Recensioni. Cinema. The Lazarus Effect

The Lazarus Effect

Anno: 2015

Regista: David Gelb

Scritto da: Luke Dawson, Geremy Slater

Risvegliare dalla morte una donna destinata all’Inferno? Non fatelo!

La trama:

Il ricercatore Frank Walton e la sua fidanzata Zoe, assieme agli scienziati Clay e Niko e alla giovane cameraman Eva, si riuniscono in segreto in un’università per effettuare degli esperimenti su delle carcasse di animali morti usando un siero sperimentale, “Lazarus”, che potrebbe resuscitarli. Dopo vari tentativi riescono finalmente a riportare in vita un cane, che viene adottato da Frank e da Zoe col nome di Rocky: questo però comincia a far preoccupare i due poiché non ha mai appetito e la sua cataratta (di cui soffriva prima di morire) è scomparsa. Inoltre sembra possedere strani poteri e il siero, che dopo essere stato iniettato nel suo cervello avrebbe dovuto dissolversi, continua a dilagare nel suo corpo.

Quando la rettrice dell’università scopre l’esistenza di questi macabri esperimenti costringe Frank a mollare tutto; ad aggravare la situazione è che una società farmaceutica, saputo anche lei del siero, con il permesso della rettrice confisca tutto il materiale di ricerca lasciando deluso il gruppo. Frank, testardo e deciso, convince tutti a ritornare in segreto nell’università e riprovare l’esperimento mentre Eva filmerà tutto, in modo da avere una prova di essere stati loro i creatori del siero Lazarus e di ricevere così gloria e fama da parte del mondo intero. Usando del siero che Zoe teneva come riserva di emergenza, il gruppo rifà il procedimento ma qualcosa va storto e Zoe muore folgorata sotto gli occhi di tutti che provano invano a rianimarla. Frank, disperato, decide di riportarla in vita con il Lazarus nonostante i tentativi degli altri di dissuaderlo: l’esperimento ha successo e la donna resuscita con sollievo e meraviglia di Frank e di sgomento di Clay, Niko ed Eva. Subito capiscono che qualcosa non va in Zoe, che racconta di essere stata nella sua versione personale dell’Inferno: in questo caso aveva le sembianze del suo incubo ricorrente nato a causa di un trauma infantile (l’appartamento in cui viveva da ragazzina aveva preso fuoco e i suoi vicini di casa, bloccati dentro, erano morti arsi vivi sotto i suoi occhi). Frank però non le dà ascolto, pensando che semplicemente sia sotto shock, mentre Zoe, profondamente religiosa, continua a sostenere la sua versione. Intanto come Rocky il siero prende possesso della sua mente, e la donna sviluppa poteri incredibili come la telecinesi o la telepatia, ma in compenso diventa sempre più aggressiva e pericolosa.

Questa aggressività la porta a uccidere orrendamente Niko, che aveva rifiutato di baciarla, chiudendolo in un armadio e con la telecinesi stringerlo fino a farlo morire. Frank, Eva e Clay capiscono cos’ha fatto Zoe e mentre i primi due, terrorizzati, fanno finta di niente e cercano un modo per uscire dall’università (Zoe a loro insaputa aveva chiuso tutte le porte dell’edificio) l’impulsivo Clay accusa la donna di aver assassinato il povero Niko: questa per tutta risposta fa fuori anche lui soffocandolo con una sigaretta elettronica. Zoe, ormai completamente indemoniata, con la telecinesi lancia addosso a Frank e Eva tutti i mobili del laboratorio facendo loro perdere i sensi. Tempo dopo i due si risvegliano e non vedendo la donna nei paraggi si nascondono nell’obitorio dove tenevano le cavie morte per i loro esperimenti e Frank mostra a Eva un’arma che secondo lui può uccidere Zoe: del veleno in una siringa. Frank, uscito dall’obitorio e trovata la fidanzata, prova quindi a iniettare il veleno nella donna ma questa lo uccide e diventa più potente di prima grazie a un’ulteriore iniezione di Lazarus.

Eva, l’unica ancora viva, cerca anche lei di sconfiggere Zoe ma questa la porta nell’Inferno che lei aveva visto da morta: il suo appartamento in fiamme. La ragazza trova Zoe da bambina e scopre che ad aver appiccato l’incendio quell’anno era stata proprio lei. Eva riesce a uscire dall’inferno di Zoe e a trafiggerla con la siringa di Frank, ma sopravvive ed uccide la povera Eva come gli altri. Nel finale vediamo Zoe intenta a resuscitare Frank con il Lazarus. (Fonte: Wikipedia)

Il nostro giudizio:

Da vedere!

Pro:

Interessante il tema – mai trattato da un film – di una possibile risurrezione in laboratorio. Per di più la donna che si risveglia dall’oltretomba è una dannata all’inferno. Le conseguenze sono quelle simili a quelle di un demone scatenato. Questi effetti nel film appaiono gradualmente in un crescendo di situazioni.

Contro:

Non sembra reggere l’ipotesi che una bambina, per aver causato la morte di diverse persone in un incendio causato da lei per aver giocato con i fiammiferi, sia poi dannata all’inferno da donna adulta.

Leggete il nostro articolo a riguardo delle ipotesi di dannazione all’Inferno…

Redazione


Recensione. Libri. Il curioso soprannaturale

Giorgio Nadali

Il curioso soprannaturale

Lampi di Stampa, Milano, 2012

Pagine: 451

Prezzo: Euro 23,63 (Amazon.it)

 

L‘opera si propone di accompagnare il lettore – credente o no – in un percorso attraverso i fatti, i luoghi, i simboli e le notizie più curiose e impensabili del mondo soprannaturale e spirituale delle Religioni mondiali. La religione è parte integrante delle culture mondiali e tocca – a livello sociale – anche la persona non religiosa. Usi e costumi , convenzioni sociali e popolari provenienti dalla religione coinvolgono tutti. Perché dunque non cercare quegli aspetti più insoliti e particolari per stupirsi e conoscere in modo serio, ma divertente un universo inaspettato di notizie e fatti che riguardano i modi della ricerca del divino, dell‘infinito, della sete di soprannaturale, prendendo un boccata d‘aria di fresca e “curiosa” spiritualità? Stupirsi del mondo soprannaturale, lasciando per un attimo la frenesia e lo stress quotidiano è lo scopo di questo libro.

Il libro è rivolto ai non specialisti. E’ per coloro che amano scoprire fatti insoliti in maniera semplice e piacevole – e perché no? – divertente. Il sociologo ateo Emile Durkheim diceva: “Non esiste una società conosciuta, senza religione. La religione ha dato tutto ciò che è essenziale allo sviluppo della società”. E Frèderic Le Play: “I popoli vivono delle loro credenze e muoiono delle loro incredulità”. Sì, la religione coinvolge tutti indistintamente.

Questo non è un libro di religione. E’ un libro di curiosità che riguarda il soprannaturale. Non è un libro di fantasia. Le notizie sono tutte rigorosamente vere anche se alcune sono molto “strane” e addirittura inverosimili. Non è un libro riservato ai credenti. Questi vi troveranno elementi per un’ulteriore riflessionee rispetto per le altre culture. I non credenti e le persone non religiose vi troveranno invece fatti e notizie strane sul modo in cui otto decimi del Mondo cerca nell‘infinito una risposta definitiva che loro non hanno forse ancora trovato.

C’è un grande desiderio di stupirsi e capire. Il viaggio si completa con alcune curiosità che ripropongo in quest’opera, con altre totalmente nuove, per sorprenderci insieme degli innumerevoli modi di cercare nella realtà soprannaturale una risposta che il mondo non può dare. Un viaggio non esaustivo, ma selettivo e che può essere ripreso e ampliato da chiunque intelligentemente coltivi una “sacra curiosità”. Un grande genio della scienza – Einstein – ammoniva di non perderla mai. Si può essere atei o non religiosi, ma è davvero un peccato rinunciare alla cultura religiosa, perhé «fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza» come ricorda Dante Alighieri nel XXVI canto dell’Inferno.

Già San Pietro osservava: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (Gv 6,68). Abbiamo bisogno di una speranza affidabile… «in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente: il presente, anche un presente faticoso, può essere vissuto ed accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino» . Una speranza di infinito. Abbiamo bisogno di senso. La scienza non può dirti ciò che è bene o ciò che è male. Non può rispondere ai “perché”, ma solo ai “come”. Ecco perché le religioni non sono mai state e non saranno mai soppiantate dalla scienza, come invece profetizzava erroneamente nel XIX secolo il padre del positivismo, Auguste Comte.

