Sergio Borra, CEO di Dale Carnegie: “Ritengo che il successo sia la progressiva realizzazione di un valido ideale”

VERSIONE INTEGRALE dell’intervista di Giorgio Nadali a Sergio Borra, CEO di Dale Carnegie Italia, pubblicata da Fortune Italia il 23 Dicembre 2019

Sergio Borra, CEO di Dale Carnegie: “ritengo che il successo sia la progressiva realizzazione di un valido ideale”

 di Giorgio Nadali

Dale Carnegie Training è dal 1912 il punto di riferimento nel mondo della formazione aziendale, manageriale e comportamentale. I loro esperti affiancano le aziende nel raggiungimento dei loro obiettivi, valorizzando e contribuendo al miglioramento delle performance e al successo di chi vi lavora. Dale Carnegie Italia è parte integrante di Dale Carnegie Training, una realtà globale con sede a New York ed uffici dislocati in più di 90 paesi. Attraverso un know-how unico, risultato di oltre 100 anni di esperienza, supporta le aziende offrendo percorsi formativi mirati e dedicati al miglioramento delle performance, che coniugano l’approccio di Dale Carnegie e le peculiarità sociali e culturali del territorio in cui opera. Le aree di formazione sono 6: Team Building e Engagement, Sviluppo della Leadership, Vendita e Negoziazione,  Customer Service, Comunicazione e Public Speaking, Innovazione e Cambiamento.

Sergio Borra, CEO è intervenuto all’Executive Summit organizzato da Business International a Milano, il 4 dicembre scorso. 

 Quanto conta la formazione oggi e quanto dovrebbe investirvi un’azienda?

Oggi viviamo in un mondo in cui i mercati, la tecnologia, le aziende cambiano talmente in fretta che se non si è in grado di anticipare le esigenze dei clienti, significa che si è in ritardo rispetto ai competitor. In questo caso la formazione ha il ruolo di fornire un assetto mentale, orientato non solo al semplice raggiungimento del risultato, ma alla consapevolezza che non si può rimanere impermeabili al cambiamento e che i grandi risultati spesso avvengono quando usciamo dalla nostra zona di comfort. Il training aziendale dovrebbe essere un percorso che permette alle persone di sviluppare l’abitudine ad affrontare nuove sfide e fornire gli strumenti per superarle.

Ancora oggi vediamo dirigenti e imprenditori che si concentrano sui costi della formazione e non si preoccupano di valutare qual è la loro perdita economica nel non farla. Troppe volte sentiamo dire “Abbiamo sempre fatto così, non vogliamo cambiare”. Quando si mantiene un’eccessiva prudenza nell’affrontare una trasformazione spesso si pensa di ottenere stabilità e, invece, ci si ritrova arretrati rispetto a chi ha cavalcato l’onda e ha lavorato sul garantire alle proprie persone quelle capacità che permetteranno il successo dell’intera organizzazione.

Perché affidarsi alla formazione di Dale Carnegie?

I nostri clienti non ci scelgono solo per le competenze che abbiamo, ma per l’impatto pratico e concreto che abbiamo sul loro business; non solo per la nostra capacità di erogare corsi, ma di progettare percorsi unici e estremamente personalizzati.
Operiamo nel settore della formazione manageriale e aziendale e ci siamo costantemente aggiornati e perfezionati in oltre 100 anni di storia, rimanendo saldamente un punto di riferimento sinonimo di eccellenza nell’ambito del business training. Siamo presenti in oltre 80 paesi, eroghiamo corsi in 35 lingue e abbiamo oltre 3.000 trainer che ogni giorno supportano manager e professionisti in tutto il mondo nell’attingere alle parti migliori di loro stessi. Il nostro metodo e la nostra esperienza trasversale sui mercati e sulle diverse dimensioni aziendali ci permette di essere efficaci sia per le piccole e medie imprese, sia per le multinazionali. La nostra formazione è nota per innescare un cambiamento immediato e duraturo negli atteggiamenti e nei comportamenti e alimentare il coinvolgimento razionale ed emotivo dei collaboratori in aziende di ogni dimensione.

Ad oggi oltre 10 milioni di persone e circa 25.000 aziende si affidano regolarmente a noi per liberare il proprio potenziale, ottenendo risultati tangibili e miglioramenti permanenti.

Abbiamo caratteristiche uniche che fanno la differenza, in tutto il mondo.

In cosa consiste secondo Lei una Leadership di successo? 

Una leadership di successo è far crescere un’azienda senza dimenticare il lato umano del business.

In tutti questi anni ho avuto l’opportunità di collaborare con imprenditori, professionisti, manager, leader, sportivi e venditori straordinari. Una delle cose che ho scoperto, è che la loro capacità di avere un impatto sulle persone è determinata da come interagiscono con se stessi e con gli altri.
Un leader di successo è colui che sa stimolare e favorire l’engagement razionale ed emotivo dei suoi collaboratori, attraverso l’ascolto empatico, soprattutto dei segnali deboli e dei non detti, e gli apprezzamenti onesti e sinceri sulle attività svolte. È una persona che sa ammettere i propri errori apertamente e veicola una cultura della responsabilità e della sicurezza psicologica all’interno dell’organizzazione. Il dato più ricorrente nelle nostre ricerche è che un’azienda ha successo se all’interno c’è fiducia nel top management e questo è frutto della coerenza delle parole e delle azioni dei leader a tutti i livelli dell’organizzazione.

Quali di queste frasi di Dale Carnegie preferisce e perché?

  1. a)  Il successo è avere ciò che desideri. La felicità è apprezzare ciò che ottieni
  2.   b) Potete farvi più amici in due mesi mostrando interesse per gli altri di quanti vi riesca di farne in due anni tentando di indurre gli altri ad interessarsi a voi.
  3. c)  Se non crei i presupposti per diventare la persona che vuoi essere, finisci automaticamente per diventare la persona che non vuoi essere

Scelgo la C perché credo moltissimo nel vivere una “intentional life”, nel prendere il controllo della propria vita e delle proprie scelte. Credo molto anche nel valore dell’assumersi la responsabilità delle proprie azioni, di ciò che facciamo verso noi stessi e nel rapporto con gli altri. Vivere una vita intenzionale implica disciplina e impegno, non ci permette di accontentarci di quello che abbiamo.

Cosa sono il metodo CDBS e il processo iMap di Dale Carnegie e perchè sono utili alle risorse umane?

Il processo iMap è un sistema di analisi e progettazione in 5 fasi che ci permette di disegnare in modo preciso e netto un percorso trasformazionale per le persone e le organizzazioni e consente agli HR manager di monitorare ogni singolo aspetto, co-creando valore e garantendo ai collaboratori un’esperienza unica.

Quando entriamo in un’azienda la prima cosa che ci interessa definire è il suo intento strategico (Intent), la sua vision e gli ostacoli al suo raggiungimento. Poi analizziamo la situazione attuale, ossia dove si trova l’azienda oggi, per poter disegnare e condurre il percorso migliore verso i suoi obiettivi (Inquire).

Il passaggio successivo è quello di coinvolgere le persone dell’organizzazione (Involve), a tutti i livelli, attraverso assessment, questionari e strumenti di analisi, per trasmettere il vantaggio della loro partecipazione al progetto, in modo che non abbiano la sensazione che quell’iniziativa sia un’imposizione del management. Grazie a un approccio modulare, il Competency Based Development System (CBDS), possiamo creare un’ampia personalizzazione dei contenuti e micro-progettarli in modo che siano perfettamente coerenti e calzanti per quel contesto aziendale. Le nostre soluzioni sono estremamente concrete e consentono di portare il cambiamento e l’innovazione (Innovate) rispetto alla situazione attuale. Per fare questo, mappiamo 24 competenze nell’area delle soft skill e verifichiamo quali lacune devono essere colmate, indagando quali atteggiamenti dei collaboratori supportano o minano il cambiamento. Nell’ultima fase (Impact) stimoliamo e incoraggiamo l’applicazione nel business di quanto appreso durante la formazione d’aula e andiamo a misurare insieme ai nostri clienti i KPI concordati per verificare l’effettivo ritorno su quell’investimento.

Oggi il mercato della formazione è inflazionato. Molti propongono corsi e coaching. Come orientarsi?

Una battuta ricorrente tra gli addetti ai lavori era “ogni 6 minuti nasce un nuovo formatore”. Effettivamente negli ultimi 10 anni, il numero di coach, trainer e scuole di formazione è sensibilmente aumentato. Questo fenomeno ha generato un mercato caotico e frammentato, motivo per cui la selezione e la scelta di un professionista della formazione non può e non deve essere superficiale. Un buon metodo di orientamento prevede 2 fasi: un’indagine interna e una esterna. La prima deve cominciare con alcune importanti domande che dobbiamo rivolgere a noi stessi e alla nostra organizzazione: “quale obiettivo vogliamo raggiungere?” “che tipo di capacità abbiamo esigenza di sviluppare e perché?”. Solo dopo aver chiarito in modo inequivocabile dove si vuole arrivare, possiamo procedere con un’indagine dei fornitori. Caratteristiche che fanno la differenza sono la storia, perché ci permette di capire se c’è solidità ed esperienza sviluppata nel tempo, e ancor di più la reputazione sul mercato. Una volta indagato questo, andiamo più a fondo, preferendo un’ampia varietà di percorsi formativi con una specializzazione precisa, evitando la tuttologia. Insieme alla varietà, si valuta il profilo dei docenti, prestando particolare attenzione alle loro capacità e alla loro esperienza concreta sull’argomento. Per fare un esempio: se acquisto un corso di leadership devo essere certo che il docente abbia esperienza sul campo, che abbia guidato con successo dei team in passato, perché solo così può capire le mie sfide e allenarmi su ciò che serve.
Altri elementi da esaminare nella scelta sono: i casi di successo e le testimonianze concrete di raggiungimento dei risultati da parte dei partecipanti, come viene monitorata la qualità del training e come vengono mantenuti gli standard nel tempo.
Per ultimo, un forte tratto distintivo di qualità per una società di formazione consiste nel fare continua ricerca, nell’aggiornare o verificare periodicamente la validità dei programmi in base all’attualità del mercato.

