Fede e denaro. Esiste un rapporto tra ricchezza o povertà personale e la fede religiosa?

di Giorgio Nadali33059443_10215948646460141_1988158292806860800_oE’ una sorta di snobismo spirituale quello delle persone che pensano di poter essere felici senza denaro. Lo diceva Albert Camus…La Svizzera ha il quarto PIL (Prodotto Interno Lordo) per persona più alto del mondo, dopo Lussermburgo, Qatar e Norvegia. Italia al 27^ posto e Stati Uniti al 10^. 85.000 dollari annuali.
Gli svizzeri hanno in media 700.000 franchi in banca.Una certa idea falsata di Cristianesimo ha abituato a disprezzare il denaro. Di parere contrario è la Teologia della Prosperità, di matrice protestante. La Teologia della prosperità insegna che i cristiani hanno diritto al benessere perché la realtà fisica e quella spirituale sono viste come una realtà inscindibili. La teologia della prosperità insegna che Dio ci vuole vincenti. Sempre.

Non è male chiedere a Dio benessere e prosperità, anche economica. Una dottrina in contrasto con chiese cristiane che insegnano (solo a parole) un concetto falsato di povertà. La povertà è in realtà il distacco del cuore dalle cose materiali, non la miseria e la mediocrità. Se un uomo o una donna hanno successo – guadagnano molto bene e con questo denaro danno lavoro ad altri e fanno del bene – Dio è molto felice di questo. Aspetta solo che chi ha fede  e Gli chieda la stessa cosa per ricolmarlo del suo favore e aprirgli porte che sono impossibili agli uomini. Il denaro è solo un mezzo che amplifica ciò che la persona è già. Con molto denaro si può dare lavoro agli altri, si possono realizzare progetti utili a milioni di persone, si possono istituire fondazioni filantropiche, centri di ricerca e univeristà, salvare giornali in crisi, istituire facoltà universitarie, oppure…

Secondo uno studio della Banca mondiale la Svizzera è il Paese più ricco. In base a un nuovo studio di un istituto di ricerca sociale americano – Pew Research Center –  c’è un rapporto tra benessere economico personale e fede religiosa.

Ricchezza e religione sarebbero inversamente proporzionali: i paesi più religiosi quelli con un più alto tasso di povertà e viceversa, mentre quelli più ricchi i più tendenti all’ateismo. Unica eccezione gli Stati Uniti d’America, dove nonostante la ricchezza elevata in termini di PIL, il 54% della popolazione afferma la grande importanza della religione nella propria vita. Nel testo sociologico “Sacro e popolare. Religione e politica nel mondo globalizzato”, gli autori Pippa Norris e Ronald Inglehart sottolineano come la partecipazione alle pratiche religiose registri tassi più alti tra persone più incerte a livello economico e che si trovano ad affrontare più problemi di salute e povertà. Nell’ipotesi generale, il declino del valore della religione, della fede e delle attività religiose dipende dal mutamento di lungo periodo della sicurezza esistenziale: con il processo e il progresso dello sviluppo umano, l’importanza della religione nella vita degli individui diminuisce gradualmente.

Ho sentito il parere di tre importanti sociologi italiani:

Roberto Cipriani. Professore ordinario di Sociologia nell’Università Roma Tre.

Silvio Scanagatta. Docente di Sociologia del mutamento culturale all’Università di Padova

Paola Di Nicola. Presidente della Associazione Italiana di Sociologia. Docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Verona.

 

Siete d’accordo con la ricerca?

Cipriani:

Non è facile essere d’accordo con la ricerca perché le informazioni sulla metodologia sono insufficienti a valutare l’affidabilità. A livello comparativo fra nazioni ci sono moti problemi di omogeneità fra i dati raccolti.

 Scanagatta:

Non mi stupisce affatto. Gli Stati Uniti hanno una cultura decisamente diversa dall’Europa. Gli Stati Uniti sono gli unici che differiscono in questa variabile che va dal massimo di senso religioso rapportato con la povertà sino al minimo di senso religioso rapportato con la ricchezza. Gli Stati Uniti essendo più ricchi dell’Europa dimostrano che uno stato più coeso il senso religioso va perfettamente d’accordo con la ricchezza conseguita.

Di Nicola:

Indubbiamente al di là di tutte le questioni teologiche la religione ha avuto sempre una funzione consolatoria nei confronti dei soggetti e spesso questa funzione consolatoria ha trovato maggiore accoglimento tra le persone che sperimentano condizioni di vita altamente problematiche. Rimane il fatto che a livello personale le religioni sono fonte di conforto. È un dato di conforto. Soprattutto le religioni rivelate (Ebraismo, Cristianesimo e Islam).

 

Esiste a vostro parere un rapporto con la condizione economica personale e la propria fede religiosa?

Scanagatta:

Certamente c’è un rapporto. Il problema è che il tentativo di alcuni di dire che più si è ricchi e meno si è religiosi è contrastante no solo con un’infinità di realtà individuali, ma anche con realtà collettive dove società unite come quella americana dimostrano che si può far convivere benissimo il senso religioso con una grande ricchezza.

Cipriani:

Non necessariamente. Ci sono persone ricche poco religiose e poveri assai religiosi ma anche il contrario. Non si può generalizzare.

Di Nicola:

Bisogna distinguere tra la fede e la religiosità, che spesso si caratterizza anche con aspetti di tipo magico e di superstizione. Se per fede si intende un credere a livello personale nell’esistenza di un’Entità di tipo trascendente io credo che questo sentimento che possa essere presente a tutti gli uomini in tutte le classi sociali. Se invece pensiamo alla religiosità, che comprende anche tutti gli aspetti del rito,  indubbiamente nelle aree del Paese in cui esiste ancora uno sviluppo non ancora pienamente maturo, spesso questi atteggiamenti continuano a persistere.

 

Secondo voi la ricchezza economica allontana dalla fede religiosa (cristiana)?

Cipriani: Molto dipende dalla socializzazione e dall’educazione ricevute, che possono impedire di pensare che la ricchezza allontani dalla fede.

Scanagatta: No, no. L’aumento economico non allontana affatto dal senso religioso. Anzi, lo fa crescere perché spesso il livello culturale rende più sensibili e attenti al senso religioso, non necessariamente più distanti.

Di Nicola: Non è facile da dire. Con l’Europa del Settecento la religione ha perso un po’ la funzione di essere la guida per la vita e la risposta a tutti i problemi. Soprattutto con l’industrializzazione e l’aumento della ricchezza disponibile sia a livello individuale sia a livello collettivo ci si rende conto che si può avere una situazione di sicurezza autonomamente, per meriti personali, senza dover necessariamente ringraziare Qualcuno…

Cosa pensate della teologia della prosperità, di origine protestante, cioè che Dio desidera il nostro benessere economico personale e agisce anche per farcelo avere?

Cipriani:

La teologia della prosperità è un espediente per recuperare adesioni rispetto alla teologia della liberazione, promettendo esiti economici positivi in caso di adesione ad una certa linea teologica e cultuale.

Scanagatta:

Secondo un’idea protestante una persona deve la sua ricchezza non solo alla grazia che Dio gli dà ma anche al senso di comunità con cui esplica questa grazia ed è quello che può spiegare una convivenza tra ricchezza e senso religioso. In Europa invece prevale l’idea per essere ricchi bisogna distruggere il sistema di valori religiosi, in America succede esattamente il contrario. Non solo. Il cattolicesimo dice che la ricchezza è una colpa, ma anche il Paesi del Nord Europa dicono che la separazione tra senso religioso e ricchezza va operata a livelli massimi, tanto è vero che sono i Paesi del Nord che non hanno voluto riconoscere le radici giudaico cristiane della società europea.

Di Nicola:

Con il protestantesimo l’uomo è diventato la misura di tutte le cose, anche la misura della sua etica, della sua moralità e della sua religiosità. Nelle prime forme del Calvinismo per un uomo l’aver successo nella vita era un segno di essere un eletto e quindi nella grazia di Dio. Poi con il Novecento questa dimensione si è molto affievolita e l’obiettivo non stato più stato di arricchirsi per avere una misura del proprio stato di grazia, ma l’obiettivo era semplicemente quello di raggiungere livelli più alti di ricchezza indipendentemente dal fatto che questo fosse un indicatore di essere nelle grazie di Dio.

 

Secondo voi c’è un rapporto tra la condizione economico sociale e la fede religiosa in Italia?

Cipriani:

La condizione economica non è una variabile indipendente che presieda in Italia all’orientamento religioso.

Scanagatta:

Certamente c’è un rapporto. Il problema è che il tentativo di alcuni di dire che più si è ricchi e meno si è religiosi è contrastante no solo con un’infinità di realtà individuali, ma anche con realtà collettive dove società unite come quella americana dimostrano che si può far convivere benissimo il senso religioso con una grande ricchezza.