Almeno l’ottanta per cento dell’umanità continua a dichiararsi credente. Il rimanente non crede probabilmente perché il dolore, un’ideologia, l’educazione, il razionalismo (non la razionalità), il secolarismo, una cieca superbia o esempi negativi ricevuti dai credenti, hanno impedito alla fede di farsi strada nel cuore assetato di infinito. Con il risultato poi che l’uomo non è veramente felice, perché cerca la felicità in modi e luoghi sbagliati. E così confonde il piacere con la felicità.

E’ ora di partire per questo viaggio soprannaturale. Le voci possono essere lette anche in modo non sequenziale. Ognuna è una scoperta sorprendente nell‘universo dello spirito. Ciò che ci rende umani. Buona lettura.

Elena Parson- Redazione


Recensione. Libri. I miracoli che cambiano la vita

Marino Parodi

I miracoli che cambiano la vita

Edizioni Piemme, Milano, 2011
Pagine: 240
Prezzo: 15 euro

“I miracoli sono l’incontro tra cielo e terra, tra lo straordinario e l’ordinario; sono eventi capaci di trasformare la nostra vita”

Il miracolo è un tema che da sempre affascina l’uomo: asse portante del cristianesimo, è al tempo stesso la prova dell’enorme potenziale della coscienza. Il libro sostiene con forza una tesi che a molti potrà sembrare rivoluzionaria, benché basata su recenti scoperte scientifiche specialmente nel campo della fisica quantistica e della psicologia del profondo, ma anche della stessa medicina: il miracolo consiste non già in un’eccezione alle leggi di natura, bensì nell’applicazione di leggi di natura ancora poco conosciute. Di conseguenza, in linea di massima, il miracolo è sempre possibile.

La chiave di volta per accedere a tale potenzialità consiste nella scoperta della natura fondamentalmente spirituale dell’essere umano. Il cristianesimo correttamente inteso è infatti una scienza, in quanto basato sull’esperienza. Il libro presenta una serie di casi, tutti recenti e rigorosamente documentati, di guarigioni normalmente considerate “miracolose”, ossia “impossibili” secondo i canoni della scienza tradizionale. Seguono importanti chiarimenti circa la visione della vita e l’atteggiamento psicologico necessari per ottenere un miracolo. A partire dalla preghiera.

Un libro capace non solo di infondere speranza, ma anche di aprire il cuore e la mente a una visione dell’uomo, delle sue possibilità e dell’anima, tanto ottimistica quanto scientificamente realistica.

Elena Parson – Redazione


Analisi del 2015

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 49.000 volte in 2015. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 18 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.


Befana. Ovvero Perchta, divinità pagana

La Befana (come Halloween) ha un origine pagana. Era la divinità chiamata Perchta (“la splendente”), la “Signora delle bestie” che controllava la natura nella cultura germanica pre-cristiana.

In Italia, la leggenda della Befana è quella legata alla festa sacra dell’Epifania. Cosa ha a che fare il paganesimo moderno con una festa cristiana? La Befana è una strega. Secondo il folklore, la notte prima della festa dell’Epifania, all’inizio di gennaio, la Befana vola sulla sua scopa e consegna doni. Come Babbo Natale, lascia caramelle, frutta o piccoli regali nelle calze dei bambini che sono stati buoni durante tutto l’anno. D’altra parte, se un bambino non è stato buono può aspettarsi di trovare un po’ di carbone lasciato dalla Befana. Da dove arriva la Befana? Come fa una vecchia strega pagana ad essere associata con la celebrazione dell’Epifania, parola che significa “manifestazione” di Dio al mondo? Molte delle storie sulla Befana coinvolgono una donna che è alla ricerca, ma non riesce a trovare il neonato Gesù.

Secondo Jacob Grimm (1882), Perchta veniva chiamata nel X Secolo Frau Berchta, uno spirito femminile vestito di bianco. Il culto di Perchta prevedeva il dono di cibo e bavande per Frau Percht nella speranza di ricevere favori e abbodanza e fu condannato in Baviera nel Thesaurus pauperum (1468) e da Thomas Ebendorfer von Haselbach nel De decem praeceptis (1439).

In alcune leggende cristiane, si dice che la Befana sia stata visitata dai tre Re Magi, o saggi, per trovare il bambino Gesù. Si dice i Magi che le abbiano chiesto informazioni per la direzione, ma la Befana non era sicura di come trovare il neonato. Tuttavia lei li invitò a trascorrere la notte nella sua casa disordinata. Quando i Magi partirono la mattina seguente, invitarono la Befana a unirsi a loro nella loro ricerca. La Befana declinò, dicendo che aveva troppo lavoro domestico da fare, ma poi cambiò idea. La Befana cercò di trovare i Magi e il bambino, ma non vi riuscì, così ora vola sulla sua scopa e consegna doni ai bambini. Forse sta ancora cercando il bambino Gesù. In altri racconti, La Befana è una donna che ha perso i figli a causa di una grande epidemia di peste, e lei segue i Magi a Betlemme. Prima di lasciare la sua casa, confeziona alcuni regali semplici – una bambola che apparteneva a uno dei suoi figli e una veste ricavata dal suo abito da sposa. Questi semplici doni sono tutto quello che poteva dare al bambino Gesù, ma non era in grado di trovarlo. Oggi, lei vola per consegnare doni ad altri bambini ancora nella speranza di trovare Il Bambino Gesù. Alcuni studiosi credono che la storia della Befana abbia in realtà origini pre-cristiane. La tradizione dello scambio dei doni può riguardare un’usanza dell’antica Roma che si svolgeva in pieno inverno, intorno al periodo dei Saturnalia.

La Befana può anche rappresentare il passaggio dell’anno vecchio, con l’immagine di una donna anziana, per essere sostituito da un nuovo anno. Oggi molti italiani, compresi coloro che seguono la pratica della Stregheria – la stregoneria italiana neo-pagana – celebrano la Befana. Nella cultura neolitica le case dei villaggi dell’Anatolia non avevano né finestre né porte. L’unico ingresso era attraverso l’ampio tetto orizzontale. Si entrava in casa da una scala, che poi veniva ritirata per difesa. La Befana arriva nelle case attraverso il camino, un gesto che nei miti di tutto il mondo è attribuito alle figure mitiche, come ad esempio, gli spiriti degli indiani del Nord America, e soprattutto gli Nitu Natmate, spiriti ancestrali dei melanesiani della Papua Nuova Guinea, come altre figure che portano regali durante le vacanze di Natale. Una volta stabilito il legame tra la figura della Befana e gli spiriti ancestrali, la Befana si presenta durante la festa come antenata mitica che torna ogni anno.

La sua funzione principale è quella di riaffermare il legame tra la famiglia e gli antenati attraverso uno scambio di doni. I bambini ricevono doni che simboleggiano le civiltà arcaiche dove loro erano considerati i rappresentanti degli antenati, ai quali erano destinate le offerte. A volte la Befana riceve offerte di cibo. Nella drammatizzazione popolare in Toscana e altrove, la Befana è una figura mascherata che guida il corteo dei postulanti e riceve offerte da famiglie che, in genere, ricevono da lei il dono della prosperità. La figura della Befana riesce ancora a mescolare Cristianesimo e paganesimo nella cultura popolare italiana. Nel Lazio i bambini ricevono i doni dalla Befana, non da Gesù Bambino, il protagonista della festa! Nella tradizione mitica la Befana arriva volando su una scopa, o anche su un asino. Questo testimonia la sua associazione con le piante e gli animali, che nell’antichità pagana avevano un valore sacro come rappresentanti delle divinità. Nella mitologia il ramo ospita lo spirito dell’antenato, ed è per questo che ha assunto la funzione magica del volo e potrebbe avere un ruolo di evocazione e di allontanamento dallo spirito.

I Magi portarono al Bambino Gesù tre cofanetti contenenti doni simbolici della regalità di Cristo: dei piccoli lingotti d’oro (potenza), i grani dell’incenso (usato in diverse religioni per simboleggiare la santità dei suoi fumi che salgono al cielo come le preghiere degli uomini) e… profeticamente l’olio della mirra (sacrificio) perché con la mirra si ungevano i defunti, Cristo compreso (Giovanni 19,39). Anche se è un dono un po’ particolare da fare ad un neonato!