La psicologia ufficiale è scettica verso La PNL (programmazione neuro linguistica) e la formazione non accademica. Cosa risponde?

La formazione Dale Carnegie non è PNL. Il primo corso che ha tenuto il nostro fondatore è stato nel 1912, ben prima di molti approcci psicologici sull’apprendimento. Dale Carnegie ha vissuto per 25 anni in un “laboratorio di relazioni umane”, come lui definitiva i suoi corsi, e ha avuto modo di osservare e creare una metodologia su base empirica, anche prima della formazione accademica. La cosa straordinaria è che il nostro impianto metodologico è stato analizzato alla luce di quanto elaborato sinora dal mondo accademico, ed è emerso che ogni aspetto è sovrapponibile alle teorie contemporanee sull’apprendimento degli adulti e convalidato da una serie di teorie di sviluppo universalmente accettate. Quindi potremmo dire che Dale Carnegie è stato un vero e proprio precursore e pioniere di questi approcci.
Inoltre, proprio perché il miglioramento continuo è nel nostro DNA aziendale, non ci siamo accontentati di applicare pedissequamente il metodo per oltre 100 anni, ma abbiamo continuato a fare ricerca, per verificare se ciò che Dale Carnegie aveva teorizzato sia valido tutt’ora. Le ricerche ci hanno confermato che siamo sempre sulla strada giusta e ci hanno dato degli spunti per aggiungere e attualizzare ciò che facciamo con passione ogni giorno.

Secondo Lei perchè molte persone si accontentano di non crescere, mentre altri mirano al successo?

Ci sono diversi aspetti che possono incidere. Oltre certamente a una parte caratteriale, come ben sappiamo l’ambiente in cui cresciamo è condizionante. Crescere, migliorare, sviluppare nuove abilità richiede impegno, sacrificio e mettersi costantemente in discussione. Ogni volta che ci chiediamo perché non abbiamo successo nella nostra vita professionale o personale, ritengo fondamentale farci 3 domande chiave: la prima è “cosa voglio?”, la seconda è “quanto mi costa ottenere quello che voglio?” e la terza, decisiva, è “sono disposto a pagare il prezzo per ottenere quello che voglio?”. Personalmente mi pongo spesso queste 3 domande, che mi sono servite per fare un continuo fine tuning sui miei obiettivi, per eliminare gli alibi, per preparare il terreno per qualsiasi azione successiva ma soprattutto per capire se quello che voglio è ecologico, in equilibrio, col prezzo che sono disposto a pagare.

Cosa significa la parola “successo” per Lei? 

Personalmente ritengo che il successo sia la progressiva realizzazione di un valido ideale. A livello aziendale, sono totalmente d’accordo con il proverbio “If you want to go fast, go alone. If you want to far, go together”, perché 1 è un numero troppo piccolo per raggiungere grandi risultati. Il successo è sempre frutto del valore della squadra. L’obiettivo di un leader non dovrebbe solo essere quello di scegliere persone migliori di lui/lei, ma di creare altri leader.

La mente imprenditoriale di grande successo è un talento innato o un’abilità acquisita? Perché è rara?

Una delle più grandi capacità degli imprenditori di successo che ho incontrato è quella di credere in ciò che non vedono, unita a passione, resilienza, capacità relazionali, orientamento agli obiettivi, ottimismo e andare contro corrente.

Tutte abilità che con impegno e disciplina si possono allenare.

Trovare persone con una mente imprenditoriale di successo è meno raro che in passato, grazie a una maggiore consapevolezza e a un maggior numero di fonti di informazioni di cui disponiamo. Sicuramente tra molti aspetti, 2 fanno la differenza: il primo è avere una solida vision, uno scopo, quella cosa che, quando non vorresti proprio alzarti dal letto, appena ci pensi ti cambia il battito cardiaco, ti dà la spinta per impegnarti al 100%; il secondo è avere un metodo, una cassetta degli attrezzi, un set di strumenti che ti permettano di raggiungerla.


I tuoi piani 2019 per la ricchezza e la povertà

Giorgio Nadali

Il tuo piano per la ricchezza (consigliato)

Assumiti la responsabilità per le tue circostanze finanziarie.

Non avere mai come obiettivo la ricchezza economica.

Cerca sempre l’eccellenza e la lealtà soprattutto quando nessuno ti vede.

Migliora ogni giorno: impegnati in un auto-miglioramento quotidiano perpetuo. Leggi per imparare, non per divertirti.

Persegui i tuoi sogni e i tuoi obiettivi. Non mettere la tua scala sul muro di qualcun altro.

Stabilisci buoni obiettivi ed evita i cattivi obiettivi: i buoni obiettivi sono legati ai tuoi sogni e alla tua visione della persona ideale che desideri diventare in futuro. I cattivi obiettivi sono obiettivi progettati per aumentare le cose che possiedi.

Non abbandonare mai i tuoi sogni e obiettivi.

Preferisci la botte piena e divorzia subito dalla moglie ubriaca.

Crea entrate automatiche.

Cambia! Non fare sempre le stesse cose. Studia nuove strategie.

Diversifica gli investimenti.

Forgia le buone abitudini ed evita le cattive abitudini: le buone abitudini ti aiutano a migliorare e ti spingono in avanti. Le cattive abitudini fanno il contrario.

Associati con persone ottimiste, felici, entusiaste e di successo e limita la tua esposizione a persone tossiche e negative.

Non giocare mai d’azzardo.

Risparmia il 20% o più delle tue entrate prima di spendere qualcosa.

Controlla i tuoi pensieri ed emozioni.

Non svelare subito mai ciò tutto ciò che pensi: controlla le parole che escono dalla tua bocca.

Non spettegolare mai.

Cerca mentori che hanno fatto ciò che vuoi fare.

Fai coaching.

Non criticare, condannare o lamentarti.

Credi fermamente in te stesso! Sii tu il tuo primo sostenitore! TUTTO è possibile per chi crede! (Mc 9,23)

Esercitati ogni giorno, in modo aerobico e anaerobico.

Mangia sano ogni giorno.

Ammira che è e chi ha più di te. Pensa prima ai sacrifici che ha fatto per arrivarci.

Modera cibo spazzatura, TV, Internet, alcolici, Facebook. Linkedin va bene.

Non sentirti mai inferiore o superiore a nessuno, oppure cerca un bravo psicologo.

Vivi per il domani: rimani soddisfatto oggi nel perseguimento dei tuoi sogni e obiettivi.

Crea una visione chiara della tua vita ideale, futura: questa diventa la tua nuova identità e i tuoi nuovi comportamenti, i tuoi pensieri e le tue abitudini diventeranno i comportamenti, i pensieri e le abitudini del futuro.

Non mentire, imbrogliare o rubare. E’ da sfigati perdenti.

Sii fedele al partner, amici, colleghi di lavoro, clienti e tutor.

Riduci al minimo il numero delle amanti di cui ti puoi fidare.

Soddisfa o supera le aspettative che gli altri hanno in te.

Adotta con coraggio rischi calcolati.

Sperimenta fino a trovare i tuoi talenti interiori e dedica il resto della tua vita a praticare e perfezionare quei talenti.

Ama quello che fai per vivere, ma non fermarti lì.

Prima di alzarti il mattino ringrazia Dio, Buddha, Allah o l’Universo perché sei certo che avrai una giornata meravigliosa.

Fornisci ad altri servizi o prodotti di valore aggiunto superiori.

Sii un sostenitore, non un denigratore.

Evita la “mentalità da sfigato” (Vedi il paragrafo del tredicesimo libro “Chi non si accontenta gode” di Giorgio Nadali)

Diventa un virtuoso in qualunque cosa tu faccia per vivere.

Cerca più fonti di reddito. Non dipendere mai da una fonte di reddito.

Non dire “come posso risparmiare?”. Pensa soprattutto a come puoi guadagnare di più.

Non dire “non ho soldi”. Dì “voglio creare liquidità”.

Abbi una visione mentale positiva, ottimista, orientata al successo.

Dormi almeno 7 ore per notte.

Stabilisci sempre obietti positivi, che non iniziano mai con un “non”.

Abbraccia gli errori e i tuoi “fallimenti”: sono i tuoi insegnanti.

Sii frugale con i tuoi soldi. I più grandi spendaccioni sono proprio quelli che guadagnano poco.

Leggi e commenta sempre tutti gli articoli di Giorgio Nadali.

Evita le spese spontanee o emotive.

Non sopravvalutare mai la tua vita. Non aumentare le tue spese al crescere del tuo reddito.

Pensaci bene prima di ordinare una nave da diporto di 70 metri, anche se ti piace il mare. Poi ti costa il 10% all’anno in manutenzione / equipaggio / docking / nafta.

Cerca la felicità negli eventi, non nelle cose.

Concentrati su un’attività alla volta: non abituarti a occuparti di più cose in una volta.

Vedi la ricchezza come buona e la povertà come cattiva.

Non ammirare chi parla solo di poveri e migranti.

Diffida da chi ti vuole povero e sfigato. Non te lo meriti.

Ricordati che la povertà buona è un fatto spirituale, mai un fatto materiale. Quindi cerca la prosperità senza essere avido.

Non preoccuparti mai di quanto guadagnano Nadali e altri. Preoccupati di un tuo piano personale di crescita e scrivilo oggi stesso nero su bianco.

Chiedi quello che vuoi alla tua vita. La vita risponde sempre.

Evita di confrontarti. Pensa ai tuoi talenti e mettili a frutto.

Non invidiare mai e poi mai chi ha successo e ricchezza onesta.

Scrivi nero su bianco o nello smartphone 10 obiettivi precisi e “ben formati” a Gennaio e tienili in evidenza.

Cerca feedback dagli altri.

Ascolta consigli sensati e poi agisci come vuoi tu secondo coscienza.

Abbi pietà degli sfigati e dei cretini. Sono inevitabili.

Pensa a creare un’attività di beneficenza o una fondazione o almeno dedica sempre un paio di ore al volontariato la settimana. Tempo, non soldi. Il tuo tempo sei tu. I tuoi soldi non sono te. Dona te stesso.