Di Nicola:

Bisogna distinguere tra la fede e la religiosità, che spesso si caratterizza anche con aspetti di tipo magico e di superstizione. Se per fede si intende un credere a livello personale nell’esistenza di un’Entità di tipo trascendente io credo che questo sentimento che possa essere presente a tutti gli uomini in tutte le classi sociali. Se invece pensiamo alla religiosità, che comprende anche tutti gli aspetti del rito,  indubbiamente nelle aree del Paese in cui esiste ancora uno sviluppo non ancora pienamente maturo, spesso questi atteggiamenti continuano a persistere. La tradizione dà delle sicurezze e chi sperimenta maggiore insicurezza quotidiana spesso trova nella tradizione religiosa dei punti di riferimento.


Bulli, pupe e idioti. Intervista di Giorgio Nadali allo psicologo Matteo Lancini

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Bulli, pupe e idioti. Intervista al dottor Matteo Lancini

Sei un bullo? Ti facciamo provare il carcere per un giorno. Succede negli USA, alla Tidewater Regional Jail di Suffolk, Virginia. Col consenso dei genitori alcuni ragazzi e ragazze vengono accolti in carcere come se fossero condannati e lasciati “socializzare” con alcuni altri detenuti selezionati che si prenderanno teneramente cura di loro per una giornata e per una notte… sotto l’occhio vigile degli agenti penitenziari. Dopo il trattamento le arie da bullo sono sparite totalmente lasciando posto a piagnucolamenti decisamente non più da duro. Un fenomeno che oggi riguarda ampiamente anche le femmine. Ecco un trattamento radicale che probabilmente farebbe ripensare al modo di comportarsi dei nostri bulli nostrani, ma probabilmente anche ai genitori che danno il cattivo esempio. Pochi giorni fa infatti Anna Lamberti, la preside dell’Istituto comprensivo Guido Galli di Milano è stato aggredita a pugni da un genitore che si è introdotto a scuola e le ha gridato “te ne devi andare”. Insomma bulli e genitori alleati per una società più violenta. Da non dimenticare che un milione e mezzo di lavoratori in Italia sono vittime di mobbing – le sottili angherie sul posto di lavoro dovute a invidia e frustrazione da parte chi è decisamente meno abile nella professione delle vittime. Bulli adulti mai cresciuti. Ma si sa, l’unione fa la forza dei poveracci. La maggioranza di questi sono anche genitori. Tali padri, tali figli insomma. In Italia le telefonate arrivate al numero verde 800 69 96 96 antibullismo nelle prime sei settimane sono state 4.437. Per il 42,1% il motivo della chiamata riguardava le prepotenze. Hanno chiamato per il 37,5% famiglie, 31,4% insegnanti e 23,2% studenti vittime di bullismo. In Internet il 38% delle ragazze e il 26% dei ragazzi è stata vittima di cyberbullismo, che in alcuni casi ha condotto al suicidio le giovani vittime. Nel Canton Ticino i ragazzi che dichiarano di avere subito vessazioni a scuola almeno due o tre volte al mese si aggirano attorno al 10% del totale.Ho chiesto al Dottor Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta del Centro Minotauro di Milano che si occupa di consulenza e psicoterapia per adolescenti e famiglie di aiutarci a capire il fenomeno. Matteo Lancini ha pubblicato il libro “Adolescenti navigati. Come sostenere la crescita dei nativi digitali“.

Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta del Centro Minotauro di Milano

 

 

Dottor Lancini, perché il fenomeno del bullismo?Il bullismo è un fenomeno che va inquadrato per le sue caratteristiche specifiche. E’ un fenomeno dove dei ragazzi che non riescono ad avere un successo scolastico costruiscono un’identità attraverso la prevaricazione su soggetti percepiti come più deboli. Questo fenomeno è in crescita? Perché?E’ difficile avere dati certi. E’ importante non confonderlo con la delinquenza minorile lontano da scuola o episodi isolati a scuola. Nel bullismo si ripetono delle azioni nel tempo con i protagonisti sempre nello stesso ruolo. Dei prevaricatori che infieriscono sempre sulla stessa persona.Come giudica il fatto di violenza da parte di un genitore sulla preside all’Istituto comprensivo Guido Galli di Milano?

Ogni episodio in cui il luogo della sacralità della formazione viene trasformato in un Far West è da condannare. Questo episodio come altri testimonia che siamo davanti ad un’emergenza educativa che da tanti anni io ho sottolineato. Bisogna cercare di ricostruire un’alleanza tra scuola e famiglia. La scuola si sente sola attaccata spesso da parte di chi dice che non riesce a stare al passo con i tempi. La famiglia si sente sola nella società complessa nella crisi dell’autorità paterna e dei riferimenti. Queste due agenzie invece di allearsi spesso litigano cercando la colpa. E’ ora che la scuola si apra a un vero confronto per cercare delle linee guida tra scuola e famiglia.

Perché i genitori difendono la stupidità dei figli?

Non c’è un genitore che cerca di difendere la stupidità del figlio, semmai di difendere la fragilità dei figli o il fatto che il figlio non è compreso.

In cosa sbagliano i genitori?

I genitori oggi sono in enorme difficoltà perché la riorganizzazione di un modello educativo ha spinto a ridefinire la famiglia più affettiva. Quindi non so dire se sbagliano. Certo è che le problematiche di oggi piuttosto che mettere in scena aspetti più conflittuali, parlano di ragazzi più fragili. Si parla di una fragilità narcisistica. E’ una società molto complessa in cui anche i modelli di  identificazione dei genitori sono molto meno definitivi pur essendo fondamentali rispetto al passato. Certamente se vogliamo dire qual è l’area dove si cerca di individuare delle esagerazioni dei genitori è quella dell’iper investimento narcisistico dei figli.

Quindi c’è un aumento del narcisismo?

Certamente, le problematiche degli adolescenti oggi sono più di stampo narcisistico. Ma questa è una società narcisistica. Una società dell’apparire a tutti i costi. Una società dove gli adulti invece di guardare un museo d’arte fanno dei selfie.  Quindi certamente stiamo crescendo in una società dove l’immagine, a volte la bellezza, la popolarità sono diventate fin troppo importanti rispetto alle competenze e la capacità di sacrificarsi in nome dell’altro e anche di sostenere chi è in difficoltà. Questo però non è un problema solo della famiglia. E’ un problema della società e anche di quello che viene proposto nella sub cultura massmediatica.

Il motivo?

I bambini sono più figli unici, L’investimento affettivo sul figlio è superiore a quello del passato. Questo ha creato delle novità che sono quelle della famiglia affettiva. Novità positiva, ma ci siamo accorti che quando si arriva in adolescenza invece di incontrare conflitti di stampo edipico, dovute all’espressione della sessualità c’è più un problema di crollo degli ideali, di aspettative di riuscita molto elevati. Se costruiamo una società dove l’immagine è prima di tutto e per primi gli adulti sono a fare immagini e selfie a una rappresentazione all’asilo dei figli di tre anni invece di guardare i figli e i nipoti che fanno la rappresentazione teatrale della festa di Natale li riprendono con telecamere, basta poi che chi incontro ad un convegno qualcuno mi dica che quei tredicenni vivono nella società dell’immagine. Gliela abbiamo creata noi.

Il rispetto dell’autorità è in crisi?

Certo che è in crisi. Ridefinire quali sono i valori in questa società complessa e chi insegna non ha più il valore simbolico che aveva. Il modello autoritario non c’è più. Una volta si cresceva sottomessi. Insieme al rispetto c’era un’ambivalenza emotiva molto forte. Certi modelli educativi autoritari hanno portato a ribellarsi. Gli adolescenti di oggi sono meno rispettosi degli adulti, ma sono più attenti all’offerta educativa che gli offrono. Secondo me chi vede nella questione della mancanza di rispetto un limite sbaglia. Il rispetto te lo costruisci in una relazione educativa appassionata. Insegnanti appassionati hanno studenti che li seguono. Molto meglio di quelli che si sottomettevano per obbligo.

Il bullo di oggi sarà l’adulto violento di domani?

Il bullismo va studiato in relazione alla fascia d’età. L’adulto deve intervenire in modo rigoroso, però tenendo conto che è una dinamica  che ha che fare con quell’età e con la scuola. No credo se l’adulto riesce a intervenire a fare un’offerta riabilitativa e quindi di un rigore adulto molto serio, ma che non intende essere troppo violento. Non vuol dire essere troppo comprensivo. Un adulto davvero autorevole. Adulti che stanno calmi e che non si denunciano gli uni gli altri.

E’ aumentato il bullismo femminile?

Il bullismo femminile è sempre esistito. Quello che è cambiato è che nelle pari opportunità che abbiamo creato è il bullismo femminile è diventato più diretto, più agito.

In America i genitori possono chiedere di far sperimentare la vita in carcere per un giorno agli adolescenti a rischio. Lo ritiene fattibile da noi?

Il sistema della giurisdizione italiana è uno dei più avanzati. Se non lo prevede siamo in una realtà lontana da quella dell’America.  Penso sia più utile quell’esperienza in cui si aggiungono punizioni di tipo volontariato, assistendo ragazzi con difficoltà che un’esperienza di un giorno in carcere. Cercando di far capire che la prevaricazione fa male all’altro.

