». «Mi chiamo Legione», gli rispose [l’uomo posseduto], perché siamo in molti»” (Marco, 5:9). I demoni cui si fa implicitamente riferimento in questo versetto sono i demoni rossi di Seth dell’esoterismo egizio (Kolpaktchy e Piantanida, 2003), chiamati anche difetti nel Buddismo Zen, o Ego nello Gnosticismo Ermetico. Gli Ego sono elementi negativi, entità psichiche che impediscono il risveglio della Consapevolezza, per la loro capacità di sequestrare il pensiero ed impedirgli così di contattare la Coscienza. Essi formano di fatto uno scudo che si interpone tra la nostra Mente e il nostro Sé Primordiale, la Coscienza Cosmica, il Campo Quantistico. La Coscienza può essere contattata soltanto in uno stato non ordinario di coscienza (Goswami, 2008), mettendo a tacere la Mente e tutte le strutture automatiche che la popolano, così da abbattere questo scudo.
Buddhist.meditationUna volta che siamo riusciti ad abbattere lo scudo degli Ego, per esempio con la meditazione, uno dei metodi più efficaci, è possibile comunicare in modo non-locale con la Coscienza, col Campo, e inviare la nostra richiesta. Ma per funzionare, la preghiera deve comprendere un intento, ciò che desideriamo, e un’emozione positiva, come amore, riconoscenza, gratitudine. La preghiera, se autentica, porta in sé la direzione dell’intento e la forza dell’emozione e del sentimento. Il risultato tangibile è la trasformazione della materia, la creazione di una specifica realtà. Afferma Gregg Braden: “Sono le emozioni i fattori che influiscono sulla materia di cui è fatta la realtà, è il nostro linguaggio interiore che cambia gli atomi, gli elettroni e i fotoni del mondo esterno”. E ancora: “È solo quando focalizziamo la nostra attenzione provando simultaneamente un sentimento verso l’oggetto della focalizzazione, che una realtà possibile diventa un’esperienza reale”.

Karma e preghiera
Infine, non pensiamo che ogni nostra richiesta possa essere accolta. Non dimentichiamo che il Campo Quantistico si manifesta nella realtà che conosciamo non solo attraverso le leggi della fisica, ma anche attraverso altre leggi, una delle quali è il Karma. Designs-should-have-balanceIl Karma è la legge dell’equilibrio che di fatto organizza non localmente, attraverso le vite, le emergenze del Campo Quantistico, i piani della Coscienza. Nel Campo regna l’equilibrio perfetto, perché in potenza in esso tutto è contenuto. Allo stesso modo, anche nelle molteplici forme di espressione della Coscienza nella materia, la tendenza è quella di mantenere un equilibrio, per la natura ondulatoria, e quindi ciclica, della Natura. Così, il Karma organizza non localmente le emergenze del Campo nel tempo, attraverso le incarnazioni, per far sì che venga mantenuto un equilibrio. Per questo motivo, se la richiesta che formuliamo nella nostra preghiera va in contrasto con quelli che comunemente chiamiamo debiti karmici, non riceveremo risposta.
È in quel momento che dovremo dimostrare di aver compreso che la nostra vita qui sulla Terra è solo il particolare di un disegno molto più grande di noi, ricordando e facendo nostre le parole che Gesù rivolge a Dio nel giardino del Getsemani, prima di essere crocifisso: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà» (Giovanni, 12:27). Questa è la vera preghiera.

Per saperne di più
Braden, G. (2007). La Matrix Divina. Un ponte tra Tempo, Spazio, Miracoli e Credenze. Macro Edizioni, 2009.
Goswami, A. (2008). God Is Not Dead: What Quantum Physics Tells Us about Our Origins and How We Should Live. Hampton Roads Publishing Company, 2012.
Kolpaktchy, G. e Piantanida, D. (a cura di). Il libro dei morti degli antichi egiziani. Atanòr, 2003.
Planck, M. (1944). La natura della materia (The Essence/Nature/Character of Matter) Quelle: Archiv zur Geschichte der Max-Planck-Gesellschaft, Abt. Va, Rep. 11 Planck, Nr. 1797

Francesco Albanese
Tratto da KarmaNews

Religione sotterranea

 C’è molta fede sotto terra.  Nel mondo vi sono diversi templi e chiese ben
sotto il livello del suolo.  I più vicini
a noi sono i templi ipogei (sotterranei) della comunità di Damanhur, a Baldissero
Canavese (Ivrea).

Tempio sotterraneo di Seokguram, Corea del Sud

E’ un eremo che fa parte del
complesso del Tempio di Bulguksa. Si trova 4 chilometri a est della parte
principale del complesso, sul monte Tohamsan, nella città di Gyeongju, in Corea
del Sud. La grotta sovrasta il Mar del Giappone e si trova a 750 metri sul
livello del mare. Nel 1995 venne inserito nell’elenco dei Patrimoni
dell’umanità dell’UNESCO insieme al Tempio di Bulguksa, in quanto contiene
alcune delle principali sculture buddhiste del mondo. La grotta è decorata con
mezze lune e fiori di loto. Gli architetti Silla utilizzarono apparentemente il
principio della simmetria e quello del “rettangolo dorato”. Per la
costruzione non venne usata calce e la struttura è tenuta insieme da rivetti di
pietra. La costruzione è stata orientata in modo da poter utilizzare la
ventilazione naturale del luogo. La cupola della rotonda è leggermente ovale,
con un diametro che varia fra i 6,84 e i 6,58 metri.

Damanhur,  Italia

Gli appartenenti a Damanhur
ricercano in svariati campi legati alla sensibilità e alla percezione da loro
definita “sottile”, non sostenuti da dimostrazioni e protocolli
scientifici.  Nella Valchiusella, in
Piemonte, circa 50 km a nord di Torino, ai piedi delle Alpi i cittadini delle
comunità di Damanhur hanno creato il Tempio dell’Umanità, grande costruzione
ipogea scavata a mano nella roccia, dedicata al dio Horus. La costruzione è
articolata in sette sale principali: la sala dell’Acqua, della Terra, delle
Sfere, degli Specchi, dei Metalli, il Tempio Azzurro, il Labirinto. Le sale
rappresentano simbolicamente le stanze interiori di ogni essere umano, così
come camminare attraverso sale e corridoi che lo compongono corrisponde
metaforicamente, secondo gli intenti dei costruttori, ad un profondo viaggio
all’interno di sé. La Sala della Terra, ad esempio, è quella dove vengono
rappresentate la vita e la natura divina dell’uomo. Il Labirinto, invece, è una
sorta di galleria dove sono riunite tutte le divinità, da Allah a Manitù. Ad ogni
particolare è stato attribuito dai costruttori un significato: i colori, le
misure, ogni dettaglio seguono un preciso codice di forme e proporzioni; ogni
sala ha la sua specifica risonanza ed un proprio suono. Il volume complessivo
del tempio è di oltre 8.500 metri cubi su cinque livelli sotterranei, che
scendono per un dislivello di 72 metri, l’altezza di un palazzo di oltre 20
piani. Le pareti del tempio sono affrescate, i pavimenti decorati a mosaici e i
soffitti sono a vetrate. La Sala degli Specchi, inoltre, vanta il Guinness dei
primati per la cupola di vetro Tiffany più grande del mondo. Oggi il tempio è
stato riconosciuto opera d’arte dalla Soprintendenza

Ipogeo  di Hal Saflieni, Paola, Malta

E’ una struttura sotterranea
scavata circa tra il 3600 a.C. e il 2500 a.C. Si pensa che in origine fosse un
santuario, ma divenne una necropoli in tempi preistorici. È l’unico tempio
preistorico sotterraneo al mondo. L’ipogeo venne impresso su 5000 francobolli
da due centesimi delle isole di Malta nel 1980, per commemorare il fatto che
l’UNESCO inserì questa struttura unica tra i patrimoni dell’umanità. Venne
chiuso al pubblico tra il 1992 ed il 1996 per restauro. Il secondo livello
contiene una buca alta due metri che potrebbe essere stata usata per tenervi dei
serpenti, o per raccogliere l’elemosina.

Catacombe

Nascono a Roma tra la fine del
II e gli inizi del III secolo d.C., con il pontificato del papa Zefìrino
(199-217). Scavate per lo più nel tufo, la maggior parte delle catacombe si
trovano a Roma, tanto da raggiungere il numero di una sessantina, mentre
altrettante se ne contano nel Lazio. In Italia, le catacombe si sviluppano
specialmente nel meridione, dove la consistenza del terreno è più tenace e,
allo stesso tempo, più duttile allo scavo. La catacomba situata più a
settentrione è quella che si sviluppa nell’isola di Pianosa, mentre i cimiteri
ipogei più a sud sono quelli dell’Africa settentrionale e specialmente ad
Hadrumetum in Tunisia. Altre catacombe si trovano in Toscana (Chiusi), Umbria
(presso Todi), Abruzzo (Amiterno, Aquila), Campania (Napoli), Puglia (Canosa),
Basilicata (Venosa), Sicilia (Palermo, Siracusa, Marsala e Agrigento), Sardegna
(Cagliari, S. Antioco). Il termine antico per designare questi monumenti è coemeterium, che deriva dal greco e
significa “dormitorio”, sottolineando con ciò il fatto che per i
cristiani la sepoltura non è altro che un momento provvisorio, in attesa della
resurrezione finale.

