I tuoi piani 2019 per la ricchezza e la povertà

Giorgio Nadali

Il tuo piano per la ricchezza (consigliato)

Assumiti la responsabilità per le tue circostanze finanziarie.

Non avere mai come obiettivo la ricchezza economica.

Cerca sempre l’eccellenza e la lealtà soprattutto quando nessuno ti vede.

Migliora ogni giorno: impegnati in un auto-miglioramento quotidiano perpetuo. Leggi per imparare, non per divertirti.

Persegui i tuoi sogni e i tuoi obiettivi. Non mettere la tua scala sul muro di qualcun altro.

Stabilisci buoni obiettivi ed evita i cattivi obiettivi: i buoni obiettivi sono legati ai tuoi sogni e alla tua visione della persona ideale che desideri diventare in futuro. I cattivi obiettivi sono obiettivi progettati per aumentare le cose che possiedi.

Non abbandonare mai i tuoi sogni e obiettivi.

Preferisci la botte piena e divorzia subito dalla moglie ubriaca.

Crea entrate automatiche.

Cambia! Non fare sempre le stesse cose. Studia nuove strategie.

Diversifica gli investimenti.

Forgia le buone abitudini ed evita le cattive abitudini: le buone abitudini ti aiutano a migliorare e ti spingono in avanti. Le cattive abitudini fanno il contrario.

Associati con persone ottimiste, felici, entusiaste e di successo e limita la tua esposizione a persone tossiche e negative.

Non giocare mai d’azzardo.

Risparmia il 20% o più delle tue entrate prima di spendere qualcosa.

Controlla i tuoi pensieri ed emozioni.

Non svelare subito mai ciò tutto ciò che pensi: controlla le parole che escono dalla tua bocca.

Non spettegolare mai.

Cerca mentori che hanno fatto ciò che vuoi fare.

Fai coaching.

Non criticare, condannare o lamentarti.

Credi fermamente in te stesso! Sii tu il tuo primo sostenitore! TUTTO è possibile per chi crede! (Mc 9,23)

Esercitati ogni giorno, in modo aerobico e anaerobico.

Mangia sano ogni giorno.

Ammira che è e chi ha più di te. Pensa prima ai sacrifici che ha fatto per arrivarci.

Modera cibo spazzatura, TV, Internet, alcolici, Facebook. Linkedin va bene.

Non sentirti mai inferiore o superiore a nessuno, oppure cerca un bravo psicologo.

Vivi per il domani: rimani soddisfatto oggi nel perseguimento dei tuoi sogni e obiettivi.

Crea una visione chiara della tua vita ideale, futura: questa diventa la tua nuova identità e i tuoi nuovi comportamenti, i tuoi pensieri e le tue abitudini diventeranno i comportamenti, i pensieri e le abitudini del futuro.

Non mentire, imbrogliare o rubare. E’ da sfigati perdenti.

Sii fedele al partner, amici, colleghi di lavoro, clienti e tutor.

Riduci al minimo il numero delle amanti di cui ti puoi fidare.

Soddisfa o supera le aspettative che gli altri hanno in te.

Adotta con coraggio rischi calcolati.

Sperimenta fino a trovare i tuoi talenti interiori e dedica il resto della tua vita a praticare e perfezionare quei talenti.

Ama quello che fai per vivere, ma non fermarti lì.

Prima di alzarti il mattino ringrazia Dio, Buddha, Allah o l’Universo perché sei certo che avrai una giornata meravigliosa.

Fornisci ad altri servizi o prodotti di valore aggiunto superiori.

Sii un sostenitore, non un denigratore.

Evita la “mentalità da sfigato” (Vedi il paragrafo del tredicesimo libro “Chi non si accontenta gode” di Giorgio Nadali)

Diventa un virtuoso in qualunque cosa tu faccia per vivere.

Cerca più fonti di reddito. Non dipendere mai da una fonte di reddito.

Non dire “come posso risparmiare?”. Pensa soprattutto a come puoi guadagnare di più.

Non dire “non ho soldi”. Dì “voglio creare liquidità”.

Abbi una visione mentale positiva, ottimista, orientata al successo.

Dormi almeno 7 ore per notte.

Stabilisci sempre obietti positivi, che non iniziano mai con un “non”.

Abbraccia gli errori e i tuoi “fallimenti”: sono i tuoi insegnanti.

Sii frugale con i tuoi soldi. I più grandi spendaccioni sono proprio quelli che guadagnano poco.

Leggi e commenta sempre tutti gli articoli di Giorgio Nadali.

Evita le spese spontanee o emotive.

Non sopravvalutare mai la tua vita. Non aumentare le tue spese al crescere del tuo reddito.

Pensaci bene prima di ordinare una nave da diporto di 70 metri, anche se ti piace il mare. Poi ti costa il 10% all’anno in manutenzione / equipaggio / docking / nafta.

Cerca la felicità negli eventi, non nelle cose.

Concentrati su un’attività alla volta: non abituarti a occuparti di più cose in una volta.

Vedi la ricchezza come buona e la povertà come cattiva.

Non ammirare chi parla solo di poveri e migranti.

Diffida da chi ti vuole povero e sfigato. Non te lo meriti.

Ricordati che la povertà buona è un fatto spirituale, mai un fatto materiale. Quindi cerca la prosperità senza essere avido.

Non preoccuparti mai di quanto guadagnano Nadali e altri. Preoccupati di un tuo piano personale di crescita e scrivilo oggi stesso nero su bianco.

Chiedi quello che vuoi alla tua vita. La vita risponde sempre.

Evita di confrontarti. Pensa ai tuoi talenti e mettili a frutto.

Non invidiare mai e poi mai chi ha successo e ricchezza onesta.

Scrivi nero su bianco o nello smartphone 10 obiettivi precisi e “ben formati” a Gennaio e tienili in evidenza.

Cerca feedback dagli altri.

Ascolta consigli sensati e poi agisci come vuoi tu secondo coscienza.

Abbi pietà degli sfigati e dei cretini. Sono inevitabili.

Pensa a creare un’attività di beneficenza o una fondazione o almeno dedica sempre un paio di ore al volontariato la settimana. Tempo, non soldi. Il tuo tempo sei tu. I tuoi soldi non sono te. Dona te stesso.

Evita di dire “Non ho tempo” o fai subito un corso di gestione del tempo (meglio se con Nadali).

Evita di lavorare 12 ore al giorno per avidità. Non ne vale la pena. Pensa a ciò e chi puoi perdere.

Regala un workshop o o un corso del Prof. Nadali ai tuoi migliori collaboratori e non dirti che è un costo elevato, ma un valore aggiunto strepitoso per la tua Azienda.

Non prendere mai decisioni per paura.

Osserva e segui le leggi e le regole: non esiste una scorciatoia per il successo.

Studia una comunicazione persuasiva.

Pensa che il lusso te lo meriti tutte le volte che non è decisamente pacchiano.

Studia e basta. Sempre. Anche se hai 90 anni.

Riduci al minimo o evita le abitudini a procrastinare. Queste sono abitudini che fanno perdere tempo e che non ti aiutano a migliorare o ad andare avanti nella vita.

Persegui con pazienza i tuoi sogni e i tuoi obiettivi: il successo richiede molto tempo.

Tratta tutti quelli che incontri con rispetto finché non provano che non se lo meritano. Se non se lo meritano non essere molto violento con loro. E’ illegale.

Non dare retta a tutte le critiche cattive che ti fanno. Spesso il problema è nella testa di chi le fa. Tu hai altro da fare.

Fai sentire sinceramente gli altri importanti.

Leggi i libri di Giorgio Nadali, soprattutto “Buoni e Vincenti. Etica e Spiritualità del successo e del denaro“.

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Il tuo piano per la povertà (sconsigliato)

Non prenderti alcuna responsabilità per le circostanze della tua vita. Incolpa tutti tranne te stesso.

Non leggere per imparare o per migliorare te stesso. Leggi per divertirti.

Usa Facebook spesso e possibilmente per scrivere idiozie demenziali.

Cerca la gratificazione immediata.

Fai promesse che poi non mantieni.

Forgia cattive abitudini.

Spendi il 100% o più di ciò che guadagni.

Per te i B.O.T. sono: Bar, Osterie, Trattorie

Per te le Obbligazioni sono le cose che devi fare di malavoglia

Per te le buone Azioni sono quelle che fanno i boy scout

Crei “liquidità” solo quando bevi tanto

Per te lo Spread è un formaggino spalmabile

Ti esalti quando ti parlano di poveri e clandestini

Rateizza per spese che non puoi permetterti subito.

Critica, condanna e lamentati. Possibilmente piagnucola.

Usa molti dovrei, ormai, però, forse, “chi, io?”.

Prendi le decisioni per paura.

Fatti un selfie davanti alla macchina o yacht altrui poi postalo su Facebook e sentiti molto felice per questo. Sono soddisfazioni!

Non cercare mentori.

Pensa sempre che chi è ricco è disonesto.

Evadi il fisco.

Credi nella fortuna cieca.

Fai 5 figli senza potertelo permettere. Tanto poi ci pensa il reddito di cittadinanza.

Abbi paura di chiedere quello che vuoi.

Porta i tuoi figli piccoli con te alle feste sino alle tre di notte.

Evita o ignora i feedback.

Non sfidare te stesso. Rimani nella tua zona di comfort.

Non controllare i tuoi pensieri e le tue emozioni.

Dì quello che ti passa per la mente. Non controllare le parole che escono dalla tua bocca.

Associati sempre a persone negative e tossiche.

Associati a persone che approvano i tuoi errori.

Sentiti superiore agli altri.

Non avere una visione chiara di chi vuoi essere e dove vuoi andare.

Non perseguire sogni e obiettivi.

Stabilisci obiettivi vaghi come “Voglio essere felice e vedere la pace nel mondo”.

Esci quando il gioco si fa duro.

Sii negativo, pessimista e cinico riguardo a tutto.

Non fidarti di nessuno.

Spettegola

Sminuisci gli altri.

Sii inaffidabile: tradisci il tuo coniuge o altri amici, colleghi, colleghi e colleghi.

Mangia in eccesso.

Bevi alcolici in eccesso.

Prendi droghe “ricreative”.

Non fare sport.

Vai allo stadio per combattere.

Compra tutto ciò che desideri acquistare immediatamente e senza pensare alle conseguenze.

Aumenta la tua spesa con l’aumentare del tuo reddito.

Vivi per l’oggi e non pianificare mai il tuo futuro.

Non soddisfare le aspettative degli altri.

Agisci per farti ammirare.

Ignora le leggi e le regole: menti, imbroglia e ruba per avere “successo”.

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I 5 migliori CEO del 2018 e le loro strategie

business

di Giorgio Nadali

 

Anche quest’anno Harward Business Review ha dato la pagella ai migliori CEO del mondo. Per stilare la classifica dei 100 migliori CEO sono stati considerati 3 fattori chiave: Classifica finanziaria, Sostenibilità, e CSR. Gli italiani: Fabrizio Freda (Esteé Lauder) al diciannovesimo posto, il compianto Sergio Marchionne (Chrysler) al ventunesimo, Paolo Rocca (Tenaris) al ventitreesimo e Carlo Messina (Intesa San Paolo), all’ottantunesimo posto.