 


Scoperto il rapporto tra intelligenza e ricchezza

C’è un rapporto tra intelligenza e ricchezza?

di Giorgio Nadali

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Una recente ricerca di Jonathan Wai della Duke University, negli USA  ha scoperto che c’è uno stretto rapporto tra intelligenza e ricchezza. Oggi ci sono 1542 miliardari nel mondo. Circa uno ogni cinque milioni di persone. 42 sono italiani. In costante crescita i miliardari che si sono arricchiti (onestamente) con le proprie forze. I “self-made men”, nel 1995, erano il 45% del totale, oggi siamo al 70%. Rispetto al 2016 il numero dei miliardari è cresciuto del 10% secondo lo studio di PwC e  Ubs.

Certo, non basta essere intelligenti per diventare miliardari. Tra le caratteristiche essenziali vi sono il fiuto e il talento per gli affari, la determinazione, la creatività, l’avere idee per prodotti vincenti e di largo consumo, la passione, non avere paura di rischiare, obiettivi chiari per i quali si è pronti a sacrificarsi e a non scoraggiarsi, incassando molti rifiuti prima di raggiungere il successo. Sono questi indicatori di intelligenza?

Chi parte da zero ha una grande voglia di rivincita. Qualche esempio di chi è partito da zero e ora è miliardario:. Jan Koum, amministratore delegato e co-fondatore di WhatsApp, giunto negli USA dall’Ucraina viveva di buoni pasto e spazzava pavimenti, prima di avere il patrimonio attuale di 9,7 miliardi di dollari. Leonardo Del Vecchio, imprenditore fondatore e presidente di Luxottica fu lasciato dalla madre al collegio milanese dei Martinitt per orfani e bambini abbandonati. Nel 1950, a 15 anni lavora alla fabbrica milanese Johnson di medaglie e coppe. I proprietari della fabbrica lo spingono a iscriversi ai corsi serali all’Accademia di Brera. Oggi è il secondo uomo più ricco d’Italia con 17,9 miliardi di euro di patrimonio. Tra le donne vi è Zhou Qunfei, ex operaia cinese. Oggi a 47 anni è la donna più ricca del mondo partita da zero. Ha fondato la Lens Technology e oggi dispone di un patrimonio personale di 12,3 miliardi di dollari. Oggi i miliardari danno lavoro a 27,7 milioni di persone nel mondo.

Per determinare se i ricchi sono più intelligenti, Jonathan Wai ha esaminato i punteggi dei test standard richiesti per l’ammissione a college ultra-selettivi e a scuole di specializzazione, come Harvard e Yale. Secondo Wai questi punteggi sono un indicatore ragionevole di intelligenza generale. Wai ha esaminato 2.254 persone in cinque gruppi di politici e dirigenti d’élite americani. La sua ricerca ha rilevato che circa il 45% dei miliardari, il 41% dei senatori, il 41% dei giudici federali e il 39% degli amministratori delegati hanno frequentato una scuola che richiede test con punteggi che solo l’1% degli studenti riesce a superare. I miliardari che hanno guadagnato i loro soldi dal settore degli investimenti sono stati i più propensi a frequentare una scuola d’élite, seguiti da coloro che hanno guadagnato i loro soldi nel settore tecnologico. La grande maggioranza dei più noti amministratori delegati e presidenti della Silicon Valley (il cuore del settore tecnologico digitale negli USA) ha un QI  superiore a 140.

Secondo la media mondiale del fattore di intelligenza (il QI) i Paesi più sviluppati mostrano livelli più alti, con Hong Kong al primo posto (108 di media) e l’Italia al quinto (102 di media). I ricercatori Richard Lynn e Tatu Vanhanen hanno condotto una ricerca in 80 Paesi nel mondo. Sono giunti alla conclusione che la differenza tra i guadagni dei cittadini sono correlati con la media nazionale di intelligenza (QI). Inoltre sostengono che la differenza nella media nazionale di intelligenza (QI) costituisce un importante fattore, anche se non l’unico che contribuisce alla differenza nella ricchezze nazionale e ai tassi di crescita economica.

Leggi anche il mio articolo su Vanity Fair

 


Salone del Mobile di Milano. Il lusso è di casa

Versione integrale del servizio per FORBES del 22/04/2018

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Casa mia, casa mia per piccina che tu sia tu mi sembri una badia. Dimenticatevi questa poesia. La casa di lusso non può essere piccina e decisamente non può sembrarti un’abbazia. Samuel Johnson scriveva: “Essere felici a casa è il massimo risultato dell’ambizione”. Per mettere d’accordo felicità e ambizione tra le mura domestiche è essenziale un arredamento che esprima gioia di vivere, intesa come totale assenza di limiti economici. Il Salone del Mobile a Milano – nella sua sezione extra lusso con i suoi favolosi stand-boutique presenziati da body guards – presenta il meglio dell’arredamento extra lusso (ovviamente personalizzabile), adatto sia per le proprie residenze sulla terra ferma che per quella galleggiante sul mega yacht.

Per abbinare l’arredamento all’auto preferita ci hanno pensato alcuni marchi storici che hanno creato soluzioni di arredamento esclusivo targato Bentley, Tonino Lamborghini Casa e Aston Martin, che è presente al “fuori salone”.

La nuova  collezione  di  mobili,  nata  dalla  collaborazione  tra  la  casa  automobilistica britannica  Aston  Martin  e  i  produttori  di  arredamento  e  accessori  di  lusso  Formitalia. La  partnership  tra  i  due  marchi  di  lusso  si  propone  di  creare  una  collezione  di  mobili  unica,  contemporanea e  senza  tempo,  che  rispecchi  la  tradizione  e  l’artigianalità  delle  auto  sportive  Aston  Martin. La  collezione  completa,  che  sarà  disponibile  per  la  vendita  a  settembre,  è  realizzata  a  mano  in  Italia  in  modo impeccabile  con  materiali  di  lusso:  legni  dalle  texture  scure  che  si  combinano  con  la  calda  luce  dell’ottone spazzolato,  velluti  e  pellami  morbidissimi  che  si  intrecciano  con  lini  italiani  lavorati  a  mano.  Ogni  pezzo, proposto  in  un’ampia  gamma  di  colori,  è  capace  di  coinvolgere  ed  assecondare  tutti  i  sensi. Tra  i  punti  forti  della  nuova  collezione  un  elegante  divano  realizzato  artigianalmente  che  si  avvale  di  un  mix di  tessuto,  pelle,  legno  e  metallo  e  che  comprende  un  portariviste  in  morbida  pelle  oppure  un  tavolino  in elegante  noce  Canaletto.  In  mostra  anche  una  selezione  di  raffinati  tavolini,  realizzati  in  esotico  marmo Sahara  Noir  o  Breccia  Medicea  e  vetro  fumè  o  trasparente. Un  letto  elegante  ed  estremamente  confortevole  viene  impreziosito  da  due  morbidi  cuscini  rivestiti  in cashmere    per  dare  risalto  e  importanza  alle  camere  più  lussuose. Completano  la  collezione  una  scelta  di  credenze  e  comodini  realizzati  in  noce  Canaletto  e  pelle,  insieme  ad una  poltrona  in  morbida  pelle  con  gambe  in  noce  meravigliosamente  strutturate. Marek  Reichman,  Chief  Creative  Officer  di  Aston  Martin,  ha  dichiarato:  “L’uso  di  un  linguaggio  di progettazione  comune  tra  le  nostre  auto,  i  nostri  showroom  e  i  nostri  mobili  contribuisce  a  trasmettere  una sensazione  unica  di  lusso    con  un’enfasi  particolare  sulla  qualità  e  l’esecuzione  dettagliata.  Quando  crei  un prodotto  che  combina  perfettamente  design,  tecnologia  e  stile,  il  risultato  può  essere  molto  gratificante.

In  occasione  del  Salone  del  Mobile  2018  la  collezione  luxury,  dedicata  alla  casa,  si  arricchisce ulteriormente  di  nuovi  e  vibranti  pezzi  d’arredo,  carichi  di  fascino  e  di  particolari  che  non  passano inosservati.  Pellami  e  tessuti  di  qualità  ineccepibile  disponibili  in  100  combinazioni  di  colori,  essenze ricercate  e  lavorate  dalle  mani  di  artigiani  esperti  e  qualificati,  dettagli  unici,  sorprendenti  ed  identificativi  di un  brand  molto  amato  e  fortemente  riconosciuto  a  livello  internazionale. I  nuovi  modelli  della  collezione  Tonino  Lamborghini  Casa  evocano  come  sempre  con  eleganza il mondo delle  granturismo. 