 Temppeliaukio  Kirkko, Helsinki, Finlandia – Il bunker sotteraneo anti diavolo

Questa chiesa luterana di forma
circolare è costruita interamente sottoterra nel centro di Helsinki
(Finlandia). Al piano stradale è possibile vedere solo il tetto interamente
costruito in rame collegato alla roccia mediante una lunga serie di finestre.
Il luogo scelto per la costruzione è una collinetta naturale alta dodici metri
nel quartiere di Töölö.  La chiesa è
stata inserita all’interno della collinetta che è stata svuotata. E’ una della
maggiori attrazioni turistiche di Helsinki. 500.000 visitatori all’anno. Il suo
nome significa “piazza del tempio”. Architetti Timo e Tuomo Suomalainen.
Consacrata nel settembre  1969. L’interno
è interamente scavato nella roccia, ma è illuminato naturalmente dalla cupola
al piano stradale. L’arredamento sacro è stato progettato dagli stessi
architetti. Organo con 43 registri della Veikko Virtanen. Non ha campane. Una
registrazione di un brano di campane di Taneli Kuusisto viene diffuso da
altoparlanti all’esterno. La chiesa è anche nota in finlandese come “Piruntorjuntabunkkeri”, cioè il “bunker
di difesa anti diavolo”. La copertura della cupola è costituita con una serie
di travi curve in cemento armato, che convergono nell’anello centrale, ognuna
delle quali presenta una lunghezza diversa dall’altra in modo da adattarsi
meglio alla roccia sottostante. Il perimetro della chiesa, come le pareti
interne, sono state lasciate volutamente grezze ed irregolari per dare risalto
alle geometrie naturali della roccia, in modo da creare particolari giochi di
luci ed ombre attraverso con la luce artificiale dei fari e quella naturale
proveniente dalle finestre. L’altare maggiore, l’organo e il fonte battesimale
sono realizzati con blocchi di roccia irregolare. La navata sella chiesa è a
forma quasi circolare con superficie di 700 mq e può ospitare 1000 fedeli.
L’altare è visibile da ogni lato della navata con una posizione privilegiata
anche dal punto di vista acustico, infatti questa chiesa è stata spesso
utilizzata come sala da concerto. Per questo è stato costruito il ballatoio
superiore, per accogliere il pubblico, un fatto insolito negli edifici
religiosi moderni. La roccia, il cemento armato, le vetrate, le grandi porte in
cristallo fanno parte di uno dei luoghi di culto più suggestivi del Mondo.

Cappella
di Santa Kinga, Cracovia, Polonia

Situata a  20 km da Cracovia, quella di Bochnia è la più
antica miniera di sale in Polonia e uno delle più antiche del mondo. In
funzione da 750 anni. Oggi, l’estrazione del sale è cessata e Bochnia opera
prevalentemente come attrazione turistica e un sanatorio. La Camera Wazyn è considerata
il cuore della miniera e ospita uno dei luoghi più insoliti sacri sulla Terra,
la Cappella della Santa Kinga. E ‘stata fondata nel 1747 e dispone di un
pulpito scolpito in sale, sculture di sale e vari altari di sale. Le messe
vengono celebrate in questa cappella la vigilia di Natale e per la festa patronale.

Situata a 101 metri sottoterra,
nelle saline di Wieliczka, la cappella di Santa Kinga (patrona di Polonia e
Lituania) è considerato il più imponente santuario di sale scolpito sulla
Terra. Ricavato da un blocco di sale, da un gruppo di minatori autodidatti, la
cappella di Santa Kinga è usata come un luogo di culto dal 1896.

Le decorazioni di sale sparse in tutta la
cappella sono state in un arco di 100 anni. Ancora oggi, le opere sono
realizzate da una nuova generazione di minatori di talento. Una delle cose più
impressionanti nella cappella di Santa Kinga sono i lampadari ricavati da
blocchi di sale.

Chiesa
catacomba sotterranea, Coober Pedy, Australia

La Catacomb Underground Church è una Chiesa anglicana fondata e sostenuta
dalla Bush Church Aid Society. Prende
il nome dalle catacombe di Roma, dove i primi cristiani seppellivano i loro
morti. La chiesa fu sviluppata da una vecchia piroga e aperta come una chiesa
sotterranea nel 1977. Scavata nell’arenaria in forma di una croce e decorata in
modo semplice e naturale con opali. La croce, il leggio e l’altare sono in
legno mulga e prendono spunto da un vecchio verricello da minatore.

Cattedrale
di sale sotterranea di Zipaquirá, Colombia

Costruita a partire dal 7
ottobre 1950 e inaugurata il 15 agosto 1954 nelle antiche gallerie scavate dai
muisca due secoli prima. Una cava di sale ormai dismessa, una antica miniera
trasformata in museo e sfruttata per ospitare una Cattedrale sotterranea. Tutto
questo si trova sotto le montagne di Zipaquirá, località della Colombia a 49
chilometri da Bogotà.  Una vera chiesa
che nelle messe domenicali può ospitare fino a 3000 fedeli seduti tra mura di
roccia, una particolare illuminazione blu e la semioscurità delle grotte. Intorno
alle vecchie miniera è nato un centro di attrazione che, oltre al museo, al
lago sotterraneo, al ristorante e al parco pubblico, comprende una enorme
colonna per l’arrampicata sportiva. La Cattedrale di sale è
costruita all’interno delle miniere di sale di Zipaquirá, nella Sabana de
Bogotá. È anche uno dei santuari cattolici più celebri della Colombia. All’interno
ospita una ricca collezione artistica, specialmente di sculture di sale e marmo
in un ambiente pieno di una profonda atmosfera religiosa, che attrae i
pellegrini e i turisti.

E’ considerata come uno dei
risultati architettonici e artistici più notevoli dell’architettura colombiana,
meritando anche il titolo di gioia architettonica della modernità. L’importanza
della cattedrale risiede nel suo valore come patrimonio culturale, religioso e
ambientale. Nel 2007 mediante un concorso per eleggere le 7 Meraviglie della
Colombia la Cattedrale di sale ottenne il maggior numero di voti, che ne fecero
la prima Meraviglia di Colombia e fu anche proposta come una delle Sette
meraviglie del mondo moderno. La chiesa sotterranea fa parte del complesso
culturale “Parco del Sale” (Parque
de la Sal
).

Chiesa
di San Giovanni, Aubeterre sur Dronne, Francia

Aubeterre è il sito di una
chiesa sotterranea monolitica. La navata principale è alta più di 20 m. A 15 m,
la navata centrale è fiancheggiata da una galleria su tre lati della Chiesa,
che è accessibile tramite una scalinata intagliata nella roccia. La chiesa
contiene un reliquiario romano e una cripta. Scoperta nel 1958, la necropoli
contiene più di 80 sarcofagi.

Grotte  sacre

Il luogo sotterraneo più sacro
per tutti i cristiani è la grotta della Natività (luogo della nascita di Gesù
Cristo), posta sotto l’altare maggiore della chiesa più antica del mondo. La
Basilica della Natività a Betlemme, Israele-Palestina. Nel cattolicesimo molto
sacra è la grotta di Lourdes, Francia, dove nel 1858 è apparsa 18 volte la
Madonna. Per l’induismo è la grotta di Amarnath Yatra nelle montagne
dell’Himalaya. Le grotte taoiste più sacre si trovano invece a Longshan, venti
chilometri da Taiyuan, Cina. Nell’Islam la grotta più sacra è la Hira, a 3 km
da la Mecca, sulla montagna Jabal Al-Nūr,  Arabia Saudita. Larga 3,7 m. per 1,60 m. di
larghezza. Qui il profeta Maometto ricevette la prima rivelazione  dall’Arcangelo Gabriele. Durante il
pellegrinaggio alla Mecca è visitata da 5000 musulmani.

 Giorgio Nadali


I test di OLTRE. 1. Qual è la tua spiritualità?

“Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore, provami e conosci i miei pensieri” Salmo 138,23

di Giorgio Nadali

 

Rispondi:

 

“A” = Pienamente d’accordo con l’affermazione

“B” = Parzialmente d’accordo con l’affermazione

“C” = Per niente d’accordo con l’affermazione

 

 

1.

C’è una dimensione trascendente, spirituale della vita.

2.

Anche se non è sempre chiaro, l’universo ha un significato mirato e preciso.

3.

Quando sarò vecchio e guarderò indietro alla mia vita, voglio sentire che il mondo è un po’ migliore grazie a me.

4.

Anche certe attività come il mangiare, il lavoro e il sesso, hanno una dimensione sacra.

5.

Il mio obiettivo primario nella vita è quello di diventare finanziariamente sicuro.

6.

Sento una forte identificazione con tutta l’umanità.

7.

Quando vedo ciò che una cosa è, ho delle visioni su come potrebbe essere.

8.

Anche  senza esagerare o diventare morboso, credo che sia bene per noi  essere a conoscenza del dolore,  della sofferenza e della morte.

9.

Il nostro maggior bene è adeguarci armoniosamente alla dimensione trascendente, spirituale.

10.

So come e entrare in contatto con la dimensione trascendente, spirituale.

11.

L’universo non è ancora completo, ma si sta evolvendo in modo significativo.

12.

È importante cercare il nostro scopo e la nostra missione nella vita.

13.