Giorgio Nadali


La Rabbia Saudita e il fondamentalismo soprannaturale

L’attivista per i diritti umani Joel Richardson osserva: «I musulmani in Occidente si riferiscono all’Islàm come Religione della pace, tuttavia questa è responsabile di oltre il 90% dei conflitti mondiali. Vi sono circa quattrocento gruppi terroristici riconosciuti nel mondo.

In Arabia Saudita il culto pubblico non Islamico è proibito, col rischio di arresto, reclusione, fustigazione, deportazione, e talvolta tortura. La maggioranza dei cristiani è espatriato: è generalmente consentito il culto privato, ma alcuni sono stati arrestati, minacciati di morte e obbligati a nascondersi. Recentemente, vi è stato un aumento nel numero di arresti. La maggioranza dei cristiani sauditi deve tenere segreta la loro fede per non rischiare l’omicidio per onore – cioè qualsiasi musulmano potrebbe ucciderli senza incorrere in sanzioni legali. Almeno uno di questi è avvenuto con certezza nel 2008. 543.000 è il numero di cristiani che vivono nel Paese.

Bushra Haik è nata a Bologna. 31 anni. Famiglia siriana. Recluta via Internet terroristi per l’Isis. Vive a Riad, la capitale dell’Arabia Saudita, dove si è trasferita nel 2012.

Oltre il 90% di questi sono gruppi radicali Islamici terroristici. Oltre il 90% dei conflitti nel mondo coinvolge movimenti terroristici Islamici. L’obiettivo degli apologeti musulmani moderati è quello di evidenziare come i gruppi radicali terroristici non si comportino da veri musulmani. Non ho dubbi che molti musulmani moderati disdegnino fortemente l’atteggiamento omicida di molti gruppi terroristici, ma questi stanno portando avanti un aspetto legittimo dell’Islàm definito da testi Islamici, studiosi e rappresentanti dell’Islàm. Si comportano in modo Islamico. Si comportano come Maometto e i suoi successori. Spesso viene detto che i terroristi hanno deformato l’Islàm. A giudicare da ciò che l’Islàm realmente insegna, sono i cosiddetti moderati musulmani che mal rappresentano i veri insegnamenti dell’Islàm.

Quando guardiamo ai tassi di crescita dell’Islàm combinati con il concetto di jihad e la crescita della sua popolarità nelle sue forme più radicali, addirittura in Occidente, il concetto di un futuro dittatore islamofascista mondiale diventa una possibilità reale. Basandoci solo sulle tendenze e le statistiche non è difficile prevedere la possibilità di questa realtà in questo secolo. La Bibbia insegna che in futuro un uomo sorgerà col solo scopo di ottenere una dominazione mondiale attraverso il suo impero militare-religioso. L’Islàm ha questo stesso obiettivo inerente nella gran parte della sua dottrina. E oggi che sentiamo la chiamata al jihad ancora più forte da parte dei leader musulmani radicali in tutto il mondo, l’Islàm si muove in direzione di realizzare questo scopo».

Purtroppo questa inquietante previsione di Richardson ha un nome ben definito nella dottrina islamica. Si chiama khilafah, il califfato mondiale. I Fratelli Musulmani sostengono l’unità pan islamica e l’implementazione della legge islamica. Il fondatore Hassan al-Banna ha scritto riguardo alla restaurazione del califfato. Lo scrittore egiziano Sayyd Qutb, ispiratore di Osama bin Laden trasformò i Fratelli Musulmani (nati originalmente come movimento pacifico fondamentalista) e ispirò i primi movimenti terroristici, tra cui Hamas in Libano. Il motto è: «Allah è il nostro scopo. Il Profeta è il nostro capo.

Il Corano è la nostra Legge. La Guerra Santa è il nostro strumento. Morire in nome di Allah è la nostra speranza più grande». Al-Qaeda, l’organizzazione terroristica fondata da Osama bin Laden ha tra gli obiettivi chiaramente dichiarati la restaurazione di un Grande Califfato Mondiale. Il defunto leader Osama Bin Laden aveva invitato i musulmani a «stabilire il giusto califfato della nostra umma [il mondo Islamico]». Un manuale riguardante le istruzioni per il Grande Califfato Mondiale e la restaurazione del Grande Califfato dell’impero Ottomano (abolito in Turchia il 3 marzo 1924) è entrato in possesso della CIA nel 1996.

Nel mondo vi sono sette Paesi teocratici. Tutti Islamici. Arabia Saudita, Iran, Pakistam ,Afghanistan, Yemen, Nigeria, Sudan. In questi Paesi qualsiasi peccato è sanzionato legalmente, sino alla pena di morte, come ad esempio l’omosessualità.

Ai non musulmani (kafirun) è proibito entrare nelle città sante di Mecca e Medina. Le immagini di quelle città sono state eseguite da fotografi e cineoperatori musulmani. Alla polizia religiosa il compito di vigilare anche su queste disposizioni. La polizia Muṭawwiʿiyyah ha recentemente anche sanzionato i regali di San Valentino. L’11 marzo 2012 ha proibito alle alunne di una scuola della Mecca di scappare dall’incendio della loro scuola perché non erano velate, non indossavano la abaya (tunica nera) e non erano accompagnate da un tutore maschio. Nell’incendio sono morte quindici alunne e cinquanta sono rimaste ferite.

Giorgio Nadali


2016. Quale futuro per le religioni mondiali?

Dai dati del 2012 , nel mondo 910 milioni di persone sono dichiaratamente atee. Le persone non religiose, ma non atee sono un miliardo e 610 milioni. Quelle religiose a vari livelli sono quattro miliardi e 130 milioni. Il Paese con più atei è la Cina (47%), seguita da Giappone e Repubblica Ceca. Il Paese col maggior numero di persone religiose è il Ghana (96%), seguito da Nigeria e Armenia.
Il Paese col più alto numero di atei in Europa è la Francia col 29%, quarto posto nel mondo. L’Italia è al diciottesimo posto per ateismo con l’8% e al venticinquesimo per religiosità con il 73%. Col più basso numero di atei in Europa (0 – 5%) Romania, Grecia, Malta, Irlanda e Polonia. Gli atei sono passati dal 4% al 7% in trentanove Paesi monitorati nel mondo dal 2005 al 2012. 13% in tutto il mondo.

Le ragioni dell’ateismo sono sostanzialmente quattro a mio avviso. Tutte rispettabili. Primo. Il dolore. Non si accetta il fatto che Dio permetta la sofferenza nel mondo. Secondo. Esempi negativi ricevuti dai credenti. Terzo. Ideologici politici. È probabile anche se non certo che l’adesione radicale alla visione marxista e comunista impedisca l’apertura a una fede religiosa. Quarto. Razionalismo. Non è la razionalità, che è l’uso della ragione, ma la convinzione che solo la ragione possa spiegare ogni cosa. Fatto per altro impossibile, dato che proprio l’amore e l’innamoramento che mandano avanti i rapporti umani sono fatti irrazionali, non spiegabili con la sola ragione. Ragione senza fede (razionalismo) e fede senza ragione (fideismo) sono due visioni estreme che rinunciano o alla spiritualità o alla razionalità umane. Il fideismo può portare a fenomeni anche gravi di fanatismo religioso, tanto quanto il razionalismo può portare all’intolleranza del laicismo. Il laicismo vorrebbe escludere la cultura religiosa dalla società in cui vive. Un fatto impossibile. Non esiste un Paese al mondo in cui una persona non possa essere coinvolta anche senza volerlo, credente o meno, dalla cultura religiosa. Non esistono Paesi atei, ma alcuni regimi atei. Ad esempio in Italia vi sono cinquantanove giorni di festa (domeniche comprese) per tutti (atei e credenti) legati al cattolicesimo, contro solo tre giorni festivi legati esclusivamente allo Stato laico. 721 comuni italiani (su ottomila) hanno un nome religioso legato al cattolicesimo, più mezzo milione di nomi di piazze, viali, vie, ecc. Tutte le autoambulanze hanno una croce “greca” e la croce “latina” è presente anche sul palazzo del Quirinale (Presidenza della Repubblica) sulla Torre dei Venti, oltre che nei tribunali, carceri e ospedali.

Previsioni errate… «Nel 1710 il libero pensatore inglese Thomas Woolston (1620-1731) si disse fiducioso che la religione sarebbe finita prima del 1900. Voltaire (1695-1778) ritenne questa previsione troppo pessimistica e predisse che la religione sarebbe scomparsa dal mondo occidentale nel giro di mezzo secolo – più o meno entro il 1810 […] L’illustre antropologo Anthony F. C. Wallace ha fatto sapere a migliaia di studenti nel 1966, il “futuro della religione è l’estinzione […] la credenza nei poteri soprannaturali è destinata a morire in tutto il mondo in seguito alla crescente diffusione della conoscenza scientifica […] è un processo irreversibile».