Roberto Cavalli Casa presenta arredamento, tableware, carte da parati, biancheria da letto. La collezione Home Interiors di Roberto Cavalli è un omaggio alle linee più significative della Maison Roberto Cavalli. Un mix dal fascino fortemente distintivo, fedele alla filosofia e al DNA del marchio, capace di coniugare moda e design con glamour e sensualità. Roberto Cavalli Home Interiors si ispira alle iconiche stampe e ai modelli delle collezioni più rappresentative della maison: una galassia dai colori vivaci, trame preziose e splendidi motivi, mescolando e sovrapponendo audaci stampe e morbidi ricami, forme scultoree e linee irregolari, gusto urbano con elementi naturali, come rocce, fiori e giungle lussureggianti. Grande cura e attenzione sono dedicate alla scelta di materiali preziosi per creare scenografie lussuose e drammatiche che diventano emblemi di uno stile unico. Al Salone del Mobile presenta la Tropical Glam Collection. Spumanti sfumature di cedro animano gli arredi della nuova collezione Roberto Cavalli Home Interiors. Una proposta in stile tropicale con stampe di linci, zebre e foglie di banano.  Decisamente glamour la collezione di tableware con oro, motivi tropicali e la firma dello stilista fiorentino: posate, bicchieri, stoviglie degne di una reggia imperiale.

Trussardi Casa espone la nuova linea “Happ” di divani e zona letto. Il tavolo dining Belgado con sedie Annabel in pelle. La linea luci Ampoll riprende la forma delle boccette di profumo Trussardi “Rifless”. Per una camera da letto completa occorrono  60 mila euro.

Il Paisley, leitmotiv della collezione di Etro Casa, si lascia saturare di colori, interpretato e ridefinito in un gioco di suggestiva eleganza. Questa nuova collezione fonde la tradizione con l’innovazione e la storia con un tocco contemporaneo. Cashmere rosso fantasia per i divani e sedie porpora con una simpatica scimmietta in oro sullo schienale, ma anche una camera da letto più classica con armadio dorato. In sostanza colori, fantasie  e tessuti che al tatto che esprimono una grande prosperità degna dell’extra lusso.

Anche Fendi è presente al Salone con le ultime novità per l’arredamento firmato. Versace Casa presenta la sua linea di arredamento, tableware e tessuti con l’inconfondibile design e marchio della medusa e stampe barocche con il motivo neoclassico a greca, che Gianni Versace aveva scelto per Casa Casuarina, la sua villa di Miami Beach.

La Contessina di Marano di Parma presenta un fastoso “stand” stile reggia di Versailles. Infatti una delle sue collezioni di arredamento ha questo nome. Lavorazioni eseguite prevalentemente a mano e con massima cura, da esperti artigiani, utilizzando essenze di legni pregiati e tessuti ricamati e progettazione di ambienti e articoli con personalizzazione di misure e decori.

Grande opulenza classica anche allo stand Boiserie Italia che propone un arredamento da reggia imperiale. Un solo cliente nel Nord Italia. Tutti gli altri clienti (di solito miliardari) sono stranieri. “Gli italiani hanno altri gusti” – mi spiega la titolare Simona Orsenigo – che preferisce uno stile moderno per la sua abitazione.

Giorgio Collection presenta la nuova collezione Infinity, sofisticato connubio tra inaspettate geometrie e materiali ricercati. Un connubio sofisticato di materiali preziosi declinati con superfici brillanti, cura al dettaglio e sapienti lavorazioni in grado di regalare inaspettate geometrie ai classici volumi. Questi i tasselli che vanno a comporre la nuova e raffinata proposta di Giorgio Collection che presenta la collezione Infinity, ultima rappresentante di oltre sei decadi di lusso. la collezione Infinity, disegnata da Giorgio Soressi, con il quale l’azienda ha all’attivo una consolidata collaborazione, il nuovo emblema e protagonista di tre dei sette ambienti presenti. Articolata tra camera da letto, dining, living room, Infinity rende protagonista il pregiato e ricercato Makoré di mogano damato in tinta grigio scuro, legno dell’Africa tropicale in grado di regalare una profondità unica agli arredi. Al lucido poliestere spazzolato si accostano, per la prima volta, l’oro chiaro cromato e il raro marmo verde Bolivia, top di gamma che va ad aggiungersi agli altri otto marmi presenti a catalogo, per offrire una nuova interpretazione in chiave contemporanea dell’Art Déco.

Home jewels: Opere d’arte monumentali mozzafiato e sorprendenti gioielli per la casa ispirati al Rinascimento? Fedele ad una tradizione basata sulla bellezza e l’artigianato, per uno stile opulento, ma di classe la fiorentina Baldi annovera tra le sue creazioni uniche al mondo: la vasca in cristallo di rocca. Dal valore di 1 milione di euro, la vasca, che può contenere fino a tre persone, è ricavata da un pezzo unico di cristallo di rocca di circa 10.000 kg, proveniente dalla foresta amazzonica del Brasile. Al Salone presenta una vasca da bagno ricavata da un unico pezzo di quarzo verde da 700 mila euro e un grande tavolo circolare da pranzo di lapislazzuli da 500mila euro. Non passa inosservato il pianoforte Steinway & Sons “Armonia Limited Edition” impreziosito da Baldi con doratura 24K, e bronzi che vengono posizionati sui maestosi pianoforti a coda Steinway & Sons presso il laboratorio Baldi e dotati di una tecnologia che permette allo strumento anche di suonare da solo comandato da un tablet. (Costo: 250mila euro). Venduto al Salone ad un cliente cinese. Baldi ha solo clienti stranieri, da Medio Oriente, Russia e Cina. “Gli italiani che possono spendere così tanto hanno altri gusti, più orientati allo stile moderno. Il nostro core business è quello di portare con queste creazioni un pezzo dell’Italia classica  all’estero”, spiega il responsabile marketing.

Gastone Modenese presenta mobili classici di extra lusso fatti a mano da sette generazioni nello stile di antiche ville italiane classiche che piacciono soprattutto ai  clienti esteri.

Per un po’ di svago il nuovo biliardo motorizzato Revolution M999 di MBM Biliardi garantisce serate spensierate a 139mila euro.

Alla mattina nasce sempre il dilemma di quale orologio di lusso della propria collezione scegliere di mettere al polso. Per venire incontro a questa difficile incombenza Thomas Schalk della tedesca Buben & Zorweg mi presenta la collezione di casseforti di gran design con cristallo antiproiettile dotate di espositore girevole interno motorizzato per una collezione sino a 38 orologi e cassetti per opere d’arte e gioielli. È  anche possibile selezionare elettronicamente il senso rotatorio degli orologi per ispirarsi maggiormente nella scelta. Si va dalla cassaforte cilindrica da tavolo rivestita in pelle alla Galaxy Deluxe a scomparsa elettronica, sino alla cassaforte grande come tutta una stanza che può fungere da pratica panic room nella quale blindarsi dentro in caso di attacco terroristico. “Già venduta a un cliente in Messico”. Per casseforti più classiche la portoghese Boca do Lobo presenta la grande Knox, rivestita d’oro.

Il design italiano è vincente. Il lusso in stile classico/barocco vende quasi esclusivamente all’estero. Quello moderno e firmato anche in Italia. Appuntamento dunque al Salone del Mobile di Milano a Mosca dal 10 al 13 ottobre e poi a Shangai dal 22 al 24 novembre 2018.

Per chi ama il bello il prezzo è solo un dettaglio marginale e dopotutto – come diceva Coco Chanel – il lusso non è il contrario della povertà, ma della volgarità.

 

 

 

 


Selling much ​​more by becoming a celebrity in your business? Today you can. And you have to!

personbal branding

by Giorgio Nadali

Marketing is no longer based on the things you do, but on the stories you tell“. Seth Godin is right. The most important story must be yours. What others tell about you. In fact, true success is achieved when one passes from the “self-referential” plane to the “referential” plane, that is when others are talking about you.

The great seller Jeff Bezos – founder of Amazon – defines the “Personal brand is what they say about you when you’re not in the room“. Personal Branding is the activity that applies to the individual individual marketing and branding strategies, normally reserved for corporate communication. It is among the topics of greatest interest in recent years.
To make personal branding means to create a strong mental association between a relevant competence for an audience and one’s own person, to be considered the number one choice in a specific field.” In essence there is no better method to sell avalanche.
Paradoxically, today the personal brand is worth more than the corporate brand. Do you want some examples? Steve Jobs, Richard Brandson, Coco Chanel, Giovanni Rana, Franco Rosso, Brunello Cucinelli.

People who put their faces to ensure the value of their products, people who have become real celebrities and this has created a stronger relationship with customers to the point of turning them into real fans. People today are not just looking for a product or service that allows them to satisfy a specific need. They do not want just any smartphone, a pair of jeans any … They want the Iphone, a couple of Diesel … just like you’re not just looking for a lawyer, an accountant, any architect. You look for the most experienced or specialized in a certain subject, the one with the best reputation. People are looking for someone they can trust and to whom they can “love”.

For entrepreneurs and professionals, Personal Branding already has an important evolution. In fact, there is talk of Business Celebrity Building, to identify the maximum application of personal branding in the business world, with the aim of transforming the individual into a real business celebrity.

The term was coined by Gianluca Lo Stimolo, founder and CEO of Stand Out, the only European agency based in Milan, Italy, specialized in integrated personal branding services and considered one of the leading experts in the field.

The difference between the two themes is apparently subtle, but it is not so, if examined closely. In fact, while Personal Branding works mainly on the image of the person and on the construction of a coherent identity, the Business Celebrity Building operates not only on identifying a talent but also identifies a distinctive positioning for the growth of both professional skills and visibility, through strategies and operations that embrace the whole sphere of personal business, as if it were a sort of “ME Inc.”.