Non separo vita sacra e profana; credo che tutta la vita sia permeata di sacralità.

14.

È molto più importante perseguire l’obiettivo spirituale piuttosto che cercare denaro e possedimenti.

15.

Mosto raramente il mio amore per l’umanità attraverso l’azione.

16.

Nonostante tutto continuo ad avere una convinzione profonda, positiva nell’umanità.

­17.

Ho avuto un a crescita spirituale grazie al dolore e alla sofferenza.

18.

Il contatto con la dimensione trascendente, spirituale mi ha dato un senso di potere personale e di fiducia.

19.

Ho avuto esperienze in cui mi sentivo molto vicino alla dimensione trascendente, spirituale.

20.

La ricerca di significato e di scopo nella vita è una ricerca importante.

21.

Credo che la vita abbia per ognuno una missione da compiere.

22.

Ho fatto esperienza che l’amore tra membri della famiglia possa essere così profondo e speciale.

 

23.

Denaro e possedimenti non sono importanti per me. Trovo la mia più profonda soddisfazione da fattori spirituali.

24.

Non sento alcun senso di responsabilità verso l’umanità.

25.

Credo che lo spirito umano sia forte e vincerà alla fine.

26.

Sono una persona migliore oggi a causa di esperienze di vita passata che sono state molto dolorose.

27.

Credo che alcolisti, tossicodipendenti e altre persone con una vita fuori controllo possano essere aiutate attraverso il contatto con la dimensione trascendente, spirituale.

28.

Ho avuto esperienze trascendenti, spirituali, in cui ho provato una gioia incontenibile.

29.

Quando uno cerca veramente il significato e lo scopo della vita può trovare risposte.

30.

È più importante per me essere fedele alla mia missione che avere successo agli occhi del mondo.

31.

Ho sperimentato un senso di timore reverenziale verso gli esseri umani.

32.

Alla fine la sola ricerca di denaro e possedimenti lascerà vuoti e incompiuti.

­33.

Sento un profondo amore per tutta l’umanità.

34.

Credo davvero che una persona possa fare la differenza.

35.

Anche se noi tutti dobbiamo morire, credo che sia meglio ignorare questo fatto il più a lungo possibile.

36.

Il contatto con la dimensione trascendente, spirituale mi ha aiutato a ridurre il mio livello di stress personale.

37.

Ho avuto esperienze spirituali, trascendenti che sembrano quasi impossibili da tradurre in parole.

38.

Se uno ha un motivo o per lo scopo per cui vivere, uno può sopportare quasi ogni circostanza.

39.

Ho una missione personale nella vita, e  sento di avere una vocazione da compiere.

40.

Non ho mai sentito dentro di me il senso del sacro.

41.

Ho una fame spirituale che soldi e beni materiali non soddisfano.

42.

Ho spesso sentimenti di compassione per gli esseri umani.

43.

Gli idealisti sono di solito solo dei romantici nevrotici.

44.

Sembra che il dolore e la sofferenza siano spesso necessari per farci esaminare e ri orientare le nostre vite.

45.

Il contatto con la dimensione trascendente e spirituale ha migliorato la mia salute fisica.

46.

Ho avuto esperienze trascendenti e spirituali, in cui mi sentivo intimamente e profondamente amato da qualcosa di più grande di me.

47.

La mia convinzione è che esista una dimensione trascendente e spirituale e questa dà un senso alla mia vita.

­48.

Mi dedico a ciò che io ritengo essere una causa significativa.

49.

La natura ispira spesso in me un senso solenne di stupore e di riverenza.

50.

Se dovessi scegliere tra essere ricco o essere spirituale, vorrei scegliere di essere ricco.

51.

Le persone che mi conoscono dicono che io sono molto amorevole e disposto ad aiutare gli altri.

 

52.

Anche se c’è molto male nel mondo, credo la bontà, l’integrità, e l’amore  abbondino.

53.

Il contatto con la dimensione trascendente e spirituale ha migliorato la mia salute emotiva.

54.

Ho avuto esperienze spirituali e trascendenti, in cui ho affidato al mia vita a qualcosa di superiore.

55.

Il fatto che, in definitiva, dobbiamo morire dimostra come la vita sia priva di significato.

56.

Gli esseri umani sono talvolta “chiamati” per compiere un certo destino spirituale.

57.

Credo che sia un errore di relegare la sacralità solo ai luoghi religiosi, agli oggetti e ai riti sacri.

58.

In generale, apprezzo l’amore e la cooperazione più della competitività.

59.

Credo che gli esseri umani abbiano un grande potenziale di bontà e di amore.

60.

Il contatto con la dimensione trascendente e spirituale ha approfondito i miei rapporti con gli altri.

61.

Ho avuto esperienze trascendente e spirituali che mi hanno fatto sentire più vicino all’universo.

62.

Anche se non sempre la capisco, penso che la vita abbia un profondo significato.

63.

Ho trovato la mia missione nella vita o la sto ancora cercando.

64.

Non ho mai fatto l’esperienza del sacro.

65.

Non c’è nessuna speranza per l’umanità.

66.

Il contatto con la dimensione trascendente e spirituale mi ha aiutato a sentirmi più vicino alla mia “Forza Superiore”.

67.

Ho avuto esperienze trascendenti e spirituali, in cui gli aspetti più profondi della verità mi sono stati rivelati.

68.

Credo che le persone dovrebbero solo divertirsi e non preoccuparsi di questioni filosofiche come il senso della vita.

69.

Tutto quello di cui ho bisogno da un posto di lavoro è un ottimo reddito in modo che io possa vivere bene e godere di ciò che il denaro può comprare.

70.

Nel nostro mondo moderno e scientifico dobbiamo smettere di credere in tali idee ascientifiche come il sacro.

71.

Sono molto cinico riguardo all’umanità.

72.

Il contatto con la dimensione trascendente e spirituale mi ha aiutato a distinguere ciò che è veramente importante nella vita e ciò che non lo è.

73.

Ho avuto esperienze trascendenti e spirituali, in cui mi sentivo “rinato” e trasformato in una nuova vita.

74.

Si può trovare un significato anche nella sofferenza, nel dolore e nella morte.

75.

Le persone non religiose che si credono spirituali si autoingannano.

76.

È un bene sognare e “costruire castelli in aria”.

77.

Il contatto con la dimensione trascendente e spirituale mi dà l’energia per vivere pienamente la vita con ottimismo.

­78.

Ho avuto esperienze trascendenti e spirituali, in cui mi sono sentito sopraffatto da un senso di stupore, meraviglia e riverenza.

 

79.

Le persone religiose sono più spirituali di quelle non religiose.

80.

Non ho mai avuto un’esperienza spirituale e trascendente.

81.

Spiritualità significa far parte di una chiesa o un tempio e partecipare attivamente alle attività religiose.

82.

Le persone emotivamente sane non hanno esperienze spirituali e trascendenti.

83.

Fede e ragione sono incompatibili

84.

Credere che esista Dio e avere fede in Dio sono la stessa cosa

85.

Le persone che parlano della vita, come “sacra” mi sembrano un po’ strane. Io non ho ho esperienza della vita in quel modo.

 

Domande sulla religiosità riservate ai credenti:

 

  1. 86 La mia fede religiosa mi fa sentire migliore degli altri
  1. 87 Se Dio fosse buono non permetterebbe certe sofferenze
  2. 88 Ringrazio Dio ogni giorno per ogni cosa, non solo nel momento del bisogno
  3. 89 Spesso preferisco parlare con Dio che con gli esseri umani
  4. 90 La malattia e la morte sono punizioni divine
  5. 91  Le mie pratiche religiose mi fanno ottenere l’amore di Dio
  6. 92  Non sono nulla per Dio. Lui ha alto da fare che occuparsi di me
  7. 93 Per me è importante cercare di convertire chi incontro nella mia vita
  8. 94  Mi ritengo un vero credente
  9. 95  Le mie azioni devono dimostrare a Dio quanto valgo
  10. 96  Il mondo in cui viviamo è essenzialmente corrotto e cattivo
  11. 97  Sinceramente spesso ho paura di Dio e penso con preoccupazione alla mia morte
  12. 98  Mi capita di pensare all’Inferno e questo mi genera timore
  13. 99  Non bisogna mai mettere in discussione i precetti morali della mia religione
  1. Fede e ragione non possono convivere tranquillamente

Fine modulo

 

Profili della religiosità riservate ai credenti cattolici:

 

Se hai risposto “A” alla 86

RELIGIOSITA’ NARCISISTICA      Manca il ricordare che l’amore di Dio è gratuito.

Il tuo rapporto con Dio maschera il tentativo di recuperare l’amore perduto nell’infanzia. E’ un modo per sentirti migliore degli altri, talvolta condannandoli.

Se hai risposto “A” alla 87

RELIGIOSITA’ DIPENDENTE         Manca la speranza.

 

Cercano sicurezza nel rapporto con la Chiesa, non per rinuncia all’egoismo, ma per trovare una dipendenza che compensi la propria insicurezza. Ogni difficoltà della vita è vissuta come tradimento da parte di Dio, che non li protegge. Mentre Gesù disse: “Chi vuol essere mio discepolo, prenda la sua croce e mi segua”.

Se hai risposto “C” alla 88

RELIGIOSITA’ GRATIFICANTE     Manca la carità e la volontà.