L’inchiesta più recente a livello mondiale del 2012 è della WIN-Gallup International . Ha rivelato che solo il 13% della popolazione mondiale dichiara di essere atea. I religiosi sono il 59% e i non religiosi il 23%. L’indice di religiosità e ateismo della WIN-Gallup International misura l’auto percezione a livello mondiale delle credenze religiose basandosi su di un campione di 51.927 intervistati, uomini e donne, in 57 Paesi nel mondo di tutti i continenti. La domanda posta era: “Indipendentemente dal fatto che Lei frequenti un luogo di culto oppure no, si ritiene una persona religiosa, non religiosa o atea?”. In Italia hanno risposto 987 persone. 73% religiose, 15% non religiose e 8% atee. Dati raccolti per WIA-Gallup International dalla Doxa, dal 21 novembre al 4 dicembre 2012.

Le nazioni con più persone religiose sono: 1) Ghana 96% 2) Nigeria 93% 3) Armenia 92% 4) Fiji 92% 5) Macedonia 90% 6) Romania 89% 7) Iraq 88% 8) Kenya 88% 9) Perù 86% 10) Brasile 85% 11) Georgia 84% 12) Pakistan 84% 13) Afghanistan 83% 14) Moldavia 83% 15) Colombia 83% 16) Camerun 82% 17) Malesia 81% 18) India 81% 19) Polonia 81% 20) Sudan (Sud) 79% 21) Uzbekistan 79% 22) Serbia 77% 23) Tunisia 75% 24) Arabia Saudita 75% 25) Italia 73%.
Le nazioni con più persone inclini a dichiararsi non religiose: 1) Irlanda 47% 2) Canada 46% 3) Azerbaijan 44% 4) Olanda 43% 5) Austria 42% 6) Hong Kong 38% 7) Francia 37% 8) Australia 37% 9) Vietnam 30% 10) Svezia 29%.

Le nazioni con più persone che si dichiarano atee: 1) Cina 47% 2) Giappone 31% 3) Repubblica Ceca 30% 4) Francia 29% 5) Corea del Sud 15% 6) Germania 15%.
Il presidente della WIN-Gallup International, Jean Marc Leger ha commentato l’inchiesta osservando che «nonostante l’immenso impatto della tecnologia e dell’enfasi sugli affari nel mondo, il ventunesimo secolo sorprendentemente si presenta con una fede religiosa, mentre l’ateismo è in minoranza. Sarebbe stato fantastico avere i dati dei secoli passati per confrontarli. Sfortunatamente non esistevano inchieste d’opinione globali a quel tempo».

Calo della religiosità dal 2005 al 2012

Paese 2005 2012 Variazione religiosità
Media mondiale 77% 68% -9%
Vietnam 53% 30% -23%
Svizzera 71% 50% -21%
Francia 58% 37% -21%
Sud Africa 83% 64% -19%
Islanda 74% 57% -17%
Ecuador 85% 70% -15%
Stati Uniti 73% 60% -13%
Canada 58% 46% -12%
Austria 52% 42% -10%
Germania 60% 51% -9%
Italia 72% 73% +1%

Pakistan (+6%), Serbia (+5%) e Macedonia (+5%) hanno avuto la crescita maggiore di religiosità. L’Italia ha aumentato del 2% il numero di atei (dal 6% all’8%) in 7 anni e ha aumentato dell’1% le persone religiose. La più alta crescita di atei l’ha avuta la Francia (+15%).

Giorgio Nadali


Business soprannaturale. I predicatori cristiani più ricchi al mondo

La povertà evangelica non è sinonimo di voto di povertà , ma per alcuni uomini di Chiesa la fede cristiana è fonte di enormi guadagni. A David Oyedepo, guida spirituale e fondatore della della Living Faith World Outreach Ministry (Nigeria) – una delle più grandi congregazioni religiose della Nigeria – il cristianesimo rende annualmente 150 milioni di dollari.

Il pastore brasiliano Silas Malafaia è l’ex leader del ramo brasiliano delle Assemblee di Dio, la più grande chiesa pentecostale del Brasile. Malafaia è costantemente coinvolto in controversie legate alla comunità gay in Brasile, di cui egli dichiara con orgoglio di essere il più grande nemico. Sostenitore di una legge che potrebbe portare a classificare l’omosessualità come una malattia in Brasile, Malafaia è anche una figura di spicco su Twitter, dove è seguito da oltre 440.000 utenti. Nel 2011 Malafaia ha guadagnato centocinquanta milioni di dollari e ha lanciato una campagna chiamata The One Million Souls Club, che mira a raccogliere cinquecento milioni dollari (un miliardo di real brasiliani) per la sua chiesa, al fine di creare un rete televisiva globale che trasmette in 137 paesi. Malafaia possiede anche una delle quattro più grandi case discografiche cristiane del Brasile e la seconda più grande casa editrice evangelica del Paese, con vendite per venticinque milioni di dollari (cinquanta milioni di real) all’anno.
In Brasile Edir Macedo è il fondatore e la guida spirituale della Universal Church of the Kingdom of God, che ha anche sedi negli Stati Uniti. La sua fortuna è stimata in 950 milioni di dollari. Macedo è stato coinvolto in scandali legati a raccolte di findi per opere di carità e riciclaggio di denaro.
Ecco la classifica dei dieci predicatori più ricchi al mondo. Il Vangelo ha fruttato loro svariati milioni di dollari. Nonostante il detto di Gesù Cristo: «Non potete servire a Dio e al denaro» (Luca 16,13) il Vangelo ha fruttato loro milioni di dollari.
1. Thomas Dexter Jakes. Vive in una residenza valutata 1,7 milioni di dollari. È stato definito il miglior predicatore d’America con una copertina sul settimanale Time del 17 settembre 2001. Scrittore, produttore e predicatore. Capo spituale della mega Chiesa non denoninazionale The Potter’s House che conta trenatamila membri a Dallas (Texas, USA). La sua fortuna è valutata in 150 milioni di dollari.
2. David Oyedepo. Predicatore nigeriano fondatore della Winners Chapel nota come Living Faith Church World Wide. É stato chiamato il pastore più ricco della Nigeria con una rendita di 150 milioni di dollari, Quattro jet privati, e residenze negli Stati Uniti e Inghilterra. Dopo la fondazione nel 1981 della Living Faith Outreach Ministry la congregazione religiosa è diventata la più grande della Nigeria.
3. Enoch Adeboye. Il pastore Adeboye guida la Redeemed Christian Church of God. Newsweek lo ha definito come una delle personalità più influenti nel 2008/2009 insieme a Barack Obama e Nicolas Sarkozy. Possiede diversi jet personali.
4. Benny Hinn. Televangelista israeliano. Toufik Benedictus Hinn, detto “Benny”, possiede circa 42 milioni di dollari. È noto per la sua “Crociata dei Miracoli”, incontro di preghiera e guarigione che che si tiene regolarmente in grandi stadi negli USA.
5. Chris Oyakhilome, è il fondatore e pastore della Christ Embassy, una congregazione protestante con sedi in Nigeria, Sud Africa, Londra, Canada e Stati Uniti. La sua casa editrice – Loveworld Publications – pubblica la rivista mensile Rhapsody of Realities che vende due milioni di copie al mese al costo di un dollaro a copia. Il pastore è proprietario anche di stazioni televisive, riviste, giornali, un albergo, una catena di fast food.
6. Creflo Augustus Dollar. Pastore afroamericano docente di Sacra Scrittura. Ha fondato la World Changers Church International in Georgia (USA). La “Chiesa internazionale di coloro che cambiano il mondo” ha anche cambiato il conto in banca di Creflo Dollar sino alla cifra di ventisette milioni di dollari. Il Vangelo gli ha anche fruttato due Rolls Royce, un jet privato, una residenza da un milione di dollari ad Atlanta, un’altra da 2,5 milioni di dollari a Demarest e una dello stesso valore a New York. Dollar ha rifiutato di rivelare il suo patrimonio, ricevendo così un voto insufficiente dall’organizzazione Ministry Watch che si occupa di trasparenza finanziaria dei predicatori cristiani americani. Dollar, un nome un programma. La sua predicazione è tutta centrata sulla teologia della prosperità.
7. Kenneth Copeland fondatore della Kenneth Copeland Ministries, la sua predicazione tele evangelica gli ha fruttato un jet prvato da 17,5 milioni di dollari e una residenza intestata alla sua chiesa del valore di sei milioni di dollari.
8. William Franklin “Billy” Graham della Southern Baptist è diventato famoso per i suoi sermoni radiofonici e televisivi che gli hanno fruttato venticinque milioni di dollari.
9.Matthew Ashimolowo è il titolare del Kingsway International Christian Centre. Ha fatto molta strada da predicatore nella Foursquare Gospel Church in Nigeria. Si è messo in proprio e ora la congregazione religiosa che ha fondato è la più grande chiesa pentecostale in Gran Bretagna. Duecentomila dollari di entrate annuali.
10.Temitope Joshua. La sua Synagogue Church Of All Nations vede ogni domenica quindicimila fedeli radunati per il culto. Può contare su entrate di quindici milioni di dollari.