Evita di dire “Non ho tempo” o fai subito un corso di gestione del tempo (meglio se con Nadali).

Evita di lavorare 12 ore al giorno per avidità. Non ne vale la pena. Pensa a ciò e chi puoi perdere.

Regala un workshop o o un corso del Prof. Nadali ai tuoi migliori collaboratori e non dirti che è un costo elevato, ma un valore aggiunto strepitoso per la tua Azienda.

Non prendere mai decisioni per paura.

Osserva e segui le leggi e le regole: non esiste una scorciatoia per il successo.

Studia una comunicazione persuasiva.

Pensa che il lusso te lo meriti tutte le volte che non è decisamente pacchiano.

Studia e basta. Sempre. Anche se hai 90 anni.

Riduci al minimo o evita le abitudini a procrastinare. Queste sono abitudini che fanno perdere tempo e che non ti aiutano a migliorare o ad andare avanti nella vita.

Persegui con pazienza i tuoi sogni e i tuoi obiettivi: il successo richiede molto tempo.

Tratta tutti quelli che incontri con rispetto finché non provano che non se lo meritano. Se non se lo meritano non essere molto violento con loro. E’ illegale.

Non dare retta a tutte le critiche cattive che ti fanno. Spesso il problema è nella testa di chi le fa. Tu hai altro da fare.

Fai sentire sinceramente gli altri importanti.

Leggi i libri di Giorgio Nadali, soprattutto “Buoni e Vincenti. Etica e Spiritualità del successo e del denaro“.

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Il tuo piano per la povertà (sconsigliato)

Non prenderti alcuna responsabilità per le circostanze della tua vita. Incolpa tutti tranne te stesso.

Non leggere per imparare o per migliorare te stesso. Leggi per divertirti.

Usa Facebook spesso e possibilmente per scrivere idiozie demenziali.

Cerca la gratificazione immediata.

Fai promesse che poi non mantieni.

Forgia cattive abitudini.

Spendi il 100% o più di ciò che guadagni.

Per te i B.O.T. sono: Bar, Osterie, Trattorie

Per te le Obbligazioni sono le cose che devi fare di malavoglia

Per te le buone Azioni sono quelle che fanno i boy scout

Crei “liquidità” solo quando bevi tanto

Per te lo Spread è un formaggino spalmabile

Ti esalti quando ti parlano di poveri e clandestini

Rateizza per spese che non puoi permetterti subito.

Critica, condanna e lamentati. Possibilmente piagnucola.

Usa molti dovrei, ormai, però, forse, “chi, io?”.

Prendi le decisioni per paura.

Fatti un selfie davanti alla macchina o yacht altrui poi postalo su Facebook e sentiti molto felice per questo. Sono soddisfazioni!

Non cercare mentori.

Pensa sempre che chi è ricco è disonesto.

Evadi il fisco.

Credi nella fortuna cieca.

Fai 5 figli senza potertelo permettere. Tanto poi ci pensa il reddito di cittadinanza.

Abbi paura di chiedere quello che vuoi.

Porta i tuoi figli piccoli con te alle feste sino alle tre di notte.

Evita o ignora i feedback.

Non sfidare te stesso. Rimani nella tua zona di comfort.

Non controllare i tuoi pensieri e le tue emozioni.

Dì quello che ti passa per la mente. Non controllare le parole che escono dalla tua bocca.

Associati sempre a persone negative e tossiche.

Associati a persone che approvano i tuoi errori.

Sentiti superiore agli altri.

Non avere una visione chiara di chi vuoi essere e dove vuoi andare.

Non perseguire sogni e obiettivi.

Stabilisci obiettivi vaghi come “Voglio essere felice e vedere la pace nel mondo”.

Esci quando il gioco si fa duro.

Sii negativo, pessimista e cinico riguardo a tutto.

Non fidarti di nessuno.

Spettegola

Sminuisci gli altri.

Sii inaffidabile: tradisci il tuo coniuge o altri amici, colleghi, colleghi e colleghi.

Mangia in eccesso.

Bevi alcolici in eccesso.

Prendi droghe “ricreative”.

Non fare sport.

Vai allo stadio per combattere.

Compra tutto ciò che desideri acquistare immediatamente e senza pensare alle conseguenze.

Aumenta la tua spesa con l’aumentare del tuo reddito.

Vivi per l’oggi e non pianificare mai il tuo futuro.

Non soddisfare le aspettative degli altri.

Agisci per farti ammirare.

Ignora le leggi e le regole: menti, imbroglia e ruba per avere “successo”.

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I 5 migliori CEO del 2018 e le loro strategie

business

di Giorgio Nadali

 

Anche quest’anno Harward Business Review ha dato la pagella ai migliori CEO del mondo. Per stilare la classifica dei 100 migliori CEO sono stati considerati 3 fattori chiave: Classifica finanziaria, Sostenibilità, e CSR. Gli italiani: Fabrizio Freda (Esteé Lauder) al diciannovesimo posto, il compianto Sergio Marchionne (Chrysler) al ventunesimo, Paolo Rocca (Tenaris) al ventitreesimo e Carlo Messina (Intesa San Paolo), all’ottantunesimo posto.

La Classifica finanziaria misura le performance azionaria dell’azienda. Il voto più alto in questo fattore tra i 100 CEO è per Jeff Bezos di Amazon. Dal 2014 il prezzo delle azioni della compagnia è cresciuto di oltre sei volte. Voto massimo: 1.

La Sostenibilità riguarda lo “sviluppo economico e sociale che soddisfa i bisogni dell’attuale generazione senza compromettere la capacità di quelle future di rispondere ai propri” (Commissione Brundtland).

La CSR  per le prestazioni della responsabilità sociale d’impresa (Corporate Social Responsibility), in italiano RSI Responsabilità Sociale d’Impresa, è entrata formalmente nell’agenda dell’Unione Europea a partire dal Consiglio Europeo di Lisbona del marzo 2000, dove è stata considerata come uno degli strumenti strategici per realizzare una società più competitiva e socialmente coesa e per modernizzare e rafforzare il modello sociale europeo.

Dal 2013 sono comparsi solo sei amministratori delegati ogni anno: Jeffrey Bezos, di Amazon; Pablo Isla, di Inditex (primo nel 2017 e 2018); Blake Nordstrom, di Nordstrom; Paolo Rocca, di Tenaris; James Taiclet Jr., di American Tower e Renato Alves Vale, di CCR. In totale, 19 paesi compaiono nella lista. Degli 881 CEO candidati alla lista di quest’anno, solo questi sei sono apparsi tra i migliori nelle ultime cinque edizioni.

a

  • Al quinto posto Elman Degenhart, CEO dell’azienda di pneumatici Continental. Nazionalità tedesca, classe 1959. È approdato nel 2009 alla guida di Continental dopo la presidenza di Bosch Chassis Systems, Schaeffler Group e la dirigenza di Kelper Recaro Group. In attesa delle auto a guida autonoma previste per il 2025 Continental ha costituito una  unità operativa denominata Continental Intelligent Transportation Systems nella Silicon Valley. Secondo Degenhart “Questo passaggio è un eccellente esempio della nostra strategia per rendere l’auto parte integrante dell’“Internet of Everything”. I nostri obiettivi principali includono l’eliminazione degli incidenti stradali, la riduzione al minimo del consumo energetico, il massimo comfort e l’usabilità dei veicoli, e la possibilità di scambiare informazioni tra loro in tempo reale”. Degenhart ha esplicitato la sua strategia nell’Annual Shareholders’ Meeting il 27 aprile scorso ad Hannover: “La nostra prospettiva per il 2018 è la seguente: La produzione globale di autovetture e veicoli commerciali leggeri continuerà salire. Prevediamo un aumento superiore all’1%. Supponendo gli stessi tassi di cambio del 2017, prevediamo un aumento delle vendite significativamente a circa 47 miliardi di euro. I tassi di cambio fluttuanti possono diminuire le vendite ulteriormente se calcolate in euro. A tassi di cambio correnti, questo potrebbe essere superiore a 1 miliardo di euro”

 

Strategia:

 

Aumentando la spesa per lo sviluppo di nuovi prodotti come i sistemi di ricarica e componenti per la gestione della batteria, Degenhart prevede di generare ulteriori 2 miliardi di euro di vendite entro il 2025. “La flessibilità sarà il nome del gioco nei prossimi cinque o dieci anni”, ha dichiarato Degenhart il 25 aprile scorso delineando il suo cosiddetto piano Strategy 2020 per la sua divisione Powertrain. La “strategia 2020+” è tutta basata sul  passaggio dai motori ICE (a combustione interna) delel autovetture a quelli elettrici entro il 2023 con la “Adapted Electrification Strategy”.

 

 

Classifica finanziaria: 30, Sostenibilità: 74, CSR: 308.

 

4) Al quarto posto François-Henri Pinault, Presidente e CEO di Kering dal 2005 e Presidente di Artèmis dal 2003. Francese, classe 1962. Nel 2009 ha voluto la Kering Foundation contro la violenza sulle donne. Il gruppo Kering comprende diversi marchi del lusso. Convinto che il lusso possa contribuire a un mondo più sostenibile, Pianult ha arruolato con successo i propri dipendenti e altri attori del settore in un movimento che promuove responsabilità e innovazione. Ora, con la sua strategia di sostenibilità 2025, il Gruppo punta a fare ancora di più. Questa roadmap verrà eseguita facendo affidamento sull’approccio esclusivo di Kering, che consiste nel promuovere la collaborazione, condividere le conoscenze e catalizzare il cambiamento per guidare una trasformazione dell’industria del lusso nei prossimi 10 anni. Infatti negli ultimi dieci anni, Kering ha intrapreso un importante cambiamento di strategia per diventare un leader nel lusso. Oggi, tre dei suoi marchi hanno entrate superiori a 1 miliardo di euro. Pinault ha un’ambizione chiaramente definita: far diventare Kering il gruppo di lusso più influente al mondo in termini di creatività, sostenibilità e performance economica.