 

La tua pratica religiosa è vissuta senza comprenderne il significato e solo per abitudine. Invochi Dio solo nel bisogno (mai per lodare e ringraziare). La tua fede non si traduce in carità, ma è vissuta solo per sé, molto formalmente. Sei praticante saltuario.

Se hai risposto “A” alla 89

 

RELIGIOSITA’ SOSTITUTIVA      Manca l’apertura agli altri

La tua pratica religiosa non è un mezzo per entrare in rapporto con Dio, ma per fuggire la solitudine e l’incapacità dei rapporti affettivi.

Se hai risposto “A” alla 90

RELIGIOSITA’ DA TIMORE       Manca la fede in Dio come Padre del figliol prodigo.

Caratterizzata da un comportamento puramente legalistico e negativo (non fare peccati). Dio è visto soprattutto come giudice. Ha paura di ogni autorità e anche di Dio. La malattia e la morte sono viste come punizioni divine.

Se hai risposto “A” alla 91 e  92

RELIGIOSITA’ MASOCHISTICA   Manca la coscienza che Dio è amore.

Sei moralista e ti senti un nulla di fronte a Dio. La tua è devozione ritualistica basata sul rimorso e sul peccato.

Se hai risposto “A” alla 93, 94, 95 e 96

 

RELIGIOSITA’ IPOMANIACA       Manca l’umiltà.

Ti senti migliore di altri (chi non crede o non ha la stessa fede). Rivendichi una “linea diretta” con Dio. Eccessiva ambizione morale. Vuoi convertire gli altri. Sei al limite del fanatismo religioso e del fondamentalismo

Se hai risposto “A” alla 97, 98, 99, 100

RELIGIOSITA’ OSSESSIVA       Manca la fiducia nel Dio di amore.

La tua religione è vissuta solo per placare il tuo senso di colpa e non come risposta libera all’amore di Dio. Hai ossessione per il peccato, che nel tuo caso nasce dalla tua paura, non dall’amore che si preoccupa di rispondere a Dio che ti ama. Qualcuno potrebbe definirti “bigotto”.

 

Se hai risposto “C” dalla 86, 87 e dall 89 alla 100

Sei hai risposto “A” all 88

RELIGIOSITA’ MATURA

Hai un giusto equilibrio di grazia (Dio ti chiama), Intelligenza (tu ragioni) e volontà (tu rispondi e vivi di conseguenza) e questo porta molti benefici alla tua salute psicologica, affettiva e spirituale.

 

Profili generali

Se hai risposto in maggioranza “A” alle domande:

1,2,3,4,6,8,9,10,11,12,13,14,16,17,18,19,20,21,22,23,25,26,27,28,29,31,32,33,34,36,37,38,39,41,42,44,45,46,47,48,49,51,52,53,54,56,57,58,59,60,61,62,63,67,72,73,74,75,77,78,79,81

La tua spiritualità è solida e ti dà gioia ed entusiamo nella vita. Desideri trasmettere la tua dimensione spirituale altri senza per questo forzarli nelle loro scelte. Trovi un senso profondo nelle tua azioni. Capisci che l’uomo non è solo un fatto biologico e materiale, ma anima, spirito e corpo uniti inscindibilmente tra di loro. La tua spiritualità incide positivamente sulla tua salute fisica, spirituale e psicologica.

Se hai risposto in maggioranza “B” alle domande:

1,2,3,4,6,8,9,10,11,12,13,14,16,17,18,19,20,21,22,23,25,26,27,28,29,31,32,33,34,36,37,38,39,41,42,44,45,46,47,48,49,51,52,53,54,56,57,58,59,60,61,62,63,67,72,73,74,75,77,78,79,81

Sei in ricerca di un senso profondo per la tua vita. Probabilmente sei agnostico. Non sei necessariamente indifferente al problema della fede e all’attività spirituale o religiosa. Sei tra coloro che stanno attivamente cercando una fede o sono in dubbio e hanno sostanzialmente una posizione agnostica, paragonabile al dubbio metodologico nella filosofia. Non hai le idee chiare sulle Religioni e pensi che tutte si equivalgano.

Se hai risposto in maggioranza “C” alle domande:

1,2,3,4,6,8,9,10,11,12,13,14,16,17,18,19,20,21,22,23,25,26,27,28,29,31,32,33,34,36,37,38,39,41,42,44,45,46,47,48,49,51,52,53,54,56,57,58,59,60,61,62,63,67,72,73,74,75,77,78,79,81

Non hai una spiritualità. Il tuo ateismo nasce dal dolore, oppure da esperienze negative irrisolte o ancora dalla tua (?) visione ideologica. Ritieni che fede e ragione siano assolutamente incompatibili. Provi irritazione per le persone religiose e talvolta ti ritieni migliore di loro.

Giorgio Nadali

 

 


Musica e fede

Nel 1589, con la bolla Cum pro nostri temporali munere, papa Sisto V riorganizzò il coro di S. Pietro allo scopo di ammettere castrati nelle sue fila, e nel 1599 i primi due – Pietro Paolo Folignato e Girolamo Rossini – vennero ammessi nel coro della Cappella Sistina, la cappella privata del papa (sebbene non sia da escludere che già da prima, dietro l’eufemismo di “falsettisti”, si celassero dei castrati, come Padre Soto, ammesso nel 1562). L’impiego dei castrati rimpiazzava quello delle voci bianche (che rimanevano tali solo per pochi anni) e dei falsettisti, dalle voci più deboli e meno affidabili; le donne non erano ammesse a cantare in chiesa, secondo anche quanto afferma il detto paolino mulier taceat in ecclesia («la donna taccia in chiesa») (1 Corinzi, 14,34). Nel 1700 la castrazione era un business: con il diffondersi dei cori polifonici, si aveva un sempre maggiore bisogno di voci bianche. Dato che una bolla pontificia vietava l’inserimento delle donne, si preferiva castrare i bambini (di circa otto-dieci anni) per far sì che mantenessero la capacità di cantare con voce femminile. Asportando chirurgicamente i testicoli, la mancata produzione di testosterone (che allarga laringe e faringe durante la pubertà) faceva sì che la voce mantenesse quel timbro anche da adulti. Ogni anno circa cinquemila ragazzi europei venivano castrati, soprattutto in Italia. Il medico fiorentino Antonio Santarelli, specialista in castrazioni, era tra i chirurghi meglio pagati dell’epoca. Il più celebre dei cantanti castrati è stato Carlo Broschi in arte Farinelli. L’ultimo grande castrato fu Giovanni Battista Velluti (1781-1861), che interpretò l’ultimo ruolo operistico scritto per un castrato: il ruolo di Armando ne «Il crociato in Egitto di Meyerbeer» (Venezia, 1824).

Poco dopo furono rimpiazzati come primi uomini dal nuovo tipo di tenore eroico incarnato dal francese Gilbert-Louis Duprez. Nel 1878, papa Leone XIII proibì l’ingaggio di castrati da parte della Chiesa; solo nella Cappella Sistina e in altre basiliche papali il loro impiego sopravvisse ancora per qualche anno: una foto di gruppo del coro della Sistina del 1898 mostra che all’epoca ne rimanevano sei (più il Direttore Perpetuo, il soprano Domenico Mustafà), e nel 1902 Leone XIII ribadì il suo divieto. La fine ufficiale per i castrati venne il 22 novembre 1903, quando il nuovo papa, Pio X, promulgò un motu proprio sulla musica sacra, Tra le sollecitudini, in cui si legge: «Se dunque si vogliono adoperare le voci acute dei soprani e contralti, queste dovranno essere sostenute dai fanciulli, secondo l’uso antichissimo della Chiesa». L’ultimo castrato della Sistina fu Alessandro Moreschi (1858-1922), l’unico castrato ad avere eseguito registrazioni. Su Moreschi le opinioni dei critici musicali divergono, alcuni lo considerano di livello mediocre e ritengono che le registrazioni abbiano un interesse puramente storico, come documentazione della voce di un castrato, altri lo giudicano un buon cantante, relativamente alla pratica e ai gusti del suo tempo.