Chiesa cattolica e ricchezza economica

Nella Chiesa cattolica circa un milione di fedeli sono consacrati con i tre voti di povertà, castità e obbedienza. Circa un millesimo di tutti i cattolici. Il voto di povertà implica la rinuncia a eredità e a proprietà personali. Gli istituti religiosi «sono tenuti a evitare ogni lusso, lucro eccessivo e accumulazione di beni» (decreto Perfectae caritatis (13), Concilio Vaticano II).
Non tutti i sacerdoti hanno il voto di povertà. Solo quelli che appartengono a un ordine religioso (ad esempio francescani, agostiniani, benedettini, ecc.) o a una congregazione religiosa e in generale hanno il titolo di Padre. Gli altri sacerdoti sono detti secolari (o diocesani) e hanno il titolo di Don. Vi sono delle eccezioni come ad esempio per i salesiani e i paolini (titolo Don, ma con voto di povertà della loro congregazione).

Gesù Cristo si fece povero. È la kénosi. Nel senso che «pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio» come scrive San Paolo (Efesini 2,6). I più poveri del suo tempo erano le vedove, gli orfani e i lebbrosi. Gesù Cristo era figlio (adottivo) di un artigiano (San Giuseppe) e non era considerato tra i poveri di Nazareth. Certo, Cristo stigmatizza la ricchezza dicendo: «Guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione» (Luca 6,24). «È più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un ricco entrare nel regno di Dio!» (Luca 18,25). Mette in guardia dalla ricchezza economica che, se abbondante, può facilmente occupare il posto di Dio nel cuore della persona. Non condanna la ricchezza, ma quella resa idolo: «Non potete servire a Dio e a mammona» (Luca 16,13). Mamon per i caldei era il demone del denaro. Non fa quindi un discorso politico ma spirituale. Il discorso politico contro la ricchezza individuale e il merito personale è quello marxista. Gesù Cristo invece mette in guardia dai pericoli spirituali della ricchezza. Inoltre Gesù apprezza il costoso dono di una donna, scandalizzando Giuda Iscariota che avrebbe voluto vendere il costoso profumo del nardo versato su di lui, se fosse stato venduto per darne il ricavato ai poveri. In realtà «non perché gli importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro» (Giovanni 12,5-6).

La povertà evangelica non è quindi la miseria, ma l’uso dei beni personali col distacco necessario per non farli diventare un idolo e con la generosità di prendersi cura dei bisognosi. In sostanza è l’opposto del materialismo. Paradossalmente un indigente che maledice Dio per la sua situazione non è un povero del Vangelo. Lo è chi mette la sua fiducia in Dio e fa del bene agli altri con i suoi mezzi (e il suo tempo). La povertà evangelica non è nemmeno il pauperismo, l’esaltazione della povertà. Dio si compiace del benessere dei suoi figli che gli sono grati: «perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha» (Matteo 25,29). «Date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo» (Luca 6,38).

Chiesa cattolica.

Escludiamo i tesori d’arte. Voluti da papi che vivevano nel lusso e donazioni di ricchi e nobili (per lavarsi la coscienza e/o per dare gloria a Dio), rimasti un patrimonio artistico per l’umanità. Ad esempio la cappella degli Scrovegni a Padova affrescata da Giotto, è stata fatta costruire dal banchiere padovano Enrico Scrovegni per farsi perdonare il peccato di usura. Blu di lapislazzuli e oro dappertutto. L’arte è lusso solo quando sta nelle case private. Il lusso poi non è la ricchezza, ma l’esagerazione. Ha la stessa radice di lussuria, che non è l’attività sessuale, ma il suo abuso. Accanto all’appartamento papale vi è la collezione di doni ricevuti dai papi dai regnanti e governanti del mondo. Un tesoro inestimabile. La Chiesa cattolica ha dal 1929 uno stato autonomo in base ai Patti Lateranensi. Ha una zecca, un bilancio, un bunker antinucleare di settecento metri quadri sotto il cortile della biblioteca, inaugurato nel 1985 per difendere il papa e le opere d’arte in caso di attacco nucleare e una banca con due bancomat con schermata in latino che ti saluta: «Carus expectatusque venisti» e ti invita a «Inserito scidulam quaeso ut faciundam cognoscas rationem», ma il «deductio ex pecunia», il prelievo è riservato solo ai trentatremila correntisti I.O.R., così come il «rationem aexequatio» (il saldo) e il «negotium argentarium» (movimenti). Tutti i conti correnti (circa sei miliardi di euro) con interesse al cinque per cento sono (oggi) tracciabili e controllati contro il riciclaggio.

Il patrimonio immobiliare italiano appartiene al ventitré per cento alla Santa Sede. Duemila miliardi di Euro in immobili in tutto il mondo. Centomila sono le chiese in tutto il mondo, duemila i centri di accoglienza e i pensionati, 2.300 i musei e le biblioteche. Gli immobili extraterritoriali in Italia non sono soggetti a tassazione di alcun tipo come tutte le ambasciate e i consolati di Stati esteri in Italia. 2.496 chiese, monasteri, seminari, conventi, oratori, case di cura, in regime di esenzione fiscale ex extraterritorialità. Nove miliardi di euro le proprietà della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Solo a Roma trecento parrocchie, quaranta istituti religiosi, duecento chiese non parrocchiali, duecento case generalizie, 250 scuole cattoliche, novanta istituti religiosi, sessantacinque case di cura, cinquanta missioni, quarantatré collegi, trenta monasteri, venti case di riposo, venti seminari, diciotto ospedali, sedici conventi, tredici oratori, dieci confraternite, sei ospizi, ventimila terreni intestati a duemila e venti religiosi in tutto il mondo esistono immobili di proprietà della Santa sede con extraterritorialità ed esenzioni ed esproprio dei tributi sono relativi a 4.851 diocesi. Cinquanta prelature, undici abbazie territoriali, settantanove vicariati apostolici, quarantacinque prefetture apostoliche, undici esarcati, all’interno dei quali esistono ventiseimila parrocchie, trentamila case generalizie e santuari, 2.300 musei biblioteche, e molte scuole, ospedali, circa diecimila case di cura di riposo e 2.100 di accoglienza pensionati, oltre trecento librerie. Dal 2007 vi era l’esenzione dall’ICI (oggi IMU) per gli immobili commerciali, purché una parte dell’immobile sia adibita al culto. Le scuole paritarie sono esenti. Non esistono dazio o tasse doganali di merci in entrata in Italia dirette verso lo Stato di Città del Vaticano. A Londra i locali di Bulgari, le gioiellierie di alto livello nel New Bond Street, la banca d’affari Altium Capital, tra St James’s Square e Pall Mall appartengono al Vaticano. Il quotidiano inglese The Guardian scrive: “La ricerca in vecchi archivi, tuttavia, rivela più della verità”.  British Grolux Investments avrebbe rilevato la proprietà dell’intero portfolio nel 1999 “da due società, Grolux Estates Ltd e Cheylesmore, le cui azioni erano a sua volta detenute da una società con sede presso l’indirizzo della banca JP Morgan a New York. Il controllo finale è registrato a esercitato da una società svizzera, Profima SA” e che dai Patti Lateranensi del 1929 “Il denaro di Mussolini era drammaticamente importante per le finanze del Vaticano”.