The reasons for this evolution are basically three:

Stand out from competitors
face the ever increasing competition on the markets with new weapons, caused by unstoppable processes of globalization and digitalization;

Reinforce their messages

Overcoming the refractoriness and distrust of every message that the “fake news” have determined in every interlocutor. “Put your face” is in fact the most effective way to guarantee and give authority to its contents;

Translating visibility into Business

Build and implement business models that allow you to generate greater inflows of money resulting from increasing visibility.

The Business Celebrity Building activity therefore allows

– Exit the price war;
– Access partnership and business opportunities, to the most denied;
– Find and select the best suppliers and the most profitable customers.

The formula of the Celebrity Building Business

Gianluca Lo Stimolo explains how to make Business Celebrity Building through the illustration of the formula he has devised:

BCB = P (E) xR (T) / S

Business Celebrity Building = Promise to the market (Personal label) x Reputation (Target) / Communication and promotion tools.
The promise to the market translates into a label that exemplifies communication, but this alone is not enough, just as reputation is not enough. We must have a clear market promise and a strong reputation. The latter is the recognized ability to keep the promise stated (how much your target considers you able to keep your promise to the market). It is therefore a belief that it must be instilled in its target because it turns into reputation.

How you do it? With the typical tools of online and offline communication, however, all must be applied with constancy and attenactment (for example: a unique and coherent message, what in English is defined consinstency, the story of case histories, customer testimonials, the use of influencer marketing, the creation of valuable content for your target – blog, reports, podcasts, videos, books – events and media relations).

The essential steps for Personal Branding

  1. Specialized to get out of the generalist’s perception:
  1. Choose a specific topic on which you can “say yours”;
  1. Put your focus on a specific audience (market segment)
  1. Find a label that makes it easy to understand your distinction and your promise to the market
  1. Be obsessive and unique in your message (Consistency)
  1. Use personal storytelling to give strength and congruence to what was declared on the market
  1. Produce content on the specific topic that you have chosen, to be distributed through the channels and tools useful to reach your audience (blog, e-book, book, video, heading), including events (workshops, seminars, congresses)
  1. Collect and use testimonials from satisfied users and illustrate case histories: they are a great inspiration for purchase
  1. Identify and use influential personalities to your target to your advantage, without forgetting the use of traditional media that have perhaps lost the value of means (media in Latin) to reach an audience, but are more than ever a means of accreditation and sources of credibility in the to professionalism for the public that you already reach through social channels. The path is this: first you are a general practitioner and few know you. A pity, you deserve more! Then you become a specialist and your reputation improves. Things definitely start to change when you become an authority in your industry. The next step is celebrity. You are known for your unquestionable professionalism and the final peak can only be the reference point for your branch.

Vendere di più diventando una celebrità nel proprio settore? Oggi si può. E si deve

business celebrity

“Il marketing non si basa più sulle cose che fai, ma sulle storie che racconti”. Seth Godin ha ragione. La storia più importante deve essere la tua. Quella che raccontano gli altri su di te. Infatti  il vero successo si raggiunge quando si passa dal piano “autoreferenziale” al piano “referenziale”, ossia quando sono gli altri a parlare di te.

Il grandissimo venditore Jeff Bezos – fondatore di Amazon – definisce il  “Personal brand è ciò che dicono di te quando non sei nella stanza”. Il Personal Branding è l’attività con la quale si applicano al singolo individuo strategie di marketing e di branding, normalmente riservate alla comunicazione aziendale. È tra le tematiche di maggiore interesse degli ultimi anni.

“Fare personal branding significa creare una forte associazione mentale tra una competenza rilevante per un pubblico e la propria persona, tale da essere considerati la scelta numero uno in un preciso campo.” In sostanza non esiste metodo migliore per vendere a valanga.

Paradossalmente oggi il personal brand vale più del brand aziendale. Vuoi alcuni esempi? Steve Jobs, Richard Brandson, Coco Chanel, Giovanni Rana, Franco Rosso, Brunello Cucinelli. Persone che ci hanno messo la faccia per garantire il valore dei propri prodotti, persone che sono diventate delle vere e proprie celebrities e per questo hanno creato un legame più forte con i clienti al punto da trasformarli in veri e propri fan. Oggi le persone non cercano solo un prodotto o un servizio che permetta loro di soddisfare un bisogno specifico. Non vogliono semplicemente uno smartphone qualsiasi, un paio di jeans qualsiasi… Vogliono l’Iphone, un paio di Diesel… Così come non si cerca più semplicemente un avvocato, un commercialista, un architetto qualsiasi. Si cerca quello più esperto o specializzato in una determinata materia, quello con la migliore reputazione. Le persone cercano qualcuno di cui si possono fidare e a cui si possono “affezionare”.

Per imprenditori e professionisti il Personal Branding ha già un’importante evoluzione. Si parla infatti di Business Celebrity Building, per identificare l’applicazione massima del personal branding nel mondo del business, con l’obiettivo di trasformare l’individuo in una vera e propria business celebrity.

Il termine è stato coniato da Gianluca Lo Stimolo, fondatore e CEO di Stand Out, l’unica agenzia europea specializzata in servizi integrati di personal branding e considerato uno dei massimi esperti della materia.

La differenza tra i due temi è apparentemente sottile, ma non è così, se presi in esame da vicino. Infatti, mentre il Personal Branding lavora principalmente sull’immagine della persona e sulla costruzione di un’identità coerente, il Business Celebrity Building opera non soltanto sull’individuazione di un talento ma individua anche un posizionamento distintivo per l’accrescimento sia delle competenze professionali sia della visibilità, attraverso strategie e operations che abbracciano l’intera sfera del business personale, come se si trattasse di una sorta di “IO S.p.A.”.

I motivi di questa evoluzione sono stanzialmente tre:

Distinguersi dai concorrenti

affrontare con nuove armi la sempre crescente competizione sui mercati, causata da processi inarrestabili di globalizzazione e digitalizzazione;

Rafforzare i propri messaggi

Superare la refrattarietà e la diffidenza a ogni messaggio che le “fake news” hanno determinato in ogni interlocutore. “Metterci la faccia” è infatti il modo più efficace per garantire e dare autorevolezza ai propri contenuti;

Tradurre la visibilità in Business

Costruire e rendere operativi modelli di business che consentano di generare maggiori afflussi di denaro derivanti dalla crescente visibilità.

L’attività di Business Celebrity Building consente dunque di

–        Uscire dalla guerra dei prezzi;

–        Accedere ad opportunità di partnership e di business, ai più negate;

–        Trovare e selezionare i migliori fornitori e i clienti più profittevoli.

La formula del Business Celebrity Building

Gianluca Lo Stimolo spiega come fare Business Celebrity Building attraverso l’illustrazione della formula da lui  ideata:

BCB=P(E)xR(T)/S

Business Celebrity Building = Promessa al mercato (Etichetta personale) x Reputazione (Target) / Strumenti di comunicazione e promozione.

La promessa al mercato si traduce in un’etichetta che ne esemplifica la comunicazione, ma questa da sola non basta, così come non basta solo la reputazione. Bisogna avere una promessa al mercato chiara e una reputazione forte. Quest’ultima è la capacità riconosciuta di mantenere la promessa dichiarata (quanto il tuo target ti reputa in grado di mantenere la tua promessa al mercato). Si tratta quindi di una convinzione che deve essere istillata nel proprio target perché si tramuti in reputazione. Come si fa? Con gli strumenti tipici della comunicazione online e offline che però vanno applicati tutti con costanza e attenzione (ad esempio: un messaggio univoco e coerente, ciò che in inglese viene definito consinstency; il racconto di case history, testimonianze dei clienti, l’uso dell’influencer marketing, la creazione di contenuto di valore per il proprio target – blog, report, podcast, video, libri – la realizzazione di eventi e le media relations).

I passi essenziali per il Personal Branding

  1. Iperspecializzati per uscire dalla percezione del generalista:
  2. Scegli un argomento specifico su cui puoi “dir la tua”;
  3. Metti il tuo focus su un preciso pubblico (segmento di mercato)
  4. Trova un’etichetta che renda comprensibile con facilità la tua distinzione e la tua promessa al mercato
  5. Sii ossessivo e univoco nel tuo messaggio (Consistency)

 

  1. Usa lo storytelling personale per dare forza e congruenza a quanto dichiarato sul mercato
  2. Produci contenuti sull’argomento specifico che hai scelto, da distribuire attraverso i canali e gli strumenti utili a raggiungere il tuo pubblico (blog, e-book, libro, video, rubrica), inclusi eventi (workshop, seminari, congressi)
  3. Raccogli e usa testimonianze di utenti soddisfatti e illustra case history realizzate: sono di grande ispirazione all’acquisto
  4. Individua e utilizza a tuo vantaggio personalità influenti sul tuo target, senza dimenticare l’uso dei media tradizionali che forse hanno un po’ perso il valore di mezzi (media in latino) per raggiungere un pubblico, ma sono più che mai mezzi di accreditamento e fonti di credibilità nella tua professionalità per il pubblico che già raggiungi attraverso i canali social.