Moreschi si ritirò ufficialmente nel 1913 e morì nel 1922. Il coinvolgimento della Chiesa Cattolica nel fenomeno dei castrati è stato a lungo fonte di polemiche, e recentemente vi sono state richieste di scuse ufficiali. In effetti, già nel 1748 papa Benedetto XIV aveva tentato di bandire i castrati dalle chiese, ma la loro popolarità all’epoca era tale che un provvedimento simile avrebbe avuto come risultato un drastico calo nella frequentazione delle chiese. «Chant» è un nuovo album di Canti Gregoriani registrato dai Monaci dell’Abbazia Cistercense di Stift Heiligenkreuz a Vienna, ritenuti attualmente i più eccelsi interpreti di questo repertorio oltre che cantori prediletti dal papa emerito Benedetto XVI. Mentre loro scalano le hit parade inglesi con un album dal titolo «Music for Paradise», Fratello Metallo, alias Frate Cesare Bonizzi – classe 1946 – si esibisce sul palco del Gods of Metal, una delle più importanti manifestazioni a livello internazionale dedicata alla musica heavy metal, al fianco di gente del calibro dei Judas Priest o Yngwie Malmsteen. Fratello Metallo è un frate Cappuccino minore al convento di Musocco (Milano) dal 1983. Nel 1990, assistendo ad un concerto dei Metallica, decise che Dio e l’heavy metal non sono inconciliabili. Ed è così che nel 2008 ha presentato, live, i brani dal suo ultimo e sedicesimo album “Misteri”. Un trio di preti che fatto successo con la musica è quello composto dagli irlandesi Padre Eugene, Padre Martin O’Hagan (suo fratello) e Padre David Delargy. Il Guinness dei Primati ha classificato un loro brano come il pezzo classico che ha venduto più velocemente in tutta la storia musicale della Gran Bretagna. Nel novembre 2009 è uscito il secondo album dei The Priests dal titolo Harmony. Erano compagni di scuola e iniziarono cantando per la prima volta insieme all’età di dodici anni. La loro passione per il canto continuò durante gli studi sacerdotali a Roma. Divenuti preti, tutti e tre incominciarono a dedicarsi ai rispettivi impegni parrocchiali senza però tralasciare il canto, che rientrava sia nella preghiera sia nel tempo libero quando si esibivano in opere, musical e cori locali. Da quando hanno firmato il contratto con la Sony Music nel 2008, The Priests hanno uno strepitoso successo a livello mondiale.[1] Il canto di chiesa più diffuso ed eseguito al mondo è Amazing Grace («Meravigliosa grazia») dell’inglese John Henry Newton (1725-1807). La musica è un canto di disperazione degli schiavi trasportati dalle navi che Newton comandava prima della sua conversione. Il brano è stato interpretato da moltissimi musicisti, tra cui KC and the Sunshine Band (anche dal vivo), Rod Stewart (sull’album «Every Picture Tells a Story») e Joan Baez. La versione più accreditata per una voce femminile è quella della regina del Soul, Aretha Franklin, registrata live in un suo album gospel chiamato proprio Amazing Grace. Il Guardiano del Faro ne ha realizzata una versione strumentale, intitolandola «Il gabbiano infelice», mentre i «Ricchi e Poveri» l’hanno incisa con un testo in italiano e il titolo «Amici miei».

Niente musica per gli Amish, la setta fondamentalista cristiana. Gli strumenti musicali sono proibiti perché sono contrari allo spirito di umiltà (glassenheit) e accendono emozioni.

Secondo la regola della kol isha non è consentito agli uomini ebrei ortodossi ascoltare il canto singolo di una voce femminile, tranne che nelle voci miste degli inni ebraici (zemirot). Il motivo che quella voce (arev) è associata alla nudità (ervah) nel Cantico dei Cantici (2,14).[2] Il dibattito è in corso tra le autorità religiose ebraiche (poskim) sul consentire l’ascolto di voci femminili registrate in cui non si conosca la donna che canta e l’uomo veda la fotografia della cantante.

Per l’Islàm è haram (proibito) lavorare come commesso in un negozio che vende strumenti musicali. È consentito vendere uno strumento per le sue parti, tale da averlo fuso, ecc. È haram vendere qualsiasi strumento musicale, perché equivale ad aiutare qualcuno a commettere il peccato di suonarlo. Strano perché proprio dai Paesi Islamici giunsero in occidente la chitarra e la viola.[3] È haram essere un musicista. Al-Baghawi ha dichiarato in una fatwa che è haram vendere tutti i tipi di strumenti musicali come mandolini, flauti, ecc Poi disse: Se le immagini vengono cancellate e gli strumenti musicali sono alterati, allora è lecito vendere le loro parti, d’argento, ferro, legno o qualsiasi altra cosa. (Sharh al-Sunnah, 8/28) Shaykh Ibn Taymiyah disse: Il Profeta ha permesso alcuni tipi di strumenti musicali in occasione di matrimoni e simili, e ha consentito alle donne a suonare il daff (tamburello) a matrimoni e in altre occasioni gioiose. In generale, si tratta di un principio ben noto della religione Islamica che il Profeta non abbia prescritto che gli uomini giusti, fedeli devoti e asceti di questa Ummah (comunità) possano radunarsi per ascoltare versi di poesia cantata con l’accompagnamento di battimani, legnetti o daffs. Non è lecito a nessuno di andare oltre i limiti dell’Islàm e seguire qualcosa di diverso da quello che è stato narrato nel Corano e nella Sunnah (tradizione). Ma il Profeta con una concessione per alcuni tipi di intrattenimento in occasione di matrimoni e simili, e ha anche ottenuto la concessione alle donne permettendo loro di battere il daff ai matrimoni e altre occasioni gioiose. Ma per quanto riguarda gli uomini, a nessuno di loro è concesso battere i daff o battere le mani, anzi è stato dimostrato al-Sahih disse: “Battere le mani è per le donne, e il Tasbeeh (usare il rosario Islamico) è per gli uomini” e ha maledetto le donne che imitano gli uomini e gli uomini che imitano le donne. Perché cantare, battere il daff e battere le mani sono azioni da donne. La Salaf (i pii antenati) chiamava un uomo che ha fatto questo un mukhannath (effeminato), e chiamavano i cantanti maschi makhaaneeth (pl. di mukhannath).

Lo suizen è una pratica Zen per raggiungere la realizzazione personale attraverso il suonare un flauto dritto di bambù chiamato shakuhachi. I taoisti usano uno strumento musicale chiamato “Pesce di legno” (muyu) per scandire la recitazione delle scritture. È usato insieme alla campana invertita (qing) perché la parola cinese “campana” ha lo stesso suono di “sveglia” e il termine “pesce di legno” ha lo stesso suono di “illuminazione”. Ecco perché il testo sacro «I segreti essenziali dell’Altissimo» dice che «Il pesce di legno e la campana pura svegliano l’universo». Nell’Ebraismo le melodie di preghiera – note come nusah– differiscono da comunità a comunità. Gli  Askenazim (ebrei di discendenza europea orientale) utilizzano una musica di preghiera molto differente rispetto ai Sefarditi (ebrei di origine spagnola). E anche all’interno di tali categorie di ashkenaziti e sefarditi, si possono trovare numerose varianti geografiche di nusah. L’utilizzo corretto di nusah garantisce permette a un ebreo di dormire per vent’anni e identificare il servizio che l’ha svegliato solo da suoi motivi musicali.

Nel Buddhismo tibetano il dungchen è un lungo corno suonato in genere da una coppia di monaci. Produce un suono molto basso caratteristico. I monaci buddhisti tibetani riescono a emettere un suono polifonico di più voci proveniente da un solo individuo, mettendo in risonanza le loro corde vocali con una tecnica chiamata fonazione ventricolare o canto difonico. Il canto buddhista tibetano è un sotto genere del canto mediante la gola. Diverse cerimonie usano questo tipo di canto. I diversi tipi di canto difonico tibetano sono il gyuke, con tono molto basso, lo dzoke e il gyer. Una tipica orchestra rituale buddhista tibetana comprende gli strumenti gyaling (il corno corto) dungchen (il corno lungo), kangling, lo strumento a fiato derivato da un femore o da una tibia umane oppure di legno. È meglio però il femore di un criminale o di una persona deceduta di morte violenta. Il suo suono serve per allontanare i demoni in rituali tantrici e ha lo stesso valore della recitazione dei mantra. Il kangling è usato solo nei rituali chöd[4] (che devono essere celebrati all’aperto) insieme al tamburello damaru chöd e alla campanella. Nel chöd tantrico chi suona il kangling motivato dalla compassione, lo fa come gesto di coraggio, per chiamare gli spiriti affamati e I demoni affinché essi possano soddisfare la loro fame e quindi lenire le sofferenze. Viene anche suonato per tagliare il proprio ego. Sì, ho scritto tagliare. Esiste anche uno speciale oggetto rituale per “tagliare” ritualmente il proprio ego. Si tratta della mezzaluna kartìka. Altri strumenti comprendono il dungkar (conchiglia), drillbu (campanelle), silnyen (cimbali verticali), e soprattutto il canto. Insieme la musica crea uno stato mentale per invitare o chiamare le divinità.

[1] Cfr.  G. NADALI, I monaci sugli alberi. E centinaia di altre cose curiose su Dio, la Bibbia, il Vaticano, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo, 2010

[2] O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia, nei nascondigli dei dirupi, mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce.

[3] G. MANDEL KHAN, Islàm, Mondadori Electa, Milano, 2006, p. 264

[4] È’ una scuola di pensiero buddhista tibetana centrata sul «tagliare il prorio ego». Usa oggetti rituali come la tromba kangling di osso umano, un tamburo damaru più grande di quello induista, pugnali rituali phurba e la kartika, pugnale ricurbo a mezzaluna per tagliare l’egoismo. Va usato insieme alla ciotola derivata da un teschio umano piena del nettare della saggezza.