 

Strategia:

 

Per realizzare questa ambizione ha sviluppato un modello di business potente e integrato, la cui combinazione di agilità, equilibrio e responsabilità ha stimolato la rapida crescita delle sue Case. Per attuare la sua visione, il Gruppo si basa su una struttura azionaria molto stabile. Kering è controllata al 40,9% da Artémis, una holding controllata dalla famiglia Pinault, che conferisce al Gruppo un profilo stabile e attraente. Per capitalizzare l’ambiente di mercato favorevole, si concentra soprattutto sulla creatività audace delle sue Case. Così, mentre i marchi consolidati suscitano nuove emozioni nel pubblico reinventando le loro forme di espressione, i marchi emergenti rivelano tutto il loro potenziale attirando nuovi clienti. Inoltre, riunendo un gruppo di marchi maturi ed emergenti attivi in diversi settori e regioni. Fissando obiettivi misurabili sociali e ambientali nella sua strategia di sostenibilità 2025, Pinault evidenzia il suo impegno e il suo approccio pionieristico al lusso. È l’unico dei primi 5 CEO al mondo che ha conseguito un MBA.

Classifica finanziaria: 35, Sostenibilità: 65, CSR: 133.

 

Sul podio

 

3) Medaglia di bronzo per Bernard Arnault, CEO del gruppo del lusso LVMH (Louis Vuitton Moët Hennesy). Francese, classe 1949. Borse e champagne non esauriscono l’elenco di ciò che l’azienda di Arnault vende. Ha diversi marchi di moda e di profumi come Dior, Guerlain, Givenchy, Pucci. Diversi marchi di orologeria e gioielleria (Bulgari, Chaumet, Fred) e anche punti vendita come Sephora e Bon Marché. Ci vuole cura amorevole per tutti questi marchi prestigiosi per mantenere la loro identità sotto un il brand LVMH e per unire tradizione e innovazione. Non è riuscito ad acquisire Gucci e Hermes, ma le aziende che ha rilevato crescono nella corporate che ha creato. Per vendere ad una clientela di lusso Arnault dispone di dirigenti che hanno un sentimento di estetica e un acuto senso degli affari. Che si tratti della scelta di negozi, dell’assunzione di nuovi dipendenti, Arnault stabilisce i suoi standard e raramente perde i suoi obiettivi. Il nuovo museo progettato da Frank Gehry e Arnault, inaugurato nel famoso giardino Bois Boulogne di Parigi, è un’affermazione del suo credo: osare e cercare solo il meglio. “Abbiamo voluto regalare a Parigi uno spazio straordinario per l’arte e la cultura e dimostrare audacia ed emozione affidando a Frank Gehry la costruzione di un edificio simbolico per il XXI secolo”.

 

Strategia:

 

Un importante passo avanti è stato il lancio di LIFE 2020 che ha fissato ciascuno delle Maisons di LVMH quattro obiettivi mirati a raggiungere un singolo obiettivo: ridurre le emissioni di CO2 legate al nostro consumo energetico del 25%. L’inclusione degli imperativi ecologici come fonte di innovazione e la creatività ha un effetto leva sulla strategia di crescita. Per quanto riguarda la Classifica finanziaria, dall’Interim Financial Report del gruppo emerge che i risultati della strategia di Arnault nella prima metà del 2018 hanno prodotto:

  • incrementi a due cifre delle entrate e degli utili da ricorrenti

operazioni;

  • forte crescita in Asia e negli Stati Uniti;
  • buon inizio d’anno per vini e liquori;
  • eccezionale dinamismo a Louis Vuitton; la redditività rimane

a un livello eccezionale;

  • il successo di nuovi prodotti presso Christian Dior su tutti i prodotti
  • nuovi talenti creativi in diversi marchi di moda;
  • eccellente performance di Bvlgari;
  • buona performance dei marchi di orologi;
  • La forte crescita dei ricavi di Sephora nei negozi e online;
  • rimbalzo della redditività a DFS;
  • cassa dalle operazioni prima delle variazioni del capitale circolante

5,5 miliardi di euro, con un incremento del 21%;

  • rapporto debito netto / patrimonio netto del 23% a fine giugno 2018

 

Classifica finanziaria: 7, Sostenibilità: 226, CSR: 186.

 

2) Medaglia d’argento per Jenseng Huang, cofondatore, presedente e CEO del colosso dei microprocessori Nvidia. Cinese di Taiwan, classe 1963. Ha donato 30 milioni di dollari per costruire la  Jen-Hsun Huang School of Engineering Center dell’Università di Stanford in California, dove ha studiato. Un grande dell’informatica a capo di un’azienda leader di microprocessori. “Jensen è uno di quei rari individui che combina una visione incredibile con un’attenzione spietata all’esecuzione”. Sono parole del CEO di Adobe, Shantanu Narayen. “Ora, con l’attenzione di Nvidia sull’intelligenza artificiale, le opportunità di leadership sono infinite”. Partendo dalla grafica per PC, Nvidia ha contribuito a costruire il mercato dei giochi nel più grande settore dell’intrattenimento del mondo oggi. La sua invenzione della GPU (unità di elaborazione grafica) nel 1999 ha reso possibile l’ombreggiatura programmabile in tempo reale, che definisce la moderna grafica per computer, e in seguito ha rivoluzionato il calcolo parallelo. Più di recente, l’apprendimento approfondito della GPU ha avviato l’intelligenza artificiale – la prossima era dell’informatica – con la GPU che agisce come un cervello per computer, robot e auto a guida autonoma, in grado di percepire e comprendere il mondo.  Huang ha vinto il Dr. Morris Chang Leadership Award dalla Global Semiconductor Association in riconoscimento dei suoi eccezionali contributi alla guida lo sviluppo, l’innovazione, la crescita e le opportunità a lungo termine del settore dei semiconduttori. Ha ricevuto il Premio Daniel J. Epstein Ingegneria Gestionale presso l’Università della California del Sud, un dottorato ad honorem dalla National Chiao Tung University di Taiwan, il Distinguished Award Alumni e un dottorato onorario dalla Oregon State University. È stato nominato per l’ Immigrant Entrepreneur Hall of Fame degli Stati Uniti quando è stato istituito nel 2012. Nel 2017, è stato nominato Imprenditore dell’Anno e Harvard Business Review lo ha classificato n ° 3 nella lista dei 100 amministratori delegati le migliori prestazioni al mondo per tutta la durata della loro permanenza in carica.

 

Strategia:

 

La strategia di Jensen Huang è evidenziata dal Financial Report di Nvdia del Novembre 2018. Huang punta molto sull’Intelligenza Artificiale e ha dichiarato: “L’intelligenza artificiale sta avanzando a un ritmo incredibile in tutto il mondo, portando a ricavi record per le nostre piattaforme di datacenter. La nostra introduzione delle GPU di Turing è un passo da gigante per la grafica computerizzata e l’intelligenza artificiale, portando la magia del ray tracing in tempo reale ai giochi e ai più grandi miglioramenti delle prestazioni generazionali che abbiamo mai realizzato. I nostri risultati a breve termine riflettono l’eccesso di inventario dei canali dopo il boom della criptovaluta, che verrà corretto. La nostra posizione sul mercato e le opportunità di crescita sono più forti che mai. Durante il trimestre, abbiamo lanciato nuove piattaforme per estendere la nostra architettura in nuovi mercati in crescita: RAPIDI per l’apprendimento automatico, RTX Server per il rendering di film e la GPU T4 Cloud per hyperscale e cloud”.

 

Classifica finanziaria: 4, Sostenibilità: 125, CSR: 204.

 

  • Sul podio del vincitore un CEO si aggiudica anche quest’anno la medaglia d’oro dei leader di azienda, già ottenuta l’anno scorso. Si tratta dello spagnolo Pablo Isla Álvarez de Tejera, classe 1964, CEO di Inditex, il più grande gruppo di moda del mondo, fondato da Amancio Ortega. Cosa fa di Pablo Isla il CEO migliore del mondo? Inditex è uno dei più grandi distributori di moda al mondo, con otto brand: Zara, Pull and Bear, Massimo Dutti, Bershka, Stradivarius, Oysho, Zara Home e Kiddy’s Class, con 3.283 negozi in 65 paesi. Il Gruppo Inditex comprende oltre un centinaio di aziende associate al business della progettazione, produzione e distribuzione di tessuti. Grazie ai risultati raggiunti e all’unicità del suo modello di gestione basato sull’innovazione e la flessibilità, Inditex è uno dei più grandi gruppi di distribuzione della moda. La filosofia di Pablo Isla è creatività e design di qualità insieme a una rapida risposta alle richieste del mercato che ha portato ad una rapida espansione internazionale e ad una risposta eccellente di vendita. Il presidente di Inditex, Pablo Isla, ha definito “molto salutare” l’esecuzione del modello di business del gruppo nei primi nove mesi dell’anno fiscale (dal 1 febbraio al 31 ottobre) e ha insistito sul miglioramento dei margini che derivano da un controllo “rigoroso” delle spese e dell’inventario e dalla decisione di non entrare nell’ambiente “forte” delle promozioni che il settore ha registrato. Inditex ha registrato un utile netto di 2.438 milioni di euro nei primi nove mesi dell’anno fiscale, che rappresenta un aumento del 4% , e vendite di 18.437 milioni di euro, il 3% in più , raggiungendo il massimo storico in questo periodo. Il margine lordo è cresciuto del 4%, a 10.695 milioni di euro, e rappresenta il 58% delle vendite (+56 punti base). “Crediamo nel nostro modello, nell’esecuzione del modello e nelle nostre collezioni. In un settore altamente volatile, contrassegnato da numerosi fattori esterni, abbiamo deciso di non partecipare al grande contesto promozionale del settore. Insomma, anche a lungo termine”, ha spiegato Isla agli analisti in occasione della presentazione dei risultati. Pablo Isla ha evidenziato il “grande potenziale” di crescita in tutte le aree geografiche, grazie alla piattaforma integrata di negozi e online. “Vediamo grandi opportunità nei mercati in cui siamo presenti e siamo pronti per loro” – ha detto Isla – osservando che nei primi nove mesi l’azienda ha registrato una crescita delle vendite in negozi comparabili in tutte le aree geografiche. L’evoluzione del business online non è ancora per Isla diluitiva dei margini o della redditività.