Il percorso è questo: prima sei un professionista generico e pochi ti conoscono. Un peccato, meriti di più! Allora diventi uno specialista e la tua notorietà migliora. Le cose iniziano decisamente a cambiare quando diventi un’autorità nel tuo settore. Il passo successivo è la celebrità. Sei noto per la tua professionalità incontestabile e la vetta finale non può che essere il diventare un punto di riferimento per il tuo ramo.

 

 


6 luci e 3 ombre del grande Zar moderno Vlamidir Putin

 Putin

Quarto mandato per Vlamidir Putin, rieletto con il 75% dei voti. La vita del capo del Cremlino è sicuramente molto interessante e ricca di spunti. Dalla miseria a Leningrado a uomo (non ufficiale) più ricco del mondo, passando per spia del KGB di scarsa importanza. Bill Browder, fondatore ed ex gestore di un importante fondo straniero in Russia – ha ipotizzano un patrimonio personale di 200 miliardi di dollari.

Un proverbio russo dice: “Solo un cattivo soldato non spera di diventare generale”. Vlamidir è diventato molto di più di un generale. Con le sue qualità e con i suoi difetti.

Qualità

1) Determinazione a uscire da una situazione molto sfavorevole

Putin è nato nel 1952 a Leningrado da genitori molto poveri. Gioca a inseguire topi ed è vittima di bullismo di strada. A soli 16 anni adotta un piano per riscattarsi. Ispirato dagli attori Vyacheslav Tikhonov e Georgiy Zhzhonov fa domanda come agente del servizio segreto a Leningrado all’agenzia governativa del Comitato per la sicurezza dello Stato (Komitet Gosudarstvennoj Bezopasnosti), meglio nota come KGB. Gli viene consigliato di finire gli studi e di laurearsi. Lui non si dà per vinto. Sia laurea a pieni voti e rifà la domanda. Viene assunto e l’addestramento da spia gli insegna a come sfruttare le debolezze delle persone. L’addestramento lo ha reso un esperto della natura umana, come riferirà alla sua biografa. Vladimir vuole viaggiare, ma solo dopo 10 anni viene inviato solo Dresda (Germania Est), una destinazione decisamente non prestigiosa. Vive una carriera da spia mediocre e a 37 anni è in  un vicolo cieco, mentre il suo Paese sta cambiando e lui è distante migliaia di chilometri. Mosca non lo sostiene durante le manifestazioni contro la sede della Stasi (polizia segreta tedesca controllata dal KGB) durante all’epoca del crollo del muro di Berlino nel 1989. La sua carriera è a un punto morto e torna in Patria disoccupato.

2) Lealtà al capo

Anatoly Sobchak, sindaco di Leningrado decide di affidare a Putin la carica di vicesindaco. La stessa lealtà determinerà la scelta del presidente Boris Eltsin a candidarlo come nuovo presidente.

3) Abilità nel scegliere le priorità

La gestione del tempo è la pratica di mettere a disposizione un budget per il tuo tempo da dedicare abbastanza alle cose a cui veramente dai priorità. Nonostante le enormi responsabilità che l’ufficio del sindaco ha portato sulle spalle di Putin, nel giugno del 1997, ha ancora trovato il tempo di difendere la sua tesi di dottorato in economia presso l’Istituto minerario statale di San Pietroburgo. Il suo lavoro a Leningrado lo ha portato all’attenzione dell’allora presidente russo Boris Eltsin.

4) Abilità nel cogliere le opportunità

L’amico imprenditore Boris Berezovskij lo segnalò al presidente Boris  Eltsin che gli offrì la carica di capo del KGB, per proteggersi dalla accuse di frode. Putin sottolineò la sua decisione di accettare l’offerta: “Una volta che un’opportunità ti cade in grembo, afferrala con sicurezza ma con gli occhi aperti alle responsabilità che ne derivano”. Eltsin lo nomina primo ministro per permettergli di essere conosciuto come politico. Putin si comporta già da presidente. Nel 1999 manda le truppe ad attaccare la Cecenia. Una prerogativa che spetta solo al presidente. La sua popolarità cresce in modo esponenziale come salvatore della Russia.

5) Coraggio e abilità nel risolvere i problemi

L’abilità nel “sistemare le cose” senza preoccuparsi e con decisione è una dote appresa nell’addestramento nel KGB. Putin impressiona Eltsin fermando le indagini per frode sulla figlia del presidente.

6) Grande ambizione

Putin non è mai andato oltre il grado di colonnello del KGB. Il 26 marzo 2000 Putin diventa il secondo presidente russo democraticamente eletto.  Grazie a lui la FSB (Servizi federali per la sicurezza della Federazione russa) erede della “sua” amata ex KGB sovietica, diventa la vera padrona della Russia e Boris Eltsin non può più essere indagato. Vladimir è arrivato a essere a capo della nazione più grande del mondo e dichiara: “Se faccio qualcosa provo a vederne il risultato finale o almeno che porti il massimo risultato”.

Ombre

1) Avidità

Nel suo primo anno da politico la Russia cade in una grande crisi. I generi alimentari furono razionati. Putin doveva firmare contratti per fare arrivare i 100 milioni di dollari di aiuti. Vladimir redasse falsi contratti, il cibo non arrivò mai e i 100 milioni “sparirono”. Oggi in Russia vi sono circa 100 miliardari. Putin fece un accordo con gli oligarchi che volevano prendere potere politico. Se non volevano fare la fine dell’imprenditore Mikhail Khodorkovsky (Banca Menatep), che fece condannare a nove anni di prigione in Siberia, dovettero versargli il 50% dei loro capitali. Oggi Putin guadagna ufficialmente 200.000 dollari all’anno, ma vale 40 miliardi di dollari in azioni delle società degli oligarchi russi. Nel 2012 il “Magnitsky Act” ha impedito a questi capitali di essere depositati negli USA.

2) Grande determinazione nel fare eliminare fisicamente i “nemici”

Sospetti per l’eliminazione con il Polonio-210 di Aleksandr Litvinenko nel 2006 dell’ex agente dissidente del KGB che lo accusò dell’omicidio della giornalista Politkovskaya. Più recentemente sospetti per l’uccisione a colpi di pistola vicino al Cremlino a Mosca nel 2015 di Boris Nemtsov, capo dell’opposizione politica e il 4 marzo 2018 del tentativo di avvelenamento col  gas nervino di  Sergei Skripal (agente russo al servizio della Gran Bretagna) e della figlia Yulia a Salisbury, nel Regno Unito.

3) Eliminazione della stampa non amica

34 sono i giornalisti uccisi da quando Putin è al potere. È sospettato fortemente di aver fatto eliminare nel 2006 la giornalista Anna Politkovskaya perché stava indagando sulla strage di Beslan, da lei attribuita come mandante a Putin e come copertura di facciata ai separatisti ceceni. In occasione della tragedia del sottomarino K-141 Kursk nel 2000 Putin venne fortemente criticato dai media. Decise quindi di far chiudere il canale televisivo russo “TV-6” dell’imprenditore Boris Berezovskij, che si oppose. Putin gli disse che se non l’avesse fatto si sarebbe trovato in serio pericolo. Fu chiuso nel 2002.

 

 


Comunicare meglio e centrare obiettivi nella vita

coaching

Si diffondo in Italia le tecniche per raggiungere risultati dalla vita e per comunicare meglio con gli altri. Scopriamo cosa sono

Alzi la mano chi desidera essere capace e abile nel convincere gli altri delle proprie idee, capire cosa pensano le altre persone e farsi capire molto bene… Chi vorrebbe avere degli obiettivi certi e conoscere il modo di raggiungerli con determinazione? Tutti! Da qualche anno si stanno diffondendo in Italia due strumenti importanti e moto utili sia le singole persone, sia per le aziende. La sigla PNL significa Programmazione Neuro Linguistica. Un termine al primo impatto un po’ inquietante, per addetti ai lavori.

La PNL è una tecnica di comunicazione creata in California negli anni settanta del secolo scorso da Richard Bandler e John Grinder. In sostanza abbiamo tutti degli schemi mentali “programmati” dalla nostra esperienza di vita. Questi schemi impediscono di farci capire dagli altri come vorremmo e soprattutto ci impediscono di convincere gli altri della validità delle nostre idee. Inoltre, la nostra comunicazione è per il 55% non verbale (i movimenti del corpo), per il 38% para verbale (l’aspetto della voce) e solo per il 7% verbale (le parole). L’efficacia di un messaggio dipende quindi solo in minima parte dal significato letterale di ciò che viene detto. Comunque ci si sforzi, non si può non comunicare. L’attività o l’inattività, le parole o il silenzio hanno valore di messaggio.
Provate ad immaginare una coppia che discute.