Giorgio Nadali


Le Beatitudini. 1. Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Chiariamo subito un equivoco. I poveri in spirito non sono i poveracci e il Cristianesimo non è una religione per “poveri” (in senso materiale). “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli” (Matteo 5,3). I poveri in spirito sono gli  uomini e le donne che mettono la loro fiducia in Dio e non nelle cose, ma non significa che sono persone in miseria. La Regina dei poveri del Vangelo è Maria di Nazareth, la quale non viveva in miseria (come i lebbrosi o le vedove, ad esempio), secondo le condizioni sociali del suo tempo. Era molto umile. L’umiltà è la semplicità del cuore, non è la povertà materiale. È questa che rende “poveri in spirito”. C’erano ragazze molto più “povere” di lei materialmente  e non sono state scelte da Dio, ma Il Signore ha scelto Maria per la sua umiltà, per la sua “povertà di spirito”, appunto.  Il denaro e le cose materiali vanno usate (per il bene) e non adorate. I poveri del Vangelo sono coloro che non sono avidi di cose e di denaro o materialisti. Gesù grida “Guai a voi ricchi perché avete già la vostra consolazione” (Luca 6,24), ma non esalta né il pauperismo (la povertà materiale in quanto tale), né la lotta (politica) di classe. Sono i ricchi che si sentono autosufficienti rispetto a Dio. Il Signore ricorda che anche i ricchi potranno salvarsi (Marco 10,27). La ricchezza, e dunque la proprietà privata, non sono stigmatizzate, anche se sceglie (solo) alcuni e dà loro il consiglio evangelico della rinuncia ai beni materiali e al matrimonio. Desiderare denaro non vuol dire essere “avidi”. “Avido” è colui che ha una dipendenza patologica insaziabile (non sono in termini materiali, ma anche affettivi). Una persona con disponibilità economica non è per forza avida e materialista.

E’ vero che Gesù disse anche: “Guai a voi ricchi. E’ più facile che un cammello passi per una cruna d’ago che un ricco entri nel Regno dei Cieli” (Luca 18,25). Qui Gesù non sta condannando la ricchezza in quanto tale, che – se  onesta – non è affatto un male, a patto che sia aperta all’aiuto di chi ha bisogno. Con la ricchezza materiale si possono aiutare molte persone e dare lavoro agli altri, ad esempio. Si può promuovere l’arte che abbonda in molte chiese e nello stesso Vaticano, come è successo nei secoli da parte di facoltosi mecenati, anche se alcuni di loro lo facevano per lavarsi la coscienza (come per Enrico Scrovegni, che fece costruire a Padova la più preziosa cappella esistente). Con l’espressione “Beati i poveri in spirito” Gesù sta mettendo in guardia dalla ricchezza che può diventare un idolo che prende il posto di Dio. Non è la ricchezza che rende una persona cattiva. Ci sono poveri cattivi e ricchi buoni. Un mendicante che bestemmia Dio dalla mattina alla sera per la sua situazione, non è affatto un “povero del Vangelo”. La ricchezza materiale semplicemente amplifica ciò che una persona è già. Gesù non dice che ogni fedele deve fare il voto di povertà. Questo voto è riservato solo agli uomini e alle donne che sentono una speciale vocazione di consacrazione a Dio, anima e corpo.

Quanto alla povertà di Gesù… Viveva in un’epoca storica totalmente diversa. Qualsiasi cosa che noi oggi abbiamo sarebbe stata considerata un lusso a quel tempo. Gesù insisteva sulla povertà interiore, la sola che può mettere Dio al primo posto. Storicamente non era così  “povero” in realtà, almeno come intendiamo oggi la povertà. A suo tempo i più poveri erano i lebbrosi e le vedove. Gesù era un maestro itinerante e veniva da una famiglia di un artigiano (Giuseppe) che non era propriamente povera. Occorre distinguere dunque ciò che è destinato al culto, ciò che è opera d’arte, e cosa è veramente la povertà del Vangelo. I poveri in spirito non sono quindi coloro che hanno necessariamente il portafoglio vuoto, ma sono certamente coloro che hanno il cuore pieno di Dio.

Giorgio Nadali


La magia della “Santosha”. L’accettazione

Santosha, a volte scritto Santosa, è una parola combinazione in sanscrito, derivato da SAM (सं, सम्) e Tosha (तोष, तुष्, Tush). Sam significa “tutto”, “tutto” o “del tutto”,  e Tosha, “appagamento”, “soddisfazione”, “accettazione”, “essere confortevole”.  In combinazione, la parola Santosha significa “completamente contenuti con o soddisfatti, accettando e confortevole “. Altre parole basate sulla radice Fiducia (तुष्टः), come ad esempio Santusht (सन्तुष्ट) e Tushayati (तुष्यति) sono sinonimo di Santosha, e si trovano in antichi e medievali dell’epoca testi indiani.

Isaacs traduce Santosha come “contentezza, accettando le proprie circostanze”. Woods la descrive come mancanza di trsna (तृष्णा, desiderio) e desiderare ciò che è necessario per la propria vita (versi II.42 e II.32 dello Yoga Sutra). Altri lo definiscono come un atteggiamento di contentezza, uno di comprensione e di accettare se stessi e il proprio ambiente e le circostanze come sono, uno stato spirituale necessario per l’ottimismo e lo sforzo per cambiare il futuro. Bhatta definisce la Santosha come appagamento interiore, uno stato di pace interiore.

Lo Yoga Darshana, che include il commento di Rishi Vyasa su Yogasutra di Patanjali, definisce la contentezza come lo stato interno dove, “esiste una mente gioiosa e soddisfatta a prescindere dal proprio ambiente, indipendentemente dal proprio stato attuale di piacere o dolore, finanziario, successo o disprezzo, fallimento, simpatia o odio”.

Redazione


La simbologia sessuale buddhista tibetana e gli altri simbolismi sessuali delle religioni. V.M. 18

 Lao Tzu, fondatore del Taoismo diceva: «La gentilezza delle parole crea fiducia. La gentilezza dei pensieri crea profondità. La gentilezza nel donare crea amore». Fatto sta che le religioni mondiali usano spesso il simbolismo sessuale in miti e metafore, riti e rituali, storie e sculture, come mezzo per esprimere la relazione con il trascendente.

Un simbolo chiave nel Buddhismo tibetano Vajrayanico è la figura yab-yum, una coppia di divinità maschile e femminile intenti in un’unione sessuale, la quale rappresenta la nozione basilare buddhista che la saggezza e la compassione devono congiungersi per ottenere il nirvana. I seguaci più avanzati del Buddhismo tibetano possono anche usare la “mente beata” dell’orgasmo sotto condizioni disciplinate per comprendere la verità attraverso la “mente della luce chiara”. Nell’orgasmo la mente diviene completamente assorbita e la solita mente concettuale, le apparenze che la accompagnano si sciolgono lasciando la realtà fondamentale. Qui un vento fisico, piuttosto che una scultura, un dipinto o un’immagine, fornisce un simbolismo sessuale che punta verso il trascendente. In molte tradizioni – con eccezione del Buddhismo – il simbolismo sessuale religioso è unito con il linguaggio dell’amore, collocando questi simboli nel contesto di un amore che trasforma.

Gendün Chöpel è l’intellettuale più controverso del Buddhismo tibetano, autore del «Trattato sulla passione». Questa guida sessuale rivolta ai laici combina i classici erotici indiani come il Kamasutra con la cultura buddhista Vajarayana. Chöpel sostiene l’uguaglianza sociale per le donne, la valorizzazione del piacere sessuale femminile e l’esplorazione sessuale in un’etica di sostegno dell’amore. La sua prospettiva tantrica vede l’attività sessuale comune come base per un possibile sviluppo di una straordinaria intuizione, ponendo l’accento sulla compatibilità del piacere sessuale con l’intuito spirituale. Chöpel spiega che le sessantaquattro arti dell’amore intensificano il desiderio e l’orgasmo e possono aprire una porta sull’esplorazione della natura della coscienza. Nell’orgasmo la natura chiara della mente è più percepibile e questo sottile livello di coscienza dissolve l’apparente solidità delle percezioni ordinarie, sino a che anche il desiderio stesso viene trasceso. Le evocative descrizioni delle tecniche e posizioni sessuali fatte da Chöpel sono accessibili, giocose, femministe e un adattamento istruttivo degli alti ideali buddhisti alla vita di tutti i giorni.
L’Induismo ha quattro principi fondamentali : dharma (legge morale), kama (piacere), artha (potere, beni materiali), mokṣa (liberazione dalle rinascite). I testi che si occupano del kama compresi il Kamasutra di Vatsyayana (monaco che viveva in castità assoluta, ma dotato di viva immaginazione – 300 d.C.) descrivono il piacere sessuale invocando parole come rasa (gusto estetico), bhava (atteggiamento emotivo), rati (passione), priti (amore), raga (attaccamento) e samapti (orgasmo). Un’altra parola sanscrita molto usata per descrivere il principio del piacere sessuale è bhoga (godimento) e si riferisce anche ad altri situazioni come il consumo di cibo. Il piacere va vissuto in gioventù, preferibilmente nella grhastha-asrama (vita matrimoniale) per donare la vita. Il matrimonio può essere celebrato (e non consumato) anche da bambini. Dopo aver assolto gli obblighi genitoriali è possibile abbracciare la vita ascetica celibataria (samnyasa-asrama).

Lo Zohar, un testo ebraico cabalistico caratterizza l’idea ebraica della sacralità del sesso suggerendo che l’Essenza Divina “riposa sul letto nuziale” quando la coppia è “unita nell’amore e santità”. Nell’Induismo un linga (pene) come il Shiva linga di marmo del famoso tempio Kandariya Mahadeva di Khajuraho (India) è collocato nel garbhagriha (luogo più interno del tempio indù) per ricordare al devoto che la completezza assoluta dell’unione dei principi maschile e femminile. Lo stesso simbolismo è usato nell’Ebraismo (Zohar) perché la Shekhinah (presenza divina) si rivela al lettore della Torah (l’amante) come fanciulla nascosta in una camera segreta del palazzo, come la garbhagriha indù. Nell’Induismo il linga (pene) che posto al centro della yoni (vagina) nello linga-yoni dei templi rappresenta l’unione del dharma (legge) con la shakti (potere) e tutta la shakti (con soddisfazione delle lettrici) è sempre femminile. Il grembo punta al Brahman (la realtà ultima) e il linga-yoni punta alla generazione della vita da Brahman e l’unione ultima in Brahman dei diversi elementi apparenti del mondo, maschile e femminile.