La Classifica finanziaria misura le performance azionaria dell’azienda. Il voto più alto in questo fattore tra i 100 CEO è per Jeff Bezos di Amazon. Dal 2014 il prezzo delle azioni della compagnia è cresciuto di oltre sei volte. Voto massimo: 1.

La Sostenibilità riguarda lo “sviluppo economico e sociale che soddisfa i bisogni dell’attuale generazione senza compromettere la capacità di quelle future di rispondere ai propri” (Commissione Brundtland).

La CSR  per le prestazioni della responsabilità sociale d’impresa (Corporate Social Responsibility), in italiano RSI Responsabilità Sociale d’Impresa, è entrata formalmente nell’agenda dell’Unione Europea a partire dal Consiglio Europeo di Lisbona del marzo 2000, dove è stata considerata come uno degli strumenti strategici per realizzare una società più competitiva e socialmente coesa e per modernizzare e rafforzare il modello sociale europeo.

Dal 2013 sono comparsi solo sei amministratori delegati ogni anno: Jeffrey Bezos, di Amazon; Pablo Isla, di Inditex (primo nel 2017 e 2018); Blake Nordstrom, di Nordstrom; Paolo Rocca, di Tenaris; James Taiclet Jr., di American Tower e Renato Alves Vale, di CCR. In totale, 19 paesi compaiono nella lista. Degli 881 CEO candidati alla lista di quest’anno, solo questi sei sono apparsi tra i migliori nelle ultime cinque edizioni.

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  • Al quinto posto Elman Degenhart, CEO dell’azienda di pneumatici Continental. Nazionalità tedesca, classe 1959. È approdato nel 2009 alla guida di Continental dopo la presidenza di Bosch Chassis Systems, Schaeffler Group e la dirigenza di Kelper Recaro Group. In attesa delle auto a guida autonoma previste per il 2025 Continental ha costituito una  unità operativa denominata Continental Intelligent Transportation Systems nella Silicon Valley. Secondo Degenhart “Questo passaggio è un eccellente esempio della nostra strategia per rendere l’auto parte integrante dell’“Internet of Everything”. I nostri obiettivi principali includono l’eliminazione degli incidenti stradali, la riduzione al minimo del consumo energetico, il massimo comfort e l’usabilità dei veicoli, e la possibilità di scambiare informazioni tra loro in tempo reale”. Degenhart ha esplicitato la sua strategia nell’Annual Shareholders’ Meeting il 27 aprile scorso ad Hannover: “La nostra prospettiva per il 2018 è la seguente: La produzione globale di autovetture e veicoli commerciali leggeri continuerà salire. Prevediamo un aumento superiore all’1%. Supponendo gli stessi tassi di cambio del 2017, prevediamo un aumento delle vendite significativamente a circa 47 miliardi di euro. I tassi di cambio fluttuanti possono diminuire le vendite ulteriormente se calcolate in euro. A tassi di cambio correnti, questo potrebbe essere superiore a 1 miliardo di euro”

 

Strategia:

 

Aumentando la spesa per lo sviluppo di nuovi prodotti come i sistemi di ricarica e componenti per la gestione della batteria, Degenhart prevede di generare ulteriori 2 miliardi di euro di vendite entro il 2025. “La flessibilità sarà il nome del gioco nei prossimi cinque o dieci anni”, ha dichiarato Degenhart il 25 aprile scorso delineando il suo cosiddetto piano Strategy 2020 per la sua divisione Powertrain. La “strategia 2020+” è tutta basata sul  passaggio dai motori ICE (a combustione interna) delel autovetture a quelli elettrici entro il 2023 con la “Adapted Electrification Strategy”.

 

 

Classifica finanziaria: 30, Sostenibilità: 74, CSR: 308.

 

4) Al quarto posto François-Henri Pinault, Presidente e CEO di Kering dal 2005 e Presidente di Artèmis dal 2003. Francese, classe 1962. Nel 2009 ha voluto la Kering Foundation contro la violenza sulle donne. Il gruppo Kering comprende diversi marchi del lusso. Convinto che il lusso possa contribuire a un mondo più sostenibile, Pianult ha arruolato con successo i propri dipendenti e altri attori del settore in un movimento che promuove responsabilità e innovazione. Ora, con la sua strategia di sostenibilità 2025, il Gruppo punta a fare ancora di più. Questa roadmap verrà eseguita facendo affidamento sull’approccio esclusivo di Kering, che consiste nel promuovere la collaborazione, condividere le conoscenze e catalizzare il cambiamento per guidare una trasformazione dell’industria del lusso nei prossimi 10 anni. Infatti negli ultimi dieci anni, Kering ha intrapreso un importante cambiamento di strategia per diventare un leader nel lusso. Oggi, tre dei suoi marchi hanno entrate superiori a 1 miliardo di euro. Pinault ha un’ambizione chiaramente definita: far diventare Kering il gruppo di lusso più influente al mondo in termini di creatività, sostenibilità e performance economica.

 

Strategia:

 

Per realizzare questa ambizione ha sviluppato un modello di business potente e integrato, la cui combinazione di agilità, equilibrio e responsabilità ha stimolato la rapida crescita delle sue Case. Per attuare la sua visione, il Gruppo si basa su una struttura azionaria molto stabile. Kering è controllata al 40,9% da Artémis, una holding controllata dalla famiglia Pinault, che conferisce al Gruppo un profilo stabile e attraente. Per capitalizzare l’ambiente di mercato favorevole, si concentra soprattutto sulla creatività audace delle sue Case. Così, mentre i marchi consolidati suscitano nuove emozioni nel pubblico reinventando le loro forme di espressione, i marchi emergenti rivelano tutto il loro potenziale attirando nuovi clienti. Inoltre, riunendo un gruppo di marchi maturi ed emergenti attivi in diversi settori e regioni. Fissando obiettivi misurabili sociali e ambientali nella sua strategia di sostenibilità 2025, Pinault evidenzia il suo impegno e il suo approccio pionieristico al lusso. È l’unico dei primi 5 CEO al mondo che ha conseguito un MBA.

Classifica finanziaria: 35, Sostenibilità: 65, CSR: 133.

 

Sul podio

 

3) Medaglia di bronzo per Bernard Arnault, CEO del gruppo del lusso LVMH (Louis Vuitton Moët Hennesy). Francese, classe 1949. Borse e champagne non esauriscono l’elenco di ciò che l’azienda di Arnault vende. Ha diversi marchi di moda e di profumi come Dior, Guerlain, Givenchy, Pucci. Diversi marchi di orologeria e gioielleria (Bulgari, Chaumet, Fred) e anche punti vendita come Sephora e Bon Marché. Ci vuole cura amorevole per tutti questi marchi prestigiosi per mantenere la loro identità sotto un il brand LVMH e per unire tradizione e innovazione. Non è riuscito ad acquisire Gucci e Hermes, ma le aziende che ha rilevato crescono nella corporate che ha creato. Per vendere ad una clientela di lusso Arnault dispone di dirigenti che hanno un sentimento di estetica e un acuto senso degli affari. Che si tratti della scelta di negozi, dell’assunzione di nuovi dipendenti, Arnault stabilisce i suoi standard e raramente perde i suoi obiettivi. Il nuovo museo progettato da Frank Gehry e Arnault, inaugurato nel famoso giardino Bois Boulogne di Parigi, è un’affermazione del suo credo: osare e cercare solo il meglio. “Abbiamo voluto regalare a Parigi uno spazio straordinario per l’arte e la cultura e dimostrare audacia ed emozione affidando a Frank Gehry la costruzione di un edificio simbolico per il XXI secolo”.

 

Strategia:

 

Un importante passo avanti è stato il lancio di LIFE 2020 che ha fissato ciascuno delle Maisons di LVMH quattro obiettivi mirati a raggiungere un singolo obiettivo: ridurre le emissioni di CO2 legate al nostro consumo energetico del 25%. L’inclusione degli imperativi ecologici come fonte di innovazione e la creatività ha un effetto leva sulla strategia di crescita. Per quanto riguarda la Classifica finanziaria, dall’Interim Financial Report del gruppo emerge che i risultati della strategia di Arnault nella prima metà del 2018 hanno prodotto:

  • incrementi a due cifre delle entrate e degli utili da ricorrenti

operazioni;

  • forte crescita in Asia e negli Stati Uniti;
  • buon inizio d’anno per vini e liquori;
  • eccezionale dinamismo a Louis Vuitton; la redditività rimane

a un livello eccezionale;

  • il successo di nuovi prodotti presso Christian Dior su tutti i prodotti
  • nuovi talenti creativi in diversi marchi di moda;
  • eccellente performance di Bvlgari;
  • buona performance dei marchi di orologi;
  • La forte crescita dei ricavi di Sephora nei negozi e online;
  • rimbalzo della redditività a DFS;
  • cassa dalle operazioni prima delle variazioni del capitale circolante

5,5 miliardi di euro, con un incremento del 21%;

  • rapporto debito netto / patrimonio netto del 23% a fine giugno 2018

 

Classifica finanziaria: 7, Sostenibilità: 226, CSR: 186.

 

2) Medaglia d’argento per Jenseng Huang, cofondatore, presedente e CEO del colosso dei microprocessori Nvidia. Cinese di Taiwan, classe 1963. Ha donato 30 milioni di dollari per costruire la  Jen-Hsun Huang School of Engineering Center dell’Università di Stanford in California, dove ha studiato. Un grande dell’informatica a capo di un’azienda leader di microprocessori. “Jensen è uno di quei rari individui che combina una visione incredibile con un’attenzione spietata all’esecuzione”. Sono parole del CEO di Adobe, Shantanu Narayen. “Ora, con l’attenzione di Nvidia sull’intelligenza artificiale, le opportunità di leadership sono infinite”. Partendo dalla grafica per PC, Nvidia ha contribuito a costruire il mercato dei giochi nel più grande settore dell’intrattenimento del mondo oggi. La sua invenzione della GPU (unità di elaborazione grafica) nel 1999 ha reso possibile l’ombreggiatura programmabile in tempo reale, che definisce la moderna grafica per computer, e in seguito ha rivoluzionato il calcolo parallelo. Più di recente, l’apprendimento approfondito della GPU ha avviato l’intelligenza artificiale – la prossima era dell’informatica – con la GPU che agisce come un cervello per computer, robot e auto a guida autonoma, in grado di percepire e comprendere il mondo.  Huang ha vinto il Dr. Morris Chang Leadership Award dalla Global Semiconductor Association in riconoscimento dei suoi eccezionali contributi alla guida lo sviluppo, l’innovazione, la crescita e le opportunità a lungo termine del settore dei semiconduttori. Ha ricevuto il Premio Daniel J. Epstein Ingegneria Gestionale presso l’Università della California del Sud, un dottorato ad honorem dalla National Chiao Tung University di Taiwan, il Distinguished Award Alumni e un dottorato onorario dalla Oregon State University. È stato nominato per l’ Immigrant Entrepreneur Hall of Fame degli Stati Uniti quando è stato istituito nel 2012. Nel 2017, è stato nominato Imprenditore dell’Anno e Harvard Business Review lo ha classificato n ° 3 nella lista dei 100 amministratori delegati le migliori prestazioni al mondo per tutta la durata della loro permanenza in carica.