I dipendenti della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano sono esenti dall’Irpef. Il bilancio del 2010 è stato chiuso con un attivo di 10 milioni di euro (245 milioni di entrate contro 235 di uscite). L’obolo di San Pietro (donazioni libere al papa) ammontava a 67,7 milioni di dollari, devoluti in beneficienza. Nel 2011 il bilancio è stato chiuso con un passivo di 14.890.034 euro, ma l’obolo di San Pietro (fuori bilancio) è aumentato di 2 milioni di euro (69,7 milioni di euro). Il “canone” (contributo delle diocesi di tutto il mondo) è aumentato da 27,3 a 32,1 milioni di dollari. 49 milioni di euro nel 2011 provenienti dallo IOR. 91,3 milioni di euro dai musei vaticani, il complesso museale più grande al mondo visitabile con sedici euro. 1,2 miliardi di euro sono entrati dall’otto per mille nel 2011. Di questi, 235 milioni di euro sono stati impiegati in Italia per opere di carità (20%), il resto è stato utilizzato per pagare gli stipendi del clero e per le esigenze di pastorale e di edilizia del culto.

Stipendi del clero cattolico

Papa. Nessuno stipendio. A disposizione un fondo in euro presso lo I.O.R. (Istituto Opere di Religione – la banca del Vaticano), l’obolo di San Pietro e il fondo di 2,5 milioni di dollari – il Vicarius Christi Fund – della Confraternita dei Cavalieri di Colombo con sede a New Haven, Connecticut (USA) e Roma, presieduta dal Prof. Carl A. Anderson. Inoltre – per il papa emerito Benedetto XVI – i diritti d’autore delle opere letterarie gestite dalla Fondazione Joseph Ratzinger, inaugurata nel 2008, amministrata dagli Ratzinger Shulerkreis (Circolo degli Studenti di Ratzinger) a Monaco di Baviera (Germania) e presieduta dal professore Stephan Otto Horn. L’attuale papa Francesco ha – come religioso gesuita – il voto di povertà.
Cardinali: secondo Claudio Rendina (“La santa casta della Chiesa”, Newton & Compton, Roma, 2009, p. 241) 150.000 euro netti annuali erogati dall’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA) per i Cardinali di Curia, più l’assegno cardinalizio (nuovo nome del “rotolo cardinalizio”, la somma derivante dalle rendite del Sacro Collegio Cardinalizio). Altri parlano di cifre ben più modeste: tremila euro netti mensili.
Vescovi: 39.000 euro netti annuali più fondo spese per l’episcopato di competenza.
Preti (italiani): L’ammontare dello stipendio mensile (lordo di imposte, per dodici mensilità) è calcolato sulla base di un certo numero di punti – da 80 a 140 – ciascuno del valore di 11,82 euro. Il numero di punti attribuito a ciascun sacerdote varia a seconda dell’anzianità vocazionale e degli incarichi ricoperti.

Giorgio Nadali


La spiritualità del successo personale contro le chiese pro-sfiga

La teologia della prosperità insegna che Dio ci vuole vincenti. Sempre. Non è male chiedere a Dio benessere e prosperità, anche economica. Una dottrina in contrasto con chiese cristiane (come quella cattolica) che insegnano (solo a parole) un concetto falsato di povertà. Pauperismo cristiano minimalista. La povertà è in realtà il distacco del cuore dalle cose materiali, non la miseria e la mediocrità. “Beati i poveri in spirito”. Se un uomo o una donna hanno successo – guadagnano molto e con questo denaro danno lavoro ad altri e fanno del bene, Dio è molto felice di questo. Aspetta solo che chi ha fede Gli chieda la stessa cosa per ricolmarlo del suo favore e aprirgli porte che sono impossibili agli uomini… Inaudito? No. Fede!

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Nella foto: i Pastori Joel e Victoria Osteen di Lakewood Church, Houston. La Chiesa che punta tutto sul messaggio cristiano di gioia e prosperità materiale e spirituale: Dio ci vuole vincenti

La gente è molto timida con Dio. Qualcuno le ha insegnato a non infastidirlo troppo. A tenere un basso profilo. Si ha come il timore di una preghiera “spudorata”. Anni di educazione religiosa ci hanno abituato a domandare a Dio il minimo indispensabile. “Signore, aiutami a tirare avanti”. Non è un a preghiera sbagliata. È una preghiera che limita Dio. Per le cose ordinarie non c’è bisogno di un intervento divino. Nessuno ci ha mai insegnato a pregare in grande. Ad un grande Dio si chiedono cose grandi. Non è spudoratezza. È fede. Cosa vuol dire cose grandi? Vuol dire credere sul serio che a Dio nulla è impossibile (Luca 1,37) e credere nel suo amore che vuole donarci molto di più di quanto noi stessi osiamo sperare. Prova a pensare ad un sogno che ritieni irrealizzabile per la tua vita. Ecco, Dio vuole donarti ancora più di quello. Lo crediamo? Molti non lo credono affatto perché sono stati educati ad una fede mediocre. Pensano che ciò che hanno (e sono) sia già il massimo che Dio ha voluto per loro. Pensano che Dio non possa volere il nostro successo o – peggio ancora – che non abbia nulla a che fare con esso. Anzi, il successo personale è quasi un peccato. Meglio essere mediocri per essere bravi cristiani. Invece, è un peccato proprio credere questo. Perché l’uomo vivente è la gloria di Dio e ciò che Dio vuole donarci di grande e “impossibile” è un segno agli altri del suo amore e della sua potenza. Non si dà una grande testimonianza andando in giro a testa bassa facendo credere al mondo che la tua fede in Cristo è quella della rassegnazione e del tirare a campare. Un peccato contro lo Spirito Santo. Un peccato anche di ignoranza. La Parola di Dio dice: «cerca la gioia del Signore, esaudirà i desideri del tuo cuore» (Salmo 36,4). I desideri del tuo cuore… Anche materiali, sì, sì! Salute, successo, denaro. L’essere umano è fatto per il bello e il buono, non per il mediocre e per la miseria. A nessuno piace la miseria. Di sicuro non a un Padre per i suoi figli.

“Questo libro della legge non si allontani mai dalla tua bocca, ma meditalo, giorno e notte; abbi cura di mettere in pratica tutto ciò che vi è scritto; poiché allora riuscirai in tutte le tue imprese, allora prospererai” (Giosuè 1,8)

Non barare. Tanto Dio vede già i tuoi desideri, anche se non vuoi presentarglieli. Ora, qualcuno ti ha fatto credere che nessuno di questi desideri da presentare a Dio possa essere di natura materiale. Si confonde il benessere, anche economico con il materialismo (che è l’adorazione delle cose materiali). Invece Gesù ha incluso anche il pane quotidiano nelle richieste del Padre Nostro e il considerare la materia come impura è sconfinare in una filosofia che nulla ha a che fare col Cristianesimo. È gnosticismo. Eresia. Corpo, materia, esigenze terrene, benessere, successo, sesso, piacere e denaro non sono affatto cose “demoniache” in quanto tali, per il Cristianesimo. Sempre a patto di non confondere la fede con la bigotteria, ma Gesù aveva parecchio da ridire su quella dei “puri” Farisei del suo tempo.

Il cuore è il centro di tutto. Il Buon Samaritano era un ricco mercante generoso. E quelli che non si sono fermati a soccorerlo erano gli addetti al culto: un levita e un sacerdote del tempio giudaico.

Probabilmente la maggioranza si ricorda il detto popolare «il denaro è lo sterco del diavolo» e le dichiarazioni di Gesù contro la ricchezza: «è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli» (Luca 18,25), «vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi» (Luca 18,22). Si confonde il voto di povertà con il valore della povertà valido per ogni cristiano. In base alla visione cattolica molti si sono fatti l’idea che il Cristianesimo odii il benessere e il successo personali. Si confonde il potere con l’arroganza e il successo con la prevaricazione. In realtà Gesù mette in guardia dalla ricchezza economica che – quando è abbondante – può facilmente può prendere il primo posto nel cuore della persona e sostituirsi a Dio. Per cui si confonde il valore della povertà evangelica con la miseria o la mediocrità e si crede che Dio voglia il minimo indispensabile per noi, non il massimo possibile. La povertà è in realtà l’uso dei beni materiali con distacco in modo da non renderli un idolo. Il povero del Vangelo non è un pezzente. È la persona che sa godere dei suoi beni senza che questi prendano il posto di Dio nella sua vita. Per cui non vi è nulla di male a chiedere a Dio una casa migliore, anzi, una casa decisamente molto bella o una professione di successo. Dio può aprire delle porte che agli uomini sono impossibili. Ma il limite di tutto ciò è proprio la fede di chi prega. Se chiedi a Dio di tirare a campare sino a fine mese, questo otterrai. Il fatto è che Dio vuole e può molto di più per noi. Ma siccome non lo crediamo, non lo preghiamo neppure e di conseguenza non lo otterremo mai. E la frase d Gesù «Tutto è possibile per chi crede» (Marco 9,23) rimane una bella teoria spirituale che ben poco ha a che fare con la nostra vita concreta di ogni giorno. C’è una falsa vergona religiosa nei confronti di un Padre che – come ogni padre – vuole il massimo per ogni singolo figlio e ha desideri e progetti di abbondanza per ognuno, non certo di mediocrità. Come dire, Dio ci vuole sfigati… Per cui dico la mia preghierina banale. Fammi tirare a campare come posso. Poi vado a giocare a Superenalotto e quant’altro. Mi vergogno di chiedere a Dio il successo e il benessere. Meglio chiederlo alla dea fortuna pagana, no?