Molti parlano, ma non comunicano. Lei è di tipo “uditivo”, difatti continua a dire “non mi ascolti”. Lui è di tipo “visivo” – ma non perché è uomo, ogni persona può essere “visiva”. Il 45% dell’umanità è “visiva” (colpita da ciò che vede) il 25% “uditiva” (da ciò che ascolta) e il 35% “cinestetica”, (si basa sulle sensazioni). Lui ripete “ma, non vedi che…”. È il suo schema mentale. Risultato: non si capiscono e non risolvono il conflitto. Immaginate le conseguenze disastrose. Lo stesso vale anche negli affari. Proporre un progetto di lavoro descrivendolo nei minimi dettagli a un dirigente “visivo” vuol dire fallire il bersaglio. Di certo preferirà una presentazione più “visiva”. Insomma, raggiungere l’altro vuol dire capire il suo schema mentale. Questo è “comunicare”. La PNL è una tecnica semplice che aiuta in questo.

Il “Coaching” è invece una strategia per raggiungere obiettivi, sia personali, sia in un gruppo di lavoro. A chi piace fallire? A nessuno. Il coaching ti aiuta a capire cosa vuoi e come realizzarlo in tanti campi della vita, con molte ramificazioni. Vi è il life coaching, per gli obiettivi importanti della vita. Il business coaching, per gli affari. Addirittura il divorce coaching, per non sbagliare più il prossimo coniuge. Il financial coaching ti aiuta a non sperperare denaro e a guadagnarne di più. Fantastico, no? La persona che ti segue è il coach, che non è uno psicologo. In questi anni sono sorte in Italia molte scuole che preparano e “certificano” esperti in PNL e coaching, che poi offrono i loro servizi a pagamento. I corsi non sono lunghi e le prospettive di lavoro sono buone. Una seduta presso un cliente per 45/120 minuti di life coaching può costare dai 60 ai 300€. Per le aziende il business o executive coaching di un gruppo aziendale i costi sono molto più alti, dai 400 ai 2000€ a sessione.

È possibile anche via Skype, senza muoversi da casa, in un orario concordato con la Cliente.

Scopri qui i miei consigli gratis di coaching

E se vuoi…

Migliorare decisamente l’efficacia della tua comunicazione personale
Controllare più facilmente il tuo stato d’animo
Eliminare l’influenza dei “brutti ricordi”
Sviluppare obiettivi chiari, ben formati e realizzabili in un tempo preciso
Ottenere un atteggiamento empatico e tollerante verso tutti
Cambiare le abitudini indesiderate e adotti comportamenti più produttivi
Entrare rapidamente in sintonia con le altre persone
Motivarti all’azione.
Scoprire le tue convinzioni limitanti e le sostituirle con convinzioni potenzianti
Utilizzare domande precise per raccogliere informazioni migliori
Essere più efficiente e performante nel mondo del lavoro
Circondarti di persone positive e motivanti
Trasformare quel sogno che hai nel cassetto in un obiettivo e realizzarlo con la giusta strategia alla quale non avevi mai pensato

Allora scrivimi!

Intervista di Giorgio Nadali a Antonella Rizzuto, presidente dell’Associazione Professionale Nazionale del Coaching
Pubblicata sul Settimanale “Vero” del 09/05/2015

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Antonella, il Coaching può migliorare la vita?

Assolutamente sì. Il coaching aiuta le persone a migliorare la loro vita a 360 gradi perché utilizza degli strumenti che ti aiutano a focalizzarti maggiormente sulle cose più importanti per te e, di conseguenza le persone prendono delle scelte in linea con i loro valori.

Antonella, la PNL è alla portata di tutti e di ogni età?

Sì, la PNL è come uno specchio che ci aiuta a diventare più consapevoli di come utilizziamo il nostro linguaggio per interpretare il mondo, ascoltare gli altri e farci capire, ecc.

Quindi tutti dovrebbero studiarsi la PNL, ma non essere cliente di un Coach…

Il corso di PNL è come un corso di vita, dove apprendi tecniche che ti aiutano a comunicare in modo consapevole, a gestire gli stati d’animo, e tantissimo altro. Il Coach lo prende chi vuole essere seguito passo passo da un professionista per raggiungere determinati obiettivi.

Chi è il cliente tipo di un life coach?

Può essere una persona che, in un momento delicato della sua vita, vuole fare un punto della situazione per capire dove andare o che priorità dare nella sua vita. Oppure una persona che non ha obbiettivi e quindi ha bisogno di crearli. Oppure chi ha tanti obbiettivi ma non sa da dove partire. Oppure chi si trova di fronte ad una scelta importante e non sa cosa fare. In tutto questo, un life coach ti aiuta a fare chiarezza, focalizzarti su ciò che davvero conta per te e fare delle azioni in linea con tutto questo.

Antonella, chi è adatto a diventare un Coach?

Chiunque abbia voglia di dedicarsi agli altri e dare il suo contributo. Ovviamente, per diventare coach bisogna seguire un percorso. Non è indispensabile avere una laurea.

A chi consiglieresti la PNL?

A tutti perché tutti comunichiamo. La PNL ti aiuta ad essere più consapevole di ogni nostra parola che ha continuamente un impatto su noi stessi e di cosa creiamo negli altri. La PNL nasce dalla vita. Consiglio a chiunque non sappia cosa sia leggere un libro introduttivo e venire al corso gratuito “Il meglio di te e dagli altri con la PNL e il Coaching”

Antonella, il Coaching e la PNL costituiscono una nuova opportunità di guadagno?

Possono essere una nuova opportunità di guadagno. È una realtà nuova che sta prendendo sempre più piede e che effettivamente permette, in tempi veloci, di contribuire notevolmente al raggiungimento di una qualità di vita alta.

www.giorgionadali.com


10 cose da fare per conciliare business e amore

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di Giorgio Nadali

 

“Il meglio del vivere sta in un lavoro che piace e in un amore felice” (Umberto Saba). È possibile conciliare con successo le due cose?

 

1) Vi sono delle esigenze affettive basilari diverse per ciascun sesso che vanno capite e ricordate. Non tenerne conto apre a infinte incomprensioni, anche se sono in buona fede. Nelle coppie eterosessuali ricordati che l’altro sesso pensa in un modo diverso. Non migliore o peggiore, ma diverso. Lei non ragiona istintivamente come un uomo. Lui non ragiona istintivamente come una donna. Se è capace di fare così o è un coach oppure è uno sceneggiatore che scrive dialoghi del sesso opposto, ma non è il tuo caso. Quindi, scolpisci bene queste cose nella tua mente:

Per sentirsi amata una donna deve sentirsi: a) capita b) rispettata c) ascoltata d) speciale.

Per sentirsi amato un uomo deve sentirsi: a) stimato b) accettato c) importante d) necessario.

Per lui. “Ascoltata” non vuol dire che hai vagamente udito delle parole, mentre stavi solo pensando a come difendere il tuo orgoglio ferito. Si ascolta con il cuore, non con le orecchie. “Capita”. Non vuol dire che condividi tutto ciò che dice. “Rispettata”. Non vuol dire comprare la sua attenzione. È il rispetto che alza la quotazione. Vuol dire attenzione (“respìcere, in latino significa guardare”) al suo sentire senza invalidare il suo stato d’animo. Si rispetta ascoltando.

Per lei. Importante è lui qualsiasi cosa faccia. Fare sentire sinceramente importante qualcuno senza adularlo è un’arte essenziale per la comunicazione. Necessario. L’uomo è atavicamente “faber”. È miracoloso ciò che un uomo può fare quando si sente necessario. È lo stimolo migliore per farlo agire e migliorare, ma forse lo fai già con i tuoi dipendenti. La maniera migliore per stimolare qualcuno al miglioramento non è umiliarlo e criticarlo, ma fargli sentire che la squadra (in questo caso sei tu) ha bisogno di lui. Accettato. Non vuol dire che apprezzi ogni cosa che lui fa o dice. Ma se vuoi cambiare qualcuno, o meglio se vuoi che qualcuno (in questo caso, lui) cambi, prima apprezza ciò che fa di buono e dopo, ma solo dopo, suggerisci un’idea per migliorare. Non dimenticare che le frasi con il “ma” o  il “però” dette dopo un complimento lo rendono inutile. Prima suggerisci la tua, e dopo con il “però” dimostra il tuo apprezzamento: “Potremmo fare così, però sei veramente bravo in questo”.

Anche se sei una donna manager super emancipata, fagli sentire che hai bisogno di lui. Lascia la grinta da business woman in sala riunioni.

2) Per ottenere di più nella relazione, una donna deve prima apprezzare ciò che un uomo fa già – fossero anche cose molto piccole. Solo con l’accettazione e la stima un uomo è stimolato a dare e fare di più.

3) Evita di dare consigli non richiesti ad un uomo. C’è il pericolo di farlo sentire incompetente. Le donne si consigliano spontaneamente. Gli uomini no. Per correggerlo devi usare tatto. “Lo apprezzo, ma forse avremmo potuto fare così…”. Evita di dire: “Vedi? Hai sbagliato tutto”.