 

Strategia:

 

La strategia di Jensen Huang è evidenziata dal Financial Report di Nvdia del Novembre 2018. Huang punta molto sull’Intelligenza Artificiale e ha dichiarato: “L’intelligenza artificiale sta avanzando a un ritmo incredibile in tutto il mondo, portando a ricavi record per le nostre piattaforme di datacenter. La nostra introduzione delle GPU di Turing è un passo da gigante per la grafica computerizzata e l’intelligenza artificiale, portando la magia del ray tracing in tempo reale ai giochi e ai più grandi miglioramenti delle prestazioni generazionali che abbiamo mai realizzato. I nostri risultati a breve termine riflettono l’eccesso di inventario dei canali dopo il boom della criptovaluta, che verrà corretto. La nostra posizione sul mercato e le opportunità di crescita sono più forti che mai. Durante il trimestre, abbiamo lanciato nuove piattaforme per estendere la nostra architettura in nuovi mercati in crescita: RAPIDI per l’apprendimento automatico, RTX Server per il rendering di film e la GPU T4 Cloud per hyperscale e cloud”.

 

Classifica finanziaria: 4, Sostenibilità: 125, CSR: 204.

 

  • Sul podio del vincitore un CEO si aggiudica anche quest’anno la medaglia d’oro dei leader di azienda, già ottenuta l’anno scorso. Si tratta dello spagnolo Pablo Isla Álvarez de Tejera, classe 1964, CEO di Inditex, il più grande gruppo di moda del mondo, fondato da Amancio Ortega. Cosa fa di Pablo Isla il CEO migliore del mondo? Inditex è uno dei più grandi distributori di moda al mondo, con otto brand: Zara, Pull and Bear, Massimo Dutti, Bershka, Stradivarius, Oysho, Zara Home e Kiddy’s Class, con 3.283 negozi in 65 paesi. Il Gruppo Inditex comprende oltre un centinaio di aziende associate al business della progettazione, produzione e distribuzione di tessuti. Grazie ai risultati raggiunti e all’unicità del suo modello di gestione basato sull’innovazione e la flessibilità, Inditex è uno dei più grandi gruppi di distribuzione della moda. La filosofia di Pablo Isla è creatività e design di qualità insieme a una rapida risposta alle richieste del mercato che ha portato ad una rapida espansione internazionale e ad una risposta eccellente di vendita. Il presidente di Inditex, Pablo Isla, ha definito “molto salutare” l’esecuzione del modello di business del gruppo nei primi nove mesi dell’anno fiscale (dal 1 febbraio al 31 ottobre) e ha insistito sul miglioramento dei margini che derivano da un controllo “rigoroso” delle spese e dell’inventario e dalla decisione di non entrare nell’ambiente “forte” delle promozioni che il settore ha registrato. Inditex ha registrato un utile netto di 2.438 milioni di euro nei primi nove mesi dell’anno fiscale, che rappresenta un aumento del 4% , e vendite di 18.437 milioni di euro, il 3% in più , raggiungendo il massimo storico in questo periodo. Il margine lordo è cresciuto del 4%, a 10.695 milioni di euro, e rappresenta il 58% delle vendite (+56 punti base). “Crediamo nel nostro modello, nell’esecuzione del modello e nelle nostre collezioni. In un settore altamente volatile, contrassegnato da numerosi fattori esterni, abbiamo deciso di non partecipare al grande contesto promozionale del settore. Insomma, anche a lungo termine”, ha spiegato Isla agli analisti in occasione della presentazione dei risultati. Pablo Isla ha evidenziato il “grande potenziale” di crescita in tutte le aree geografiche, grazie alla piattaforma integrata di negozi e online. “Vediamo grandi opportunità nei mercati in cui siamo presenti e siamo pronti per loro” – ha detto Isla – osservando che nei primi nove mesi l’azienda ha registrato una crescita delle vendite in negozi comparabili in tutte le aree geografiche. L’evoluzione del business online non è ancora per Isla diluitiva dei margini o della redditività.

 

     Strategia:

 

Pablo Isla ha chiaramente delineato la sua strategia attenta al fattore umano e alla sostenibilità che lo ha portato al primo posto nel 2017 e gli ha garantito il podio anche nel 2018: “Rimaniamo strategicamente impegnati nella tracciabilità e responsabilità in tutta la nostra intera catena di fornitura, sia nelle aree di prossimità (57% del totale) o in altri Paesi. Noi stanno facendo progressi sull’integrazione dei rappresentanti da IndustriALL Global Union, il corpo che rappresenta sopra 50 milioni di lavoratori con cui abbiamo firmato un pioniere accordo quadro globale dieci anni fa. Attraverso questa collaborazione, stiamo promuovendo importanti iniziative a sostegno della libertà sindacale, collettiva e dei diritti di contrattazione e responsabilizzazione delle donne. Un esempio di questo è il nostro progetto Showbhagyam che continua ad agire contro la pratica del lavoro Sumangali illecita in India del sud. Abbiamo investito somme significative per la ricerca e sviluppo nell’arena della sostenibilità ambientale. Questo include investire nell’eco-efficienza dei nostri uffici e piattaforme logistiche, introducendo il riciclaggio avanzato dei rifiuti e riutilizzare le soluzioni, in particolare per il cartone e la plastica. Abbiamo anche fatto progressi decisivi sull’uso sostenibile tessuti e processi nelle nostre collezioni”.

 

Classifica finanziaria: 29, Sostenibilità: 60, CSR: 128.

 


Brand del Lusso. In crescita del 5% i consumi mondiali

di Giorgio Nadali

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La 17esima edizione dell’annuale dell’Osservatorio Altagamma ha fotografato situazione e prospettive del segmento più alto del mercato: nonostante l’estrema incertezza internazionale, per i beni di lusso si conferma la crescita del 5% iniziata nel 2017, grazie soprattutto al mercato cinese e alle nuove generazioni di consumatori. La situazione dell’industria e dei mercati del mercato di  alta  gamma è emersa dagli studi Altagamma Worldwide Market Monitor 2018 (presentato da Claudia D’Arpizio, Bain & Company), Il Consumo Tax-Free nell’Unione Europea 2018 (Pierfrancesco Nervini, Global Blue) e Altagamma Consensus 2019 (Armando Branchini, Fondazione Altagamma), nel corso della conferenza tenutasi a Milano il 15 novembre 2018 presso il Teatro Nazionale.

Andrea Illy, Presidente della Fondazione Altagamma e Presidente di Illycaffé S.p.A. ha evidenziato nel discorso introduttivo come due cose hanno necessità di crescere in Italia: istruzione e digitalizzazione.

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“In crescita del 5% i consumi mondiali nella fascia più alta del mercato ed è un’ottima notizia per l’Italia, che è storicamente uno dei Paesi leader del comparto” ha dichiarato il Presidente di Altagamma, Andrea Illy. “La competitività internazionale della nostra manifattura si gioca fra creatività e innovazione. Altagamma ritiene necessario rafforzare il Made in Italy attraverso politiche forti, o partire dai temi della reputazione del Paese e dello formazione, come illustrato nel volume Altagamma. Strategie per l’Italia di Eccellenza”. L’alto di gamma continua a veleggiare sopra le incertezze congiunturali, le guerre dei dazi e le crisi geopolitiche che caratterizzano la situazione internazionale e conferma la sua anti-ciclicità, attestandosi nel 2018 su un valore di mercato totale intorno ai 1.200 miliardi di Euro, con una crescita del 5% a cambi costanti.

Il comparto del Personal Luxury, registra una crescita ancora maggiore, del +6%, per un valore complessivo di 260 miliardi di Euro, nonostante la relatrice Claudia D’Arpizio di Bain & Company si sia dichiarata pessimista per natura.

Secondo lo studio di Altagamma Worldwide Luxury Market Monitor. Realizzato da Bain & Company, nel 2018 si registra una performance solida del mercato personale dei beni di lusso, che cresce del +2% in Euro, e del +6% a tassi costanti: una crescita quindi in termini reali invariata in percentuale rispetto all’anno scorso. L’andamento è positivo in tutte le aree geografiche con l’eccezione del Medio Oriente, stabile; un trend particolarmente positivo si riscontra in Cina, trainata dal rimpatrio degli acquisti dovuti ai minori flussi turistici dei Cinesi in Europa, e nel resto dell’Asia, trainato sia da consumi locali che da un rinnovato acquisto dei Cinesi nei loro paesi limitrofi. Per quanto riguarda i canali, l’online si conferma in accelerazione, raggiungendo una penetrazione del 10% del mercato globale; fra i canali fisici, le performance migliori sono quelle di airport retail e outlet. Le nuove generazioni (Y e Z) generano il 100% della crescita di quest’anno. I consumatori più giovani (Generazione Z) mostrano dei comportamenti di acquisto molto specifici e differenziati dai loro “fratelli maggiori” Millennial. Gioielleria e scarpe si confermano top categorie di crescita, mentre l’abbigliamento dopo molti anni di timida ma solida crescita ha una frenata (-1%) dovuta principalmente al rallentamento dei giganti dell’accessible luxury, soprattutto sul segmento menswear. Le previsioni, per quanto sia complicato svolgerle nell’attuale contesto, rimangono positive: da qui al 2025 si stima una crescita del mercato del +3 / +5% medio annuo a tassi costanti, guidato da solidi fondamentali e attitudini del consumatore globale a questo tipo di consumi. Non si esclude che nel breve periodo ni si possa incontrare qualche lieve turbolenza (inclusa una soft recession in USA, e un lieve rallentamento dell’economia Cinese), che non distoglie dalle solide potenzialità del mercato nel futuro.

Per quanto riguarda il Consumo Tax Free nell’Unione Europea lo studio  realizzato da Global Blue rivela che dopo un 2017 positivo, nei primi nove mesi del 2018, il Tax Free Shopping in Europa ha fatto registrare un rallentamento delle vendite (-6%), riconducibile principalmente all’apprezzamento dell’euro sulle principali valute, in particolare il dollaro e il renminbi cinese. A fronte del minor numero di transazioni i dati Global Blue hanno registrato, però, un aumento del valore dello scontrino medio europeo pari al 2%. Nonostante un 2018 in difficoltà in Europa il Tax Free negli ultimi sette anni, dal 2011 al 2018, ha rappresentato uno dei principali driver di crescita del comparto lusso raddoppiando il suo volume . Guardando in dettaglio le dinamiche di acquisto del Vecchio Continente, da gennaio 2018 a settembre 2018 il Tax Free Shopping ha rallentato in Italia (-8%), Gran Bretagna (-8%), Spagna (-8%) e Germania (-13%). In controtendenza la Francia, unico Paese europeo nel quale, nei primi nove mesi del 2018 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, le vendite tax free hanno registrato un segno positivo (+1%) grazie soprattutto agli acquisti dei Globe Shopper appartenenti ai segmenti: “Elite” (2.2%) e “Frequente (17.7%) meno sensibili alle oscillazioni valutarie.