La teologia della prosperità (a volte indicata come il Vangelo della prosperità o il Vangelo della salute e del benessere) è una dottrina religiosa cristiana secondo cui Dio vuole benedire la vita dei cristiani sia in senso spirituale, sia materiale ed economico. Basata su interpretazioni della Bibbia, spesso con enfasi sul Libro di Malachia, la dottrina considera la bibbia, un contratto tra Dio e gli esseri umani: se questi hanno fede in Dio, Egli garantirà le sue promesse di sicurezza e di prosperità. Riconoscere queste promesse con fede permette a Dio di ricolmare il fedele con le sue benedizioni. I fautori insegnano che questa dottrina è un aspetto del percorso di dominio cristiano sulla società, sostenendo che la promessa di Dio di dominio in Israele si applica ai cristiani di oggi. La dottrina pone l’accento sull’importanza della crescita personale, proponendo che è  volontà di Dio che il suo popolo sia felice. L’espiazione (riconciliazione con Dio) è interpretata come alleviamento della malattia e della povertà, viste come maledizioni a causa della mancanza di fede.

Negli anni cinquanta del XX secolo la teologia della prosperità si è sviluppata negli Stati Uniti, anche se i commentatori hanno collegato le origini della sua teologia al movimento del New Thought (Nuovo Pensiero). La teologia della prosperità ha visto un’ulteriore diffusione negli anni Ottanta del XX secolo col il tele-evangelismo statunitense. Negli anni novanta e duemila, fu adottato da influenti leader del Movimento carismatico e promosso da missionari cristiani in tutto il mondo, portando a volte alla creazione di mega-chiese. Le figure prominenti nello sviluppo della teologia della prosperità sono E. W. Kenyon, Oral Roberts, A. A. Allen, Robert Tilton, T. L. Osborne, John Osteen, Kenneth Copeland, Kenneth Hagin. I principi della teologia della prosperità sono ecumenici. Nascono in ambiente protestante, ma qualunque delle cinquemila Chiese cristiane può accettarli, anche se con accenti diversi. Sono quindi validi anche per la Chiesa cristiana più grande, quella cattolica… che però a livello teorico odia la ricchezza. Poi, in pratica conosce cardinali che danno l’esempio con ricchezze da mille e una notte e un patrimonio immobiliare planetario che solo a Roma ammonta a 10 miliardi di Euro. Negli Stati Uniti le entrate annuali sono di 171 milioni di Euro di cui solo il 2,7% dedicato alla beneficenza. Nello Stato del Vaticano su 10 Euro che entrano 2 sono devoluti alla beneficenza e 6 servono a sanare i contri in rosso della curia romana.

Le Chiese in cui è insegnato il Vangelo della prosperità sono spesso non-confessionali e solitamente dirette da un unico pastore o da un leader, anche se alcuni hanno sviluppato delle reti “multi-chiesa” che hanno somiglianze in varie denominazioni. Queste chiese in genere dedicano molto tempo ad insegnare la fede in una prospettiva di discorso positivo. La fede è in sostanza positività verso la vita – dono di Dio – non rassegnazione passiva. La più grande, importante e nota in tutto il mondo è Lakewood Church di Houston, Texas (USA). Le Chiese della prosperità spesso predicano riguardo a responsabilità finanziarie del fedele verso la congregazione, anche se alcuni giornalisti e accademici hanno criticato la loro predicazione in questo settore come ingannevole. La Teologia della prosperità è stata criticata dai leader di movimenti pentecostali e carismatici, e da altre confessioni cristiane.

La teologia della prosperità insegna che i cristiani hanno diritto al benessere perché la realtà fisica e quella spirituale sono viste come una realtà inscindibile. Questo è interpretato come salute fisica e prosperità economica. Il diritto proviene dal patto tra Dio e Abramo (padre delle tre religioni monoteiste). La prosperità non è solo economica. E’ salute, soddisfazione, creatività, successo, relazioni vincenti… Gli insegnanti della dottrina si concentrano sulla realizzazione personale, promuovendo una visione positiva dello spirito e del corpo. Essi sostengono che i cristiani hanno avuto potere sopra la creazione perché sono fatti a immagine di Dio e insegnano che la fede positiva permette ai cristiani di esercitare il dominio positivo sulla realtà circostante. La povertà e la malattia sono espresse come maledizioni che possono essere eliminate da una giusta disposizione di fede. Vi sono, tuttavia, alcune chiese della prosperità che cercano un paradigma più moderato o riformato di prosperità. Kirbyjon Caldwell, pastore di una mega-chiesa metodista, supporta una teologia della vita prosperosa affermando che la prosperità è accessibile per tutti, come un percorso di lotta contro la povertà. Il problema è che nel mondo si combatte la povertà, mentre in Italia si combatte la ricchezza. E indovinate da che pulpito viene la predica?

La stessa croce di Cristo appare una sconfitta al mondo. Il Venerdì Santo è la sconfitta. Tuttavia dopo solo due giorni Cristo vince la morte. La Domenica di Pasqua è il successo della vita che vince la morte. È il successo dell’amore di Dio sul peccato dell’uomo. Dio ci vuole vincenti come lui, non ci vuole perdenti depressi e rassegnati. Molte Chiese dovrebbero riscoprire la gioia contagiosa di essere cristiani. Essere seguaci di Cristo vuol dire sì prendere la croce per seguirlo, ma non vuol dire vivere una vita depressa tantomeno una vita stoica di privazioni. Lo stoicismo non è Cristianesimo. Se sei Francesco d’Assisi e vuoi abbandonare il tuo padre ricco per piacere di più a Gesù è una tua idea, ma non è necessaria per la fede in Cristo. Potevi fare molto bene anche da ricco.

L’idea di fondo è tipicamente quella cattolica. La croce di Cristo non è sufficiente. Se voglio salvarmi devo compiere delle opere, aggiungere santi, madonne, intercessioni, purgatori, auto flagellazioni, apparizioni, reliquie, digiuni, penitenze e indulgenze, perché… Gesù Cristo non basta. Invece l’adesione a Cristo è ciò che mi salva. Punto. Non è merito mio e non posso aggiungervi nulla. La salvezza è un dono. Le opere sono l’adesione di fede. E non è poco. 

Forse è bene ricordare che Cristo godeva pienamente della vita terrena, in tutto fuorché nel peccato. Mentre secondo un papa cattolico – Gregorio Magno – «Il piacere non può essere mai senza peccato». Ovviamente l’hanno fatto santo. Cristo il primo miracolo lo fa mentre si sta divertendo a una festa di nozze con amici a Cana di Galilea, bevendo vino e probabilmente cantando e danzando. Più tardi sarà accusato malignamente di essere un “beone” e un “mangione” (Matteo 11,16-19).

Una figura notevolmente diversa dal primo Buddha storico, Siddharta Gautama, che va a meditare sotto l’albero Bodhi, rinunciando a tutto. Insegnerà che la  vita è «tutto è dolore», dal quale si esce «eliminando qualsiasi desiderio». Troppa predicazione cristiana ha spinto l’acceleratore sulla rinuncia, sulla criminalizzazione del desiderio in quanto tale e del piacere. Secondo la fede cristiana il piacere e il desiderio non sono sinonimi di peccato. Dio non vuole l’uomo depresso e triste. Il Vangelo è gioia e Cristo dimostra che si può godere pienamente della vita, senza peccare. Dopotutto Cristo nel Vangelo dice: «Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Giovanni 15,11). La ricchezza economica personale (da condividere con chi ha più bisogno) è interpretata nella teologia della prosperità come una benedizione di Dio, ottenuta attraverso un fede positiva.