Nell’Islàm le houris, fanciulle che allietano i devoti maschi in paradiso hanno il nome di Dio scritto su un seno e il nome del marito sull’altro [o eventualmente sino a quattro nomi dei quattro mariti su un seno?

Anche nel Cristianesimo la simbologia sessuale non manca, soprattutto presente nel Cristianesimo medievale delle “spose mistiche” come Santa Teresa d’Avila. Bernini rappresenta nella sua Estasi di Santa Teresa l’incontro con Dio che le appare come angelo con una lancia. Tradizionali simboli fallici sono la lancia, la freccia e il serpente e nel caso di Angela da Foligno di una falce che la riempie con inestimabile sazietà.

Unito al linguaggio dell’amore il simbolismo religioso sessuale evoca anche la reciprocità della relazione, il desiderio di divenire complementari al divino, com’è evidente nella nozione ebraica di sesso sacro, nell’iconografia indù della coppia divina come Shiva e Parvati o Krishna e Radha, ma anche nella simbologia dello yin-yang taoista.
La Sahajiya, una setta tantrica del Bengala usa il coito rituale (maithuna). Lo scopo del sesso rituale di Sahajiya è di trasformare il desiderio (kama) in amore (prema) e va fatto con una parakiya, una donna non sposata o impegnata con un altro. Non vi è però eiaculazione perché il seme va diretto in altro verso la susumna nadi (canale del corpo che collega i chackra, punti vitali) al sahasrara padma dove viene goduta la beatitudine di Radha e di Krishna.

L’enorme varietà nell’uso del simbolismo sessuale è evidente, ma non è usato allo stesso modo in tutte le religioni. Nell’Induismo e nel Cristianesimo le immagini sessuali servono come puntatori verso una realtà trascendente, mentre nel Buddhismo sono strumenti per svuotare la mente e raggiungere il nirvana la “pienezza dello svuotamento”. Un aspetto importante delle tradizioni asiatiche è il posto preminente che viene dato al femminino sacro, forse in parte perché la religione induista proviene da culture agresti più orientate verso le donne. Vi è un contrasto con le culture maschili del Medio Oriente, all’interno delle quali sorse il monoteismo occidentale orientato verso i maschi, dove predomina il modello di maschio come pastore. In ogni caso, nonostante questa evidente diversità vi è un “estetico erotico” nell’utilizzo umano del mito e del simbolo, della danza e della musica, della storia e della teologia, della pittura e della scultura che puntano verso il divino.

Le immagini erotiche si sono trasferite nella vita monastica cristiana, ma anche nel Giudaismo hassidico, in una rappresentazione erotica dell’incontro tra l’umano e il divino. All’interno della tradizione cabalistica giudaica, nonostante le immagini erotiche non siano usate per rappresentare l’incontro tra umano e divino, come sostiene lo studioso Gershom Scholem, Dio viene visto come il centro della sessualità: «in Dio vi è un’unione dell’attivo e del passivo, procreazione e concepimento, da cui proviene tutta la vita e la beatitudine». Nella tradizione islamica troviamo una simile estetica erotica in Rumi, il più grande dei poeti e mistici persiani. […] Infine un’altra forma occidentale per comprendere la relazione tra umano e divino in chiave erotica si trova nel famoso testo cabalistico mistico giudaico, lo Zohar o “Libro dello Splendore”. Anche se non eroicizza direttamente la relazione tra umano e divino, lo fa indirettamente delineando la stessa Torah come l’amante del lettore devoto alla sua lettura.

Duti puja

Nel tantrismo il duti puja è l’adorazione di una bella donna, che comprende il pancamakara. Il rito noto come pancamakara o dei “cinque essenziali” è officiato con cinque ingredienti che in sanscrito iniziano con la “m” e di cui solo i primi quattro si comprano al supermercato: grano (mudra), pesce (matsya), liquore (madya), carne (mamsa), e rapporto sessuale (maithuna). Viene anche definita come “Eucaristia Tantrica”. Lo scopo del rito è di svegliare i poteri spirituali e di soddisfarli. Sono invocate le divinità: Shiva e Shakti, Mahadeva e Mahadevi, Bhairava e Bhairavi. Le coppie cosmiche.

La coppia siede di fronte ad un fuoco. La donna alla sinistra del suo compagno. Il lato sinistro è infatti femminile, quello destro, maschile. La coppia inginocchiata unisce le mani nel tradizionale gesto di saluto namaste. Gli elementi vengono in parte versati nel fuoco e in parte imboccati alla partner, che rappresenta la divinità. Fatto questo la coppia gira intorno al fuoco tre volte e mezza, tante quante le spire della kundalini, l’energia sessuale. La donna è ritualmente elevata e purificata allo stato delle dee (Devi) mediante la meditazione e il nyasa. Il nyasa è il rituale che pone delle preghiere (mantra) o lettere sul corpo mediante il tocco o la visualizzazione, rendendolo divino e riempiendolo col potere della Shakti (il potere creativo di Shiva rappresentato dalla sua consorte). Poi ogni parte del corpo della donna viene adorata, in particolare il volto, i seni e l’organo genitale (yoni). Le sono offerti alcol, carne cotta e pesce. Il rituale culmina con il rapporto sessuale (maithuna) dell’adepto con lei. Nel coito (maithuna) la donna deve avere il controllo. L’unione è simbolica dell’unione del dio Shiva con la sua Shakti. Il maithuna rappresenta lo stato assoluto di beatitudine.

In contrasto con la concezione occidentale, nella tradizione asiatica le femmine e quindi le devi sono viste come attive, immanenti e accessibili, mentre le divinità maschili tendono ad essere passive e (come in Occidente) trascendenti e non facilmente accessibili. Da ciò deriva la forma iconografica più importante dell’Induismo, il linga/yoni shivaita, è sia una forma iconografica parziale con un volto sul linga [pene], sia una forma aniconica che simboleggia l’infinito. In maniera significativa in questa immagine estetica erotica il linga si erge dalla yoni mettendo in evidenza un simbolismo generativo più profondo all’interno del simbolismo sessuale e illustra la fondamentale dottrina induista per la quale tutto il potere è femminile (ad esempio la shakti) e di conseguenza l’energia maschile non è incipiente, ma costantemente reindirizzata dall’energia femminile.

Le tradizioni cinesi condividono una visione simile dell’estetico erotico nella complementarietà dei principi maschili e femminili dello yin e yang. In questa visione è importante che tutto lo yin ha un po’ di yang e viceversa. Perciò lo yin [femminile]e lo yang [maschile] sono interdipendenti e l’ideale è di evitare la contrapposizione e ottenere un bilanciamento tra loro. Nelle tradizioni cinesi, il Taoismo aggiunge anche l’idea della Grande Madre e che la femmina ha un’inesauribile forza vitale che può dare nell’unione.
L’uso del simbolismo sessuale non significa che Dio abbia un corpo, ma deve esserci qualcosa di letterale nel simbolismo e questo implica che Dio può essere letteralmente concepito sia come personale sia come sessuato.

Giorgio Nadali

direttore@oltre.online

Giorgio Nadali, “Sessualità, Religoni e Sette. Amore e Sesso nei Culti mondiali”, Armando Editore, Roma, 1999

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I valori cristiani. 7. La preghiera

Diversamente da come si pensa, pregare non è ricordare a Dio qualcosa, ma ricordarci di Dio. Non a caso Gesù raccomanda di non sprecare molte parole come fanno i pagani: “Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole” (Matteo 6,7). Questi dovevano convincere gli déi ad ascoltarli e ancora oggi questo viene fatto con molta fede sincera in religioni come il Taoismo o lo Shintosimo. Bisogna convincere gli déi ad ascoltare e ad agire. Non è così per il Dio della Bibbia, che è Padre. La preghiera cristiana è un dialogo di amore. Dio sa già di cosa abbiamo bisogno (Matteo 6,32), ma non in generale, per l’umanità. Proprio personalmente per ciascuno di noi, per ogni periodo particolare e giorno della nostra esistenza terrena. Questa è la nostra fede. La preghiera non è quindi la recita di formule per tener buono un Dio che no ascolta o per fare intervenire un Dio distratto. Non è neppure la recita di mantra (formule di preghiera di tipo induista) ripetendole ossessivamente per entrare in uno stato di meditazione o per garantirci l’attenzione o la benevolenza divina o di Santi. Esistono in realtà rosari per la preghiera ripetitiva nel Cattolicesimo, nell’Ortodossia, nell’Islàm, nel Buddhismo, nell’Induismo.