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Per l’Altagamma Consensus 2019 realizzato da Fondazione Altagamma con il contributo dei maggiori analisti internazionali specializzati le previsioni per il 2019 confermano un solido +5%: crescita più alta per pelle, calzature e accessori (+7%) e per profumi e cosmetici (+ 5%). Buona crescita dell’Hard Luxury, più contenuta quella dell’abbigliamento (+2%). Stabile l’Art de la Table. Mercati: l’Asia è prevista essere il mercato in più rapida crescita (+10%), anche per via dell’abbassamento dei dazi in Cina. Seguono il Giappone (+5%) e il Nord America (+4%), quest’ultimo soprattutto nel primo semestre. Buone anche le prospettive per l’Europa (+3%).

Secondo Armando Branchini, Vice Presidente di Fondazione Altagamma “Con una previsione di crescita al 5% nel prossimo anno, si conferma che i consumi mondiali dei personal luxury goods nel triennio 2017-18-19 si presentano in costante e solida crescita. Questo nonostante una serie di fattori politici ed economici esogeni al comporto abbiano cominciato ad essere sempre più minacciosi in questo secondo semestre 2018 e potrebbero avere — verso lo fine del prossimo anno – un impatto ulteriore.”

Negli ultimi sette anni – dal 2011 al 2018 – in Europa il Tax Free Shopping ha rappresentato uno dei principali driver di crescita del comporto “Lusso” raddoppiando il suo volume;

Da gennaio 2018 a settembre 2018 in Europa a fronte di una contrazione delle vendite tax free (-6%) si è evidenziato un incremento dello scontrino medio (+2%) rispetto al medesimo periodo del 2017;

Da gennaio 2018 a settembre 2018 in Italia i turisti cinesi si sono confermati la prima nazionalità nel settore Tax Free Shopping: 30% del mercato.

Negli ultimi sette anni, ovvero dal 2011 al 2018, in Europa il Tax Free Shopping ha rappresentato uno dei principali driver di crescita del settore “Lusso” raddoppiando il suo volume. È quanto emerge dai dati Global Blue, società leader nei servizi di Tax Free Shopping, che, in occasione del tradizionale appuntamento con l’Osservatorio Altagamma 2018, ha tracciato le principali tendenze del mercato nei primi nove mesi del 2018.

«È un piacere essere qui anche quest’anno» ha commentato Pier Francesco Nervini, Chief Operating Officer North & Central Europe & Global Accounts Global Blue. «Dopo un 2017 positivo, i primi nove mesi del 2018 hanno visto un rallentamento (-6%) del mercato europeo del Tax Free Shopping. II fenomeno, in gran parte previsto, è riconducibile principalmente all’apprezzamento dell’euro sulle principali valute. Interessante è comunque l’innalzamento nello stesso periodo della transazione media il che conferma la minore elasticità al tasso di cambio da parte di compratori con più alto budget. Mi preme sottolineare che, nonostante il non positivo 2018, siamo sempre su valori superiori al 2016 e che il Tax Free si conferma una delle principali leve della crescita del comparto lusso».

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Nei primi nove mesi del 2018 l’Europa ha registrato un calo delle vendite tax free (-6%) rispetto al medesimo periodo del 2017. La principale causa di questa contrazione è legata al rafforzamento dell’euro rispetto alle altre valute, in particolare il dollaro e il renminbi cinese, iniziato già l’anno scorso. A fronte del minor numero di transazioni i dati Global Blue hanno registrato, però, un aumento del valore dello scontrino medio europeo pari al 2%.

In particolare, da gennaio 2018 a settembre 2018, il Tax Free Shopping ha rallentato in Italia (-8%), Gran Bretagna (-8%), Spagna (-8%) e Germania (-13%). In controtendenza la Francia, unico Paese europeo nel quale, nei primi nove mesi del 2018 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, le vendite tax free hanno registrato un segno positivo (+1%) grazie soprattutto agli acquisti dei Globe Shopper appartenenti ai segmenti “Elite” (2,2%) e “Frequenti* (17,7%) meno sensibili alle oscillazioni valutarie.

I dati Global Blue evidenziano, però, un’altra tendenza volta ad aumentare negli anni a venire: nel 2017 i “Millennials” sono stati i principali fautori dell’incremento del Tax Free Shopping francese. Con un’età compresa fra i 18 e i 34 anni rappresentano il 31% del totale dei Globe Shopper con un potere di acquisto che nel 2017 ha fatto registrare un +17% sul 2016. E i dati emersi nel 2017 ne sono esempio: circa 1.700 euro (+10% vs 2016) la spesa annuale in Tax Free dei Millennials appartenenti alla categoria “Infrequent”, supera i 4.000 euro (+17% vs 2016) quella dei “Frequent” per arrivare a oltre i 51.000 euro (+10% vs 2016) della categoria “Elite”. Infine, per questi turisti, che rappresentano la prima generazione a essere cresciuta con Internet e smartphone, la possibilità di avere una esperienza di shopping personalizzata e “digitale” è fondamentale.

Scendendo nel dettaglio delle nazionalità, la spesa nei primi nove mesi del 2018 dei Globe Shopper cinesi, seppure in lieve calo (-4% rispetto al 2017), resta la protagonista del Tax Free Shopping con il 29% del totale degli acquisti effettuati in Europa. ll Vecchio Continente continua a essere meta di shopping anche per i viaggiatori provenienti dai Paesi del Golfo (11% del totale delle vendite tax free), e per quelli in arrivo dalla Russia (8% del totale delle vendite tax free). Dai dati Global Blue emerge che nel periodo gennaio-settembre 2018 le principali nazionalità, eccezion fatta per i turisti russi, hanno prediletto principalmente la Francia come destinazione di viaggio rispetto agli altri Paesi tradizionalmente considerati “mete di shopping“. Gli acquisti dei Globe Shopper cinesi sono calati soprattutto in UK (-8%), cosi come quelli degli americani (-8%); è invece l’Italia a scontare maggiormente la frenata dello shopping dei viaggiatori del Middle East (-16%). Le previsioni per i prossimi tre mesi confermano questa tendenza di contrazione fatta eccezione per UK e Spagna.

Con l’obiettivo di analizzare le dinamiche di acquisto dei turisti extra-UE, anche nel 2018 Global Blue e Bain & Company hanno focalizzato le loro reciproche competenze per determinare le evoluzioni delle transazioni tax free nei tre principali segmenti di riferimento: “Luxury”, “Premium” e “Mass”. Nei primi nove mesi di quest’anno in linea con le dinamiche di arrivo e i profili dei Globe Shopper si è assistito a una flessione nei segmenti “Luxury” (-8%), e “Premium” (-10%), mentre il segmento “Mass” risulta invariato rispetto allo scorso anno.

Nei primi nove mesi del 2018 in Italia il mercato del Tax Free Shopping ha registrato una flessione dell’8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, riconducibile soprattutto al rafforzamento dell’Euro sulle altre divise, impattando negativamente sulla spesa nel nostro Paese. I turisti cinesi, pur continuando a rappresentare il 30% del mercato, hanno rallentato i loro acquisti tax free (-5%) rispetto al medesimo periodo del 2017. In calo anche lo shopping tax free dei viaggiatori russi (-15%), seconda nazionalità con il 13% del totale. In questo caso la debolezza del rublo russo, gli embarghi e le tensioni nei rapporti internazionali sono state le principali cause di tale flessione. Il Bel Paese ha visto una frenata anche degli acquisti dei viaggiatori in arrivo dagli Stati Uniti (-4%). Segno meno anche per i Globe Shopper provenienti dalla Corea del Sud (-15%) e dal Medio Oriente (-16%), un’area, quest’ultima, nella quale la situazione economica e le forti tensioni geopolitiche hanno pesanti ripercussioni anche sulle dinamiche dei flussi turistici. Nei prossimi tre mesi le previsioni Global Blue confermano questa tendenza, ad eccezione degli acquisti tax free dei turisti statunitensi da cui ci si aspetta un incremento pari al 16%.


Le nuove frontiere dell’economia etica e del successo etico win-win-win

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di Giorgio Nadali

“In una negoziazione dobbiamo trovare una soluzione che soddisfa tutti, perché nessuno accetta che deve perdere che l’altro deve vincere. Entrambe devono vincere” (Nabil N. Jamal). Successo ed etica possono convivere. Anzi, devono! Strategia win-win-win significa trarre un beneficio da una contrattazione commerciale in cui anche il cliente è avvantaggiato. Il terzo “win” è il ritorno di immagine e il beneficio per altri clienti che potrebbero essere interessati indirettamente alla trattativa o divenire tali in seguito al passaparola. La qualità paga sempre. Di fatto nessuna autentica trattativa commerciale svolta in modo professionale cerca il solo vantaggio di chi vende. Ciò che il pubblico si chiede è infatti “perché dovrei comprare questo prodotto e proprio da te? Cosa puoi fare tu per me? Dove vuoi portarmi, in quanto tempo e come? Quale vantaggio per me?” secondo la regola chiamata WIIFM: What’s In It For Me? «Cosa c’è qui dentro PER ME?»  L’economia etica si chiede sempre cosa c’è di buono per il cliente, per le SUE esigenze. Sembra un banalità, ma solo una parte di chi vende (e in realtà tutti “vendiamo” qualcosa) applica questa regola. Ecco perché (secondo il  principio dell’economista Pareto) solo il 20% dei venditori realizza l’80% del fatturato e il restante 80% dei venditori realizza solo il 20% del fatturato! La causa è l’etica e la comunicazione.

Ad esempio:

Chi ha fretta di vendere, perde di vista la comunicazione o la usa in modo sbagliato, mentre l’attenzione etica all’altro è fondamentale per una trattativa vincente. A nessuno piace sentire che gli si vuole vendere qualcosa, ma che si cerca di soddisfare le sue esigenze. Dalla vendita di un’aspirapolvere alla cessione di una società la regola è la stessa.

Il cliente dice: «Non so, non mi convince…»

Il venditore dice: «Allora ti offro anche questo prodotto (o benefit) in omaggio…». Sembrerebbe un atteggiamento etico e un vantaggio per il cliente. Invece non lo è. Manca l’ascolto. Il cliente sta esprimendo una difficoltà e non viene assecondato su questo sentimento. Al venditore interessa solo portare a casa la vendita e sfodera l’arma dell’omaggio. Trattativa perdente. Nella PNL (Programmazione Neuro Linguistica) si chiama “andare in mappa contro mappa”, cioè non ascoltare sul serio e cercare di imporre la propria visione (“mappa”) per vincere su quella dell’altro (l’altra “mappa”). E questo fa perdere. Sempre. Il problema è che non si ascolta per capire, ma per ribattere.