 

     Strategia:

 

Pablo Isla ha chiaramente delineato la sua strategia attenta al fattore umano e alla sostenibilità che lo ha portato al primo posto nel 2017 e gli ha garantito il podio anche nel 2018: “Rimaniamo strategicamente impegnati nella tracciabilità e responsabilità in tutta la nostra intera catena di fornitura, sia nelle aree di prossimità (57% del totale) o in altri Paesi. Noi stanno facendo progressi sull’integrazione dei rappresentanti da IndustriALL Global Union, il corpo che rappresenta sopra 50 milioni di lavoratori con cui abbiamo firmato un pioniere accordo quadro globale dieci anni fa. Attraverso questa collaborazione, stiamo promuovendo importanti iniziative a sostegno della libertà sindacale, collettiva e dei diritti di contrattazione e responsabilizzazione delle donne. Un esempio di questo è il nostro progetto Showbhagyam che continua ad agire contro la pratica del lavoro Sumangali illecita in India del sud. Abbiamo investito somme significative per la ricerca e sviluppo nell’arena della sostenibilità ambientale. Questo include investire nell’eco-efficienza dei nostri uffici e piattaforme logistiche, introducendo il riciclaggio avanzato dei rifiuti e riutilizzare le soluzioni, in particolare per il cartone e la plastica. Abbiamo anche fatto progressi decisivi sull’uso sostenibile tessuti e processi nelle nostre collezioni”.

 

Classifica finanziaria: 29, Sostenibilità: 60, CSR: 128.

 


Brand Magazine. La nuova frontiera del prestigio aziendale

di Giorgio Nadali

Il magazine aziendale – Brand Magazine – è il fiore all’occhiello della strategia di comunicazione aziendale. Brand molti noti e aziende poco hanno un impatto più prestigioso con una rivista dedicata. Interviste, prodotti, strategie, nuove acquisizioni, eventi, consigli ai Clienti, tutto ha un immagine più diretta, come ad esempio un filo diretto con il Top Management, che può dialogare attraverso il brand magazine. Kevin Lane Keller definisce il Brand come una “aggregazione, intorno a specifici segni di riconoscimento, di un definito complesso di valori imprenditoriali, di associazioni cognitive, di aspettative e di emozioni”. Le parole fanno la differenza! Leggi qui cosa succede a usare parole giuste e sbagliate nel business, nel mio articolo per Forbes.

Sì, emozioni. Dale Carnegie scrive: “Quando trattiamo con la gente, ricordiamo che non stiamo trattando con creature dotate di logica stiamo trattando con creature dotate di emozioni”. Leggi qui cosa succede a trascurare o non conoscere l’intelligenza emotiva nel business, nel mio articolo per Forbes.

Un Brand magazine aziendale genera profonde emozioni persuasive e attraenti per il Brand e colloca l’azienda al top della conoscenza e fidelizzazione da parte dei Clienti dandopiù prestigio alla immagine dell’azienda, avvicinandola al pubblico diretto e duraturo.

Se l’Azienda è di grandi dimensioni e molto nota, l’effetto sarà di un incremento del suo prestigio. Infatti un Brand Magazine è la nota distintiva di un grande successo raggiuntoe consolidato, ma che desidera dialogare in modo più diretto e “caldo” con i Clienti e potenziali nuovi investitori.

Se l’Azienda è di piccole / medie dimensioni l’effetto sarà di un incremento della visibilità e di una percezione aumentata di importanza sul mercato competitivo.

L’investimento per il Brand Magazine (online o cartaceo) rende superfluo un Ufficio Stampa che non è composto né da specialisti della comunicazione, né da giornalisti, ma dà una resa decisamente superiore come immagine e risultati. E costa molto meno di quanto si pensi. Ah, le convinzioni limitanti!..

L’impatto emozionale di una rivista dedicata esclusivamente all’Azienda è enorme e si avvicina a quello di influencer molto noti, ai quali le Aziende si stanno affidando sempre di più per la comunicazione aziendale al passo con i tempi. Avere una propria rivista è immagine e oggi l’immagine è essenziale per il successo, per chi ce l’ha, per chi vuole incrementarlo e mantenerlo. Chi non è al passo con i tempi è destinato a scomparire dal mercato, come Blockbuster. La comunicazione oggi viaggia molto più veloce della tradizione. Non fare il dinosauro. Cambia! E parliamone.

 

Guarda un esempio: Brand Magazine Tonino Lamborghini

Brand Magazine Tonino Lamborghini

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Le nuove frontiere dell’economia etica e del successo etico win-win-win

winwinwin

di Giorgio Nadali

“In una negoziazione dobbiamo trovare una soluzione che soddisfa tutti, perché nessuno accetta che deve perdere che l’altro deve vincere. Entrambe devono vincere” (Nabil N. Jamal). Successo ed etica possono convivere. Anzi, devono! Strategia win-win-win significa trarre un beneficio da una contrattazione commerciale in cui anche il cliente è avvantaggiato. Il terzo “win” è il ritorno di immagine e il beneficio per altri clienti che potrebbero essere interessati indirettamente alla trattativa o divenire tali in seguito al passaparola. La qualità paga sempre. Di fatto nessuna autentica trattativa commerciale svolta in modo professionale cerca il solo vantaggio di chi vende. Ciò che il pubblico si chiede è infatti “perché dovrei comprare questo prodotto e proprio da te? Cosa puoi fare tu per me? Dove vuoi portarmi, in quanto tempo e come? Quale vantaggio per me?” secondo la regola chiamata WIIFM: What’s In It For Me? «Cosa c’è qui dentro PER ME?»  L’economia etica si chiede sempre cosa c’è di buono per il cliente, per le SUE esigenze. Sembra un banalità, ma solo una parte di chi vende (e in realtà tutti “vendiamo” qualcosa) applica questa regola. Ecco perché (secondo il  principio dell’economista Pareto) solo il 20% dei venditori realizza l’80% del fatturato e il restante 80% dei venditori realizza solo il 20% del fatturato! La causa è l’etica e la comunicazione.

Ad esempio:

Chi ha fretta di vendere, perde di vista la comunicazione o la usa in modo sbagliato, mentre l’attenzione etica all’altro è fondamentale per una trattativa vincente. A nessuno piace sentire che gli si vuole vendere qualcosa, ma che si cerca di soddisfare le sue esigenze. Dalla vendita di un’aspirapolvere alla cessione di una società la regola è la stessa.

Il cliente dice: «Non so, non mi convince…»

Il venditore dice: «Allora ti offro anche questo prodotto (o benefit) in omaggio…». Sembrerebbe un atteggiamento etico e un vantaggio per il cliente. Invece non lo è. Manca l’ascolto. Il cliente sta esprimendo una difficoltà e non viene assecondato su questo sentimento. Al venditore interessa solo portare a casa la vendita e sfodera l’arma dell’omaggio. Trattativa perdente. Nella PNL (Programmazione Neuro Linguistica) si chiama “andare in mappa contro mappa”, cioè non ascoltare sul serio e cercare di imporre la propria visione (“mappa”) per vincere su quella dell’altro (l’altra “mappa”). E questo fa perdere. Sempre. Il problema è che non si ascolta per capire, ma per ribattere.

Qual era la risposta etica e quindi vincente perché viene incontro a ciò che esprime il cliente?

Eccola: «Che cosa esattamente non La convince?» oppure (nel caso il Cliente abbia espresso perplessità sul cambio di marca) «Quali problemi in particolare potrebbe crearLe cambiare marca?». Semplice e determinante.

Il successo etico è quindi una sincera attenzione all’altro. E questo ripaga molto. Un cliente soddisfatto è il miglior biglietto da visita. L’etica è una questione centrale nei servizi finanziari. Il comportamento etico delle vendite può giocare un ruolo fondamentale nella formazione e nel mantenimento di relazioni a lungo termine con i clienti e, cosa ancora più importante, può anche generare problemi di responsabilità per le organizzazioni di venditori attraverso dichiarazioni intenzionali e involontarie. Le istituzioni finanziarie sono vulnerabili a molti abusi legali ed etici e a forme di corruzione molto costose.

Ad esempio, la Prudential Insurance Company of America ha dovuto sostenere una commissione di  2,6 miliardi di dollari contro i guadagni per pagare i danni degli assicurati dopo che la società ha permesso ai propri venditori di utilizzare pratiche di vendita ingannevoli. I servizi finanziari sono servizi altamente astratti caratterizzati da attributi di credibilità e, di conseguenza, difficili da comprendere per i consumatori. Quindi, il consumatore deve fare affidamento sull’agente per ottenere informazioni corrette e una guida adeguata. Pertanto, poiché l’industria finanziaria è diventata più competitiva, i venditori di servizi finanziari potrebbero, se scelgono di agire in modo non etico, approfittare dell’ingenuità del consumatore e migliorare la propria posizione, mentre il successo etico passa dall’attenzione all’altro e questo fa vincere su tutti i piani, anche quello economico. Chi non comprerebbe se fosse certo che il venditore vuole sinceramente il mio bene e vuole quindi venire incontro alle mie esigenze in modo chiaro e cristallino? Vince chi vende, vince il cliente soddisfatto, vince la credibilità del settore. Win win win. Il vero successo è sempre quello del supereroe: Forte per aiutarti, non per fregarti.

 

 

 


Scoperto il rapporto tra intelligenza e ricchezza

C’è un rapporto tra intelligenza e ricchezza?

di Giorgio Nadali

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Una recente ricerca di Jonathan Wai della Duke University, negli USA  ha scoperto che c’è uno stretto rapporto tra intelligenza e ricchezza. Oggi ci sono 1542 miliardari nel mondo. Circa uno ogni cinque milioni di persone. 42 sono italiani. In costante crescita i miliardari che si sono arricchiti (onestamente) con le proprie forze. I “self-made men”, nel 1995, erano il 45% del totale, oggi siamo al 70%. Rispetto al 2016 il numero dei miliardari è cresciuto del 10% secondo lo studio di PwC e  Ubs.