Il pericolo è che l’orazione ripetitiva divenga meccanica, se non vi è uno spirito di preghiera. Questo significa una totale fiducia di avere già l’amore di Dio che vuole il nostro successo e la nostra felicità. Significa gratitudine, non mezzo per ottenere qualcosa o per mettersi in mostra come il fariseo della parabola evangelica: “O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano” (Luca 18,11). Vi sono innumerevoli modi di pregare, ma il peggiore è senz’altro quello senza cuore. Quello di una “religiosità ipomaniaca” che presenta il conto a Dio, e di una “religiosità da timore” che prega per garantirsi qualcosa. In questi casi manca la consapevolezza che siamo amati sempre, anche se non preghiamo affatto, anche se siamo ingrati. La preghiera ci aiuta ad essere grati e a rispondere a questo amore (Luca 15,11-32). Nella parabola del figliol prodigo il personaggio che rimane in collera è il fratello di colui che ha voltato le spalle al padre e se ne è andato. Nella parabola degli operai della vigna coloro che sono in collera sono gli operai che hanno lavorato tutto il giorno e ricevono la stessa paga di chi ha lavorato un’ora sola (Matteo20,12). La preghiera cristiana ha tre volti: lode, ringraziamento e domanda. Lodare Dio è essenziale perché l’amore implica il riconoscimento di quanto l’altro (e l’Altro) siano importanti per noi. Nasce dall’amore, non dalla paura. Solo chi si sente amato esattamente per come è già adesso può provare gratitudine e da questo scaturisce la preghiera di ringraziamento, di gratitudine (Luca 17,17).

Nella parabola Gesù guarisce dieci lebbrosi. Li ama tutti senza condizioni, ma solo uno torna indietro a ringraziare. L’amore è gratuito. Non implica la risposta dell’altro. Però riconoscerlo ed esserne grati dà molta più gioia. Una differenza sostanziale tra chi crede (ed è amato) e chi non crede (ed è amato allo stesso identico modo). Abbiamo già parlato di un aspetto particolare della preghiera. Forse è bene ricordarlo.

Non esiste “sfacciataggine” nella preghiera. A un Dio grande si chiedono cose grandi. Quelle piccole le possiamo fare anche da soli. Prega in grande. Chiedi cose grandi. Chiedete e vi sarà dato: “una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo” (Luca 6,38). Padre, grazie per questa meravigliosa giornata. Ricolmami della tua grazia e del tuo favore in questa giornata, al punto da farmi essere benedizione per gli altri. Che preghiera energizzante e piena di fede per iniziare così la giornata! Dio vuole il massimo per noi. Sì, anche in termini materiali. La povertà non è la miseria. Ne parleremo. Qualcuno ha insegnato a tenere un profilo basso e dimesso con Dio. Questo non è però compatibile con l’idea di rapporto Padre-figlio che ci ha trasmesso Gesù. Quale padre direbbe “non disturbarmi, riga dritto e accontentati”. Sì, forse alcuni “padri” terreni, ma certamente non Dio Padre. Difatti Gesù dice: “Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!” (Luca 11,13). Cosa significa? Prega in grande. Grande lode, grande gratitudine e grandi richieste. Niente timidezza nella preghiera. È il rapporto di amore con l’Abbà, cioè il vezzeggiativo tenero di “papà”, nella lingua aramaica, come lo chiama Gesù e ci ha insegnato a chiamarlo, ma anche soprattutto a crederlo veramente! E questo per alcuni è la cosa più difficile. Una preghiera: “Signore aumenta la nostra fede” (Luca 17,6). Interessante la risposta di Gesù: “Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe”.

Giorgio Nadali


Fede & Scienza: Le forze della preghiera e della fede fanno bene al cervello

Le persone religiose trovano forza in Dio; questo lo sappiamo. Ma un nuovo studio condotto dal Prof. Malt Friese e da Michaela Wanke suggerisce che anche i non credenti possono entrare in azione. In un recente numero del Journal of Experimental Social Psychology, presentano prove che dimostrano come e perché la preghiera potrebbe aumentare la capacità di chiunque di resistere alla tentazione. Tuttavia possiamo essere tutti d’accordo che per questo occorra autocontrollo, gli autori propongono che la fonte di tale controllo potrebbe non essere soprannaturale. Invece, potrebbe venire da qualcosa di più terreno. Qualcosa di accessibile anche ai più atei: la connessione sociale.

Gli autori hanno elaborato il loro studio del potere di preghiera in ciò che hanno chiamato il “modello forza” dell’autocontrollo. Il modello di resistenza suggerisce che le nostre risorse cognitive, come le nostre risorse fisiche, siano limitate. Correre per un chilometro sarebbe incredibilmente difficile dopo averne corsi già 30, e resistere anche alla più piccola tentazione può essere incredibilmente difficile se hai appena passato un’ora a resistere quelle più grandi. Quindi, come possiamo ricostituire queste risorse cognitive, o anche aumentare la nostra “resistenza” cognitiva? I ricercatori hanno, in tutta serietà, scoperto che l’ingestione di glucosio può infatti aumentare l’autocontrollo, ma gli scienziati gli scienziati hanno supposto che la preghiera potrebbe essere un altro mezzo attraverso il quale gli individui si proteggono dal crollo della forza di volontà. In effetti, studi del passato avevano già suggerito un tale rapporto, mostrando che suggerendo ai partecipanti parole relative alla religione (ad es Dio, divino) li mettevano al riparo contro gli effetti dell’impoverimento cognitivo.

Gli autori hanno trovato che le persone interpretano la preghiera come l’interazione sociale con Dio, e le interazioni sociali sono ciò che ci danno le risorse cognitive necessarie per evitare la tentazione. Precedenti ricerche hanno trovato che anche brevi interazioni sociali possono promuovere le funzioni cognitive, e lo stesso sembra valere per le brevi interazioni sociali con le divinità.

Uno dei più importanti ricercatori nel campo della neurologia e della spiritualità è Andrew Newberg, direttore della ricerca presso il Jefferson Myrna Brind Center of Integrative Medicine a Thomas Jefferson University Hospital e , a Philadelphia . Ha fatto studi empirici sul funzionamento del cervello tra una varietà di praticanti spirituali che vanno da suore cattoliche impegnati in ” centrare preghiera” di pentecostali in preghiera in lingue .

I risultati del suo lavoro e altri hanno confermato che il cervello umano è “progettato per la fede . “Diverse volte le neuroscienze hanno dimostrato che la preghiera fa una differenza notevole nel funzionamento fisiologico del cervello.

Newberg afferma che mentre cresci spiritualmente, cambi le convinzioni, migliori il senso di compassione – per esempio – e questo incide sul cervello. Se si pratica la molto preghiera, per esempio, i dati mostrano che queste pratiche possono effettivamente cambiare il cervello nel corso del tempo .

Abbiamo fatto uno studio sulla pratica di meditazione e abbiamo trovato diverse cose tra le persone che non avevano mai meditato prima. Quando queste persone hanno aggiunto la meditazione per le loro pratiche, come ad esempio concentrandosi su un passo della Scrittura, abbiamo visto cambiamenti significativi nel funzionamento del cervello. In particolare, abbiamo visto una maggiore attività nei lobi frontali (una delle aree del cervello coinvolte nella compassione e nelle emozioni positive ) e non ci sono stati cambiamenti nel talamo, la parte del nostro cervello che ci aiuta all’interconnessione.

I cristiani spesso parlano di ” frutto dello Spirito ” delineati da San Paolo nella Lettera ai Galati- “amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, mitezza, dominio di sé “. Queste sono funzioni del cervello ?

Newberg risponde che in sostanza c’è un equilibrio da stabilire tra il lobo frontale e il sistema limbico. L’amigdala è la parte del cervello che reagisce alla paura, all’odio , alla rabbia e altre emozioni allarmanti, ma partecipa anche agli aspetti positivi. Il lobo frontale equilibra tutto. Per esempio, quando qualcuno ti taglia la strada nel traffico , la vostra amigdala reagisce con , “fagli  del male subito”, ma il vostro lobo frontale dice: “Aspetta un minuto! ” Questa è una visione neurologica della pazienza .

Sia che si chiami ” vita nello Spirito ” o diventare più compassionevole, meno reazionario, si parla del tentativo di sopprimere l’amigdala e cercare di migliorare il lobo frontale e le attività nelle aree sociali del cervello.

Newberg aggiunge che “le visioni positive su Dio sono buone per il cervello. Tuttavia , le visioni negative su Dio possono essere dannose, causano stress, ansia e possono causare depressione e emozioni negative”.

Abbiamo scoperto che la fede nel suo senso più ampio è la cosa migliore che si può avere per il cervello. Non solo la fede religiosa fa bene al cervello, ma anche l’ottimismo e il guardare il mondo in modo positivo che la gente associa spesso con la fede.  Avere ” fede” che la tua vita andrà per il verso giusto e che tu sia in grado di aiutare altre persone, questo è un altro beneficio.

In realtà, l’ottimismo – la speranza – è un ottimo indicatore della propria salute e della vita . Se questo ottimismo è avvolto in un contesto religioso, vi sono elementi che dimostrano che le persone che sono religiose hanno più bassi livelli di depressione e ansia .

Inoltre, quando hai fede, fornisci un quadro di riferimento per la vita e per la comprensione del mondo che allevia un sacco di ansia ontologica di cui molti soffrono, e ciò fornisce risposte in un contesto di vita. È un reticolo interconnesso per la vita. Se ottenete sostegno sociale dalla vostra chiesa, anche questo è incredibilmente utile per il cervello .

Giorgio Nadali