Qual era la risposta etica e quindi vincente perché viene incontro a ciò che esprime il cliente?

Eccola: «Che cosa esattamente non La convince?» oppure (nel caso il Cliente abbia espresso perplessità sul cambio di marca) «Quali problemi in particolare potrebbe crearLe cambiare marca?». Semplice e determinante.

Il successo etico è quindi una sincera attenzione all’altro. E questo ripaga molto. Un cliente soddisfatto è il miglior biglietto da visita. L’etica è una questione centrale nei servizi finanziari. Il comportamento etico delle vendite può giocare un ruolo fondamentale nella formazione e nel mantenimento di relazioni a lungo termine con i clienti e, cosa ancora più importante, può anche generare problemi di responsabilità per le organizzazioni di venditori attraverso dichiarazioni intenzionali e involontarie. Le istituzioni finanziarie sono vulnerabili a molti abusi legali ed etici e a forme di corruzione molto costose.

Ad esempio, la Prudential Insurance Company of America ha dovuto sostenere una commissione di  2,6 miliardi di dollari contro i guadagni per pagare i danni degli assicurati dopo che la società ha permesso ai propri venditori di utilizzare pratiche di vendita ingannevoli. I servizi finanziari sono servizi altamente astratti caratterizzati da attributi di credibilità e, di conseguenza, difficili da comprendere per i consumatori. Quindi, il consumatore deve fare affidamento sull’agente per ottenere informazioni corrette e una guida adeguata. Pertanto, poiché l’industria finanziaria è diventata più competitiva, i venditori di servizi finanziari potrebbero, se scelgono di agire in modo non etico, approfittare dell’ingenuità del consumatore e migliorare la propria posizione, mentre il successo etico passa dall’attenzione all’altro e questo fa vincere su tutti i piani, anche quello economico. Chi non comprerebbe se fosse certo che il venditore vuole sinceramente il mio bene e vuole quindi venire incontro alle mie esigenze in modo chiaro e cristallino? Vince chi vende, vince il cliente soddisfatto, vince la credibilità del settore. Win win win. Il vero successo è sempre quello del supereroe: Forte per aiutarti, non per fregarti.

 

 

 


Fashion Week a Milano

di Giorgio Nadali

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foto di Giorgio Nadali, Micam settembre 2018

La moda non è qualcosa che esiste solo negli abiti. La moda è nel cielo, nella strada, la moda ha a che fare con le idee, il nostro modo di vivere, che cosa sta accadendo. Così la pensava Coco Chanel.

Ecco perché sta per andare in scena la Fashion Week Donna collezioni primavera/estate 2019, a Milano dal 18 al 24 settembre, con 60 sfilate per un totale di 59 collezioni 80 presentazioni per 79 marchi e 13 designer Fashion Hub Market e dodici International Woolmark Prize Global Finalist 2018/2019. Due presentazioni su appuntamento per due marchi. Ben 44 eventi.

 

Il Presidente di Camera Nazionale della Moda Italiana, Carlo Capasa ha dichiarato che “Ci aspetta una fashion week intensa e ricca di appuntamenti, non solo sfilate ma anche eventi e tantissime presentazioni di giovani brand. E’ bello vedere come questi talenti emergenti stiano crescendo e performando bene. Sarà una settimana che coinvolgerà tutta la città, con installazioni ed happening dedicati al pubblico che avranno come fil rouge il tema della sostenibilità. Ci immergeremo in una Milano sostenibile, in una settimana che culminerà con la seconda edizione dei Green Carpet Fashion Awards Italia, 2018. La vivacità del settore è testimoniata anche dai dati economici che vedono per l’anno 2018 una crescita del 2,8% e una previsione di fatturato che sfiora i 90 miliardi di Euro.”

 

A Milano durante la Fashion Week 2018 vanno in scena Artisti e Designer italiani e internazionali che portano in passerella la personale interpretazione del rapporto tra design, moda e arte. Nell’ambito della quale fashion brand, designer, imprese, artisti e attivisti di diverse nazionalità metteranno in scena

collezioni e progetti improntati sul concetto di Social Impact per raccontare attraverso l’arte e capi di moda come l’industria del fashion possa essere motore di rigenerazione e ridisegno della società contemporanea con spazi espositivi dedicati per chi sceglie di Sponsorizzarsi durante l’evento , dove Business oltre che la visibilità sono messi al primo posto e la presenza di influencer, fashion blogger, giornalisti e fotografi si amalgamano per esaltare al meglio stilisti, artisti e brand presenti. Per questo motivo la B&20 Events di Paolo Distaso ha creato l’evento “Fashion in the City” nella splendida Location del FiftyFive 55 a Milano, in 20 metri di passerella tra Arte e Spettacolo.

 

L’edizione sarà ricca di novità: per la prima volta in calendario le sfilate di Agnona, Fila, A.F Vandervost – che per l’occasione presenterà una reinterpretazione delle collezioni degli ultimi 20 anni e il libro di celebrazione dell’anniversario, ACT N.1, Ultràchic e Chika Kisada. Questi ultimi tre sfileranno grazie al supporto di Camera Nazionale della Moda Italiana, come anche Francesca Liberatore. Fa il suo ingresso in calendario anche Tiziano Guardini, vincitore del premio “Franca Sozzani GCC Award for Best Emerging Designer” al Green Carpet Fashion Awards Italia 2017, che durante la Fashion Week sfilerà con una collezione inedita, Presen- ted by Mercedes-Benz. Tornano inoltre nel calendario sfilate Byblos, Iceberg e Philipp Plein.

 

Dopo il grande successo della prima edizione, domenica 23 settembre presso il Teatro alla Scala avrà luogo la seconda edizione dei Green Carpet Fashion Awards Italia, 2018. L’evento, realizzato da Camera Nazionale della Moda Italiana in collaborazione con Eco-Age e con il supporto del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), ICE Agenzia e del Comune di Milano, celebrerà i valori della moda sostenibile e l’impegno del sistema moda.

 

Grazie al protocollo d’intesa tra il Comune di Milano e CNMI, la Sala Cariatidi di Palazzo Reale sarà ancora una volta una delle location protagoniste di Milano Moda Donna insieme allo Spazio Cavallerizze, parte integrante del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci.

 

Anche per questa edizione lo Spazio Cavallerizze sarà Fashion Hub di Milano Moda Donna e riunirà in un unico spazio vip lounge e Fashion Hub Market.

 

Fashion Hub Market è il progetto CNMI a sostegno dei giovani talenti che quest’anno giunge alla settima edizione e presenterà le collezioni di 13 designer internazionali. Per la prima volta, saranno presenti anche i 12 finalisti dell’International Woolmark Prize 2018/19, progetto creato da The Woolmark Company nel 1953 per celebrare i talenti emergenti della moda di tutto il mondo mostrando la bellezza e la versatilità della lana Merino. I finalisti del premio avranno il compito di raccontare attraverso un approccio più contemporaneo l’utilizzo della lana Merino e di valorizzare attraverso le loro creazioni le innumerevoli qualità di questa fibra naturale, rinnovabile e biodegradabile.

 

L’Assessore alle Politiche del Lavoro, Attività produttive, Moda e Design Cristina Tajani ha dichiarato che “Grazie al rinnovato impegno congiunto dell’Amministrazione e di tutti gli operatori del sistema moda, questa Fashion Week coinvolgerà l’intera la città anche attraverso le installazioni della seconda edizione del progetto Milano XL. Un percorso creativo pensato per celebrare il grande patrimonio di tradizione artigiana, ricerca e innovazione del Made in Italy. Vogliamo che la Fashion Week milanese, con i suoi eventi sempre più aperti al pubblico, sia un appuntamento diffuso e condiviso con i cittadini e tutti gli amanti della moda per scoprire la qualità e la creatività del Made in Italy. Dal filato più pregiato all’accessorio più ricercato sino al fascino e all’estro delle sfilate e delle collezioni questa settimana punta l’attenzione sulla sostenibilità dei processi produttivi e sulla tutela della qualità del lavoro nella moda”.

 

I dati business della moda italiana

 

Secondo la Camera della Moda Italiana, nel 2018 si è confermato il clima positivo e la ripresa per l’industria della moda italiana. In particolare durante il secondo trimestre, la crescita è stata brillante, portando la crescita complessiva del fatturato nel primo semestre a +2,9% per la componente moda e a +3,5% per i settori collegati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

 

Con i buoni risultati del 2018, Il livello del fatturato è tornato ai livelli di inizio 2008 recuperando completamente la caduta causata dalla crisi finanziaria, anche se si trova ancora al di sotto dei massimi del 2017 e ancora molto lontano

dal livello del 2000.

 

Nei primi 5 mesi dell’anno le esportazioni hanno continuato, almeno per l’industria della moda, la fase di crescita iniziata nel 2017, mentre si è registrata

una battuta d’arresto per i settori collegati. Per questi ultimi la frenata ha interessato la gran parte dei mercati, con cali più marcati verso USA (-2%) Francia (-3,5%) e Spagna (-4,2%). Resta invece positivo l’andamento verso i principali mercati della moda, dove, si deve osservare, si rafforza la posizione della Svizzera come piattaforma logistica per le imprese italiane.

 

Per l’industria della moda la dinamica dell’export è stata migliore verso i paesi ExtraUE (+4,5%) che verso l’UE (+2,2%), complice anche l’indebolimento dell’Euro nella prima parte dell’anno.

 

Le attese per l’andamento degli ordini sono rimaste positive nel terzo trimestre. Le previsioni per il risultato finale dell’anno restano quindi positive: la crescita del fatturato per l’anno 2018 è prevista al +3,0%, rispetto al 2017, con un aumento delle esportazioni al +4,3% e un saldo con l’estero che cresce rispetto al 2017 di circa €1mld, sfiorando gli €18,7mld. Per l’insieme di moda più settori collegati si prevede che la crescita sia leggermente inferiore, al +2,8%.

 

La Fashion Week potrà essere seguita live su milanomodadonna.it con streaming delle sfilate, video e fotogallery delle collezioni, attraverso l’App di CNMI e sui profili social Instagram (@cameramoda), Facebook, Twitter con aggiornamenti in tempo reale sugli eventi.

Video delle sfilate e contenuti speciali saranno trasmessi anche sul maxischermo in Corso Vittorio Emanuele, angolo piazza San Babila.

 

CNMI presenta Be Ready, Fashion Film dedicato a Milano Moda Donna diretto da The Blink Fish. Protagonista una modella che si prepara per l’imminente settimana della moda, il risultato è una allegra e divertente interpretazione dell’energia che caratterizza la fashion week e i suoi preparativi. Solo la concentrazione e il benessere fisico e mentale consentiranno alla modella di essere pronta. Concetti che CNMI pienamente condivide con Technogym, Official Wellness Partner di CNMI, che si ringrazia per il supporto nella realizzazione del film.

Be Ready celebra la nuova generazione di designer italiani con capi e accessori di: Arthur Arbesser, Gabriele Colangelo, GCDS, Giannico, Lucio Vanotti, Marco De Vincenzo, Paula Cademartori, Sara Battaglia, Stella Jean e Vivetta. Lo styling è stato curato da Georgia Tal.