L’insegnamento della teologia della prosperità sul professare positivamente la propria fede deriva dalla Sacra Scrittura. La Bibbia è vista come un contratto di fede tra Dio e i credenti; Dio è fedele e giusto, così i credenti devono rispettare il loro contratto per ricevere le promesse di Dio. Questo porta a una credenza nella confessione positiva. Secondo tale dottrina i credenti possono pretendere da Dio, qualunque cosa essi desiderino semplicemente pronunciando parole di fede sulla propria vita. E questa è decisamente una grande fede! Fai come me. Prega ogni giorno Dio di ricolmarti – lo ripeto: ricolmarti – del suo favore e della sua benedizione. Prega per cose “grandi” nella tua vita, che ti sembrano impossibili.

Giorgio Nadali


Sessualità & Religioni. 3. Magia rossa d’amore nel Buddhismo tantrico

Vuoi trovare un’amante passionale e fedele? I rituali di magia rossa del Buddhismo

tantrico Vajravana ti aiutano a trovare una yaksini. Grazie alla dea Kurukulla.

Provare per credere…

 

La magia amorosa buddhista consiste in metodi per sedurre un amante mediante rituali. Il Buddhismo, una tradizione nota per i suoi ideali di rinuncia e libertà dal desiderio, crea un posto per questo tipo di magia nel corso del suo sviluppo storico. Attraverso i secoli, i religiosi buddhisti hanno adottato e adattato tecniche rituali e magiche dall’ampio retroterra culturale nel quale si muovevano.
Perennemente in evidenza vi sono i rituali di guarigione, protezione, e abbondanza materiale. La magia d’amore è stata più lenta nell’entrare nel repertorio Buddhista. C’è una chiara evidenza che i primi laici buddhisti che portavano offerte ai santuari dell’albero (Bodhi) per ottenere un coniuge o della prole, ma non erano menzionati rituali specifici per ottenere un amante. Questi rituali sono apparsi nelle prime fonti attorno al VII secolo d.C. ottenendo uno spazio permanente da allora in poi. La magia d’amore appare nel contesto buddhista primariamente nel movimento tantrico, noto anche come Buddhismo Vajrayana, che ha guadagnato spazio nel VII secolo e si è diffuso dall’India all’Himalaya e all’Asia occidentale e meridionale.
La tradizione tantrica ha adottato come uno dei suoi obiettivi l’ottenimento di poteri magici (rddhi) e della perfezione spirituale (siddhi). Di conseguenza, le tecniche magiche hanno proliferato nell’ambiente tantrico. Un altro progresso nel paradigma tantrico è stato il suo miglioramento verso le pratiche laiche. I praticanti laici, sia celibi sia sposati, non erano obbligati ad adottare il celibato, lo stile di vita monastico per seguire seriamente le discipline yogiche e le arti magiche. La combinazione di uno spostamento dal celibato e l’apertura alla magia hanno creato le condizioni in cui la magia d’amore ha potuto prosperare.
Molti riti buddhisti di magia d’amore si trovano in associazione con la dea Kurukulla. La sua iconografia riflette questa specializzazione, nonostante essa si trovi anche in altre pratiche. La dea è rossa – il simbolo della passione e del desiderio nell’immaginario dell’Asia meridionale. Gli attributi che la identificano sono l’arco e le frecce ornate di fiori che la dea mostra nel suo paio di mani centrali (dato che non ne ha solo due). L’arco e la freccia hanno un’associazione antica con l’equitazione d’amore nella cultura indiana e compaiono nei sortilegi d’amore descritti nell’Atharva Veda (primo millennio a.C.). Kamadeva, il cupido indù, ha un arco con una freccia che usa per incitare il desiderio romantico e sessuale. Il possesso di Kurukulla di arco e freccia incrementa il suo ruolo di dea buddhista dell’amore.
Karakulla usa spesso una ghirlanda di fiori rossi e un pungolo per elefante per realizzare la sua arte magica. Dopo che le sue frecce hanno infiammato di desiderio il suo obiettivo, il suo cappio floreale lo avvolge con la passione e il suo gancio lo trascina verso l’amante. I riti della dea Karakulla prevedono diverse procedure magiche. Il colore rosso predomina nell’armamentario dei rituali per magnificare il potere di incanto e di attrazione. Il celebrante indossa indumenti e fiori rossi, usa un rosario rosso di legno di sandalo e celebra su un terreno rosso o sotto un albero a’soka con fioritura rossa.
L’oggetto sacro del cerimoniale, preferibilmente di rame, dev’essere coperto da un panno rosso e dei fiori rossi. Il diagramma rituale dev’essere disegnato con polvere rossa vermiglio oppure col sangue del celebrante, su di un panno rosso oppure su un tessuto tinto di rosso con sangue mestruale. I talismani devono essere legati da un filo rosso tessuto da una donna. Un elemento cruciale è l’invocazione di Karakulla mediante la recita di mantra (incantesimi). Il celebrante identifica poi l’oggetto di desiderio chiamandolo per nome o semplicemente col pensiero e s’immagina Karakulla che agisce per risvegliare l’ardore e l’affetto del soggetto. Un metodo comune è quello di immaginare la dea che scocca la sua freccia nel cuore dell’amante desiderato per poi portarlo al celebrante in uno stato d’innamoramento passionale. In visualizzazioni più complesse la dea distribuisce sciami di feroci api nere per intossicare ulteriormente il soggetto di passione e renderlo indifeso verso la seduzione. L’uso dei rituali è lasciato alla discrezione del celebrante.
Possono essere usati per trovare un amante, riconciliare un coniuge o ottenere un partner tantrico – immaginate gli intrighi che possono svilupparsi come quelli di una moglie virtuosa strappata dal suo letto coniugale o di un uomo comune spinto tra le braccia di una regina. Le arti della magia d’amore hanno fornito agli autori indiani molte trame coinvolgenti e i cercatori d’incantesimi di seduzione si sono mossi nel loro territorio letterario. Una caratteristica interessante della magia d’amore buddhista è di essere usata non solo per ottenere un amante umano.
Un amante può essere cercato tra diverse classi di spiriti e di esseri celestiali e divini. Questo riflette una credenza ampia induista che gli esseri non umani possano avere relazioni e rapporti sessuali con i mortali. Un tipo di essere soprannaturale che è molto presente nella magia d’amore buddhista è la yaksini, che è la parola sanscrita per uno spirito femminile della natura che risiede negli alberi, negli stagni e nei pozzi terreni e abita in un regno meraviglioso nel cielo. Alcune yaksini sono predatrici e pericolose, ma quelle di disposizione più benevolente sono ricercate come amanti e invocate per servire in questo ruolo mediante un rituale tantrico noto come yaksini-sadhana. Questa categoria di amore magico utilizza mantra, offerte e procedure rituali elaborate condotte in segreto o col favore della notte per invocare una yaksini.
Una volta invocato, lo spirito femminile apparirà di fronte al fedele in forma corporea e diverrà la sua consorte, o “moglie”. Una moglie yaksini sarà molto bella e adotterà qualsiasi forma desideri il fedele. La yaksini ha poteri magici e può realizzare ogni suo desiderio. Dotata del potere di volare, la yaksini porterà il fedele sulla sua schiena o su di un carro celestiale e insieme scorrazzeranno nella notte attraversando la terra e il cielo stellato. Una yaksini può visitare il suo sposo mortale sulla terra, giungendo ogni notte e lasciandolo la mattina, oppure trasportandolo nella sua casa celeste dove il fedele può consumare il nettare dell’immortalità e vivere con lei per migliaia di anni. Il piacere erotico è garantito. Le fanciulle soprannaturali hanno la passione del fare l’amore e possono dedicarsi all’unione sessuale per giorni e addirittura per anni portando una beatitudine inimmaginabile con il loro tocco. Avere una yaksini come amante consente al fedele tantrico di vivere fuori dai confini della società tradizionale e rimanere libero dalle responsabilità che una moglie umana comporta, ma allo stesso tempo avere una compagna, una moglie spirituale che può mettere in pratica i poteri magici e i godimenti soprannaturali che il fedele cerca .
I testi buddhisti Subahupariprccha Tantra (VII sec. d.C.) e Manjusrimulakalpa Tantra (VIII Sec. d.C.) contengono descrizioni dello yaksini sadhana il rituale per evocare uno spirito femminile mediante un mantra. Un rituale condotto per la gratificazione sessuale. Il testo specifica che la yaksini può assumere la forma desiderata dall’adepto e può soddisfare la sua libidine per tutta la notte. Entrambi i testi specificano che la yaksini può assumere la forma di un parente femmina, come la madre.

Giorgio Nadali

foto dell’autore, Hong Kong

(tratto da: Giorgio Nadali, “I segreti delle Religioni”, Youcanprint, Tricase, 2015, e-book)

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