Certo, non basta essere intelligenti per diventare miliardari. Tra le caratteristiche essenziali vi sono il fiuto e il talento per gli affari, la determinazione, la creatività, l’avere idee per prodotti vincenti e di largo consumo, la passione, non avere paura di rischiare, obiettivi chiari per i quali si è pronti a sacrificarsi e a non scoraggiarsi, incassando molti rifiuti prima di raggiungere il successo. Sono questi indicatori di intelligenza?

Chi parte da zero ha una grande voglia di rivincita. Qualche esempio di chi è partito da zero e ora è miliardario:. Jan Koum, amministratore delegato e co-fondatore di WhatsApp, giunto negli USA dall’Ucraina viveva di buoni pasto e spazzava pavimenti, prima di avere il patrimonio attuale di 9,7 miliardi di dollari. Leonardo Del Vecchio, imprenditore fondatore e presidente di Luxottica fu lasciato dalla madre al collegio milanese dei Martinitt per orfani e bambini abbandonati. Nel 1950, a 15 anni lavora alla fabbrica milanese Johnson di medaglie e coppe. I proprietari della fabbrica lo spingono a iscriversi ai corsi serali all’Accademia di Brera. Oggi è il secondo uomo più ricco d’Italia con 17,9 miliardi di euro di patrimonio. Tra le donne vi è Zhou Qunfei, ex operaia cinese. Oggi a 47 anni è la donna più ricca del mondo partita da zero. Ha fondato la Lens Technology e oggi dispone di un patrimonio personale di 12,3 miliardi di dollari. Oggi i miliardari danno lavoro a 27,7 milioni di persone nel mondo.

Per determinare se i ricchi sono più intelligenti, Jonathan Wai ha esaminato i punteggi dei test standard richiesti per l’ammissione a college ultra-selettivi e a scuole di specializzazione, come Harvard e Yale. Secondo Wai questi punteggi sono un indicatore ragionevole di intelligenza generale. Wai ha esaminato 2.254 persone in cinque gruppi di politici e dirigenti d’élite americani. La sua ricerca ha rilevato che circa il 45% dei miliardari, il 41% dei senatori, il 41% dei giudici federali e il 39% degli amministratori delegati hanno frequentato una scuola che richiede test con punteggi che solo l’1% degli studenti riesce a superare. I miliardari che hanno guadagnato i loro soldi dal settore degli investimenti sono stati i più propensi a frequentare una scuola d’élite, seguiti da coloro che hanno guadagnato i loro soldi nel settore tecnologico. La grande maggioranza dei più noti amministratori delegati e presidenti della Silicon Valley (il cuore del settore tecnologico digitale negli USA) ha un QI  superiore a 140.

Secondo la media mondiale del fattore di intelligenza (il QI) i Paesi più sviluppati mostrano livelli più alti, con Hong Kong al primo posto (108 di media) e l’Italia al quinto (102 di media). I ricercatori Richard Lynn e Tatu Vanhanen hanno condotto una ricerca in 80 Paesi nel mondo. Sono giunti alla conclusione che la differenza tra i guadagni dei cittadini sono correlati con la media nazionale di intelligenza (QI). Inoltre sostengono che la differenza nella media nazionale di intelligenza (QI) costituisce un importante fattore, anche se non l’unico che contribuisce alla differenza nella ricchezze nazionale e ai tassi di crescita economica.

Leggi anche il mio articolo su Vanity Fair

 


Comunicare meglio e centrare obiettivi nella vita

coaching

Si diffondo in Italia le tecniche per raggiungere risultati dalla vita e per comunicare meglio con gli altri. Scopriamo cosa sono

Alzi la mano chi desidera essere capace e abile nel convincere gli altri delle proprie idee, capire cosa pensano le altre persone e farsi capire molto bene… Chi vorrebbe avere degli obiettivi certi e conoscere il modo di raggiungerli con determinazione? Tutti! Da qualche anno si stanno diffondendo in Italia due strumenti importanti e moto utili sia le singole persone, sia per le aziende. La sigla PNL significa Programmazione Neuro Linguistica. Un termine al primo impatto un po’ inquietante, per addetti ai lavori.

La PNL è una tecnica di comunicazione creata in California negli anni settanta del secolo scorso da Richard Bandler e John Grinder. In sostanza abbiamo tutti degli schemi mentali “programmati” dalla nostra esperienza di vita. Questi schemi impediscono di farci capire dagli altri come vorremmo e soprattutto ci impediscono di convincere gli altri della validità delle nostre idee. Inoltre, la nostra comunicazione è per il 55% non verbale (i movimenti del corpo), per il 38% para verbale (l’aspetto della voce) e solo per il 7% verbale (le parole). L’efficacia di un messaggio dipende quindi solo in minima parte dal significato letterale di ciò che viene detto. Comunque ci si sforzi, non si può non comunicare. L’attività o l’inattività, le parole o il silenzio hanno valore di messaggio.
Provate ad immaginare una coppia che discute.

Molti parlano, ma non comunicano. Lei è di tipo “uditivo”, difatti continua a dire “non mi ascolti”. Lui è di tipo “visivo” – ma non perché è uomo, ogni persona può essere “visiva”. Il 45% dell’umanità è “visiva” (colpita da ciò che vede) il 25% “uditiva” (da ciò che ascolta) e il 35% “cinestetica”, (si basa sulle sensazioni). Lui ripete “ma, non vedi che…”. È il suo schema mentale. Risultato: non si capiscono e non risolvono il conflitto. Immaginate le conseguenze disastrose. Lo stesso vale anche negli affari. Proporre un progetto di lavoro descrivendolo nei minimi dettagli a un dirigente “visivo” vuol dire fallire il bersaglio. Di certo preferirà una presentazione più “visiva”. Insomma, raggiungere l’altro vuol dire capire il suo schema mentale. Questo è “comunicare”. La PNL è una tecnica semplice che aiuta in questo.

Il “Coaching” è invece una strategia per raggiungere obiettivi, sia personali, sia in un gruppo di lavoro. A chi piace fallire? A nessuno. Il coaching ti aiuta a capire cosa vuoi e come realizzarlo in tanti campi della vita, con molte ramificazioni. Vi è il life coaching, per gli obiettivi importanti della vita. Il business coaching, per gli affari. Addirittura il divorce coaching, per non sbagliare più il prossimo coniuge. Il financial coaching ti aiuta a non sperperare denaro e a guadagnarne di più. Fantastico, no? La persona che ti segue è il coach, che non è uno psicologo. In questi anni sono sorte in Italia molte scuole che preparano e “certificano” esperti in PNL e coaching, che poi offrono i loro servizi a pagamento. I corsi non sono lunghi e le prospettive di lavoro sono buone. Una seduta presso un cliente per 45/120 minuti di life coaching può costare dai 60 ai 300€. Per le aziende il business o executive coaching di un gruppo aziendale i costi sono molto più alti, dai 400 ai 2000€ a sessione.

È possibile anche via Skype, senza muoversi da casa, in un orario concordato con la Cliente.

Scopri qui i miei consigli gratis di coaching

E se vuoi…

Migliorare decisamente l’efficacia della tua comunicazione personale
Controllare più facilmente il tuo stato d’animo
Eliminare l’influenza dei “brutti ricordi”
Sviluppare obiettivi chiari, ben formati e realizzabili in un tempo preciso
Ottenere un atteggiamento empatico e tollerante verso tutti
Cambiare le abitudini indesiderate e adotti comportamenti più produttivi
Entrare rapidamente in sintonia con le altre persone
Motivarti all’azione.
Scoprire le tue convinzioni limitanti e le sostituirle con convinzioni potenzianti
Utilizzare domande precise per raccogliere informazioni migliori
Essere più efficiente e performante nel mondo del lavoro
Circondarti di persone positive e motivanti
Trasformare quel sogno che hai nel cassetto in un obiettivo e realizzarlo con la giusta strategia alla quale non avevi mai pensato

Allora scrivimi!

Intervista di Giorgio Nadali a Antonella Rizzuto, presidente dell’Associazione Professionale Nazionale del Coaching
Pubblicata sul Settimanale “Vero” del 09/05/2015

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Antonella, il Coaching può migliorare la vita?

Assolutamente sì. Il coaching aiuta le persone a migliorare la loro vita a 360 gradi perché utilizza degli strumenti che ti aiutano a focalizzarti maggiormente sulle cose più importanti per te e, di conseguenza le persone prendono delle scelte in linea con i loro valori.

Antonella, la PNL è alla portata di tutti e di ogni età?

Sì, la PNL è come uno specchio che ci aiuta a diventare più consapevoli di come utilizziamo il nostro linguaggio per interpretare il mondo, ascoltare gli altri e farci capire, ecc.

Quindi tutti dovrebbero studiarsi la PNL, ma non essere cliente di un Coach…

Il corso di PNL è come un corso di vita, dove apprendi tecniche che ti aiutano a comunicare in modo consapevole, a gestire gli stati d’animo, e tantissimo altro. Il Coach lo prende chi vuole essere seguito passo passo da un professionista per raggiungere determinati obiettivi.

Chi è il cliente tipo di un life coach?

Può essere una persona che, in un momento delicato della sua vita, vuole fare un punto della situazione per capire dove andare o che priorità dare nella sua vita. Oppure una persona che non ha obbiettivi e quindi ha bisogno di crearli. Oppure chi ha tanti obbiettivi ma non sa da dove partire. Oppure chi si trova di fronte ad una scelta importante e non sa cosa fare. In tutto questo, un life coach ti aiuta a fare chiarezza, focalizzarti su ciò che davvero conta per te e fare delle azioni in linea con tutto questo.

Antonella, chi è adatto a diventare un Coach?

Chiunque abbia voglia di dedicarsi agli altri e dare il suo contributo. Ovviamente, per diventare coach bisogna seguire un percorso. Non è indispensabile avere una laurea.

A chi consiglieresti la PNL?

A tutti perché tutti comunichiamo. La PNL ti aiuta ad essere più consapevole di ogni nostra parola che ha continuamente un impatto su noi stessi e di cosa creiamo negli altri. La PNL nasce dalla vita. Consiglio a chiunque non sappia cosa sia leggere un libro introduttivo e venire al corso gratuito “Il meglio di te e dagli altri con la PNL e il Coaching”

Antonella, il Coaching e la PNL costituiscono una nuova opportunità di guadagno?