 

La “Fashion Week Insider’s Guide” racconta le novità della settimana della moda, i luoghi inediti e gli appuntamenti imperdibili a Milano, la copertina è stata realizzata dall’artista Gio Pastori. La guida sarà anche scaricabile su milanomodadonna.it.

 

Continuano le collaborazioni con le associazioni di moda internazionali. Da questa stagione di Milano Moda Donna Camera Nazionale della Moda Italiana annuncia una partnership con HFDA (Hungarian Fashion & Design Agency): durante la fashion week una selezione di designer ungheresi parteciperà a un Programma di mentoring di CNMI.

 

Inoltre Camera Nazionale della Moda Italiana annuncia le nuove partnership con Technogym e The Woolmark Company.

 


Nerio Alessandri

INTERVISTA PER FORTUNE ITALIA del 26 luglio 2018

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Il marchio Technogym nasce nel 1983 quando Nerio Alessandri, un giovane designer industriale appassionato di sport, all’età di 22 anni, progetta e costruisce, nel garage di casa a Cesena, il suo primo attrezzo per il fitness. Si tratta di Hack Squat, un attrezzo per eseguire l’esercizio dello squat in maniera sicura e guidata. È la prima metà degli anni Ottanta, quando il settore del fitness è ancora considerato una piccola nicchia in Europa, con palestre frequentate principalmente da sportivi dediti al bodybuilding e attrezzate con macchinari spesso molto rudimentali. L’imprenditore comprende, da un lato, la crescente esigenza di attrezzature per l’esercizio fisico più tecnologiche, funzionali e rispettose della salute degli utenti e, dall’altro, la naturale apertura del settore del fitness a un pubblico più ampio e diversificato, di pari passo con la diffusione nella società dell’idea dell’esercizio fisico come fattore determinante per la salute psico-fisica e il Wellness della persona. Oggi, dopo oltre 30 anni di storia, Technogym è riconosciuta in tutto il mondo come azienda leader nella fornitura di tecnologie, servizi e prodotti di design per il settore Fitness e Wellness, grazie all’offerta di una gamma completa di attrezzi per l’allenamento cardio, forza e funzionale, servizi, oltre ad una piattaforma digitale cloud che consente agli utenti di connettersi alla propria personale esperienza Wellness in qualunque luogo siano, tramite i prodotti Technogym stessi oppure con dispositivi mobile.

Come è nata l’idea di Technogym?
Nel 1983 avevo 22 anni, ero un giovane progettista meccanico molto appassionato di sport. Frequentavo una palestra a Cesena, la mia città, per tenermi in forma; a quell’epoca le palestre non erano come oggi, si trovavano quasi sempre in scantinati, erano frequentate quasi esclusivamente da culturisti, non c’era tecnologia e design. Vedendo solo panche, pesi, bilancieri e strumenti molto rudimentali ho intravisto il potenziale del settore e la possibilità di sviluppare prodotti più tecnologici, più belli, più sicuri e più adatti ad un pubblico più ampio. Da questa visione nasce Technogym, che come emerge dal nome, combina la mia passione per il design e la tecnologia (TECHNO) con quella per lo sport (GYM).

In cosa fate la differenza sul mercato del fitness?

Nei primi anni ’90 in un settore dominato dallo stereotipo americano del fitness, tutto muscoli e immagine, in Technogym, dall’Italia, abbiamo definito un nuovo concetto: il wellness. Si tratta di uno stile di vita profondamente italiano ispirato al “mens sana in corpore sano” dei Romani che prevede l’equilibrio tra regolare esercizio fisico, dieta mediterranea e approccio mentale positivo.
Abbiamo capovolto il paradigma dal fitness che significa “looking good” con il wellness che mette la persona al centro e significa “feeling good”. Se il fitness prevede una formula prettamente funzionale, il wellness è uno stile di vita aspirazionale che include l’allenamento ma è fatto anche di contenuti, programmi personalizzati, interior design e intrattenimento.
Oggi Technogym è l’unica azienda del settore al mondo in grado di offrire un ecosistema digitale completo composto da: prodotti per l’allenamento con i più alti standard in termini di ergonomia e biomeccanica, dotati di un’interfaccia tecnologica di ultima generazione, la prima piattaforma cloud del mondo fitness che consente la creazione di profili con programmi personalizzati e il tracciamento dei dati sul proprio stile di vita accessibili in qualsiasi luogo e qualsiasi momento, oltre a contenuti, servizi di consulenza e formazione.

Quali sono i vostri numeri del 2017?

Ricavi a 598,2 milioni, +7,7% rispetto al 2016; Ebitda a 120,2 milioni, +20,3%; utile netto a 61,2 milioni, +42%.

Cos’è il successo per Lei?

A dire la verità è una domanda che non mi sono mai posto. Preferisco concentrarmi su quanto c’è ancora da fare e sulle sfide del futuro

Cos’è il Vostro Wellness Campus?

Il Technogym Village è stato disegnato per diventare il punto di riferimento per lo stile di vita wellness, il primo vero esempio di Wellness campus al mondo. Ho lavorato su questo progetto con Antonio Citterio che ha saputo interpretare la nostra filosofia e tradurla in uno spazio che fosse di ispirazione per i nostri collaboratori, stakeholder e i nostri clienti. Il Village comprende il nostro stabilimento produttivo, gli uffici, il nostro Centro Ricerca e Sviluppo, un grande Wellness Centre che ha la doppia funzione di showroom e di palestra aziendale, un ristorante che propone ogni giorno menù bilanciati e un centro conferenze.

Ci dica tre Sue idee per un business vincente

Prima di tutto bisogna essere umili e saper ascoltare. Poi credo che nel creare nuovi progetti ci debba sempre essere un mix tra una visione di lungo periodo e la focalizzazione quotidiana nell’execution di ogni singolo dettaglio.  La terza è riassunta dal motto che uso sempre in azienda coi miei collaboratori: “Se funziona è obsoleto”. Proprio nel momento di massimo successo di un’idea, di un prodotto o di un progetto, è necessario innovare e cambiare.

Fare sport è una fatica senza fatica (Gabriele D’Annunzio); Il gusto dello sport è un’epidemia di salute (Jean Giraudoux); Abbi buona cura del tuo corpo, è l’unico posto in cui devi vivere (Jim Rohn). Quali di questi 3 aforismi preferisce e perché?

Il terzo è molto vicino al nostro concetto di wellness: la nostra vita è fatta di un equilibrio fra la componente fisica, quella mentale e quella socio-spirituale. Prendersi cura del proprio corpo e quindi della propria salute fisica è una componente fondamentale per raggiungere questo equilibrio e vivere una vita felice.


Modigliani Art Experience

L’arte sponsorizzata da Deloitte e da 24 Ore Cultura
di Giorgio Nadali

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Al Museo delle Culture di Milano (Mudec) torna il palinsesto estivo all’insegna dell’arte, dell’intrattenimento culturale e dell’emozione con Modigliani Art Experience dal 20 giugno 2018 al 4 novembre 2018.
A Milano l’aria estiva profuma di arte italiana, nel segno di Modigliani. I musei del Polo Arte Moderna e Contemporanea di Milano – Mudec e Museo del Novecento – 24 Ore Cultura e Cross Media Group insieme per dare al visitatore un’esperienza artistica completa del maestro “Modì”.

Nell’ambito del palinsesto artistico-culturale che il Comune di Milano dedica quest’anno al Novecento italiano, iI Mudec – Museo delle Culture di Milano propone a partire dal 20 giugno un’esperienza artistica unica, sia per la scelta dell’artista del ‘900, sia per la collaborazione che ne è nata tra i musei del Polo Arte Moderna e Contemporanea di Milano: Modigliani Art Experience è un affascinante racconto, ricostruito attraverso immagini, suoni. musiche evocazioni e suggestioni che ricomporrà davanti agli occhi del visitatore l’universo di Amedeo Modigliani pittore e scultore, e gli permetterà di proiettarsi nel contesto parigino di cui Modì -l’artista maledetto per eccellenza – fu assoluto protagonista. Prodotta da 24 ORE Cultura e promossa dal Comune di Milano-Cultura e con il supporto scientifico dei conservatori del Mudec e del Museo del Novecento di Milano, Modigliani Art Experience accompagnerà i visitatori del Mudec – Museo delle Culture fino al 4 novembre 2018, e si propone come un vero e proprio excursus multisensoriale, arricchito da opere di confronto. Una rappresentazione multimediale totalmente immersiva ideata da Crossmedia Group e curata da Francesco Poli, che avvolgerà il visitatore in una vera e propria “experience room”, introducendolo nel mondo bohémien di Amedeo Modigliani, nella sua esistenza da esule livornese nella Montmartre e nella Montparnasse dei primi del Novecento; gli mostrerà le sue muse, amanti e ispiratrici, e soprattutto evocherà la sua arte, l’influenza del primitivismo e in particolare della scultura africana, egizia e cicladica.

Deloitte è un’azienda di servizi di consulenza e revisione, la prima nel mondo in termini di ricavi e numero di professionisti. La società, colosso mondiale dei servizi professionali, è tra le più prestigiose del pianeta e fa parte delle cosiddette Big Four, le quattro più grandi aziende di revisione. È da anni impegnata a promuovere il patrimonio culturale dei Paesi in cui opera e la Fondazione Deloitte, che oggi fa il suo debutto ufficiale, vuole rendere ancor più significativo questo contributo verso un ambito cosi prezioso per il nostro Paese.
La Fondazione nasce infatti dal desiderio del network di Deloitte di porsi in modo sempre più responsabile e attento di fronte alla società, a cui vuole dare un contributo concreto, e rivolge il suo impegno in diversi ambiti – in particolare in quello della Cultura e dei Beni Culturali al fine di valorizzare e preservare le eccellenze che la Storia, l’Arte e il paesaggio del nostro Paese ci regalano. È quindi naturale per Deloitte e per la Fondazione Deloitte sostenere un’importante istituzione di livello internazionale qual è il Mudec, coerentemente con il suo impegno verso la scena artistica e culturale in tutto il mondo.
“Il Mudec rappresenta per il nostro Paese una realtà innovativa sia in termini di fruizione della struttura museale sia a livello di offerta, con mostre di notevole interesse, workshop dedicati ad adulti e bambini, seminari e spazi aperti a tutti – commenta Enrico Ciai, CEO di Deloitte Italy “Questa spinta all’innovazione e al sostegno della cultura a favore della Società non può che trovare il supporto del nostro network, che crede proprio negli stessi principi”.

“È un onore per la Fondazione Deloitte proseguire il proprio percorso al fianco di una realtà impegnata nella promozione e nella valorizzazione delle differenze culturali qual è il Mudec – aggiunge Paolo Gibello, Presidente di Fondazione Deloitte – Sono convinto che sia un connubio che consentirà di realizzare progetti di eccellenza in questo campo”.