4) Quando una donna parla non prendere tutto alla lettera, anche se non sei un coach. Non vuol dire non ascoltarla, ma non prendere letteralmente alcune espressioni e soprattutto non farti colpire da queste nel tuo ego maschile.  “Non mi ascolti mai”, “Fai sempre così”. Certo, sono indicatori assoluti. Se vuoi innescare una lite, dì  pure “No, non è vero perché…”. Si chiama “mappa contro mappa”. Allo stesso tempo non ascolti e invalidi i sentimenti di chi si sta esprimendo, perché stai puntando tutto sulla tua difesa. Disastroso. Se sei un coach dì “Non ti ascolto mai, ho capito bene? Proprio mai? Ci sono volte in cui ti sei sentita ascoltata?”. Tuttavia non sei un coach, ma un amante, un marito o un fidanzato. Meglio se ascolti senza replicare. Calma. Non ti sta accusando. Sta solo riordinando le idee. La donna è analitica. L’uomo sintetico. Lei parla per capire. Lui parla per trasmettere la sintesi del suo pensiero.

5) Lui non è un uomo dell’età della pietra, ma certi istinti atavici rimangono nell’umanità. Quando lui è nella sua “caverna”, non disturbarlo. Non ti ha esclusa dalla sua vita. Ha bisogno di un momento solo per lui. È il momento peggiore per dire “parliamo”. In quel momento è l’ultima cosa che vuole fare. Rimanda, ok? Tornerà a comunicare con te tra poco.  La tua comprensione e la tua pazienza saranno ricompensate.

6) Apprezza i suoi sforzi. Lui è molto impegnato. Se ami un uomo di successo devi accettare che il tempo sia limitato, soprattutto se non ha frequentato un corso di time management. Siamo noi il padroni del nostro tempo. Ma tu hai capito che anche i suoi piccoli sforzi per ritagliare un tempo per voi vanno apprezzati moltissimo. Ricordati che un uomo che porta al cinema una donna si sente come se fosse lui il regista, lo sceneggiatore e il produttore del film. Dammi retta, apprezza ciò che fa e diglielo apertamente.

7) No al “Tu sei…”.  Evitiamo il più possibile la parolina di tre lettere che impatta a 100 all’ora contro il muro della propria identità e del proprio orgoglio, perché generalmente è detta in negativo. “Sei…”. Lasciamo il “sei” il più possibile alla matematica. Le critiche devono sempre essere costruttive e dette in modo che l’altro le recepisca. Altrimenti non sono critiche, ma solo sfoghi che gettano benzina sul fuoco. Se invece la dici al positivo, pensaci bene. Lui o lei è veramente la tua vita? Se sì, vai tranquillo.

8) Non c’è problema. A noi uomini i problemi piacciono. O meglio, ci piace trovare soluzioni ai problemi. Evita di dire a lei che non c’è problema. Resisti coraggiosamente all’ atavico istinto di fornire soluzioni seduta stante. Il problema può anche esserci e magari hai anche la soluzione. Aspetta. Prima dimostrati comprensivo e empatico. Solo dopo potrai indossare l’armatura per andare a sconfiggere il drago-problema per la tua donzella. Così non c’è problema.

9) Attendi. In caso di momenti di tensione è totalmente inutile una comunicazione logica. Attendi. Se una persona non è in grado di recepire un discorso o è in “sequestro emotivo”, attendi. Passerà. Dimostra empatia, comprensione silenziosa, evita di fornire soluzioni. Chi è in “K meno” non può ascoltarti in quel momento.

 10) Colpisci con la tua personalità. Da ultimo lascerei il trading al settore economico. Sono tanti gli uomini, anche intelligenti e di successo, che credono di impressionare una donna con la tecnica del pavone. Ci sono cose che non possono essere comprate. Non ricoprirla di regali. Non puoi comprarla, a meno che non voglia un rapporto mercenario. Il principe del film “Il principe e la ballerina” (1957) svela solo alla fine alla ballerina la sua posizione sociale, quando è sicuro dei sentimenti di lei. Oggi si fa troppo spesso il contrario. Si fa credere ciò che non si è per fare colpo. Colpisci con l’empatia, con la simpatia, con l’arguzia, con l’intelligenza, con la sensibilità, prima di correre da Bulgari. Potrebbe anche non essere necessario. Vinci per ciò che sei. Buon San Valentino!


10 cose da credere per motivarti al successo

 

di Giorgio Nadali

motivazione

Cosa succede nella mente di persone di grande successo? Se vuoi rimanere concentrato e persistente di fronte alle sfide, prova ad adottare alcune di queste mentalità positive e utili. Il successo arriva in molte forme diverse, e tutti noi abbiamo le nostre idee su cosa voglia dire ottenere dei risultati. Gli studi dimostrano, tuttavia, che tutti i vincenti hanno una visione simile della vita. Se hai difficoltà ad essere motivato, prova questi modi di pensare.

“Non impari a camminare seguendo le regole. Impari facendo e cadendo”. (Richard Branson)

 

1) Il successo conta più del potere. Le persone possono assumere posizioni manageriali se il loro obiettivo principale è l’autorità, ma le persone che ritagliano il proprio posto nel mondo tendono ad essere quelle che si sentono meglio con se stesse quando raggiungono qualcosa di importante. Il potere può essere necessario per raggiungere i tuoi obiettivi e realizzare qualcosa, ma è solo un mezzo, non un fine in sé. L’obiettivo è di sentire che hai fatto qualcosa che è significativo secondo i tuoi valori.

 

2) È una mia responsabilità. Le persone di successo tendono ad avere un ottimo autocontrollo e credono che i loro sforzi siano ciò che farà la differenza. L’obiettivo è quello di fare ciò che deve essere fatto e non aspettare che gli altri ti incoraggino o ti diano una direzione. Assumersi la responsabilità significa anche sapere quando chiedere aiuto.

 

3) È un’opportunità, non una minaccia. Quando arriva una sfida, i top performer sono più entusiasti della possibilità che offre di preoccuparsi di ciò che potrebbe accadere se dovesse andare storto. Sanno che niente che valga la pena di avere è facile, quindi la difficoltà è solo un segno che il progetto è utile.

 

4) Questo mi piacerà. La perseveranza porta le sue soddisfazioni. Rimanere concentrati a lungo termine può essere affrontato come un gioco, con ogni giorno in cui ti attieni ai tuoi obiettivi sentendoti come una vittoria. Se riesci a sentirti scherzoso riguardo ai tuoi sforzi, rischia di essere meno stressato: il senso di minaccia diminuisce e il divertimento aumenta.

 

5) Il talento non vale la pena preoccuparsi

L’abilità con cui sei nato può stabilire la base per un potenziale successo ma, senza pratica, il talento naturale non si svilupperà, proprio come un muscolo che non viene usato. Sebbene ci sia davvero poco da fare sugli attributi con cui siamo nati, c’è un granché che possiamo scegliere di fare con questi attributi Anche le persone di talento devono lavorare per continuare a sviluppare le loro abilità, quindi è più produttivo concentrarsi su ciò che si intende fare e imparare piuttosto che preoccuparsi se sei naturalmente “bravo” a farlo.

 

6) Il duro lavoro è impressionante. Le persone che eccellono in quello che fanno vedono il lavoro duro come ammirevole e le persone dedicate come interessanti. Si sentono bene con se stessi per vivere i loro valori e sono disposti a lavorare duramente nel tempo.

 

7) Il fallimento non significa molto. Se qualcosa non funziona le prime volte, le persone di successo tendono a spazzolarle come un processo di apprendimento e andare avanti. Ci vogliono molte più battute d’arresto prima che inizino a considerare qualcosa di impossibile.

 

8) Non bruciare ponti. Potresti non piacere a qualcuno, ma potresti ancora dover lavorare con loro in futuro. Anche se non lo fai, avere avversari non fa bene alla tua reputazione. È molto più facile e meno stressante rimanere almeno ragionevolmente civile ed essere conosciuto come qualcuno con cui è facile collaborare. Non sai mai chi potrebbe arrivare a conoscere il tuo comportamento, quindi è sempre utile essere professionale.

 

9) Non rimanere bloccati. Fare sempre le stesse cose non ci migliora. Ciò che funziona è la “pratica deliberata” – cioè, praticando costantemente a un livello leggermente più alto della nostra zona di comfort.

 

10) Qual è il mio prossimo passo? Ci sviluppiamo continuamente man mano che procediamo, quindi è probabile che i tuoi obiettivi cambino man mano che progredisci. I migliori raggiungono un feedback regolare nei loro programmi e identificano cosa fare in base alle nuove informazioni. Valuta e aggiorna i tuoi obiettivi man mano che continui ad apprendere.

 

PIÙ PRODUTTIVA. La società di consulenza globale Hay Group ha riscontrato che le aziende con dipendenti motivati erano il 43% più produttive rispetto ai luoghi di lavoro con personale immotivato.

LAVORATI IMPEGNATI Un sondaggio Gallup del 2014 ha rilevato che, mentre meno di un terzo dei dipendenti americani erano motivati e assorbiti dal loro lavoro, i livelli di impegno erano al massimo dal 2000 – quando solo il 26% era impegnato. Fai in modo che i tuoi affari si identifichino e cerchino tali persone – la loro motivazione si nutre della tua.

17,5% Non impegnato: attivamente infelice e scontento

31,5% Impegnato. Motivatoi e appassionato del lavoro

51% Non impegnato: Fa il suo lavoro senza entusiasmo o sforzi extra