Possono essere una nuova opportunità di guadagno. È una realtà nuova che sta prendendo sempre più piede e che effettivamente permette, in tempi veloci, di contribuire notevolmente al raggiungimento di una qualità di vita alta.

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10 cose da credere per motivarti al successo

 

di Giorgio Nadali

motivazione

Cosa succede nella mente di persone di grande successo? Se vuoi rimanere concentrato e persistente di fronte alle sfide, prova ad adottare alcune di queste mentalità positive e utili. Il successo arriva in molte forme diverse, e tutti noi abbiamo le nostre idee su cosa voglia dire ottenere dei risultati. Gli studi dimostrano, tuttavia, che tutti i vincenti hanno una visione simile della vita. Se hai difficoltà ad essere motivato, prova questi modi di pensare.

“Non impari a camminare seguendo le regole. Impari facendo e cadendo”. (Richard Branson)

 

1) Il successo conta più del potere. Le persone possono assumere posizioni manageriali se il loro obiettivo principale è l’autorità, ma le persone che ritagliano il proprio posto nel mondo tendono ad essere quelle che si sentono meglio con se stesse quando raggiungono qualcosa di importante. Il potere può essere necessario per raggiungere i tuoi obiettivi e realizzare qualcosa, ma è solo un mezzo, non un fine in sé. L’obiettivo è di sentire che hai fatto qualcosa che è significativo secondo i tuoi valori.

 

2) È una mia responsabilità. Le persone di successo tendono ad avere un ottimo autocontrollo e credono che i loro sforzi siano ciò che farà la differenza. L’obiettivo è quello di fare ciò che deve essere fatto e non aspettare che gli altri ti incoraggino o ti diano una direzione. Assumersi la responsabilità significa anche sapere quando chiedere aiuto.

 

3) È un’opportunità, non una minaccia. Quando arriva una sfida, i top performer sono più entusiasti della possibilità che offre di preoccuparsi di ciò che potrebbe accadere se dovesse andare storto. Sanno che niente che valga la pena di avere è facile, quindi la difficoltà è solo un segno che il progetto è utile.

 

4) Questo mi piacerà. La perseveranza porta le sue soddisfazioni. Rimanere concentrati a lungo termine può essere affrontato come un gioco, con ogni giorno in cui ti attieni ai tuoi obiettivi sentendoti come una vittoria. Se riesci a sentirti scherzoso riguardo ai tuoi sforzi, rischia di essere meno stressato: il senso di minaccia diminuisce e il divertimento aumenta.

 

5) Il talento non vale la pena preoccuparsi

L’abilità con cui sei nato può stabilire la base per un potenziale successo ma, senza pratica, il talento naturale non si svilupperà, proprio come un muscolo che non viene usato. Sebbene ci sia davvero poco da fare sugli attributi con cui siamo nati, c’è un granché che possiamo scegliere di fare con questi attributi Anche le persone di talento devono lavorare per continuare a sviluppare le loro abilità, quindi è più produttivo concentrarsi su ciò che si intende fare e imparare piuttosto che preoccuparsi se sei naturalmente “bravo” a farlo.

 

6) Il duro lavoro è impressionante. Le persone che eccellono in quello che fanno vedono il lavoro duro come ammirevole e le persone dedicate come interessanti. Si sentono bene con se stessi per vivere i loro valori e sono disposti a lavorare duramente nel tempo.

 

7) Il fallimento non significa molto. Se qualcosa non funziona le prime volte, le persone di successo tendono a spazzolarle come un processo di apprendimento e andare avanti. Ci vogliono molte più battute d’arresto prima che inizino a considerare qualcosa di impossibile.

 

8) Non bruciare ponti. Potresti non piacere a qualcuno, ma potresti ancora dover lavorare con loro in futuro. Anche se non lo fai, avere avversari non fa bene alla tua reputazione. È molto più facile e meno stressante rimanere almeno ragionevolmente civile ed essere conosciuto come qualcuno con cui è facile collaborare. Non sai mai chi potrebbe arrivare a conoscere il tuo comportamento, quindi è sempre utile essere professionale.

 

9) Non rimanere bloccati. Fare sempre le stesse cose non ci migliora. Ciò che funziona è la “pratica deliberata” – cioè, praticando costantemente a un livello leggermente più alto della nostra zona di comfort.

 

10) Qual è il mio prossimo passo? Ci sviluppiamo continuamente man mano che procediamo, quindi è probabile che i tuoi obiettivi cambino man mano che progredisci. I migliori raggiungono un feedback regolare nei loro programmi e identificano cosa fare in base alle nuove informazioni. Valuta e aggiorna i tuoi obiettivi man mano che continui ad apprendere.

 

PIÙ PRODUTTIVA. La società di consulenza globale Hay Group ha riscontrato che le aziende con dipendenti motivati erano il 43% più produttive rispetto ai luoghi di lavoro con personale immotivato.

LAVORATI IMPEGNATI Un sondaggio Gallup del 2014 ha rilevato che, mentre meno di un terzo dei dipendenti americani erano motivati e assorbiti dal loro lavoro, i livelli di impegno erano al massimo dal 2000 – quando solo il 26% era impegnato. Fai in modo che i tuoi affari si identifichino e cerchino tali persone – la loro motivazione si nutre della tua.

17,5% Non impegnato: attivamente infelice e scontento

31,5% Impegnato. Motivatoi e appassionato del lavoro

51% Non impegnato: Fa il suo lavoro senza entusiasmo o sforzi extra


Hight Net Worth Individuals. Paperoni in crescita

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“Il più grande spreco nel mondo è la differenza tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare” (Ben Herbster).

227.800. È il numero degli HNWI italiani – le persone che dispongono di almeno un milione di euro di patrimonio globale netto personale, immobile di residenza escluso. Il 4,5% in più dello scorso anno! High Net Worth Individuals. Il mondo finanziario distingue in Sub-HNWI, con almeno 100.000 euro, una meta facile. Very-HNWI, con almeno 5 milioni di euro. Ultra-HNWI, sopra i 30 milioni: l’1% di tutti i 12 milioni di HNWI del mondo, cioè 120.000. Tra loro c’è anche la punta dei 2043 miliardari mondiali, (33 in Italia), con i nuovi 195 miliardari del 2017.  Dalla più giovane – Alexandra Andresen, 21 anni – al più anziano – Chang Yun Chun, 99 anni, dopo che David Rockefeller Sr. è passato qualche mese fa a miglior vita, se così si può dire…

Sono coloro che prima ancora della ricchezza legata al capitale, hanno adottato una mentalità vincente. Una mentalità ricca. Cosa che inevitabilmente entra in rotta di collisione con la mentalità del “povero” (non in senso stretto, si intende), molto abile a lamentarsi, invidiare e sperperare quel poco che ha, appena lo guadagna. Un destino segnato. Se invidi le persone di successo – scrive Brian Tracy – crei un campo di attrazione di forze negative che ti respinge dal fare le cose che ti servono per avere successo. Se ammiri le persone di successo, crei un campo di attrazione di forze positive che ti attira a diventare sempre più il tipo di persona che vorresti essere. L’invidia è devastante! È la cosa peggiore che esista per avere successo, insieme alla paura di cambiare.

Ecco dunque le due mentalità che avvicinano o allontanano dalla ricchezza. Il denaro ha  molti valori spirituali. Primo fra tutti è la libertà. Libertà di azione. Col denaro posso fare molte cose, aiutare molte persone, dare lavoro a chi non l’ha, frequentare corsi costosi, aprire una fondazione filantropica, viaggiare e conoscere popoli, proporre e fare conoscere su vasta scala le mie brillanti idee, fare beneficienza, lavorare per passione e non per bisogno. Infatti tutti i ricchi lavorano molto per il mantenere il loro business e per la responsabilità del lavoro di chi dipende da loro. La frase “se vinco alla lotteria mollo tutto e non lavoro più” è tipicamente da povero. E anche stupido.

D’altra parte “sia la povertà che la ricchezza sono il risultato del pensiero” – come diceva Napoleon Hill. Vediamo come.

Ci sono due strade. La prima è quella delle persone comuni. Non sono forse propriamente “povere”, ma la loro strada le porta verso la dipendenza dal denaro. Se lavori tanto per guadagnare molto in modo da sostenere tutte le tue spese, puoi essere ricco, ma non sei finanziariamente libero. La libertà finanziaria è il denaro che lavora per te con entrate passive “automatiche” che non dipendono dal tuo tempo. In questo caso sei libero finanziariamente, anche se non sei propriamente ricco. La libertà finanziaria è un passo avanti rispetto alla ricchezza!

La prima strada

È quella di coloro che lavorano per produrre denaro. Niente di male. Ma il denaro non li renderà liberi. Appena possono spendono e quel poco che rimane magari lo investono (in modo generalmente sbagliato). Mutui da pagare, rate da onorare, acquisti superiori alle entrate. Lavora una vita intera e poi aspetta la pensione. Se hai intrapreso questo percorso torna subito indietro. Sempre che tu voglia essere finanziariamente libero. Perché, sai, il trucco c’è! È il denaro che deve lavorare per te. Non il contrario.

Come? Per prima cosa ti consiglio di non pensare a come risparmiare. Una contraddizione? No. Pensiero positivo. Pensa piuttosto a come guadagnare di più. Non lavorando di più, ma con più valore! Sei sicuro di essere pagato per quello che veramente vali?

La seconda strada.