Fede e denaro. Esiste un rapporto tra ricchezza o povertà personale e la fede religiosa?

di Giorgio Nadali33059443_10215948646460141_1988158292806860800_oE’ una sorta di snobismo spirituale quello delle persone che pensano di poter essere felici senza denaro. Lo diceva Albert Camus…La Svizzera ha il quarto PIL (Prodotto Interno Lordo) per persona più alto del mondo, dopo Lussermburgo, Qatar e Norvegia. Italia al 27^ posto e Stati Uniti al 10^. 85.000 dollari annuali.
Gli svizzeri hanno in media 700.000 franchi in banca.Una certa idea falsata di Cristianesimo ha abituato a disprezzare il denaro. Di parere contrario è la Teologia della Prosperità, di matrice protestante. La Teologia della prosperità insegna che i cristiani hanno diritto al benessere perché la realtà fisica e quella spirituale sono viste come una realtà inscindibili. La teologia della prosperità insegna che Dio ci vuole vincenti. Sempre.

Non è male chiedere a Dio benessere e prosperità, anche economica. Una dottrina in contrasto con chiese cristiane che insegnano (solo a parole) un concetto falsato di povertà. La povertà è in realtà il distacco del cuore dalle cose materiali, non la miseria e la mediocrità. Se un uomo o una donna hanno successo – guadagnano molto bene e con questo denaro danno lavoro ad altri e fanno del bene – Dio è molto felice di questo. Aspetta solo che chi ha fede  e Gli chieda la stessa cosa per ricolmarlo del suo favore e aprirgli porte che sono impossibili agli uomini. Il denaro è solo un mezzo che amplifica ciò che la persona è già. Con molto denaro si può dare lavoro agli altri, si possono realizzare progetti utili a milioni di persone, si possono istituire fondazioni filantropiche, centri di ricerca e univeristà, salvare giornali in crisi, istituire facoltà universitarie, oppure…

Secondo uno studio della Banca mondiale la Svizzera è il Paese più ricco. In base a un nuovo studio di un istituto di ricerca sociale americano – Pew Research Center –  c’è un rapporto tra benessere economico personale e fede religiosa.

Ricchezza e religione sarebbero inversamente proporzionali: i paesi più religiosi quelli con un più alto tasso di povertà e viceversa, mentre quelli più ricchi i più tendenti all’ateismo. Unica eccezione gli Stati Uniti d’America, dove nonostante la ricchezza elevata in termini di PIL, il 54% della popolazione afferma la grande importanza della religione nella propria vita. Nel testo sociologico “Sacro e popolare. Religione e politica nel mondo globalizzato”, gli autori Pippa Norris e Ronald Inglehart sottolineano come la partecipazione alle pratiche religiose registri tassi più alti tra persone più incerte a livello economico e che si trovano ad affrontare più problemi di salute e povertà. Nell’ipotesi generale, il declino del valore della religione, della fede e delle attività religiose dipende dal mutamento di lungo periodo della sicurezza esistenziale: con il processo e il progresso dello sviluppo umano, l’importanza della religione nella vita degli individui diminuisce gradualmente.

Ho sentito il parere di tre importanti sociologi italiani:

Roberto Cipriani. Professore ordinario di Sociologia nell’Università Roma Tre.

Silvio Scanagatta. Docente di Sociologia del mutamento culturale all’Università di Padova

Paola Di Nicola. Presidente della Associazione Italiana di Sociologia. Docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Verona.

 

Siete d’accordo con la ricerca?

Cipriani:

Non è facile essere d’accordo con la ricerca perché le informazioni sulla metodologia sono insufficienti a valutare l’affidabilità. A livello comparativo fra nazioni ci sono moti problemi di omogeneità fra i dati raccolti.

 Scanagatta:

Non mi stupisce affatto. Gli Stati Uniti hanno una cultura decisamente diversa dall’Europa. Gli Stati Uniti sono gli unici che differiscono in questa variabile che va dal massimo di senso religioso rapportato con la povertà sino al minimo di senso religioso rapportato con la ricchezza. Gli Stati Uniti essendo più ricchi dell’Europa dimostrano che uno stato più coeso il senso religioso va perfettamente d’accordo con la ricchezza conseguita.

Di Nicola:

Indubbiamente al di là di tutte le questioni teologiche la religione ha avuto sempre una funzione consolatoria nei confronti dei soggetti e spesso questa funzione consolatoria ha trovato maggiore accoglimento tra le persone che sperimentano condizioni di vita altamente problematiche. Rimane il fatto che a livello personale le religioni sono fonte di conforto. È un dato di conforto. Soprattutto le religioni rivelate (Ebraismo, Cristianesimo e Islam).

 

Esiste a vostro parere un rapporto con la condizione economica personale e la propria fede religiosa?

Scanagatta:

Certamente c’è un rapporto. Il problema è che il tentativo di alcuni di dire che più si è ricchi e meno si è religiosi è contrastante no solo con un’infinità di realtà individuali, ma anche con realtà collettive dove società unite come quella americana dimostrano che si può far convivere benissimo il senso religioso con una grande ricchezza.

Cipriani:

Non necessariamente. Ci sono persone ricche poco religiose e poveri assai religiosi ma anche il contrario. Non si può generalizzare.

Di Nicola:

Bisogna distinguere tra la fede e la religiosità, che spesso si caratterizza anche con aspetti di tipo magico e di superstizione. Se per fede si intende un credere a livello personale nell’esistenza di un’Entità di tipo trascendente io credo che questo sentimento che possa essere presente a tutti gli uomini in tutte le classi sociali. Se invece pensiamo alla religiosità, che comprende anche tutti gli aspetti del rito,  indubbiamente nelle aree del Paese in cui esiste ancora uno sviluppo non ancora pienamente maturo, spesso questi atteggiamenti continuano a persistere.

 

Secondo voi la ricchezza economica allontana dalla fede religiosa (cristiana)?

Cipriani: Molto dipende dalla socializzazione e dall’educazione ricevute, che possono impedire di pensare che la ricchezza allontani dalla fede.

Scanagatta: No, no. L’aumento economico non allontana affatto dal senso religioso. Anzi, lo fa crescere perché spesso il livello culturale rende più sensibili e attenti al senso religioso, non necessariamente più distanti.

Di Nicola: Non è facile da dire. Con l’Europa del Settecento la religione ha perso un po’ la funzione di essere la guida per la vita e la risposta a tutti i problemi. Soprattutto con l’industrializzazione e l’aumento della ricchezza disponibile sia a livello individuale sia a livello collettivo ci si rende conto che si può avere una situazione di sicurezza autonomamente, per meriti personali, senza dover necessariamente ringraziare Qualcuno…

Cosa pensate della teologia della prosperità, di origine protestante, cioè che Dio desidera il nostro benessere economico personale e agisce anche per farcelo avere?

Cipriani:

La teologia della prosperità è un espediente per recuperare adesioni rispetto alla teologia della liberazione, promettendo esiti economici positivi in caso di adesione ad una certa linea teologica e cultuale.

Scanagatta:

Secondo un’idea protestante una persona deve la sua ricchezza non solo alla grazia che Dio gli dà ma anche al senso di comunità con cui esplica questa grazia ed è quello che può spiegare una convivenza tra ricchezza e senso religioso. In Europa invece prevale l’idea per essere ricchi bisogna distruggere il sistema di valori religiosi, in America succede esattamente il contrario. Non solo. Il cattolicesimo dice che la ricchezza è una colpa, ma anche il Paesi del Nord Europa dicono che la separazione tra senso religioso e ricchezza va operata a livelli massimi, tanto è vero che sono i Paesi del Nord che non hanno voluto riconoscere le radici giudaico cristiane della società europea.

Di Nicola:

Con il protestantesimo l’uomo è diventato la misura di tutte le cose, anche la misura della sua etica, della sua moralità e della sua religiosità. Nelle prime forme del Calvinismo per un uomo l’aver successo nella vita era un segno di essere un eletto e quindi nella grazia di Dio. Poi con il Novecento questa dimensione si è molto affievolita e l’obiettivo non stato più stato di arricchirsi per avere una misura del proprio stato di grazia, ma l’obiettivo era semplicemente quello di raggiungere livelli più alti di ricchezza indipendentemente dal fatto che questo fosse un indicatore di essere nelle grazie di Dio.

 

Secondo voi c’è un rapporto tra la condizione economico sociale e la fede religiosa in Italia?

Cipriani:

La condizione economica non è una variabile indipendente che presieda in Italia all’orientamento religioso.

Scanagatta:

Certamente c’è un rapporto. Il problema è che il tentativo di alcuni di dire che più si è ricchi e meno si è religiosi è contrastante no solo con un’infinità di realtà individuali, ma anche con realtà collettive dove società unite come quella americana dimostrano che si può far convivere benissimo il senso religioso con una grande ricchezza.

Di Nicola:

Bisogna distinguere tra la fede e la religiosità, che spesso si caratterizza anche con aspetti di tipo magico e di superstizione. Se per fede si intende un credere a livello personale nell’esistenza di un’Entità di tipo trascendente io credo che questo sentimento che possa essere presente a tutti gli uomini in tutte le classi sociali. Se invece pensiamo alla religiosità, che comprende anche tutti gli aspetti del rito,  indubbiamente nelle aree del Paese in cui esiste ancora uno sviluppo non ancora pienamente maturo, spesso questi atteggiamenti continuano a persistere. La tradizione dà delle sicurezze e chi sperimenta maggiore insicurezza quotidiana spesso trova nella tradizione religiosa dei punti di riferimento.


Bulli, pupe e idioti. Intervista di Giorgio Nadali allo psicologo Matteo Lancini

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Bulli, pupe e idioti. Intervista al dottor Matteo Lancini

Sei un bullo? Ti facciamo provare il carcere per un giorno. Succede negli USA, alla Tidewater Regional Jail di Suffolk, Virginia. Col consenso dei genitori alcuni ragazzi e ragazze vengono accolti in carcere come se fossero condannati e lasciati “socializzare” con alcuni altri detenuti selezionati che si prenderanno teneramente cura di loro per una giornata e per una notte… sotto l’occhio vigile degli agenti penitenziari. Dopo il trattamento le arie da bullo sono sparite totalmente lasciando posto a piagnucolamenti decisamente non più da duro. Un fenomeno che oggi riguarda ampiamente anche le femmine. Ecco un trattamento radicale che probabilmente farebbe ripensare al modo di comportarsi dei nostri bulli nostrani, ma probabilmente anche ai genitori che danno il cattivo esempio. Pochi giorni fa infatti Anna Lamberti, la preside dell’Istituto comprensivo Guido Galli di Milano è stato aggredita a pugni da un genitore che si è introdotto a scuola e le ha gridato “te ne devi andare”. Insomma bulli e genitori alleati per una società più violenta. Da non dimenticare che un milione e mezzo di lavoratori in Italia sono vittime di mobbing – le sottili angherie sul posto di lavoro dovute a invidia e frustrazione da parte chi è decisamente meno abile nella professione delle vittime. Bulli adulti mai cresciuti. Ma si sa, l’unione fa la forza dei poveracci. La maggioranza di questi sono anche genitori. Tali padri, tali figli insomma. In Italia le telefonate arrivate al numero verde 800 69 96 96 antibullismo nelle prime sei settimane sono state 4.437. Per il 42,1% il motivo della chiamata riguardava le prepotenze. Hanno chiamato per il 37,5% famiglie, 31,4% insegnanti e 23,2% studenti vittime di bullismo. In Internet il 38% delle ragazze e il 26% dei ragazzi è stata vittima di cyberbullismo, che in alcuni casi ha condotto al suicidio le giovani vittime. Nel Canton Ticino i ragazzi che dichiarano di avere subito vessazioni a scuola almeno due o tre volte al mese si aggirano attorno al 10% del totale.Ho chiesto al Dottor Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta del Centro Minotauro di Milano che si occupa di consulenza e psicoterapia per adolescenti e famiglie di aiutarci a capire il fenomeno. Matteo Lancini ha pubblicato il libro “Adolescenti navigati. Come sostenere la crescita dei nativi digitali“.

Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta del Centro Minotauro di Milano

 

 

Dottor Lancini, perché il fenomeno del bullismo?Il bullismo è un fenomeno che va inquadrato per le sue caratteristiche specifiche. E’ un fenomeno dove dei ragazzi che non riescono ad avere un successo scolastico costruiscono un’identità attraverso la prevaricazione su soggetti percepiti come più deboli. Questo fenomeno è in crescita? Perché?E’ difficile avere dati certi. E’ importante non confonderlo con la delinquenza minorile lontano da scuola o episodi isolati a scuola. Nel bullismo si ripetono delle azioni nel tempo con i protagonisti sempre nello stesso ruolo. Dei prevaricatori che infieriscono sempre sulla stessa persona.Come giudica il fatto di violenza da parte di un genitore sulla preside all’Istituto comprensivo Guido Galli di Milano?

Ogni episodio in cui il luogo della sacralità della formazione viene trasformato in un Far West è da condannare. Questo episodio come altri testimonia che siamo davanti ad un’emergenza educativa che da tanti anni io ho sottolineato. Bisogna cercare di ricostruire un’alleanza tra scuola e famiglia. La scuola si sente sola attaccata spesso da parte di chi dice che non riesce a stare al passo con i tempi. La famiglia si sente sola nella società complessa nella crisi dell’autorità paterna e dei riferimenti. Queste due agenzie invece di allearsi spesso litigano cercando la colpa. E’ ora che la scuola si apra a un vero confronto per cercare delle linee guida tra scuola e famiglia.

Perché i genitori difendono la stupidità dei figli?

Non c’è un genitore che cerca di difendere la stupidità del figlio, semmai di difendere la fragilità dei figli o il fatto che il figlio non è compreso.

In cosa sbagliano i genitori?

I genitori oggi sono in enorme difficoltà perché la riorganizzazione di un modello educativo ha spinto a ridefinire la famiglia più affettiva. Quindi non so dire se sbagliano. Certo è che le problematiche di oggi piuttosto che mettere in scena aspetti più conflittuali, parlano di ragazzi più fragili. Si parla di una fragilità narcisistica. E’ una società molto complessa in cui anche i modelli di  identificazione dei genitori sono molto meno definitivi pur essendo fondamentali rispetto al passato. Certamente se vogliamo dire qual è l’area dove si cerca di individuare delle esagerazioni dei genitori è quella dell’iper investimento narcisistico dei figli.

Quindi c’è un aumento del narcisismo?

Certamente, le problematiche degli adolescenti oggi sono più di stampo narcisistico. Ma questa è una società narcisistica. Una società dell’apparire a tutti i costi. Una società dove gli adulti invece di guardare un museo d’arte fanno dei selfie.  Quindi certamente stiamo crescendo in una società dove l’immagine, a volte la bellezza, la popolarità sono diventate fin troppo importanti rispetto alle competenze e la capacità di sacrificarsi in nome dell’altro e anche di sostenere chi è in difficoltà. Questo però non è un problema solo della famiglia. E’ un problema della società e anche di quello che viene proposto nella sub cultura massmediatica.

Il motivo?

I bambini sono più figli unici, L’investimento affettivo sul figlio è superiore a quello del passato. Questo ha creato delle novità che sono quelle della famiglia affettiva. Novità positiva, ma ci siamo accorti che quando si arriva in adolescenza invece di incontrare conflitti di stampo edipico, dovute all’espressione della sessualità c’è più un problema di crollo degli ideali, di aspettative di riuscita molto elevati. Se costruiamo una società dove l’immagine è prima di tutto e per primi gli adulti sono a fare immagini e selfie a una rappresentazione all’asilo dei figli di tre anni invece di guardare i figli e i nipoti che fanno la rappresentazione teatrale della festa di Natale li riprendono con telecamere, basta poi che chi incontro ad un convegno qualcuno mi dica che quei tredicenni vivono nella società dell’immagine. Gliela abbiamo creata noi.

Il rispetto dell’autorità è in crisi?

Certo che è in crisi. Ridefinire quali sono i valori in questa società complessa e chi insegna non ha più il valore simbolico che aveva. Il modello autoritario non c’è più. Una volta si cresceva sottomessi. Insieme al rispetto c’era un’ambivalenza emotiva molto forte. Certi modelli educativi autoritari hanno portato a ribellarsi. Gli adolescenti di oggi sono meno rispettosi degli adulti, ma sono più attenti all’offerta educativa che gli offrono. Secondo me chi vede nella questione della mancanza di rispetto un limite sbaglia. Il rispetto te lo costruisci in una relazione educativa appassionata. Insegnanti appassionati hanno studenti che li seguono. Molto meglio di quelli che si sottomettevano per obbligo.

Il bullo di oggi sarà l’adulto violento di domani?

Il bullismo va studiato in relazione alla fascia d’età. L’adulto deve intervenire in modo rigoroso, però tenendo conto che è una dinamica  che ha che fare con quell’età e con la scuola. No credo se l’adulto riesce a intervenire a fare un’offerta riabilitativa e quindi di un rigore adulto molto serio, ma che non intende essere troppo violento. Non vuol dire essere troppo comprensivo. Un adulto davvero autorevole. Adulti che stanno calmi e che non si denunciano gli uni gli altri.

E’ aumentato il bullismo femminile?

Il bullismo femminile è sempre esistito. Quello che è cambiato è che nelle pari opportunità che abbiamo creato è il bullismo femminile è diventato più diretto, più agito.

In America i genitori possono chiedere di far sperimentare la vita in carcere per un giorno agli adolescenti a rischio. Lo ritiene fattibile da noi?

Il sistema della giurisdizione italiana è uno dei più avanzati. Se non lo prevede siamo in una realtà lontana da quella dell’America.  Penso sia più utile quell’esperienza in cui si aggiungono punizioni di tipo volontariato, assistendo ragazzi con difficoltà che un’esperienza di un giorno in carcere. Cercando di far capire che la prevaricazione fa male all’altro.

 


Scoperto il rapporto tra intelligenza e ricchezza

C’è un rapporto tra intelligenza e ricchezza?

di Giorgio Nadali

Una recente ricerca di Jonathan Wai della Duke University, negli USA  ha scoperto che c’è uno stretto rapporto tra intelligenza e ricchezza. Oggi ci sono 1542 miliardari nel mondo. Circa uno ogni cinque milioni di persone. 42 sono italiani. In costante crescita i miliardari che si sono arricchiti (onestamente) con le proprie forze. I “self-made men”, nel 1995, erano il 45% del totale, oggi siamo al 70%. Rispetto al 2016 il numero dei miliardari è cresciuto del 10% secondo lo studio di PwC e  Ubs.

Certo, non basta essere intelligenti per diventare miliardari. Tra le caratteristiche essenziali vi sono il fiuto e il talento per gli affari, la determinazione, la creatività, l’avere idee per prodotti vincenti e di largo consumo, la passione, non avere paura di rischiare, obiettivi chiari per i quali si è pronti a sacrificarsi e a non scoraggiarsi, incassando molti rifiuti prima di raggiungere il successo. Sono questi indicatori di intelligenza?

Chi parte da zero ha una grande voglia di rivincita. Qualche esempio di chi è partito da zero e ora è miliardario:. Jan Koum, amministratore delegato e co-fondatore di WhatsApp, giunto negli USA dall’Ucraina viveva di buoni pasto e spazzava pavimenti, prima di avere il patrimonio attuale di 9,7 miliardi di dollari. Leonardo Del Vecchio, imprenditore fondatore e presidente di Luxottica fu lasciato dalla madre al collegio milanese dei Martinitt per orfani e bambini abbandonati. Nel 1950, a 15 anni lavora alla fabbrica milanese Johnson di medaglie e coppe. I proprietari della fabbrica lo spingono a iscriversi ai corsi serali all’Accademia di Brera. Oggi è il secondo uomo più ricco d’Italia con 17,9 miliardi di euro di patrimonio. Tra le donne vi è Zhou Qunfei, ex operaia cinese. Oggi a 47 anni è la donna più ricca del mondo partita da zero. Ha fondato la Lens Technology e oggi dispone di un patrimonio personale di 12,3 miliardi di dollari. Oggi i miliardari danno lavoro a 27,7 milioni di persone nel mondo.

Per determinare se i ricchi sono più intelligenti, Jonathan Wai ha esaminato i punteggi dei test standard richiesti per l’ammissione a college ultra-selettivi e a scuole di specializzazione, come Harvard e Yale. Secondo Wai questi punteggi sono un indicatore ragionevole di intelligenza generale. Wai ha esaminato 2.254 persone in cinque gruppi di politici e dirigenti d’élite americani. La sua ricerca ha rilevato che circa il 45% dei miliardari, il 41% dei senatori, il 41% dei giudici federali e il 39% degli amministratori delegati hanno frequentato una scuola che richiede test con punteggi che solo l’1% degli studenti riesce a superare. I miliardari che hanno guadagnato i loro soldi dal settore degli investimenti sono stati i più propensi a frequentare una scuola d’élite, seguiti da coloro che hanno guadagnato i loro soldi nel settore tecnologico. La grande maggioranza dei più noti amministratori delegati e presidenti della Silicon Valley (il cuore del settore tecnologico digitale negli USA) ha un QI  superiore a 140.

Secondo la media mondiale del fattore di intelligenza (il QI) i Paesi più sviluppati mostrano livelli più alti, con Hong Kong al primo posto (108 di media) e l’Italia al quinto (102 di media). I ricercatori Richard Lynn e Tatu Vanhanen hanno condotto una ricerca in 80 Paesi nel mondo. Sono giunti alla conclusione che la differenza tra i guadagni dei cittadini sono correlati con la media nazionale di intelligenza (QI). Inoltre sostengono che la differenza nella media nazionale di intelligenza (QI) costituisce un importante fattore, anche se non l’unico che contribuisce alla differenza nella ricchezze nazionale e ai tassi di crescita economica.

Leggi anche il mio articolo su Vanity Fair