Non chiederti cosa può fare il tuo conto in banca per te, ma cosa puoi  fare tu per il tuo conto in banca! Per guadagnare di più devi prendere in esame la possibilità di cambiare lavoro. Lo so, non è facile. Devi superare la paura di non farcela e la mentalità perdente dei “soldi, pochi maledetti e subito”. Devi abbandonare la tua “zona di comfort” e navigare verso orizzonti più ampi e sconosciuti. Insomma, mettiti in proprio. Certo, non è essenziale per essere libero finanziariamente. Quello che però è fondamentale è aumentare il tuo valore di mercato. Perché, sai, il mercato è un po’ egoista. Lui ti paga molto solo se tu vali molto. Valere molto – per il mercato – non vuol dire solo essere una brava persona preparata Non basta. Vuol dire fare guadagnare molto la tua azienda o i tuoi clienti. Vuol dire produrre un servizio o un prodotto che molti vogliono. Anzi, che percepiscono come importante. Non devi abbassare il prezzo. Devi farlo percepire come essenziale per quello che offri. Ci vuole intelligenza. Devi farti conoscere e percepire come prezioso. Ci vogliono le giuste strategie. Un coach come me sarebbe felice di insegnartele. A pagamento, si intende! J

La ricchezza è direttamente proporzionale all’intelligenza. La povertà è inversamente proporzionale all’intelligenza. Scandaloso?

Adotta la mentalità dell’imprenditore

È necessario cambiare. Dall’essere un consumatore a essere un produttore. Ecco alcuni esempi: i consumatori consumano pizza, i produttori fanno la pizza; i consumatori guardano film, i produttori fanno film; i consumatori cercano posti di lavoro, i produttori offrono posti di lavoro. Ogni milionario è un produttore . Solo i produttori sono ricchi. L’obiettivo principale di un produttore non è quello di mangiare, ma di nutrire le persone. Quando adotterai una mentalità da produttore, sarai anche ricco.

Conosci il tuo valore quotidiano

Se stai guadagnando 100€ al giorno, dovresti cercare di raddoppiare. Cosa stai facendo per migliorare il tuo guadagno giornaliero? Accontentarti? Sbagliato. Se stai effettuando 10 chiamate di vendita al giorno, raddoppia il tuo numero di chiamate a 20. Naturalmente, sarebbe meglio mantenere o aumentare la tua qualità di lavoro mentre persegui questi sforzi.

Sacrifica e abbandona la paura

La grande maggioranza delle persone ha paura di fare sacrifici perché pensano di perdere qualcosa. La madre single non comprerà un libro da 20€ o un corso da 2000€ che la aiuterà a guadagnare di più. La stessa madre che ha paura del costo, comunque comprerà un videogioco per suo figlio per renderlo felice. Devi essere disposto a pagare il prezzo del sacrificio e investire su di te. Devi essere in grado di gestire il peggio se vuoi aspettarvi il meglio. Ci saranno molte volte in cui devi ritardare la gratificazione per concentrarti su un obiettivo più grande.

Eccoti 20 ostacoli al successo dai quali devi fuggire a gambe levate! Ne parlo in dettaglio nel mio corso di “Comunicazione & Successo”:

1)     La paura di correre rischi
2)     Mancanza di costanza
3)     Volere risultati immediati
4)     Dare poco spazio a se stessi
5)     Cercare scorciatoie
6)     Avidità
7)     Mancanza di convinzione
8)     Resistenza al cambiamento
9)     Rifiuto di organizzarsi
10)Razionalizzare
11)Non imparare dagli errori passati
12)Incapacità di riconoscere le opportunità
13)Paura
14)Incapacità di usare il talento
15)Mancanza di disciplina
16)Scarsa autostima
17)Mancanza di volere scoprire cose nuove
18)Atteggiamento fatalista
19)Mancanza di propositi
20)Mancanza di coraggio

 

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La libertà finanziaria parte dal cervello

 

Money

Puoi prendere due strade. La prima è quella delle persone comuni. Non sono forse propriamente “povere”, ma la loro strada le porta verso la dipendenza dal denaro. Se lavori tanto per guadagnare molto in modo da sostenere tutte le tue spese, puoi essere ricco, ma non sei finanziariamente libero. La libertà finanziaria è il denaro che lavora per te con entrate passive “automatiche” che non dipendono dal tuo tempo. In questo caso sei libero finanziariamente, anche se non sei propriamente ricco. La libertà finanziaria è un passo avanti rispetto alla ricchezza!

La prima strada è quella di coloro che lavorano per produrre denaro. Niente di male. Ma il denaro non li renderà liberi. Appena possono spendono e quel poco che rimane magari lo investono. Mutui da pagare, rate da onorare, acquisti superiori alle entrate. Lavora una vita intera e poi aspetta la pensione. Se hai intrapreso questo percorso torna subito indietro. Sempre che tu voglia essere finanziariamente libero. Perché, sai, il trucco c’è! È il denaro che deve lavorare per te. Non il contrario.

Come? Per prima cosa ti consiglio di non pensare a come risparmiare. Una contraddizione? No. Pensiero positivo. Pensa piuttosto a come guadagnare di più. Non lavorando di più, ma con più valore! Sei sicuro di essere pagato per quello che veramente puoi valere, se vuoi?

La seconda strada. Non chiederti cosa può fare il tuo conto in banca per te, ma cosa puoi  fare tu per il tuo conto in banca! Per guadagnare di più devi prendere in esame la possibilità di cambiare lavoro. Lo so, non è facile. Devi superare la paura di non farcela e la mentalità perdente dei “soldi, pochi maledetti e subito”. Devi abbandonare la tua “zona di comfort” e navigare verso orizzonti più ampi e sconosciuti. Insomma, mettiti in proprio. Certo, non è essenziale per essere libero finanziariamente. Quello che però è fondamentale è aumentare il tuo valore di mercato. Perché, sai, il mercato è un po’ egoista. Lui ti paga molto solo se tu vali molto. Valere molto – per il mercato – non vuol dire solo essere una brava persona. Non basta. Vuol dire fare guadagnare molto la tua azienda o i tuoi clienti. Vuol dire produrre un servizio o un prodotto che molti vogliono. Anzi, che percepiscono come importante. Non devi abbassare il prezzo. Devi farlo percepire come essenziale per quello che offri. Ci vuole intelligenza. Ci vogliono le giuste strategie. Un coach come me sarebbe felice di insegnartele. A pagamento, si intende!

Ora ti dirò qualcosa di scandaloso. La ricchezza è direttamente proporzionale all’intelligenza. La povertà è inversamente proporzionale all’intelligenza. Scandaloso per quelle ideologie e per quelle visioni religiose deformate che ti vogliono materialmente povero. E magari te dicono da un ricco pulpito! Perché i poveri li si controlla meglio. Ad ogni modo, se vuoi essere finanziariamente libero devi usare il cervello. Non seguire le pecore o le galline. Loro stanno bene insieme nel pollaio e si accontentano. No! Tu non devi accontentarti! Devi volare solo e in alto come un’aquila! Se non te la senti, ok. Ti capisco. Ma poi non invidiare chi ce l’ha fatta! Non pensare che quello abbia rubato o chissà cos’altro. Non pensare che il 30% dei 1870 miliardari  al mondo che sono partiti da zero abbiano venduto l’anima al diavolo. No, loro hanno fatto un passo coraggioso e difficile, con tanti sacrifici, tanta creatività, tanta determinazione, tante porte chiuse in faccia e… con un’idea vincente. Cerca le loro storie. Un’operaia di Hong Kong è una delle donne partite da zero diventate miliardarie. Zhou Qunfei ha messo su un giro di prostituzione? No. Ha creato molto valore. Schermi per i telefoni cellulari che usi anche tu. Si è detta “non voglio più essere una semplice operaia. Voglio di più dalla mia vita”. E l’ha fatto. Azione! Non ti dico i sacrifici! E cosa le ha portato così tanto denaro? Ha fatto qualcosa utile a moltissime persone. Parliamo anche di Bill Gates di Microsoft o di Mark Zuckenberg di Facebook?

Già ti vedo. Ecco le tue convinzioni limitanti: “Io non sono così. Loro sono dei geni. Io no!” Ma guardati! Sei il primo a non credere in te stesso! Forse è meglio per te continuare sulla strada “povera”. Ottima compagnia. Gente onesta, per carità! Continua a farti fotografare davanti a macchine di lusso o mega yacht che appartengono a qualcun altro. Sogna in modo sbagliato e pensa che tanto loro hanno rubato! Ti sentirai meglio. O forse no? Pensa in grande. Sogna in grande. Fallo. Non farti rubare i sogni dalli sfigati!

L’invidia è disastrosa. Ti allontana dal denaro. Fai un esame di coscienza con umiltà e chiediti dove hai sbagliato. Magari, è probabile, hai sbagliato a non investire abbastanza su te stesso. Per pagare le bollette hai finito per esserne schiavo per sempre.

Per prima cosa devi avere una grande ambizione. GRANDE. Devi volere di più! Non sei nato per una vita mediocre! Tira fuori le… giuste motivazioni. Dì a te stesso: Io voglio una grande prosperità. Me la merito. Con questa aiuterò tanta gente, anche soltanto a capire che “povero” non è bello! È stupido. Essere povero non vuol dire essere un mendicante. A meno che tu non abbia liberamente scelto di fare un voto religioso di povertà. Ripeto: scelto. Altrimenti essere “povero” vuol dire tirare a campare. Vuol dire investire poco, prima di tutto in te stesso. Vuol dire spendere troppo e investire male. Vuol dire lavorare per il denaro e non farlo fruttare automaticamente mentre tu ti occupi d’altro, magari crescendo sempre di più frequentando corsi di formazione, leggendo molto, creando opportunità di lavoro. Rifiuta la pigrizia mentale. Chiediti: “come posso fare per guadagnare (onestamente) di più?” Il tuo cervello si sentirà obbligato a fornirti la risposta. Non ci credi?

Sai, «Spesso la differenza tra un uomo di successo ed un fallito non è nelle migliori idee o capacità, ma nel coraggio che si ha nello scommettere sulle proprie idee, assumersi dei rischi calcolati – ed agire» come diceva Maxwell Maltz.

Sei ancora lì? Ok. Ascolta bene:

  • Crea più valore per te stesso. Trova un’idea vincente. Fai un piano finanziario personale. Investi da subito il 30% dei tuoi guadagni, anche se sono ancora piccoli.
  • Lascia l’ancora e il vittimismo. Rischia e mettiti in proprio.
  • Fai lavorare il denaro per te con almeno tre rendite automatiche al mese.

Buona libertà finanziaria. Se hai bisogno di aiuto (non di soldi) scrivimi: coach@giorgionadali.com